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giovedì, Agosto 5, 2021

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Sanremo 2020: Seconda serata, lunga e piena – La migliore performace è quella di Tosca

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Sanremo 2020 arriva in seconda serata, interminabile (leggi articolo sulla prima serata). La musica in gara ha occupato solo una porzione della trasmissione. Ho cercato come ho potuto di seguire, annotando di getto osservazioni e valutazioni. Francesco gabbani primo nella classifica provvisoria. Ah beh…
Emozionante il ricordo di Fabrizio Frizzi… e poi, e molto poi si inizia con la gara.

Nuove Proposte Sanremo 2020

Le Nuove proposte di Sanremo di quest’anno rispecchiano una grande fame di Musica, ma senza un obiettivo e sopratutto senza personalità. Sorge il dubbio che si tratti di ansia di visibilità. Gabriella Martinelli-Lula, Fasma, Marco Sentieri e Matteo Faustini sono approdati alla semifinale che li ha visti contrapposti a coppie.

Gabriella Martinelli – Lula – Il gigante d’acciaio

Duo femminile, a mio avviso fuori fuoco sotto tutti gli aspetti. Misto rap-rock che non si mescolano. Performance nella media, provengono da Area Sanremo.

Fasma – Per sentirmi vivo

Inizio ruffiano alla Linking Park, poi si deraglia con autotune sulla voce. Però passa.

Marco Sentieri – Billie Blue

Tema del bullismo, purtroppo attuale. Look migliore dei 4, anche la padronanza espressiva fa la differenza. Anche lui passa.

Matteo Faustini – Nel bene e nel male

Incomunicabilità, epigono di Ultimo per scrittura e di Mengoni per stile vocale. Acerbo, per ora.

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Fiorello, l’asso nella manica di Sanremo

La forza e la carica di Fiorello accendono la prima parte della serata di Sarmeno, a partire dall’ingresso nei panni di una improbabile Maria de Filippi. Ma la sua ironia giustifica tutto, e ci fa sorridere. Anche quando presenta la sua ironica Classica canzone di Sanremo, accompagnato dalla sezione coro dell’orchestra. Un brano scritto con Eric Buffat, già autore per Pausini e Raf, ha l’ironia che richiama Elio e le storie Tese, ma con la leggerezza scanzonata che solo Rosario sa infondere.

Giornaliste o vallette?

Arrivano Laura d’Aquino e Emma Chimenti, sdoganate da #Fiorello nella sua recente trasmissione #vivaraiplay. Brio e padronanza, pur uscendo dalla scrivania cui siamo abituati a vederle. Segue Djokovich, che non so bene a che scopo sia stato inserito. Il campione però si presta al gioco con Rosario.

Ognuna di loro ha poi uno spazio verso fine serata, peccato perché avrebbero meritato a Sanremo una posizione in scaletta anteriore, visto l’argomento, il senso etico del giornalista e l’abuso delle querele, e il lavoro e famiglia.

Si aggiunge Sabrina Salerno, al fianco di Amadeus. Un’interessante ritorno, per una che ha veramente fatto il botto. In passato, all’epoca del playback. Sembra la gemella maggiore di Anna Tatangelo. Amarcord degli anni che furono. Ma davvero in gamba come spalla. O forse anche di più.

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Piero Pelù apre la gara – voto 5

Gigante del rocker fiorentino apre la gara. Rock annaquato, infarcito di vezzi vocali originali. 20 anni fa però. Siamo lontani dalla grinta e sincerità del passato, la ribellione non è un gilet di pelle e i capelli lunghi, o meglio non solo. Melodia democristiana che in bocca a Renga avrebbe reso meglio (forse)

Elettra Lamborghini – voto 3

Musica (e il resto scompare). evito la facile ironia, ma il brano è veramente imbarazzante, una sorta di reggeton fuori stagione, fatto un tot al chilo. Mise imbarazzante. Probabilmente è salita sul palco lasciando la canzone in camerino.

Enrico Nigiotti – voto 6,5

Baciami adesso titolo e brano ruffiano, sapori rock innocui. Ritornello tra Vasco e Antonacci, ma senza la verve, il cuore è altrove. Dopo la ballad sul nonno buonista, una brano che di grinta ha solo il distorsore.

Levante – voto 7,5

Tiki bom bom è un brano in cui la cantautrice siciliana denota le sue radici autorali nella penna di Carmen Consoli. Ritmo e melodia, qualche imprecisione ma FINALMENTE personalità! Il non sense del titolo dona leggerezza ad un testo che si alza sopra la media. Si può avere un titolo dadaista e un linguaggio profondo.Conferma di una vocalità in continua crescita.

Pinguini Tattici Nucleari – voto 6,5

Ringo Starr ovvero l’accettazione della mediocrità, un bel messaggio dove tutti vogliono essere John Lennon e Paul McCartney. Accettarsi coi propri limiti. Figli di uno Stato Sociale, con molto pump orchestrale, il frontman sa il fatto suo. Ma è sempre caciara pop.

Tosca – voto 8,5

Ho amato tutto è un gran bel brano, interpretato con maestria ed eleganza. Probabile candidato e vincitore del premio Critica, per chi scrive. Siamo in un altro mondo fin dalle prime note, dove la sua vocalità si espande e comunica. Grande fraseggio, peso alle parole, armonia raffinata, rispetto a quello che finora è passato sul palco. Si può fare una canzone senza elettronica, che può diventare una grande canzone. Ho amato tutto della sua performance…

Francesco Gabbani – voto 6

Brano innocuo, Viceversa, è come l’acqua a temperatura ambiente, passa inosservata, non disseta nemmeno. Gioca in difesa.. Pop indeciso, lo definirei, troppo piacione per avere autonomia. Dopo aver vinto il festival, difficile mantenere la fame di successo. Canzone seduta, melodicamente lontana dallo sberleffo della scimmia che balla. Dai che puoi fare di più, o no?

Paolo Jannacci – voto 7

Adesso voglio parlarti. Incredibilmente simile a suo padre dei tempi d’oro. Sarà la montatura degli occhiali o lo sguardo? Incipit acustico, ironia nel DNA, abilità di giocare con i piani sonori delle parole, alternanza tra intensità e intimità. L’esperienza emerge, nella padronanza espressiva. Difficile essere figlio d’arte, per chiunque, ma se non altro Paolo non soccombe come accaduto ad altri. Manca il graffio, ma il testo merita. Il tema padre-figlia trattato con spontaneità e naturalezza.

Rancore – voto 5

Eden, fine di un paradiso. Produzione Dardust, riporta la gara nei meandri della tendenza rap. Tempo incerto, come molti suoi colleghi, poca cadenza ritmica, nella fretta di un flow impegnativo, per arrivare ad un inciso che non emerge dalle zone gravi. Fraseggio frammentato per carenza di fiato, peccato. Eminem non ha insegnato niente? Difficile pensare a canticchiare un motivo del genere, ma non si può mai dire. Claustrofobico. Caduta a terra effetto finale, più scenografico che necessario. Lui lo definisce Rap Emretico: ma che vuol dire?

Junior Cally – voto 6

No grazie, Nonostante le polemiche che hanno preceduto la sua esibizione per vecchi testi misogini se non peggio. Forte di 40.000.000 di visualizzazioni su Youtube (così vanno le cose oggi), si presenta con un look da feticista o para fascista alla The Wall dei Pink Floyd per dire un secco No Grazie ai luoghi comuni. Che lui per altro ha ampiamente usato e abusato, fino a rendersi bersaglio (giustamente). La violenza sulle donne non si discute, sopratutto se usata per farsi strada anche come riferimento di cronaca canzonettara e spicciola. In ogni caso è stata una grande operazione di marketing. Ah già, ma qui si parla di musica…
Junior esce senza maschera, segno di una svolta? Ma almeno il flow non incespica. Niente di che.

Giordana Angi – voto 5,5

Come mia madre. Non basta essere una autrice per Zilli e Ferro, per salire a fare la cantante sul palco. Cantanti si è, non si “fa”. Saper scrivere e saper cantare non sono sinonimi e nemmeno interscambiabili. Inizio con la voce in cantina, ormai un must. Poi salto d’ottava, per bilanciare pathos e melodia. Ricorda alcuni tratti di altre penne, ma senza la stessa intensità. Rimane il dubbio sul perché sia Big.

Michele Zarrillo – voto 6,5

Nell’estasi e nel fango. Brano scritto con Valentina Parisse. Veterano del festival, grande voce mai esplosa come merita. Insiste come sempre nel registro acuto, a tratti yodeling, senza il respiro del compianto e poco ricordato Mango, una voce che lo avvicina timbricamente a Michael Mc Donald dei Doobie Brothers. A mio avviso, la mancanza di brani solidi ed efficaci ha influito sulla sua carriera. E anche quest’anno non si smentisce, purtroppo.

E passiamo agli ospiti.

Paolo Palumbo, il coraggio

Parentesi dedicata a Paolo Palumbo, artista escluso, colpito dalla SLA, IO STO CON PAOLO  fuori gara. Emozioni assicurate, garantite, grande momento anche per il testo. La grinta di chi non si arrende, toccante. Performance eseguita tramite tecnologia vocale, davvero intensa, nonostante la voce metallica dell’app. Sono la montagna che va da maometto, pure stando disteso nel letto. Ecco cosa significa non arrendersi, seguendo il cuore. La fortuna di essere vivi, spesso ce la dimentichiamo. Grande lezione. Si è disabili nella mente per i pregiudizi.

Tiziano Ferro gioca in casa da Star a Sanremo

Duetto con Massimo Ranieri, e poi piccolo medley dei suoi successi che il pubblico accoglie con calore. Con Ranieri, benchè un divario locale notevole li separi, c’è molta intesa. Perdere l’amore è il loro duetto, dove però la consumata esperienza anche teatrale di Massimo fa la differenza. La vocalità di Ranieri non si discute, qualche doppia voce di Tiziano invece forse sì. Sarà stata l’emozione? L’invito di Tiziano a Massimo per il suo prossmo concerto allo stadio SanPaolo di Napoli è un omaggio o una mossa paracula?

Ritorna più tardi con un medley di suoi successi, partendo con Sere Nere. La stanchezza del Sanremo si fa sentire. Ma la forza del brano aiuta a passare oltre. Sul registro grave Tiziano ha il suo fascino, che emerge nelle strofe. E riesce a recuperare sugli acuti incerti, coinvolgendo il suo pubblico. Peccato che Autotune non si usi dal vivo così come in studio, e non per l’effetto t-pain. Sono le nostre orecchie viziate dai 440Hz?

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Gigi D’Alessio ventennale

Altra celebrazione a Sanremo, questa volta ventennale, per Gigi d’Alessio, Non dirgli mai. Dopo vent’anni in versione acustica, da Baglioni dei vicoli partenopei, storie di quotidianità popolare. La melodia e i testo emergono ancora di più. Di modulazione in modulazione il pathos lirico si espande, come nella migliore tradizione napoletana classica. Con tanto di acuto tenuto nel finale su ennesima modulazione.

Zucchero – ospite

Momento black music a Sanremo. Un diavolo in me, dà la carica alla platea per l’ingresso dell’artista. E anche a casa a chi segue. Si parte con Spirito nel buio, titolo mutuato da Spirit in the Dark di Aretha Franklin, uscito nel 2019. Formula consolidata, sound ricco e pastoso, tra Memphis e Reggio Emilia. Finale gospel da copione alla Blues Brothers. Canzone che se ne va, è il secondo brano in scaletta. Atmosfera intima, dove Zucchero tira fuori i suoi colori vocali più personali ed efficaci, più legati alla tradizione italiana. Con il grasp però della musica black. Ballad intensa.

Solo una sana e consapevole libidine, chiude la sua performance. Tutti in piedi a ballare e scuotersi. Forse c’erano altri suoi classici brani di grinta più efficaci, anche a livello di BPM. Però a caval donato non si guarda in bocca. 

Massimo Ranieri – ospite

Prodotto da Gino Vannelli, presenta Mia Ragione come ospite. Inizio incerto, probabilmente problemi di ascolto. Brano che però si regge più per lo spessore dell’artista che per valore intrinseco.

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Ricchi e Poveri di nuovo insieme

Finalmente arriva il clou della serata, la tanto attesala reunion dei RICCHI E POVERI! UN SOGNO CHE SI AVVERA, dice Amadeus. Si parte con L’ultimo amore anno1968, (cover di Everlasting love, portata al successo dai Love Affair), impeccabili.  Poi segue La prima cosa bella con cui festeggiano anche i 50 anni della loro prima partecipazione al Festival del 1970. Grandissimi, nonostante le inevitabili rughe del tempo. Segue un altro classico Che sarà,  grande impatto vocale, semplice ma efficace ancora. Stessi riff vocali di Angela, ormai un marchio. Come l’assolo di Hotel California, non si può cambiare una nota.

Annuncio del 5° Ricco e Povero, Fiorello. Si rifà Che sarà, inizia Rosario. L’entusiasmo non ha età.

Poi prima esecuzione dei brani che il gruppo realizzò dopo l’usicta di Marina Occhiena. Sarà perché ti amo per la prima volta in quartetto, intramontabile brano popolare. Altro brano famosissimo, Mamma Maria. La platea non solo balla, ma pure canta.

Orchestra e Coro

Non potevo evitare di elogiare l’orchestra e il coro, perché non è sempre facile essere duttili ed efficaci con una tale differenza di stili musicali. A parte il momento di supporto a Fiorello, nel corso dei brani degli artisti l’impasto della sezione Coro è stato davvero notevole, come pure l’amalgama sonora dell’Orchestra, che quest’anno ha visto parecchi cambiamenti di figure storiche. Direzione di Leonardo de Amicis.

E fra poco scatta caffè e brioche, buonanotte e bongiorno. Domani (o stasera) altro giro di giostra. Ultima news: Gabbani è primo nella classifica provvisoria. Quindi potete prendere i miei voti e buttarli nel cestino.

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