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Pink risponde alle polemiche per le critiche a Macklemore – Ma la pezza è peggio del buco

Pink ha deciso di intervenire pubblicamente dopo la valanga di critiche ricevute in seguito alla condivisione sui social di un contenuto contro Macklemore. Oggetto della controversia è l’esibizione del rapper al MetLife Stadium, in New Jersey, dove si è esibito come opening act durante alcune date nordamericane del “LOOP Tour” di Ed Sheeran.

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Dal palco, Macklemore aveva pronunciato un appello a sostegno della popolazione palestinese, scandendo le parole «Free Palestine» e chiedendo che il messaggio raggiungesse anche «Gaza e la Cisgiordania occupata» (leggi nostro articolo). Durante la performance del brano “Hind’s Hall”, scritto a sostegno delle proteste studentesche della Columbia University, sugli schermi dello stadio erano state proiettate immagini della guerra a Gaza, mentre l’artista indossava una keffiyeh.

L’esibizione aveva provocato la reazione dell’Israeli American Council, che aveva lanciato una raccolta firme indirizzata a Ed Sheeran e al management del tour per chiedere l’esclusione di Macklemore dalle date successive.

«Questo era un concerto di Ed Sheeran, non un comizio politico», aveva dichiarato l’organizzazione, criticando l’uso di immagini davanti a un pubblico molto numeroso.

Nella diatriba è intervenuta a gamba tesa anche Pink,  ricondividendo su Instagram un appello della pagina StopAntisemitism. Il contenuto chiedeva a Macklemore di scusarsi pubblicamente e di rimborsare gli spettatori presenti al concerto.

La condivisione ha però generato una forte reazione online, con accuse di censura e critiche rivolte alla cantante. Di fronte alla crescente polemica, Pink ha pubblicato una lunga dichiarazione per chiarire la propria posizione e assumersi la responsabilità della rapidità con cui aveva effettuato il repost.

pink

Un repost non è una dichiarazione. I social ci rendono tutti superficiali e frettolosi… Sono nata ebrea. Non l’ho scelto e non l’ho mai nascosto. Questa settimana molte persone hanno deciso cosa penso senza chiedermelo, solo perché un repost e la parola ‘ebrea’ bastavano a riempire il resto“.

La cantante ha cercato di convincere di aver preso le distanze dalle decisioni del governo israeliano, ribadendo al contempo la propria condanna nei confronti di Hamas:
Hamas è un’organizzazione terroristica, ma i palestinesi meritano un futuro che onori la loro umanità. Proteggere vite innocenti viene prima di tutto, ovunque“.

Pink ha spiegato, in modo molto poco convincete, di non aver chiesto la cancellazione dell’esibizione di Macklemore né il rimborso dei biglietti. La sua critica, a suo dire, riguardava soprattutto l’uso di immagini di guerra durante un concerto affollato di famiglie e la percezione di essere stata esclusa dal dibattito in quanto ebrea.

Si è messo davanti a uno stadio e ha detto a tutti gli ebrei presenti che non si trattava di loro. Non sei tu a deciderlo per noi…Non ho mai chiesto che un artista venga messo a tacere, non ho bisogno che nessuno venga licenziato o di un rimborso. Ho bisogno di poter dire, da madre ebrea: ‘Questo mi ha spaventata’, senza sentirmi dire che la nostra paura è solo propaganda o che sono favorevole a un genocidio“.

Sarebbe da chiedere a Pink se non si spaventa, da madre, di cosa sia stato fatto a più di 20.000 bambini palestinesi, uccisi e trucidati. Nessun bambino merita quello che sta succedendo in quell’angolo di mondo, né che questo sia israeliano e né che sia palestinese.
Per cui, tutta la sua “chiarificazione” in merito a questa polemica sembra la classica pezza che è peggio del buco.

 

Macklemore intanto ha risposto rilanciando il video del proprio discorso e rivolgendosi direttamente alla comunità ebraica. “Criticare Israele, l’apartheid ed essere contro il genocidio non è una critica a voi…Il mio messaggio è per la pace“.

Il rapper ha quindi ampliato il proprio appello, pronunciando slogan a sostegno delle popolazioni di Palestina, Libano, Cuba, Congo e Sudan, oltre che delle persone che negli Stati Uniti vivono nella paura delle politiche dell’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione.

Macklemore escluso dal tour di Ed Sheeran: il prezzo di una presa di posizione

Il rapper americano Macklemore avrebbe dovuto aprire otto degli ultimi dieci concerti della tournée americana “Loop Tour” di Ed Sheeran, ma è stato escluso dallo stesso Sheeran per le sue posizioni pro palestina.

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La decisione è arrivata dopo le esibizioni del rapper americano del 4 e 5 settembre al MetLife Stadium, nel New Jersey, dove ha gridato più volte «Free Palestine», mentre alle sue spalle scorrevano immagini della guerra a Gaza. In seguito ha interpretato “Hind’s Hall”, il brano dedicato alle proteste filopalestinesi nei campus universitari statunitensi.

La reazione non si è fatta attendere. La pagina Instagram Stop Antisemitism ha pubblicato un video critico nei confronti dell’artista, ricondiviso anche dalla popstar Pink, che per questo è stata a sua volta accusata da alcuni fan di sostenere posizioni filoisraeliane.

Pochi giorni dopo, la società promotrice Messina Touring Group ha annunciato che Macklemore non avrebbe più partecipato alle date successive. Secondo la nota diffusa ai media statunitensi, alcuni stadi avrebbero comunicato di non voler ospitare concerti che prevedessero la sua presenza in scaletta.

«Quando una delle due parti dispone di armi nucleari e di una copertura finanziaria senza fondo da parte degli Stati Uniti, rifiutarsi di schierarsi non è sufficiente per essere neutrali». È una delle frasi con cui Macklemore ha commentato, sui social, la sua esclusione dalle ultime date statunitensi del *Loop Tour* di Ed Sheeran.

In un lungo post su Instagram, Macklemore ha precisato di non considerarsi una vittima e di non voler accusare direttamente Ed Sheeran, che ha definito un amico di lunga data. Ha però sostenuto che Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium, avrebbe contattato Sheeran e altri proprietari di impianti sportivi, prospettando conseguenze sull’organizzazione delle date qualora il rapper fosse rimasto nel tour.

Il punto centrale, tuttavia, è un altro. “Io non sono una vittima. Ed Sheeran non è una vittima. Pink non è una vittima”, ha scritto Macklemore. Le vittime, ha aggiunto, sono i palestinesi, compresi i bambini uccisi nella Striscia di Gaza.

La vicenda solleva interrogativi inquietanti. È davvero diventato impossibile difendere chi subisce? Perchè parlare di pace è diventato sconveniente e divisivo? E’ assurdo constatare che le logiche del potere impongono il silenzio proprio a chi sceglie di utilizzare la propria visibilità per denunciare una tragedia umanitaria.

Macklemore ha sempre affrontato temi sociali e politici attraverso la sua musica. Il suo intervento al MetLife Stadium si è svolto nello spazio che gli era stato concesso, davanti al suo pubblico, e rappresenta una scelta di libertà espressiva, indipendentemente dal fatto che la si condivida o meno. La sua esclusione dal tour appare dunque come il prezzo professionale pagato per aver espresso una posizione scomoda.

È legittimo dissentire dalle sue parole. Non dovrebbe però essere legittimo punire un artista semplicemente perché ha manifestato solidarietà verso una popolazione colpita dalla guerra e da un genocidio, perchè di questo si parla, perchè questo è!.
In questo senso, il coraggio di Macklemore merita rispetto: non perché potrebbe non necessariamente aver ragione (anche se ne ha da vendere, oggettivamente), ma perché ha scelto di parlare nonostante le possibili conseguenze.

A chi, invece, preferisce il silenzio per proteggere la propria carriera o la propria immagine, resta una domanda difficile da eludere: quale sarà il prezzo di quella prudenza quando, un giorno, dovrà confrontarsi con la propria coscienza?

COEZ torna live dal 30 ottobre con FROM THE ROOFTOP – TEATRI 2026

Dopo il grande successo del tour estivo, terminato ieri con la data di Palermo, del COEZ LIVE 2026 – FROM THE ROOFTOP, il cantautore è pronto a tornare in tour nei teatri a partire dal 30 ottobre.

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I live prenderanno il via da Roma, con 3 date già sold out: 30, 31 ottobre e 1 novembre all’Auditorium Conciliazione di Roma, per poi proseguire il 7 (SOLD OUT) e 8 novembre all’Auditorium Lingotto di Torino, il 16, 17 e 18 novembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano, il 23 e 24 novembre al Teatro EuropAuditorium di Bologna, il 26 novembre al Teatro Carlo Felice di Genova, il 28 novembre al Teatro Regio di Parma (SOLD OUT) e chiudere con due date al Teatro Petruzzelli di Bari, il 7 dicembre (SOLD OUT) e l’8 dicembre

Il live, prodotto da Vivo Concerti, ricrea sul palco lo spirito di From The Rooftop, il format cult nato dieci anni fa e diventato nel tempo una delle espressioni artistiche più riconoscibili e autentiche del percorso di Coez, che lo scorso maggio ha visto la pubblicazione della terza edizione. Nato come progetto video parallelo e più intimo rispetto alle produzioni principali, diventato poi anche un album, From The Rooftop prende forma dall’idea di spogliare le canzoni della loro veste originale per portarle verso una dimensione alternativa.

From The Rooftop negli anni ha definito alcuni elementi ormai centrali nel format: ogni edizione contiene brani cult riarrangiati tratti del suo repertorio, cover, appartenenti anche alla scena rap, affiancate da reinterpretazioni più indie e cantautorali, e dal secondo capitolo in poi da collaborazioni inedite. Un equilibrio che riflette le due anime musicali dell’artista e che, con questo nuovo volume, rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione di un progetto che continua a rinnovarsi senza perdere la propria coerenza artistica e sonora. Confermando, infatti, tutti gli elementi dei precedenti capitoli, apre ad una novità: canzoni nuove direttamente in versione “Rooftop”.

coez

FROM THE ROOFTOP –  TEATRI 2026

Venerdì 30 ottobre 2026 | Roma, Auditorium Conciliazione SOLD OUT

Sabato 31 ottobre 2026 | Roma, Auditorium Conciliazione SOLD OUT

Domenica 1 novembre 2026 | Roma, Auditorium Conciliazione SOLD OUT

Sabato 7 novembre 2026 | Torino, Auditorium Lingotto SOLD OUT

Domenica 8 novembre 2026 | Torino, Auditorium Lingotto

Lunedì 16 novembre 2026 | Milano, Teatro Arcimboldi

Martedì 17 novembre 2026 | Milano, Teatro Arcimboldi

Mercoledì 18 novembre 2026 | Milano, Teatro Arcimboldi

Lunedì 23 novembre 2026 | Bologna, Teatro EuropAuditorium

Martedì 24 novembre 2026 | Bologna, Teatro EuropAuditorium

Giovedì 26 novembre 2026 | Genova, Teatro Carlo Felice

Sabato 28 novembre 2026 | Parma, Teatro Regio SOLD OUT

Lunedì 7 dicembre 2026 | Bari, Teatro Petruzzelli SOLD OUT

Martedì 8 dicembre 2026 | Bari, Teatro Petruzzelli

PAOLA TURCI: a ottobre nuovo album “AMORE A DISMISURA” – In uscita il singolo “E VA BENE COSÌ”

Paola Turci continua a svelare le diverse anime di “Amore a dismisura” con “E va bene così”, il nuovo singolo, scritto da Paola con Motta e Anastasi, anticipato in radio l’11 settembre e in uscita il 16 settembre su tutte le piattaforme digitali (BMG).

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Dopo la rinascita raccontata in “Vita Mia” e l’intimità disarmante di “Manchi”, il brano offre un’ulteriore sfaccettatura del nuovo album in uscita il 2 ottobre: una canzone dal carattere diretto e dal respiro più rock.

“E va bene così” è un dialogo interiore e relazionale in cui fragilità e accettazione si intrecciano continuamente. Il brano racconta il confronto con le proprie vulnerabilità, con gli errori, le scelte e le contraddizioni che segnano un’esistenza. Nel ritornello, sostenuto da una calzante batteria, prende forma una consapevolezza liberatoria: imparare ad accogliere il proprio percorso, riconoscendo che anche le cadute e le imperfezioni fanno parte di ciò che siamo.

Paola Turci

Con “Amore a dismisura” Paola Turci racconta l’amore nelle sue forme più complesse e contraddittorie, dando voce a fragilità, assenze, rinascite e legami che lasciano un segno profondo. Un album che attraversa emozioni e stati d’animo diversi, confermando ancora una volta la cifra autentica e personale di una delle interpreti più intense della musica italiana.

La cantautrice porterà per la prima volta dal vivo le canzoni del nuovo disco con “LIVE A DISMISURA”, due speciali appuntamenti prodotti da Baobab Musicil 29 novembre alla Santeria Toscana 31 di Milano e il 3 dicembre al Largo Venue di Roma. Due occasioni per incontrare il suo pubblico e condividere dal vivo il nuovo capitolo del suo percorso artistico, insieme ai brani che hanno segnato oltre quarant’anni di carriera.

S.A.D.O. : Nonostante il pop, l’avanguardia esiste ancora – RECENSIONE

Ti svegli al mattino, accendi la radio e ascolti le peggiori canzoni del momento, quelle che durano tre minuti e mezzo, che partono subito con il ritornello che costituisce l’unico elemento di memorizzazione possibile, con il testo che scivola via talmente è banale e con l’arrangiamento generato dall’AI. Allora cerchi inutilmente qualche radio che trasmetta solo musica. C’è solo musica classica e per i più fortunati, qualche sprazzo di vecchio jazz. Nient’altro.

Non ti resta che spegnere la radio e rifugiarsi su YouTube alla ricerca dell’impossibile, quando all’improvviso, senti il suono del citofono che dopo quel terribile rumore di fondo radiofonico, sembra un meraviglioso organo a canne dell’ Ottocento. Il corriere mi avvisa che è arrivato un pacco. Scendo, lo prendo e nell’ascensore cerco di capire cosa diavolo sia. Non c’è dubbio che abbia la forma di un disco in vinile. I centimetri sono all’incirca 35, e la forma è quadrata. Sulla facciata oltre al mio nome e indirizzo, c’è scritto solo S.A.D.O ( Società anonima decostruzionismi organici). In casa, lo apro. Trattasi di un bel disco in vinile con una copertina che sembra uscita dal catalogo della Deutsche Grammophon. Il titolo è in tedesco: Johann Fritz Tannhauser : Die wiedergefundenen Maeisterwerke.

Il maestro tedesco ( o almeno presumo sia lui ) è ritratto davanti all’antenato del sintetizzatore, il mitico Onde Martenot inventato da Maurice Martenot nel 1928, praticamente un secolo fa. Nelle note di copertina si capisce che il disco è la registrazione live di un concerto effettuato nella Cappella san Pietro Martire di Vercelli nel novembre 2025. Sorpresa ma non più di tanto, perché sempre nello stesso anno, avevo già scritto la prefazione di un libro biografico su J.F. Tannhauser, i cui autori facevano parte dei S.A.D.O, che più di un semplice organico musicale, è una società carbonara di cinque matti italiani più una soprano vietnamita. Essi sono Paolo Baltaro, Giuseppe Garavana, Diego Marzi, Daniele Mignone, Giovanni Battista Franco e la giovanissima Thi Ly Procacci.

Un ensemble dall’età media indefinita, direi mista. Le note di copertina sono scritte in varie lingue, russo compreso, anche se prevale naturalmente, il tedesco. Suggestionato, ascolto l’album per intero godendo le sonorità e la strumentazione utilizzata: pianoforte, cembalo, Onde Martenot, batteria e percussioni, basso elettrico e theremin.

C’è anche un narratore in lingua italiana che presenta fedelmente tutti i brani a uno a uno, nonché note tecniche e biografiche di questo musicista del Novecento, praticamente dimenticato. Sto dimenticando che prima di ascoltare attentamente il disco, ho trovato necessario effettuare qualche esercizio di decompressione acustica, un po’ come i campioni di apnea che si preparano con lunghi esercizi di respirazione, prima di sfidare le profondità marine e il loro meraviglioso silenzio. La decompressione acustica consiste nel dimenticare, meglio ancora cancellare dalla mente, tutto l’inquinamento pop che ti hanno trasmesso anche contro la tua volontà.

Così, dopo varie tecniche tra respirazione e pulizie delle orecchie, si offre al proprio cervello le immagini di un’altra epoca e dei suoi rappresentanti. La copertina dei S.A.D.O è un buon viatico immaginario, così nella tua mente scorrono improvvisi lampi di musica colta, facce poco rassicuranti come quelle di Stockhausen, di Cage, di Satie e dello stesso Tannhauser. Sono quelle di musicisti compositori, ma potrebbero essere benissimo volti di filosofi, alchimisti, matematici, astronomi o semplicemente di pazzi da legare.

Solo ora, si è spiritualmente pronti, nell’ascolto totale e immersivo del disco e così, di solco in solco, corpo, spirito e mente viaggiano a ritroso nel tempo, fino a percepire inesorabilmente che la musica d’avanguardia non è mai morta, forse si è solo appartata per resistere all’inquinamento sonoro, forse ha appreso dagli orsi, il benefico stato del letargo, quella meravigliosa condizione di sonno profondo e prolungato in cui il metabolismo, il battito cardiaco e la respirazione rallentano drasticamente permettendo così al cervello e anche al cuore, l’esplorazione di un mondo ricchissimo di emozioni e contemporaneamente, la fuga da un mondo nel quale le emozioni sono fabbricate da gruppi di ignoranti cronici, devastati dalla loro pochezza d’animo e avidità.

Potrei soffermarmi scrupolosamente sulle singole tracce descrivendo un mondo popolato di melograni, di città sconosciute, di riverberi “rubati” da cattedrali, di archetti da violino che accarezzano i piatti della batteria, dei respiri interni della cantante soprano vietnamita e di altre fantasticherie che rappresentano un nuovo benefico ossigeno da respirare a pieni polmoni. Un disco e una ricerca sonora e compositiva che non sono per tutti, questo è certo.

Anzi io un disco così lo farei ascoltare di seguito e per intero, a uno Sferaebbasta legato a una sedia, nella speranza che possa poi dedicarsi ad altre attività lavorative. Ai musicisti e agli appassionati dal palato fino, consiglio invece, di seguire i S.A.D.O fino al fanatismo più sfrenato, perché è solo la musica d’avanguardia come questa che può liberarci dalla dittatura canzonettistica di questo scellerato paese che ha seppellito la musica sotto una discarica di rifiuti tossici, S.A.D.O, GRAZIE DI ESISTERE.

Il disco potete acquistarlo su www.banksvillerecors.com

HARRY STYLES IN ITALIA CON IL TOUR “TOGETHER, TOGETHER” AD AGOSTO 2027

La superstar internazionale Harry Styles amplierà il suo acclamato tour globale “Together, Together” con 25 nuove date in 12 città nel 2027. Prodotti da Live Nation, i nuovi show appena annunciati porteranno “Together, Together” in altre città del Nord America, dell’Europa e del Regno Unito proseguendo sulla scia del grande successo del tour 2026. In Italia Harry Styles sarà protagonista di due appuntamenti unici sabato 7 e domenica 8 agosto al Circo Massimo di Roma.

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Ogni città del tour 2027 avrà uno special guest diverso: Tinashe, CA7RIEL & Paco Amoroso, Kylie Minogue, Lainey Wilson, Q Marsden, The Womack Sisters, Getdown Services, Caroline Polachek, Feist, LCD Soundsystem, Baby Rose e Tears For Fears si uniranno a Styles in date selezionate. Special guest dei due show italiani: LCD Soundsystem.

Le date 2027 prenderanno il via venerdì 2 aprile con due show consecutivi allo State Farm Stadium di Phoenix, Arizona, segnando il suo debutto negli stadi di Stati Uniti e Canada, per poi proseguire a Dallas, Los Angeles, Toronto, Atlanta e Chicago. Styles si sposteràquindi in Europa per esibirsi a Berlino, Parigi, Madrid, Roma e Dublino, prima di tornare a Londra per tre concerti al Wembley Stadium che chiuderanno il tour.Tutte le informazioni sui prezzi dei biglietti e sulle modalità di vendita sono disponibili qui.

Together, Together ha preso il via nel maggio 2026 con 67 show in sette città: Amsterdam, Londra, San Paolo, Città del Messico, New York, Melbourne e Sydney. Dopo gli appuntamenti già conclusi ad Amsterdam, Londra, San Paolo e Città del Messico, Styles è attualmente nel pieno di una serie da record di 30 concerti al Madison Square Garden di New York, le sue uniche esibizioni negli Stati Uniti del 2026. Il tour proseguirà a Melbourne e Sydney a dicembre.

Styles ha inoltre recentemente ottenuto un titolo GUINNESS WORLD RECORDS™ per la più lunga residency di un musicista al Wembley Stadium nell’arco di un’unica serie di concerti, dopo 12 show nell’iconica venue londinese. Tornerà a Wembley per le tre esibizioni finali di Together, Together nell’agosto 2027.

Harry Styles, in partnership con American Express, prosegue la campagna globale “We Belong Together, Together”, un’estensione dello spirito di Together, Together che caratterizza gli show dal vivo. Senza precedenti per portata e dimensione globale, la campagna prosegue la partnership tra Harry Styles e American Express, offrendo ai fan di tutto il mondo che ne hanno i requisiti la possibilità di vincere un’esperienza unica: viaggiare insieme a un amico per assistere a uno degli show della residency. Per ogni città saranno selezionati dei vincitori, che riceveranno due biglietti, oltre a viaggio e soggiorno in hotel. Per rimanere aggiornati sul lancio delle prossime campagne nel 2027, visitare hstyles.co.uk/wbtt/. Non è necessario effettuare alcun acquisto. Si applicheranno requisiti di idoneità e regolamenti ufficiali.

Together, Together accompagna il quarto album della superstar globale vincitrice di GRAMMY Award®, KISS ALL THE TIME. DISCO, OCCASIONALLY, pubblicato il 6 marzo 2026 da Erskine Records/Columbia Records.

PARTNER BENEFICI DI HARRY STYLES

GLOBAL:
Together, Together continuerà a sostenere Choose Love, con cui Harry Styles collabora da un decennio. Choose Love è un’organizzazione umanitaria che interviene tempestivamente per fornire aiuti essenziali a chi ne ha più bisogno, lavorando direttamente con le comunità. Il sostegno di Harry ha contribuito a fornire servizi essenziali come cibo, alloggio e istruzione a persone in tutto il mondo. Choose Love e Together, Togetherproseguiranno questo lavoro anche nel 2027.

LONDRA:
Per ogni biglietto venduto per le date di Londra, £1 sarà devoluta a LIVE Trust, a sostegno della musica indipendente e della scena musicale nel Regno Unito.

STATI UNITI:
Prosegue anche per Together, Together la collaborazione di Styles con HeadCount. In occasione delle date statunitensi, i fan aventi diritto potranno registrarsi per votare presso gli spazi pop-up di HeadCount allestiti nelle venue.

Il tour Together, Together di Harry Styles collabora con Green Nation, l’iniziativa globale di Live Nation dedicata alla sostenibilità, coinvolgendo le venue e i team locali nell’adozione di pratiche più sosteniibli durante tutte le tappe. Tra le iniziative previste, la riduzione dei materiali monouso e dei rifiuti, la promozione, ove possibile, di opzioni di viaggio a minore impatto ambientale per il pubblico, e una maggiore offerta di cibi a base vegetale nei punti ristoro. Il tour sta inoltre adottando misure per ridurre le emissioni legate alla produzione attraverso l’utilizzo, dove possibile, di carburante HVO come alternativa al diesel convenzionale per generatori e camion del tour. Nel complesso, queste iniziative mirano a rendere più accessibili scelte a minore impatto per pubblico, crew e team delle venue durante tutto il tour.

BIGLIETTI

I biglietti saranno disponibili a partire dalla prevendita AMEX, che partirà lunedì 14 settembre alle 9:00 ora locale, mentre gli eventuali biglietti rimanenti saranno disponibili in vendita generale a partire da lunedì 14 settembre alle 16:00 ora locale. Per informazioni sui biglietti visitare il sito: hstyles.co.uk/tour. Gli orari delle prevendite e delle vendite variano in base al mercato; per maggiori dettagli, consultare le informazioni locali.

NORD AMERICA: la vendita generale inizia mercoledì 16 settembre alle 9:00 ora locale.

BERLINO: la vendita generale al pubblico inizia mercoledì 16 settembre alle 9:00 CEST.

PARIGI:la vendita generale al pubblico inizia lunedì 14 settembre alle 16:00 CEST.

MADRID:la vendita generale al pubblico inizia lunedì 14 settembre alle 16:00 CEST.

ROMA:la vendita generale al pubblico inizia lunedì 14 settembre alle 16:00 CEST.

DUBLINO: la vendita generale al pubblico inizia lunedì 14 settembre alle 16:00 BST.

LONDRA:la vendita generale al pubblico inizia giovedì 17 settembre alle 11:00 BST.

PARTNERSHIP CON AMERICAN EXPRESS E PREVENDITA BIGLIETTI

American Express prosegue la collaborazione con Harry Styles per offrire ai Titolari di Carta accesso ai biglietti, vantaggi e, in alcune città selezionate, esperienze legate a KISS ALL THE TIME. DISCO, OCCASIONALLY e alla residency globale Together, Together. La collaborazione prosegue una partnership di lunga data tra American Express e Harry Styles, che negli anni ha dato vita a numerose esperienze dedicate ai fan: dalle prevendite del Together, Together Tour 2026 e di Love On Tour ai pop-up di Kiss All The Time. Disco, Occasionally e Harry’s House, fino alle performance One Night Only e ai pop-up di Pleasing.

I Titolari di Carta American Express avranno accesso agli Amex Presale Tickets® per alcune tappe selezionate del tour, disponibili per l’acquisto a partire dal 14 settembre 2026 in alcuni mercati e dal 15 settembre 2026 in altri, sempre prima dell’apertura della vendita generale dei biglietti della residency globale. Biglietti disponibili fino a esaurimento. Maggiori informazioni sulle date e sugli orari specifici delle prevendite, sulle tappe interessate e sui termini della prevendita Amex sono disponibili qui. Gli Amex Presale Tickets sono uno dei numerosi benefit dedicati all’intrattenimento disponibili per i Titolari di Carta American Express aventi diritto nei settori della musica, dello sport, del teatro e delle arti attraverso Amex Experiences™.

UNPREDICTABLE FUN TICKETS

Together, Together introduce gli “Unpredictable Fun Tickets”. Un numero limitato di biglietti da $20 per le date nordamericane (in valuta locale), £20 per le date nel Regno Unito e €20 per le date europee sarà progressivamente reso disponibile per gli show del 2027. Ulteriori dettagli saranno annunciati prossimamente.

EARNT

Together, Together estenderà la partnership con EARNT a tutti i mercati del 2027, offrendo ai fan la possibilità di ottenere l’accesso ai biglietti dedicando parte del proprio tempo ad attività di volontariato. Ulteriori dettagli saranno annunciati venerdì 11 settembre.

 Harry Styles

HARRY STYLES: TOGETHER, TOGETHER – LE DATE DEL TOUR 2027

Ven 2 apr — Phoenix, AZ — State Farm Stadium *

Sab 3 apr — Phoenix, AZ — State Farm Stadium *

Ven 9 apr — Dallas, TX — AT&T Stadium ^

Sab 10 apr — Dallas, TX — AT&T Stadium ^

Ven 23 apr — Los Angeles, CA — Rose Bowl Stadium +

Sab 24 apr — Los Angeles, CA — Rose Bowl Stadium +

Ven 7 mag — Toronto, ON — Rogers Stadium ~

Sab 8 mag — Toronto, ON — Rogers Stadium ~

Ven 21 mag — Atlanta, GA — Mercedes-Benz Stadium =

Sab 22 mag — Atlanta, GA — Mercedes-Benz Stadium =

Ven 28 mag — Chicago, IL — Soldier Field #

Sab 29 mag — Chicago, IL — Soldier Field #

Ven 2 lug — Berlino, DE — Flughafen Tempelhof >

Sab 3 lug — Berlino, DE — Flughafen Tempelhof >

Ven 16 lug — Parigi, FR — Plenitude Arena %

Sab 17 lug — Parigi, FR — Plenitude Arena %

Ven 30 lug — Madrid, ES — Riyadh Air Metropolitano <

Sab 31 lug — Madrid, ES — Riyadh Air Metropolitano <

Sab 7 ago — Roma, IT — Circo Massimo &

Dom 8 ago — Roma, IT — Circo Massimo &

Mer 18 ago — Dublino, IE — Croke Park $

Ven 20 ago — Dublino, IE — Croke Park $

Mer 25 ago — Londra, UK — Wembley Stadium Connected by EE @

Ven 27 ago — Londra, UK — Wembley Stadium Connected by EE @

Sab 28 ago — Londra, UK — Wembley Stadium Connected by EE @

JOHN LEGEND: NUOVO ALBUM “MUSE” A OTTOBRE,  ANTICIPATO DAL SINGOLO “DAYLIGHT”

John Legend annuncia “MUSE”, il suo nuovo album, in arrivo venerdì 23 ottobre 2026 e già disponibile in preorder nei formati fisici CD e Vinile. Ad anticipare questo nuovo attesissimo capitolo è “Daylight”, il singolo estratto dal nuovo progetto, disponibile ora su tutte le piattaforme digitali e da venerdì 18 settembre in rotazione radiofonica.

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“MUSE” è un’opera dalla forte dimensione cinematografica e dall’estetica ricca e stratificata, che intreccia alcune delle principali anime della musica black: dal gospel agli standard, dal doo-wop al soul classico, fino all’Afrobeat e all’hip hop. “MUSE” nasce dalla collaborazione tra John Legend e Pharrell Williams, che ne firma la produzione esecutiva. Registrato presso i Louis Vuitton Studios, il progetto vede John Legend confrontarsi con una nuova dimensione creativa, dando forma a un lavoro che unisce la sua inconfondibile identità artistica a una rinnovata ricerca sonora.

In concomitanza con l’annuncio dell’album, John Legend ha pubblicato anche il primo singolo estratto, “Daylight”, che arriva dopo la recente esibizione dell’artista al NFL Block Party di Nashville, dove ha portato sul palco il suo straordinario repertorio e ha offerto un’anticipazione dell’energia che accompagnerà il nuovo capitolo della sua carriera.

“MUSE” rappresenta una nuova direzione per John Legend. Oltre vent’anni di carriera hanno consacrato l’artista soprattutto grazie a ballad diventate parte dell’immaginario e della storia personale del suo pubblico. Con questo nuovo progetto, l’artista ha scelto di uscire dalla propria comfort zone e realizzare un album che non si sarebbe aspettato di fare, nemmeno lui: «Penso che il mio repertorio sia sempre stato molto vario, ma le ballad guidate dal pianoforte sono quelle che hanno avuto maggiore successo nel corso della mia carriera. Volevo rompere lo schema e fare qualcosa di nuovo e diverso». Il progetto ha iniziato a prendere forma dopo la partecipazione dell’artista all’album di ritorno dei Clipse, “Let God Sort ‘Em Out”, prodotto proprio da Pharrell. La voce di John Legend nel brano “The Birds Don’t Sing” ha ispirato il produttore a costruire un intero album attorno alle sue caratteristiche vocali. «Quando Pharrell mi ha chiamato, ho pensato: facciamolo. Molte persone avrebbero immaginato che avessimo già realizzato qualcosa del genere insieme, ma non era mai successo. Sembrava arrivato il momento». I due hanno iniziato a scrivere e registrare l’album a Parigi nel gennaio del 2025, lavorando nello studio di Pharrell all’interno del quartier generale di Louis Vuitton, dove l’artista ricopre il ruolo di Creative Director della linea uomo.

“MUSE” guarda alla tradizione di artisti come Nina Simone, Nat King Cole e Marvin Gaye, reinterpretandone suggestioni e atmosfere attraverso una sensibilità contemporanea. «L’idea di Pharrell, fin dall’inizio, era creare qualcosa che avesse tutti questi elementi classici e cinematografici, un’estetica da Black James Bond, ma con un beat moderno alla base. Si possono sentire le tracce di me e tracce di lui, ma allo stesso tempo il risultato è qualcosa di nuovo per entrambi. Sulla carta, la combinazione tra me e Pharrell era una buona idea. Ma la realizzazione è ancora migliore». La collaborazione tra i due era stata anticipata dal brano “Pray For Ya”, dalle sonorità travolgenti e dalle influenze gospel, scelto come colonna sonora della sfilata Louis Vuitton Fall-Winter 2026 Men’s Show e successivamente incluso nella campagna Moët Ice Impérial di Pharrell nel mese di giugno.

La varietà stilistica di “MUSE” emerge già a partire dalla title track, che apre l’album raccontando la storia tormentata di una relazione tra un uomo e la propria musa: dalla passione alla ricerca di un legame più profondo, fino al tradimento, sullo sfondo romantico di Parigi e del mondo dell’arte. «Non c’era una persona specifica. Abbiamo creato un personaggio di cui poter scrivere liberamente» Il titolo dell’album richiama inoltre le Muse della mitologia greca, le nove sorelle e divinità associate alla musica, alla scienza, alla letteratura e alle arti. «I nostri antenati sono le nostre muse. La mia musica è sempre stata un modo per canalizzare ciò che ci hanno lasciato, trasformandolo in qualcosa di nuovo».

Tra i brani del progetto, “Her” attinge al doo-wop e al gospel con cui l’artista è cresciuto, dando forma a un ritratto tenero e nostalgico dell’innamoramento. “Get Back”, realizzato con Pharrell Williams, porta invece in primo piano l’estetica Black James Bond dell’album, attraverso un soul cinematografico e avvolgente arricchito da grandi sezioni di fiati e archi. In “Are You OK?”, una discussione di coppia diventa l’occasione per mettere in scena una forma di tough love, tra sarcasmo e consapevolezza emotiva. “Bodies on the Floor”, realizzato con i Clipse, trasforma invece il linguaggio della guerra tra gang nel racconto di un legame tossico e magnetico.

A oltre vent’anni dall’inizio della sua carriera, John Legend rivendica così la volontà di continuare a sperimentare e a mettersi alla prova, senza adagiarsi sui successi del passato. «Ci sono molti artisti che, a un certo punto della loro carriera, smettono di creare qualcosa di nuovo. Possiamo limitarci a suonare i successi, possiamo rimanere nella nostra comfort zone. Io invece credo sia importante continuare ad avere la mentalità di chi deve dimostrare ancora il proprio valore. Volevo che questo album avesse un senso di urgenza, che sembrasse qualcosa che doveva essere realizzato e che fosse pienamente degno dell’attenzione del mio pubblico».

Parallelamente al nuovo album, John Legend è impegnato anche nella realizzazione di “Imitation of Life”, nuovo musical in arrivo a The Shed di New York a novembre. Lo spettacolo vede la partecipazione della due volte vincitrice del Pulitzer Lynn Nottage, autrice del libretto, e della due volte candidata ai Tony Award Whitney White, alla regia. Per Legend si tratta della prima esperienza con una partitura originale destinata al teatro, con l’artista e Mike Jackson impegnati nella produzione attraverso Get Lifted Film Co.

John Legend

“MUSE” – John Legend – Tracklist:

1. Muse (feat. Pharrell Williams)

2. Pray For Ya

3. Her Introduction

4. Her (feat. Pharrell Williams)

5. Daylight

6. Get Back (feat. Pharrell Williams)

7. Are You OK? (feat. Pharrell Williams)

8. Under The Bridge Introduction

9. Under The Bridge

10. Next Time (feat. Pharrell Williams)

11. Bodies On The Floor – Taps Introduction

12. Bodies On The Floor (feat. Clipse)

13. Doing Me

14. Fireflies (feat. Pharrell Williams)

15. Everything

16. Sail Off

X FACTOR: DAL MERCATO DISCOGRAFICO AL SUPERMERCATO

 

Dato che in questo Paese c’è ancora qualcuno che crede nell’esistenza del mercato discografico, ecco che nel frattempo ci ha pensato un Supermercato vero, l’ Esselunga. Da questa settimana è partita la raccolta punti di X Factor per accaparrarsi “La collezione che è già un hit”.

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Ogni 15 euro di spesa si vince un bollino valido per I premi in palio:

10 bollini + 1 euro per le calze di X Factor. Delusi i feticisti perché pensavano che fossero quelle usate da Paola Lezzi.

La tazza vale 15 bollini + 2 euro. Attenzione, trattasi di quella da bere, non quella del WC.

Il cuscino vale 25 bollini + 5 euro. Quello se non fosse così caro, potrebbe essere utile durante la messa in onda per favorire il pisolo.

Per 30 bollini + 9 euro balza nella lista dei desideri, lo Speaker magnetico. Avrà la voce di Giorgia con cavetto usb abbinato?

Ed ecco il plaid per 40 bollini + 16 euro, altro supporto utilissimo per il sonno, soprattutto per le puntate in replica.

Infine la vera chicca: il microfono wireless logato per la bellezza di 45 bollini + 16 euro. Qui i fans del noto talent show potranno metterlo in mostra nella cameretta per far credere agli amici di aver partecipato tra i concorrenti.

Devo onestamente ammettere che i premi in palio avrebbero meritato un risalto maggiore. Ad esempio:

10 bollini per il glossario di X Factor con le parole chiave della disciplina da tutor: Attitudine, Percorso, Wow, 4 si, Ti dò una sedia, Vorrei lavorare con te.

15 bollini per il cd con 20 cover di Allelujah in mushup con Sally di Vasco.

25 bollini per la sedia usata durante la formazione delle squadre. Non importa chi si sia seduto sopra, ma ovviamente è esclusa quella dei Maneskin che al mercato nero vale un occhio.

30 bollini per un posto in ultima fila per la finale ma con l’obbligo di reggere un cartello con la scritta: IO HO L’X FACTOR, MA MAMMA NON VUOLE.

40 bollini per il top: Il manuale delle istruzioni di Morgan per vincere X Factor e contemporaneamente farsi eliminare dopo 4 puntate.

Bene, non aspettavamo altro. In attesa che Amici sia sponsorizzato dalla Conad e The Voice dall’Eurospin, non perdiamo tempo. Anche se i carrelli della spesa in Italia sono più vuoti che pieni, diamoci da fare, perché tra una settimana o due circoleranno i tarocchi nei mercati comunali. Già vedo le calze di X Factor accanto ai ventilatori cinesi a mano, i cuscini tarocchi che se li lavi, sparisce la X  e TOR e rimane solo FAC. E lo speaker magnetico che si attacca al frigorifero (peraltro vuoto). Ah….dimenticavo, pare siano previsti live dei semifinalisti nei maggiori Esselunga del Paese. Per prenotare bisogna scrivere sul sito della ESSE la password PERCORSO. Buona raccolta a punti.

CESARE CREMONINI: a ottobre nuovo album “AMATEUR” – “AMATOUR” il Tour a novembre

Il 23 ottobre esce AMATEUR, il decimo album di inediti di Cesare Cremonini. Un’uscita a sorpresa che arriva a tre mesi dalla conclusione del tour più importante della sua carriera.
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Registrato allo Studio 13 di Londra, AMATEUR segna un nuovo, netto capitolo nel percorso artistico di Cremonini.
AMATEUR è stato scritto, suonato e registrato senza intelligenza artificiale.

cremonini

DAL 27 NOVEMBRE TORNA NEI PALASPORT di Bologna, Torino e Milano: AMATOUR  

Dal 27 novembre Cesare Cremonini torna nei palasport con “AMATOUR”.

cremonini

Queste le prime date annunciate.  Le prevendite partiranno da lunedì 7 settembre.

27-28-30

NOVEMBRE

BOLOGNA

UNIPOL ARENA

 

9-10

DICEMBRE

TORINO

INALPI ARENA

 

15-16-18

DICEMBRE

MILANO

UNIPOL FORUM

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PRE-ORDER “AMATEUR”

AMATEUR sarà disponibile per il pre-order a partire da mezzanotte per i seguenti formati:

CD standard, LP standard, CD e LP autografati numerati in edizione limitata. Per la prima settimana

i formati fisici saranno disponibili in esclusiva sullo shop Universal Music Italia. Dalla settimana

successiva, CD e LP standard saranno disponibili su tutto il mercato.

PREVENDITE “AMATOUR”

7 settembre – ore 10.00: Accesso prioritario ai biglietti in presale riservata ai titolari di carta Mastercard. Visita priceless.com/music per maggiori dettagli.

8 settembre – ore 10.00: Pre-sale per coloro che avranno preordinato una copia in edizione fisica di AMATEUR sullo shop ufficiale di Universal Music Italia entro le ore 23:59 di domenica 6 settembre 2026

9 settembre – ore 10.00: apertura vendite generali su Live Nation www.livenation.it

Radio Deejay è la radio ufficiale di “AMATOUR”

Dolly Parton, l’ultimo omaggio a una leggenda del country

Dopo una breve malattia, Dolly Parton è scomparsa all’età di 80 anni, lasciando un’impronta indelebile nella musica country e nella cultura popolare americana.

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Secondo quanto riferito, la cantante è stata sepolta venerdì a Nashville, nel corso di una cerimonia privata riservata ai familiari più stretti. La sua tomba si trova accanto a quella del marito, Carl Dean, scomparso nel 2025, presso il Woodlawn Memorial Park and Mausoleum.

Lo staff dell’artista ha comunicato che Parton è morta dopo aver affrontato una breve battaglia contro il cancro. Nei mesi precedenti, la cantante aveva parlato pubblicamente di alcuni problemi di salute, senza tuttavia specificarne la natura. Le sue condizioni l’avevano costretta ad annullare diversi concerti e a rinunciare temporaneamente alle apparizioni pubbliche.

Parton ha spiegato di non avere più l’energia necessaria per sostenere un tour tradizionale e aveva persino valutato la possibilità di utilizzare avatar digitali durante le proprie esibizioni. Nonostante le difficoltà, aveva continuato a lavorare a nuovi progetti, tra cui il Life of Many Colors Museum di Nashville e iniziative legate al parco divertimenti Dollywood.

Mentre la città continua a renderle omaggio, sarebbe emerso anche un progetto ideato dalla stessa artista prima della morte: DOLLYFEST, un festival internazionale previsto per il 2027 e dedicato alla sua vita, alla sua musica e alla sua eredità artistica.

L’eventuale manifestazione rappresenterebbe un tributo alla carriera di una delle figure più influenti della musica americana, capace di unire successo commerciale, impegno filantropico e una straordinaria capacità di parlare a generazioni diverse.

La Notte della Taranta con lo sguardo al Mediterraneo – Ermal Meta conquista il grande conquistatore

La Notte della Taranta cambia pelle. Il Concertone della 29ª edizione ha scelto di raccontare il Mediterraneo attraverso l’incontro tra la tradizione musicale salentina e sonorità contemporanee. A catalizzare l’attenzione del pubblico, però, è stato soprattutto Ermal Meta, Maestro concertatore dell’edizione 2026.

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Il Concertone è andato in scena sabato 22 agosto a Melpignano davanti a circa 150 mila persone, con la diretta su Rai 3 e, per la prima volta, l’apertura al circuito dell’Eurovisione. Sul palco, insieme all’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, si sono esibiti Alessandra Amoroso, Levante, Maria Mazzotta, Gisela João, Sayf, Welo e Giulia Vecchio.

La serata ha alternato brani della tradizione salentina alle riletture proposte dagli artisti ospiti. Tra i momenti più apprezzati figurano Santu Paulu, interpretata con Alessandra Amoroso, Beddha ci dormi con Levante e Menamenamò insieme a Sayf. Alla conduzione sono state confermate Ema Stokholma e Aurora Leone, mentre il corpo di ballo è stato diretto da Fredy Franzutti. La serata si è conclusa con tutti gli artisti sul palco per Kalinitka, canto in griko scelto come tappa finale del viaggio musicale attraverso il Mediterraneo.

Ermal Meta, il Maestro concertatore al centro dello spettacolo

Il ruolo principale è spettato a Ermal Meta, chiamato a guidare l’Orchestra Popolare e a definire l’identità musicale dell’edizione. Albanese di nascita e cresciuto a Bari dall’età di 13 anni, il cantautore ha affrontato il repertorio salentino attraverso arrangiamenti e contaminazioni capaci di collegare radici locali e sensibilità internazionali.

Nel corso della serata Meta ha proposto anche alcuni brani legati al proprio percorso artistico, tra cui Nu simu nienti, Cent’anni sale e Lule lule. La sua presenza non si è limitata alla direzione musicale: il cantautore ha contribuito a costruire il ritmo complessivo dello spettacolo, mantenendo costante l’attenzione sull’orchestra e sui musicisti.

Proprio questo approccio è stato particolarmente apprezzato sui social. Su X sono comparsi numerosi commenti entusiasti, con diversi spettatori che hanno definito Meta un artista “immenso” e ne hanno elogiato la capacità di valorizzare il lavoro collettivo.

Particolarmente applaudito è stato il momento dei ringraziamenti finali, quando il Maestro concertatore ha presentato uno a uno i componenti dell’Orchestra Popolare. Un gesto interpretato da molti come la conferma della sua attenzione verso gli artisti e le professionalità coinvolte.

La richiesta alla Rai: “Merita un programma tutto suo”

L’entusiasmo per la sua conduzione e per il lavoro musicale svolto ha spinto numerosi utenti a rivolgere una richiesta direttamente alla Rai. Dopo l’esperienza alla conduzione del Concertone del Primo Maggio 2026 e quella da Maestro concertatore della Notte della Taranta, secondo molti sarebbe arrivato il momento di affidare a Meta un programma musicale in prima serata.

La richiesta si inserisce in una fase in cui la televisione pubblica sembra guardare con rinnovato interesse ai grandi protagonisti della musica italiana, come Sal Da Vinci e Achille Lauro, ai quali sono stati associati nuovi progetti televisivi.

Gli applausi per Alessandra Amoroso e Levante

Ermal Meta è stato il nome più celebrato, ma anche gli altri artisti hanno ricevuto numerosi apprezzamenti. Alessandra Amoroso, salentina doc, ha emozionato il pubblico con un’esibizione percepita come particolarmente legata all’identità della manifestazione. Sui social sono comparsi commenti come “Regina indiscussa e talento puro” e “Alessandra Amoroso ha la Taranta nel sangue”.

Molto positiva anche la reazione alla performance di Levante. La cantautrice è stata descritta dagli spettatori come “un altro livello”, con elogi rivolti alla sua eleganza interpretativa e alla capacità di confrontarsi con la tradizione senza rinunciare al proprio stile.

Le critiche: una serata ambiziosa, ma non priva di riserve

Accanto all’entusiasmo, non sono mancate alcune critiche. La scelta di ampliare la manifestazione al Mediterraneo e al circuito dell’Eurovisione ha diviso parte del pubblico: se da un lato molti hanno apprezzato l’apertura internazionale, dall’altro alcuni spettatori hanno ritenuto che la dimensione più tradizionale della Notte della Taranta fosse stata in parte attenuata dalle contaminazioni e dalla struttura televisiva dello spettacolo.

Le riserve hanno riguardato anche il ritmo della serata e l’equilibrio tra i diversi momenti musicali, con alcuni commenti critici sulla conduzione e sulla durata di determinati segmenti. Tuttavia, nel bilancio complessivo, la direzione di Ermal Meta è emersa come uno degli elementi più convincenti dell’edizione.

Tra tradizione e innovazione, la Notte della Taranta ha dunque confermato la propria capacità di trasformarsi senza perdere il legame con il territorio. E, per una sera, Ermal Meta è riuscito a imporsi non soltanto come Maestro concertatore, ma anche come uno dei volti più richiesti dal pubblico televisivo italiano.

BIAGIO ANTONACCI, TOUR E NUOVO DISCO

Tra meno di un mese uscirà il nuovo disco di Biagio Antonacci  si intitola Mustang. La data prestabilita è 25 settembre per l’etichetta Iris, distribuito da Epic Records / Sony Music Italy. Il disco è già disponibile in preorder.
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Nel disco trova spazio anche il singolo You & Me, pubblicato lo scorso aprile e primo passo verso questo nuovo capitolo. L’album esce nella settimana conclusiva del tour estivo, che si chiuderà proprio a fine settembre.

Unplugged 2026 è il tour che ha visto Biagio Antonacci esibirsi in una versione acustica accompagnato dai suoi musicisti. Quaranta concerti in quattro arene, con la formula della residency: dieci date consecutive in ciascuna location. E’ partito giovedì 3 luglio dal Teatro Greco di Tindari a Patti (Messina), per poi proseguire dal 21 luglio all’Anfiteatro Romano di Lucera (Foggia), dal 4 settembre all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia) e concludersi dal 22 settembre, in coincidenza con l’uscita di Mustang, al Teatro Grande di Pompei (Napoli). Questi quaranta concerti saranno gli unici appuntamenti live dell’estate di Antonacci.

Il tour raccoglie e amplia il concept già portato dal vivo da Antonacci nel 2024, quando aveva scelto di esibirsi in luoghi storici e architettonicamente rilevanti anziché nei classici palazzetti. La formula della residency, con dieci date nella stessa città, gli consentirà di cambiare le scalette e proporre ogni sera qualcosa di diverso, come più il concerto tenutosi all’alba del 18 luglio, con ingresso al Teatro Greco alle 4.45 del mattino.

Dopo la pausa di agosto, il tour riprenderà 4 settembre all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera, dove sono in programma dieci date fino al 16 settembre. L’ultima residency è quella del Teatro Grande di Pompei, dal 22 settembre al 4 ottobre, quindi a disco già uscito.

Marco Masini in concerto a Castellana Grotte – RECENSIONE

A Castellana Grotte, in Largo Porta Grande, si è tenuto uno degli eventi più attesi del cartellone estivo “Piazze d’Estate”, il concerto del celebre cantautore Marco Masini. L’iniziativa, promossa dal Comune di Castellana Grotte in collaborazione con la Grotte di Castellana srl e Multiservizi, ha richiamato un numeroso pubblico
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Forse la musica ci ha insegnato una delle cose più importanti della vita: ascoltare.

Ma ascoltare davvero non significa soltanto sentire un suono arrivare alle orecchie. Significa lasciare che una parola attraversi il rumore, che una melodia trovi una strada dentro di noi e che, qualche volta, riesca persino a dare un nome a qualcosa che non avevamo ancora avuto il coraggio di chiamare per nome.

È quello che mi è successo ieri sera a Castellana Grotte, davanti a Marco Masini.

Perché ci sono artisti che hanno scritto canzoni e artisti che, attraverso le loro canzoni, hanno finito per scrivere pezzi delle nostre vite.

Masini appartiene sicuramente alla seconda categoria.

La sua musica non ha mai avuto paura delle fragilità. Anzi, le ha guardate in faccia. Ha parlato di amore senza renderlo necessariamente bello, di dolore senza nasconderlo, di solitudine, rabbia, desiderio, rimpianto e di quella parte di noi che spesso mostriamo soltanto quando nessuno ci vede.

E forse è proprio per questo che le sue canzoni, dopo tanti anni, continuano ad arrivare così lontano.

Si parte con “Male necessario”, e già il titolo sembra quasi una dichiarazione. Ci sono cose nella vita che non scegliamo, persone che diventano necessarie anche quando ci fanno male, esperienze che avremmo volentieri evitato e che invece, a posteriori, scopriamo averci lasciato qualcosa.

Poi “E poi ti ho visto cadere”, “Allora ciao”, “Io ti volevo”, “Ti vorrei”.

E dentro queste parole c’è quella parte dell’amore che conosco bene e che forse, crescendo, impariamo a riconoscere meglio: volere bene non significa sempre riuscire a restare.

A volte vorremmo salvare qualcuno e non possiamo.

A volte vorremmo essere salvati e nessuno arriva.

A volte continuiamo a cercare verità dove avremmo semplicemente bisogno di una risposta sincera.

E poi c’è “Cenerentola innamorata”, che ci ricorda quanto spesso l’amore ci faccia vivere dentro una favola che abbiamo scritto noi, fino a quando la realtà non decide di cambiare la storia.

Arriva “Che giorno è” e poi una sequenza che attraversa mondi e momenti diversi: “Il cielo della Vergine”, “Dentro di te fuori dal mondo”, “Le ragazze serie”, “Fuori di qui”, “Shaman King”.

E mentre ascolto, penso a quanto sia strano il rapporto che abbiamo con il tempo.

Noi cambiamo.

Le persone cambiano.

Le nostre priorità cambiano.

Cambiano persino le ragioni per cui una determinata canzone ci emoziona.

Ma la musica resta lì.

Come una vecchia fotografia che non sbiadisce.

Poi arrivano “Di più”, “Caro babbo”, “Disperato”.

E qui le parole diventano più profonde.

Perché ci sono canzoni che puoi ascoltare soltanto con le orecchie e altre che, invece, ascolti con tutto quello che hai vissuto.

“Caro babbo” è una di quelle.

Ci sono assenze che il tempo non cancella. Le rende semplicemente diverse. Impari a conviverci, a sorridere anche quando fanno male, a portarle con te senza che gli altri se ne accorgano.

E allora capisci che la musica può diventare anche questo: un luogo dove ritrovare per qualche minuto qualcuno che non puoi più avere accanto.

Si passa attraverso “Il niente” e poi arrivano “Ci vediamo”, “La libertà”, “Chi fa da sé”, “Malinconia”, “Perché lo fai”, “Vai con lui”, “Raccontami di te”.

E in questa parte del concerto c’è tutta la complessità dell’essere umano.

La voglia di essere liberi.

La malinconia che arriva quando meno te l’aspetti.

Le scelte degli altri che non possiamo controllare.

Le persone che prendono strade diverse dalla nostra.

E soprattutto quel bisogno, che forse abbiamo tutti, di dire:

“Raccontami di te.”

Perché io credo che alla fine sia proprio questo che cerchiamo nelle persone: qualcuno che abbia voglia di raccontarsi davvero.

Senza maschere.

Senza versioni costruite.

Senza parole dette alle spalle.

La verità, anche quando fa male, resta sempre più bella di una bugia ben raccontata.

Poi arriva “Principessa”, arriva “L’uomo volante”.

E il tempo sembra quasi fermarsi.

Poi “Bella stronza”.

E il pubblico esplode.

È una canzone che ancora oggi conserva una forza particolare, perché quando una canzone riesce a dare voce alla rabbia di qualcuno, quella rabbia smette per un momento di essere soltanto sua.

E poi “Vaffanculo”.

E lì, diciamolo, chi di noi non ha avuto almeno una volta nella vita qualcuno a cui avrebbe voluto cantarla? E’ liberatorio!

A volte anche una parola apparentemente semplice può diventare liberatoria.

E forse la musica serve anche a questo: a dire quello che noi, educatamente, abbiamo trattenuto troppo a lungo.

Poi arriva “Ci vorrebbe il mare”.

E questa, per me, è una di quelle canzoni che non hanno bisogno di essere spiegate.

Il mare è una metafora bellissima.

Il mare porta via e restituisce.

Cancella le impronte e ne crea di nuove.

Può essere quieto o arrabbiato.

Può far paura e, nello stesso momento, farti sentire finalmente libera.

Forse è proprio quello che cerchiamo quando diciamo che ci vorrebbe il mare.

Un posto dove respirare senza dover spiegare niente.

E infine “T’innamorerai” e “Parlo di noi”.

E mi piace che il viaggio finisca così.

Perché, nonostante tutto, dopo le cadute, le delusioni, le persone perse, le parole non dette, le arrabbiature e le cicatrici, rimane sempre qualcosa.

Rimane noi.

Quello che siamo diventati.

Quello che abbiamo imparato.

Quello che ancora siamo capaci di sentire.

Ieri sera Marco Masini mi ha ricordato una cosa che forse dimentichiamo troppo spesso: non bisogna avere paura delle emozioni.

Io non ne ho mai avuta.

Anzi, forse è proprio questa la mia condanna e, allo stesso tempo, la mia fortuna.

Io sento tanto.

Le parole.

I silenzi.

Gli sguardi.

Le assenze.

Le persone.

Le delusioni.

La lealtà quando c’è e la sua mancanza quando non c’è.

E sento la musica.

Per questo ieri sera non ho soltanto ascoltato Marco Masini.

L’ho sentito.

E mentre cantavo quelle canzoni pensavo a quante versioni di noi stessi lasciamo lungo il cammino e a quante, invece, ritroviamo proprio attraverso una canzone.

Perché alla fine la musica fa una cosa meravigliosa: non ci chiede di essere forti, perfetti o invulnerabili.

Ci chiede soltanto di ascoltare.

E, se siamo fortunati, di sentire.

Marco Masini

Grazie Marco Masini.

Perché dopo più di trent’anni riesci ancora a fare una cosa che non è affatto scontata:

trasformare le parole in emozioni e le emozioni in memoria.

L’altra sera, a Castellana Grotte, di memoria, emozioni e verità ce n’erano davvero tante.

Marco Masini

A FRANCESCO…

Grande lutto nel mondo della musica: Francesco Guccini è scomparso oggi a 86 anni a Pavana. Il grande cantautore ha segnato la cultura italiana del novecento e la vita di più generazioni, con canzoni che parlano di contestazione, di impegno e di uguaglianza.

 

Avevo 13 anni quando sentii Francesco Guccini per la prima volta. Non la sua voce ma la sua canzone: “Dio è Morto” scritta nel 1965 e in parte ispirata alla poesia “L’Urlo” di Allen Ginsberg. Non ricordo come, ma l’ascoltai ancor prima che il disco venisse distribuito. Un’amica di mia madre era una dirigente discografica e ogni tanto ci forniva di dischi nuovi di zecca. Fu così che un giorno arrivò una pila di 45 giri, tra i quali il singolo dei Nomadi. Il testo ci fece discutere parecchio, perché la Rai lo censurò con l’accusa di blasfemia, ma Radio vaticana invece, lo mise regolarmente in onda. Sessant’anni dopo, il testo di Guccini risulta ancora attualissimo:

“Ho visto la gente della mia età andare via/lungo le strade che non portano mai a niente/cercare il sogno che conduce alla pazzia/ nella ricerca di qualcosa che non trovano”.

Il ritratto della nostra generazione in quattro versi. Ancora oggi siamo alla ricerca di qualcosa che non troviamo, soprattutto di nuovi artisti, autori e intellettuali che non riusciamo a trovare da nessuna parte. Così Francesco Guccini se ne è andato nell’epoca più brutta e confusa che poteva immaginare, dove la politica è solo per far carriera e la dignità fatta di vuoto, dove l’ipocrisia è di chi sta sempre con la ragione e mai col torto. Un’epoca dove “Dio è morto” o se c’è, non sta affatto bene.

Una sera anni dopo, lo vidi per la prima volta in teatro: suonava da solo, seduto su una seda di paglia con a fianco un fiasco di vino. Molto allegro, scanzonato, con tante battute che gli uscivano dai baffi bagnati di rosso. Ricordo la sua canzone “Talkin’ sul sesso” e soprattutto la stupenda “l’avvelenata” dove si permetteva di asfaltare la critica musicale che “sparava cazzate”. Come dargli torto allora, dato che i vari Pintor e Bertoncelli scrivevano su di lui:

“Guccini dovrebbe ritrovar la forza di combattere e non dedicarsi esclusivamente al culto della rassegnazione, per la disfatta di un movimento che in Italia non è mai esistito e che solo egli, con pochi altri, ha vissuto nei dintorni di Modena”. (cit. da Libro Bianco sul Pop in Italia di Arcana Editrice- edito nel 1976)

Dunque, quale eredità ci lascia Francesco? Ma soprattutto chi mai l’accoglierà, tra i giovani che non hanno mai conosciuto l’America cantata da lui italianizzata sulla via Emila? Tra tutti i cantautori del Novecento, quello meno ricordato dalle nuove generazioni è proprio Guccini. Mentre Battisti, De Andrè, Battiato, Dalla o Rino Gaetano, vengono ricordati fino all’esasperazione, dai tributi in piazza fino alle cover nei talent show passando per miriadi di fiction e docufilm, Guccini invece appare come un “fantasma”, come uno “spettro che si aggira per il Paese”. Troppo personale, troppo diverso, forse troppo oltre il ristretto cortile del “cantautorato” italiano. Ora però verrà riscoperto in tutte le salse, a torto o a ragione, non importa. Spunteranno le targhe e i premi Guccini, le Techetechè Rai e gli editori faranno a gare per pubblicare libri come “Dietro i testi di Guccini”, “L’amico amerigo”, “L’isola non trovata”, “Da Kerouac a Guccini, dalla Route 66 alla via Emilia”, etc…

A 86 anni suonati, non credo che a Francesco importasse molto, anzi. Da tempo si era defilato dal trambusto mediatico e dalla discarica discografica. Ha vissuto un’epoca molto intensa, la migliore che potesse immaginare e se l’è portata con sé.

Rimangono le sue canzoni, i suoi romanzi, le sue piccole grandi meraviglie e se anche Dio fosse morto, Dio non voglia che vengano rovinate dai troppi biografi per caso e dai furbetti del quartierino.

Ciao Francesco, grazie.

 

Francesco Renga in concerto a Castellana Grotte con il suo “LIVE ESTATE 2026” – RECENSIONE

Ci sono artisti che salgono su un palco per esibirsi e artisti che, invece, riescono a creare un legame autentico con il proprio pubblico. Francesco Renga appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

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La tappa di Castellana Grotte del “LIVE ESTATE 2026”, che segue il successo ottenuto al Festival di Sanremo con Il meglio di me, è stata molto più di un concerto: è stato un viaggio attraverso emozioni, ricordi e canzoni che, nel tempo, sono diventate parte della vita di intere generazioni.

Ad accoglierlo una Largo Porta Grande gremita, pronta a cantare ogni parola insieme a lui. Fin dalle prime note di Ci Sarai si è percepita quell’atmosfera speciale che solo i grandi concerti riescono a regalare. Una voce intensa, inconfondibile, capace ancora oggi di emozionare con la stessa forza di sempre.

Francesco Renga

La scaletta è stata costruita con equilibrio, alternando i brani più recenti ai grandi classici che hanno segnato la carriera di Renga. Da Un giorno bellissimo a La tua bellezza, passando per L’amore altrove, Il bene, Prima o poi e Guardami amore, ogni canzone è stata accolta da un coro spontaneo del pubblico, trasformando la piazza in un’unica grande voce.

Tra i momenti più intensi della serata impossibile non citare Dove il mondo non c’è più, È una vita che ti stavo aspettando, Migliore, Raccontami, Ferro e cartone e Così diversa, interpretate con quella sensibilità che da sempre contraddistingue Francesco. Nessun eccesso, nessuna forzatura: solo musica raccontata con sincerità.

Accanto a lui, sul palco, dei fantastici musicisti che hanno impreziosito ogni brano con grande eleganza e professionalità, valorizzando ogni sfumatura senza mai togliere spazio alla straordinaria interpretazione del protagonista. Un’intesa evidente, quella tra Francesco e i suoi musicisti, che ha reso lo spettacolo ancora più coinvolgente.

L’emozione è cresciuta brano dopo brano fino ad arrivare a Il mio giorno più bello nel mondo e soprattutto ad Angelo. In quel momento il tempo si è fermato. Migliaia di persone hanno cantato all’unisono, regalando uno dei passaggi più toccanti dell’intera serata. È in istanti come questo che si comprende davvero il significato della musica: unire, emozionare e lasciare qualcosa dentro.

Francesco Renga

Il finale è stato una vera festa con Meravigliosa, Splendido e Vivendo adesso, prima di un encore attesissimo con Ragazza sola Ragazzo solo, Via 134 e una travolgente Sto già bene, che ha chiuso una serata vissuta tutta d’un fiato.

Francesco Renga continua a dimostrare di essere uno degli interpreti più autentici del panorama musicale italiano. Non ha bisogno di effetti speciali: gli bastano la sua voce, la sua sensibilità e quel modo unico di vivere ogni canzone come se fosse la prima volta.

Castellana Grotte gli ha restituito tutto questo con applausi, cori e un affetto sincero che si respirava dall’inizio alla fine.

Perché, alla fine, i concerti più belli non sono quelli che finiscono con l’ultima nota. Sono quelli che, una volta tornati a casa, continuano a risuonarti dentro.

TOSCA, il nuovo album “FEMINAE” e il “Feminae a teatro” dal 30 Novembre – RECENSIONE

  

A distanza di sette anni dall’acclamato album “Morabeza”, Tosca ritorna con un nuovo progetto discografico intitolato “Feminae”, lavoro che rappresenta un’autentica espressione dell’essenza artistica della stessa artista. In “Feminae”, la femminilità viene declinata come simbolo di pace, accoglienza, nutrimento e protezione, valori che Tosca racconta con coerenza e passione. L’album, che segna inoltre il ritorno di Tosca in BMG, si arricchisce di collaborazioni preziose con artisti sia italiani che internazionali, conferendo al progetto una dimensione ancor più ricca e sfaccettata. Dopo l’uscita del disco, l’artista intraprenderà un imperdibile tour teatrale, il “Feminae a teatro”, a partire dal prossimo Novembre.  

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Il giorno prima della serata, a cui ho partecipato, di “Incontri ravvicinati con la musica” di Diano Marina (leggi qui l’articolo), passava nell’impianto Bose della mia auto il brano “Primavera” cantato dalla mia amica Tosca, e lei, che ha una voce ancestrale, è una delle poche voci che riesce a commuovermi. Ho dovuto proprio accostare e fermarmi.

Sono sincero mi successe anche con altri suoi capolavori come “Il suono della voce” di Ivano Fossati e qualche anno più tardi a Sanremo dinanzi a lei quando per la prima volta mi fece ascoltare “Ho amato tutto” di Pietro Cantarelli (che vinse il Premio Bigazzi come miglior componimento) e poi ancora con “Normalmente” di Joe Barbieri.

Succede che il suo suono arriva sempre all’anima. Ma questa volta accade con “Primavera”, scritta per lei dalla splendida penna di Pacifico durante una loro conversazione sui loro papà in una serata Parigina.

Luigi dopo quella sera le ha donato un testo di emozioni talmente potenti per il pubblico da generare lo  specchiarsi dei ricordi ed è per questo che puntualmente tutta la platea piange in automatico beandosi di tale bellezza.

Il videoclip di Primavera è stato diretto da Stefano Ricco, e si costruisce sull’incontro tra filmati in Super 8 dell’archivio familiare dell’artista e riprese contemporanee, intrecciando passato e presente senza distinzioni nette, lavorando su una continuità emotiva più che narrativa. Le immagini d’archivio non sono trattate come ricordo, ma come qualcosa che continua a esistere nel presente.

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Questo dialogo costruisce un percorso interiore di rielaborazione che conduce a un distacco. Il brano segna questo passaggio e trova una chiusura nel gesto finale: una fotografia viene affidata alla corrente del fiume, elemento che rappresenta la trasformazione e il lasciar andare.

E’ un anno in cui, grazie a FareMusic e alla mia opera sui Coldplay, ho avuto la fortuna di intervistare vari artisti, soprattutto internazionali. Tra questi un’altra donna straordinaria, Sarah Jane Morris  (QUI la video intervista) che mi ha parlato del suo secondo bellissimo album “Sisterhood” dedicato alle grandi donne della musica reinterpretandone magistralmente alcuni dei loro più grandi capolavori.
E insieme a lei mi accorsi che anche Tosca aveva dedicato il suo ultimo disco alle donne, alla femminilità, all’unione di bellissime collaborazioni e voci femminili intitolando questa perla sonora “FEMINAE” titolo suggeritogli dal suo mentore, il grande Renzo Arbore.

“Feminae” arriva a sette anni dal precedente “Morabeza” e si presenta come un attraversamento di voci, repertori e scritture diverse, tra adattamenti e nuovi brani. Un album di inediti con collaborazioni italiane e internazionali in cui identità, ricerca musicale e libertà artistica trovano un filo conduttore preciso: il femminile.

Sul piano musicale, Tosca si affida ancora una volta a Joe Barbieri, che firma produzione artistica, arrangiamenti e adattamenti in italiano, accompagnando il progetto verso un impianto sonoro coerente e riconoscibile. Feminae” si sviluppa in una dimensione di libertà creativa che privilegia lo scambio e l’autonomia espressiva, senza subordinarsi a logiche di mercato o dinamiche di esposizione. Per costruirla, Tosca coinvolge artiste della scena internazionale e italiana: Carmen Consoli, Ornella Vanoni, Maria Bethânia, Sílvia Pérez Cruz, Stacey Kent, Mama Marjas, Cristina Branco, chiamate a condividere temi meravigliosi della tradizione mondiale o nuove composizioni scritte per il disco. A completare il disegno musicale, gli interventi di Paolo Fresu, Rita Marcotulli e dei Flowing Chords. Ne emerge un lavoro che non si limita a descrivere il femminile, ma lo attraversa come territorio vivo e in continuo movimento.

Il progetto si avvale inoltre delle firme di autori come Pacifico, Jorge Dexler, Gegè Telesforo, Giovanni Truppi, Michele Santoleri, Gnut, Pietro Cantarelli, Fabio Ilacqua, Tony Canto, Ivano Fossati, accanto a nomi illustri della tradizione come Vinicius De Moraes, Antonio Carlos Jobim, Rafael Hernández, Fausto Bordalo Gomes Dias, Sergio Bardotti e Maurizio Piccoli 

Feminae – dice Tosca – è su tutte le piattaforme ormai da due mesi e non posso che essere felice per tutte le soddisfazioni che mi sta dando, lo amate, lo ascoltate, lo scaricate e questo per me significa che lo avete accolto con lo stesso amore con cui l’ho concepito e realizzato. Me ne accorgo anche in questi giorni d’estate, portando in giro il mio Le Feminae si fanno aspettare, ConversaConcerto ricco di dialoghi – sempre con grandi interlocutori o interlocutrici – e musica”.

“Feminae a teatro” partirà il 30 novembre al Piccolo Teatro Strehler di Milano e sarà particolarmente importante perché ogni biglietto venduto sarà una donazione al Banco dell’Energia”.

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LA RECENSIONE  

Ho aspettato un po’ prima di pubblicare questo scritto, perché Tosca e la sua famiglia di Musicisti meritano del tempo da dedicare loro, non si possono pubblicare solo i comunicati stampa ma qui ci vuole rispetto per il lavoro della produzione e dei creatori di ognuno di questi brani. Per questo motivo ve li elenco uno ad uno, cercando di sollevarvi un po di emozioni e di voglia di ascoltare “FEMINAE” (prodotto e arrangiato dal suo fratello d’arte Joe Barbieri) dove la vostra anima staccherà davvero dal vostro giorno per farvi prendere un meritato spazio di meditazione.

La rivoluzione è un lavoro poetico.

Questa è una delle frasi più belle che contraddistingue Tosca. Ed è per questo che questo progetto si apre con una dichiarazione poetica. Una reinterpretazione di “Vissi d’arte, vissi d’amore” dalla Tosca di Giacomo Puccini. Da questo incipit, l’album si espande in un viaggio musicale che inizia subito coi profumi di “Primavera” e vi apre immediatamente verso la scatola dei ricordi, di ognuno di noi, inevitabilmente vi si aprirà il coperchio del cuore e arriverete a comprendere che vi sono due frasi importanti che vi solleveranno dalla sedia.

La prima è “a capirsi veramente non si riesce quasi mai” e vi verrà voglia di alzarvi e di correre ad abbracciare (per chi ha la fortuna di poterlo fare) il proprio papà o mamma e dir loro “Ti Voglio Bene”…perchè glielo diciamo sempre troppo poco. E se sono già volati in cielo… beh alzate lo sguardo e pensateli con tutto l’amore del mondo perché la seconda frase che salirà in vetta al vostro cuore sarà “se anche è debole il segnale io non ti ho perso mai”. (Io solo a leggere queste parole mi commuovo).

E passa qualche minuto prima di poter andare avanti con l’ascolto verso “Che sarà Terra, che sarà Amore” del bravissimo Fabio Ilacqua, un matrimonio “maledetto” di una giovanissima sposa, costretta all’altare, prende forma in un racconto in cui il giudizio degli altri diventa motore di un dramma silenzioso, con la sola pioggia a fare da testimone. Una storia narrata con la leggerezza salvifica di quella saudade capace di trasformare in luce anche il cielo più cupo. Tutta da ballare.

Da qui andiamo verso un adattamento musicale splendidamente orchestrato da Joe Barbieri, Io non esisto senza te (Eu não existo sem você, dei grandi Vinicius De Moraes e Antonio Carlos Jobim) un’altra piccola perla cantata in duetto con Maria Bethânia, Rita Marcotulli al pianoforte & Paolo Fresu alla tromba. Pura meditazione.

Il viaggio continua e torna in Italia riportandoci a quello che per noi è un inno, o meglio la canzone delle canzoni popolari di Ivano Fossati, un modo per far alzare il pubblico verso la Storia. E nei loro Live tutti i musicisti si ritrovano uniti a suonare lo stesso tamburo per unire tutti i cuori ribelli di ogni serata. Un risultato di un efficacia magnetica. Tosca e’ grande in questo perché trascina le coscienze, compie una scelta e le persone si soffermano a riflettere su chi siamo. Se lo vogliamo…possiamo scegliere di essere dei rivoluzionari.

Facciamo ora spazio interiore per guardare il nostro giardino attraverso “Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa (Silencio, di Rafael Hernandez, adattato in italiano da Joe Barbieri) con la partecipazione della cantantessa Carmen Consoli che qui torna e ci regala la delicatezza di una ballad di protezione dal dolore verso la dalia e il biancospino, affinché non sappiano della sofferenza e non muoiano di pena. Una metafora sul canto alle piante e ai fiori perché esso e’ un piacere vitale, e loro ti restituiranno sempre la vita.

Esiste la Vergogna? e’ il prossimo brano cantato con Mama Marjas, radicata nella cultura del reggae ma allo stesso tempo versatile con una solida cultura musicale multietnica. Qui ci si scandalizza dell’indifferenza con cui la società moderna assiste a guerre e genocidi. Riflessiva

Tosca coi suoi dischi ci porta sempre a riflettere ma lo fa permettendoci di volare tra Roma, Berlino e Lisbona (Porque me olhas assim, Fausto Bordalo Gomes Dias, un altro adattamento in italiano di Joe Barbieri) con Cristina Branco un eccellente artista portoghese che ci ha abituato bene coi suoi dischi di Fado e la considero la miglior esponente di musica Lusofona insieme alla mia amica compianta Sara Tavares, che ho sempre sognato potesse duettare con Tiziana. (Balance’ il suo più grande disco).

Si parla di Feminae ed era giusto citare anche Sara prima di tornare all’ascolto di “Creatura Naturale” un brano del bravissimo musicista siciliano Tony Canto che tira fuori una delle sue perle affinché possa dare ritmo folk al disco di Tosca, ma soprattutto al Tour che continuerà la sua cavalcata teatrale aprendo le danze di un secondo atto dove la gente possa alzarsi e ballare come succedeva con De Andre’, “una rosa tra le rose, una voce in mezzo al mare”, una creatura naturale.

Ora però abbiamo uno stop necessario. Perché arriva “Per un’amica” (di Sergio Bardotti, Ornella Vanoni, Maurizio Piccoli), eh si, tra gli autori di questo brano c’è proprio Ornella Vanoni, forse l’ultimo brano chiuso prima che venisse a mancare. E’ una di quelle canzoni che lei definiva “orfanelle”, tra le meno conosciute del suo repertorio. Si tratta di un brano in cui due donne si incontrano e si raccontano le proprie prigioni immaginarie. Un grandissimo regalo per tutti noi.

Dopo una voce come quella di Ornella poteva solo arrivarne un’altra, quella di Sílvia Pérez Cruz, una delle voci più belle al mondo. Il brano si intitola “C’è” ed è scritto dal maestro Pietro Cantarelli (autore di Ho Amato Tutto) che non poteva assolutamente mancare in questo disco capolavoro. I suoi archi sono inconfondibili e lo stile tra pop d’autore e cameristico ci regalano la delicatezza dell’ascolto e tutta l’eclettica maestria delle vincitrici della serata cover di Sanremo 2020 con “Piazza Grande”. (Al termine del disco nella versione spagnola sarà riadattata una speciale bonus track intitolata “Hay” in chiusura).

Penultima traccia di Feminae è Soledad (di Jorge Drexler, adattata magistralmente in italiano da Joe Barbieri) con Stacey Kent, statunitense naturalizzata inglese che dal Jazz si cimenta in questa traduzione azzeccata ma forse un filo difficoltosa nella pronuncia italiana per Stacey. Forse il brano che mi è arrivato meno e che avrei inserito in Tracklist subito dopo “Creatura Naturale” per poi voler sentire Ornella e Silvia Perez subito dopo. (Mio piccolo e personale appunto del mio sentire musicale).

Scelta di grande finezza invece la chiusura del disco con “Tutt’ ‘e sere” dove l’ultima Feminae di tutte le nostre serate vuole essere la chitarra di Claudio Domestico, in arte Gnut, cantautore napoletano che ci porta a nanna coi grilli e la dolcezza della voce di Tosca che tutti vorrebbero avere accanto prima di addormentarsi. Perché raccontare l’amore attraverso piccoli gesti quotidiani e presenze silenziose, restituisce un’atmosfera sospesa per questo disco, profondamente emotivo.

 

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Tracklist “FEMINAE”

1. Vissi d’arte (Giacomo Puccini, Giuseppe Giacosa, Luigi Illica)

2. Primavera (Pacifico, Tosca)

3. Che sarà terra e che sarà mare (Fabio Ilacqua)

4. Io non esisto senza te (Eu não existo sem você, Vinicius De Moraes – Antonio Carlos Jobim, adattamento in italiano Joe Barbieri) con Maria Bethânia, Rita Marcotulli & Paolo Fresu

5. La canzone popolare (Ivano Fossati)

6. Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa (Silencio, Rafael Hernandez, adattamento in italiano Joe Barbieri) con Carmen Consoli

7. Esiste la vergogna? (Giovanni Truppi, Gegè Telesforo, Tosca, Michele Santoleri) con Mama Marjas

8. Roma, Berlino, Lisbona (Porque me olhas assim, Fausto Bordalo Gomes Dias, adattamento in italiano Joe Barbieri) con Cristina Branco

9. Creatura naturale (Tony Canto)

10. Per un’amica (Sergio Bardotti, Ornella Vanoni, Maurizio Piccoli) con Ornella Vanoni

11. C’è (Pietro Cantarelli, Tosca) con Sílvia Pérez Cruz

12. Soledad (Jorge Drexler, adattamento in italiano Joe Barbieri) con Stacey Kent

13. Tutt’ ‘e sere (Gnut)

14. Hay (Pietro Cantarelli, Tosca, adattamento in spagnolo Sílvia Pérez Cruz) con Sílvia Pérez Cruz

* versione in spagnolo di C’è, che esce come bonus track solo nelle versioni deluxe di vinile e cd

“Feminae” è un progetto di Tosca, prodotto e arrangiato da Joe Barbieri.

Andrea Garen pubblica “N’true”, il nuovo singolo che celebra la forza della vera amicizia

È disponibile su tutte le principali piattaforme digitali e su YouTube N’true, il nuovo singolo del cantautore Andrea Garen, un brano intenso e coinvolgente che affronta uno dei sentimenti più autentici e preziosi della vita: la vera amicizia.
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Con questa nuova pubblicazione, Andrea Garen compie un ulteriore passo nel proprio percorso artistico, scegliendo la lingua inglese per dare respiro internazionale a un messaggio capace di parlare a chiunque, indipendentemente dalla cultura o dalla provenienza. N’true racconta infatti la bellezza di quei legami sinceri che resistono al tempo, alle distanze e alle difficoltà, trasformandosi in punti di riferimento imprescindibili nel cammino di ciascuno.

Sorretto da una produzione raffinata, sonorità calde e un’atmosfera intima, il brano accompagna l’ascoltatore in una riflessione profonda sul significato dell’amicizia, descritta come una presenza silenziosa ma costante, capace di offrire sostegno, ascolto e comprensione senza mai chiedere nulla in cambio.

Tra i passaggi più significativi emerge il verso “A friend is someone who brings you back to the depth of yourself”, una frase che racchiude il cuore del brano e ne sintetizza il messaggio: un vero amico è colui che ci aiuta a ritrovare noi stessi anche nei momenti più difficili, ricordandoci chi siamo davvero.

Con N’true, Andrea Garen conferma la propria sensibilità compositiva e interpretativa, firmando una canzone che unisce eleganza melodica e intensità emotiva. Un singolo che invita a riscoprire il valore delle relazioni autentiche in un’epoca in cui i rapporti umani sono spesso messi alla prova dalla frenesia quotidiana.

N’true è già disponibile in streaming e download su tutte le principali piattaforme digitali e sul canale YouTube dell’artista.

UN CALCIO AI MONDIALI

Con la vittoria della Spagna si sono conclusi i più brutti mondiali di calcio mai visti nella storia dello sport più celebre al mondo. Una autentica metafora del neocapitalismo americano 4.0 dove il servilismo di Infantino nei confronti del Presidente Trump è apparso persino ridicolo.

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Non era mai accaduto che un Presidente di Stato telefonasse a un Presidente della FIFA per annullare la sospensione di un giocatore statunitense. E così è avvenuto. Le due finali, per il terzo e quarto posto e la finalissima, sono state imbarazzanti. La prima ha avuto un risultato che si vede solo nelle partite dell’oratorio o sui campi di calcetto tra scapoli e ammogliati (6-4). La seconda, di una noia mortale, con l’Argentina che per tutto il primo tempo non ha fatto un solo tiro in porta.

Ancora peggio lo show messo in piedi dagli americani: un intervallo di 27 minuti che avrebbe schiantato anche l’energia di Haaland, in barba al regolamento della Fifa che ormai è relativo quanto il diritto internazionale. Shakira, la superstar delle anche a trasmissione idraulica, fa un disco ogni quattro anni, cioè la canzone per i mondiali di calcio, Madonna in mezzo a Ronaldo e Ronaldinho, sembrava Paola Ferrari in mezzo a Ciccio Graziani e Adani.

 

Tom Cruise ha recitato a memoria un testo talmente zuccheroso da portare a livello di codice rosso, il tasso diabetico del pubblico. E ovviamente in quadro così kitsch non poteva mancare la nostra Laura Pausini, che insieme ad Adani ha ben rappresentato la bandiera tricolore, anche se in verità Adani è apparso come un ultras argentino.

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Il caro biglietti delle partite si è allineato all’aumento dei dazi di Trump. I biglietti per la finalissima hanno raggiunto costi stellari. Il più “economico” era di 7 mila euro. Il più caro 60mila, quello del settore 113, vicino al campo. Si potevano acquistare sul sito della Fifa come su agghiaccianti siti di secondary ticketing. Su Ebay, come riportato da una inchiesta della Gazzetta dello Sport, qualcuno ha provato a venderli a 40 mila euro.

Ovviamente nessuno, dico nessuno, nemmeno gli spagnoli, ha provato a infrangere l’assordante silenzio sul genocidio palestinese, cosa assai anomala in una vetrina globale come i Mondiali di calcio. Oh.. gente, siam qui per vedere 22 giocatori in mutande correre a 38 gradi all’ombra, mica per altro.  A questo si aggiunge che per via del fuso orario, vedere di sera in tv, partite giocate all’ora di pranzo non è affatto gradevole, dato che annulla persino il cosiddetto “bello della diretta”. In quanto agli arbitraggi mancava solo di designare l’ecuadoriano Byron Moreno per quanto sia stata favorita l’Argentina.

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A questo proposito mi piace ricordare la delibera comunale della città di Santa Teresa di Riva (Messina) che nel settembre del 2002, titolò all’arbitro Moreno, i gabinetti pubblici in Piazza Mercato. Sublime operazione di satira e di critica politicamente scorretta, che oggi manca come l’acqua nel Po. Avercene oggi. Invece no. Tutto bene, tutti spennati come polli ma falsamente contenti.

E’ falsamente contento persino Trump nel distribuire le medaglie alla squadra spagnola, tant’è che dopo poche ore, si lascia andare a una delle sue tante bullshit, auspicando una prossima edizione dei Mondiali di calcio made in Usa ma senza il Messico e il Canada. Ovviamente l’Infantino (che nonostante il nome non si dà all’ippica come dovrebbe), si è guardato bene dal replicare. Bene.

I Mondiali sono finalmente finiti.

Non si ricorderà molto di questa pessima edizione, se non il caldo subito anche davanti alla tv. Restano le urla di Adani, posseduto dal demonio del pallone, lo spreco di miliardi di dollari, l’ estrema fatica di Messi che pur di passare dalla storia del calcio a quella della mitologia, a 39 anni suonati, avrebbe continuato a giocare a fine partita anche durante la premiazione, negli spogliatoi e sul pullman, e la faccia di Gianni Infantino, svizzero e “purtroppo” di origine italiana ma naturalizzato cittadino libanese nel 2025. Uno che ha avuto persino il coraggio di consegnare il premio Fifa per la Pace a Trump. Questo signore che vorrebbe portare le squadre di calcio ai Mondiali fino a 48 unità, tanto per allargare il business, ha ottenuto tra le numerose onorificenze, quelle di “Commendatore dell’Ordine al merito del Congo” e “Cavaliere dell’ordine dell’Amicizia in Russia”. Si attente con trepidazione quella di Santa Teresa di Riva in provincia di Messina, chissà…forse la più ambìta.

Solo gli americani potevano prendere a calci i Mondiali.

L’Odissea di Nolan, un trionfo al cinema e in libreria

 


L’Odissea è uno di quei film che ti ricorda perché il cinema è ancora un’esperienza unica. 

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James Cameron per Avatar, con le sue innovative camere 3D, ci ha sempre consigliato di andare al cinema a godersi l’esperienza a meno che uno non abbia in casa un buon impianto audio/video.

Una passione che mi sono costruito nel tempo e devo dire che aveva ragione, le sale cinema con la giusta tecnologia rappresentano oggi una vera e propria occasione multisensoriale ed immersiva proprio come la tecnologia IMAX da 70mm utilizzata da Christopher Nolan. Ovviamente solo per un determinato tipo di Film (beninteso).

Una serata vissuta in primis con mio figlio e due miei storici amici, che amano come me Nolan, la vera qualità cinematografica a livello tecnologico e soprattutto gli attori del cast della serie, in primis Tom Holland e John Bernthal (per altro a breve nuovamente insieme in Spiderman Brand New Day).

Quasi tre ore che sembrano incredibilmente leggere; non fatevi fregare dalla fretta dell’inizio perché è assolutamente voluta e man mano che la storia si svolge, capisci che Nolan stava solo mettendo insieme i pezzi del Puzzle per immergersi completamente in questo viaggio epico.

Sala IMAX di Genova, per un film rigorosamente e visivamente impressionante con un cast di livello straordinario. Matt Damon offre una performance sublime da Odisseo, mentre Tom Holland, Anne Hathaway e Robert Pattinson brillano in un film in cui ogni personaggio ha uno scopo e un peso emotivo. Ma le vibrazioni emotive si fanno sentire anche grazie al “Sound Design” del premio oscar Ludwig Göransson che dopo i capolavori sonori di Tenet e Oppenheimer, ha scelto rigorosamente di evitare qualsiasi utilizzo di orchestra tradizionale ma solo ed esclusivamente strumenti dell’Antica Grecia. 35 Gong di bronzo, metalli di recupero e voci, dando vita a uno dei lavori più sperimentali della sua carriera. Colpendo muri, ringhiere, qualsiasi oggetto trovavano all’esterno: rottami metallici, perfino unità di condizionamento dell’aria.

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Ogni polemica poi, o discussione, sul fatto che sia un film “woke” solo perché include Afro-descendenti o persone trans in ruoli di supporto, vengono completamente annientate dopo una prima visione. I loro personaggi non si sentono mai costretti ma semplicemente fanno parte di un mondo che appartiene interamente alla storia che Nolan vuole raccontare. Lupita Nyong’o in un doppio ruolo di Elena e della sorella gemella Clitemnestra ed Elliot Page nel ruolo di Sinone sono essenziali per lo svolgimento della storia.

Per un film che parla di colpa, redenzione, incertezza, promesse infrante e quel salto di fede che ti spinge avanti anche quando tutto sembra perso. Mostra anche in modo affascinante la mitologia greca, mostrando il rispetto e la paura che gli uomini hanno provato nei confronti dei loro dei e le conseguenze di sfidare la loro volontà. Anche se alcuni personaggi mitologici sono stati esclusi, penso che raggiunga uno dei migliori film cinematografici di questo universo.

Ma entriamo un po’ nel vivo di questa recensione ovvero precisando il fatto che per questo “adattamento” Nolan non deve adattarsi al Poema Omerico, ma piuttosto deve ispirarsi ad esso eventualmente e seguire una linea registica personale utilizzando le più alte tecnologie odierne. L’Odissea è stata tramandata dall’VIII al VI secolo A.C. e solo nel sesto secolo Omero ne scrisse il poema. Ora voi in due secoli non potete nemmeno immaginare quanto materiale possa venire storpiato o dimenticato e vi sono ancora persone che stanno a sindacare che essa non sia abbastanza affine ad Omero? Il Vangelo e i Veda sono stati interpretati da molti scrittori. Nolan ha il diritto di dire la sua ma soprattutto ha fatto quello che nessuno ha mai avuto il coraggio di fare. Riportando a galla un opera straordinaria e faticando non poco con le telecamere IMAX da 130kg trasportate e mosse dalla sua troupe tecnica per rendere al massimo sul grande schermo.

 

Nolan non vuole trascrivere nulla ma semplicemente ricantare come un narratore del ventunesimo secolo una storia epica che riguarda la nostra letteratura più atavica.

E questo film è tutto fuorché uno stravolgimento della trascrizione di Omero. Per la verità, nella mia esperienza, a me è sembrato proprio il contrario: l’unico modo possibile per continuare a far vivere, e sottolineo far vivere, questa immensa storia ancestrale. Questo film fa pensare a San Paolo, quando ammoniva che “la lettera uccide lo spirito”. La lettera è fissata, lo spirito è sempre in movimento, in mutamento. Nolan, invece di ripetere a pappagallo la lettera, ha preso l’Odissea e ne ha riportato qui e oggi lo spirito. Vivo e scalciante.

Un Ulisse nella posizione depressiva kleiniana, il viaggio dell’eroe junghiano. In questo Nolan si vede che ha studiato: perché tutto il percorso di Ulisse nell’Odissea è un percorso di elaborazione della colpa.

Un Ulisse nella posizione depressiva kleiniana: non più la colpa persecutoria, scissa, proiettata fuori di sé, ma la colpa sentita, riconosciuta, che diventa capacità di riparazione e di amare l’oggetto intero. E il viaggio dell’eroe junghiano: la discesa, la nekyia nell’Ade (momento bellissimo del film), l’incontro con l’Ombra e la sua integrazione, il ritorno trasformato. Non un viaggio geografico ma un viaggio nella psiche: l’individuazione.

Questo è il tema che ha occupato i greci per secoli: è l’umano che riflette su a cosa portano la non conoscenza di sé e la non padronanza degli istinti. La guerra. Omero raccontò perché comprendeva cosa la guerra, il tempo, la distanza e la perdita possano fare all’anima umana.

E poi un Agamennone spaventoso, pazzesco, che mai, neppure nell’Ade, toglie la sua Maschera e la sua armatura dal Design impressionante e maestoso. Una citazione di Darth Vader. La maschera è la sua incoscienza: abbracciare l’Ombra, il lato oscuro, senza riflessione su di sé e sulla colpa, senza coscienza. Pensate a Tersite (antieroe omerico e forse primo “socialista” dell’umanità), a come le persone normali erano turbate davanti all’archetipo dell’eroe ( il perturbante di Freud)  e a come venivano immaginati e percepiti “gli eroi”: in questo caso un eroe negativo. Passaggio opposto che fa invece Ulisse, che regge la colpa e il fare coscienza.

E Atena. Io l’ho letta così: non è un’Atena come la vivevano i greci. Diventa l’Io: fare coscienza. Infatti quando Ulisse elabora la colpa, Atena piange. È il lutto delle idealizzazioni e del crollo delle strutture difensive disfunzionali. Solo un Dio pianse: Dioniso per la morte di Ampelo. Atena piange perché non è più eteronomia, ma la coscienza di sé. È l’uomo che, prendendo su di sé la colpa e la responsabilità, uccide l’eteronomia.

Finale bellissimo sull’eroe che abdica al suo ruolo e può amare, e amare anche con speranza questa umanità che sta vivendo un tempo cupo. Ma tornerà l’alba. Meraviglioso.

Christopher Nolan dimostra ancora una volta perché è uno dei più importanti registi della nostra epoca. L’Odissea è un film spettacolare, emozionale e profondamente umano. Tutti ma davvero tutto dovrebbero prendere un po’ del proprio tempo e utilizzarlo per immergersi in questa pellicola.

Ma la mia gioia è sapere che le sale sono piene di giovani, e che nelle librerie l’Odissea di Omero è il titolo più richiesto. E nel primo weekend sono stati incassati 264 milioni di dollari con un budget di produzione del film di 250, il miglior debutto di sempre per un film di Nolan. Una pellicola che batterà parecchi record. E io quando nel mondo accadono queste cose…sono Felice.

GRAZIE CHRIS NOLAN

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Diana Krall incanta il Vittoriale – Recensione Concerto

Giovedi 16 luglio la magica location del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera ha vissuto una serata di musica straordinaria. Diana Krall, cantante e pianista canadese di casa al Vittoriale, ha stregato il numerosissimo pubblico con la sua voce, a volte soffiata a volte profonda ma sempre intrigante.
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Accompagnata da bravissimi musicisti, Dennis Crouch al contrabbasso, Jay Bellerose alla batteria, Marc Ribot alla chitarra, la serata è stata un sunto di brani della storia del jazz e del pop che la Krall ha virato ed interpretato con la sua solita classe.

Il Tener-a-mente Festival è ormai un appuntamento imperdibile per chi ama la buona musica, che viene rappresentata in tutte le sue sfaccettature, regalando ai moltissimi spettatori che seguono i tanti appuntamenti proposti musica di qualità e gli affascinanti panorami del Garda.

I DARKNESS IN CONCERTO AL CASTELLO SCALIGERO DI VERONA

 

La bellissima cornice del Castello Scaligero di Villafranca (VR), fa da sfondo ad una serata di Hard Rock d’altri tempi, con gli Airbourne prima e i Darkness dopo.

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Ad aprire la serata del 7 luglio gli australiani Airbourne, con il loro sound viscerale, la band dei fratelli O’Keeffe, non stanca mai, schitarrate a più non posso; Jack O’keeffe chitarra e voce, è sempre una garanzia di spettacolo, avanti ed indietro dal palco a macinare chilometri, sulle spalle di uno steward in mezzo alla folla durante uno dei suoi mille assoli e pure barman d’eccezione distribuendo bicchieri di whisky catapultati sui più fortunati del pubblico…con loro non ci si annoia di certo! Set da 50 minuti tiratissimi che come sempre si dimostra una bella iniezione di energia per la serata. Hard rock nudo e crudo questi sono gli Airbourne.

Alle 22.00, preceduti dalla canzone degli Abba “Arrival”, Justin Hawkins e soci si impossessano delle mura del castello scaligero. E’ uno show bello che rodato quello dei The Darkness, il muro di suono che ne esce è un mix di chitarre infuocate ed una sezione ritmica sempre sul pezzo. Poi c’è lui, Justin Hawkins, andato e tornato dall’inferno delle dipendenze, vera colonna portante della band, garanzia di qualità sonora e vocale d’altri tempi. Supportato magnificamente dal fratello David alla chitarra, con continui scambi di assoli tra i due, il concerto va via che è un piacere, Fanno da padrone della serata le canzoni dell’ultimo album “Dream on Toast” del 2025.

Non manca durante il concerto l’ironia del buon Justin che interagisce sempre con la “sua” gente e tra una stampella sul palco e la firma da parte di tutta la band di un cartellone di uno dei fan, ha anche il tempo per far fare al pubblico una simpatica coreografia verso la fine della serata. Ma al centro di tutto c’è la band che con il suo sound granitico alterna momenti a dir poco devastanti, da tirare giù le mura del castello, alle loro ballad immancabili, quasi da far riprendere il fiato, per poi lanciarsi ancora una volta a capofitto nel rock grezzo che li ha plasmati, vedi la cover di “Immigrant song”.

Ovviamente tante le hit che hanno riproposto, da “Love is a only feeling”, a”Friday night”, senza dimenticare “One way ticket to hell and back” e “I believe in a thing called love” cantata da tutti i presenti. Spettacolo quello dei The Darkness che dal vivo non stancano mai, anzi è sempre un buon motivo per andare a vederli e prendere una buona boccata di rock ‘n’ roll in questi miseri tempi. I The Darkness come antidoto allo stress quotidiano.

Ecco la scaletta:

Rock and Roll Party Cowboy, Growing on Me, Get Your Hands Off My Woman, Mortal Dread, Motorheart, Barbarian, Dead Flowers, Walking Through Fire, Love Is Only a Feeling, The Power of Love, The Longest Kiss, Givin’ Up, Japanese Prisoner of Love, Friday Night, One Way Ticket, Immigrant Song, I Believe in a Thing Called Love, I Hate Myself.

Un ringraziamento in particolare a MC2LIVE per aver portato Airbourne e The Darkness al Castello Scaligero. Piccola nota per la gestione di bevande e cibo, non è possibile nel 2026, con eventi da 2000/3000 persone, che ci vogliano 45 minuti per prendere da bere e mangiare. Pazzesco e con questo è tutto.

I ROLLING STONES pubblicano il nuovo album “FOREIGN TONGUES”

Foreign Tongues, il nuovo e attesissimo album in studio dei Rolling Stones, uscito per EMI/Universal Music, si afferma già come un altro tassello di straordinario rilievo dell’eredità della band rock più leggendaria al mondo.

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La raccolta di 14 brani arriva a meno di tre anni dall’uscita di Hackney Diamonds, l’album degli Stones acclamato universalmente dalla critica e vincitore di un Grammy Award, che ha conquistato le classifiche di tutto il mondo ottenendo numerosi riconoscimenti multi-platino. Il disco include il nuovo singolo dal tocco soul Jealous Lover, il precedente In the Stars, travolgente e irresistibile, e l’ultra-blues Rough and Twisted, brano di apertura ruvido ed esplosivo, presentato inizialmente con il nome The Cockroaches su un’edizione limitata in vinile white label, già diventato un ricercatissimo oggetto da collezione tra i fan.

L’energia grezza e sperimentale di questi primi brani attraversa l’intero Foreign Tongues, un album che cattura l’inconfondibile sound della band, ma che allo stesso tempo si spinge verso nuovi territori sonori e lirici. Alle dodici nuove composizioni si affiancano una straordinaria reinterpretazione di You Know I’m No Good di Amy Winehouse e un omaggio a uno degli artisti che ha più influenzato gli Stones, Chuck Berry, con Beautiful Delilah.

Registrato durante un periodo di eccezionale creatività, Foreign Tongues ha preso vita in meno di un mese ai Metropolis Studios di West London, dove Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood si sono riuniti insieme al produttore vincitore di un Grammy Award Andrew Watt, già al timone di Hackney Diamonds. Tra i principali collaboratori figurano gli storici compagni di viaggio Darryl Jones, Matt Clifford e Steve Jordan, mentre la travolgente Hit Me In The Head include una speciale partecipazione di Charlie Watts, registrata nel corso di una delle sue ultime sessioni in studio prima della sua scomparsa nel 2021. Completano il disco le partecipazioni di un’impressionante schiera di artisti ospiti, tra cui Steve Winwood, Paul McCartney, Robert Smith dei The Cure e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers.

Ripensando al processo di registrazione, Mick Jagger ha dichiarato: «Ho adorato queste sessioni di registrazione a Londra, ai Metropolis. Sono state settimane di lavoro molto intense per incidere Foreign Tongues. Avevamo 14 grandi brani e siamo andati avanti il più velocemente possibile. Mi piace molto quello studio perché non è troppo grande e riesci a percepire la passione di tutti.»

Keith Richards ha aggiunto: «Foreign Tongues rappresenta una naturale continuità rispetto a Hackney Diamonds ed è stato fantastico tornare a lavorare a Londra, circondati dall’atmosfera unica della città. È stato un mese di lavoro intenso e concentrato. Per me, tutto ruota attorno al piacere di fare musica. Mi sento fortunato a poter continuare a farlo e spero che possa durare ancora a lungo.»

Ronnie Wood ha commentato: «L’atmosfera in studio era incredibilmente creativa e tutta la band è stata al massimo della forma per tutto l’intero processo. Molto spesso siamo riusciti a ottenere la versione giusta già alla prima take. Spero che il disco piaccia a tutti.» 

La suggestiva copertina dell’album è un dipinto realizzato dal celebre artista americano Nathaniel Mary Quinn, che ha dichiarato: «Realizzare la copertina di un album dei Rolling Stones è un onore artistico: un dialogo con una delle forze più durature della storia della cultura.»

Rolling Stones

 

“Foreign Tongues” Tracklist:

  1. Rough and Twisted
  2. In The Stars
  3. Jealous Lover
  4. Mr Charm
  5. Divine Intervention
  6. Ringing Hollow
  7. Never Wanna Lose You
  8. Hit Me In The Head
  9. You Know I’m No Good
  10. Some of Us
  11. Covered In You
  12. Side Effects
  13. Back In Your Life
  14. Beautiful Delilah

Premi Tenco 2026: tra i premiati Caparezza e Carmen Consoli – TUTTI i Premi

Annunciate nei giorni scorsi le opere vincitrici delle TARGHE TENCO 2026, il prestigioso riconoscimento che viene assegnato dal 1984 a “I migliori dischi dell’anno”.

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Dopo la selezione dei candidati al ballottaggio per le Targhe Tenco 2026, premiate dal Club Tenco come riconoscimento ai migliori album di canzone d’autore pubblicati tra il 1° giugno 2025 e il 31 maggio 2026, la giuria composta da esperti, giornalisti e professionisti del settore ha reso noti i nomi dei vincitori per ogni categoria.

La proclamazione avverrà durante il Premio Tenco 2026, che si terrà al Teatro Ariston di Sanremo dal 22 al 24 ottobre.

La manifestazione, giunta alla sua 52ª edizione (dopo il traguardo del mezzo secolo celebrato nel 2024), conferma la sua posizione di riferimento nella musica d’autore, assegnando inoltre il Premio Tenco alla carriera, il Premio all’Operatore Culturale e il Premio Yorum in collaborazione con Amnesty International.

Qui sotto le cinquine dei finalisti – con una eccezione di sei brani nella sezione “Canzone Singola” a causa di un ex aequo. I vincitori di ciascuna categoria sono evidenziati in grassetto.

LE CATEGORIE E I FINALISTI

MIGLIORE ALBUM IN ASSOLUTO

  • Erica Boschiero – Un posto sulla terra
  • Caparezza – Orbit Orbit
  • Andrea Laszlo De Simone – Una lunghissima ombra
  • Mauro Ermanno Giovanardi – E poi scegliere con cura le parole
  • Madame – Disincanto

MIGLIORE ALBUM IN DIALETTO (O LINGUA MINORITARIA)

  • Roberto Coella – Ce Sta Sempe Na Via
  • Carmen Consoli – Amuri luci
  • Francesca Incudine – Radica
  • Chiara Raggi – Zénta
  • Daniele Sepe / Capitan Capitone & i Fratelli della Costa – 40N 14E

MIGLIORE ALBUM OPERA PRIMA

  • Francamente – Bitte Leben
  • Sara Gioielli – Gioielli Neri
  • Piji – Sta registrando audio…
  • Santamarea – Anime storte
  • Satantango – Satantango

MIGLIORE ALBUM DI INTERPRETE

  • Avincola – Avincola canta Carella
  • Gnut & Alessandro D’Alessandro – Dduje paravise
  • Olden – Fanigliulo, l’artista
  • P.A.O. – Le radici e la luna
  • Tosca – Feminae

MIGLIORE CANZONE SINGOLA

  • Mauro Ermanno Giovanardi – Anni Zero
  • Ditonellapiaga (Margherita Carducci) – Che fastidio!
  • Moni Ovadia, Giovanna Famulari, Michele Gazich – Palestina, terra di dolore
  • Tosca – Primavera
  • Emma Nolde – Quello che deve essere sarà
  • Bianca D’Aponte – Straniero

MIGLIORE ALBUM A PROGETTO

  • 80 Buon compleanno Ivan (live in Teramo)
  • Buon compleanno Elvis Covered
  • Il segreto di Penelope – Collettivo S.B.A.M.
  • Noi, Piero – Collettivo Jambona
  • PIGRI – Teramo suona Ivan

 

Prevendite aperte per abbonamenti e biglietti per le singole serate.

I canali ufficiali sono il sito clubtenco.it e la biglietteria del Teatro Ariston (tutti i giorni 17:00-21:00; sabato anche 10:00-13:00).
Novità 2026: riduzione del 15% sull’abbonamento per gli under 25, valida esclusivamente presso la biglietteria fisica del Teatro.

Chi è l’Associazione culturale Club Tenco

Il Club Tenco è la più importante associazione italiana dedicata alla canzone d’autore. Fondato a Sanremo nel 1972 da Amilcare Rambaldi, promuove la musica di qualità e organizza ogni autunno lo storico Premio Tenco all’interno del Teatro Ariston.

Lo scopo del Club è quello di riunire tutti coloro che, raccogliendo il messaggio di Luigi Tenco, si propongono di valorizzare la Canzone d’Autore, ricercando anche nella musica leggera dignità artistica e poetico realismo”.
Il Main Sponsor del Premio Tenco è SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori

Tosca protagonista degli “Incontri ravvicinati con la musica”

La cantautrice Tosca è stata la protagonista della terza edizione di “Incontri Ravvicinati con la Musica”, svoltasi presso il Molo delle Tartarughe di Diano Marina. La serata ha visto l’artista confrontarsi sul palco con il produttore discografico Stefano Senardi e il giornalista Maurilio Giordana, in un percorso fatto di racconti, emozioni e musica d’autore.

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Una settimana prima del festival di Sanremo 2020 ero insieme a Tosca Donati per quello che sarebbe stato il Sanremo di “Ho Amato Tutto” il capolavoro di “Pietro Cantarelli” che vinse il premio Bigazzi come miglior componimento musicale (davvero un bel Sanremo vissuto con loro, grandi anime di bellezza). Con lei un ospite d’eccezione, Silvia Perez Cruz con la quale riadattarono musicalmente “Piazza Grande” del grande Lucio Dalla vincendo la serata delle cover (per altro senza consegna del premio fisico, cosa che mi ha sempre infastidito).

Eravamo in hotel a Sanremo col grande Valeriano Chiaravalle ad ascoltare questa meraviglia che domenica sera ho riascoltato grazie alle voci di Tosca e della generalessa Giovanna Famulari, accompagnate dai fidi scudieri, alla chitarra il virtuoso Massimo De Lorenzi e alle percussioni il generoso e ritmico del cuore Luca Scorziello.

Loro ci portano la vera qualità storica della musica con una potenza interpretativa rara e una bellezza sonora divina.

 

Ringrazio il sempre lungimirante e appassionato Stefano Senardi per aver voluto la rassegna “Incontri ravvicinati con la musica” a Diano Marina e aver voluto la sua amica Tosca insieme alla professionalità di Luisa Parrelli e la sua Vertigo Music Booking. Presto la recensione FareMusic – Magazine dell’ultimo disco “FEMINAE” di Tosca con al suo interno un’altra perla preziosa “Primavera” scritta dal grande Pacifico e con un nuovo brano in duetto con Silvia Perez. Buon Ascolto

Litfiba, a Bari il tempo si è fermato: 17 Re torna a vivere quarant’anni dopo

Non è stato un concerto quello dei Litfiba a Bari. È stato un viaggio dentro un tempo che sembrava perduto. Ci sono dischi che segnano un’epoca. E poi ci sono dischi che, con il passare degli anni, diventano luoghi dell’anima. 17 Re appartiene a questa seconda categoria.
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Alla Fiera del Levante di Bari, il 2 luglio, i Litfiba non hanno semplicemente celebrato il quarantesimo anniversario del loro album più visionario: hanno restituito al pubblico un’opera rimasta sospesa nel tempo, eseguita nella sua interezza dalla formazione che la concepì nel 1986. Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi con l’aggiunta alla batteria di Luca Martelli sono tornati insieme per chiudere un cerchio rimasto aperto per quattro decenni.

L’attesa era quella riservata agli appuntamenti che hanno il sapore della storia. Sotto il cielo di Bari, con i fan che  che scongiuravano l’arrivo della pioggia dal primo pomeriggio, riuscendo a scampare il pericolo almeno nell’ora cruciale, si avvertiva l’emozione delle grandi rimpatriate. Un pubblico che in gran parte ha scoperto la new wave anni ’80 grazie a quel gruppo nato in uno scantinato fiorentino. Un pubblico che sembrava consapevole di assistere a qualcosa che andava oltre il semplice concerto. Non la celebrazione di un passato glorioso, ma il ritorno di un linguaggio musicale dal carisma intatto.

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Crediti Umberto Lopez

Quando le luci si sono abbassate e le prime note hanno preso forma, il tempo ha perso consistenza.

Al centro del palco c’era Piero Pelù. Indossava le cuffie protettive che lo accompagnano da quando combatte con l’acufene, ma la sua presenza scenica resta intatta. Non forza il ruolo del frontman, lo abita con naturalezza. La voce conserva il graffio, il corpo segue ancora il ritmo delle canzoni con un’energia che non sembra piegarsi agli anni. È il volto di un artista che ha imparato a convivere con i propri limiti senza rinunciare alla propria identità. Commenta con la tipica tagliente ironia toscana: “Sono uno dei pochi rimasti a cantare col filo e a non avere il gobbo, quindi qualche errore ci sta”.

Accanto a lui, Ghigo Renzulli a cesellare ogni riff con la precisione di chi conosce il valore del silenzio tra una nota e l’altra. Le tastiere di Antonio Aiazzi a ricostruire quelle atmosfere sospese che hanno reso unico il primo periodo della band, mentre il basso di Gianni Maroccolo continua a essere la spina dorsale di un suono che non ha mai smesso di influenzare il rock italiano e regala giri di basso con l’arte del maestro. Il pubblico conosceva in gran parte a memoria i brani, c’era uno zoccolo duro della fan base che, come in una processione, seguirà i propri dei in tutte le tappe.

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Crediti Umberto Lopez

La prima parte del concerto ha richiesto reale ascolto. Non si cercava l’applauso facile, ma l’immersione. Un rito, nel quale il pubblico ha accettato di lasciarsi guidare dentro un’opera complessa, lontana dalle logiche della hit.  17 Re è tornato a respirare nella sua sequenza originale. Dall’intro strumentale di Febbre a 17 re, da Oro nero che Pelù introduce facendo riferimenti al tema delle armi, ad Apapaia in cui non sono mancati riferimenti politici, come da anni Pelù fa nei suoi concerti. “Ci sono troppo opportunisti nella musica” ha ribadito con la certezzza chi da sempre si espone in prima persona, sbandierando e coprendo il suo corpo con la bandiera della Palestina prima, e quella dell’Italia dopo, ricordando la nascita della Costituzione.

Hanno continuato con Sulla Terra, Universo, Tango, Rosita, Ballata, Re del Silenzio, Gira nel mio cerchio: brani che non chiedono di essere ricordati, ma ascoltati di nuovo, come se il tempo trascorso avesse aggiunto nuove sfumature invece di consumarle.

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Crediti Umberto Lopez

Poi, il momento della “liberazione”.

Con Istanbul, Santiago, Eroi nel vento dedicata dal palco a Ringo De Palma, Tex e Cangaceiro la tensione accumulata è esplosa. L’area del concerto si sé scaldata a ritmo di pogo e mani alzate. Per qualche minuto sono scomparse le differenze d’età: chi quei brani li ha scoperti su vinile cantava accanto a chi li ha incontrati sulle piattaforme digitali. La musica che unisce.

La musica dei Litfiba di quegli anni conserva un’identità difficilmente imitabile. Rock, new wave, suggestioni mediterranee, echi orientali, poesia visionaria e tensione elettrica convivono in un equilibrio che ancora oggi appare sorprendentemente moderno. Non c’è nulla di museale in queste canzoni che trasmettono ancora il suono dell’inquietudine.

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Crediti Umberto Lopez

Questo tour ha anche un valore documentale. Ogni concerto viene registrato per il futuro album live 17 Re 1986–2026, come a fissare definitivamente un incontro in cui molti avevano smesso di sperare.

Pelù, con questa operazione, si è discostato dal recente passato e ha scelto di rimettere al centro un disco difficile e coraggioso, quello dell’alba. Non hanno costruito uno spettacolo basato soltanto sui successi: hanno chiesto al pubblico di entrare nel loro laboratorio creativo, di ascoltare un’opera nella sua interezza, rispettandone il respiro originale.

E l’impresa pare essere stata accolta alla grande.