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Cosa resta del duetto dylaniano tra Elisa e De Gregori? – RECENSIONE di “Quelli che restano”

Il nuovo singolo di Elisa, in duetto con De Gregori, si intitola “Quelli che restano”, brano che anticipa il nuovo album dell’artista di Monfalcone

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Il nuovo singolo di Elisa, in duetto con Francesco De Gregori, si intitola “Quelli che restano”, brano che anticipa il nuovo album dell’artista di Monfalcone.

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Questo inedito (LEGGI NOSTRO ARTICOLO) apre i battenti al nuovo progetto discografico dell’artista che, dopo l’uscita di “Will we be strange“, segna l’inizio del nuovo corso artistico per la cantautrice, dopo aver lasciato la casa discografica della Caselli che l’ha lanciata, e dopo aver sottoscritto un nuovo contratto discografico con l’Universal Music.

RECENSIONE – “QUELLI CHE RESTANO”

Cosa dire di questo duetto? Difficile a dirlo.

Mi spiego.
Sono tentata di scrivere la parola “finalmente” pensando all’ultimo repertorio di Elisa… ma poi penso a De Gregori, usato qui, in questo brano, come un cliché, il De Gregori dylaniano che tenta di rifare il maquillage a delle scelte artistiche di una Elisa che negli ultimi anni ha messo a dura prova la sua credibilità.

Una Elisa che scrive alla De Gregori, di un De Gregori che scrive alla Dylan, sa un po’ di “forzato”. Manca la genuinità in questo duetto, perchè si percepisce inequivocabilmente la forte voglia evocativa di portare l’ascoltatore a definire, a tutti i costi, questa canzone come un classico “brano d’autore”… una operazione alla stregua della ricerca di una cura che finalmente riesca a cicatrizzare delle ferite da cui il sangue è sgorgato via velocemente, come in una emorragia fatale.
 
Intendiamoci, è anche difficile dire che la canzone “non prenda”, perchè gli elementi per catturarti ci son tutti, testo compreso, e il brano è certamente e decisamente il migliore della produzione dell’ultima Elisa.
 

Ma riascoltando attentamente il brano e leggendo bene il testo, sembra “passione” che parte in pompa magna, viste le ambizioni iniziali, ma subito dopo la passione viene soffocata da un “desiderio non realizzato”, a causa di quel qualcosa di memorabile che non arriva… come fosse un coito interrotto sul più bello, dopo dei preliminari che portavano a presagire delle vette emozionali senza eguali.

Ma rimane la speranza, mai persa, di “ritrovare” davvero la grande Elisa nel nuovo album, e questo duetto, pur con tutti i suoi limiti, fa ben sperare.

elisa

TESTO – “QUELLI CHE RESTANO” – ELISA & FRANCESCO DE GREGORI 

È che mi chiedevo se la più grande fatica
è riuscire a non far niente
a lasciare tutto com’è
fare quello che ti viene
e non andare dietro la gente

È che mi perdevo dietro a chissà quale magia
quale grande canzone in un cumulo di pietre
sassi più o meno preziosi
e qualche ricordo importante che si sente sempre

È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza
quella che ti frega e ti prende le gambe
che ti punta i piedi in quella direzione opposta
così lontana dal presente
ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
le vite che sfrecciano

E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali

È che mi voltavo a guardare indietro
e indietro ormai per me non c’era niente
avevo capito le regole del gioco
e ne volevo un altro uno da prendere più seriamente

È che mi perdevo dietro a chissà quale follia
quale grande intuizione tra piatti sporchi e faccende
tra occhi più o meno distanti
e qualche ricordo importante che si sente sempre
ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
le vite che sfrecciano
e vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali

E più di una volta e più di un pensiero
è stato così brutto da non dirlo a nessuno
più di una volta sei andato avanti dritto
dritto sparato contro un muro
ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno
ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno

Siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li perdono
e sulle autostrade così belle
le vite che sfrecciano

E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici e selvatici selvatici

Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
quelli che di notte luci spente e finestre chiuse
non se ne vanno da sotto i portoni
quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni
ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia
siamo noi quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare

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