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LA NUOVA VITA DEI BLUVERTIGO

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Quando all’Alcatraz di Milano, alla fine del concerto d’esordio del loro tour, cantano in coro: “E’ praticamente ovvio che esistono altre forme di vita”, hai la certezza che vale anche per loro. I Bluvertigo infatti hanno iniziato una nuova forma di vita.

I loro testi e i loro suoni hanno trent’anni ma sono straordinariamente attuali, persino futuristici rispetto alla musica che sentiamo ogni giorno. Che sia una nuova e speriamo …lunga vita lo si intuisce da come si siano preparati per questa réunion. In particolare ho visto fare a Morgan qualcosa che non ha mai fatto prima: chiedere scusa pubblicamente ai suoi compagni di viaggio. Li ha elogiati uno per uno, chiedendo a loro scusa, in particolare a Andy. “Litigare con te è stata la cosa più in contronatura che mi sia successa nella vita”. Baci e abbracci e perfetta sintonia.

bluvertigo

Morgan elogia anche i cinquantenni, la sua generazione. Quelli che hanno conosciuto la musica elettronica e che sono a cavallo tra la generazione nostalgica precedente e i ragazzi di oggi, confusi e dominati dal Sistema globale. “La speranza siamo noi”, dice Morgan, buttandosi a cuor pieno in una invettiva contro i signori della guerra ( Master of War, per citare Dylan).

La scaletta del concerto è praticamente perfetta. Si inizia con “Decadenza”, tanto per ritrarre la società contemporanea senza equivoci, poi di seguito “Il Dio Denaro”, “L’assenzio” (brano talmente innovativo, che non a caso arrivò ultimo nel carrozzone sanremese), “Sono=sono”, “La comprensione” e via via tutti gli altri per oltre due ore. La produzione è ottima: la scenografia visuale è suggestiva e perfettamente a sync con la musica. Tutto intenso ed essenziale, senza orpelli e fronzoli pop.

Il suono è potente, sostenuto dalla base ritmica di Sergio Carnevale alla batteria (che fila dritto come un Frecciarossa) e di Morgan al basso in grande forma. Livio Magnini regala suoni molto originali, anni luce lontani dalla tradizione sonora tipicamente rock’, Andy come sempre, filtra, regola, aggiunge, delinea, sparge le profondità elettroniche, il canto, le incursioni di sax amate da Bowie, suo maestro ispiratore da sempre. A loro si aggiunge il lavoro prezioso di Lele Battista, praticamente “storico” del sound della band più originale della storia della musica italiana, insieme agli indimenticabili Area.

Il concerto dei Bluvertigo, è la sintesi di un’epoca che ha saputo sempre guardare avanti e che per questo non è mai invecchiata, risultando così, sempre attuale. Poche e misurate le citazioni di altri personaggi: sullo schermo appaiono i volti di Battiato, Francesca Albanese e Roger Waters. Non c’è bisogno di aggiungere David Bowie, tanto aleggia nell’aria. Morgan “osa” sfidare l’attenzione del pubblico abituato al caos rock, all’ascolto di alcune atmosfere pianistiche di musica classica.

E’ una sfida ardua…ma la vince.

Alla fine dei bis, i Bluvertigo espongono i colori palestinesi, nel tripudio generale, affettuoso e sincero. Nel back stage e nell’after party, apprendo che le date del tour sono raddoppiate, che le prevendite vanno a gonfie vele, che la risposta del pubblico a una nuova forma di vita dei Bluvertigo è praticamente un’invocazione. Ho visto un pubblico trasversale, tra i venti e i cinquant’anni, cosa molto rara in Italia.

Non ho visto alpini hippie, né ragazzini smutandati. Ho visto gente appassionata di musica vera, ancora resistente all’ondata artificiale, gente che ha voglia di saltare e di sudare, di emozionarsi, di essere riconoscente all’intelligenza, alla partecipazione e al talento. Gente consapevole ma ancora protagonista, nonostante la tecnocrazia e l’onnipotenza di poche decine di farabutti criminali. Anche per questo, c’è una sola parola per riassumere il concerto dei Bluvertigo: Grazie.

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