Ultimi post

Marco Masini in concerto a Castellana Grotte – RECENSIONE

Voto Autore

A Castellana Grotte, in Largo Porta Grande, si è tenuto uno degli eventi più attesi del cartellone estivo “Piazze d’Estate”, il concerto del celebre cantautore Marco Masini. L’iniziativa, promossa dal Comune di Castellana Grotte in collaborazione con la Grotte di Castellana srl e Multiservizi, ha richiamato un numeroso pubblico
.

Forse la musica ci ha insegnato una delle cose più importanti della vita: ascoltare.

Ma ascoltare davvero non significa soltanto sentire un suono arrivare alle orecchie. Significa lasciare che una parola attraversi il rumore, che una melodia trovi una strada dentro di noi e che, qualche volta, riesca persino a dare un nome a qualcosa che non avevamo ancora avuto il coraggio di chiamare per nome.

È quello che mi è successo ieri sera a Castellana Grotte, davanti a Marco Masini.

Perché ci sono artisti che hanno scritto canzoni e artisti che, attraverso le loro canzoni, hanno finito per scrivere pezzi delle nostre vite.

Masini appartiene sicuramente alla seconda categoria.

La sua musica non ha mai avuto paura delle fragilità. Anzi, le ha guardate in faccia. Ha parlato di amore senza renderlo necessariamente bello, di dolore senza nasconderlo, di solitudine, rabbia, desiderio, rimpianto e di quella parte di noi che spesso mostriamo soltanto quando nessuno ci vede.

E forse è proprio per questo che le sue canzoni, dopo tanti anni, continuano ad arrivare così lontano.

Si parte con “Male necessario”, e già il titolo sembra quasi una dichiarazione. Ci sono cose nella vita che non scegliamo, persone che diventano necessarie anche quando ci fanno male, esperienze che avremmo volentieri evitato e che invece, a posteriori, scopriamo averci lasciato qualcosa.

Poi “E poi ti ho visto cadere”, “Allora ciao”, “Io ti volevo”, “Ti vorrei”.

E dentro queste parole c’è quella parte dell’amore che conosco bene e che forse, crescendo, impariamo a riconoscere meglio: volere bene non significa sempre riuscire a restare.

A volte vorremmo salvare qualcuno e non possiamo.

A volte vorremmo essere salvati e nessuno arriva.

A volte continuiamo a cercare verità dove avremmo semplicemente bisogno di una risposta sincera.

E poi c’è “Cenerentola innamorata”, che ci ricorda quanto spesso l’amore ci faccia vivere dentro una favola che abbiamo scritto noi, fino a quando la realtà non decide di cambiare la storia.

Arriva “Che giorno è” e poi una sequenza che attraversa mondi e momenti diversi: “Il cielo della Vergine”, “Dentro di te fuori dal mondo”, “Le ragazze serie”, “Fuori di qui”, “Shaman King”.

E mentre ascolto, penso a quanto sia strano il rapporto che abbiamo con il tempo.

Noi cambiamo.

Le persone cambiano.

Le nostre priorità cambiano.

Cambiano persino le ragioni per cui una determinata canzone ci emoziona.

Ma la musica resta lì.

Come una vecchia fotografia che non sbiadisce.

Poi arrivano “Di più”, “Caro babbo”, “Disperato”.

E qui le parole diventano più profonde.

Perché ci sono canzoni che puoi ascoltare soltanto con le orecchie e altre che, invece, ascolti con tutto quello che hai vissuto.

“Caro babbo” è una di quelle.

Ci sono assenze che il tempo non cancella. Le rende semplicemente diverse. Impari a conviverci, a sorridere anche quando fanno male, a portarle con te senza che gli altri se ne accorgano.

E allora capisci che la musica può diventare anche questo: un luogo dove ritrovare per qualche minuto qualcuno che non puoi più avere accanto.

Si passa attraverso “Il niente” e poi arrivano “Ci vediamo”, “La libertà”, “Chi fa da sé”, “Malinconia”, “Perché lo fai”, “Vai con lui”, “Raccontami di te”.

E in questa parte del concerto c’è tutta la complessità dell’essere umano.

La voglia di essere liberi.

La malinconia che arriva quando meno te l’aspetti.

Le scelte degli altri che non possiamo controllare.

Le persone che prendono strade diverse dalla nostra.

E soprattutto quel bisogno, che forse abbiamo tutti, di dire:

“Raccontami di te.”

Perché io credo che alla fine sia proprio questo che cerchiamo nelle persone: qualcuno che abbia voglia di raccontarsi davvero.

Senza maschere.

Senza versioni costruite.

Senza parole dette alle spalle.

La verità, anche quando fa male, resta sempre più bella di una bugia ben raccontata.

Poi arriva “Principessa”, arriva “L’uomo volante”.

E il tempo sembra quasi fermarsi.

Poi “Bella stronza”.

E il pubblico esplode.

È una canzone che ancora oggi conserva una forza particolare, perché quando una canzone riesce a dare voce alla rabbia di qualcuno, quella rabbia smette per un momento di essere soltanto sua.

E poi “Vaffanculo”.

E lì, diciamolo, chi di noi non ha avuto almeno una volta nella vita qualcuno a cui avrebbe voluto cantarla? E’ liberatorio!

A volte anche una parola apparentemente semplice può diventare liberatoria.

E forse la musica serve anche a questo: a dire quello che noi, educatamente, abbiamo trattenuto troppo a lungo.

Poi arriva “Ci vorrebbe il mare”.

E questa, per me, è una di quelle canzoni che non hanno bisogno di essere spiegate.

Il mare è una metafora bellissima.

Il mare porta via e restituisce.

Cancella le impronte e ne crea di nuove.

Può essere quieto o arrabbiato.

Può far paura e, nello stesso momento, farti sentire finalmente libera.

Forse è proprio quello che cerchiamo quando diciamo che ci vorrebbe il mare.

Un posto dove respirare senza dover spiegare niente.

E infine “T’innamorerai” e “Parlo di noi”.

E mi piace che il viaggio finisca così.

Perché, nonostante tutto, dopo le cadute, le delusioni, le persone perse, le parole non dette, le arrabbiature e le cicatrici, rimane sempre qualcosa.

Rimane noi.

Quello che siamo diventati.

Quello che abbiamo imparato.

Quello che ancora siamo capaci di sentire.

Ieri sera Marco Masini mi ha ricordato una cosa che forse dimentichiamo troppo spesso: non bisogna avere paura delle emozioni.

Io non ne ho mai avuta.

Anzi, forse è proprio questa la mia condanna e, allo stesso tempo, la mia fortuna.

Io sento tanto.

Le parole.

I silenzi.

Gli sguardi.

Le assenze.

Le persone.

Le delusioni.

La lealtà quando c’è e la sua mancanza quando non c’è.

E sento la musica.

Per questo ieri sera non ho soltanto ascoltato Marco Masini.

L’ho sentito.

E mentre cantavo quelle canzoni pensavo a quante versioni di noi stessi lasciamo lungo il cammino e a quante, invece, ritroviamo proprio attraverso una canzone.

Perché alla fine la musica fa una cosa meravigliosa: non ci chiede di essere forti, perfetti o invulnerabili.

Ci chiede soltanto di ascoltare.

E, se siamo fortunati, di sentire.

Marco Masini

Grazie Marco Masini.

Perché dopo più di trent’anni riesci ancora a fare una cosa che non è affatto scontata:

trasformare le parole in emozioni e le emozioni in memoria.

L’altra sera, a Castellana Grotte, di memoria, emozioni e verità ce n’erano davvero tante.

Marco Masini

Facebook Comments

Latest Posts

I piu' letti

Resta in contatto

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, offerte e annunci speciali.