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Pink risponde alle polemiche per le critiche a Macklemore – Ma la pezza è peggio del buco

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Pink ha deciso di intervenire pubblicamente dopo la valanga di critiche ricevute in seguito alla condivisione sui social di un contenuto contro Macklemore. Oggetto della controversia è l’esibizione del rapper al MetLife Stadium, in New Jersey, dove si è esibito come opening act durante alcune date nordamericane del “LOOP Tour” di Ed Sheeran.

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Dal palco, Macklemore aveva pronunciato un appello a sostegno della popolazione palestinese, scandendo le parole «Free Palestine» e chiedendo che il messaggio raggiungesse anche «Gaza e la Cisgiordania occupata» (leggi nostro articolo). Durante la performance del brano “Hind’s Hall”, scritto a sostegno delle proteste studentesche della Columbia University, sugli schermi dello stadio erano state proiettate immagini della guerra a Gaza, mentre l’artista indossava una keffiyeh.

L’esibizione aveva provocato la reazione dell’Israeli American Council, che aveva lanciato una raccolta firme indirizzata a Ed Sheeran e al management del tour per chiedere l’esclusione di Macklemore dalle date successive.

«Questo era un concerto di Ed Sheeran, non un comizio politico», aveva dichiarato l’organizzazione, criticando l’uso di immagini davanti a un pubblico molto numeroso.

Nella diatriba è intervenuta a gamba tesa anche Pink,  ricondividendo su Instagram un appello della pagina StopAntisemitism. Il contenuto chiedeva a Macklemore di scusarsi pubblicamente e di rimborsare gli spettatori presenti al concerto.

La condivisione ha però generato una forte reazione online, con accuse di censura e critiche rivolte alla cantante. Di fronte alla crescente polemica, Pink ha pubblicato una lunga dichiarazione per chiarire la propria posizione e assumersi la responsabilità della rapidità con cui aveva effettuato il repost.

pink

Un repost non è una dichiarazione. I social ci rendono tutti superficiali e frettolosi… Sono nata ebrea. Non l’ho scelto e non l’ho mai nascosto. Questa settimana molte persone hanno deciso cosa penso senza chiedermelo, solo perché un repost e la parola ‘ebrea’ bastavano a riempire il resto“.

La cantante ha cercato di convincere di aver preso le distanze dalle decisioni del governo israeliano, ribadendo al contempo la propria condanna nei confronti di Hamas:
Hamas è un’organizzazione terroristica, ma i palestinesi meritano un futuro che onori la loro umanità. Proteggere vite innocenti viene prima di tutto, ovunque“.

Pink ha spiegato, in modo molto poco convincete, di non aver chiesto la cancellazione dell’esibizione di Macklemore né il rimborso dei biglietti. La sua critica, a suo dire, riguardava soprattutto l’uso di immagini di guerra durante un concerto affollato di famiglie e la percezione di essere stata esclusa dal dibattito in quanto ebrea.

Si è messo davanti a uno stadio e ha detto a tutti gli ebrei presenti che non si trattava di loro. Non sei tu a deciderlo per noi…Non ho mai chiesto che un artista venga messo a tacere, non ho bisogno che nessuno venga licenziato o di un rimborso. Ho bisogno di poter dire, da madre ebrea: ‘Questo mi ha spaventata’, senza sentirmi dire che la nostra paura è solo propaganda o che sono favorevole a un genocidio“.

Sarebbe da chiedere a Pink se non si spaventa, da madre, di cosa sia stato fatto a più di 20.000 bambini palestinesi, uccisi e trucidati. Nessun bambino merita quello che sta succedendo in quell’angolo di mondo, né che questo sia israeliano e né che sia palestinese.
Per cui, tutta la sua “chiarificazione” in merito a questa polemica sembra la classica pezza che è peggio del buco.

 

Macklemore intanto ha risposto rilanciando il video del proprio discorso e rivolgendosi direttamente alla comunità ebraica. “Criticare Israele, l’apartheid ed essere contro il genocidio non è una critica a voi…Il mio messaggio è per la pace“.

Il rapper ha quindi ampliato il proprio appello, pronunciando slogan a sostegno delle popolazioni di Palestina, Libano, Cuba, Congo e Sudan, oltre che delle persone che negli Stati Uniti vivono nella paura delle politiche dell’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione.

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