E’ uscito, per l’etichetta PDU, il nuovo progetto discografico di Mina. Si intitola “Dilettevoli inedite eccedenze”, terzo volume di una serie ormai consolidata, pensata dalla cantante per portare alla luce registrazioni fino ad oggi rimaste custodite nel suo archivio personale. Come suggerisce il titolo, si tratta quasi interamente di brani mai apparsi prima su disco — con un’unica, dichiarata eccezione.
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Chi segue la carriera di Mina sa bene che la sua attività non si è mai limitata all’interpretazione di materiale scritto su misura per lei. Nel corso dei decenni, la voce di Cremona ha attraversato in lungo e in largo il canzoniere italiano e internazionale, dedicando interi album a maestri come Lucio Battisti, Enzo Jannacci, Domenico Modugno, i Beatles e Frank Sinatra. A questa opera di reinterpretazione si è sempre accompagnata una ricerca instancabile di brani sconosciuti o dimenticati, firmati da autori spesso lontani dai riflettori: un lavoro di scavo che non ha equivalenti nel panorama musicale del nostro Paese.
Secondo un volume dato alle stampe nella primavera di quest’anno, le canzoni complessivamente registrate e pubblicate da Mina ammontano a 1.427: un numero che da solo racconta la portata di un’avventura artistica capace di guidare generazioni di ascoltatori — ora lungo sentieri emotivi tracciati da brani inediti, ora attraverso un vero e proprio viaggio nella storia della canzone, italiana e non.

Cosa contiene il disco
Le dieci tracce di “Dilettevoli inedite eccedenze” confermano l’eclettismo e la curiosità che da sempre contraddistinguono le scelte di Mina. Si passa dal napoletano al siciliano, dal francese all’inglese, toccando epoche e generi diversissimi.
A costo di morire (Evangelisti–Cantini) era un brano di Fausto Leali, pubblicato nel 1980 e poi confluito nel suo album “Un attimo di blu”. La versione di Mina ha già avuto un debutto d’eccezione: il 1° marzo scorso ha fatto da colonna sonora alla prima sfilata della maison Armani dopo la scomparsa di Giorgio Armani. Come ha ricordato Massimiliano Pani, “Mina e Armani sono due giganti accomunati da percorsi artistici personali e controcorrente”.
Vento di passione (Pino Daniele) era nata come duetto tra Pino Daniele e Giorgia per l’album “Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui” del 2007. Il legame tra Mina e il cantautore napoletano è profondo e documentato da numerose incisioni: “Je so’ pazzo”, “Je so’ vicino a te”, “Quanno chiove”, “Napule è” e una versione a due voci per la raccolta “Boogie boogie man” del 2010. In questo stesso disco compare anche un altro omaggio a Pino.
Settembre (Ivano Fossati) rappresenta la famosa eccezione: non è né una cover né un inedito. Appariva come bonus track nella versione deluxe di “Mina Fossati” del 2019, oggi fuori catalogo. La decisione di includerla nasce dalla volontà di restituire al pubblico una canzone considerata tra le più belle di Fossati.
Canzone triste (Lerici–Ferrio) ha una storia singolare. Nacque come brano strumentale per il flauto di Severino Gazzelloni, col titolo “Fantasia romantica”. Fu poi trasformata in canzone con un testo di Roberto Lerici e presentata nell’ultima puntata di “Milleluci”, l’11 maggio 1974. Quella che ascoltiamo qui, però, è una registrazione in studio realizzata con Gianni Ferrio, diversa dalla versione televisiva.
Carrettieri (Alfonso Gibilaro) è un brano in dialetto siciliano tratto dalla raccolta “Quattro miniature siciliane”, pubblicata a Londra nell’aprile del 1949 e incisa dal grande tenore Beniamino Gigli. Non è la prima volta che Mina canta in siciliano: lo aveva già fatto con “Ciuri ciuri” a “Canzonissima ’68” e con “La donna riccia” di Modugno in “Sconcerto” del 2001.
La mia serenata (Fontana, Mogol–Boncompagni, Greco) riporta a Jimmy Fontana e alla sua vittoria a “Un disco per l’estate” nel 1967. Mina aveva già attinto al repertorio di Fontana nel 1966, con “Non scherzare con il fuoco” riadattata col titolo “No”. Tra gli autori di entrambi i brani figura Gianni Boncompagni, presente nella discografia di Mina anche con “La scala buia” e “Rosso”, su musiche di Franco Bracardi.
Dans mon île (Pon–Salvador) è un classico della chanson française, composto nel 1957 e pubblicato l’anno dopo da Henri Salvador. Il brano ha conosciuto innumerevoli versioni — da un arrangiamento orchestrale di Quincy Jones a letture di Fred Bongusto, Stefano Bollani e Caetano Veloso. Mina aveva già reso omaggio a Salvador nel 2005, incidendo “La fin des vacances” per l’album “Bula bula”.
Vierno (De Gregorio–Acampora), composta nel 1945, fu portata al successo da Ebe De Paulis, “La Diva della Radio”, prima interprete femminile di “Munasterio ‘e Santa Chiara”. Il brano fu poi ripreso nel 1977 da Fausto Leali con un 45 giri di buon riscontro commerciale.
Yes I know my way (Pino Daniele) è il secondo tributo al cantautore partenopeo presente nel disco. Il brano originale era contenuto in “Vai mo’”, quarto album di Pino Daniele, pubblicato nel 1981.
Eleanor Rigby (Lennon–McCartney) chiude la raccolta con uno dei capolavori assoluti dei Beatles. Scritta principalmente da Paul McCartney — sebbene anche Lennon e persino Ringo Starr abbiano rivendicato un contributo al testo — fu pubblicata il 5 agosto 1966 nell’album “Revolver” e contemporaneamente su 45 giri, in doppia facciata A con “Yellow Submarine”. Vinse un Grammy come “Best Contemporary Rock and Roll Vocal Performance, Male”.
Un disco che è anche una dichiarazione d’intenti
Con “Dilettevoli inedite eccedenze”, Mina ribadisce ancora una volta la propria visione della musica: un territorio sconfinato da esplorare con libertà, competenza e un gusto che non si piega alle mode. Dieci brani, dieci storie diverse, un unico filo conduttore — la voce più straordinaria che la musica italiana abbia mai conosciuto.

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