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SERENA BRANCALE in concerto al PalaFlorio, Bari – RECENSIONE

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Bari aspettava Serena Brancale e l’altra sera lo ha fatto capire senza troppi giri di parole. Il PalaFlorio si è trasformato in un enorme contenitore di musica, energia, contaminazioni e soprattutto di quella baresità che Serena porta con sé senza mai trasformarla in una semplice etichetta.
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La tappa barese del Sacro Tour, ultima data di questo viaggio, è stata una vera esplosione di ritmo e personalità.

Ad aprire la serata ci hanno pensato Alessio Pantaleo, Klem e Napoli Sotterranea, preparando il pubblico a quello che sarebbe arrivato poco dopo: un concerto che è stato molto più di una successione di canzoni.

Quando Serena è entrata sul palco, è stato immediatamente chiaro che il suo modo di intendere lo spettacolo non è quello di una semplice cantante che interpreta i propri brani. Serena sta dentro la musica. La attraversa, la gioca, la danza, la reinventa.

E lo fa con una naturalezza che è probabilmente una delle sue caratteristiche più belle.

Il palco è diventato così un continuo intreccio di musica e movimento, grazie agli otto musicisti e agli otto ballerini che hanno accompagnato Serena per tutta la serata. Jazz, soul, pop, R&B, sonorità mediterranee, tradizione e ritmi contemporanei si sono incontrati senza mai perdere quella cifra stilistica che ormai rende Serena immediatamente riconoscibile.

serena brancale

Da Al mio paese a La zia, da Like a Melody a Gitana, passando per Fuera, Bariamore, Magic Puglia, Baccalà, Capatosta, Qui con me, Partenope e Anema e core, la scaletta ha attraversato tutte le sfumature del suo universo musicale.

E proprio Anema e core ha rappresentato uno di quei momenti in cui il pubblico barese ha fatto sentire tutta la propria voce.

Perché se c’è una cosa che Serena riesce a fare particolarmente bene è portare le proprie radici sul palco senza rimanerne prigioniera. La Puglia è presente, eccome. Ma non è mai un limite. È il punto di partenza. Da lì Serena parte per costruire una musica aperta, curiosa, internazionale, capace di dialogare con generi e culture differenti.

Tra i momenti più belli della serata, sicuramente l’arrivo di Alessandra Amoroso per Serenata, che ha regalato al pubblico un incontro tutto pugliese, ma anche la presenza di Tullio De Piscopo in Andamento lento e quella di Delia, con cui Serena ha condiviso Stringimi e il finale di Al mio paese.

Ma gli ospiti, per quanto importanti, non hanno mai rubato la scena al vero protagonista della serata: il mondo musicale di Serena Brancale. Un mondo nel quale convivono eleganza e ironia, tecnica e istinto, ricerca e divertimento. E forse è proprio questa la forza di Serena: non avere paura di essere tante cose contemporaneamente. Può essere sofisticata e popolare. Può giocare con la tradizione e nello stesso momento guardare avanti. Può passare da un’atmosfera jazz a un ritmo trascinante senza perdere la propria identità.

E ieri sera questa identità è arrivata fortissima. Anche perché chiudere il Sacro Tour proprio a Bari ha avuto inevitabilmente un significato particolare. Non soltanto per Serena, ma anche per il pubblico.
C’era quella complicità che nasce quando un’artista torna nella propria terra e trova davanti a sé persone che riconoscono quei suoni, quelle parole, quei riferimenti.

Bari ha cantato, ballato e soprattutto ha partecipato. E Serena, dal palco, ha restituito tutto questo con la sua energia. Quello che mi piace di lei è che non cerca di rendere la musica perfetta a tutti i costi.
La rende viva.

E per me è una differenza enorme. Perché la musica tecnicamente bella la puoi ascoltare. Quella veramente importante, invece, la senti. E Serena Brancale ieri sera è riuscita ancora una volta a fare proprio questo: far sentire la sua musica.

Il Sacro Tour si chiude dunque a Bari con una grande festa, ma anche con la conferma di un’artista che ha trovato una strada tutta sua e che oggi la percorre con una sicurezza sempre maggiore. Una strada fatta di contaminazioni, radici, ricerca, ritmo e libertà. E forse è proprio questa la parola che mi viene in mente pensando a Serena Brancale: libertà. La libertà di non scegliere una sola direzione. Di essere jazz, pop, soul, Puglia, Mediterraneo e mondo.
Tutto insieme. E di farlo restando semplicemente Serena.

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