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Roberta Giallo: tutti pazzi per la Minerva indie scoperta da Lucio Dalla – INTERVISTA

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Roberta Giallo, la cantautrice indie scoperta da Lucio Dalla, è al suo debutto discografico con l’album “L’Oscurità di Guillaume”.

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In pochissimo tempo ha fatto incetta di premi: dal premio InediTO a quelli dedicati a Bruno Lauzi e Umberto Bindi, dal Musicultura al Mei, fino all’Italian Music Festival.

Sarà per la sua strabiliante vocalità, animata da un vibrato seducente, sarà per la sua originale verve compositiva, radicata in un terreno ampio e remoto, fatto sta che la cantautrice, polistrumentista, attrice, pittrice e scrittrice nata a Senigallia nel 1982 viaggia veloce come la luce verso l’immortalità.

Parliamo di Roberta Giallo, una vera e propria Minerva contemporanea in grado di abbracciare tutte le arti e farsi abbracciare un po’ da tutti. Gay compresi, a cui da sempre dedica massima attenzione e solidarietà concreta. Un talento multisfaccettato e incatalogabile quello della Giallo, che ben si sposa con l’arte cinematografica. Non a caso la sua musica è diventata la colonna sonora di film d’autore, come “Il cuore grande delle ragazze” di Pupi Avati e “La ragazza dei miei sogni” di Saverio Di Biagio. Ma non solo: “Trip of a dreaming soul” è lo spettacolo musicale con cui ha fatto il sold out ad Hong Kong e che la vede protagonista nel triplice ruolo di autrice, interprete e regista.

Video roberta giallo

INTERVISTA a Roberta Giallo: Parte 1

La tematica del ‘Non amore’ ha segnato il tuo magnifico debutto formato CD, “L’oscurità di Guillaume”, ed è presente nel nuovo romanzo di André Aciman, “Variazioni su un tema originale”. Aciman è convinto che «gli amori incompiuti, gli amori impossibili, sono quelli che durano di più”, forse “perché desiderare qualcuno vuol dire fantasticare su questa persona». La tua storia-non-storia con Guillaume sembra confermarlo. In “Con la fantasia” canti che ti «fa comodo non guardare, non capire». Quanta fiction e quanto masochismo ci sono stati nella tua vita? Da cosa pensi siano scaturiti e a cosa, invece, pensi abbiano portato?

La mia vita è stata sempre condita da molta immaginazione e un po’ di inconsapevole autoinganno. Probabilmente, senza rendermene conto, andavo incontro a situazioni un po’ estreme e indefinite; non tanto perché volevo soffrire, ma per evadere dalla realtà misera e senza poesia in cui siamo immersi… Avevo bisogno di “vivermi il mio film”, di “sperimentarmi, testando i miei limiti, la mia follia, la mia resistenza alla mancanza e alla distanza. Anche “L’Infinito” di Leopardi ruota intorno alla forza straordinaria dell’immaginazione, che si mette in atto quando c’è una siepe che non ti fa vedere quello che c’è dietro… e io un po’ Leopardiana, anche per via delle mie origini, lo sono sempre stata! È un mondo veloce questo, calcolatore e spietato, non fa sconti a nessuno; i sognatori faticano molto di più dei materialisti e dei cinici che remano contro la speranza… indovina un po’ da che parte sto io?

Per questo mi sono innamorata follemente di Guillaume e della sua strana storia: per non darla vinta agli schemi preconfezionati e alla “disillusione a prescindere”… tutto ciò mi ha portato a sognare, a piangere, e su quelle lacrime sono germogliate le canzoni… che sono poi diventate un album, poi un libro, poi uno spettacolo! Credo che l’inconscio abbia lavorato molto nella mia vita, sia umana che artistica. Questa storia d’amore si è compiuta proprio attraverso questo disco, che spalanca la sua finestra, non sulla “chiarezza e sulla luce”, ma sul mistero, sull’ignoto. Ti sembrerà un controsenso, ma questo amore si è compiuto attraverso la mia accettazione della sua incompiutezza. Era quello il suo destino e la sua essenza, e spero di averla tradotta in musica, nel mio album.

Una “Notte di luna senza stelle” è una notte lussureggiante in cui gli orizzonti sono rotti. Questo perché «si vive l’amore quando non c’è timore». Il romanzo di Aciman ruota intorno alla fluidità dell’erotismo 2.0 e cade a fagiolo. Le varianti dell’attrazione ti spaventano? Le hai già assaporate?

Questa canzone parla dell’amplesso, e lo fa poeticamente. Ci sono molte metafore “cifrate” che alludono all’atto sessuale, ma naturalmente ognuno di voi ci leggerà quello che vuole…

In realtà era nata prima del disco, e anche prima di incrociare Guillaume in quel negozio di Bologna! È una di quelle canzoni che io chiamo “preveggenti”, perché anticipano quello che nella vita succede dopo averle scritte… Calzava a pennello per raccontare il mio amore fluido, bluastro e notturno, “quasi incorporeo” per certi aspetti, visto che Guillaume mi scriveva dalla Francia… e proprio in virtù della distanza, dotato di una enorme e incontenibile carica poetica ed erotica. Non so se mi spiego, ma là dove l’oggetto del desiderio non si può toccare, tutto si amplifica in modo esponenziale! Comunque le varianti dell’attrazione non mi spaventano… sono sempre stata molto curiosa! Anche se non ho ben capito cosa intendi… alludi al kamasutra?!

“In amore muoio di frontale” è la canzone in cui più ti allontani dall’individualismo contemporaneo. L’intimità altrui non è vissuta come una minaccia al proprio ego, ma come un completamento e miglioramento di sé. L’empatia nei rapporti sentimentali, che siano d’amicizia o di coppia, oggi è un lusso. Come dice Elio Germano: «viviamo sempre di giudizi sugli altri, ormai, e non riusciamo a sentire quello che gli altri provano, a metterci nei panni degli altri». Di chi è la colpa?

La colpa è del “meccanismo in cui sono incastrate le nostre esistenze”: ci impone uno stile di vita tutto volto al profitto e all’accumulo, che ci rende allo stesso tempo schiavi di molti comfort e paure. Paura di non avere abbastanza soldi, paura di deludere le aspettative, paura di non poter avere un futuro dignitoso… tutte queste fobie ci fanno implodere, ci fanno concentrare quasi esclusivamente sui nostri obiettivi, dimenticando però che l’uomo è un animale sociale, e per vivere bene ha bisogno degli altri, di una sana cooperazione, sia civile che affettiva/amorosa…

Nelle città, ma ormai anche nelle periferie e forse anche nei paesi e nelle campagne più desolate, ci si dimentica di questo perché abbiamo il mondo apparentemente a portata di mano, dentro ai nostri telefoni e computer… oggi non devi più “parlare con le persone”, recarti nei luoghi in cui un tempo eri obbligato ad andare, puoi fare “quasi tutto dal tuo iphone”! I contatti umani, un tempo obbligati, sono stati sostituiti da macchine, social network e nuove abitudini… Con questo non intendo demonizzare internet: è una grande risorsa, io per prima lo utilizzo e lo trovo utilissimo, e a volte, ahimè indispensabile! Ma non dobbiamo dimenticare che siamo analogici, non digitali! Dobbiamo toccare, annusare, guardarci negli occhi…

Quale uomo e quale donna, appartenenti al mondo dello spettacolo, ti potrebbe ‘fulminare’ e farti morire ‘di frontale’?

Non saprei. Per infatuarmi di qualcuno ho bisogno di avere un contatto diretto e plausibile. Non mi innamoro delle persone “famose”, non ho mai avuto cotte per le persone “inarrivabili”… piuttosto per quelle che in qualche modo incrociavo nella vita, magari anche solo per 2 secondi… per questo parlo di innamoramento facile!

Ero incline a repentini e fugaci colpi di fulmine! Il cosiddetto frontale è, appunto, il “coup de foudre”, detto alla francese… forse dovrei ritrovarmi a lavorare, per esempio, su un set insieme a Leonardo Di Caprio e Scarlett Johansson… magari scatterebbe la scintilla? Ma forse più tra loro due! No, al momento non può succedere, sono felicemente innamorata e piena di una persona concreta e vicina!

Nell’era delle app per incontri, come Grindr e Tinder, il numero di single nel mondo aumenta vertiginosamente: solo in Italia oggi si contano più di 9 milioni, con un incremento record del 46% negli ultimi 10 anni. La copertina del tuo album, da te disegnata, lascia intendere che il tuo cuore e il tuo organo genitale hanno la medesima password, ma, a quanto pare, non è così, per i più. Il sesso senza amore come lo vedi? E le coppie ‘aperte’?

Tendenzialmente sì, ma anche io a volte “ho fatto un po’ di confusione con tutte le varie password”… L’amore e il sesso sono strani alleati che ogni tanto litigano e poi tornano a collaborare… e poi litigano di nuovo! Incredibile. Per esempio, ci sono persone che all’inizio ci stavano sulle balle, magari poi ci siamo finiti a letto… e alla fine ci siamo pure messi insieme!

Questo disco racconta un momento preciso della mia vita, ma non tutti! Non esaurisce tutto il mio modo di essere e di vivere l’amore e la musica negli anni. Ho passato varie fasi: molto diverse. Io non distinguo il sesso dall’amore; non perché credo che per fare sesso si debba essere innamorati, anzi… ma perché anche il sesso, secondo me, è un sottoinsieme dell’amore, anche quello tra sconosciuti! Il sesso non è una cosa sporca, ma una cosa elevata! È un’arte! Non la butto via… ma questo, ripeto, dovrebbe valere anche tra sconosciuti. Siamo abituati a “incasellare”, a dividere, a etichettare o bollare le attrazioni come fisiche o mentali o spirituali… peccato che il linguaggio sia così ingannevole! È un po’ come dire “ti amo”: non si padroneggiano mai quelle due parole, fa sempre uno strano effetto pronunciarle, sia che si dicano spesso, oppure raramente.

L’amore non si dice, si fa, si esprime. Ecco, la musica forse può riuscirci abbastanza bene, proprio come uno sguardo, un gesto, una carezza o un abbraccio… “Una musica può fare”, mi è venuto in mente Max Gazzè! Amore, Erotismo, Attrazione… le parole confondono, ma il cuore e i sensi sentono! E forse è molto meglio… Non ho nulla contro le coppie aperte, ma non ho mai provato. Piuttosto da “sfidanzata”, ma quella è tutta un’altra storia… non vale! A parte gli scherzi, credo che ogni coppia abbia il sacrosanto diritto di decidere come “vivere” la propria relazione: l’importante è saperlo di stare in una relazione aperta… perché molti ci si ritrovano senza averlo concordato prima!

Da Lucio Dalla a Fiorello, da Samuele Bersani a Raphael Gualazzi: tutti pazzi per la nuova stella rainbow!

Lucio Dalla se n’è innamorò al primo ascolto, definendola un’artista con «un talento straordinario, e una naturalezza e musicalità incredibili». Un’«amazing artist» a detta anche di Raphael Gualazzi. Per Maria Grazia Cucinotta: «Un’artista geniale e vera. Da ascoltare e da scoprire in tutta la sua poliedricità. Le sue parole dritte al cuore». Per lei non è avaro di complimenti nemmeno Max Pezzali: «Immenso talento. Le sue opere sono strepitose e ipnotiche».  Tra i suoi ammiratori figura persino Fiorello, che l’ha ospitata in una delle sue ultime puntate di Edicola Fiore per il suo «bel disco». E poi Samuele Bersani e Simona Molinari, con cui ha collaborato, ma anche Marco Masini, Anna Tatangelo, Vladimir Luxuria, Red Ronnie e Gabriele Muccino. Tutti pazzi per la nuova stella rainbow: Roberta Giallo.

 roberta giallo

INTERVISTA a Roberta Giallo: Parte 2

Come sei finita tra le ‘bambole’ preferite di Lucio Dalla? Tra le cantanti con cui ha collaborato anche Ilaria Porceddu, Manuela Zanier, Rosalia Misseri, Angela Baraldi, Irene Fargo, Tosca, Dajana e Iskra. Scegli, tra quelle elencate, quella per cui scriveresti, quella con cui duetteresti e quella che butteresti giù dalla torre. Motiva ogni tua scelta.

Ho conosciuto il luminoso Lucio grazie al suo storico collaboratore e produttore, Mauro Malavasi, produttore anche del mio album. Fu Mauro a lasciargli un copia di questo disco.  Lucio rimase colpito dal mio modo di cantare e scrivere, e anche dalla storia che c’era dietro… non a caso volle entrare dentro il progetto – ahimè rimasto incompiuto – di uno spettacolo teatrale intorno a questo disco e ad un romanzo che avevo scritto…

Andiamo avanti. Scriverei per Tosca. Mi è sempre piaciuta l’intenzione che mette nel cantare… Però, va detto, scriverei anche per la Baraldi, ha un storia da raccontare e uno “strano dolore negli occhi” che mi affascina. Duetterei sempre con loro due, per gli stessi motivi di prima! Con Iskra l’ho già fatto ed è stato indimenticabile!

Mi rifiuto di buttare una donna giù dalla torre… e se proprio sono obbligata, allora scelgo quella che non conosco: Dajana! Non me ne volere, magari ci conosceremo “on stage” e diventeremo amiche del cuore!

Il mancato coming out di Lucio Dalla è stato definito da Marco Travaglio «una lezione di eleganza, di discrezione e di stile», mentre da Aldo Busi furbo e disastroso «non solo per la crescita civile e culturale della nazione ma persino per il suo compagno di una vita, Marco Alemanno, spacciato in chiesa durante le esequie per suo fedele collaboratore, il quale, in mancanza di un testamento, è stato privato di ogni diritto di successione patrimoniale – elemosine a parte, forse». Anche per Tiziano Ferro, promotore del Lazio Gay Pride 2017, «il coming out vip può essere un messaggio positivo». Chi ha ragione?

Secondo me una persona fa bene a fare “coming out” solo se si sente profondamente motivata e “serena” nel farlo. Non è un atto obbligatorio. In questo caso antepongo il sentire del singolo alle aspettative della comunità che talvolta pretende l’azione.

Io credo che Lucio vivesse liberamente più di chiunque altro… sia come artista che come persona, innamorato com’era della vita e di tutte le sue sfumature… probabilmente ha agito secondo il suo sentire. Il resto è stato un fulmine a ciel sereno! La sua morte è stata imprevedibile e ha spiazzato tutti. Il resto, per me, ahimè, una “specie di gossip”… di cui avremmo potuto, forse, fare a meno!

Nel 2014 hai cantato per il Pride di Padova. Che ricordi hai? Ti piacerebbe ripetere l’esperienza e magari scrivere una canzone a tematica gay? Per Scialpi una giornata dedicata all’orgoglio omosessuale è obsoleta poiché bisogna sentirsi «uguali senza orgogli inutili» e combattere per i diritti nelle sedi opportune «senza culi al vento». Per Stefania Orlando invece è «ancora oggi necessaria» e va tenuta presente la sua origine. Chi dei due ha ragione, quanto è importante il sostegno alla causa gay anche delle persone eterosessuali e qual è la tua opinione sulla mancanza in Italia di una legge contro l’omofobia e dell’estensione del diritto di adozione e matrimonio alle coppie omosessuali?

È stato molto divertente! Il Pride per me rappresenta una specie di festa, un momento gioioso, dove ogni pregiudizio è abbattuto!

Sinceramente non saprei schierarmi dalla parte di Scialpi o dell’Orlando (che tra l’altro ho conosciuto ed è simpaticissima), penso abbiano in parte ragione entrambi! Forse bisognerebbe semplicemente trovare una formula nuova, mediata, affinché ogni “omosessuale” possa riconoscersi nel Pride, senza sentirsi ridicolizzato o minimizzato. E poi, certo che sì, per me lo stato dovrebbe prendere provvedimenti seri contro ogni tipo di violenza o intolleranza! Dove c’è omofobia è chiaro che si manifesta almeno uno dei due mali sopracitati. In questo caso da eterosessuale sosterrei un’iniziativa di questo tipo, ma, ripeto, la violenza e l’intolleranza sono mali che travalicano l’identità sessuale delle persone. Detto ciò, sono favorevole alle adozioni gay.

Amici 16 ha visto lo scontro tra Morgan ed Elisa, nel medesimo ruolo di coach, e la fuoriuscita del primo a discapito di Maria De Filippi, che è affondata con tutto il suo carrozzone ‘trash’. Quali sono i tuoi commenti in merito e in generale sul declino dei talent show, oramai attaccati perfino da chi, come Valerio Scanu e Chiara Galiazzo, ne ha beneficiato?

Ho riso tanto! Ma tanto! E per questo ringrazio tutti: è stato un colpo di teatro! Un momento di televisione memorabile! Dopo l’uscita di Morgan, però, ho smesso di seguire Amici. Va detto. Poi, che dire? Siamo alla 16? 17esima edizione?! Una specie di “Beautiful”… Niente tutto ha un suo ciclo. Mi stupirei se l’attenzione fosse ancora come agli inizi. È fisiologico! Altrimenti sarebbe un motorino truccato… Il fatto è che da un po’ di tempo tutto sembra un pochino preconfezionato… mentre prima il pubblico si illudeva che la tv fosse cosa “spontanea e senza calcoli”. Svegliamoci: la tv è così! E, badate bene, non è un’offesa! È solo far capire che i grandi programmi seguono dei “copioni”, e se non proprio dei copioni, una regia… e poi Amici è registrato!

Io però, se proprio vuoi sentirmi polemizzare, lo faccio volentieri e sentitamente solo contro “l’autotune a tutto spiano”. Mi toglie il brivido dell’esibizione live! Ridateci le stecche, ma togliete quegli effetti patinati, please!

Quale conduttore e quale regista vorresti ti chiamasse per proporti una partecipazione, rispettivamente ad uno show tv e ad un film?

Wow! Pippo Baudo a Sanremo, tanto è uno show televisivo, no? E poi Tim Burton… lo adoro da sempre! È un genio indiscusso!

Andrea Fabiano ti chiede di fare una serata speciale di “Martedì in Giallo” su Rai Uno, in diretta dal Bravo Caffè di Bologna. Avrai a disposizione 4 ospiti illustri come rappresentanti italiane sia del virtuosismo sia dell’originalità timbrica al femminile: Mina, Mietta, Anna Oxa e Antonella Ruggiero. Scegli una loro hit e una cover da farle cantare a testa.

Mina: “E poi E poi E poi”. È forse la mia canzone “di Mina” preferita! Cover: “Giudizi Universali” di Samuele Bersani. Secondo me con il suo timbro caldo farebbe succedere una cosa simile a quella che ha fatto succedere con “Oggi sono io” di Alex Britti… E poi “Giudizi Universali” è un tale capolavoro che ha bisogno di una voce femminile iconica!

Mietta: “Trottolino amoroso”. Son banale, lo so, ma quando uno mi nomina Mietta è la prima cosa che mi viene in mente! Cover “Per me è importante” dei Tiromancino. Sì sarei curiosa di sentirla su un pezzo interpretativamente difficile e apparentemente “semplice”, vocalmente parlando.

Anna Oxa: “Un’emozione da poco”. Al solito, sono banale, ma come si fa ad avere quel talento pazzesco della Oxa e non farle cantare uno dei pezzi più incantabili (in quanto a difficoltà) della storia della musica italiana? Secondo me solo lei può cantare quella canzone! E allora, che la canti! Cover: “Caruso” di Lucio Dalla. Ecco, poiché anche “Caruso” per me resta uno dei pezzi intoccabili e incantabili della storia della musica italiana – anche se confesso di averlo fatto, e persino ad Hong Kong, dove mi hanno adorato manco fossi Madonna… – io lo affido a lei, che è una fuoriclasse indiscussa, e poi dicano quel che vogliono! La Oxa fa paura.

Antonella Ruggiero: “Vacanze Romane”. Prosegue il circolo delle ovvietà, ma Antonella per me è incorniciata dentro a quella meravigliosa e imperitura canzone! Cover, qui riderete: “Animale”! Sì, sarei curiosa di vedere come l’affronterebbe la divina Antonella!

In più scegli per l’evento altri 4 ospiti musicali tra i cantautori emergenti che hai già avuto nel tuo spettacolo live. Ovviamente motiva ogni singola scelta.

Ospiterei tutti i miei cari amici cantautori preferiti: Marco Sbarbati, Nicolas Bonazzi, Gabriele Dorme Poco, Nabel.

Mi permetto di aggiungere un posto a tavola per la brava e bella Alfina Scorza, cantautrice napoletana molto particolare ed elegante!

Con l’album di debutto “L’Oscurità di Guillaume” fa incetta di premi. Il secondo uscirà entro il 2018.

Il successo della Giallo è oramai tangibile: con “Cinque schiaffi e una carezza” ha vinto Musicultura, con “Animale” l’Italian Music Festival, sbaragliando cantautrici come Marina Rei e Dolcenera, con “Io canto l’estate” il Premio InediTO, con “Le idee sono nell’aria” il Premio Bindi e il Premio dei Premi Mei, con “Mamma com’è” il Premio Lauzi come ‘Miglior artista femminile’, con “In amore muoio di frontale” è balzata ai vertici della Chart ‘Indie Music Like’.

L’oscurità di Guillaume” poi, che Lucio Dalla avrebbe voluto trasformare in musical, presto segnerà anche il suo debutto da romanziera. Entro il 2018 uscirà anche la sua attesissima opera seconda.

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INTERVISTA a Roberta Giallo: Parte 3

Il tuo album è diametralmente opposto a “Nel caos di stanze stupefacenti” di Levante. La dolcezza e il patimento amoroso che scandisci con scenari musicali onirici e una vocalità armoniosa, lasciano il posto alla rabbia e all’attualità più nauseabonda che Levante centrifuga con ritmi serrati e una vocalità ondivaga. Pensi di essere un po’ fuori contesto storico? I turbamenti amorosi reggono il peso delle problematiche quotidiane? L’evasione dalla realtà fino a che punto è opportuna per noi e per tutti?

Non mi interessano le mode e “ciò che va”… ma l’eternità. Suonerò un po’ “arcaica” o anacronistica nell’esprimermi così… o forse no! Il mio amore per Guillaume era moderno e antico allo stesso tempo, i grandi amori hanno il potere di portarci al di là del quotidiano… e sono soprattutto generati dalla stessa forza primigenia che si manifesta attraverso le attrazioni più intense e più inspiegabili. Poi, se si concretizzano, e sono destinati a mettere radici nel quotidiano… ci si organizza! Nonostante la tecnologia e la “riduzione” dell’essere umano a robot, io credo nell’istinto animale/spirituale/poetico… quello esiste da sempre e andrebbe preservato.

Il mio disco è poetico e onirico, ma anche molto sensuale ed erotico… mi piace pensare che ognuno possa “farlo suo”, attaccargli le sue sensazioni/ricordi/emozioni e gli dia una personale connotazione… Questa, del resto, sarebbe il destino di una vera opera: suscitare le emozioni più grandi e disparate! Evadere dalla realtà, se si riesce a “rientrare” è una cosa che “fa bene”! Le persone si drogano pur di evadere! Io “sono andata in overdose d’amore”: credo sia meglio, no? A parte gli scherzi, l’equilibrio è sempre da ricercare in tutto, anche se la vita necessariamente attraversa delle turbolenze piuttosto potenti… Evadete dalla realtà con il mio album e avrò raggiunto il mio scopo, quello di portarvi altrove…

“Animale” è il singolo, non contenuto nell’album, con cui hai vinto il contest più coinvolgente e seguito del web: l’Italian Music Festival 13. Te l’aspettavi? L’unica insufficienza che hai avuto dai votanti ‘vip’, nel gruppo Facebook Italian Music Official, è stata quella della cantautrice Rebi Rivale, che ha trovato uno degli incisi del brano sovrapponibile a “T’appartengo” di Ambra. Come commenti? A me non sorprenderebbe, poiché nel tuo frullatore creativo rintraccio un po’ di tutto. “Pablo” di Francesco De Gregori, ad esempio, mi viene in mente durante l’ascolto di “Un giorno no”. Quali sono le tue influenze nella composizione della musica, i tuoi studi e gli apporti strumentali dell’album?

Non mi aspettavo di vincere e devo dire che è stato un bel “colpo” di felicità! Grazie a tutti, davvero!

Chi è Rebi, la mia rivale? Scherzo! Onestamente, pure avendo Ambra nel cuore, non ho preso spunto da “T’appartengo”… mi sembra anni luce lontana dalla mia canzone. Però, come dicevo prima, ognuno nelle opere d’arte ci vede quel che vuole, ed è giusto così. Non si può piacere a tutti e lo so bene. E so bene anche che, tanto più i pareri sono numerosi e discordanti, tanto più l’opera ha valore.

Hai ragione tu quando dici che “in me vedi un po’ di tutto”, questa cosa mi lusinga. Vuol dire che la mia musica “non è piccola”, che ha uno spettro molto ampio e travalica i generi… La mia formazione è variegata. Sono partita studiando piano classico da piccolissima, ho studiato canto lirico e poi ho cantato “cose” in un coro polifonico (dal gregoriano al barocco al gospel/soul)… Amo la musica Black, i cantautori della nostra vecchia scuola, Lucio Dalla, Battisti, De Andrè & Battiato sono i miei preferiti… ma Dalla è Dalla!  E poi, ma solo riassumendo e scremando al massimo: Beatles, Edith Piaf, Maria Callas, Prince, Queen Michael Jackson, Enya …

Nel mio album i protagonisti sono voce e piano, perché sia io che Mauro Malavasi abbiamo voluto rispettare la genesi intima delle mie canzoni, nate, appunto, tutte nella mia stanza, piano e voce. Poi abbiamo aggiunto qualche piccola “suggestione psichica”, campanelli e tamburi, da me suonati, arpa, qualche residuo ancestrale di archi etc…

Lo strumento musicale più prezioso dell’album è la tua voce. È curioso leggere che chi reputa il tuo timbro non originale è proprio Luna Palumbo, additata durante la sua partecipazione a The Voice of Italy come un clone di Noemi. Tuttavia qualche voce assonante alla tua effettivamente c’è: ad esempio Giuni Russo, come ha rilevato Ania Cecilia, e Antonella Ruggiero. Due esempi di grande prestigio vocale, che non è poi così male avere come punti di riferimento, non credi?

Sia Giuni che Antonella sono due voci sublimi! Essere accostata ad entrambe non può che farmi piacere! Chi si somiglia si piglia!

Secondo Romina Falconi e Dajana gli eccessivi virtuosismi limitano l’interpretazione. Sei d’accordo? Perché Fiorella Mannoia in Italia è presa da molte emergenti come unico modello interpretativo di riferimento? Per sopperire, forse, alla mancanza di personalità e doti vocali? Come rispondi, invece, a chi, come Morgan e Francesco De Gregori, sostiene che l’intonazione non è fondamentale in una performance?

Quando il virtuosismo è forzato o eccessivo la forza interpretativa è limitata, perché l’interprete lavora più sul suono e meno sul senso; tuttavia se il virtuosismo è “cosa naturale”, gradevole, e in piena sintonia con il pathos del pezzo, non toglie nulla! Potrebbe addirittura aggiungere! Ma bisogna saperlo fare…

La Mannoia è una bellissima donna, ha una grande autorevolezza, una grande sicurezza e padronanza scenica, questo sicuramente fa di lei un modello per molte cantanti/interpreti. Una bella voce è sempre una bella voce, ma più potente della bellezza è la personalità dell’artista e di conseguenza anche della sua voce. Se una voce ha personalità può sopperire alle sue “bruttezze” e superarle a tal punto da sembrarci bellissima. Certo, se poi uno è stonato e impersonale… tappiamoci le orecchie!

Nell’album fai ampio uso del vibrato. Per Mietta, che con il vibrato ha esaltato al massimo la sua bellissima voce nei primissimi anni di attività, è una tecnica vetusta e non più attuale. Sei d’accordo? I suoi ammiratori ancora oggi ne hanno nostalgia, a dimostrazione che su alcune tipologie di voci l’effetto può essere emotivamente atemporale…

Non credo sia desueto. O almeno, dipende fino a che punto si gira a ritroso la ruota del tempo…  Se è desueto il vibrato è desueta anche la sua assenza. Da secoli esistono sia il vibrato che l’assenza di vibrato… anche i canti gregoriani, senza vibrato, sulla scala del tempo storico sono piuttosto lontanucci… Non riduco la musica ad una “questione di mode”: la musica è sacra, è bellezza, è suggestione, pathos, è antica e moderna. Il resto è marketing. Poi vabbè, ho detto che mi piace la Callas, quindi sono coerente! La musica è anche conoscenza, rielaborazione, consapevole e inconscia; è il nuovo che ripesca dal vecchio/antico e rielaborandolo magari lo traduce in mondi sonori ancora più nuovi!

Io sono fiera del mio vibrato, anzi dei miei vibrati… a chi non piace dico: gira le orecchie e non mi ascoltare! Siamo talmente tanti… Ma chi mi ama mi seguirà! Ad ogni modo adoro Mietta, va detto! Magari ne parleremo ad una tavolata quando la becco!

Il testo di “Animale” sembra banale, ma non lo è, poiché spinge alla riflessione. La ragione è da te raffigurata come la prigione dell’anima, mentre l’anima come un animale da seguire per salvarsi. Però nel mito di Orfeo e Euridice, che citi nel brano, Orfeo perde per sempre la sua amata proprio perché non riesce a trattenere il suo istinto fino in fondo. La citazione non è in antitesi alla tua tesi? Tu sei più razionale o più istintiva?

In quel caso la metafora voleva evocare la forza, la resistenza, la lotta tra la vita e la morte… che implica una corsa verso l’ignoto, ma in senso contrario alla morte. Certo, se fossimo animati dall’istinto del gambero, che cammina all’indietro, ci saremmo voltati tutti… Però, c’è un però, e ti svelo l’arcano: Orfeo secondo me si gira per desiderio, non per istinto! Ti ho fregato? Me l’abboni???

Io sono un capricorno ascendente cancro: al di là che ci crediate o meno, sono iper-razionale e iper-istintiva. Dipende, in base alle situazioni mi avvalgo di uno dei due poteri, l’istinto è più veloce e va prediletto nelle situazioni in cui non abbiamo troppo tempo per pensare; invece se abbiamo tempo, può essere più fruttuoso avvalersi della ragione…

Per gli “Omaggi Stellari” di FareMusicfaremusic.it e della mia pagina blog Hit Non Hit di Facebook mi piacerebbe sentirti in un omaggio esclusivo a Lucio Dalla. A te la scelta del brano e la motivazione…

Ma prima di salutarvi ti devo dire una cosa: carissimo Ugo, giuro che la tua intervista, per cavilli, domande trabocchetto etc. è l’intervista più tosta e dettagliata che mi si mai capitata! Però grazie! Sei stato maieutico, mi hai tirato fuori delle cose che ignoravo…

Grazie a tutti voi che mi avete apprezzato, e grazie anche a quelli/e a cui non piaccio, né io, né il vibrato, né le mie canzoni…! Ciao! Viva la musica, sempre, e le belle canzoni che ci portano altrove!

 

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