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LISA, la voce di violino che riemerge dall’oceano della canzone italiana – INTERVISTA

Era il 1998 e dal Teatro Ariston di Sanremo si irradiava una luce inedita, Lisa, che cantava “Sempre” con una vocalità ipnotica.

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Crediti Foto Kenzo Photographer

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C’era una volta, in uno dei Festival cult anni ’90, una giovane aspirante cantante arrivata dal cuore della Locride, in Calabria, che calamitò l’attenzione perfino di Celine Dion, al punto da farla scendere dal piedistallo dell’ospite titanica per definirla “Voce di violino”.

Era il febbraio del 1998 e dal Teatro Ariston di Sanremo, sul palco che divinizzò i nostri maggiori esponenti musicali, si irradiava una luce inedita. Lisa, all’anagrafe Annalisa Panetta, cantava “Sempre” con una vocalità melodrammatica e intrigante dal potere ipnotico. Merito dovuto anche ad una di quelle canzoni di elegante pregio sartoriale creata per l’occasione dalla rinomata accoppiata tra Maurizio Fabrizio e Guido Morra, rispettivamente il compositore e il paroliere di voci come Mia Martini e Renato Zero. Il successo fu fulmineo, tanto da farla arrivare direttamente sul podio dei ‘Big’, alle spalle di Antonella Ruggiero e Annalisa Minetti. Il nostro Baudo nazionale non potè che riportarla al Festival qualche anno più tardi, nel 2003, per sottolinearne il clamoroso successo internazionale, soprattutto in Francia, e per ribadire che il suo celebre slogan “L’ho scoperta io” è un dato di fatto che lascia ai suoi colleghi un cesto di mele perlopiù marce.

La canzone del ritorno fu “Oceano”, capolavoro di assoluta bellezza portato alla luce da Mauro Malavasi – autore e produttore di Lucio Dalla – nel quale Lisa si inabisserà repentinamente. Nonostante il brano abbia continuato ad avere un seguito, stazionando al primo posto della classifica statunitense per ben 19 settimane con la voce tenorile di Josh Groban e raggiungendo la nona posizione della classifica italiana nella versione di Ilaria Porceddu, l’interprete originale scompare misteriosamente dalle scene. Un oblio durato vent’anni, fino a quando Barbara D’Urso non ne svela l’arcano in occasione del lancio promozionale di “Rispetto 6.1”, album del 2016 in cui la cantante di Gioiosa Ionica debutta come cantautrice impegnata con canzoni come “Gianni ama Mario”, contro l’omofobia, o come “Na na na”, contro la guerra.

Lo scoop è un tumore al cervello, fortunatamente debellato, che diviene punto di ripartenza e di incastro con il tema di un nuovo talent show di Rai Uno, “Ora o mai più”, condotto da Amadeus e co-scritto da Carlo Conti. La mission impossible del talent è riportare sul mercato discografico le meteore più eclatanti della storia musicale italiana, dai Jalisse a Francesca Alotta, e con Lisa fa centro. Un rinnovato pathos vocale e l’abbinamento con un cantautore come Marco Masini le valgono non solo la vittoria ma anche la riesumazione artistica con un nuovo singolo. Titolo? “C’era una volta”. La canzone è firmata dalla stessa Lisa con Marco Ciappelli e Marco Colavecchio.

Nell’attesa di scoprire se Claudio Baglioni concretizzerà la mission del talent show, riportandola al Festival di Sanremo, la intervisto per rompere gli schemi alle conversazioni unidirette a cui si sta sottoponendo dopo il rinnovato bagno di popolarità.

lisa

INTERVISTA a Lisa

Lisa, “Ora o mai più” ha il merito di aver rimesso in moto la tua discografia. Altri punti di forza del nuovo talent show di Rai Uno?

“Ora o mai più” è un format eccezionale perché ti dà la possibilità di raccontarti e di cantare. Mette a nudo tutte le tue emozioni e quindi io mi sono trovato benissimo. A parte questo abbiamo creato famiglia tra di noi ed è stato tutti i giorni uno scoprire o un riscoprire chi non conoscevo prima. Poi le collaborazioni che sono nate sono bellissime e il percorso che ho fatto mi ha dato la possibilità di esternare tutto quello che avevo dentro di me… anche con un po’ di difficoltà, però è stato anche terapeutico.  Per cui grazie sempre a “Ora o mai più”.

Ti aspettavi un riscatto artistico così clamoroso dopo tanti anni di oblio e in un quadro discografico e televisivo come quello attuale in Italia?

Sinceramente no. Non mi aspettavo così tanto, però ci speravo perché comunque la gente è stata sempre molto carina e attenta nei mei confronti, mi ha seguito da sempre. Per cui c’è stato uno scambio di emozioni abbastanza forte ed è stato bellissimo.

“C’era una volta” è il singolo della ripartenza. Di cosa parla?

Sai, “C’era una volta” parla della voglia di rimettersi in gioco e in discussione con il proprio compagno o la propria compagna… con tutte le difficoltà del caso, rievocando momenti di grande felicità e di grande passione che a volte può essere anche spenta dal tempo o dalla vicissitudine. Per cui è un po’ il racconto di tutti noi. La cosa che mi rende molto felice è che è entrato subito nelle classifiche di iTunes e Amazon perché vuol dire che è apprezzato. E dal 10 luglio è uscita in tutte le edicole con Tv Sorrisi e Canzoni anche la compilation “Ora o mai più” con i due miei nuovi singoli, C’era una volta” e “Fatti viva” (co-autrice Elisa Rossi, ndr), due delle cover da me eseguite, “Cercami” di Renato Zero e “Gli uomini non cambiano” di Mia Martini”, e l’immancabile “Sempre”.

Pensi abbia ragione Loredana Bertè nel sostenere che “C’era una volta” è un plagio di “Ti sento” dei Matia Bazar? Come hai reagito all’accusa?

No, lei lì stava giocando. Quello era il gioco e io ho capito che stava un po’ calcando la mano e non si è resa conto di aver utilizzato un termine troppo forte e sbagliato. Però va bene, io la stimavo prima, continuo ad avere una grande stima nei suoi confronti. Ci sono rimasta un po’ male, ma per il termine sbagliato che ha utilizzato. Chi è intelligente e comunque chi ne sa di musica sa che non si tratta assolutamente di plagio.

A me sembra solo una delle sempre più frequenti e non casuali similitudini musicali dovute alla tecnica di scrittura degli autori di oggi, incapaci di originalità.

Ma no. Nel mio caso no perché le note sono sette ed è normale rievocare mille cose e niente.

Valentina Gautier, indimenticabile interprete di “Hey tu” e “Voglio un angelo”, non ha percepito l’opportunità che potrebbe dare anche a lei un talent show come “Ora o mai più”. Sul suo profilo Facebook, in merito ai concorrenti, scrive: «La connotazione più privata conta più del loro valore, che nel caso di Lisa è indiscusso». E si chiede: «Ma chi è la mente perversa che ha pensato una trasmissione così offensiva a partire dal titolo? Ma davvero gli artisti si sono prestati ad entrare in un’arena fratricida? Ma davvero i baciati dalla fortuna in un Paese che non brilla certo in meritocrazia giudicano colleghi che spesso han ben più talento e doti di loro? Ma dove sta la dignità? Ma davvero vogliamo essere rappresentati così? Sono davvero solo questi i contenuti che possiamo e vogliamo offrire? Questa l’immagine che vogliamo dare di noi? Ma esiste qualche collega indignato che la pensa come me?» Come rispondi a queste sue perplessità?

Guarda, io a queste provocazioni non voglio dare nemmeno una risposta perché secondo me il programma è meraviglioso e ci ha dato la possibilità di esprimerci in tutti i sensi. Per cui se qualcuno che ha bisogno di attirare a sé un po’ di attenzione preferisce massacrare con dei termini secondo me un po’ troppo eccessivi un programma ben ideato non ha percepito la grandezza del programma in sé. Perché tutti gli altri penso che l’abbiano apprezzato… che uno non la capisca ci può pure stare, non siamo tutti uguali in questo universo. Ma io mi sento di dire che è stata un’esperienza unica che mi ha fatto crescere e mi ha messo di fronte a tante difficoltà personali. Ad esempio aprirmi e raccontare la mia vita non è stato proprio semplice ma è comunque servito. È stato terapeutico, mi ha aiutato, mi ha spronato ancor di più. Io caratterialmente sono una persona abbastanza determinata, veramente un guerriero. E ti dico che questo programma ha tirato fuori il meglio di me. Per cui io dirò sempre grazie a chi l’ha ideato e a chi mi ha dato la possibilità di partecipare. Mi sono divertita, anche questo è importante, e sono felice di tutto il percorso che ho fatto e di tutto quello che è accaduto.

C’è chi dice che hai strumentalizzato la tua malattia, esasperandone la gravità, per vincere e che l’hai usata come pretesto per giustificare il tuo insuccesso. E c’è anche chi dice che hai avuto una relazione con Michele Cucuzza perché pensavi ti potesse aiutare a ritornare a galla. Come rispondi a queste maldicenze?

O mio Dio! Intanto con Michele, con cui sono in rapporti fantastici, c’è stata una bellissima relazione ma tanti anni fa e non di certo oggi! Per cui associare le due cose è proprio la follia totale, ma non voglio cadere in queste stupide provocazioni che non servono a niente. La vita è meravigliosa. Come mai la gente non ha nulla da fare per pensare a come tirare fuori il peggio di qualcuno? No, assolutamente! E poi non è vero. Io non ho mai parlato del mio problema di salute. L’avrei potuto fare nel corso degli anni mille volte e non l’ho mai voluto fare perché sono una persona che ha pudore e che dà molta importanza a sé stessa, alle proprie emozioni e a tutto ciò che accade.

Teatralità e pathos sono la tua cifra stilistica. Pensi che la malattia abbia acuito le tue innate doti di interprete drammatica?  

La mia storia, la mia vita, influisce su quello che canto in generale, a prescindere da ciò che si vive. Eh sì, siamo fatti di emozioni no?

Come sei riuscita a calarti nei panni di Anna Frank e quale altro ruolo attoriale ti piacerebbe ricoprire e per quale regista in particolare?

Quella è stata un’esperienza unica ed è stata molto forte perché interpretare un ruolo del genere non è proprio semplice. Mi ritrovavo a piangere veramente al solo pensiero di questa povera ragazzina che viveva un’esperienza tremenda. Mi piacerebbe sicuramente fare qualcos’altro di questo genere ma non saprei proprio in questo momento… sono concentrata su quello che sta arrivando.

Come hai fatto a raggiungere un’intesa artistica vincente con Marco Masini che non è un amante del virtuosismo vocale? Ha sminuito Francesca Alotta per i suoi acuti che attingono da anni di studio e dalla scuola soul, ha preso in giro Michele Zarrillo per l’uso del microfono “a campanella” durante una sua performance e si è allineato ai discografici più incompetenti quando ti ha detto che i tuoi ghirigori sono fuori moda. È come dire a Mariah Carey che deve svecchiarsi perché adesso vanno le voci da cornacchia o le vocine della porta accanto.

Ma no, Marco voleva darmi e mi ha dato un input nuovo, dei consigli… assolutamente dando importanza e risalto a quello che è il mio modo di cantare. Tutto il contrario! Mi ha aiutato ancor di più a tirar fuori le cose belle che ci sono in me. E poi comunque le battute si fanno, quello è un contesto dove si gioca, un po’ tutti l’hanno fatto tra di loro, tutti i coach si sono spronati sotto questo aspetto. Io sono una che tende a vedere tutto in positivo, come mai tutte queste domande negative?

Non è una domanda negativa, tant’è che aggiungo: Non pensi che il tuo successo sia legato anche ad una diversità e autenticità vocale che va necessariamente preservata ed esaltata?

Ma infatti lui non ha tentato di snaturare me. Lui ha semplicemente dato dei consigli sapendo che io comunque sono una ragazza giovane e vivo i tempi di oggi. Quindi dando ancora più forza a quelli che sono i modi di darsi alla musica, ma assolutamente non cambiandomi!

Chi non è stato lì nello studio invece ha percepito proprio che Masini volesse cambiare la tua attitudine al bel canto.

Ma no! Penso che lui mi stimi moltissimo per cui non aveva motivo di cercare di snaturarmi. Ha voluto semplicemente cercare un modo più diretto per dare determinate emozioni e io l’ho seguito con grande entusiasmo, ovviamente mantenendo la mia autenticità. Non posso snaturarmi, sarebbe impossibile, e non era assolutamente il suo intento. È stato frainteso.

Da dove nasce l’urgenza di sorprendere con acuti pirotecnici già dal tuo singolo di debutto del 1994 “Con un amico non puoi”?

Guarda, io sono molto istintiva e passionale… non mi faccio domande, quando canto cerco di dare tutto quello che c’è dentro di me e non trattengo nulla.

Quali sono i quattro virtuosi di canto che hanno influito maggiormente sulla tua formazione vocale?

Ora ti sorprenderò: Vasco Rossi, i Queen, Maria Callas e Michael Jackson. In generale ascolto tutta la musica, tutta la bella musica!

Celine Dion paragonò la tua voce ad un violino…

È stata una bellissima espressione, molto forte, intensa… non me l’aspettavo assolutamente.

È stato un caso unico ed eccezionale o ci sono altri grandi artisti che nel corso della tua carriera hanno elogiato le tue doti vocali?

Bryan Adams, Lisa Stansfield, Luciano Pavorotti, Andrea Bocelli, Paul McCartney… sono tutti incontri che ho fatto, persone meravigliose e di un’umiltà pazzesca.

Come nasce e come si è evoluto nel tempo l’incontro con l’accoppiata che ha determinato la tua esistenza artistica, ovvero il compositore Maurizio Fabrizio e il paroliere Guido Morra? Autori preziosi della musica italiana che hanno firmato le tue prime canzoni sanremesi, “Se” e “Sempre”, e i tuoi primi due album, “Lisa” e “L’Essenziale”.

È successo nel 1997. Io ho incontrato il mio primo produttore e poi ci fu questo incontro. Ci frequentammo e da lì nacque la nostra collaborazione. Siamo costantemente in contatto e stiamo continuando a collaborare, sicuramente qualcosa di nuovo si sentirà anche prossimamente.

E con Mauro Malavasi invece?

Uguale. Sai, il percorso della vita ti porta a incontrare mille persone e quindi a decidere di stringere rapporti o meno.

Non ha mai provato a farti duettare con gli artisti che produceva, tipo Lucio Dalla e Andrea Bocelli?

Guarda, no. C’erano delle idee che non abbiamo effettivamente sviluppato.

Che ne pensi di Roberta Giallo, la nuova cantante che sta attualmente lanciando?

Non la conosco.

A Sanremo 2003 mentre cantavi “Oceano”, uno dei capolavori assoluti della musica italiana, hai legato all’asta del microfono un foulard rainbow, anticipando il sostegno pubblico di molti altri cantanti ai diritti gay. Per una come te che è così cattolica ma nello stesso tempo sensibile alle tematiche omosessuali, tanto da scrivere un brano come “Gianni ama Mario”, come reagisci alla rinnovata chiusura della Chiesa e di Papa Francesco nei confronti delle famiglie arcobaleno?

Come reagisco bisognerebbe chiederlo a loro! Per me il rispetto è fondamentale e non ha né sesso né colore né religione. Per cui ognuno ha il diritto di vivere la propria vita come gli pare… nel momento in cui non lede nessuno a maggior ragione, no? Pe me è una cosa normale, non c’è niente di strano. Sono una che ha sempre combattuto per i più deboli. E lo farò per sempre perché di indole sono così. È troppo facile essere vicino ai vincitori. È molto più complicato, invece, stare con chi è in difficoltà. Bisogna essere uniti per dare libertà e possibilità diverse. Un po’ come succede con quella che è la problematica attuale nei confronti delle donne. Sono tutti argomenti che riguardano anche la politica perché non c’è una tutela nei confronti delle donne, degli uomini, dell’individuo di per sé. Molte cose dovrebbero cambiare in questo mondo. Speriamo ci sia un’evoluzione visto che siamo nel 2018!

La canzone LGBT è contenuta nell’album “Rispetto 6.1” del 2016, che ha segnato la tua svolta di cantautrice impegnata con la produzione di Rolando D’Angeli. Un tema sociale come la fiammata di razzismo che sta surriscaldando l’attuale clima politico in Italia potrebbe essere fonte di nuova ispirazione artistica?

Quell’album è abbastanza ampio. Ad esempio in “Na na na” parlo della guerra. Mi sono immaginata di ritrovarmi in mezzo ad una guerra e di vedere persone che dovevano combattere per noi andare, invece, contro di noi. Cosa che purtroppo avviene in parecchi uomini. Sarebbe molto impegnativo e delicato entrare in una tematica del genere…

Il razzismo di oggi è pure collegato al tema della guerra…

Già nel titolo è collegato. Ho voluto parlare proprio del rispetto perché è alla base di tutto. Senza rispetto non c’è evoluzione, non c’è amore, non c’è continuità… niente!

“Divas Live” è il titolo dato al tuo tour con Lighea, Barbara Cola e Antonella Bucci. Chi delle quattro è più diva nella musica e chi nella vita e con chi le sostituiresti oggi per un tour al femminile?

Nessuno è diva. Ognuno di noi è ospite in questa vita, per cui il divismo non esiste. Può essere un gioco, dopodiché la realtà è la normalità. E in questo momento non sostituirei proprio niente e nessuno, anche perché si tratta di tanti e tanti anni fa. Si è trattato di un esperimento, adesso mi occupo invece del mio nuovo tour, così come di “Cera una volta” e del mio nuovo disco.

Rimanendo in tema “Dive”, in tanti hanno trovato ridicoli i 6 di Marcella Bella e Patty Pravo, e soprattutto le motivazioni di quest’ultima, ad alcune tue esibizioni. Non fa ridere sentir parlare di note calanti e imprecise proprio Patty Pravo, che, pur rimanendo un mito indiscusso della nostra canzone, negli ultimi anni ha evidenti difficoltà nell’utilizzo della voce?  Hai veramente cantato così male “Cercami” di Renato Zero? A me non è sembrato proprio… anzi, il contrario!

Sai cos’è successo? Io ho notato che molte cose lì per lì non si sono percepite e non si percepivano benissimo. Quando invece sei a casa si percepiscono tutte le varie situazioni in maniera differente. Io credo che sia stato più questo. Magari qualcosa sembrava calante quando in realtà non lo era… Poi ognuno ha la propria percezione, quindi va bene così.

Quando si hanno delle storie così gloriose alle spalle e una certa età ha ancora senso continuare ad essere competitive?

Penso che questo bisognerebbe chiederlo a loro (ride, ndr).

Descrivi solo con un aggettivo le seguenti cantanti che hai trovato involontariamente sulla tua strada, chi al Festival di Sanremo, chi a “Ora o mai più”:

Annalisa Minetti – Simpatica

Antonella Ruggiero – Unica

Anna Oxa – Non l’ho mai conosciuta per cui non saprei dire

Giuni Russo – Eccezionale

Daniela Pedali – Ecco, anche lei non la sento

Silvia Salemi – La Stima

Francesca Alotta – Ma guarda, io ti posso dire una cosa. La musica è bella perché è varia e ognuno ha qualcosa da dire, per cui non ce n’è uno per ognuno di noi.

E tra tutte le cantanti donne del cast di “Ora o mai più” ce n’è una in particolare con cui hai avuto più feeling?

Con tutti, siamo una grande famiglia.

Come hai interiorizzato le critiche negative alla tua cover de “Gli uomini non cambiano”? C’è chi l’ha vista come un confronto con Mia Martini autodistruttivo e chi, come me, un omaggio sublime. 

Grazie. Non esiste un volersi mettere a confronto. È stato solo un modo per ricordare un’artista che io ho sempre stimato e che ha subito purtroppo troppo ingiustizie… perché l’essere umano è di per sé imperfetto e spesso sbaglia, non si rende conto di ledere la sensibilità di una persona. E quindi ho voluto riesumare e semplicemente omaggiare un’artista straordinaria.

Nello scontro diretto con Hélène Ségara però sei stata tu a vincere. “Sempre” uscì in contemporanea in Francia sia nella tua versione in italiano sia nella versione in francese cantata da lei, che giocava in casa ed era già famosa. Come hai vissuto quella sfida discografica e il risultato a tuo favore?

Eh! È stata una sfida divertente… tra l’altro io non ne sapevo nulla, l’ho capito dopo (ride, ndr). Sono arrivata prima in classifica e ci sono rimasta per più di quaranta settimane, per cui è stata una bellissima cosa.

Sul tuo profilo Instagram leggo che fai anche la modella. Quanto sei vanitosa?

Ma no, più che altro l’ho fatto in passato. E poi capita che ci chiamino per dei brand. Non credo di essere così tanto vanitosa… Poi ogni donna cerca di dare il meglio di sé, quello è innegabile se no non saremmo donne.

A coronamento di questa seconda vita artistica che “Ora o mai più” ti ha dato ci vorrebbe un tuo ritorno al Festival di Sanremo. Pensi di poter convincere Claudio Baglioni con un bell’inedito o attraverso un duetto, visto che a lui piacciono molto, magari proprio con Marco Masini?

Sinceramente penso che mi presenterò perché mi piacerebbe ritornare. Vedremo quel che sarà. Mi hai fatto un casino di domande! Sei un investigatore?

lisa

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