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I concerti “Al Centro” di Baglioni hanno un effetto stupefacente e di dipendenza – RECENSIONE tappe romane

Report delle tappe romane de "Al Centro Tour" di Claudio Baglioni, del 19 - 20 -21 Ottobre al Palalottomatica. Recensione live

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Crediti Foto Alessandro Dobici
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Report delle tappe romane de “Al Centro Tour” di Claudio Baglioni, del 19 – 20 -21 Ottobre al Palalottomatica.
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La gente, la folla, il pubblico, la ressa: il concerto di Baglioni “Al Centro” è per prima cosa un compendio di varia umanità; il campionario è abbastanza nutrito ma non esaustivo, c’è indubbiamente prevalenza di alcuni tipi umani e assenza di altri, ma anche per questo l’evento è molto interessante.

Le situazioni di calca, ammasso e disagio sono impietose, un po’ come quando ci si presenta alla spiaggia la domenica e non ci sono le scrivanie, i cappotti, i camici, le giacchette e le varie mascherature invernali. Abbiamo mangiato e bevuto troppo e male come sempre, e i rotolini/oni non sono camuffabili neanche con la magia. La situazione ricorda un po’ quella dei traghetti per la Sardegna, in cui ognuno cerca di prepararsi a trascorrere qualche ora di scomodità, difficoltà con la fame e con il sonno, le articolazioni fraciche e l’uso del bagno, con l’illusione che però sarà tutto ricompensato da una esperienza memorabile.

La prima riflessione è banale e scontata ma non per questo non fondata: tutto questo disagio (più il non indifferente costo del biglietto…) non si sarebbe mai sostenuto se si fosse trattato di manifestare in piazza per finalità ben più importanti, l’italiano è così, non toccategli le canzoni e il calcio, contro tutto il resto il divano vince a mani basse.

C’è un’altra riflessione pero’, riguarda le facce da italiani in gita di paolocontiana memoria, la gioia con cui tutti addentano i panini e sorseggiano le birre, in bicchieri di plastica ma mai così buone, la soddisfazione con cui ognuno guadagna la scomoda ma propria e inattaccabile poltroncina dalla quale vivrà queste tre ore di felicità. Sovviene una rabbia feroce, a pensare che questa ggente costituisca il bersaglio di ogni risma di manigoldo zozzone, a partire da chi gli ha venduto il panino a cinque euro, da chi ha determinato l’insufficienza dei parcheggi e il traffico infame per arrivare al Palalottomatica (ex Palaeur), chi li bombarda da decenni con offerte di rate per beni inutili, con televisione deficiente, con cibi malsani, con una scuola noiosa e inadeguata, con un’immondizia generale che non è quella materialmente visibile accanto ai cassonetti ma quella molto più subdola che occupa tutti i mezzi di comunicazione.

Queste persone conoscono tutte le parole a memoria, tre ore di repertorio, e cantano tutte le canzoni, sicuramente non facili né melodicamente né armonicamente, hanno quindi capacità musicali anche se imprecise e incolte, e memoria per i testi: chissà perché viene spontaneo ipotizzare che nessuno di loro o quasi abbia avuto la possibilità di studiare seriamente musica nella scuola statale dell’obbligo…

Le malelingue potrebbero obiettare che se avessero studiato musica non sarebbero fans di Baglioni, e invece non è così: i brani del nostro sono melodicamente e armonicamente assolutamente dignitosi ed anzi è veramente notevole come delle canzoni ben scritte come quelle in questione riescano comunque ad essere fruibili da un pubblico enorme. Questo testimonia ancora una volta che la crisi della musica in Italia non è solo una questione di Internet o di mercato o di Talent show, è che non ci sono le canzoni.

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Crediti Foto Alessandro Dobici

La rabbia diventa quasi incontenibile al vedere la fatica dei disabili e dei loro accompagnatori, i vigili del fuoco e la loro professionalità a fronte di uno stipendio vergognoso, le hostess e i loro abitini elegantini che cercano di portare a casa probabilmente neanche una mezza piotta (50 euro…), e di rimando lo scompiglio provocato da un qualche disagetto subito dagli ospiti Vip al loro luminoso arrivo, per la calca o una guardia troppo zelante o un accredito che tardava a materializzarsi. L’espressione felice sul volto delle persone in carrozzina, alcune con l’ossigeno, con difficoltà a tenere la testa dritta, ma con la gioia di esserci e di poter partecipare, è qualcosa di indimenticabile, l’aura della fuffa si dissolve magicamente.

Il concerto sta per iniziare, i camion bibite che all’esterno continuano la loro attività diffondendo le canzoni di Claudio, mentre la notte cala e la folla si dissolve, hanno qualcosa di surreale.

Lo spettacolo è veramente qualcosa di gigantesco, si apre con “Questo piccolo grande amore” la cui cadenza in minore, incipit del ritornello, rimane semplicemente geniale; “Porta Portese” ha un andamento terzinato in 12/8 vagamente rockettaro molto efficace, Paolone Gianolio, Chicco Gussoni ed Elio Rivagli mettono subito in chiaro con chi si ha a che fare e sono ben supportati da Mario Guarini, professionale e deciso. Il suono del Palalottomatica è come sempre qualcosa di tremendo ma la struttura venne progettata da Nervi per lo sport, non per migliaia di watt.

Altra cadenza in minore è la intro di “Con tutto l’amore che posso”, in cui Alessandro Tomei, nobile di aspetto e di pronuncia musicale, mette in evidenza che anche poche note possono essere suonate con classe e spessore. In questo brano trovano spazio a turno le cinque leggiadre vocalist, quattro delle quali seguono Claudio da cinque anni e quasi centocinquanta concerti: esse sono (in ordine rigorosamente di apparizione…) Serena Caporale, ovvero come coniugare con un grande cuore maestria, tecnica e  precisione; Claudia Arvati, oltre trent’anni ai più alti livelli del pop italiano con intensità e blues feeling da brivido; Serena Bagozzi, insostituibile vestale del verbo baglioniano; la new entry Silvia Aprile, grazia, musicalità e deliziosa pronuncia jazzy; Rossella Ruini,  professionalità e versatilità  in un grande suono. Le ragazze si riconfermano una componente fondamentale del concerto. Il brano termina con una sovrapposizione di Tomei e Giancarlo Ciminelli al flicorno, in cui spiegano che con tutto il rispetto per il pop e le sue pentatoniche ogni tanto un fraseggio jazzistico fa la differenza.

“Amore bello” vede Stefano Pisetta prendere degnamente come sempre il ruolo della batteria principale, con Elio che disegna un train running stile Pat Metheny con le spazzole sul rullante. Spicca anche l’armonica di Aidan Zammit, colto e talentuoso tastierista maltese che durante lo spettacolo sfoggia anche il flauto traverso e la chitarra.

Segue “Viva l’Inghilterra”, classico momento ludico dei concerti baglioniani, in cui si palesa senza ombra di dubbio che la nutritissima rappresentanza del gentil sesso presente all’evento è seriamente innamorata del nostro.

Baglioni è l’uomo ideale, alto e dinoccolato, magro, elegante nella mise ma goffo nei movimenti, signorile, educato, un suggestivo mix oscillante tra James Stewart e Hugh Grant; oltre a cantare con la solita imprudente generosità egli si avventura tra improbabili ma teneri passi di danza che non fanno altro che acuire l’amore delle astanti. La situazione è ormai fuori controllo, e siamo solo agli inizi.

La postura di Roberto Pagani sulla tastiera indica studi seri e lunghi, la presenza di due figlie adolescenti fierissime di papà tradisce l’età del pur giovanissimo Pio Spiriti, eclettico tastierista-violinista di grande efficacia. Arriva “Poster”, brano che se composto da Piazzolla, o senza andare troppo lontano da Modugno, avrebbe fatto gridare al miracolo, e successivamente  “Quante volte”, sul quale i fiati in sezione completa, con Franco Marinacci e Roberto Schiano, hanno un bello spazio che sfruttano da grandi musicisti quali sono.

Discrete e professionali danno un preciso ed elegante apporto anche le quattro ragazze componenti il quartetto d’archi: Rosarita Panebianco, Angela Tomei, Miwa Shiozaki e Benedetta Chiari. Non è per niente facile suonare strumenti di concezione antica e soprattutto nobilmente acustica in un mare di amplificazione.

La presenza maschile tra il pubblico, in assoluta inferiorità numerica e sottoposta ad un crudele impari confronto con “il mago”, guadagna però una consolazione veramente notevole: il brano “Un po’ di più” è arricchito da una coreografia in cui tutte le ballerine ma prime tra tutte Nietta Dalmini e Ylenia Minniti riescono ad interpretare in maniera ipnotica il bellissimo tema con una sensualità da brivido. Giuliano Peparini è un gigante, quest’ultima cosa in particolare è paragonabile ad un pezzo di quella grande televisione che non vediamo da decenni; di rimando la composizione è scritta, arrangiata e suonata in modo perfetto.

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Crediti Foto Alessandro Dobici

“I vecchi” e “Le ragazze dell’est” sono due pietre miliari della canzone italiana, grandi melodie ben ambientate armonicamente e con dei testi importanti, il pubblico è ormai in delirio e colpisce l’abuso dei selfie e dei tentativi di video: Goethe probabilmente osserva e sorride bonario mentre ognuno cerca di fermare questi momenti per poterli riprodurre in seguito.

Baglioni non lo sa, o forse sì, ma è un musicista psichedelico: i suoi concerti producono per il pubblico una sorta di effetto stupefacente con annessa assuefazione e dipendenza, tutti cercano di procurarsi delle dosi da consumare successivamente ma sarà un tentativo inutile, l’emozione del “live” è irriproducibile.

L’inizio di “Via” spazza la malinconia e fornisce la scusa per sciogliere le giunture alzandosi dalle poltroncine, security permettendo; il brano, già energico di suo, esplode in una coreografia in cui i ballerini maschietti si prendono con gli interessi il riscontro che le colleghe femminucce hanno ottenuto poco prima. Fieri, decisi, eleganti ma energici ed atletici, i ragazzi spiegano in maniera chiara che se la nostra società malata li facilitasse (tutti però…) a coltivare una passione sana essi non avrebbero nessun interesse a perdere tempo per strada o a dedicarsi a robaccia; la sinergia ritmica tra il sessantenne Rivagli e gli assatanati pischelli è commovente, alla faccia di chi sostiene che tra adulti e ragazzi sia difficile trovare un punto di dialogo. I ragazzi ad un certo punto si levano le magliette e tra il pubblico è il delirio, è il trionfo della gioventù sana, della bellezza, della fierezza, dell’impegno sudato e continuo, della passione.

“Notte di note” è arricchita da un balletto straordinario, con addirittura un funambolo che riesce ad essere intenso e poetico, mentre “E adesso la pubblicità” offre un notevole solo di trombone di Roberto Schiano; ancora più straordinaria la coreografia su “Acqua dalla luna”, lo spettacolo sembra non avere limiti quanto a invenzioni e idee.

Su “Mille giorni di te e di me” Rivagli è semplicemente grandioso, ma tutta la macchina è implacabile: si tratta di un brano bellissimo ma molto pericoloso, in cui l’esecuzione originaria è quasi inarrivabile per balance e groove. Massicci tutti, anche Maurizio Nicotra, ingegnere del suono sempre sensibile e competente ma nell’occasione veramente eroico, e l’artefice delle luci Carlo Pastore, creativo e geniale artista.

Siamo alla fase finale, ovvero agli ultimi venticinque anni (!!!) di carriera del nostro eroe dato che la scaletta è in ordine cronologico, e lo spettacolo continua a dipanarsi senza un cedimento che sia uno. Non appare necessario continuare con dei cenni di cronaca, la gioiosa macchina da guerra (questa funziona, però…) si avvia trionfalmente alla conclusione del suo cammino,  ma sovvengono altre riflessioni.

Il divertimento ma anche il disagio sono una “livella”, meno drastica di quella di Totò ma comunque efficace, come il traffico: è consolante sapere che dopo un paio d’ore le chiappe sono insensibili, le ginocchia rigide, lo stomaco perplesso e la pipì in agguato per tutti, ricchi, fighi, magri, chiattoni, colti e lestofanti; come è consolante sapere che se c’è casino sul lungotevere magari ci stanno imbottigliati anche attori e politici… Forse ci sono anche i “dottori”, in tutta Italia in ogni luogo ce n’è qualcuno, vero o presunto, che riceve rispetto e deferenza e magari dà disposizioni importanti, come quella di vendere senza tappo le bottigliette d’acqua o di tossiche bibitacce gassate (a peso d’oro però, ma di questo non importa niente a nessuno): per fare del male a qualcuno questo tappo di plastica e a vite dovrebbe essere riempito di piombo arroventato e sparato con una fionda, ma che senso c’è?!?

Infine fa la sua apparizione anche il sosia di Baglioni, personaggio divertentissimo che si diverte a seminare scompiglio giocando sul fatto che qualcuna ci casca sempre e il finimondo si scatena incontrollato a valanga; vedere lui in azione e alcune attempatelle dame che nel frattempo si scolano soddisfatte un’altra birra per riprendersi dalle emozioni ti riconcilia con la positività. Fuori è notte fonda, la vita riprende e le provate facce di ognuno lo esprimono chiaramente: daje, è autunno, ci sono la politica, lo spread, il lavoro, i problemi, ma per tre ore ci siamo fatti di uno stupefacente sano che ci ha estraniato e distratto, la nave va.

Sempre che troviamo parcheggio sotto casa, magari entro l’una.

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Crediti Foto Alessandro Dobici

Scaletta concerti di Claudio Baglioni al Palalottomatica di Roma

  • Al centro
  • Questo piccolo grande amore
  • Porta Portese
  • Quanto ti voglio
  • Con tutto l’amore che posso
  • Amore bello
  • W l’Inghilterra
  • Io me ne andrei
  • E tu…
  • Poster
  • Sabato pomeriggio
  • Quante volte
  • Solo
  • Un po’ di più
  • E tu come stai?
  • I vecchi
  • Ragazze dell’Est
  • Via
  • Strada facendo
  • Avrai
  • Uomini persi
  • Un nuovo giorno o un giorno nuovo
  • Notte di note note di notte
  • E adesso la pubblicità
  • La vita è adesso
  • Mille giorni di te e di me
  • Acqua dalla luna
  • Noi no
  • Io sono qui
  • Le vie dei colori
  • Cuore di aliante
  • Sono io
  • Tutti qui
  • Con voi
  • Al centro (bis)
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Crediti Foto Giovanna Manna

“AL CENTRO” TOUR DI CLAUDIO BAGLIONI: TUTTE LE DATE RIMANENTI

10 e 11 novembre EBOLI (SA), Pala Sele
30 ottobre PERUGIA, PalaEvangelisti
2, 3 e 4 novembre ACIREALE, Pal’Art Hotel
6, 7 e 8 novembre BARI, Pala Florio
13 e 14 novembre CASALECCHIO DI RENO (BO), Unipol Arena
16, 17 e 18 novembre PADOVA, Kioene Arena
20 e 21 novembre MONTICHIARI (BS), Pala George
23 e 24 novembre TORINO, Pala Alpitur
16 marzo LIVORNO, Modigliani Forum
20 marzo CASERTA, Pala Decò
23 marzo ACIREALE, Pal’art Hotel
26 marzo REGGIO CALABRIA, Palasport
29 marzo ROMA, Palalottomatica
2 aprile TRIESTE, Pala Rubini Alma Arena
5 aprile BRUXELLES, Belgio
9 aprile GENOVA, RDS Stadium
12 aprile ASSAGO (MI), Mediolanum Forum
15 aprile TREVISO, Palaverde
18 aprile PESARO, Adriatic Arena
24 aprile FIRENZE, Nelson Mandela Forum

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