Home Musica Interviste LePark apre a Milano: coworking musicale per incontrare, connettere, produrre -INTERVISTA

LePark apre a Milano: coworking musicale per incontrare, connettere, produrre -INTERVISTA

LePark è una nuovo di spazio coworking musicale di Milano, dove gli artisti si incontrano, si connettono tra essi e producono

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Lepark
Crediti foto di Christian Dossena per Lepark
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LePark è una nuovo di spazio coworking che apre a Milano in via Sismondi 55. Incontrare, Connettere, Produrre è il loro mantra: incontrare e produrre attraverso connessioni e stimolare nuovi talenti. Essenzialmente è un Music Hub Art Lab ossia il primo spazio coworking musicale dove gli artisti si incontrano, creano connessioni e producono.


INTERVISTA

Incontriamo Alberto Roveroni , Producer e Musicista, manager di Le Park.

Cos’è LePark?

Che cos’è LePark, e come mai questo nome?

LePark è un gioco di parole che ci è piaciuto per la miscela tra francesismo e inglesismo, e fondamentalmente perché evoca il senso di un parco giochi per adulti. Arrivando dal mondo della musica e della espressione artistica, siamo un po’ tutti bambini giocherelloni, la creatività è fatta anche di questo.

Per i bambini cresciuti, perché spesso si esclude che gli “adulti” non giocano.

Questo è un tema molto bello perché l’arte di invecchiare anagraficamente coltivando il bambino che abbiamo dentro di noi, è un’arte molto rara e difficile da coltivare. Si corre spesso il rischio di cadere negli estremi. O si rimane eterni Peter Pan, il che può diventare imbarazzante e patetico, oppure si abbraccia una sterile seriosità. Entrambe portano a conseguenze catastrofiche, sopratutto nei contesti artistici. E’ un magico equilibrio difficile da raggiungere e mantenere.

Se fossi un giovane ragazzo o ragazza che si affaccia al mondo della produzione musicale, mi domanderei: ma a cosa serve LePark?

Potrei rispondere con una frase didascalica. In realtà LePark diventerà ciò che le persone contribuiranno a svilupparlo. L’idea di base è la creazione di uno spazio che fornisca servizi accessibili. Possiamo anche vederla come una torta millefoglie, una realtà multistrato. Partendo dalla falsariga del coworking, abbiamo creato degli spazi estesi. Dal classico spazio condivisione con scrivanie e hotspot wifi, con vari pacchetti, aggiungendo gli spazi dedicati agli addetti ai lavori nell’ ambito della musica, della comunicazione e dei multimedia.

Nella sede di LePark2, dove ci troviamo ora (LePark1 è l’altra sede milanese in via G.Pezzotti, NdA) al piano terra abbiamo allestito gli spazi cone le classiche scrivanie, il piano seminterrato invece è dedicato tutto alla produzione musicale, con ampi saloni e spazi modulari a libera configurazione. Si passa dagli spazi aziendali per #workshop e spazi per live music in studio. il tutto cablato e connesso a regie audio e video, che le persone possono affittare ad n costo molto competitivo. Si parte da un costo minimo giornaliero di €30 fino ad arrivare a €80, a seconda degli spazi e dei servizi richiesti. Grazie alla domotica, avremo tutti gli spazi accessibili tramite al web app, dal cellulare, come se fosse un car sharing. Per ora gli spazi musicali sono 7, ma una volta completato il nostro percorso arriveremo ad averne tra i 12 e i 15. L’obiettivo a pieno regime è di offrire un’accessibilità 24/7.

Il problema sicurezza in caso di utilizzo in orario notturno?

E’ complesso, ma grazie alla tecnologia, possiamo farlo.

A chi serve LePark?

Meglio quindi dire: cosa NON è LePark e a chi NON serve?

Secondo me prima o poi LePark può servire a tutti. Dal momento che sostanzialmente è un incubatore, termine che amo particolarmente. Prendere un seme, coltivarlo, fino a farlo diventare un albero. E’ un concetto affascinate applicato ai talenti. A volte un talento viene sovraesposto, bruciandosi. Oppure non ha terreno per mettere radici. Avendo uno spazio che vuole poi diventare un network, avremo poi degli ambienti fisici che accolgono talenti, li mettono in connessione reale e non solo virtuale. E non stiamo parlando solo della Musica, ma anche di tutto l’indotto, dall’illustratore, al video maker, al costumista, al giornalista.

Gli spazi costano molto poco perché preferiamo avere un giro di persone che ruotano attorno alla struttura, anziché una struttura fissa per un cliente unico. Per questo le offerte saranno modulari, dalle esigenze più semplici a quelle più articolate. Il musicista, il produttore ormai non è più legato fisicamente ad uno spazio, ma a degli elementi, tool o risorse che possono essere dislocati.

Inizi un lavoro a casa e lo finalizzi altrove, collaborando con altre figure. Ottimizzi costi, tempi e risorse in base alle tue esigenze e disponibilità. Un po’ come un punto di passaggio tra il soggiorno di casa e lo studio professionale. I grandi studi per costi e filosofia, hanno un target definito e con una ben definito budget del cliente. Anche per questo pensiamo che possiamo essere una risorsa anche per questi tipi di strutture, come risorsa intermedia.

In definitiva LePark NON è uno studio di registrazione professionale, non è una sala prove. Semmai una struttura dove chi ha bisogno di un servizio del genere può essere direzionato in uno dei nostri partner.

Una delle sale attrezzate di Le Park – Foto credit Boxy

LePark City

Quindi, andando sul pratico, se io sono un giovane autore e devo lavorare ad una sessione di songwriting con altri, questo è uno spazio che può essere utile?

Assolutamente sì. Ad esempio ospitiamo sessioni di Songwriting Camp. Oppure puoi incontrarti e scrivere coi tuoi soci in uno degli spazi dedicati.

In un modo social si riafferma l’importanza del contatto fisico e umano?

In questo periodo credo che manchino due cose: la trasversalità e il ritorno al rapporto umano organico. Il professionista che si richiude nel suo antro in mezzo a chissà quali alchimie e ricette esoteriche non ha più senso. Ormai la conoscenza è diffusa e vasta. Contaminazione adesso è la parola d’ordine. Offrire semplicemente spazi accessibili non basta più. Bisogna creare occasioni, opportunità. LePark rimane ed è una società di servizi, è un concetto, un pensiero in continua evoluzione. E per farlo abbiamo dovuto e voluto creare questi spazi fisici.

Quanta burocrazia avete dovuto affrontare?

Infinita! I nostri partner a Berlino e in Inghilterra hanno molta più facilità in questo senso. Ad esempio possono avere un bar interno. Noi in Italia non possiamo farlo perché devi passare dalla ASL, permessi infiniti. Abbiamo dovuto ripiegare sui distributori automatici. E questo ci fa soffrire non poco.

Io avrei voluto addirittura mettere un negozio di biciclette all’entrata! Tolte le difficoltà burocratiche croniche dell’Italia, rimaniamo dei pionieri. Le Park è una produzione di B-BEng – Boxy, azienda che costruisce studi modulari e che inizialmente voleva creare uno show-room. Una volta realizzata la struttura abbiamo capito le potenzialità che nascondeva. La gente cerca spazi, connessioni, hub umani, cultura che significa contaminazione e scambio.

La creatività italiana si è spesso distinta nelle start up musicali, penso alla ormai remota Vitaminic, pioniere nella promozione e diffusione online di musicisti, oppure Zimbalam, ormai ceduta a Believe Digital. Le Park che obiettivi e che piano ha?

Per una volta tanto, stiamo facendo una cosa in italia in anticipo sull’estero. E abbiamo tutte le intenzioni di continuare così. La torre di controllo resterà a Milano.

E la progettata espansione all’estero cui accennavi?

Le Park verrà strutturata con 3 modalità di utilizzo. La sede di via Sismondi è la sede principale, che definiamo Le Park City, e può nascere e vivere solo in una capitale della musica, come appunto Milano. Poi abbiamo una joint venture con il Noise Fabrik di Berlino che sarà il Le Park della città. A breve contiamo di aggiungere altre due o tre bandierine in altrettante capitali all’estero. Per scaramanzia non aggiungo dettagli. E questi sono i Le Park City che nascono nelle capitali della musica.

Il talento nella provincia: LePark Village

Però ci siamo resi conto che in realtà il talento pulsa sempre più in provincia. In tutti gli ambiti. Ci sono 18enni con una maturità artistica incredibile che spesso non vivono a Milano. E’ nata quindi l’idea di allargare il network. La nostra missione è Incontrare, Connettere, Produrre, e B-BEng – Boxy ha una vasta rete do contatti e connessioni, siamo già virtualmente in contatto con molte realtà operative. Quindi abbiamo deciso di partire con 4 centri pilota dislocati appunto nelle provincie e che si chiamerà Le Park Village. Il villaggio è un posto dove succedono le cose, dove il rapporto umano ha un grande rilievo.

Si tratta di strutture già molto attive e operative, quindi non le classiche scuole di musica finalizzate a se stesse, ma quelle che hanno la mission di coltivare dei talenti. E ce ne sono parecchie. E non mi riferisco solo ai talenti musicali, ma anche grafici, multimediali. Qualunque figura della catena di produzione artistica musicale.

Quindi avete in progetto anche delle proposte di sensibilizzazione culturale?

Esatto. E’ fondamentale partire dall’educazione culturale, perché ne abbiamo bisogno sia per il nostro business di fruizione degli spazi, spiegando cosa si può fare; sia perché con un laptop o uno smartphone un talento adesso può bypassare completamente il sistema, realizzando un prodotto competitivo musicale o di Video Making.

La tecnologia permette un rapporto orizzontale con l’audience. A costo zero in qualunque posto si trovi può raggiungere chiunque. Da un lato ci sono vantaggi, dall’altro pericoli. Ecco perché l’educazione è importantissima. Nasceranno in futuro nuove figure professionali autonome, già la figura dello Youtuber comincia a essere datata, e ha già distrutto dei paradigmi.

Quindi queste nuove generazioni con il patrimonio tramandato attraverso l’educazione, potrà veramente sovvertire il sistema in modo organico e non estemporaneo. La nostra mission è poter permettere la nascita di questi talenti.

Incontrare significa creare opportunità e strutture per i giovani talenti di uscire dalla stanzetta o dai limiti geografici e connettersi con figure professionali che operano nei centri nevralgici della produzione. Avranno inoltre la Formazione, tutti gli eventi che produrremo a Le Park saranno poi decentralizzati tramite i nostri canali interni. Ad esempio un seminario tenuto a Milano, sarà poi usufruibile nelle nostri Village. Anche attraverso tecnologia streaming e on demand.

Una sorta di contenitore tipo Netflix, dove i contenuti vengono poi resi disponibili e monetizzati in altre forme.

Inoltre sempre grazie alla tecnologia che ora permette di produrre in casa materiale che fino ad alcuni anni fa era possibile realizzare solo in costosi studi professionali, Le Park offrirà dei pacchetti modulari a seconda dei portafogli e delle esigenze. Una membership in cui l’utente potrà usare spazi, risorse, asset. Il tutto a costi vantaggiosi in un ambiente stimolante e ricco di fermento e interscambio.

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