Ti svegli al mattino, accendi la radio e ascolti le peggiori canzoni del momento, quelle che durano tre minuti e mezzo, che partono subito con il ritornello che costituisce l’unico elemento di memorizzazione possibile, con il testo che scivola via talmente è banale e con l’arrangiamento generato dall’AI. Allora cerchi inutilmente qualche radio che trasmetta solo musica. C’è solo musica classica e per i più fortunati, qualche sprazzo di vecchio jazz. Nient’altro.
Non ti resta che spegnere la radio e rifugiarsi su YouTube alla ricerca dell’impossibile, quando all’improvviso, senti il suono del citofono che dopo quel terribile rumore di fondo radiofonico, sembra un meraviglioso organo a canne dell’ Ottocento. Il corriere mi avvisa che è arrivato un pacco. Scendo, lo prendo e nell’ascensore cerco di capire cosa diavolo sia. Non c’è dubbio che abbia la forma di un disco in vinile. I centimetri sono all’incirca 35, e la forma è quadrata. Sulla facciata oltre al mio nome e indirizzo, c’è scritto solo S.A.D.O ( Società anonima decostruzionismi organici). In casa, lo apro. Trattasi di un bel disco in vinile con una copertina che sembra uscita dal catalogo della Deutsche Grammophon. Il titolo è in tedesco: Johann Fritz Tannhauser : Die wiedergefundenen Maeisterwerke.
Il maestro tedesco ( o almeno presumo sia lui ) è ritratto davanti all’antenato del sintetizzatore, il mitico Onde Martenot inventato da Maurice Martenot nel 1928, praticamente un secolo fa. Nelle note di copertina si capisce che il disco è la registrazione live di un concerto effettuato nella Cappella san Pietro Martire di Vercelli nel novembre 2025. Sorpresa ma non più di tanto, perché sempre nello stesso anno, avevo già scritto la prefazione di un libro biografico su J.F. Tannhauser, i cui autori facevano parte dei S.A.D.O, che più di un semplice organico musicale, è una società carbonara di cinque matti italiani più una soprano vietnamita. Essi sono Paolo Baltaro, Giuseppe Garavana, Diego Marzi, Daniele Mignone, Giovanni Battista Franco e la giovanissima Thi Ly Procacci.
Un ensemble dall’età media indefinita, direi mista. Le note di copertina sono scritte in varie lingue, russo compreso, anche se prevale naturalmente, il tedesco. Suggestionato, ascolto l’album per intero godendo le sonorità e la strumentazione utilizzata: pianoforte, cembalo, Onde Martenot, batteria e percussioni, basso elettrico e theremin.
C’è anche un narratore in lingua italiana che presenta fedelmente tutti i brani a uno a uno, nonché note tecniche e biografiche di questo musicista del Novecento, praticamente dimenticato. Sto dimenticando che prima di ascoltare attentamente il disco, ho trovato necessario effettuare qualche esercizio di decompressione acustica, un po’ come i campioni di apnea che si preparano con lunghi esercizi di respirazione, prima di sfidare le profondità marine e il loro meraviglioso silenzio. La decompressione acustica consiste nel dimenticare, meglio ancora cancellare dalla mente, tutto l’inquinamento pop che ti hanno trasmesso anche contro la tua volontà.
Così, dopo varie tecniche tra respirazione e pulizie delle orecchie, si offre al proprio cervello le immagini di un’altra epoca e dei suoi rappresentanti. La copertina dei S.A.D.O è un buon viatico immaginario, così nella tua mente scorrono improvvisi lampi di musica colta, facce poco rassicuranti come quelle di Stockhausen, di Cage, di Satie e dello stesso Tannhauser. Sono quelle di musicisti compositori, ma potrebbero essere benissimo volti di filosofi, alchimisti, matematici, astronomi o semplicemente di pazzi da legare.
Solo ora, si è spiritualmente pronti, nell’ascolto totale e immersivo del disco e così, di solco in solco, corpo, spirito e mente viaggiano a ritroso nel tempo, fino a percepire inesorabilmente che la musica d’avanguardia non è mai morta, forse si è solo appartata per resistere all’inquinamento sonoro, forse ha appreso dagli orsi, il benefico stato del letargo, quella meravigliosa condizione di sonno profondo e prolungato in cui il metabolismo, il battito cardiaco e la respirazione rallentano drasticamente permettendo così al cervello e anche al cuore, l’esplorazione di un mondo ricchissimo di emozioni e contemporaneamente, la fuga da un mondo nel quale le emozioni sono fabbricate da gruppi di ignoranti cronici, devastati dalla loro pochezza d’animo e avidità.
Potrei soffermarmi scrupolosamente sulle singole tracce descrivendo un mondo popolato di melograni, di città sconosciute, di riverberi “rubati” da cattedrali, di archetti da violino che accarezzano i piatti della batteria, dei respiri interni della cantante soprano vietnamita e di altre fantasticherie che rappresentano un nuovo benefico ossigeno da respirare a pieni polmoni. Un disco e una ricerca sonora e compositiva che non sono per tutti, questo è certo.
Anzi io un disco così lo farei ascoltare di seguito e per intero, a uno Sferaebbasta legato a una sedia, nella speranza che possa poi dedicarsi ad altre attività lavorative. Ai musicisti e agli appassionati dal palato fino, consiglio invece, di seguire i S.A.D.O fino al fanatismo più sfrenato, perché è solo la musica d’avanguardia come questa che può liberarci dalla dittatura canzonettistica di questo scellerato paese che ha seppellito la musica sotto una discarica di rifiuti tossici, S.A.D.O, GRAZIE DI ESISTERE.
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