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martedì, Luglio 14, 2020

Enzo Avitabile e Jovanotti in un duetto a sorpresa, “Simm’ tutt’uno”

"Simm' tutt'uno", nuova musica per Enzo Avitabile e I Bottari di Portico, Lorenzo Jovanotti, Ackeejuice Rockers e Manu Dibango

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Analisi del testo “Io che amo solo te”

Voto Autore

di Alberto Salerno

In un’epoca in cui il grosso delle vendite veniva da 45 giri dal ritmo brillante e dalla melodia orecchiabile, un giovane cantautore, Sergio Endrigo, ebbe il coraggio di proporre alla sua casa discografica (la stessa di Sedaka, di Paul Anka e di Nico Fidenco che in quella stagione spopolavano nei juke box) un brano malinconico ed elegante, che contro ogni previsione esordì in classifica. “Io che amo solo te” è una canzone d’amore che si apre con una lunga introduzione non ballabile, e (fatto rivoluzionario per l’epoca) la ritmica compare solo nella seconda parte del brano. Fin da questo disco – che in verità non costituisce per Endrigo un esordio perché c’erano state incisioni di minor successo sotto un’altra etichetta – l’autore delinea, in maniera definita, il suo stile: testi intelligenti e mai banali, anche quando trattano temi facili quali l’amore o il tradimento, su melodie di grande respiro filtrate attraverso un gusto intimista e lontano dalle concessioni al grande pubblico. (cit. Orlando R.)

Dopo questa doverosa premessa di Orlando, passiamo ora all’analisi di questo splendido testo.

C’è gente che ha avuto mille cose, tutto il bene tutto il male del mondo, io che ho avuto solo te, io non mi perderò, non ti lascerò per cercare nuove avventure…

Questa partenza è di per sé già micidiale perché è un altissimo esempio di sintesi poetica e per nulla prosaica. L’autore mette subito in chiaro cosa pensa e prova, ma utilizzando delle parole potentissime ed emozionanti. Trovo formidabile la frase “tutto il bene e tutto il male del mondo” e inoltre, considerando l’epoca un po’ moralista, ha anche il coraggio di utilizzare il termine “avventure“.

C’è gente che ama mille cose e si perde per le strade del mondo. Io che amo solo te, io mi fermerò e ti regalerò quel che resta della mia gioventù…

La seconda strofa prosegue intelligentemente ribadendo il concetto, contrapponendo la “gente” in generale e il protagonista. Bellissima “e si perde per le strade del mondo…“. Ed ecco che qui arriva il titolo, piazzato in modo magistrale “Io che amo solo te…“.

Io ho avuto solo te e non ti perderò, non ti lascerò per cercare nuove illusioni…

Ma che semplicità! Che efficacia! C’è anche da aggiungere che musicalmente questa canzone è un capolavoro, e sembra essere scaturita con grande naturalezza dall’anima di Sergio Endrigo, di cui porterò altri suoi bellissimi testi alla vostra attenzione.

[youtube id=”qHp8tObcI_U”]

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