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Raf e Tozzi, un duo da hit: una raccolta e un tour insieme

Raf e Tozzi, un ritorno pieno di successi, un tour che li vedrà insieme ripercorrendo le hit che hanno fatto scuola in Italia e nel mondo. Da “Self Control” a “Gloria” a “Gente di Mare”. Un brano inedito per lanciare il tour, “Come una Danza” in uscita il 30 novembre. (Friends&Partner Group)

Una domenica tarda mattinata, orario da Brunch, per location un caratteristico hotel della Darsena milanese. Raf e Umberto Tozzi si presentano con la stoltezza di chi ha una lunghissima gavetta alle spalle. Raf e Tozzi, un duo iconico della musica italiana, per anni in vetta alle classifiche radiofoniche e di vendita in un’era pre Internet e Social. Quando ancora i successi si misuravano in vendite e non in like.

Tutto nasce da un palco, quello di circa un anno fa del concerto evento di Tozzi40 Anni Che Ti Amo” all’Arena di Verona. Due amici che hanno condiviso momenti alti e bassi, un mitico produttore, il compianto Giancarlo Bigazzi, due artisti hanno stili diversi, ma la stessa attitudine al successo. Vocalità spesso esasperate su acuti a fraseggi, ma sempre intense. Il coraggio (Raf) di passare da successi in inglese a un nuovo percorso in lingua nostrana.

Erano gli anni ’80, benché Tozzi con “Ti Amo” avesse già fatto esplodere il suo successo da qualche anno. Quegli anni ’80 che poi Raf fotografò nel suo celebre “Cosa resterà di questi anni ’80” che segnava la fine di un’epoca, la fine di un edonismo che si preparava alla curva discendente del Grunge dei ’90.

Il nuovo disco “RAF TOZZI” uscirà il prossimo 30 novembre pubblicato da Sugar (Caterina Caselli) con distribuzione Artist First, nei digital stores e negozi tradizionali. Un disco che raccoglie ricordi ed emozioni attraverso i più grandi successi dei due artisti.

Bonus track, “Gente di Mare” in versione rimasterizzata, più una nuova versione dello stesso brano datata 2018. Il brano, cantato da Raf e Tozzi nel 1987 all’Eurofestival, rimase per ben 27 settimane in classifica. Altri tempi? Forse sì.

 Raf Tozzi

Tracklist della raccolta “Raf Tozzi”

CD 1

Self Control (Raf)
Donna Amante Mia (Umberto Tozzi)
Inevitabile Follia (Raf)
Io Camminerò (Umberto Tozzi)
Ti pretendo (Raf)
Ti amo (Umberto Tozzi)
Cosa resterà degli anni ’80 (Raf)
Tu (Umberto Tozzi)
Interminatamente (Raf)
Gloria (Umberto Tozzi)
Oggi un Dio non ho (Raf)
Stella Stai (Umberto Tozzi)
Il battito animale (Raf)
Notte rosa (Umberto Tozzi)
Stai con me (Raf)
Si può dare di più (Umberto Tozzi – Gianni Morandi – Enrico Ruggeri)
Bonus Track – Umberto Tozzi/Raf – Gente di mare

CD 2

Due
Se non avessi te (È la verità) (Umberto Tozzi)
Sei la più bella del mondo (Raf)
Immensamente (Umberto Tozzi)
Dentro ai tuoi occhi (Raf)
Gli altri siamo noi (Umberto Tozzi)
Un grande salto (Raf)
Gli innamorati (Umberto Tozzi)
Vita, storia e pensieri di un alieno (Raf)
Io muoio di te (Umberto Tozzi)
Infinito (Raf)
Il grido (Umberto Tozzi)
Via (Raf)
Aria e cielo (Umberto Tozzi)
In tutti i miei giorni (Raf)
Io mi chiamo blu (Umberto Tozzi)
Bonus track – Gente di mare New version 2018

 

raf tozzi

Date al momento confermate per il Tour di  Raf & Tozzi

 

  • 30 aprile – Rimini
  • 3 maggio – Reggio Calabria
  • 4 maggio – Acireale
  • 6 maggio – Bari
  • 7 maggio – Eboli
  • 9 maggio – Ancona
  • 13 maggio – Milano
  • 16 maggio – Firenze
  • 18 maggio – Roma
  • 21 maggio – Bologna
  • 23 maggio – Treviso
  • 24 maggio – Brescia
  • 25 maggio – Torino

Dettagli su location qui – Per info www.fepgroup.it

raf tozzi

Si ringrazia Sara Bricchi per Parole e Dintorni

Premio Bianca D’Aponte 2018 all’insegna dell’integrazione – Madrina Simona Molinari

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Ritorna il Premio Bianca d’Aponte, quest’anno giunto alla sua 14ma edizione.

Il Premio, rivolto a solo cantautrici italiane e dedicato alla memoria della cantautrice Bianca D’Aponte (prematuramente scomparsa a 23 anni), prende il via oggi dal Teatro Cimarosa di Aversa, e finirà domani 27 ottobre.
Ad aprire questa nuova edizione sarà la multietnica Orchestra di Piazza Vittorio, una presenza musicale che sottolinea il concetto di “integrazione”, condizione sempre più importante nell’attuale  momento storico in cui viviamo.

Orchestra di Piazza Vittorio

L’evento verrà presentato da Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu.

Ricco è il cast delle finali, sia delle partecipanti al concorso che degli ospiti. Quest’anno la madrina della manifestazione sarà Simona Molinari insieme ad alcune di quelle degli scorsi anni: Rossana Casale, Fausta Vetere, Mariella Nava, Ginevra Di Marco, Elena Ledda, Petra Magoni (che si esibirà con l’Orchestra di Piazza Vittorio) e Brunella Selo con le SesèMamà. Sul palco si sarà ovviamente anche la vincitrice dello scorso anno, Federica Morrone.

Altri ospiti saranno Tony Bungaro, Kaballà, Marina Mulopulos, Joe Barbieri, Giovanni Block, Carlo Marrale, Giuseppe Anastasi.

Dopo la dipartita del grande Fausto Mesolella, storico direttore artistico della manifestazione, sarà quest’anno Ferruccio Spinetti.

le protagoniste della 14^edizione del Premio Bianca d'Aponte – Le finaliste <3Roberta DeGaetano Francesca Incudine Simo Meezy Erica Stella Kim Noventa Ilaria Passiatore Elisa Raho Giulia Pratelli Chiara Raggi Chiara Ragnini Irene Lupe Scarpato

Posted by Premio Bianca d'Aponte on Tuesday, October 23, 2018

Cantautrici in gara – Premio Bianca d’Aponte 2018:

Argento da Brindisi con il brano ‘Goccia’;
Roberta De Gaetano da Messina con ‘Va tutto benissimo’; Francesca Incudine da Enna con ‘Quantu stiddi’;
Irene da Napoli con ‘Call center’;
Kim da Padova con ‘Un cane e una moglie’;
Meezy da Foggia con ‘Temporale’;
Giulia Pratelli da Pisa con ‘Non ti preoccupare’;
Chiara Raggi da Rimini con ‘Lacrimometro’;
Chiara Ragnini da Genova con ‘Un angolo buio’;
Elisa Raho da Roma con ‘Bello’.

Ad accompagnare le concorrenti sarà come sempre l’Orchestra Bianca D’Aponte diretta da Alessandro Crescenzo.

Il Presidente di giuria sarà Simona Molinari che, tra le altre, sul palco interpreterà “Il bagarozzo Re“, brano di Bianca D’Aponte.

la nostra 14^edizione <3

Posted by Premio Bianca d'Aponte on Monday, October 15, 2018

Si entra con con prenotazione obbligatoria (335 7665665 – 335 5383937 – info@biancadaponte.it).

Elisa: esce oggi “Diari Aperti”, nuovo capitolo della sua carriera – Date session acustiche promozionali

Elisa è finalmente tornata con un attesissimo nuovo album di inediti. Il nuovo inizio dell’artista – “E’ una ripartenza, un nuovo capitolo” come la stessa Elisa sottolinea – dopo aver chiuso il capitolo durato 22 anni con la Sugar Music di Caterina Caselli, che a suo tempo la scoprì, si intitola “Diari Aperti“, in uscita oggi 26 ottobre per Island Records – Universal Music.

L’album, come la stessa artista friulana lo definisce, è profondamente “sinceroonesto e intimo“, sicuramente il più autobiografico della sua carriera, un progetto discografico che, a 40 anni compiuti, rappresenta un momento di riflessioni e di bilanci sia sul piano umano (vedi la morte del padre) che su quello professionale (vedi sue recenti lavori in TV in talent come Amici).

Elisa racconta così la genesi di questo nuovo lavoro:

Mi sono guardata dentro per capire dove volevo andare. L’album, autobiografico, è un dialogo con me stessa in tono intimo, tipico di quando si scrive su di un diario, con la differenza che, nell’immaginario, oltre a me stessa c’è anche il pubblico con cui interagire. L’onestà di questo lavoro la si trova nel coraggio di aver fatto trasparire le mie fragilità“.

I “quaderni” di cui parla Elisa non sono entità solo metaforiche, ma veri e propri diari nelle cui pagine l’artista ha affidato le sue intime confidenze e i suoi pensieri da quando era piccola, dall’età di 10 anni. Di essi la Toffoli (cognome anagrafico di Elisa) ha detto: “I quaderni mi danno l’opportunità di tenere traccia della mia vita. Mi danno la possibilità di ripercorrere i miei passi, ricordare e capire cosa ero e cosa sono diventata, cosa pensavo ieri rispetto a cosa penso oggi“.

Alcuni passi dei “scritti” dei diari sono parte integrante di alcuni testi dei brani dell’album, come la traccia “Promettimi” (dedicata al figlio Sebastian) a “Fragile“, e al singolo “Quelli che restano“, cantata con Francesco De Gregori, apripista dell’album (leggi nostra recensione) insieme all’altro singolo “Se piovesse il tuo nome“.

elisa

TRACKLIST  “Diari Aperti” – Elisa

Tutta un’altra storia;
Se piovesse il tuo nome;
Tua per sempre;
Anche fragile;
Promettimi;
L’amore per te;
L’estate è già fuori;
Conte mi sento così;
Vivere tutte le vite;
Come fosse adesso;
Quelli che restano feat. Francesco De Gregori.

elisa

Sempre da oggi 26 ottobre, Elisa promuoverà il nuovo lavoro con una serie di session acustiche di presentazione.
Acquistando “DIARI APERTI” dal giorno della release nei punti vendita che ospiteranno gli eventi, i fan riceveranno un pass per partecipare (fino a esaurimento posti).

Gli appuntamenti previsti delle session

26.10 ore 18.00 – Milano MONDADORI Duomo
27.10 ore 17.00 – Vimercate MONDADORI CC Torri Bianche
28.10 ore 19.00 – Bologna MONDADORI Bookstore (presso Oratorio San Filippo Neri)
29.10 ore 16.30 – Torino MONDADORI Megastore (presso Circolo dei Lettori)
02.11 ore 18.00 – Marcianise (CE) MONDADORI CC Campania
03.11 ore 17.00 – Roma DISCOTECA LAZIALE
04.11 ore 17.00 – Bari FELTRINELLI Centro
08.11 ore 19.00 – Albignasego (PD) MONDADORI CC Ipercity
10.11 ore 17.30 – Catania MONDADORI Piazza Roma (presso Student Lab)

ESMA: “Tempesta” è il nuovo video – ESCLUSIVA ANTEPRIMA VIDEO

Esclusiva anteprima Video per Faremusic, il video di ESMATempesta“, nuovo singolo del giovane cantautore torinese in digital download dal 9 novembre.

«”Tempesta” è un uragano emotivo, un falò di ricordi e rimpianti che, come in un funerale gitano, va celebrato bevendo, cantando e facendo festa – commenta ESMA- Non sempre quello che fa male ha risvolti negativi. Anche una storia appena nata e dal finale amaro, o un’infiammata avventura, possono generare un incontro indelebile, come un’esplosione che dà vita a una stella. La fine dei giochi, così pesante da digerirsi diventa una spigolosa “Ingegneria del sentimento”.»

Il brano, il cui sound si muove fra l’elettronica e il soul/jazz, è accompagnato da un video ufficiale scritto e diretto in collaborazione con il videomaker ligure Anthony Ouf, nel quale viene raccontata una festa ambientata nell’orto di famiglia del cantautore, simbolico luogo di crescita artistica e di rinnovamento.

Photo-Enrico-Esma-Tempesta

Enrico Esma(In arte ESMA) canta e racconta quello che succede in questa avventura ed esperienza che è la vita. Nel 2011 partecipa e vince l’Arezzo Wave Festival come miglior progetto musicale, nello stesso anno il Premio “Carish” di Sarzana come miglior cantautore. A dicembre 2012 il brano “Come una stella”viene trasmesso in rotazione dal programma MTV New Generation. Apre i concerti di Negramaro,Tre allegri Ragazzi Morti, Afterhours, Francesco De Gregori, Verdena,Le Luci della Centrale Elettrica. Nel 2014 pubblica il mio primo Album “Rivoluzione al sole” ottenendo buoni riscontri dalla critica e dai magazine e dal quale vengono estratti cinque video ufficiali.

All’inizio del 2015 inizia un lungo viaggio, partendo con un biglietto di sola andata per viaggiare e crescere come artista. Fa tappa in Australia, Asia e in molte città europee vivendo di busking e vendendo per strada più di 2000 dischi in tre anni. Un’esperienza che gli cambia la vita. Il 26 ottobre 2018, arricchito da questa forte esperienza umana e professionale, torna con il nuovo video “Tempesta”, che anticipa l’uscita dell’EP “EP Ending”, disponibile dal 23 novembre 2018.

Un solista, prima di tutto. ma anche una band di tre elementi. Un cantautore, se così si può definire ESMA.

L’ultimo EP “EP Ending” è un lavoro agli antipodi emotivi fra entusiasmo ed introspezione, articolato e vitale che vive in un tempo tutto suo dove convivono passato, presente e futuro. Un tempo in cui prende forma un mondo sonoro in cui si fondono classico e moderno, la canzone d’autore italiana ed il Soul, Battisti e i Radiohead, Marvin Gaye e Chet Faker, i Doors ed i Duran Duran, il “volo magico” delle liriche di Lucio Dalla e quello “sarcastico” di Rino Gaetano.

ESCLUSIVA ANTEPRIMA VIDEO

esma

Fedez & Ferragni: Il re e la regina sono nudi? – Carrefour, una giornata di ordinaria follia

Negli ultimi giorni è scoppiata una forte polemica in merito allo spreco di cibo di Fedez e Chiara Ferragni durante la festa in un  supermercato di Milano della catena Carrefour.

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Il colosso francese ha dato il permesso di organizzare la festa di compleanno del rapper di Rozzano, pensando in un ritorno di immagine positivo specialmente nella clientela più giovane. Stesso ragionamento per la bionda fashion blogger che non ha quasi mai sbagliato un colpo nella sua carriera mediatica.

Quasi mai…

Ma stavolta, tanto per restare in ambito alimentare, è cascata sulla classica buccia di banana!

Attorniati dai soliti e tanti “amici”, hanno pubblicato in tempo reale la cronistoria della serata. Il tamarro che è nascosto sotto la pelle tatuata di Federico Lucia è però emerso platealmente, senza sconti di sorta. Cibo lanciato tra i “finissimi e selezionatissimi invitati”, barattoli di sugo di pomodoro aperti tanto per il gusto di farlo, spreco su spreco e ciliegina sulla torta Fedez che fuma tranquillamente nelle corsie del supermercato, in barba a qualsiasi regola deontologica in merito della cura della qualità del cibo.

Immediatamente il popolo del web che ha incoronato la coppia Fedez-Ferragni come i sovrani dei social e del web in generale, si sono giustamente scagliati con le due presunte star, star come un famoso dado che certamente è stato anch’esso vittima della banda dei novelli barbari.

fedez

Le accuse del web giravano intorno al concetto di aver sprecato il cibo in barba alle persone che non arrivano a fine mese e hanno difficoltà anche a fare la spesa. Il tutto ha addirittura costretto il povero Fedez a cancellare per circa un’ora il suo account Instagram, preso d’assalto da insulti di vario genere.

Il re e la regina sono nudi?

Pare proprio di sì. Abituati a vivere nell’eccesso volgare tipico dei neo ricchi, nell’opulenza del nulla, bravissimi a stare in bilico tra il cattivo gusto e il trendy, hanno fatto il passo più lungo della gamba, precipitando rovinosamente nella vacuità delle propria vita irreale.

La cultura e l’educazione di fondo, che nella coppia evidentemente è parecchio latitante, ha causato l’inevitabile, causando il panico nelle faccione interrogative dei protagonisti, questa volta protagoniste di un film del terrore.

Ad un certo punto della serata, si vede arrivare di buona lena la manager di Fedez, nonché sua madre, che gestisce da sempre le fila di una carriera folgorante ma che sembra sia ormai più televisiva che canora.

fedez

Le due signore Fedez, la madre e la moglie, suggeriscono di tutto all’orecchio del povero e imbambolato Federico, costantemente ripreso dai cellulari degli “amici” e sputtanato ormai in diretta mondiale.  Il labiale parla chiaro:

Diciamo che diamo tutto in beneficenza?

Quindi con un piglio degno del peggior attore della peggiore compagnia teatrale parrocchiale dell’hinterland milanese, annuncia al popolo del web che “gli dispiace tanto per gli sprechi ma devolverà tutto in beneficenza”. I follower capiscono che quello che racconta è vero come il colore rosso/arancio dei capelli di Donald Trump e le accuse e le prese per i fondelli si moltiplicano a non finire.

Il regno del cattivo gusto è finito? Forse si, forse no, come cantava anni fa Pupo. Ma di una cosa siamo sicuri… morti due Ferragnez, ve ne sono cento altri pronti a ricoprire il loro ruolo. Tamarri alla carica, il fondo del barile non è ancora stato raggiunto!

Loredana Bertè: con LiBertè torna una delle vere Signore della Musica Italiana – INTERVISTA

La grande Loredana Bertè, una delle VERE Signore della Musica Italiana, è tornata con un album di inediti strepitoso (leggi nostro articolo), un album che già dal titolo è tutto un programma, LiBertè (leggi nostra recensione), disco prodotto da Luca Chiaravalli che vede tra gli autori firme importanti tra le quali Ivano Fossati, Fabio Ilacqua, Gaetano Curreri e altri.

loredana bertè

INTERVISTA

LiBertè, il titolo del tuo ultimo album, suona come un grido liberatorio , un modo per dire a tutti : ” Eccomi, sono io, Loredana, unica e anticonformista, orgogliosa di essere come sono.” Chi mi ama mi segua, come recitava una vecchia pubblicità. E’ così?

LiBerté è il mio manifesto. la mia dichiarazione di indipendenza da outsider. la mia rivendicazione al diritto di essere “folli” e liberi.

Il disco suona bello rock, la tua voce è potente e convincente, acchiappa al primo ascolto. E’ come un rewind, come se il tempo non fosse mai passato : ti sei scrollata di dosso la polvere e hai ritrovato nuova linfa, sei anche tornata a scrivere i tuoi brani.

In realtà ho iniziato a firmare alcuni brani già negli anni 80… un esempio è il brano “canterò”.
negli anni l’urgenza di scrivere si è fatta più prepotente e a partire dagli anni 90 in poi moltissimi pezzi li ho scritti di mio pugno. brani come mi manchi, luna, zona venerdì, anima carbone sono assolutamente autobiografici

Con il singolo bomba di quest’estate “Non ti dico no” hai allargato il bacino dei tuoi ascoltatori e anche i bambini ti hanno seguito con trasporto. Hai colto l’occasione per sensibilizzare il tuo pubblico su temi importanti: l’album si chiude con un messaggio forte contro il bullismo.

Il bullo è un debole. I ragazzi devono saperlo. Chi bullizza è pieno di paura. mentre chi è diverso non dovrebbe averne perchè quando sei te stesso sei davvero unico.

Ivano Fossati , tra gli autori dell’album, ricantato dopo 30 anni. Quanta emozione ti ha dato ritrovare questa collaborazione?

Tantissima è stato come ritrovare un fratello. Mi è mancato molto sia artisticamente che umanamente

Sei molto aperta alle nuove generazioni (hai collaborato con Fabio Ilacqua e Gerardo Pulli, con i Boomdabash, con Takagi e Ketra come produttori): che ne pensi del nuovo panorama musicale italiano?

Penso prima di tutto che sia fondamentale per un artista con 40 anni di carriera, restare attento e in contatto con ciò che accade attorno a lui oggi. I giovani di oggi purtroppo vivono in una società che non li aiuta affatto. noi siamo stati fortunati eravamo pieni di stimoli che ci spingevano a viaggiare a voler cambiare le cose…

Hai amiche vere nel mondo musicale? C’è qualcuno che, invece, ti ha deluso profondamente?

Cosi di getto ti dico 4 nomi: Fiorella Mannoia, Patty Pravo, Marcella Bella, Emma.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda… purtroppo sono in tanti.

Loredana, Mimì sarebbe stata fiera di questo tuo nuovo album? Che cosa avrebbe detto, secondo te?

E’ quello che spero con tutta me stessa. che finalmente lo sia.

Asia Argento è ufficialmente fuori da X-Factor a seguito della bufera mediatica causata dalle dichiarazioni di Jimmy Bennett. Tu che sei donna sincera e diretta, che ne pensi?

Asia è una mia amica, le voglio un bene dell’anima. Per questo non voglio parlarne. Per la questione #metoo ti dico che tutte le donne dovrebbero sempre denunciare… denunciare… denunciare…

Il LiBertè Tour partirà, come data Zero, il 17 novembre da Montecatini. Sarà un tour teatrale impegnativo: che cos’è per te la dimensione Live?

Il palco è la mia vita. la mia valvola di sfogo. Io esisto quando canto.

A proposito di Zero, esiste la possibilità che tu faccia pace con Renato?

(Lapidaria) Non ne voglio parlare.

loredana bertè

Tracklist di Libertè di Loredana Bertè

  1. INTRO
    2. LIBERTE’
    3. MALEDETTO LUNA PARK
    4. BABILONIA
    5. UNA DONNA COME ME
    6. MESSAGGIO DALLA LUNA
    7. ANIMA CARBONE
    8. TUTTI IN PARADISO
    9. DAVVERO
    10. GIRA ANCORA
    11. NON TI DICO NO
    12. OUTRO
loredana bertè
INFO SULL’ALBUM

Etichetta:
Warner Music
Produttore:
Luca Chiaravalli
Autori:
Alfredo Rapetti, Andrea Bonomo, Angelo Cisternino, Angelo Rogoli, Biggie Bash, Blazon, Cheope, Davide Simonetta, Fabio Ilacqua, Federica Abbate, Gaetano Curreri, Gerardo Pulli, Ivano Fossati, Ketra, Loredana Bertè, Luca Chiaravalli, Massimiliano Pratesi, Maurizio Piccoli, Paolo Simoni, Piero Romitelli, Takagi
Lyrics:
Alfredo Rapetti, Federica Abbate, Loredana Bertè, Tagagi, Maurizio Piccoli
Music:
Angelo Cisternino, Angelo Rogoli, Ketra, Maurizio Piccoli

I concerti “Al Centro” di Baglioni hanno un effetto stupefacente e di dipendenza – RECENSIONE tappe romane

Report delle tappe romane de “Al Centro Tour” di Claudio Baglioni, del 19 – 20 -21 Ottobre al Palalottomatica.
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La gente, la folla, il pubblico, la ressa: il concerto di Baglioni “Al Centro” è per prima cosa un compendio di varia umanità; il campionario è abbastanza nutrito ma non esaustivo, c’è indubbiamente prevalenza di alcuni tipi umani e assenza di altri, ma anche per questo l’evento è molto interessante.

Le situazioni di calca, ammasso e disagio sono impietose, un po’ come quando ci si presenta alla spiaggia la domenica e non ci sono le scrivanie, i cappotti, i camici, le giacchette e le varie mascherature invernali. Abbiamo mangiato e bevuto troppo e male come sempre, e i rotolini/oni non sono camuffabili neanche con la magia. La situazione ricorda un po’ quella dei traghetti per la Sardegna, in cui ognuno cerca di prepararsi a trascorrere qualche ora di scomodità, difficoltà con la fame e con il sonno, le articolazioni fraciche e l’uso del bagno, con l’illusione che però sarà tutto ricompensato da una esperienza memorabile.

La prima riflessione è banale e scontata ma non per questo non fondata: tutto questo disagio (più il non indifferente costo del biglietto…) non si sarebbe mai sostenuto se si fosse trattato di manifestare in piazza per finalità ben più importanti, l’italiano è così, non toccategli le canzoni e il calcio, contro tutto il resto il divano vince a mani basse.

C’è un’altra riflessione pero’, riguarda le facce da italiani in gita di paolocontiana memoria, la gioia con cui tutti addentano i panini e sorseggiano le birre, in bicchieri di plastica ma mai così buone, la soddisfazione con cui ognuno guadagna la scomoda ma propria e inattaccabile poltroncina dalla quale vivrà queste tre ore di felicità. Sovviene una rabbia feroce, a pensare che questa ggente costituisca il bersaglio di ogni risma di manigoldo zozzone, a partire da chi gli ha venduto il panino a cinque euro, da chi ha determinato l’insufficienza dei parcheggi e il traffico infame per arrivare al Palalottomatica (ex Palaeur), chi li bombarda da decenni con offerte di rate per beni inutili, con televisione deficiente, con cibi malsani, con una scuola noiosa e inadeguata, con un’immondizia generale che non è quella materialmente visibile accanto ai cassonetti ma quella molto più subdola che occupa tutti i mezzi di comunicazione.

Queste persone conoscono tutte le parole a memoria, tre ore di repertorio, e cantano tutte le canzoni, sicuramente non facili né melodicamente né armonicamente, hanno quindi capacità musicali anche se imprecise e incolte, e memoria per i testi: chissà perché viene spontaneo ipotizzare che nessuno di loro o quasi abbia avuto la possibilità di studiare seriamente musica nella scuola statale dell’obbligo…

Le malelingue potrebbero obiettare che se avessero studiato musica non sarebbero fans di Baglioni, e invece non è così: i brani del nostro sono melodicamente e armonicamente assolutamente dignitosi ed anzi è veramente notevole come delle canzoni ben scritte come quelle in questione riescano comunque ad essere fruibili da un pubblico enorme. Questo testimonia ancora una volta che la crisi della musica in Italia non è solo una questione di Internet o di mercato o di Talent show, è che non ci sono le canzoni.

baglioni
Crediti Foto Alessandro Dobici

La rabbia diventa quasi incontenibile al vedere la fatica dei disabili e dei loro accompagnatori, i vigili del fuoco e la loro professionalità a fronte di uno stipendio vergognoso, le hostess e i loro abitini elegantini che cercano di portare a casa probabilmente neanche una mezza piotta (50 euro…), e di rimando lo scompiglio provocato da un qualche disagetto subito dagli ospiti Vip al loro luminoso arrivo, per la calca o una guardia troppo zelante o un accredito che tardava a materializzarsi. L’espressione felice sul volto delle persone in carrozzina, alcune con l’ossigeno, con difficoltà a tenere la testa dritta, ma con la gioia di esserci e di poter partecipare, è qualcosa di indimenticabile, l’aura della fuffa si dissolve magicamente.

Il concerto sta per iniziare, i camion bibite che all’esterno continuano la loro attività diffondendo le canzoni di Claudio, mentre la notte cala e la folla si dissolve, hanno qualcosa di surreale.

Lo spettacolo è veramente qualcosa di gigantesco, si apre con “Questo piccolo grande amore” la cui cadenza in minore, incipit del ritornello, rimane semplicemente geniale; “Porta Portese” ha un andamento terzinato in 12/8 vagamente rockettaro molto efficace, Paolone Gianolio, Chicco Gussoni ed Elio Rivagli mettono subito in chiaro con chi si ha a che fare e sono ben supportati da Mario Guarini, professionale e deciso. Il suono del Palalottomatica è come sempre qualcosa di tremendo ma la struttura venne progettata da Nervi per lo sport, non per migliaia di watt.

Altra cadenza in minore è la intro di “Con tutto l’amore che posso”, in cui Alessandro Tomei, nobile di aspetto e di pronuncia musicale, mette in evidenza che anche poche note possono essere suonate con classe e spessore. In questo brano trovano spazio a turno le cinque leggiadre vocalist, quattro delle quali seguono Claudio da cinque anni e quasi centocinquanta concerti: esse sono (in ordine rigorosamente di apparizione…) Serena Caporale, ovvero come coniugare con un grande cuore maestria, tecnica e  precisione; Claudia Arvati, oltre trent’anni ai più alti livelli del pop italiano con intensità e blues feeling da brivido; Serena Bagozzi, insostituibile vestale del verbo baglioniano; la new entry Silvia Aprile, grazia, musicalità e deliziosa pronuncia jazzy; Rossella Ruini,  professionalità e versatilità  in un grande suono. Le ragazze si riconfermano una componente fondamentale del concerto. Il brano termina con una sovrapposizione di Tomei e Giancarlo Ciminelli al flicorno, in cui spiegano che con tutto il rispetto per il pop e le sue pentatoniche ogni tanto un fraseggio jazzistico fa la differenza.

“Amore bello” vede Stefano Pisetta prendere degnamente come sempre il ruolo della batteria principale, con Elio che disegna un train running stile Pat Metheny con le spazzole sul rullante. Spicca anche l’armonica di Aidan Zammit, colto e talentuoso tastierista maltese che durante lo spettacolo sfoggia anche il flauto traverso e la chitarra.

Segue “Viva l’Inghilterra”, classico momento ludico dei concerti baglioniani, in cui si palesa senza ombra di dubbio che la nutritissima rappresentanza del gentil sesso presente all’evento è seriamente innamorata del nostro.

Baglioni è l’uomo ideale, alto e dinoccolato, magro, elegante nella mise ma goffo nei movimenti, signorile, educato, un suggestivo mix oscillante tra James Stewart e Hugh Grant; oltre a cantare con la solita imprudente generosità egli si avventura tra improbabili ma teneri passi di danza che non fanno altro che acuire l’amore delle astanti. La situazione è ormai fuori controllo, e siamo solo agli inizi.

La postura di Roberto Pagani sulla tastiera indica studi seri e lunghi, la presenza di due figlie adolescenti fierissime di papà tradisce l’età del pur giovanissimo Pio Spiriti, eclettico tastierista-violinista di grande efficacia. Arriva “Poster”, brano che se composto da Piazzolla, o senza andare troppo lontano da Modugno, avrebbe fatto gridare al miracolo, e successivamente  “Quante volte”, sul quale i fiati in sezione completa, con Franco Marinacci e Roberto Schiano, hanno un bello spazio che sfruttano da grandi musicisti quali sono.

Discrete e professionali danno un preciso ed elegante apporto anche le quattro ragazze componenti il quartetto d’archi: Rosarita Panebianco, Angela Tomei, Miwa Shiozaki e Benedetta Chiari. Non è per niente facile suonare strumenti di concezione antica e soprattutto nobilmente acustica in un mare di amplificazione.

La presenza maschile tra il pubblico, in assoluta inferiorità numerica e sottoposta ad un crudele impari confronto con “il mago”, guadagna però una consolazione veramente notevole: il brano “Un po’ di più” è arricchito da una coreografia in cui tutte le ballerine ma prime tra tutte Nietta Dalmini e Ylenia Minniti riescono ad interpretare in maniera ipnotica il bellissimo tema con una sensualità da brivido. Giuliano Peparini è un gigante, quest’ultima cosa in particolare è paragonabile ad un pezzo di quella grande televisione che non vediamo da decenni; di rimando la composizione è scritta, arrangiata e suonata in modo perfetto.

baglioni
Crediti Foto Alessandro Dobici

“I vecchi” e “Le ragazze dell’est” sono due pietre miliari della canzone italiana, grandi melodie ben ambientate armonicamente e con dei testi importanti, il pubblico è ormai in delirio e colpisce l’abuso dei selfie e dei tentativi di video: Goethe probabilmente osserva e sorride bonario mentre ognuno cerca di fermare questi momenti per poterli riprodurre in seguito.

Baglioni non lo sa, o forse sì, ma è un musicista psichedelico: i suoi concerti producono per il pubblico una sorta di effetto stupefacente con annessa assuefazione e dipendenza, tutti cercano di procurarsi delle dosi da consumare successivamente ma sarà un tentativo inutile, l’emozione del “live” è irriproducibile.

L’inizio di “Via” spazza la malinconia e fornisce la scusa per sciogliere le giunture alzandosi dalle poltroncine, security permettendo; il brano, già energico di suo, esplode in una coreografia in cui i ballerini maschietti si prendono con gli interessi il riscontro che le colleghe femminucce hanno ottenuto poco prima. Fieri, decisi, eleganti ma energici ed atletici, i ragazzi spiegano in maniera chiara che se la nostra società malata li facilitasse (tutti però…) a coltivare una passione sana essi non avrebbero nessun interesse a perdere tempo per strada o a dedicarsi a robaccia; la sinergia ritmica tra il sessantenne Rivagli e gli assatanati pischelli è commovente, alla faccia di chi sostiene che tra adulti e ragazzi sia difficile trovare un punto di dialogo. I ragazzi ad un certo punto si levano le magliette e tra il pubblico è il delirio, è il trionfo della gioventù sana, della bellezza, della fierezza, dell’impegno sudato e continuo, della passione.

“Notte di note” è arricchita da un balletto straordinario, con addirittura un funambolo che riesce ad essere intenso e poetico, mentre “E adesso la pubblicità” offre un notevole solo di trombone di Roberto Schiano; ancora più straordinaria la coreografia su “Acqua dalla luna”, lo spettacolo sembra non avere limiti quanto a invenzioni e idee.

Su “Mille giorni di te e di me” Rivagli è semplicemente grandioso, ma tutta la macchina è implacabile: si tratta di un brano bellissimo ma molto pericoloso, in cui l’esecuzione originaria è quasi inarrivabile per balance e groove. Massicci tutti, anche Maurizio Nicotra, ingegnere del suono sempre sensibile e competente ma nell’occasione veramente eroico, e l’artefice delle luci Carlo Pastore, creativo e geniale artista.

Siamo alla fase finale, ovvero agli ultimi venticinque anni (!!!) di carriera del nostro eroe dato che la scaletta è in ordine cronologico, e lo spettacolo continua a dipanarsi senza un cedimento che sia uno. Non appare necessario continuare con dei cenni di cronaca, la gioiosa macchina da guerra (questa funziona, però…) si avvia trionfalmente alla conclusione del suo cammino,  ma sovvengono altre riflessioni.

Il divertimento ma anche il disagio sono una “livella”, meno drastica di quella di Totò ma comunque efficace, come il traffico: è consolante sapere che dopo un paio d’ore le chiappe sono insensibili, le ginocchia rigide, lo stomaco perplesso e la pipì in agguato per tutti, ricchi, fighi, magri, chiattoni, colti e lestofanti; come è consolante sapere che se c’è casino sul lungotevere magari ci stanno imbottigliati anche attori e politici… Forse ci sono anche i “dottori”, in tutta Italia in ogni luogo ce n’è qualcuno, vero o presunto, che riceve rispetto e deferenza e magari dà disposizioni importanti, come quella di vendere senza tappo le bottigliette d’acqua o di tossiche bibitacce gassate (a peso d’oro però, ma di questo non importa niente a nessuno): per fare del male a qualcuno questo tappo di plastica e a vite dovrebbe essere riempito di piombo arroventato e sparato con una fionda, ma che senso c’è?!?

Infine fa la sua apparizione anche il sosia di Baglioni, personaggio divertentissimo che si diverte a seminare scompiglio giocando sul fatto che qualcuna ci casca sempre e il finimondo si scatena incontrollato a valanga; vedere lui in azione e alcune attempatelle dame che nel frattempo si scolano soddisfatte un’altra birra per riprendersi dalle emozioni ti riconcilia con la positività. Fuori è notte fonda, la vita riprende e le provate facce di ognuno lo esprimono chiaramente: daje, è autunno, ci sono la politica, lo spread, il lavoro, i problemi, ma per tre ore ci siamo fatti di uno stupefacente sano che ci ha estraniato e distratto, la nave va.

Sempre che troviamo parcheggio sotto casa, magari entro l’una.

baglioni
Crediti Foto Alessandro Dobici

Scaletta concerti di Claudio Baglioni al Palalottomatica di Roma

  • Al centro
  • Questo piccolo grande amore
  • Porta Portese
  • Quanto ti voglio
  • Con tutto l’amore che posso
  • Amore bello
  • W l’Inghilterra
  • Io me ne andrei
  • E tu…
  • Poster
  • Sabato pomeriggio
  • Quante volte
  • Solo
  • Un po’ di più
  • E tu come stai?
  • I vecchi
  • Ragazze dell’Est
  • Via
  • Strada facendo
  • Avrai
  • Uomini persi
  • Un nuovo giorno o un giorno nuovo
  • Notte di note note di notte
  • E adesso la pubblicità
  • La vita è adesso
  • Mille giorni di te e di me
  • Acqua dalla luna
  • Noi no
  • Io sono qui
  • Le vie dei colori
  • Cuore di aliante
  • Sono io
  • Tutti qui
  • Con voi
  • Al centro (bis)
baglioni
Crediti Foto Giovanna Manna

“AL CENTRO” TOUR DI CLAUDIO BAGLIONI: TUTTE LE DATE RIMANENTI

10 e 11 novembre EBOLI (SA), Pala Sele
30 ottobre PERUGIA, PalaEvangelisti
2, 3 e 4 novembre ACIREALE, Pal’Art Hotel
6, 7 e 8 novembre BARI, Pala Florio
13 e 14 novembre CASALECCHIO DI RENO (BO), Unipol Arena
16, 17 e 18 novembre PADOVA, Kioene Arena
20 e 21 novembre MONTICHIARI (BS), Pala George
23 e 24 novembre TORINO, Pala Alpitur
16 marzo LIVORNO, Modigliani Forum
20 marzo CASERTA, Pala Decò
23 marzo ACIREALE, Pal’art Hotel
26 marzo REGGIO CALABRIA, Palasport
29 marzo ROMA, Palalottomatica
2 aprile TRIESTE, Pala Rubini Alma Arena
5 aprile BRUXELLES, Belgio
9 aprile GENOVA, RDS Stadium
12 aprile ASSAGO (MI), Mediolanum Forum
15 aprile TREVISO, Palaverde
18 aprile PESARO, Adriatic Arena
24 aprile FIRENZE, Nelson Mandela Forum

TVB -The Very Best: 48 anni di Premiata Forneria Marconi tra passato, presente e futuro

Davvero monumentale ed imperdibile la raccolta “TVB – The Very Best” appena rilasciata  dalla Premiata Forneria Marconi per la casa discografica Sony Music. Un cofanetto di ben 4 CD, il cui art work è stato curato da Guido Harari e che contiene un libretto di 60 pagine curato da Sandro Neri con racconta, con racconti e immagini, la storia della band più importante della musica prog italiana e non solo.

Non lasciamoci ingannare dalla parola “best” usata nel titolo perché non siamo davanti ad una operazione nostalgica di riesumazione del passato: in questo disco si ricostruisce davvero l’ossatura di questi 48 anni di vita musicale della PFM, partendo da “Storia di un minuto” del 1972 per arrivare all’ultimo “Emotional tattoos” dell’ottobre 2017 (leggio QUI la nostra recensione) senza dimeticare i due dischi tributo “AD 2010 – La buona novella” e “PFM in Classic“.

Quarantatrè brani (non pochi!) della loro ricchissima produzione, completamente rimasterizzati non nell’ottica di modernizzarne i suoni per una fruizione moderna ma, piuttosto, la volontà di restituire tutta la forza e la carica emotiva di suoni ricercati a tutti i costi durante il processo creativo. Uno scopo che condividiamo in pieno.

Del resto la PFM si è evidenziata sin da subito per la ricerca dei suoni. Esemplare il caso del mini moog in “Impressioni di settembre” raccontato nel libretto del disco: “avevamo una frase musicale forte ma qualsiasi strumento provassimo non andava bene. Non la chitarra elettrica, nè il flauto, nè il sax. Pensammo al moog…” ed il brano adesso è nella storia della musica italiana.

Crediti Foto Corrado Salemi per FareMusic

Durante la conferenza stampa di presentazione, tenutasi presso il teatro degli uffici Sony Music, il senso di questa raccolta è stato ben espresso da Franz Di Cioccio, nella veste anche di produttore di questo disco, e da Patrick Djivas: “è il valore della musica come strumento di aggregazione, perchè quando la ami senza discriminazione di genere ti tatua emotivamente per sempre“, “Vogliamo essere musicisti liberi, senza una etichetta, perchè la musica è un solo grande continente“.

Ma la Premiata Forneria Marconi è anche concentrata sui successi del presente: reduce dal tour internazionale che li ha visti in Giappone, nella Americhe e in Gran Bretagna portando i brani di “Emotional Tattos” e del loro infinito repertorio, la band ha appena vinto il premio “Band Internazionale dell’anno” ai Prog Music Awards UK 2018.

Ed è anche proiettata al futuro: la PFM ha infatti annunciato anche il tour “PFM canta De Andrè – Anniversary” che celebra sui palchi italiani i 40 anni dagli storici concerti con Fabrizio De Andrè dai quali sono nati i due dischi live di “Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti PFM“. Il tour si svolgerà tra Marzo e Maggio 2019 per una serie di 22 tappe. Il tour vedrà anche due ospiti importantissimi per la Premiata Forneria Marconi: Flavio Premoli, fondatore della PFM e nuovamente alle tastiere per questo evento, e Michele Ascolese storico chitarrista di Faber.

Tracklist di TVB “The Very Best” – PFM

CD1:

  1. Introduzione (Franco Mussida, Mauro Pagani)
  2. Impressioni di Settembre (Franco Mussida, Mauro Pagani, Mogol)
  3. È festa (Franco Mussida, Mauro Pagani)
  4. La carrozza di Hans (Franco Mussida, Mauro Pagani)
  5. Appena un po’ (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Mauro Pagani)
  6. Generale (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida)
  7. Il banchetto (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Mauro Pagani)
  8. Photos Of Ghosts (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Mauro Pagani, Pete Sinfield)
  9. Celebration (Franco Mussida, Mauro Pagani)
  10. Mr 9 ‘Till 5 (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Pete Sinfield)
  11. Promenade The Puzzle (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Mauro Pagani, Pete Sinfield)
  12. La luna nuova (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Mauro Pagani)
  13. Dolcissima Maria (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Mauro Pagani)

CD2:

  1. The Mountain (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Mauro Pagani, Pete Sinfield)
  2. Is My Face On Straight (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Pete Sinfield)
  3. Have Your Cake and Beat It Live (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida)
  4. Harlequin (Franco Mussida, Mauro Pagani)
  5. Chocolate Kings (Franco Mussida, Marva Jan Marrow, Mauro Pagani)
  6. Out On The Roundabout (Franco Mussida, Mauro Pagani)
  7. Jet Lag (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Marva Jan Marrow)
  8. Traveler (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Marva Jan Marrow)
  9. I cavalieri del tavolo cubico (Franco Mussida, Gianfranco Manfredi)
  10. Passpartù (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida)

CD3:

  1. Suonare suonare (Alessandro Colombini, Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  2. Si può fare (Alessandro Colombini, Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  3. Maestro della voce (Alessandro Colombini, Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  4. Come ti va (Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  5. Quartiere otto (Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  6. Chi ha paura della notte? (Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  7. Capitani coraggiosi (Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  8. 46 (Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  9. Un amore vero (Eugenio Finardi, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Lucio Fabbri, Mauro Pagani, Patrick Djvas)
  10. Prima che venga la sera (Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Mauro Pagani, Patrick Djvas)
  11. Ieri (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Incenzo, Patrick Djvas)
  12. Andare per andare Live (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Incenzo, Patrick Djvas)
  13. Sei (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Incenzo, Patrick Djvas)
  14. Il cavallo di legno (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Incenzo, Patrick Djvas)
  15. Domani (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Incenzo, Patrick Djvas)

CD4:

  1. La rivoluzione (D. Silvestri, Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  2. Domo Dozo (Franz Di Cioccio, Franco Mussida, F. Pivano, Flavio Franco Premoli, Patrick Djvas)
  3. La terra dell’acqua (Flavio Franco Premoli, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  4. La conquista (Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas)
  5. L’infanzia di Maria – La tentazione
  6. Maria nella bottega di un falegname – Rumori di bottega
  7. Il flauto magico – Ouverture – Trazom – Deoama
  8. Danza macabra  – Passeggiata di fantasmi
  9. Il regno (Franz Di Cioccio, Gregor Ferretti, Patrick Djvas)
  10. La danza degli specchi (Franz Di Cioccio, Gregor Ferretti, Marco Sfogli, Patrick Djvas)
  11. Dalla terra alla luna (Franz Di Cioccio, Gregor Ferretti, Marco Sfogli, Patrick Djvas)

LePark apre a Milano: coworking musicale per incontrare, connettere, produrre -INTERVISTA

LePark è una nuovo di spazio coworking che apre a Milano in via Sismondi 55. Incontrare, Connettere, Produrre è il loro mantra: incontrare e produrre attraverso connessioni e stimolare nuovi talenti. Essenzialmente è un Music Hub Art Lab ossia il primo spazio coworking musicale dove gli artisti si incontrano, creano connessioni e producono.


INTERVISTA

Incontriamo Alberto Roveroni , Producer e Musicista, manager di Le Park.

Cos’è LePark?

Che cos’è LePark, e come mai questo nome?

LePark è un gioco di parole che ci è piaciuto per la miscela tra francesismo e inglesismo, e fondamentalmente perché evoca il senso di un parco giochi per adulti. Arrivando dal mondo della musica e della espressione artistica, siamo un po’ tutti bambini giocherelloni, la creatività è fatta anche di questo.

Per i bambini cresciuti, perché spesso si esclude che gli “adulti” non giocano.

Questo è un tema molto bello perché l’arte di invecchiare anagraficamente coltivando il bambino che abbiamo dentro di noi, è un’arte molto rara e difficile da coltivare. Si corre spesso il rischio di cadere negli estremi. O si rimane eterni Peter Pan, il che può diventare imbarazzante e patetico, oppure si abbraccia una sterile seriosità. Entrambe portano a conseguenze catastrofiche, sopratutto nei contesti artistici. E’ un magico equilibrio difficile da raggiungere e mantenere.

Se fossi un giovane ragazzo o ragazza che si affaccia al mondo della produzione musicale, mi domanderei: ma a cosa serve LePark?

Potrei rispondere con una frase didascalica. In realtà LePark diventerà ciò che le persone contribuiranno a svilupparlo. L’idea di base è la creazione di uno spazio che fornisca servizi accessibili. Possiamo anche vederla come una torta millefoglie, una realtà multistrato. Partendo dalla falsariga del coworking, abbiamo creato degli spazi estesi. Dal classico spazio condivisione con scrivanie e hotspot wifi, con vari pacchetti, aggiungendo gli spazi dedicati agli addetti ai lavori nell’ ambito della musica, della comunicazione e dei multimedia.

Nella sede di LePark2, dove ci troviamo ora (LePark1 è l’altra sede milanese in via G.Pezzotti, NdA) al piano terra abbiamo allestito gli spazi cone le classiche scrivanie, il piano seminterrato invece è dedicato tutto alla produzione musicale, con ampi saloni e spazi modulari a libera configurazione. Si passa dagli spazi aziendali per #workshop e spazi per live music in studio. il tutto cablato e connesso a regie audio e video, che le persone possono affittare ad n costo molto competitivo. Si parte da un costo minimo giornaliero di €30 fino ad arrivare a €80, a seconda degli spazi e dei servizi richiesti. Grazie alla domotica, avremo tutti gli spazi accessibili tramite al web app, dal cellulare, come se fosse un car sharing. Per ora gli spazi musicali sono 7, ma una volta completato il nostro percorso arriveremo ad averne tra i 12 e i 15. L’obiettivo a pieno regime è di offrire un’accessibilità 24/7.

Il problema sicurezza in caso di utilizzo in orario notturno?

E’ complesso, ma grazie alla tecnologia, possiamo farlo.

A chi serve LePark?

Meglio quindi dire: cosa NON è LePark e a chi NON serve?

Secondo me prima o poi LePark può servire a tutti. Dal momento che sostanzialmente è un incubatore, termine che amo particolarmente. Prendere un seme, coltivarlo, fino a farlo diventare un albero. E’ un concetto affascinate applicato ai talenti. A volte un talento viene sovraesposto, bruciandosi. Oppure non ha terreno per mettere radici. Avendo uno spazio che vuole poi diventare un network, avremo poi degli ambienti fisici che accolgono talenti, li mettono in connessione reale e non solo virtuale. E non stiamo parlando solo della Musica, ma anche di tutto l’indotto, dall’illustratore, al video maker, al costumista, al giornalista.

Gli spazi costano molto poco perché preferiamo avere un giro di persone che ruotano attorno alla struttura, anziché una struttura fissa per un cliente unico. Per questo le offerte saranno modulari, dalle esigenze più semplici a quelle più articolate. Il musicista, il produttore ormai non è più legato fisicamente ad uno spazio, ma a degli elementi, tool o risorse che possono essere dislocati.

Inizi un lavoro a casa e lo finalizzi altrove, collaborando con altre figure. Ottimizzi costi, tempi e risorse in base alle tue esigenze e disponibilità. Un po’ come un punto di passaggio tra il soggiorno di casa e lo studio professionale. I grandi studi per costi e filosofia, hanno un target definito e con una ben definito budget del cliente. Anche per questo pensiamo che possiamo essere una risorsa anche per questi tipi di strutture, come risorsa intermedia.

In definitiva LePark NON è uno studio di registrazione professionale, non è una sala prove. Semmai una struttura dove chi ha bisogno di un servizio del genere può essere direzionato in uno dei nostri partner.

Una delle sale attrezzate di Le Park – Foto credit Boxy

LePark City

Quindi, andando sul pratico, se io sono un giovane autore e devo lavorare ad una sessione di songwriting con altri, questo è uno spazio che può essere utile?

Assolutamente sì. Ad esempio ospitiamo sessioni di Songwriting Camp. Oppure puoi incontrarti e scrivere coi tuoi soci in uno degli spazi dedicati.

In un modo social si riafferma l’importanza del contatto fisico e umano?

In questo periodo credo che manchino due cose: la trasversalità e il ritorno al rapporto umano organico. Il professionista che si richiude nel suo antro in mezzo a chissà quali alchimie e ricette esoteriche non ha più senso. Ormai la conoscenza è diffusa e vasta. Contaminazione adesso è la parola d’ordine. Offrire semplicemente spazi accessibili non basta più. Bisogna creare occasioni, opportunità. LePark rimane ed è una società di servizi, è un concetto, un pensiero in continua evoluzione. E per farlo abbiamo dovuto e voluto creare questi spazi fisici.

Quanta burocrazia avete dovuto affrontare?

Infinita! I nostri partner a Berlino e in Inghilterra hanno molta più facilità in questo senso. Ad esempio possono avere un bar interno. Noi in Italia non possiamo farlo perché devi passare dalla ASL, permessi infiniti. Abbiamo dovuto ripiegare sui distributori automatici. E questo ci fa soffrire non poco.

Io avrei voluto addirittura mettere un negozio di biciclette all’entrata! Tolte le difficoltà burocratiche croniche dell’Italia, rimaniamo dei pionieri. Le Park è una produzione di B-BEng – Boxy, azienda che costruisce studi modulari e che inizialmente voleva creare uno show-room. Una volta realizzata la struttura abbiamo capito le potenzialità che nascondeva. La gente cerca spazi, connessioni, hub umani, cultura che significa contaminazione e scambio.

La creatività italiana si è spesso distinta nelle start up musicali, penso alla ormai remota Vitaminic, pioniere nella promozione e diffusione online di musicisti, oppure Zimbalam, ormai ceduta a Believe Digital. Le Park che obiettivi e che piano ha?

Per una volta tanto, stiamo facendo una cosa in italia in anticipo sull’estero. E abbiamo tutte le intenzioni di continuare così. La torre di controllo resterà a Milano.

E la progettata espansione all’estero cui accennavi?

Le Park verrà strutturata con 3 modalità di utilizzo. La sede di via Sismondi è la sede principale, che definiamo Le Park City, e può nascere e vivere solo in una capitale della musica, come appunto Milano. Poi abbiamo una joint venture con il Noise Fabrik di Berlino che sarà il Le Park della città. A breve contiamo di aggiungere altre due o tre bandierine in altrettante capitali all’estero. Per scaramanzia non aggiungo dettagli. E questi sono i Le Park City che nascono nelle capitali della musica.

Il talento nella provincia: LePark Village

Però ci siamo resi conto che in realtà il talento pulsa sempre più in provincia. In tutti gli ambiti. Ci sono 18enni con una maturità artistica incredibile che spesso non vivono a Milano. E’ nata quindi l’idea di allargare il network. La nostra missione è Incontrare, Connettere, Produrre, e B-BEng – Boxy ha una vasta rete do contatti e connessioni, siamo già virtualmente in contatto con molte realtà operative. Quindi abbiamo deciso di partire con 4 centri pilota dislocati appunto nelle provincie e che si chiamerà Le Park Village. Il villaggio è un posto dove succedono le cose, dove il rapporto umano ha un grande rilievo.

Si tratta di strutture già molto attive e operative, quindi non le classiche scuole di musica finalizzate a se stesse, ma quelle che hanno la mission di coltivare dei talenti. E ce ne sono parecchie. E non mi riferisco solo ai talenti musicali, ma anche grafici, multimediali. Qualunque figura della catena di produzione artistica musicale.

Quindi avete in progetto anche delle proposte di sensibilizzazione culturale?

Esatto. E’ fondamentale partire dall’educazione culturale, perché ne abbiamo bisogno sia per il nostro business di fruizione degli spazi, spiegando cosa si può fare; sia perché con un laptop o uno smartphone un talento adesso può bypassare completamente il sistema, realizzando un prodotto competitivo musicale o di Video Making.

La tecnologia permette un rapporto orizzontale con l’audience. A costo zero in qualunque posto si trovi può raggiungere chiunque. Da un lato ci sono vantaggi, dall’altro pericoli. Ecco perché l’educazione è importantissima. Nasceranno in futuro nuove figure professionali autonome, già la figura dello Youtuber comincia a essere datata, e ha già distrutto dei paradigmi.

Quindi queste nuove generazioni con il patrimonio tramandato attraverso l’educazione, potrà veramente sovvertire il sistema in modo organico e non estemporaneo. La nostra mission è poter permettere la nascita di questi talenti.

Incontrare significa creare opportunità e strutture per i giovani talenti di uscire dalla stanzetta o dai limiti geografici e connettersi con figure professionali che operano nei centri nevralgici della produzione. Avranno inoltre la Formazione, tutti gli eventi che produrremo a Le Park saranno poi decentralizzati tramite i nostri canali interni. Ad esempio un seminario tenuto a Milano, sarà poi usufruibile nelle nostri Village. Anche attraverso tecnologia streaming e on demand.

Una sorta di contenitore tipo Netflix, dove i contenuti vengono poi resi disponibili e monetizzati in altre forme.

Inoltre sempre grazie alla tecnologia che ora permette di produrre in casa materiale che fino ad alcuni anni fa era possibile realizzare solo in costosi studi professionali, Le Park offrirà dei pacchetti modulari a seconda dei portafogli e delle esigenze. Una membership in cui l’utente potrà usare spazi, risorse, asset. Il tutto a costi vantaggiosi in un ambiente stimolante e ricco di fermento e interscambio.

Approfondimenti direttamente sul sito

 


Powerillusi: è sontuoso il loro dissacrante e satirico “Powerillusi & Friends” – RECENSIONE

Il doppio CD “Powerillusi & Friends“, uscito nel 2018, presenta una veste sontuosa, e prima di parlare dei contenuti vale la pena sottolineare la gradevolezza estetica – mai sottovalutare l’artwork! -, e gli elementi storici e didascalici contenuti nel booklet annesso diventano un mezzo formidabile per inquadrare i Powerillusi – l’evoluzione nel tempo è affidata anche le immagini -, disegnando 30 anni di vita musicale testimoniata da eventi importanti e da una continua azione intelligente, dissacrante, satirica e talentuosa.

Dice la band: “Per il pubblico che ci segue questo disco è la possibilità di ascoltare i brani che conoscono con nuovi vestiti, mentre chi non ci conosce, chissà, potrebbe essere incuriosito e provare ad ascoltare le versioni originali”.

Per la giusta celebrazione dell’evento sono stati coinvolti gli amici, alcuni di quelli incontrati lungo il percorso: “La vita, amico, è l’arte dell’incontro” (Vinicius de Moraes).

Un’oc­casione per ripercorrere questi trent’anni riscoprendo anche qualche vecchia canzone che avevamo messo da parte, dall’altro per rivedere questi amici e socializzare non solo in studio di registrazione ma anche davanti a una pizza e una birra, a chiacchierare di musica ma non solo. Tranne poche eccezioni, ogni ospite ha scelto la canzone da eseguire; nel libretto interno viene raccontato per ogni brano che cosa ci lega all’artista che lo esegue, ripercorrendo così canzone dopo canzone tutta la nostra storia”.

Vediamo nel dettaglio le collaborazioni:

powerillusi

Per chi conosce un po’ il mondo musicale, la lettura dei sopracitati “guests” porterà facilmente a etichettare i torinesi Powerillusi (ahimè, fornire un brand aiuta chi brancola nel buio!), e a collocarli all’interno della nicchia denominata “Rock Demenziale”, quella in cui hanno sempre sguazzato ensemble come Skiantos, Squallor, Elio e le Storie Tese o gli anticipatori Brutos.

Le verità e la realtà raccontate col sorriso sulla bocca e la provocazione diventano un modus estremamente efficace per risvegliare le coscienze. E se agli aspetti sociali – a volte intellettuali – si unisce il talento al servizio del rock, arriviamo alla fermatura del cerchio che, a distanza di 30 anni dall’esordio, i Powerillusi dimostrano di avere trovato.

La formazione titolare evidenziata nelle note di copertina indica due dei fondatori, Vince Ricotta (voce e chitarra) e Vito Vita (voce e basso) e il nuovo arrivo Paolo Rigotto alla batteria, voce e tastiere.

Della nuovissima line-up, rinnovata nel 2018, fa parte un altro dei fondatori, Alberto Albertin (sax e chitarra).

powerillusi

La scaletta proposta (17 + 14 tracce) permette quindi di ripercorre la storia del gruppo, con una preparazione all’ascolto che delinea il contesto del momento creativo, e se può risultare impegnativo leggere e ascoltare step by step senza soluzione di continuità, resta in ogni caso quello il metodo migliore, che permette di entrare in un’atmosfera estremamente seria, ma con spirito positivo, tra il sereno e il riflessivo.

Sto descrivendo il lavoro e la passione di professionisti, e tutte le loro skills emergono chiaramente e rendono il progetto molto più completo dell’ovvio e comprensibile bilancio di vita.

Lasciandosi andare, se non si è giovanissimi, risulterà facile immedesimarsi e trovare punti di contatto, e questo potrà anche provocare un attimo di dolore, quello che solo la musica, sollecitando la memoria, è in grado di provocare.

E a quel punto anche argomenti “serissimi” – l’amore che tanto fa soffrire – possono trovare una diversa sottolineatura, come accade con “Ma io ti amavo”, brano che chiude i concerti dei Powerillusi con la forte partecipazione del pubblico (nella traccia è presente Ettore “Gerry” Bruno di Brutos):

Tu mi picchiavi in testa (ma io ti amavo), mi davi i calci negli stinchi (ma io ti amavo), e mi tradivi la domenica (ma io ti amavo), mi davi i pugni in pancia (ma io ti amavo)… secondo me eri cattivo (ma io ti amavo)”. 

Dal cilindro esce la saggezza, apparentemente in modo spensierato; la voglia di cambiare, ostacolata da un certo senso di impotenza; una buona resilienza, che a volte diventa accettazione di ciò che è difficile modificare.

Ma senza fare indagini sociologiche che non sono forse appropriate (ma sono felice quando la musica mi stimola qualche riflessione pseudo seria, perché è il sintomo che ha colpito nel segno), quello che ho tra le mani è un disco molto piacevole all’impatto, che può diventare, anche, sottofondo del quotidiano, con attimi di estrema sobrietà un po’ camuffata con la giusta spensieratezza… il corretto peso delle cose, l’equilibrio.

Un esempio della filosofia dei Powerillusi è il video che propongo a seguire, “Olio di palma”, brano che, se proposto in radio con un minimo di continuità, sfocerebbe facilmente in tormentone.

powerillusi

Per chi volesse sapere qualcosa in più di questa storica band il link giusto è ->QUI

Ma forse è meglio acquistare “Powerillusi & Friends“, si arriverà ad una lieta conferma o, per i nuovi e curiosi, ad una gradita sorpresa.

Alessandra Amoroso, il decennale di una carriera tra presente e futuro -RECENSIONE

L’evento musicale dell’autunno 2018 è sicuramente il ritorno di Alessandra Amoroso.

Il 5 Ottobre è infatti uscito il suo nuovo album di inediti “10/Io” (leggi nostro articolo precedente), un titolo ambivalente per celebrare i primi dieci anni di carriera dell’artista salentina ma che al contempo rappresenta una presa di coscienza del proprio universo artistico rappresentato da ben 14 canzoni inedite scritte dai più talentuosi e accreditati “hitmaker” del momento.

A nessuno è sfuggita l’univoità di intenti con Valerio Scanu (anche lui tornato sul mercato con il nuovo album “Dieci” – leggi recensione), artista con il quale l’Amoroso ha condiviso lo stesso palco dell’ Ottava Edizione (tra il 2008 e il 2009) di Amici che l’ha vista vincitrice prendendo poi delle direzioni differenti, l’uno creando una propria etichetta indipendente ed un marchio di fabbrica ben riconoscibile con risultati a volte altalenanti ma giustificati ed eccezionali per i tempi, l’altra facendo di ogni proprio album il successo discografico dell’anno diventando artista di punta della Sony Music.

10/Io”  dichiara palesemente la voglia dell’Amoroso di identificarsi in ciò che canta senza necessariamente assecondare le mode di turno,e i risultati ottenuti (Disco d’Oro per il singolo di lancio “La stessa” e per l’intero album) dimostrano che lei non ha paura dell’ondata Rap-Trap-Elettropop adesso (e finalmente!) attenuata dall’uscita di questo album.

Partendo dal presupposto che Alessandra Amoroso piace, emoziona, riempie palazzetti qualsiasi cosa canti e che anche se abbandonasse le scene per 10 anni il pubblico sarebbe disposto ad aspettarla e a farla tornare al primo posto di tutte le classifiche, il suo indubbio talento può solo essere oggetto di giudizio sulla base del gusto personale, ma è chiaro a tutti che ci troviamo di fronte ad una delle cantanti più famose e rappresentative della musica italiana del momento.

alessandra amoroso

Andandoci a tuffare nella ricca tracklist del disco, ci si accorge che proprio il singolo di lancio “La stessa” e quello attualmente in rotazione radiofonica, “Trovare un modo”, sono gli episodi decisamente minori rispetto ad altri sicuramente più meritevoli di attenzione ed ascolto. La spensieratezza dei brani, segno identificativo di uno degli aspetti del suo mondo artistico, viene qui cantata con motivetti orecchiabili ma forse non meritevoli della caratura dell’interprete. “Trovare un modo”, inoltre, sembra una palese rielaborazione del suo precedente successo “Comunque andare”, inflazionandone anche la tematica. Dello stesso tenore anche “Buongiorno”, “Simmetria dei desideri” e “Ogni santissimo giorno”, brani non assolutamente a fuoco che comunque l’Amoroso riesce a far sue poiché una grande interprete riesce a cavarsela anche se canta cose minori.

Amore, voglia di stare vicini, combattere le avversità della vita quotidiana, riflessioni interiori. Uno di questi temi in cui tutti si identificano lo ritroviamo in “Forza e coraggio” quarta traccia del disco dall’interessantissima strofa ed un inciso forse non immediato al primo ascolto ma di sicuro di un livello già superiore rispetto ai brani citati prima.

La malinconica e potente voce di Alessandra trova degno spazio (e sono le cose che meglio le riescono) nell’emozionante seconda traccia “Dalla tua parte”: un tappeto musicale trascinante ed una piccola giostra di note sono alla base di una credibilissima e mirata interpretazione che ne fanno un piccolo gioiellino della sua produzione tanto quanto la successiva traccia “Forse domani”, matura, attenta, sentita, a tratti sussurrata, 100% Amoroso ai migliori livelli e scritta dalla famosissima e bravissima coppia di autori Camba/Coro.

Alessandra Amoroso

Il tocco sensibile di Tony Maiello si nota tutto nella delicata e rassicurante “Cadere piano”, inserita a metà della tracklist quasi come una parentesi di relax nel percorso di ascolto. Un altro autore di grande successo come Roberto Casalino fa invece sentire il suo apporto in “La gente non sei tu”, senza infamia e senza gloria, con un testo comunque non banale e di sicuro uno dei brani che sarà preferito dai fan. Candidato a prossimo singolo.

Spunti di arrangiamento interessanti ed un richiamo al lato più profondo e forse più tradizionale della nostra interprete li troviamo in “Parola chiave” (sentire degli archi che sbucano in certi frangenti è un piacere che si stava perdendo) e questa direzione qua e là intrapresa raggiunge il suo massimo picco in “Parlare perdonare baciare”, uno dei capolavori del disco dalla scrittura (di un grande Daniele Magro) ed interpretazione perfette e commoventi, il brano necessario dopo dieci anni di carriera; a precederlo un’energica ed efficacissima “Declinami l’amore” (anche questa con lo zampino di Casalino), segno che la grinta ce n’è ed anche tanta.

Il disco si chiude con il giustissimo commiato di “In me il tuo ricordo” che assieme a “Parlare perdonare baciare” è un altro dei brani più forti  dell’intero album grazie anche al tocco di chitarra elettrica che dà quell’atmosfera britpop sempre accattivante e che si spera diventi uno degli aspetti più rilevanti del futuro di Alessandra Amoroso e dei suoi prossimi lavori, puntando quindi su un sound di più ampio respiro internazionale mantenendo la propria identità di cantante dei giorni nostri orgogliosamente italiana e che fa, ancora oggi ,la sua meritata fortuna.

Alessandra AMoroso

Tracklist di 10 – Alessandra Amoroso

01 –  La stessa (P. Antonacci/D. Faini) – 5
02 – Dalla tua parte (F. Abbate/Cheope/D. Faini) – 8
03 – Forse domani (F. Camba/D.Coro) – 8
04 – Forza e coraggio (D. Magro) – 7
05 – La gente non sei tu (D. Incicco/D. Faini/R. Casalino) – 7
06 – Trovare un modo (R. Casalino/D. Faini) – 5
07 – Cadere piano (T. Maiello/M. Rettani/E. Palmosi/S. Salvati) – 8
08 – Simmetria dei desideri (F. Abbate/Cheope) – 5
09 – Declinami l’amore (R. Casalino/D. Simonetta) – 8
10 – Parlare perdonare baciare (D. Magro) – 10
11 – Buongiorno (D. Magro) – 6
12 – Parola chiave (F. Camba/D. Coro) – 7
13 – Ogni santissimo giorno” (D. Magro/A. Amoroso) – 6
14 – In me il tuo ricordo (F. Abbate/Cheope/F. Gargiulo) – 10

Marco Mengoni: Recensione dei singoli “Voglio” e “Buona vita – Date del #MengoniLive2019

Cresce l’attesa per i due inediti di Marco Mengoni, “Voglio” e “Buona vita” (leggi articolo precedente), che saranno disponibili all’ascolto, in radio e streaming, dalla mezzanotte del 19 ottobre (questa notte)

I due brani (ascoltati in anteprima in una delle cinque città italiane in cui Marco ha incontrato alcuni fortunati fan grazie alla collaborazione con Musement) segnano una svolta nel VIAGGIO musicale del Mengoni, che abbraccia il sound latino senza tralasciare il suono tipicamente pop che lo caratterizza.

Come uniti da un filo invisibile, come due facce della stessa medaglia, i due brani escono in contemporanea e rappresentano e anticipano il nuovo mondo musicale del cantautore di Ronciglione, che confluisce nel nuovo album di inediti, con uscita prevista per il 30 novembre.

Mengoni è un artista capace di osare, che non si siede comodamente sugli allori di ciò che ha già costruito (in quasi dieci anni di carriera), ma si spinge oltre, alla ricerca di nuovi suoni, nuove conoscenze, alla ricerca “perduta” della quotidianità di un ragazzo di quasi 30 anni,  da costruire giocoforza lontano dai riflettori.

Così nei suoi innumerevoli viaggi conosce, ascolta, impara, e costruisce la sua nuova strada.

mengoni

È così che lo ritroviamo, nel pezzo scritto a quattro mani con Fabio Ilacqua (e prodotto da El Guincho, produttore dell’ultimo album di Rosalia) dove augura una “buona vita” a chi ci è ancora accanto e chi non c’è più.

Il pezzo, con notevoli influenze latine, ha il compito di mescolare una musica allegra (che Mengoni definisce “quasi partenopea) a un testo profondo, importante.

In  “Voglio” si gioca con il tempo verbale, esasperando una serie di luoghi comuni:

Voglio una moto veloce, tutte le strade vuote/Voglio le caramelle da chi non mi conosce“.

Il pezzo (scritto ancora dallo stesso Marco con Andrea Bonomo e Gianluigi Fazio) è un’esplosione pop.

Farà ballare parecchio.

L’assaggio del nuovo lavoro definisce quindi i contorni di un album importante, al cui interno sono previste diverse collaborazioni.

Importante l’album e importante il percorso di Mengoni: d’altronde un artista capace di rinnovarsi e osare ha già di per sè scelto la strada giusta.

Per mettere le sue “parole in circolo” ancora una volta.

Ad accompagnare il suo Esercito in queste ultime ore d’attesa, anche la pubblicazione delle attese date per il prossimo tour, il #MengoniLive2019

mengoni

Date – Mengoni Live 2019

27 aprile – Torino, Pala Alpitour
1 maggio – Milano, Mediolanum Forum
8 maggio – Roma, PalaLottomatica
13 maggio – Bari, Palaflorio
16 maggio – Caserta, Pala Decò
18 maggio – Eboli, PalaSele
21 maggio – Firenze, Nelson Mandela Forum
24 maggio – Verona, Arena di Verona
29 maggio – Rimini, RDS Stadium
30 maggio – Bologna, Unipol Arena

I biglietti per #MengoniLive2019 saranno disponibili sulla app ufficiale Marco Mengoni per 48 ore a partire dalle ore 10.00 di lunedì 22 ottobre. Dalle ore 10.00 di martedì 23 ottobre partirà la prevendita My Live Nation riservata agli utenti registrati suwww.livenation.it, mentre dalle ore 11.00 di mercoledì 24 ottobre l’acquisto sarà possibile in tutti i punti vendita autorizzati.

I Subsonica ritornano con l’album “8” – Date del tour

I Subsonica, sono tornati con un nuovo album di inediti “8” (Sony Music), anticipato dal singolo “Bottiglie Rotte”.

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“8” – simbolo dell’infinito e stilizzazione del tempo che gira su se stesso -, un disco riflessivo sul tempo presente, è l’ottavo album della band torinese che torna insieme dopo quattro anni di “temporanea separazione”, dopo le pause individuali di ogni membro del gruppo che ricominciano ora da dove tutto è iniziato.

subsonica

In questi ultimi anni i ragazzi della band, Samuel, Max Casacci, Boosta, Ninja e Vicio hanno perseguito progetti personali:

Samuel è uscito con il progetto discografico “Il codice della bellezza”, oltre a collaborare con altri artisti, tra cui Mannarino e Tom Morello.

Max ha sperimentato con suoni e rumori elettronici con l’album “Glasstress”, e nel progetto MCDM con l’album “The City” si è immerso nell’ultra jazz. Si è dedicato anche a colonne sonore per film ( “Uno per tutti” di Mimmo Calopresti) e alla scienza “botanica” con Deproducers.

Boosta ha pubblicato il suo primo album solista, lo stupendo “La stanza intelligente”, collaborando con autori come Luca Carboni, Enrico Ruggeri e Malika Ayane. Ha composto anche colonne sonore per le serie “1992” e “1993” per Sky Atlantic ed è stato docente nella scuola del talent di Maria De Filippi, AMICI.

Ninja ha collaborato con Max al progetto Demonology HiFi  nell’album elettronico “Inner Vox”.

Vicio ha realizzato un singolo con Ezra James. Ha collaborato con molti artisti italiani e ha prodotto nel suo studio diversi artisti indipendenti. Ha inoltre scritto un libro (di prossima uscita) che parla di come lo yoga può essere applicato alla musica.

subsonica

Ora i Subsonica ripartono da un punto di partenza ricominciando dalla propria storia, ispirandosi a quel numero/simbolo 8 che riporta alla circolarità del tempo.

L’album è stato registrato a Torino nei primi sei mesi del 2018 presso lo Studio Andromeda, ed è stato prodotto dalla stessa band, sotto la supervisione di Max (che ha curato tutta la registrazione). Il missaggio è stato realizzato a Londra e curato da Marta Salogni (già ingegnere del suono per Björk), giovane engineer e producer italiana che da 10 anni lavora in  Inghilterra.

Il rapper torinese Willie Peyote è l’unico featuring nell’album, nel brano “L’incubo”.

Subsonica

TRACKLIST “8”- SUBSONICA

1. Jolly Roger
2. L’incubo feat. Willie Peyote
3. Punto critico
4. Fenice
5. Respirare
6. Bottiglie rotte
7. Le onde
8. L’incredibile performance di un uomo morto
9. Nuove radici
10. Cieli in fiamme
11. La bontà

subsonica

TOUR

I Subsonica saranno protagonisti dal 4 al 19 dicembre di “European reBoot2018” per sei tappe in altrettante città: Amsterdam, Colonia, Berlino, Monaco, Londra, Dublino, Zurigo, Parigi e Bruxelles.

A questo tour seguirà l’ “8 TOUR”, la tournée italiana nei palazzetti che toccherà 8 città: Torino, Milano, Ancona, Bologna, Padova, Genova, Roma e Firenze.

DATE “8 TOUR” FEBBRAIO 2019

09/02/2019 @ ANCONA, PALAPROMETEO
11/02/2019 @ BOLOGNA, UNIPOL ARENA
12/02/2019 @ PADOVA, KIOENE ARENA
14/02/2019 @ TORINO, PALA ALPITOUR
15/02/2019 @ TORINO, PALA ALPITOUR
16/02/2019 @ GENOVA, RDS STADIUM
18/02/2019 @ MILANO, MEDIOLANUM FORUM
19/02/2019 @ TORINO, PALA ALPITOUR
21/02/2019 @ ROMA, PALALOTTOMATICA
23/02/2019 @ FIRENZE, MANDELA FORUM

Biglietti in vendita a questo LINK

 

subsonica

 

U2 suonano con la BANDIERA EUROPEA per omaggiare l’unità del vecchio continente

In questi giorni gli U2 si sono esibiti in Italia (leggi nostro articolo precedente) per quattro date in occasione dell’European eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour, una tournée mondiale partito da Tulsa (Oklahoma) è arrivato il 2 maggio scorso nel Vecchio Continente con una prima data a Berlino il 31 agosto.

Ed è proprio in occasione del tour nel Vecchio Continente che Bono Vox, tramite lettere mandate alla stampa prima, e sventolato sui palchi una grande bandiera blu con le 12 stelle (il simbolo dell’Unione europea) poi, ha voluto omaggiare l’Europea messa pericolosamente a repentaglio in questi difficili momenti storici, e gli ideali da cui la stessa Europa ha preso i natali.

“L’Europa è il più grande progetto del 21mo secolo”

Come artista penso di avere un ruolo nel rendere romantica l’idea di Europa, qualcosa a sangue caldo. L’Europa deve diventare un sentimento e come artista sono a servizio di questo

Non stupisce quindi che sia proprio la bandiera europea, profondo blu puntellato di stelle, ad abbracciare il palco su cui gli U2 sono tornati ad esibirsi nella nostra Italia:
In questo Paese avete dimostrato amore e tolleranza per i rifugiati e per questo vi ringraziamo. Il resto dell’Europa ha deluso e si dovrebbe vergognare“, ha detto il leader della band irlandese mentre, sulle note finali di Pride (In the name of Love), calcava il palco del Forum di Assago. Quello che si è visto sul palco meneghino, tra le altre, sono state ultimissime novità in campo tecnologico, con un palco visibile a 360°: l’ eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour ha avuto moltissime aree in cui la band ha cantato spostandosi, un impianto audio all’avanguardia e uno schermo LED ad altissima definizione.

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Ancora una volta Bono Vox, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr., in scena dagli anni ’80, hanno coinvolto il pubblico in un viaggio di due ore dense di brani tratti dagli ultimi album “Songs of Experience” (2017) e “Songs of Innocence” (2014), intervallati dai cavalli di battaglia di una carriera pluritrentennale spesa tra musica e impegno politico a tutto tondo.

Il tour ha seguito la pubblicazione del 14° album in studio della band, Songs of Experience (leggi qui nostra recensione). Come il disco, che ha debuttato alla posizione #1 della classifica Billboard, può essere considerato una sorta di “seguito” dell’album Songs of Innocence uscito nel 2014, così l’eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour diviene  una sorta di “sequel” del tour precedente, molto acclamato dalla critica.

È notizia recente l’incontro di Bono Vox con il presidente Antonio Tajani a Bruxelles, finalizzato alla creazione di una «nuova partnership» fra Unione Europea e Paesi africani.

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L’Irlanda è un posto con un legame emotivo speciale con l’Europa, e con l’idea di Europa”, ha precisato la rockstar sulle pagine di Repubblica: “Forse perché l’Irlanda è un piccolo scoglio in mezzo al vasto mare, desiderosa di far parte di qualcosa di più grande di noi […] L’appartenenza all’Europa ci ha permesso di diventare una versione migliore e più sicura di noi stessi. […] Da europeo mi sento orgoglioso pensando agli italiani e ai tedeschi che hanno accolto così tanti rifugiati siriani quando questi, terrorizzati, hanno cominciato a fuggire dalla guerra civile (mi sentirei ancora più orgoglioso se fossero stati molti più Paesi a farsi avanti); orgoglioso della lotta dell’Europa per porre fine alla povertà estrema e al cambiamento climatico.

Musica e impegno politico, impegno politico e musica; quando la band irlandese ripropone classici intramontabili come New year’s day, il maxischermo del Forum d’Assago proietta immagini emotivamente toccanti di nazisti, profughi, guerre. È il momento più intenso nelle serate milanesi, e tra il pubblico molti occhi lucidi e pugni alzati.

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Photo credit should read ZAKARIA ABDELKAFI/AFP/Getty Images

C’è ancora bisogno di lottare, del resto. “Tutti questi successi sono ora minacciati, perché il rispetto per la diversità – premessa dell’intero sistema europeo – viene messo oggi in discussione”, si legge ancora nella lettera di Bono Vox, che lancia un appello per l’unità europea contro i nazionalisti e gli estremisti e richiamando il significato della parola sovranità che assume un valore più grande se condivisa a livello europeo.

Stiamo assistendo a una impressionante perdita di fiducia in questa idea. Fomentati dalle asimmetrie della globalizzazione e dal fallimento della gestione della crisi migratoria, i nazionalisti affermano che la diversità è un pericolo […] La parola patriottismo ci è stata rubata da nazionalisti ed estremisti che esigono che vi sia uniformità. Ma i veri patrioti riconoscono l’unità al di sopra dell’omogeneità. Riaffermare questo primato è, per me, il vero progetto europeo“.

Si può quindi affermare che con questo European eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour degli U2, si è fatto un altro passo – in musica – verso la costruzione del “sentimento” Europa.

Dopo quattordici anni è “Si”, il nuovo disco di inediti di Andrea Bocelli

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“Un album che mi assomiglia molto, rispecchia la mia sensibilità, i valori in cui credo e che desidero comunicare”. Queste le parole con cui Andrea Bocelli presenta il suo nuovo disco di inediti dal titolo Si(LEGGI ARTICOLO PRECEDENTE), per l’etichetta Sugar, che uscirà il 26 ottobre in oltre 60 paesi nel mondo ed in ben sette lingue (italiano, tedesco, inglese, spagnolo, francese, russo e cinese).

Presentato il 15 ottobre nella cornice del Teatro Gerolamo di Milano, alla presenza di Caterina Caselli e Filippo Sugar, Andra Bocelli ha raccontato la genesi di questo disco, incalzata dalla garbata curiosità di Filippa Lagerbäck nella veste di moderatrice della conferenza stampa.

La conferenza si apre con il racconto della sua disavventura in elicottero: un atterraggio imprevisto a causa di banchi di nebbia. Poi il successivo cambio di programma per l’arrivo a Milano, la ricerca di un auto e il conseguente ritardo. “Quando sei lì e capisci che l’unica cosa che importa è atterrare riscopri ancora una volta che tutto quello che hai fatto non conta. Ma adesso sono qui, tutto è andato bene.

Si torna a parlare di musica, del perchè ci siano voluti quattordici anni, rispetto al precedente “Andrea“, per un nuovo disco di inediti: “Come ho avuto modo di spiegare tante volte, le note sono sette e le canzoni già pubblicate milioni per cui non è affatto facile trovare delle canzoni belle. Tutti i giorni si scrivono canzoni nuove, ma trovare quelle per cui vale la pena che il pubblico dedichi il suo tempo non è per nulla facile.

Il disco è stato prodotto da Bob Ezrin, già produttore con Pink Floyd, Lou Reed e Alice Cooper. “E’ stato un suggerimento della mia casa discografica. CI siamo incontrati in Versilia ed è nato un ottimo feeling sia musicale che umano. Non abbiamo mai avuto momenti di tensione per cui una esperienza molto positiva“.

Difficile definire il genere di questo disco nel quale sono inseriti, volutamente, fortissimi richiami e citazioni dalla musica classica (Bach, Massenet, Fauré) a dimostrazione che la bellezza dei temi scritti nel passato non è intaccata dalle nuove vesti e dalle nuove strumentazioni.

Tantissimi i duetti presenti in questo disco: Ed Sheeran, Dua Lipa, Aida Garifullina, Josh Groban e con il figlio Matteo Bocelli, al suo debutto discografico. Simpaticissimo l’incontro tra Andrea Bocelli e Ed Sheeran per “Amo soltanto te” (LEGGI ARTICOLO PRECEDENTE), il cui testo italiano è firmato da Tiziano Ferro: “Ed Sheeran è un ragazzo di cui ho grandissima stima, un artista davvero completo. Lui ha pensato a questo duetto con me e mi ha mandato la canzone tramite il fratello che è un musicista classico. Io l’ho cantata molto leggera perchè mi sembrava meglio. Ma lui dopo qualche giorno ha preso un volo di linea, è arrivato davanti casa mia per dirmi che non gli era piaciuta perchè la voleva con impostazione operistica. E dal risultato che ha ottenuto non aveva tutti i torti”.

Fall on me” è il brano in cui Andrea Bocelli duetta con il figlio Matteo. Scritto da Matteo Bocelli e Fortunato Zampaglione, il brano è uscito in sette diverse lingue con distribuzione mondiale e sarà inserito come traccia dei titoli di coda del nuovo film Disney “Lo schiaccianoci e i quattro regni”.

Tra gli autori del disco anche Raphael Gualazzi (tra l’altro presente in platea) che firma “Vertigo“, un brano articolato e surreale nel quale Raphael suona anche il pianoforte dialogando con l’orchestra.

Altro elemento che impreziosisce il disco è la presenza del Choir “Voice of Haiti”, un gruppo di 60 piccoli coristi di Haiti (di età compresa tra i 9 e i 16 anni) selezionati tra le migliaia di ragazzi e bambini che possono studiare musica grazie all’attività della Andrea Bocelli Foundation insieme alla Haiti Foundation Saint Luc.

Prestigioso anche l’elenco degli autori dei testi: Tiziano Ferro, Mauro Malavasi, Fortunato Zampaglione, Raphael Gualazzi, Francesco Sartori, Lucio Quarantotto, Riccardo Del Turco, Marco Guazzone, Davide Esposito, Pierpaolo Guerrini ed Emilio Rentocchini.

Un disco che celebra i sessant’anni appena compiuti da Andrea Bocelli e che ancora una volta porta in primo piano l’Amore nelle sue tantissime sfaccettature: “l’amore nella fede, nel coraggio, nella coppia, nella memoria e nel viaggio della vita“.

 

Tracklist di SI – ANDREA BOCELLI

  1. ALI DI LIBERTA’ (Davide Esposito)
  2. AMO SOLO TE – Feat. ED SHEERAN (Ed Sheeran – T.Ferro – A. Bocelli – M.Sheeran)
  3. UN’ANIMA (PAVANE) (M.Guazzone – R.Blaskey – D.McAlister)
  4. IF ONLY – Feat. DUA LIPA (L.Quarantotto – F.Sartori – M.Malavasi)
  5. GLORIA THE GIFT OF LIFE – Choire VOICES OF HAITI (J.C.G.Myrin – R.A.Ezrin – E.M.Cash)
  6. FALL ON ME – Feat. MATTEO BOCELLI (I.Axel – C.Vaccarino – M.Bocelli – F.Zampaglione)
  7. WE WILL MEET ONCE AGAIN – Feat. JOSH GROBAN (M.Guazzone – A.Bocelli – J.Groban – B.Herms – T.Gad – J.Nemorin)
  8. SONO QUI (I AM HERE) (P.Guerrini – S. Salanki)
  9. VERTIGO – with RAPHAEL GUALAZZI at the piano (R.Gualazzi)
  10. VIVO (R. Del Turco)
  11. DORMI DORMI – Choire VOICES OF HAITI (M.Malavasi)
  12. AVE MARIA PIETAS – Feat. AIDA GARIFULLINA (D.Vuletic – M. Malavasi)
  13. MEDITATION (M. Malavasi – A.Bocelli)
  14. MIELE IMPURO (E. Rentocchini)
  15. SONO QUI (acoustic version) – with AMOS BOCELLI at the piano
  16. ALI DI LIBERTA’ (acoustic version) – with AMOS BOCELLI at the piano

Dieci, la carriera e le nuove canzoni di Valerio Scanu – RECENSIONE

Dieci come i suoi primi anni di carriera, dieci come le nuove canzoni contenute in questo nuovo album di inediti pubblicato il 5 Ottobre. Un numero emblematico e simbolico per festeggiare ma anche per fare il primo bilancio di una carriera costellata da grandi soddisfazioni e momenti bui, il tutto vissuto insieme al suo pubblico che ha festeggiato con lui e sostenuto, quando era necessario, questo giovane artista con il sogno di fare e vivere di musica.

Sono passati tutti questi anni dal 2009, anno in cui Valerio Scanu raggiunge la notorietà con il programma “Amici” classificandosi al secondo posto e gettando le fondamenta del suo percorso artistico con la travolgente “Sentimento”, uno dei brani più forti della musica italiana di nuova generazione.

Immediato il successo, non privo di polemiche negli anni della critica feroce ai talent show e del pregiudizio negativo sulle capacità di chi ha scelto questa strada obbligatoria. Ovazioni da un lato e derisione dall’altro, al centro un giovane ragazzo dalla voce potente, anima sensibile ma con determinazione pungente, che riesce a sopravvivere a tutto questo e ad una discografia che ti spreme e ti butta via.

Sono gli anni della EMI, del primo EP “Sentimento” seguito da “Valerio Scanu”, della vittoria a Sanremo nel 2010 con “Per tutte le volte che…”, apice e poi subito primo rallentamento con i successivi “Parto da qui” e “Così diverso”, dischi Pop di ottima qualità offuscata dalle critiche becere e ignoranti sul suo look, sul suo personaggio e sulle sue capacità vocali. Gli anni volano tra sold-out nei concerti e zimbello di turno reso tale da citazioni irrispettose e maldestre in svariati programmi televisivi e recensioni giornalistiche. L’invidia per il suo successo lo fanno l’esempio dell’artista stonato per antonomasia, concetto che solo gente pazza e incompetente può affermare seppur completamente smentita dalle emozioni provate dal pubblico pagante ai suoi concerti, di tutte le età, il presente e il futuro di chi deciderà il destino di un artista.

E’ il 2012 e il rapporto con la EMI si conclude. Chi lo ama dice di no, Valerio Scanu deve continuare a cantare, è questo il suo destino. Scanu recepisce il messaggio, mette su un’etichetta indipendente, la NatyLoveYou, riparte da zero con l’album “Lasciami entrare” e due dischi live, un appuntamento fisso a ridosso del Natale, investe su di sè con una grande capacità imprenditoriale creando un piccolo brand di artigianato di grande qualità.

I suoi detrattori sbiancano quando lo ritrovano a Sanremo nel 2016 con “Finalmente piove”, brano scritto addirittura da Fabrizio Moro. Il mostro sacro dell’ anti-major scrive per un residuo dei talent show? Il miracolo della musica, il grande pubblico lo rivede, lo rivaluta, le critiche sono più del mondo giornalistico che del pubblico ormai. Chi dei due conta di più? Carlo Conti crede in lui, partecipa a “Tale e quale Show”, anche qui secondo posto, La rinascita è avvenuta.

Il pubblico di “ragazzine urlanti” in dieci anni è diventato di giovani ragazze con già alle spalle un piccolo passato, il timido ragazzo sardo di Amici è un uomo, i tempi sono maturi per ritornare sulla scena con “Ed io“, il picco della sua attuale produzione artistica, il miglior brano di Tony Maiello e Simonetta Spiri, introspettivo e spirituale, cantato dall’unico interprete in grado di poterlo fare ai massimi livelli. Scanu se ne frega delle mode radiofoniche, sa che tutta questa massa informe di trap prima o poi si sbriciola da sola e il pubblico italiano ritorna sempre su questi brani intensi e di grande voce, patrimonio nazionale di cui lui è tra i più giovani esponenti.

Il primo passo di “Dieci” (didascalicamente indicato come “X” nella copertina dell’album) è compiuto. Ma che direzione dare a questo album, tra le altre ben prodotto da Kikko Palmosi? La scelta è chiara: rappresentare tutte le sue anime artistiche con i brani giusti, il manifesto musicale perfetto che spiega a chiare lettere chi sia Valerio Scanu (leggi nostra intervista) .

“Inciampando dentro un’anima” la seconda traccia, attuale singolo in rotazione radiofonica, un grande ritorno quello di Pierdavide Carone, amico di vittoria in quel famoso Sanremo del 2010 che per l’occasione cuce su Scanu un altro abito su misura: profonda introspezione sentimentale, il “mea culpa” di un’anima debole di fronte a forti sentimenti che si esamina e si libera nel ritornello con voce dosata, senza strafare. Gli arrangiamenti non sono ostinatamente elettronici, la volontà è quella di creare un lavoro sia moderno che completo e non omologato come testimonia la successiva ed incalzante “Affrontiamoci”, con pigli più acustici a spezzare l’atmosfera di onirica nostalgia che è l’emozione primaria delle sue interpretazioni e subito ritrovata nella efficace “Il tempo non cancella”, stilisticamente un ponte con il passato dei primi lavori e passaggio essenziale di questo disco.

“Capovolgo il mondo”, uno dei migliori brani di questa estate che ha risanato le orecchie distrutte dal Reggaeton con i suoi toni ammiccanti agli anni ’80 anticipa uno dei capolavori dell’album, “Dannata distanza”, la canzone che tutti i fan di Scanu vogliono ascoltare, perfetto nel suo girotondo melodico, nella sua travolgenza emozionale, il trionfo della canzone d’amore italiana di oggi che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. E che tra l’altro porta la sua firma.

Il turbine non si ferma con “Paradiso e inferno” che vede tra gli autori un grandissimo Saverio Grandi capace di scrivere solo cose enormi in vita sua e che qui dà ancora l’occasione a Scanu (come fece in “Rondine” del 2012) di liberare la sua scarica di energia e di rabbia che non si placa neanche in “Infrangibile”, la perfezione della hit radiofonica per antonomasia, un altro gioiellino Pop che merita spazio e consensi.

L’anima Black e Soul di Tony Maiello combacia perfettamente con il nostro artista in “Un po’ di tempo”, brano che fa scuola su come si debba oggi trasporre nella melodia italiana questo genere che nel nostro Paese non ha mai fatto così tanta breccia  all’infuori di un contesto di spettacolo per intrattenimento.

Lo spettacolo sta per finire, si cala il sipario ma nulla vieta di lanciare un ultimo grido di rabbia nella maturissima “L’ultimo spettacolo”, il commiato ma anche l’anteprima di una nuova fase della carriera di Valerio Scanu che non sarà solo il racconto dell’amore in ogni sua forma e manifestazione, ma anche della vita di un uomo e delle sue solitudini, paure e speranze. Se questi sono gli intenti, gli auguriamo altri 50 anni di carriera!

scanu

Tracklist e voti di DIECI – Valerio Scanu

1 – Ed io (Tony Maiello/Simonetta Spiri) – 10
2 – Inciampando dentro un’anima (Pierdavide Carone) – 9
3 – Affrontiamoci (Giulia Capone/Niccolò Verrienti/Davide Papasidero) – 7
4 – Il tempo non cancella (Carlo Verrienti/Niccolò Verrienti) – 8
5 –  Capovolgo il mondo (Emilio Munda/Davide Sartore/Diego Ceccon) – 8
6 – Dannata distanza (Mattia Foderà/Valerio Scanu/Fabio Vaccaro/Kikko Palmosi) – 10
7 – Paradiso e inferno (Saverio Grandi/Gabriele Oggiano) – 10
8 – Infrangibile (Diego Ceccon/Davide Sartore) – 9
9 – Un po’ di tempo (Tony Maiello/Kikko Palmosi/Marco Rettani/Sabatino Salvati) – 7
10 – L’ultimo spettacolo (Emilio Munda/Giulio Pretto) – 8d

Bublé annuncia il ritiro: “Dopo la malattia di mio figlio è cambiata la mia percezione della vita”

Michael Bublé annuncia il ritiro dalle scene in una intervista al Weekend del Daily Mail :

Non sentirete più parlare di me […] Dopo la malattia di mio figlio è cambiata la mia percezione della vita

Un ultimo album, in uscita il 16 Novembre, disco dal titolo LOVE, e poi Bublé si ritirerà ufficialmente dal mondo della musica. Parte dei proventi dell’album saranno destinati all’associazione benefica “Stand Up To Cancer”.

Il cantante dice che la sua vita è cambiata da quando ha scoperto la malattia del primogenito Noah, di 5 anni. Ora il bambino è guarito, ma la visione della vita dell’artista è cambiata in modo indelebile dopo quel che ha passato, che è la cosa peggiore che potrebbe provare un genitore. Per Bublé ora la priorità è la sua famiglia e non il lavoro.

L’artista ha aggiunto di sentirsi in imbarazzo per la sua celebrità:

“Questa è la mia ultima intervista, poi andrò in pensione […] Lascio al top la mia carriera […] Ho deciso che non leggerò più il mio nome sulla stampa, non leggerò una recensione… non userò più i social… i miei interesse sono cambiati, così come la  mia percezione della vita”.

Bublé ha ammesso che dopo aver saputo della malattia del figlio ha pensato di morire, di essere all’inferno. Ma con l’aiuto di sua moglie, la modella Luisana Lopilato, ha cercato di superare il momento difficile cercando di essere forte per Noah e aiutandolo in tutti i modi. Nel frattempo Michael e Luisana sono diventati di nuovo genitori prima con Elias, 2 anni, e poi con Vida, nata due mesi fa.

Già a Luglio scorso l’artista, in un’altra intervista, aveva dichiarato:
Ricordo che ero seduto nella stanza dell’ospedale e ho pensato: ‘ero preoccupato per una m… del genere? per le vendite dei dischi?’. E in un attimo tutto è diventato chiaro. Ora Noah sta bene e ha finito i trattamenti chemioterapici per il tumore allostomaco lo scorso anno, ma deve comunque sottoporsi a controlli regolari, È un cancro, quindi dobbiamo monitorarlo“.

Fiorella Mannoia tuona contro Salvini per il caso Cucchi

In questi giorni, dopo la confessione del carabiniere Tedesco con la quale si è finalmente potuta portare alla luce, dopo circa 10 anni, la verità sulla morte di Stefano Chucchi, il sempre più discutibile e discusso ministro Salvini sta facendo voli pindarici per cercare di rimediare alle sue vergognose dichiarazioni rilasciate anni fa in merito al caso Cucchi e alla sorella dello stesso, dicendo di lei “mi fa schifo”, e questo solo perchè Ilaria testardamente (e giustamente) stava perseverando nel perseguire la sua battaglia, non certo contro la nobilissima arma dei Carabinieri, ma alla ricerca della verità sulla morte in prigione di suo fratello avvenuta per mano di chi non è degno di portare la divisa stessa del CARABINIERE.

Ora il ministro della “vergogna”, che ha di fatto sempre sostenuto anche quella parte dell’arma che si è macchiata di vergogna, invita al Viminale la famiglia Cucchi (invito declinato da Ilaria sino a quando Matteo Salvini si deciderà a chiedere ufficialmente scusa alla sua famiglia e alla memoria di suo fratello) tramite un tweet, anche questo discutibilissimo:

La sorella e i parenti di Stefano Cucchi sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi vanno puniti con la massima severità, ma ciò non può mettere in discussione professionalità e eroismo quotidiani di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa

In questo contesto si inseriscono le reazioni dei tanti che hanno criticato, giustamente, ancora una volta Salvini. Tra le tante voci c’è stata anche quella della grande Fiorella Mannoia, sempre in prima linea in difesa dei più deboli e dei diritti, che alle parole del ministro ha risposto:

“Questa è una vigliaccata, far passare la difesa di Cucchi come un attacco alle forze dell’ordine. Degna di lei”

Simone Perrone debutta in tonalità Blumosso – INTERVISTA

Chioma folta e riccia, estensione vocale di ben tre ottave e capacità di innestare storie di vita vissuta su situazioni musicali disparate, con uno stile fortemente pop e del tutto originale. È l’identikit di Simone Perrone, il talento più promettente e bistrattato della storia dei talent show italiani. Escluso da X-Factor, The Voice of Italy e Sanremo Giovani, ha provato ad immedesimarsi nei panni della rockstar degli anni 10. Il risultato è stato “Musica di m…”, ovvero un’audace e provocatoria invettiva in musica contro il sistema discografico dell’era De Filippi per prendersi gioco dei gusti “di merda” dell’italiano medio. Oggi il cantautore, romanziere, videomaker e fotografo salentino prosegue imperturbabile la sua strada, nel pieno di una creatività multiforme. Dopo il romanzo “Spremuta d’arancia a mezzogiorno” è la volta di un nuovo progetto discografico in modalità ‘indie’ e in tonalità Blumosso. “Quella maledetta estate (mi ricordi)”, “Diverso” e “In un albergo di Milano” sono i singoli che hanno anticipato il suo album di debutto, “In un baule di personalità multiple”, in uscita venerdì 19 ottobre. I brani catturano sin dal primo ascolto per la profonda intensità d’ispirazione e per l’elegante incontro tra pop e cantautorato che nessun talent potrà mai stoppare.

blumosso

INTERVISTA a Simone Perrone

Simone come mai hai sacrificato il tuo nome e cognome per il nome d’arte Blumosso? Mi vengono in mente band di successo come TheGiornalisti, La Municipàl e DiMartino, in cui il frontmen è anche cantautore. Le mode ti influenzano?

Sono dieci anni che faccio musica a livello professionale. Con il nome Simone Perrone ho pubblicato canzoni che, testualmente e musicalmente, sono molto diverse rispetto a ciò che propongo ora con questo mio nuovo progetto. Perciò ho deciso di ripartire da zero e dare vita a “Blumosso”. Non per moda, ma per separare nettamente quello che faccio ora, da quello che ho fatto in passato.

Presenta la tua band e per ogni componente svela il tallone d’Achille e la qualità che ruberesti.

A Bemolle ruberei la capacità di suonare come sa suonare il pianoforte. A RafQu ruberei la capacità di suonare come sa suonare la chitarra. A Roberto Fedele ruberei la capacità di suonare come sa suonare la batteria. Il loro tallone d’Achille è anche il mio. La musica.

Parlaci dei tre singoli estratti dal tuo album di debutto “In un baule di personalità multiple”: “Quella maledetta estate”, “Diverso” e “In un albergo di Milano”. Chi li ha ispirati e a quale tua personalità corrispondono?

Le canzoni del disco, messe in sequenza, descrivono le varie fasi di una storia d’amore. In realtà ad ispirarmi sono state le persone che ho incontrato in questi anni, i luoghi che ho vissuto e visitato, chi è stata brava a catturare i miei sentimenti e le mie attenzioni. “Diverso” è scritta a quattro mani con RafQu, e c’è molto anche di lui in questa canzone. Dei suoi tormenti, dei suoi amori sperati.  

Il rapporto tra letteratura e musica è ancestrale. Nella tua fase creativa quanto si influenzano a vicenda e come si intrecciano? 

Dipende dai momenti e da quello che sto leggendo nel periodo in cui scrivo canzoni. Sicuramente sono molto influenzato da ciò che leggo. Ma non è un’influenza voluta e messa lì a posta. Le due cose si intrecciano attraverso citazioni, in alcuni casi, o semplicemente attraverso il trasporto di una determinata sensazione dalla lettura di un libro, alla scrittura del brano.

In “Spremuta d’arancia a mezzanotte” Carlo Barrassi è il tuo alter ego? Ci sarà anche nella tua prossima opera letteraria? Dacci qualche anticipazione.

Più che alter ego, Carlo è un eteronimo. Poi, che io e lui somigliamo, questo è evidente. Sì, ci sarà anche nel mio prossimo romanzo. Con un ruolo meno centrale però. Il lavoro è ultimato e sto solo cercando una nuova casa editrice con la quale pubblicare.

Che significato attribuisci al fatto che Mein Kampf di Hitler è tra i libri preferiti dalle nuove generazioni e come mai è anche nella tua libreria?

Che il Mein Kampf sia uno dei libri “preferiti” dalle nuove generazioni non lo sapevo e non l’ho nemmeno mai sentito dire. Quindi non parlo di quello che non conosco. Volendo citare, e modificare lievemente, Jep Gambarella: Non perdo tempo a parlare di cose di cui non mi va di parlare.  Faccio parte di una “Compagnia segreta” denominata “La setta dei lettori compulsivi spasmodici elettamente supportati dalla passione per i libri”. Siamo cinque persone e ci riuniamo una volta al mese. Durante i nostri incontri discutiamo di libri e scrittori che ci piace leggere e poi alla fine di ogni incontro uno dei componenti porta un libro che egli reputa non degno di essere stato scritto, ci mettiamo in cerchio nel giardino, e lo bruciamo. E’ una scena carina, quanto inquietante perché, mentre il libro non degno brucia, noi facciamo un giro tondo e cantiamo “Light my fire” dei Doors.  Quando sei venuto a trovarmi, era il mese in cui toccava a me portare il libro da bruciare.

C’è una causa politica per cui ti potresti esporre in prima persona e che lettura dai all’unione contrattuale tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini e al loro exploit politico?

Mi ripeto: non perdo tempo a parlare di cose di cui non mi va di parlare.   Sono un cantautore che scrive d’amore e di gesti della vita. Cerco di espormi, farmi pubblicità per far conoscere i miei lavori ed è di questo che voglio parlare pubblicamente, non di politica. Anche perché, aldilà di quello che si può pensare su una persona, positivamente o negativamente, siamo noi che dobbiamo agire in un certo modo e fare del bene noi, nel nostro piccolo privato, a chi troviamo sulla nostra strada e a noi stessi.

Papa Francesco ha paragonato gli abortisti a «nazisti con guanti bianchi», ha lodato le donne che nel silenzio sopportano i tradimenti dei mariti e aspettano che tornino alla fedeltà, e ha screditato le famiglie arcobaleno in quanto «la famiglia a immagine di Dio è una sola: quella tra uomo e donna». Che ne pensi?

Ognuno crede in qualcosa e si batte per portare avanti la propria idea.

La Silvia di “Silvia non lo sa” è la stessa fonte di ispirazione di “Dentro” e del tuo album di debutto?

Posso rispondere a questa domanda affermando che “si dice il peccato, ma non si svela il peccatore”? Scherzo… sicuramente ho avuto una fonte di ispirazione forte, ed è altrettanto probabile che queste due canzoni siano ispirate alla stessa persona, anche se in “Silvia non lo sa” c’è spazio per l’interpretazione “padre-figlia”, che è anche quello un tema al quale sono molto legato. Di sicuro l’album non parla solo di “sentimenti” relativi all’amore. Barrassi non mi avrebbe parlato più per tutta la vita altrimenti.

“Silvia non lo sa” è anche una grande prova vocale che mette in risalto la tua bravura e le tue ampie possibilità, proprie in genere del sesso femminile. A quale grande voce proporresti un duetto o un tuo inedito?

Non mi piace parlare di “grandi prove vocali” o di “bravura vocale”; quando canto, canto, senza stare a pensare “guarda come canto bene!”. E anzi posso dirti che più passano gli anni, più ho voglia di cantare su range sempre più gravi. Crescendo impari che non è l’estensione vocale che colpisce la gente, ma quanto arriva al loro cuore quello che canti. Se dovessi comunque scegliere una voce femminile con cui duettare, puntando in alto, sceglierei la numero uno: Mina. Però ho anche un’altra voce che da un bel po’ di anni cattura la mia attenzione da ascoltatore. La voce di Meg, ex 99 posse.

Mara Maionchi e Rossana Casale bocciarono te e Giovanni Caccamo agli Home Visit di X Factor 2010. Anche per te, come per Caccamo, quel no fu formativo? Che ricordo hai di ognuno di loro?

Assolutamente sì. Tutte le porte in faccia hanno contribuito a farmi crescere e a darmi uno stimolo a lavorare su me stesso per migliorarmi. Col senno di poi, dico che quel no fu giustissimo. Non ero pronto. Di loro, chiaramente, non conservo nessun ricordo. Gli ho visti due volte, non avendo modo di intrattenere un discorso vero e proprio non posso nemmeno esprimere un giudizio personale e veritiero. Sarebbero solo supposizioni. 

Tanti artisti salentini dominano la scena discografica del momento: da Alessandra Amoroso ad Emma, dai Negramaro agli Boomdabash. Ma ce ne sono tantissimi altri, come te, che stanno provando ad uscire dalla nicchia. Chi potrebbe farcela? Ce n’è uno in particolare con cui pensi di essere legato da stima reciproca e sincera?

Non sto provando a uscire dalla nicchia. Ho tentato di inserirmi nel circuito “Che conta”, per anni, non riuscendoci, senza dubbio, ma anche acquisendo, anno dopo anno, la consapevolezza che quel circuito non era e non è adatto a me. Per cui il mio è proprio un ritorno voluto alla nicchia.

I rapper sono le rockstar di oggi? Che ne pensi della moderna trap che domina nelle classifiche di vendita?

La trap è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Come la mafia… diceva Falcone.

«La televisione è nelle mani degli idioti, la normalità è esaltata e la genialità esiliata» canti in “Musica di m…”. Quali sono i primi nomi che ti vengono in mente per ciascuna delle 3 categorie?

Non è necessario fare dei nomi specifici. Voglio però fare un esempio che qualcuno capirà, qualcun altro no. Una sera facendo zapping alla televisione, su Rai Uno davano un programma e cantava Orietta Berti; senza nulla togliere ad Orietta Berti eh. La stessa sera, sulla tv nazionale Islandese, stavano trasmettendo in diretta streaming il viaggio dei Sigur Rós che attraversavano nel giorno del solstizio d’estate la Route One, la strada circolare che percorre l’intera Islanda per 1332 km. A buon intenditor… (il nulla), a chi non capisce… (si merita i ‘Dinosauri’).

Perché in un Paese come l’Italia, che vanta un invidiabile patrimonio artistico, il fruitore medio di musica è così influenzato dai media e il sistema discografico sempre più lontano dalla qualità? 

Perché siamo ormai entrati nell’ottica che non c’è più il tempo di sbagliare, distruggere e ricominciare. Il fatto che il fruitore medio di musica sia influenzato dai media non è un “problema” attuale, e non sarebbe nemmeno un problema se il “prodotto” offerto dai media fosse di buona qualità. Bisogna capire poi cosa si intende per discografia. Io credo che stiamo vivendo un’epoca di passaggio, di grandi cambiamenti, un’epoca di riassestamento. Le grandi major stanno pian piano morendo e sta venendo fuori sempre più la dimensione indipendente, l’indie. Quindi, se per discografia si intende le multinazionali della musica, sì credo siano ormai molto lontane dalla qualità. Ma se per discografia intendiamo il tutto, le etichette indipendenti, i gruppi che non passano per radio ma che nonostante ciò fanno 200 date in un anno e vendono più dei cantanti di Amici e X-Factor, beh, credo che allora la discografia non sia poi così lontana dalla qualità. C’è gente che fa musica seria, impegnata e di spessore, e sono in tanti.

Piero Pelù, dopo averti escluso dalla sua squadra di The Voice of Italy, ha decantato, sia attraverso la carta stampata sia attraverso i canali social, le tue qualità vocali e compositive. A riflettori spenti la stima suona sincera e sembra rivelare quello che già J-Ax ha fatto trasparire. Ovvero una mancanza di autonomia nelle scelte dei vocal coach. Quali sono i tuoi bilanci su questa esperienza televisiva e che effetto ti fa sapere che i tuoi singoli, sia su iTunes sia su YouTube, hanno avuto più successo di quelli degli ultimi vincitori di The Voice?

Piero Pelù è una persona a cui io sarò sempre grato. In poco tempo è riuscito a trasmettermi tanta positività e passione per questo mestiere. The Voice, come esperienza umana, è stata sicuramente una delle più emozionanti della mia vita. Mi è servita, perché da lì è partito il progetto insieme a Michele Cammarota, Paci Ciotola e New Music International, che mi ha portato alla collaborazione con Cesko degli Après La Classe, alla pubblicazione di “Silvia non lo sa” e “Musica di m” e ora alla realizzazione del mio primo album “In un baule di personalità multiple”, prodotto per XO la factory e Cabezon Records. Francamente non sento mai le competizioni e non guardo in casa di altri, per cui, se i brani hanno avuto un discreto successo sono felice, per me, non a discapito degli altri. Tutti facciamo dei sacrifici.

Come mai non hai provato la carta di Sanremo con la nuova direzione artistica di Claudio Baglioni?

Non mi interessa, per il momento, quel genere di contenitore musicale.

Sanremo, negli ultimi anni, ha bilanciato l’offerta – artisticamente precaria – dei talent show con una nuova ondata di cantautori come Ermal Meta, Francesco Gabbani, Giovanni Caccamo, The Niro, Diodato e Renzo Rubino. Chi salvi, tra tutti, e chi, invece, butteresti giù dalla torre e perché?

Non salvo e non butto giù nessuno io. Ognuno ha il diritto di esprimere quello che sente attraverso il mezzo che ritiene opportuno, in questo caso la musica. Posso dire solo che mi piace Renzo Rubino, non mi dispiace Gabbani (perché adoro Battiato). Guardo con rispetto a Diodato e The Niro. Caccamo ed Ermal Meta hanno il loro successo considerevole, quindi tanto di cappello a loro.

Ad Antonio Maggio, vincitore di Sanremo Giovani 2013, hai regalato spessore artistico con brani come “L’Equazione” e “Stanco”. Come vi siete conosciuti e com’è nata la collaborazione? Il suo terzo album si avvarrà, come i precedenti, della tua firma?

Ci siamo conosciuti ai tempi del Liceo. La collaborazione è nata senza motivi precisi, eravamo amici, cantavamo e suonavamo entrambi, spesso insieme, e così è capitato di scrivere a quattro mani. Per il suo prossimo album non credo ci saranno delle mie canzoni, semplicemente perché negli ultimi anni io sono stato molto preso dal mio progetto solista e non c’è stato modo di fermarci e scrivere qualcosa di nuovo. Ma Antonio è un bravo cantautore, sono sicuro che il suo prossimo album sarà di spessore, al pari dei primi due.

In passato tutte le volte che ti sei proposto come cantautore per il Festival di Sanremo sei stato convocato per le audizioni. Questa di per sé è già una soddisfazione importante e dal significato inequivocabile vista la concorrenza serrata, non trovi?

Sicuramente fa piacere anche se, come nello sport, arrivare secondi non importa granché a nessuno.

Qual è il brano, tra tutti quelli con cui hai concorso, a cui sei più affezionato e quello con cui hai creduto di farcela?

Quello a cui sono più affezionato è “Scuro”, con il quale ho concorso nel 2012, perché trattava del delicato tema degli anziani, e in particolar modo parlava dei miei nonni. Mentre “Dentro” mi ha lasciato ben sperare fino all’ultimo.

“Dentro” è stato il brano per Sanremo Giovani 2016. È stato un parto dolce o doloroso? A chi è rivolta l’intensità delle liriche e dell’interpretazione?

Non c’è né dolcezza né dolore quando compongo, nemmeno quando si tratta di canzoni tristi. Mi reputo un futurista, per me ciò che conta è il momento proprio dell’atto creativo, e non il ricordo, bello o brutto, di ciò che lo genera. “Dentro” mette in luce la forza di un rapporto umano, quando si vuole bene a una persona a tal punto da voler condividere insieme a lei persino il suo dolore, che se ci pensi è la cosa più intima e preziosa che l’uomo ha nel suo bagaglio personale.

Il brano più che essere scelto da te per il Festival di Sanremo sembra essere stato scelto proprio da quest’ultimo. Pensi che la commissione artistica non si sia accorta di questa forte attrazione reciproca? Perché separarvi?

È da tanto tempo ormai che sono in questo mondo; ho imparato, negli anni, a non farmi troppe pippe mentali. La commissione artistica aveva delle scelte da fare. Spesso queste scelte sono dettate anche da meccanismi che poco c’entrano con la musica stessa o con l’atmosfera del pezzo. Per cui c’è poco da dire a riguardo. Sanremo è come sempre un bel tentativo. Se va, va, se non va… si continua a suonare, scrivere sempre e cercare nuovi modi e spazi per far arrivare le tue idee a quanta più gente possibile.

Nella scaletta dei tuoi concerti ti è capitato di inserire dei brani che hanno reso importante il Festival di Sanremo, come “Ma che Freddo Fa” di Nada e “Luce” di Elisa. “Dentro” non è riuscito a entrare nella storia di Sanremo, ma potrebbe entrare nel repertorio di qualche altro artista. Da chi vorresti venisse reinterpretato?

In primo luogo vorrei che “Dentro” possa avere il successo che merita, ma con la mia voce. Dopo qualche anno passato a dare le mie idee e le mie canzoni ad altri, ora vorrei cantare e suonare io quello che scrivo. Detto ciò, mi auguro che “Dentro” possa essere reinterpretato ogni giorno della settimana in qualsiasi posto del mondo dove si fa musica live, dalla voce di tutti i cantati possibili di qualsiasi coverBand.

In quel talent show pre-Festival era prevista anche l’esecuzione di una cover. Se fossi stato incluso nella rosa dei 12 finalisti, quale brano avresti reinterpretato per l’occasione e perché?

Avrei interpretato “Firenze (Canzone triste)” di Ivan Graziani. Ivan è uno dei miei cantautori preferiti. Mi ci sono sempre un po’ rivisto, sia nella sua voce che nella sua maniera di scrivere, catalogabile sempre nel “pop commerciale”, ma con quei tocchi di particolarità, scelta linguistica e follia che nessuno si aspetta all’interno di una canzone.

Ti propongo per “Hit Non Hit”, la mia pagina blog di Facebook, un omaggio a Riccardo Cocciante per i 20 anni del suo Notre-Dame de Paris, il musical che ha superato i 15 milioni di spettatori con oltre 4.500 repliche rappresentate in tutto il mondo. Accetti?

Va bene dai, non posso dirti di no, anche perché sono un fan del Notre-Dame.

blumoso

Franco Fasano racconta i suoi 40 anni di carriera – INTERVISTA

Franco Fasano è il protagonista dell’intervista che il sottoscritto ha fatto per FareMusic, anzi, mi devo correggere, protagonista dell’intervista è la sua musica.

Franco ha sempre dato tanto alla musica italiana, pur rimanendo, per scelta personale o per carattere non necessariamente al centro della scena. La sua discografia è ricca di canzoni scritte per vari generi, dallo Zecchino d’oro a Sanremo, cantate da artisti che hanno intonato le sue melodie raggiungendo vertici di classifiche discografiche e vincendo festival.

Percorriamo assieme all’autore e all’interprete alcune tappe dei suoi 40 di carriera nel mondo della discografia.

Lo contatto per chiedergli un’intervista, mi invita a vederci a Capo d’Orlando, uno splendido centro, sulla costa tirrenica siciliana, che si trova a metà strada fra Palermo e Messina. Qui è ospite di un evento musicale. L’intervista ha luogo tra il sound check e lo spettacolo che ha inizio alle 21.30 davanti alla cornice prestigiosa dello splendido castello medievale.

franco fasano

 INTERVISTA a Franco Fasano

Ciao Franco, intanto benvenuto su FareMusic, felice di poterti intervistare qui nella mia Sicilia. 

Ciao Antonino, grazie a te e ai lettori, sono sempre contento di potere tornare qui, stasera sono nella giuria tecnica del festival “Diventerò una stella” organizzato da Maria Vitale, con me c’è anche Fabrizio Palma, un festival che coniuga musica e solidarietà, si parla di donazione di organi, un evento davvero prestigioso. Ho sentito che farai parte della giuria stampa.

Si, ne sono contento, se sono qui è grazie a te, grazie per avermi invitato a partecipare, Maria mi ha coinvolto al volo e ne sono onorato. La musica è un elemento aggregante e fondamentale, quindi partecipo con immenso piacere.

Ma parliamo della tua musica, dei tuoi 40 anni di carriera, la tua prima partecipazione al festival è del 1981, siamo nel 2018, perché 40 anni quindi? 

40 anni perché mi piace partire dalla mia prima esperienza discografica, siamo nel 1978, partecipo al festival “Caffè Roma di Alassio”, porto con una canzone, che un po’ strizza l’occhio ai tormentoni estivi di Edoardo Vianello, dal titolo Splash, l’avevo scritta per la mia ragazza dell’epoca,  per renderla attinente al luogo, cambio il finale e aggiungo «ok, amore puro, alle nove precise sul muretto!», legando la canzone al muretto di Alassio, luogo magico che in qualche modo ha avuto origine grazie allo scrittore Ernest Hemingwey. Da qui ha avuto inizio tutto, il mio ingresso nel mondo discografico, mi ascolta Depsa, pseudonimo di Salvatore De Pasquale, scelgo di lavorare con lui, ho avuto modo di suonare, da subito, coi più grandi musicisti dell’epoca.

E l’incontro con Luigi Albertelli? Mi piace questo legame intellettuale, autorale, lui come te, autore su tutti i fronti, dalle canzoni per i più piccoli ai grandi interpreti della musica leggera. 

Albertelli lo avevo incontrato a Sanremo anni prima, mio padre era fotografo del festival, andavo con lui, mi propose al maestro Albertelli, avevo 15 anni, ma il maestro gli disse che ero giovane, di attendere un paio di anni, dopo avremmo potuto fare qualcosa. Quando si è presentata l’occasione di un primo lavoro discografico mi sono rivolto a lui per i testi, si ricordava perfettamente della promessa fatta anni prima ed ha accettato con grande entusiasmo.

Il tuo debutto a Sanremo avviene nel 1981 con Un’isola alle Hawaii. 

Si, un’esperienza divertente ed emozionante, il festival, dopo anni di buio tornava in prima serata su Rai1. Salire su quel palco prestigioso era davvero  un sogno. Quell’anno ho portato la canzone Un’isola alle Hawaii, brano che era piaciuto a Celentano, probabilmente fu l’incentivo affinché lo scegliessero per il festival. La mia casa discografica dell’epoca, la Durium, mi voleva lanciare come il nuovo Gianni Morandi, così cantai quel brano, scritto assieme a Depsa, come lo avrebbe cantato Morandi, pensa, se m’avesse visto all’epoca Carlo Conti mi avrebbe voluto per Tale e quale… (ride, nda)

Poi torni a Sanremo come autore per diverse edizioni con Fausto Leali e poi nell’89, stavolta al piano ci sei tu, con l’immensa “E quel giorno non mi perderai più”. A proposito, ho letto che avrebbe dovuto cantarla un altro artista e che in corsa la tua casa discografica decise di portare te. 

Si, sono stati anni meravigliosi, ero stato al festival come autore per Fausto Leali nel 1987 con Io amo, nel 1988 con Mi manchi, e poi l’anno seguente con Ti lascerò assieme con Anna Oxa. “E quel giorno non mi perderai più” avrebbero dovuto cantarla in duetto proprio Anna Oxa e Fausto Leali, ma ad Anna non piaceva l’inciso e a Fausto la strofa, così la portai io in gara fra le nuove proposte.

Quindi più autore o interprete? Come vivi questo doppio ruolo? 

Sai, a dire il vero ho sempre scritto le canzoni per me, ma la mia casa discografica pensava a lanciare altri artisti e mi teneva stretto per le mie canzoni, è andata così…

Per certi versi è anche più nobile, più gratificante, il fatto che ti facciano andare avanti le canzoni, lo dico per la stima e il rispetto che ho per il mondo autorale, e non, come dire, “il personaggio”. 

Discorso a parte poi, quando ho cominciato a scrivere le canzoni per Cristina D’Avena. Lì avevo la storia del cartone animato che dovevo riportare in musica, un obiettivo diverso, ho lavorato per quel settore con molta cura ed attenzione.

Si, si percepisce dai tuoi arrangiamenti. Cristina ha un repertorio scritto da grandi autori, tu, in qualche modo, le hai tirato fuori un carattere più intimista, quel cantare sotto voce, sia suo che del meraviglioso coro dei Piccoli cantori di Milano. L’altro giorno ascoltavo la tua “Beethoven”, quel suo finale perfetto, quella sua chiusura imperante: «Beethoven!!!» 

Bellissimo stare con lei in sala d’incisione, lei è un’interprete straordinaria, ti dirò di più, è un’attrice, entra sempre perfettamente nel ruolo del cartone di cui deve cantare la sigla. Poi in Beethoven c’è Pietro Ubaldi, un genio, entrando in sala ha messo le cuffie e mi ha chiesto cosa doveva fare ed io «il cane, devi fare il cane», e lui ha cominciato a dare il meglio di sé da attore fantasista qual è, e come sempre è stata “buona la prima”!

Ti sei divertito anche in parte a cantarle, bellissima la canzone di “Pepin, un piccolo eroe per una grande leggenda”, quella seconda parte dirompente… Parlando del mondo dei più piccoli, quest’anno torni allo Zecchino con una tua canzone. Bellissimo tu abbia vinto, come autore, sia nel festival dei grandi (“Ti lascerò”, Sanremo 1989) che in quello dei piccoli (“Goccia dopo goccia”, nel 1994, “Un bambino terribile”, nel 1997 allo Zecchino d’oro). Com’è scrivere per questo mondo? 

Quello dei più piccoli è un mondo che mi ha insegnato tanto, quando scrivevo con Alessandra Valeri Manera per Cristina (D’Avena, nda) ho imparato ad essere puntuale. Dovevo rispettare i tempi, mi veniva commissionata la canzone che poi doveva andare in onda, quindi dovevo comporre, curare l’arrangiamento, era una clausola del contratto, mi sono dovuto procurare tutta l’attrezzatura necessaria per farlo, poi l’incisione e subito dopo curare il “taglio sigla” col formato che sarebbe andato in onda. Quando scrivevo per Cristina non usavo carta e penna, ma cantavo la melodia come l’avrebbe cantata lei, nella sua tonalità. Alessandra curava tutto alla perfezione, ha messo in piedi un’etichetta discografica, la Five record, forte del traino delle televisioni del gruppo Fininvest, fino ad allora c’era solo la Fonit Cetra che produceva per la Rai.

A proposito di giovani, cosa ne pensi del pianista Emanuele Fasano? So che Giovanni Caccamo, sulla quale la Caselli sta puntando molto, ha scritto una canzone su una vostra composizione. 

È mio figlio, artisticamente non mi posso esprimere, apprezzo quello che fa, e lo fa da solo. Pensa, grazie a Emanuele ho conosciuto Caterina Caselli, con la Sugar è stato ospite a Sanremo, lui vive per il pianoforte e per la musica, il resto viene dopo, non vive il festival come l’ho vissuto io, è un ragazzo di questi tempi. Questa cosa di Giovanni Caccamo l’abbiamo vissuta in maniera diversa, io ne sono felice. Giovanni, che è un autore sensibile, senza sapere che la musica l’avessimo composta noi, ha scritto un testo sul rapporto di un padre e di un figlio, la canzone si chiama Altrove.

Come ti è venuto in mente di chiamare Mara Maionchi per far chiudere la canzone “Noi del ’61”?

Quella canzone è una goliardata tra amici, l’ho cantata coi miei ex compagni di liceo, quando abbiamo finito di inciderla, un mio amico ha detto, per scherzo, che se fossimo stati più giovani magari avremmo potuto portarla ad X-Factor, così ho chiamato Mara e le ho chiesto di chiudere la canzone con una delle sue frasi cult, così, avvicinandole lo smartphone ho registrato il suo: «carini, si carini, carini, si bravini, ma per me è no!», ho voluto che queste fossero le ultime parole che chiudono la mia raccolta “Fortissimissimo”, un doppio cd che è, in qualche modo, il regalo che mi sono fatto per i miei 50 anni.

Franco, io ti ringrazio, grazie per avermi aperto le porte del tuo mondo musicale, grazie per tutto quello che fai e alla prossima. 

Grazie a te, un saluto speciale a Mara e Alberto, con lui ho un paio di brani nel cassetto che abbiamo scritto tempo fa… un saluto ai lettori di FareMusic e a presto.

Negramaro: Il chitarrista Lele Spedicato è fuori pericolo

Erano arrivate delle voci confortanti i giorni scorso. Ora è ufficiale. I medici dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce hanno dichiarato fuori pericolo Lele Spedicato, il chitarrista della band salentina dei Negramaro che lo scorso 17 settembre era stato colpito da una emorragia cerebrale mentre si trovava nella sua casa in presenza della moglie Clio Evans, incinta del loro primo figlio (LEGGI NOSTRO ARTICOLO). Dagli ultimi aggiornamenti i medici hanno dichiarato che Lele respira autonomamente senza l’ausilio di macchinari ed è vigile anche se i prossimi giorni saranno decisivi per capire l’entità dei danni neurologici subiti e quindi come portare avanti la giusta riabilitazione.

Tantissime le persone che hanno dimostrato tutta la loro solidarietà al chitarrista, gente comune, fans, colleghi, artisti della musica e del mondo dello spettacolo in genere.

Ovviamente il percorso riabilitativo sarà importante per tentare un completo recupero delle facoltà neurologiche con la speranza di rivedere Lele di nuovo sul palco insieme ai suoi compagni d’avventura Ermanno Carlà, Andrea Mariano, Danilo Tasco, Andrea De Rocco e ovviamente Giuliano Sangiorgi, magari proprio per l’inizio dell’imminente “Amore che torni tour indoor 2018”, previsto per il prossimo 17 novembre all’RDS stadium di Rimini.

La cantautrice partenopea Micaela Tempesta esordisce con l’album “.BLU.”

Qualche mese fa è uscito su tutte le piattaforme digitali “.BLU.“, album d’esordio della cantautrice napoletana Micaela Tempesta (MICAELATEMPESTA), composto da dieci tracce che vanno dal R’n’B  all’elettronica, passando per l’hip hop e il cantautorato italiano, sapientemente prodotte da Massimo De Vita, fondatore e frontman dei Blindur nonché artefice di numerosi dischi delle realtà emergenti campane, e da Paolo Alberta, storico fonico dei Negrita e produttore indipendente che ne ha curato anche il mix.

Il mastering del disco invece è stato affidato ad Andrea Suriani; tra i suoi lavori ci sono anche Cosmo, Coez, Calcutta e Giorgio Poi.

Micaela Tempesta nasce a Napoli. Autodidatta, suona ad orecchio vari strumenti tra cui chitarra, pianoforte e basso e, ultimamente, strumenti meno “tradizionali” come plug-in su laptop, campionatori e synth. I primi passi “seri” verso la musica li muove grazie alla frequentazione di uno studio di registrazione napoletano che si occupava principalmente di produrre musica dance e remix. Presta così la voce e il suo songwriting a numerosi progetti dance licenziati principalmente all’estero. Dopo qualche tempo abbandona la lingua inglese in fase di scrittura e comincia a scrivere in italiano prestando una certa attenzione, oltre che ai contenuti, al suono della parole. L’esperienza fatta nella dance music,  ha influenzato molto il modo di scrivere, che non è il classico cantautorato italiano, con un sound che in parte viene da fuori i confini italiani e in parte sicuramente dalle radici partenopee. Ha aperto in concerti napoletani di di Kaki King, Niccolò Agliardi, Pier Cortese, Z-Star, Erica Mou. In parallelo alla musica, per un periodo si è dedicata al giornalismo collaborando con testate locali (on-line e cartacee) e coordinando una redazione di giovani giornalisti. Si è occupata, in veste di direttore artistico di un locale della sua città, di creare “viva (io) partenope (o)“ una rassegna che ha visto la partecipazione di alcuni dei migliori talenti nati a Napoli e in Campania.

tempesta

Cosi nasce finalmente “.BLU.”, “che è un colore, uno stato d’animo, l’assonanza con un pronome personale, quello che ci spinge oltre: l’altro, la nostra metà“, come dice Micaela stessa.

Infatti quest album è un viaggio intimo con suoni potenti. Le canzoni si dividono tra l’amore e la descrizione della società odierna senza disdegnare un po’ di leggerezza e sperimentazione che non guastano mai. Canzoni d’amore come “Invincibili” , il singolo che aveva anticipato l’uscita dell’album su spotify e youtube, con una melodia  retrò, quasi anni ’50, a cui si unisce un arrangiamento assolutamente attuale. Una voce molto presente racconta l’esigenza di fare i conti con una storia d’amore che sembrava resistere al tempo, o “In bilico” grazie agli arrangiamenti black  acquistano un’intensità emotiva non indifferente. La canzone è potenza emotiva allo stato puro come l’inizio di una relazione dove tutto è a mille.

Non manca il brano che ogni napoletano scrive alla sua città con forti influenze hip hop e reggaeton, intitolato 060607 (Napoli) in cui è presente un campione di “ ‘A Cartulina ‘e Napule” una canzone interpretata da Gilda Mignonette, la Regina degli emigranti, a testimoniare la forte presenza delle radici partenopee dell’autrice e il connubio tra passato e presente che i produttori hanno saputo dare al disco. Il cantautorato italiano lo si sente in tracce come “d’amore e d’altre guerre” che racconta della fede di un sentimento profondo che non smette di esserci anche nella lontananza , della speranza di ricucire gli strappi che a volte segnano un rapporto amoroso.  Argomenti meno pesanti e più “terreni”, li possiamo sentire in “Usami” e “Serena-mente”, quest’ultima racconta invece le vicende di una donna bella e sola che si diverte a stregare gli uomini. Non manca il pezzo che sa d’estate “Tumulto e Silenzio” e anche il brano che descrive il nostro vivere negli anni duemila quasi venti  troppo attaccati al virtuale “Favole”.

tempesta

L’ho scritta dopo aver visto Wall, e  – dice la songwriter partenopea – mi sono resa conto che non viviamo più realmente ma virtualmente“. “Siamo sempre lì – continua- con lo smartphone in mano e gli occhi incollati al display mentre la vita ci sfugge“.

Un orecchio di riguardo invece serve per l’ascolto di “Per te” nata da una classica ballad folk e trasformata dal produttore artistico in un viaggio solo voci sporche, lontane, tunate ma anche calde. Infatti non ha strumenti, solo voci distorte, tunate, robotiche, perse nel mal d’amore.

Il disco si chiude con “Ci vediamo domani”.
Non ci è dato di sapere quanto tempo abbiamo – dice Micaela – non possiamo fare progetti a lungo termine e allora mi piace dire ci vediamo domani“.

E’ una promessa cantata con un fil di voce a chiudere il disco ci vediamo domani, non è per sempre ma è per sempre che vorrei dirtelo.

C’è di tutto in questo album pur mantenendo intatta la forte personalità artistica della cantautrice , un lavoro assolutamente al passo coi tempi che strizza l’occhio all’estero e rinnova la classica canzone italiana.

.BLU. Spotify

 

INFO – .BLU. – MICAELA TEMPESTA

Prodotto da Massimo De Vita , Paolo Alberta e Micaela Tempesta presso Le Nuvole Studio di Cardito (NA)

Mixato da Paolo Alberta

Masterizzato da Andrea Suriani

Tutte le tracce sono scritte da Micaela Tempesta e Massimo De Vita ad eccezione di

060607 (Napoli) e Serena-mente  scritte da Micaela Tempesta, Luciano Oriundo e Massimo De Vita

Contatti:
mica.tempesta@gmail.com
latopositivocreativefactory@gmail.com

Lo showman Vincenzo De Luca, il Buster Keaton della politica italiana

Vincenzo De Luca è uno dei pochi politici laureati in Filosofia. Non lo conosco personalmente ma seguo spesso le sue video pillole su il Fatto Quotidiano, dove la sua amara ironia e il suo disincanto satirico, supera qualsiasi comico italiano dall’epoca post Totò.

La sua maschera tagliente e per certi lati persino sofferente mi ricorda la comicità di Buster Keaton passato alla storia per il comico che non ride mai. De Luca non ha peli sulla lingua ma resta sempre in un ambito di distaccata eleganza, senza mai lasciarsi abbandonare all’aggressività verbale.

Aldilà delle appartenenze politiche, dei conflitti ideologici e culturali di destra e sinistra, è assai difficile non identificarsi nel suo pensiero, nella sua filosofia critica del massacro culturale avviato da anni in questo Paese, nella sua faccia sconsolata di chi non riesce neanche a immaginare un risveglio morale e politico futuro.

de luca

Maurizio Crozza ne ha fatto un personaggio, prendendolo di mira per il suo ego. Faceva sicuramente ridere, ma la comicità amara di De Luca lo supera di qualche lunghezza, perché lui non si mette in scena recitando, ma comunicando quello che realmente pensa grazie al suo irresistibile linguaggio e alla sua maschera che trae origini nell’antica teatralità partenopea o nel cinema muto di Keaton.

L’ultimo videomessaggio sul ministro Toninelli “nomen omen – Tonnarello sembra scritto da Dario Fo.

“Alle volte penso a Mina che se ne sta a Lugano nel canton Ticino e mi viene voglia di andarmene là. Abbiate pietà di noi”, prega davanti alla telecamera con l’ espressione sconsolata.

“Toninelli ha dei presagi e delle visioni, ha visto scorrere un fiume di Tir nel Brennero… dice che in 14 mesi rifaranno il Ponte Morandi e ce ne hanno messi due per nominare un commissario senza le coperture. E che fa il commissario senza soldi ? Va sul ponte a benedire i genovesi? Abbiate pietà”.

 

Il suo “prepariamoci a vivere tempi difficili” detto tra una battuta e l’altra è un messaggio di una verità assoluta. De Luca sembra aver studiato alla perfezione la scienza della psicodinamica, ovverosia la capacità percettiva di osservare la realtà con entrambe le visioni, quella associata essendo “dentro” la politica e quella dissociata, fuori dal suo ruolo, come un qualsiasi cittadino.

E’ stato sindaco per quattro mandati, presidente della Regione Campania, ma contemporaneamente cittadino con la visione critica di una persona comune. Una sorta di dottor Jeckyll e mister Hyde. Il politico impegnato nelle istituzioni e il cittadino disgustato dalle stesse. Ma quello che colpisce di più di questo sdoppiamento della personalità è il suo talento drammaturgico, la sua irresistibile vis comica.

Ritorno al parallelo con l’attore, sceneggiatore e regista del cinema muto. Buster Keaton riteneva un comico che ride di sé stesso poco credibile.

Nel 1965 il cinegiornale della Rai riporta un’intervista, risalente al periodo in cui l’attore era a Roma per le riprese di Due marines e un generale. In questa occasione Keaton stesso spiega che era sempre stato sul palcoscenico fin da piccolissimo insieme al padre, e già da allora aveva capito che per fare ridere il pubblico bisognava avere un’espressione triste e glaciale: a poco a poco si era dimenticato di avere quella maschera, rendendosene conto solo durante i primi film.

de luca

Così la stessa maschera triste e glaciale di De Luca, impreziosita però dai suoi testi, ci sorprende alimentando in noi due distinte emozioni: la risata e la malinconia, la trasgressione e il disagio.

Per queste sue caratteristiche De Luca, volente o nolente, è il miglior showman del momento. Se decidesse di esordire nei teatri farebbe interi sold out. Se decidesse di prestarsi all’intrattenimento televisivo ammazzerebbe l’intera categoria dei comici italiani perché esprimere ironia e disagio insieme è una dote straordinaria.

Caro De Luca prima di trasferirti a Lugano vicino alla villa di Mina, resta tra noi e facci sorridere con gusto e intelligenza. Ne abbiamo un gran bisogno. 

LISA, la voce di violino che riemerge dall’oceano della canzone italiana – INTERVISTA

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C’era una volta, in uno dei Festival cult anni ’90, una giovane aspirante cantante arrivata dal cuore della Locride, in Calabria, che calamitò l’attenzione perfino di Celine Dion, al punto da farla scendere dal piedistallo dell’ospite titanica per definirla “Voce di violino”.

Era il febbraio del 1998 e dal Teatro Ariston di Sanremo, sul palco che divinizzò i nostri maggiori esponenti musicali, si irradiava una luce inedita. Lisa, all’anagrafe Annalisa Panetta, cantava “Sempre” con una vocalità melodrammatica e intrigante dal potere ipnotico. Merito dovuto anche ad una di quelle canzoni di elegante pregio sartoriale creata per l’occasione dalla rinomata accoppiata tra Maurizio Fabrizio e Guido Morra, rispettivamente il compositore e il paroliere di voci come Mia Martini e Renato Zero. Il successo fu fulmineo, tanto da farla arrivare direttamente sul podio dei ‘Big’, alle spalle di Antonella Ruggiero e Annalisa Minetti. Il nostro Baudo nazionale non potè che riportarla al Festival qualche anno più tardi, nel 2003, per sottolinearne il clamoroso successo internazionale, soprattutto in Francia, e per ribadire che il suo celebre slogan “L’ho scoperta io” è un dato di fatto che lascia ai suoi colleghi un cesto di mele perlopiù marce.

La canzone del ritorno fu “Oceano”, capolavoro di assoluta bellezza portato alla luce da Mauro Malavasi – autore e produttore di Lucio Dalla – nel quale Lisa si inabisserà repentinamente. Nonostante il brano abbia continuato ad avere un seguito, stazionando al primo posto della classifica statunitense per ben 19 settimane con la voce tenorile di Josh Groban e raggiungendo la nona posizione della classifica italiana nella versione di Ilaria Porceddu, l’interprete originale scompare misteriosamente dalle scene. Un oblio durato vent’anni, fino a quando Paola Perego non ne svela l’arcano in occasione del lancio promozionale di “Rispetto 6.1”, album del 2016 in cui la cantante di Gioiosa Ionica debutta come cantautrice impegnata con canzoni come “Gianni ama Mario”, contro l’omofobia, o come “Na na na”, contro la guerra.

Lo scoop è un tumore al cervello, fortunatamente debellato, che diviene punto di ripartenza e di incastro con il tema di un nuovo talent show di Rai Uno, “Ora o mai più”, condotto da Amadeus e co-scritto da Carlo Conti. La mission impossible del talent è riportare sul mercato discografico le meteore più eclatanti della storia musicale italiana, dai Jalisse a Francesca Alotta, e con Lisa fa centro. Un rinnovato pathos vocale e l’abbinamento con un cantautore come Marco Masini le valgono non solo la vittoria ma anche la riesumazione artistica con un nuovo singolo. Titolo? “C’era una volta”. La canzone è firmata dalla stessa Lisa con Marco Ciappelli e Marco Colavecchio.

Nell’attesa di scoprire se Claudio Baglioni concretizzerà la mission del talent show, riportandola al Festival di Sanremo, la intervisto per rompere gli schemi alle conversazioni unidirette a cui si sta sottoponendo dopo il rinnovato bagno di popolarità.

lisa

INTERVISTA a Lisa

Lisa, “Ora o mai più” ha il merito di aver rimesso in moto la tua discografia. Altri punti di forza del nuovo talent show di Rai Uno?

“Ora o mai più” è un format eccezionale perché ti dà la possibilità di raccontarti e di cantare. Mette a nudo tutte le tue emozioni e quindi io mi sono trovato benissimo. A parte questo abbiamo creato famiglia tra di noi ed è stato tutti i giorni uno scoprire o un riscoprire chi non conoscevo prima. Poi le collaborazioni che sono nate sono bellissime e il percorso che ho fatto mi ha dato la possibilità di esternare tutto quello che avevo dentro di me… anche con un po’ di difficoltà, però è stato anche terapeutico.  Per cui grazie sempre a “Ora o mai più”.

Ti aspettavi un riscatto artistico così clamoroso dopo tanti anni di oblio e in un quadro discografico e televisivo come quello attuale in Italia?

Sinceramente no. Non mi aspettavo così tanto, però ci speravo perché comunque la gente è stata sempre molto carina e attenta nei mei confronti, mi ha seguito da sempre. Per cui c’è stato uno scambio di emozioni abbastanza forte ed è stato bellissimo.

“C’era una volta” è il singolo della ripartenza. Di cosa parla?

Sai, “C’era una volta” parla della voglia di rimettersi in gioco e in discussione con il proprio compagno o la propria compagna… con tutte le difficoltà del caso, rievocando momenti di grande felicità e di grande passione che a volte può essere anche spenta dal tempo o dalla vicissitudine. Per cui è un po’ il racconto di tutti noi. La cosa che mi rende molto felice è che è entrato subito nelle classifiche di iTunes e Amazon perché vuol dire che è apprezzato. E dal 10 luglio è uscita in tutte le edicole con Tv Sorrisi e Canzoni anche la compilation “Ora o mai più” con i due miei nuovi singoli, C’era una volta” e “Fatti viva” (co-autrice Elisa Rossi, ndr), due delle cover da me eseguite, “Cercami” di Renato Zero e “Gli uomini non cambiano” di Mia Martini”, e l’immancabile “Sempre”.

Pensi abbia ragione Loredana Bertè nel sostenere che “C’era una volta” è un plagio di “Ti sento” dei Matia Bazar? Come hai reagito all’accusa?

No, lei lì stava giocando. Quello era il gioco e io ho capito che stava un po’ calcando la mano e non si è resa conto di aver utilizzato un termine troppo forte e sbagliato. Però va bene, io la stimavo prima, continuo ad avere una grande stima nei suoi confronti. Ci sono rimasta un po’ male, ma per il termine sbagliato che ha utilizzato. Chi è intelligente e comunque chi ne sa di musica sa che non si tratta assolutamente di plagio.

A me sembra solo una delle sempre più frequenti e non casuali similitudini musicali dovute alla tecnica di scrittura degli autori di oggi, incapaci di originalità.

Ma no. Nel mio caso no perché le note sono sette ed è normale rievocare mille cose e niente.

Valentina Gautier, indimenticabile interprete di “Hey tu” e “Voglio un angelo”, non ha percepito l’opportunità che potrebbe dare anche a lei un talent show come “Ora o mai più”. Sul suo profilo Facebook, in merito ai concorrenti, scrive: «La connotazione più privata conta più del loro valore, che nel caso di Lisa è indiscusso». E si chiede: «Ma chi è la mente perversa che ha pensato una trasmissione così offensiva a partire dal titolo? Ma davvero gli artisti si sono prestati ad entrare in un’arena fratricida? Ma davvero i baciati dalla fortuna in un Paese che non brilla certo in meritocrazia giudicano colleghi che spesso han ben più talento e doti di loro? Ma dove sta la dignità? Ma davvero vogliamo essere rappresentati così? Sono davvero solo questi i contenuti che possiamo e vogliamo offrire? Questa l’immagine che vogliamo dare di noi? Ma esiste qualche collega indignato che la pensa come me?» Come rispondi a queste sue perplessità?

Guarda, io a queste provocazioni non voglio dare nemmeno una risposta perché secondo me il programma è meraviglioso e ci ha dato la possibilità di esprimerci in tutti i sensi. Per cui se qualcuno che ha bisogno di attirare a sé un po’ di attenzione preferisce massacrare con dei termini secondo me un po’ troppo eccessivi un programma ben ideato non ha percepito la grandezza del programma in sé. Perché tutti gli altri penso che l’abbiano apprezzato… che uno non la capisca ci può pure stare, non siamo tutti uguali in questo universo. Ma io mi sento di dire che è stata un’esperienza unica che mi ha fatto crescere e mi ha messo di fronte a tante difficoltà personali. Ad esempio aprirmi e raccontare la mia vita non è stato proprio semplice ma è comunque servito. È stato terapeutico, mi ha aiutato, mi ha spronato ancor di più. Io caratterialmente sono una persona abbastanza determinata, veramente un guerriero. E ti dico che questo programma ha tirato fuori il meglio di me. Per cui io dirò sempre grazie a chi l’ha ideato e a chi mi ha dato la possibilità di partecipare. Mi sono divertita, anche questo è importante, e sono felice di tutto il percorso che ho fatto e di tutto quello che è accaduto.

C’è chi dice che hai strumentalizzato la tua malattia, esasperandone la gravità, per vincere e che l’hai usata come pretesto per giustificare il tuo insuccesso. E c’è anche chi dice che hai avuto una relazione con Michele Cucuzza perché pensavi ti potesse aiutare a ritornare a galla. Come rispondi a queste maldicenze?

O mio Dio! Intanto con Michele, con cui sono in rapporti fantastici, c’è stata una bellissima relazione ma tanti anni fa e non di certo oggi! Per cui associare le due cose è proprio la follia totale, ma non voglio cadere in queste stupide provocazioni che non servono a niente. La vita è meravigliosa. Come mai la gente non ha nulla da fare per pensare a come tirare fuori il peggio di qualcuno? No, assolutamente! E poi non è vero. Io non ho mai parlato del mio problema di salute. L’avrei potuto fare nel corso degli anni mille volte e non l’ho mai voluto fare perché sono una persona che ha pudore e che dà molta importanza a sé stessa, alle proprie emozioni e a tutto ciò che accade.

Teatralità e pathos sono la tua cifra stilistica. Pensi che la malattia abbia acuito le tue innate doti di interprete drammatica?  

La mia storia, la mia vita, influisce su quello che canto in generale, a prescindere da ciò che si vive. Eh sì, siamo fatti di emozioni no?

Come sei riuscita a calarti nei panni di Anna Frank e quale altro ruolo attoriale ti piacerebbe ricoprire e per quale regista in particolare?

Quella è stata un’esperienza unica ed è stata molto forte perché interpretare un ruolo del genere non è proprio semplice. Mi ritrovavo a piangere veramente al solo pensiero di questa povera ragazzina che viveva un’esperienza tremenda. Mi piacerebbe sicuramente fare qualcos’altro di questo genere ma non saprei proprio in questo momento… sono concentrata su quello che sta arrivando.

Come hai fatto a raggiungere un’intesa artistica vincente con Marco Masini che non è un amante del virtuosismo vocale? Ha sminuito Francesca Alotta per i suoi acuti che attingono da anni di studio e dalla scuola soul, ha preso in giro Michele Zarrillo per l’uso del microfono “a campanella” durante una sua performance e si è allineato ai discografici più incompetenti quando ti ha detto che i tuoi ghirigori sono fuori moda. È come dire a Mariah Carey che deve svecchiarsi perché adesso vanno le voci da cornacchia o le vocine della porta accanto.

Ma no, Marco voleva darmi e mi ha dato un input nuovo, dei consigli… assolutamente dando importanza e risalto a quello che è il mio modo di cantare. Tutto il contrario! Mi ha aiutato ancor di più a tirar fuori le cose belle che ci sono in me. E poi comunque le battute si fanno, quello è un contesto dove si gioca, un po’ tutti l’hanno fatto tra di loro, tutti i coach si sono spronati sotto questo aspetto. Io sono una che tende a vedere tutto in positivo, come mai tutte queste domande negative?

Non è una domanda negativa, tant’è che aggiungo: Non pensi che il tuo successo sia legato anche ad una diversità e autenticità vocale che va necessariamente preservata ed esaltata?

Ma infatti lui non ha tentato di snaturare me. Lui ha semplicemente dato dei consigli sapendo che io comunque sono una ragazza giovane e vivo i tempi di oggi. Quindi dando ancora più forza a quelli che sono i modi di darsi alla musica, ma assolutamente non cambiandomi!

Chi non è stato lì nello studio invece ha percepito proprio che Masini volesse cambiare la tua attitudine al bel canto.

Ma no! Penso che lui mi stimi moltissimo per cui non aveva motivo di cercare di snaturarmi. Ha voluto semplicemente cercare un modo più diretto per dare determinate emozioni e io l’ho seguito con grande entusiasmo, ovviamente mantenendo la mia autenticità. Non posso snaturarmi, sarebbe impossibile, e non era assolutamente il suo intento. È stato frainteso.

Da dove nasce l’urgenza di sorprendere con acuti pirotecnici già dal tuo singolo di debutto del 1994 “Con un amico non puoi”?

Guarda, io sono molto istintiva e passionale… non mi faccio domande, quando canto cerco di dare tutto quello che c’è dentro di me e non trattengo nulla.

Quali sono i quattro virtuosi di canto che hanno influito maggiormente sulla tua formazione vocale?

Ora ti sorprenderò: Vasco Rossi, i Queen, Maria Callas e Michael Jackson. In generale ascolto tutta la musica, tutta la bella musica!

Celine Dion paragonò la tua voce ad un violino…

È stata una bellissima espressione, molto forte, intensa… non me l’aspettavo assolutamente.

È stato un caso unico ed eccezionale o ci sono altri grandi artisti che nel corso della tua carriera hanno elogiato le tue doti vocali?

Bryan Adams, Lisa Stansfield, Luciano Pavorotti, Andrea Bocelli, Paul McCartney… sono tutti incontri che ho fatto, persone meravigliose e di un’umiltà pazzesca.

Come nasce e come si è evoluto nel tempo l’incontro con l’accoppiata che ha determinato la tua esistenza artistica, ovvero il compositore Maurizio Fabrizio e il paroliere Guido Morra? Autori preziosi della musica italiana che hanno firmato le tue prime canzoni sanremesi, “Se” e “Sempre”, e i tuoi primi due album, “Lisa” e “L’Essenziale”.

È successo nel 1997. Io ho incontrato il mio primo produttore e poi ci fu questo incontro. Ci frequentammo e da lì nacque la nostra collaborazione. Siamo costantemente in contatto e stiamo continuando a collaborare, sicuramente qualcosa di nuovo si sentirà anche prossimamente.

E con Mauro Malavasi invece?

Uguale. Sai, il percorso della vita ti porta a incontrare mille persone e quindi a decidere di stringere rapporti o meno.

Non ha mai provato a farti duettare con gli artisti che produceva, tipo Lucio Dalla e Andrea Bocelli?

Guarda, no. C’erano delle idee che non abbiamo effettivamente sviluppato.

Che ne pensi di Roberta Giallo, la nuova cantante che sta attualmente lanciando?

Non la conosco.

A Sanremo 2003 mentre cantavi “Oceano”, uno dei capolavori assoluti della musica italiana, hai legato all’asta del microfono un foulard rainbow, anticipando il sostegno pubblico di molti altri cantanti ai diritti gay. Per una come te che è così cattolica ma nello stesso tempo sensibile alle tematiche omosessuali, tanto da scrivere un brano come “Gianni ama Mario”, come reagisci alla rinnovata chiusura della Chiesa e di Papa Francesco nei confronti delle famiglie arcobaleno?

Come reagisco bisognerebbe chiederlo a loro! Per me il rispetto è fondamentale e non ha né sesso né colore né religione. Per cui ognuno ha il diritto di vivere la propria vita come gli pare… nel momento in cui non lede nessuno a maggior ragione, no? Pe me è una cosa normale, non c’è niente di strano. Sono una che ha sempre combattuto per i più deboli. E lo farò per sempre perché di indole sono così. È troppo facile essere vicino ai vincitori. È molto più complicato, invece, stare con chi è in difficoltà. Bisogna essere uniti per dare libertà e possibilità diverse. Un po’ come succede con quella che è la problematica attuale nei confronti delle donne. Sono tutti argomenti che riguardano anche la politica perché non c’è una tutela nei confronti delle donne, degli uomini, dell’individuo di per sé. Molte cose dovrebbero cambiare in questo mondo. Speriamo ci sia un’evoluzione visto che siamo nel 2018!

La canzone LGBT è contenuta nell’album “Rispetto 6.1” del 2016, che ha segnato la tua svolta di cantautrice impegnata con la produzione di Rolando D’Angeli. Un tema sociale come la fiammata di razzismo che sta surriscaldando l’attuale clima politico in Italia potrebbe essere fonte di nuova ispirazione artistica?

Quell’album è abbastanza ampio. Ad esempio in “Na na na” parlo della guerra. Mi sono immaginata di ritrovarmi in mezzo ad una guerra e di vedere persone che dovevano combattere per noi andare, invece, contro di noi. Cosa che purtroppo avviene in parecchi uomini. Sarebbe molto impegnativo e delicato entrare in una tematica del genere…

Il razzismo di oggi è pure collegato al tema della guerra…

Già nel titolo è collegato. Ho voluto parlare proprio del rispetto perché è alla base di tutto. Senza rispetto non c’è evoluzione, non c’è amore, non c’è continuità… niente!

“Divas Live” è il titolo dato al tuo tour con Lighea, Barbara Cola e Antonella Bucci. Chi delle quattro è più diva nella musica e chi nella vita e con chi le sostituiresti oggi per un tour al femminile?

Nessuno è diva. Ognuno di noi è ospite in questa vita, per cui il divismo non esiste. Può essere un gioco, dopodiché la realtà è la normalità. E in questo momento non sostituirei proprio niente e nessuno, anche perché si tratta di tanti e tanti anni fa. Si è trattato di un esperimento, adesso mi occupo invece del mio nuovo tour, così come di “Cera una volta” e del mio nuovo disco.

Rimanendo in tema “Dive”, in tanti hanno trovato ridicoli i 6 di Marcella Bella e Patty Pravo, e soprattutto le motivazioni di quest’ultima, ad alcune tue esibizioni. Non fa ridere sentir parlare di note calanti e imprecise proprio Patty Pravo, che, pur rimanendo un mito indiscusso della nostra canzone, negli ultimi anni ha evidenti difficoltà nell’utilizzo della voce?  Hai veramente cantato così male “Cercami” di Renato Zero? A me non è sembrato proprio… anzi, il contrario!

Sai cos’è successo? Io ho notato che molte cose lì per lì non si sono percepite e non si percepivano benissimo. Quando invece sei a casa si percepiscono tutte le varie situazioni in maniera differente. Io credo che sia stato più questo. Magari qualcosa sembrava calante quando in realtà non lo era… Poi ognuno ha la propria percezione, quindi va bene così.

Quando si hanno delle storie così gloriose alle spalle e una certa età ha ancora senso continuare ad essere competitive?

Penso che questo bisognerebbe chiederlo a loro (ride, ndr).

Descrivi solo con un aggettivo le seguenti cantanti che hai trovato involontariamente sulla tua strada, chi al Festival di Sanremo, chi a “Ora o mai più”:

Annalisa Minetti – Simpatica

Antonella Ruggiero – Unica

Anna Oxa – Non l’ho mai conosciuta per cui non saprei dire

Giuni Russo – Eccezionale

Daniela Pedali – Ecco, anche lei non la sento

Silvia Salemi – La Stima

Francesca Alotta – Ma guarda, io ti posso dire una cosa. La musica è bella perché è varia e ognuno ha qualcosa da dire, per cui non ce n’è uno per ognuno di noi.

E tra tutte le cantanti donne del cast di “Ora o mai più” ce n’è una in particolare con cui hai avuto più feeling?

Con tutti, siamo una grande famiglia.

Come hai interiorizzato le critiche negative alla tua cover de “Gli uomini non cambiano”? C’è chi l’ha vista come un confronto con Mia Martini autodistruttivo e chi, come me, un omaggio sublime. 

Grazie. Non esiste un volersi mettere a confronto. È stato solo un modo per ricordare un’artista che io ho sempre stimato e che ha subito purtroppo troppo ingiustizie… perché l’essere umano è di per sé imperfetto e spesso sbaglia, non si rende conto di ledere la sensibilità di una persona. E quindi ho voluto riesumare e semplicemente omaggiare un’artista straordinaria.

Nello scontro diretto con Hélène Ségara però sei stata tu a vincere. “Sempre” uscì in contemporanea in Francia sia nella tua versione in italiano sia nella versione in francese cantata da lei, che giocava in casa ed era già famosa. Come hai vissuto quella sfida discografica e il risultato a tuo favore?

Eh! È stata una sfida divertente… tra l’altro io non ne sapevo nulla, l’ho capito dopo (ride, ndr). Sono arrivata prima in classifica e ci sono rimasta per più di quaranta settimane, per cui è stata una bellissima cosa.

Sul tuo profilo Instagram leggo che fai anche la modella. Quanto sei vanitosa?

Ma no, più che altro l’ho fatto in passato. E poi capita che ci chiamino per dei brand. Non credo di essere così tanto vanitosa… Poi ogni donna cerca di dare il meglio di sé, quello è innegabile se no non saremmo donne.

A coronamento di questa seconda vita artistica che “Ora o mai più” ti ha dato ci vorrebbe un tuo ritorno al Festival di Sanremo. Pensi di poter convincere Claudio Baglioni con un bell’inedito o attraverso un duetto, visto che a lui piacciono molto, magari proprio con Marco Masini?

Sinceramente penso che mi presenterò perché mi piacerebbe ritornare. Vedremo quel che sarà. Mi hai fatto un casino di domande! Sei un investigatore?

lisa

U2: questa sera il 1mo dei 4 concerti Italiani dell’eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour 2018

L’eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour degli U2 finalmente approda in Italia per quattro imperdibile date che iniziano questa sera al Forum di Assago – Milano.

Dopo la partenza da Tulsa (Oklahoma), il tour è arrivato il 2 maggio scorso nel Vecchio Continente con una prima data a Berlino il 31 agosto. Ora la band di Bono è Milano per quattro show al Forum d’Assago l’11 il 12 il 15 e il 16 ottobre. Promoter del tour la Live Nation.

Il tour segue la pubblicazione del 14° album in studio della band, Songs of Experience (leggi qui nostra recensione). Come il disco, che ha debuttato alla posizione #1 della classifica Billboard, può essere considerato una sorta di “seguito” dell’album Songs of Innocence uscito nel 2014, così l’eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour diviene  una sorta di “sequel” del tour precedente, molto acclamato dalla critica.

Ricordiamo che i biglietti per tutti e quattro i live sono esauriti ormai da mesi.

Quello che si vedrà questa sera sul palco del Forum di Assago saranno ultimissime novità in campo tecnologico, con un palco visibile a 360°: l’ eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour avrà moltissime aree in cui la band canterà spostandosi, un impianto audio all’avanguardia e uno schermo LED ad altissima definizione (con una risoluzione superiore di 9 volte a quella dello schermo presente nel tour del 2015).

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Crediti Foto Olaf Heine

Info per il ritiro dei biglietti al Forum come riportate sul sito di Ticketone:

I documenti necessari per il ritiro sono i seguenti:

– documento di identità 
– e-mail di conferma inviata da TicketOne oppure ID ordine per gli acquisti effettuati tramite Call Center; 
– in caso di ritiro da parte di terzi: delega scritta da parte dell’intestatario dell’ordine, fotocopia del documento di identità dell’intestatario dell’ordine, documento di identità della persona delegata e e-mail di conferma inviata da TicketOne oppure ID ordine per gli acquisti effettuati tramite Call Center

INFO RITIRO PACCHETTI

I Pacchetti VIP Party per i concerti in programma al Mediolanum Forum di Assago (Mi) l’11, 12, 15 e 16 ottobre acquistati on line sul sito TicketOne.it con ritiro sul luogo dell’evento potranno essere ritirati, solo il giorno del concerto, presso il Box Office dalle ore 15.30.

Dalle ore 18.00 si prega di dirigersi al primo cancello a fianco del Box Office e proseguire fino all’ingresso VIP Party. Per viualizzare la mappa Clicca Qui

All’ingresso verrà effettuata la registrazione con lo staff designato e verrà consegnato il pass laminato del tour ed un gadget esclusivo. Si prega di effettuare la registrazione entro le ore 19:45*.

Registrazione: dalle ore 18.00 alle 19:45* 
Apertura cancelli: 18.30* 
Inizio show U2: 20.00*

I biglietti e i braccialetti dedicati ai (RED) Zone Package acquistati on line sul sito TicketOne.it con ritiro sul luogo dell’evento potranno essere ritirati, solo il giorno del concerto, presso check-in (RED) Zone dalle ore 17.15 alle ore 20.15. Per visualizzare la mappa Clicca Qui

In caso di arrivo dopo le 20.15 il ritiro potrà essere effettuato solamente presso la biglietteria generale. La biglietteria rimarrà aperta per altri 20 minuti dopo che gli U2 saliranno sul palco.

 

Orari di tutti e 4 i concerti degli U2 in programma al Forum di Assago:

17:15 – APERTURA Check in (RED) Zone 
17:30 – Inizio controlli di sicurezza per gli ospiti (RED) Zone e prefiltraggio 
18:00 – APERTURA PORTE | Ingresso al pubblico 
20:00 – U2 – Inizio Show 
20:15 – CHIUSURA Check In (RED) Zone

u2

Probabile scaletta eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour U2 2018 – U2

Inside Screen 
Stay (Faraway, So Close!)
Who’s Gonna Ride Your Wild Horses
“E” Stage 
Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me 
Elevation
Vertigo
Even Better Than the Real Thing
Acrobat
You’re the Best Thing About Me
Summer of Love
Pride (In the Name of Love)
Get Out of Your Own Way
New Year’s Day
City of Blinding Lights

BIS: 

Women of the World
One
Love Is Bigger Than Anything in Its Way
13 (There Is a Light)
This Must Be the Place (Naive Melody)