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Cher: il 28 settembre esce “Dancing Queen”, omaggio ai grandi ABBA

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Cosa viene fuori quando una grande icona come Cher si immerge nel leggendario repertorio dei mitici ABBA? Ne viene fuori, senza dubbio, qualcosa di memorabile.

Il 28 settembre l’iconica Cher pubblicherà l’album tributo agli ABBA, Dancing Queen, disco anticipato dal singolo “Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight)“.

Questo nuovo progetto discografico arriva a 5 anni, dall’ultimo lavoro Closer to the Truth, pubblicato a settembre 2013.

L’album è composto da 10 tracce ed è stato registrato e prodotto tra Londra e Los Angeles in collaborazione con il sodale Mark Taylor.

La stessa Cher racconta che l’idea di Dancing Queen è arrivata dopo la sua partecipazione al film Mamma Mia! Here We Go Again nelle vesti della nonna di Sophie.
L’artista ha dichiarato che durante quest’esperienza cinematografica si è “ricordata di quante canzoni bellissime e senza tempo abbia composto la band svedese“, e da qui, una sera, mentre era a casa con il suo manager australiano, è arrivata l’idea di realizzare un album completamente dedicato alle hit degli Abba.

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Cher ha inoltre detto che “le canzoni degli Abba sono molto più difficili da cantare di quello che uno può immaginare“, aggiungendo che è “molto contenta di come sono venute, perchè nonostante la gente ami gli Abba, i loro brani purtroppo non vengono apprezzati come meritano a livello musicale“.

L’amore di Cher per gli Abba è arrivato quando l’artista ha visto il film australiano Le nozze di Muriel (la musica degli Abba faceva da colonna sonora), e dopo aver visto per ben tre volte il musical Mamma Mia a Broadway.

L’artista ha anche dichiarato che si è così divertita a cantare le canzoni della band svedese che, probabilmente, a quest’album ne seguiranno altri.

Intanto Cher il 2 dicembre riceverà il Premio Kennedy, onorificenza conferita annualmente a chi si è distinto per suo contributo alla cultura e all’arte.

Inoltre il 3 Dicembre debutterà a Broadway il suo nuovo musical (di cui ne è anche co-produttrice) The Cher Show.

Attualmente l’artista è impegnata in spettacoli residency nei resorts MGM e, tra poco, partirà con un Tour che toccherà l’Australia e la Nuova Zelanda.

Laura Pausini: cancellati i concerti sold-out a Eboli – Doppia nomination ai Latin Grammy Awards

Laura Pausini è stata costretta a cancellare le due date, già sold-out di Eboli, tappa del suo attuale “Fatti sentire Worldwide Tour 2018“.

La causa di questa battuta d’arresto è una forte otite, con mal di gola e febbre annessa.

L’annuncio della cancellazione dei concerti è stato dato sui profili social della stessa Pausini:

Laura non potrà esibirsi come previsto al PalaSele a causa di un’otite acuta in forte stato influenzale.
I concerti riprenderanno regolarmente dal 28 settembre“.

Lo Staff dell’artista, in merito alle Info e modalità di rimborso biglietti, scrive:

– I biglietti del 25 settembre rimangono validi per la serata del 3 novembre, mentre i biglietti del 26 settembre rimangono validi per la serata del 4 novembre
– Per il rimborso dei biglietti acquistati presso un punto vendita è possibile rivolgersi al punto vendita dove è stato acquistato il biglietto entro e non oltre il 30 settembre 2018
– Per il rimborso dei biglietti acquistati online sul sito TicketOne o tramite call center con modalità “ritiro presso il luogo dell’evento”, è possibile scrivere via email a: ecomm.customerservice@ticketone.it non oltre il 30 settembre 2018.
– Per il rimborso dei biglietti acquistati online sul sito TicketOne o tramite call center con modalità ‘spedizione tramite corriere espresso‘, è possibile spedire il biglietto tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, entro e non oltre il 30 settembre 2018 (farà fede la data del timbro postale) all’indirizzo: TicketOne S.p.A. – Via Vittor Pisani 19 – 20124 Milano (C.a. Divisione Commercio Elettronico).

Appena guarita la Pausini riprenderà il Tour che toccherà città come Madrid, Barcellona, Parigi, Zurigo, Bruxelles, fino a concludersi con una grande festa, una maratona musicale nella città capitolina, a Roma.

Intanto Laura Pausini ha ricevuto una doppia nomination ai Latin Grammy Awards 2018: il prossimo 15 novembre alla MGM Grand Garden Arena di Las Vegas, dove si consegneranno i Grammy, l’artista sarà in gara nella categoria “Best Traditional Pop Vocal Album” con il FATTI SENTIRE/HAZTE SENTIR (versione spagnola), l’ultimo album di inediti di Laura Pausini pubblicato in tutto il mondo per Atlantic/Warner Music entrato nella top ten degli album più venduti nel mondo; inoltr Julio Reyes Copello, scelto da Laura per produrre IL CORAGGIO DI ANDARE (versione spagnola) è tra i nominati della categoria “Producer of the Year”.

MEI 2018: “Premio dei Premi” con borsa di studio dell’Officina di Alberto Salerno

Anche quest’anno il MEI, la più importante manifestazione dedicata alla scena musicale indipendente italiana che chiude la stagione dei festival estivi, trasformerà Faenza per tre giorni –venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 settembre – in una vera e propria città della musica con concerti,presentazioni musicali e letterarie, convegni e mostre, affiancati da una parte espositiva rivolta agli operatori della filiera musicale con l’obiettivo di sostenere la crescita e la diffusione di una cultura musicale indie ed emergente (LEGGI NOSTRO ARTICOLO).

Quest’anno, in occasione del “Premio dei Premi” che si terrà il Teatro Masini di Faenza (RA), l’Officina della Musica e delle Parole offrirà una borsa di studio al vincitore.

Il meglio della canzone d’autore emergente di oggi, grazie alla partecipazione dei vincitori dei vari concorsi italiani di canzone d’autore e world music intitolati ad artisti scomparsi. Tra di loro verrà decretato un vincitore assoluto.

Fra i partner dell’evento ci sarà l’Officina della Musica e delle Parole di Milano, che, grazie ai responsabili Alberto Salerno e Tino Silvestri, offrirà al vincitore una borsa di studio del valore di 1.500 euro.

I vincitori dei più importanti concorsi italiani di canzone d’autore e world music intitolati ad artisti scomparsi saranno di nuovo in lizza al MEI 2018 nella serata del “Premio dei Premi”.

Al Teatro Masini di Faenza (RA), il 29 settembre, dalle ore 20:00, si fronteggeranno Salvario in rappresentanza del Premio Pierangelo Bertoli, Lisbona (Luca Fratto) per il Premio Bindi, Yosh Whale per il Premio Buscaglione Sotto il cielo di Fred, La Quadrilla per il Premio Cesa/ Folkest, Luchi per il Premio Ciampi, Federica Morrone per il Premio Bianca d’Aponte, i Mislead per il Premio Daolio, Giulio Wilson per il Premio Anacapri Bruno Lauzi, gli Helèna per il Premio Manente Marasco Comunicazione, Agnese Valle per Premio Mario Panseri alla Canzone d’Autore, Daniela Pes per il Premio Andrea Parodi Fondazione Andrea Parodi.

Nella serata si esibiranno anche vari ospiti di prestigio, tra cui Mauro Ermanno Giovanardi (a cui andrà un premio speciale del MEI) e il duo composto da Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo. Ad aprire la serata ci sarà la giovane band Il Generatore Di Tensione, presentata dalla Lucio Dalla Fondazione.

Tom Waits e Marc Ribot “partigiani” contro Trump cantano “Bella ciao”

One fine morning I woke up early, bella ciao, bella ciao, bella ciao”…  canta l’inconfondibile voce ruvida di Tom Waits, evocativa e insieme modernissima in “Bella ciao (Goodbye Beautiful)”, rivisitazione del brano simbolo della Resistenza italiana in rotazione radiofonica da una manciata di giorni.

Complice il videoclip girato da Jem Cohen, cut-up di immagini di una recente dimostrazione anti-Trump svoltasi a Washington D.C., che veleggia oltre le 330.000 visualizzazioni su YouTube, la malinconica cover del cantautore di Pomona ha scatenato un vespaio di polemiche, anche e soprattutto nel nostro Paese.

Tom Waits

Il traditional della Resistenza partigiana, in questi mesi, sta godendo di nuova fortuna grazie all’inclusione ne “La casa di carta“, serie spagnola distribuita da Netflix, dove è presente in più versioni tra cui quella di Goran Bregovic.

La reinterpretazione di Waits si colloca però all’interno di tutt’altro contesto ed è per questo che sta lasciando il segno.

Bella ciao (Goodbye Beautiful) va infatti ad impreziosire Songs of Resistance 1942-2018, nuovo album di Marc Ribot, chitarrista collaboratore di Waits e nome storico dell’avanguardia newyorchese, interamente dedicato alla musica di protesta.

Tom Waits

Il lavoro, presentato come “una sorta di colonna sonora per il particolare momento politico che stiamo vivendo; una colonna sonora che abbia la giusta ambizione, passione e veemenza” è uscito il 14 settembre su ANTI- Records e raccoglie composizioni originali e pezzi della tradizione antifascista della Seconda Guerra Mondiale, del movimento per i diritti civili degli Stati Uniti e diverse ballate di protesta messicane, con la partecipazione di ospiti quali Steve Earle, Meshell Ndegeocello, Justin Vivian Bond, Fay Victor.

Si tratta di un disco politico, dichiaratamente contrario all’America di Donald Trump e a ogni forma di razzismo.

«Fare qualche tipo di musica politica, oggi, è contraddittorio», ha tenuto a precisare Ribot: «Bisogna agire contro qualcosa senza trasformarsi, senza finire per assomigliare a quello che detesti. A volte è difficile capire cosa fare, e immagino che si facciano molti errori, così da imparare qualche lezione. Ma sapevo questa cosa dal giorno dell’elezione di Trump: non starò zitto di fronte a un dittatore sfigato e arancione. Non esiste».

Tom Waits

Waits, 69 anni a dicembre, una vita di eccessi che ne ha plasmato la voce rugginosa, cantautore alternativo e contraltare in musica dell’amico Charles Bukowski, da sempre disinteressato alle luci dello showbiz e piuttosto restìo al coinvolgimento nell’attualità della cronaca, questa volta ha deciso di scendere in campo: a convincerlo, il compagno di palco e insieme l’urgenza dell’epoca che stiamo attraversando. La caratura del personaggio ha fatto il resto. «Ho suonato a Tom un po’ di pezzi e ha subito legato con quello [Bella ciao/Goodbye Beautiful]», si legge nella nota stampa di Ribot: «Una cosa è certa, Tom conferisce una certa solennità a tutto ciò che canta. Pensa che un amico italiano mi ha detto che il suo canto assomiglia proprio a quello di un vecchio partigiano».

Eros Ramazzotti:il 19 ottobre esce “Vita ce n’è”, singolo apripista dell’omonimo album

Il nuovo singolo di Eros Ramazzotti si intitola come il nuovo album, Vita ce n’è, e sarà in rotazione dal 19 ottobre.

L’artista internazionale lo ha appena annunciato sui suoi social da Miami, dove in queste ore è impegnato sul set del videoclip che uscirà contemporaneamente al nuovo singolo.

Ramazzotti torna sulle scene a tre anni dal suo ultimo progetto discografico con un nuovo album in uscita il 23 novembre (leggi nostro articolo) per Polydor, a cui seguirà un tour mondiale che partirà il 17 febbraio da Monaco di Baviera e che toccherà i 5 continenti.

Il nuovo album è disponibile con preorder nelle versioni standard, deluxe, doppio vinile (anche in versione colorata in esclusiva su Amazon) e il cofanetto. Vita ce n’è di Eros Ramazzotti uscirà in tutto il mondo in lingua italiana e in lingua spagnola per il mercato latino.

Cosa resta del duetto dylaniano tra Elisa e De Gregori? – RECENSIONE di “Quelli che restano”

Il nuovo singolo di Elisa, in duetto con Francesco De Gregori, si intitola “Quelli che restano”, brano che anticipa il nuovo album dell’artista di Monfalcone.

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Questo inedito (LEGGI NOSTRO ARTICOLO) apre i battenti al nuovo progetto discografico dell’artista che, dopo l’uscita di “Will we be strange“, segna l’inizio del nuovo corso artistico per la cantautrice, dopo aver lasciato la casa discografica della Caselli che l’ha lanciata, e dopo aver sottoscritto un nuovo contratto discografico con l’Universal Music.

RECENSIONE – “QUELLI CHE RESTANO”

Cosa dire di questo duetto? Difficile a dirlo.

Mi spiego.
Sono tentata di scrivere la parola “finalmente” pensando all’ultimo repertorio di Elisa… ma poi penso a De Gregori, usato qui, in questo brano, come un cliché, il De Gregori dylaniano che tenta di rifare il maquillage a delle scelte artistiche di una Elisa che negli ultimi anni ha messo a dura prova la sua credibilità.

Una Elisa che scrive alla De Gregori, di un De Gregori che scrive alla Dylan, sa un po’ di “forzato”. Manca la genuinità in questo duetto, perchè si percepisce inequivocabilmente la forte voglia evocativa di portare l’ascoltatore a definire, a tutti i costi, questa canzone come un classico “brano d’autore”… una operazione alla stregua della ricerca di una cura che finalmente riesca a cicatrizzare delle ferite da cui il sangue è sgorgato via velocemente, come in una emorragia fatale.
 
Intendiamoci, è anche difficile dire che la canzone “non prenda”, perchè gli elementi per catturarti ci son tutti, testo compreso, e il brano è certamente e decisamente il migliore della produzione dell’ultima Elisa.
 

Ma riascoltando attentamente il brano e leggendo bene il testo, sembra “passione” che parte in pompa magna, viste le ambizioni iniziali, ma subito dopo la passione viene soffocata da un “desiderio non realizzato”, a causa di quel qualcosa di memorabile che non arriva… come fosse un coito interrotto sul più bello, dopo dei preliminari che portavano a presagire delle vette emozionali senza eguali.

Ma rimane la speranza, mai persa, di “ritrovare” davvero la grande Elisa nel nuovo album, e questo duetto, pur con tutti i suoi limiti, fa ben sperare.

elisa

TESTO – “QUELLI CHE RESTANO” – ELISA & FRANCESCO DE GREGORI 

È che mi chiedevo se la più grande fatica
è riuscire a non far niente
a lasciare tutto com’è
fare quello che ti viene
e non andare dietro la gente

È che mi perdevo dietro a chissà quale magia
quale grande canzone in un cumulo di pietre
sassi più o meno preziosi
e qualche ricordo importante che si sente sempre

È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza
quella che ti frega e ti prende le gambe
che ti punta i piedi in quella direzione opposta
così lontana dal presente
ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
le vite che sfrecciano

E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali

È che mi voltavo a guardare indietro
e indietro ormai per me non c’era niente
avevo capito le regole del gioco
e ne volevo un altro uno da prendere più seriamente

È che mi perdevo dietro a chissà quale follia
quale grande intuizione tra piatti sporchi e faccende
tra occhi più o meno distanti
e qualche ricordo importante che si sente sempre
ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo
le vite che sfrecciano
e vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali

E più di una volta e più di un pensiero
è stato così brutto da non dirlo a nessuno
più di una volta sei andato avanti dritto
dritto sparato contro un muro
ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno
ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno

Siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
e gli occhiali li perdono
e sulle autostrade così belle
le vite che sfrecciano

E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici e selvatici selvatici

Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
quelli che di notte luci spente e finestre chiuse
non se ne vanno da sotto i portoni
quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni
ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia
siamo noi quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare
quei pazzi che venite a cercare

Madonna: a Novembre forse in nuovo album “Beautiful game” – I fan potranno vederla lavorare al disco pagando 100 mila euro

A sessanta anni appena compiuti (leggi articolo) la pop star per eccellenza, Madonna, pare sia pronta a tornare, a tre anni da Rebel Heart, con un nuovo album, il 14mo della sua carriera.

La data di uscita del nuovo progetto discografico pare sia quella del prossimo novembre, mentre ad ottobre dovrebbe essere pubblicato il primo singolo.

Madonna, che da sempre segna un solco per tracciare nuove sonorità, ha dichiarato che il nuovo lavoro «sarà un bell’antidoto contro quello che succede di questi tempi nel mondo discografico». Una nuova “avventura artistica” e forse anche un nuovo sound che in qualche modo rappresenta la sua nuova quotidianità. Ricordiamo che l’artista vive da più di un anno in Europa, precisamente in Portogallo, per seguire il figlio adolescente David, che gioca nelle giovanili del Benfica, a Lisbona. Per questo motivo, pare che il nuovo lavoro discografico abbia delle influenze di matrice culturale portoghese. Nel nuovo album, infatti, ci saranno collaborazioni con autori del luogo.

Sempre nel campo delle ipotesi, “Beautiful game” potrebbe essere il titolo del nuovo album, oltre che di un singolo in esso contenuto. A lanciare l’amo dell’indiscrezione e stato proprio un post misterioso che la signora Ciccone ha pubblcato sui social a maggio.

Tra le collaborazioni pare possa comparire anche Ariana Grande, che recentemente ha condiviso il post «grazie Madonna, tu sai perché».

Intanto già trapelano alcune notizie su possibili tracce: “Risky places” pare sia un brano che parla di possibili luoghi in cui Madonna sognerebbe di fare l’amore: una chiesa (come poteva mancare?), un campo da golf, lo scantinato di casa di suo padre; “Dos hermano” è un brano che dovrebbe essere cantato in parte in spagnolo (atmosfere a cui Madonna ci ha già abituato in passato), e dovrebbe parlare della storia di due fratelli la cui vita si separa per colpa delle leggi sull’immigrazione.

Tra le possibili tracce anche “Turn back time”, un brano che parlerebbe del bambino che non ha potuto conoscere per un aborto praticato da giovane. Infine “Smartgun” che racconta la triste storia di un ragazzo di colore ferito con armi da fuoco dalla polizia.

Ad ogni modo pare che Madonna sia già in sala d’incisione a Londra per registrare e perfezionare i nuovi brani. Pare inoltre che l’artista abbia dato la possibilità a quattro fans di assistere alla gestazione del nuovo lavoro discografico, e questa operazione sembra abbia un costo di partenza di ben cento mila euro (viaggio e alloggio non sono inclusi nel prezzo).

Siamo curiosi di sapere chi parteciperà, chi sarà disposto a pagare una cifra così esosa pur di vedere a lavoro la “regina”. Chi scrive cede il suo posto: per i prossimi sessanta anni ho altre priorità.

IMAGINE, film di John Lennon & Yoko Ono, a Ottobre nei cinema – Fuori anche Raccolta e Libro

In occasione delle celebrazioni mondiali dell’anniversario della nascita di John Lennon esce il film evento IMAGINE,
diretto e interpretato da John Lennon & Yoko Ono.
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“Le persone che hanno lavorato su IMAGINE erano persone di pace ed è stato illuminante ed eccitante essere una di loro. Ricorda: ognuno di noi ha il potere di cambiare il mondo” _Yoko Ono

Immaginate un film surreale che unisce momenti di fiction a scene reali riprese da un giorno qualunque nella mistica, visionaria, psichedelica vita di John Lennon e Yoko Ono. Mischiatele alle meravigliose e immortali musiche dello storico album Imagine di John Lennon.

In occasione delle celebrazioni mondiali del compleanno di John Lennon, nato il 9 ottobre 1940, per la prima volta sul grande schermo sarà possibile godere di Imagine, l’irresistibile film, restaurato ed interamente rimasterizzato agli Abbey Road Studios in Dolby Atmos.

L’appuntamento, solo l’8, 9 e 10 ottobre nelle sale italiane, sarà così l’occasione unica per tutti i fan di Lennon e dei Beatles per riscoprire Imagine come non si era mai visto o ascoltato prima, in un collage cinematografico di colori, suoni, sogni e realtà. Il film è stato prodotto e diretto da John e Yoko che, con numerose guest star tra cui George Harrison, Fred Astaire, Andy Warhol, Dick Cavett, Jack Palance e Jonas Mekas, creano un mondo di immaginazione ricco e commovente quanto la musica che lo accompagna. 

L’innovativo film musicale presenta un trattamento visivo diverso per ogni canzone e segue John e Yoko durante le sessioni di registrazione di Imagine sia nel Regno Unito sia a New York come coproduttori del disco con Phil Spector. Restaurato frame-by-frame dai rulli originali e con il remix audio di Paul Hicks, pluripremiato ai GRAMMY®, il film evento è accompagnato da 15 minuti di contenuti inediti,tra cui filmati in studio di John e della sua band (inclusi anche George Harrison dei Beatles, Nicky Hopkins dei Rolling Stones, Alan White degli Yes e il bassista Klaus Voormann, amico e fan dei Beatles dai tempi di Amburgo) che eseguono “How Do You Sleep?” e “Oh My Love” in un mix appositamente creato per il Dolby Atmos sound surround “raw studio”, che pone lo spettatore al centro dello studio di registrazione, mentre la band suona dal vivo. L’occasione unica per celebrare al cinema l’anniversario della nascita di John Lennon, pietra miliare della storia della musica mondiale.

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Negli stessi giorni anche Universal Music celebra l’apice della carriera solista di Lennon con “Imagine – The Ultimate Collection”, il suo album più famoso in box set di sei dischi. In uscita il 5 ottobre, questa collezione di 140 storiche tracce, remixate e rimasterizzate, è stata autorizzata da Yoko Ono Lennon, che ne ha supervisionato la produzione e la direzione creativa. Attraverso quattro CD e due Blu-ray, questa edizione ampliata offre una varietà di esperienze di ascolto stimolanti e profonde. Dai nuovi Ultimate Mixes dell’iconico album, che svelano nuovi livelli di profondità sonora, definizione e chiarezza di queste canzoni senza tempo, fino ad arrivare ai Raw Studio Mixes che consentono all’ascoltatore di sentire le prime registrazioni di Lennon e della Plastic Ono Band, passando per il 5.1 Surround Sound mix ed un Quadrasonic Album Mix, con i quattro originali canali audio rimasterizzati in quadrifonia per la prima volta in quasi cinquant’anni.

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In uscita mondiale il 9 ottobre 2018, edito in Italia da Edizioni L’ippocampo, anche il libro “Imagine John Yoko” (320 pagine e oltre 1000 illustrazioni) curato dalla stessa Yoko Ono, che racconta la genesi, l’evoluzione e i retroscena del leggendario album attraverso i dialoghi di John, Yoko e i ricordi di chi c’era. L’80% del materiale è inedito: immagini, artwork, approfondimenti e testimonianze immergono il lettore nell’atmosfera dei luoghi che hanno visto nascere il disco e scopre l’intimità della coppia John-Yoko e il loro legame emotivo e professionale in quel periodo di vulcanica creatività.  Con il suo messaggio di pace così attuale, “Imagine John Yoko” è un tributo monumentale a un duo artistico che ha lasciato il segno nella storia della musica.

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Imagine è distribuito in Italia da Nexo Digital in collaborazione con i Beatlesiani d’Italia Associati, Universal Music e Edizioni L’ippocampo.

PER CONSULTARE LA LISTA DEI CINEMA CHE PROIETTERANNO IL FILM –> QUI

ERICA e il suo esordio discografico con “Come Altalene” – INTERVISTA

Oggi parliamo di Erica Taci, in arte ERICA, giovane cantautrice Toscana, in occasione dell’uscita del suo singolo di esordio “Come Altalene”, prodotto da Ivan Russo & Michele Cammarota per Atollorecords Srl, già in rotazione in radio e disponibile su Itunes e su tutte le piattaforme digitali.

Classe 1998, Erica, dall’età di due anni dopo una burrascosa separazione dei genitori, trascorre l’infanzia, oltre che con la madre, con la nonna materna, la sorellina e due tate di madrelingua australiana e scozzese.
La sua passione per la musica si manifesta precocemente in età scolare, iniziando a scrivere testi di canzoni in inglese e italiano.
Intorno ai 13 anni inizia a frequentare scuole di canto, sino ai 18.

Ma parliamone direttamente un po’ con lei in questa breve intervista.

erica

INTERVISTA – ERICA

Ciao Erica. Come hai iniziato a scrivere canzoni?

Ciao Francesca. Tutto parte dalla mia infanzia, che non è stata molto facile.
Dopo la separazione dei miei io non ho mai più rivisto mio padre, poi ero molto timida, tutt’ora questa cosa mi è rimasta, quindi per me scrivere canzoni in inglese e in italiano è stato da subito un bisogno per esprimere concetti e sensazioni che provavo, senza dover affrontare un discorso a parole… ciò che non riuscivo a dire a parole lo musicavo…
A volte invece di studiare mettevo in musica ciò che dovevo imparare, mi veniva difficile parlare davanti ad una classe e in situazioni simili.

Quindi cosa rappresenta la musica per te?

La musica è stata ed è tutt’ora lo sbocco dal quale fuoriesce la mia personalità, mi ha aiutata molto, anche solo il fatto di doversi relazionare con altre persone mi ha aperto un mondo, ha sbloccato tante mie paure… con la musica è tutto più semplice.

Da cosa prendi l’ispirazione?

La maggior parte delle canzoni che scrivo sono esperienze personali, sicuramente viaggiare mi aiuta molto, mi fa pensare, riflettere, adoro osservare fuori mentre sono in viaggio, qualunque cosa che osservo può farmi provare una sensazione che poi ho bisogno di riportare in una canzone.

Che musica ti ha portata ad essere ERICA?

Sono cresciuta ascoltando e cantando le musiche dei musical, anche se ho sempre cercato di ascoltare un po’ di tutto.

Cosa rappresenta “Come Altalene” a livello di percorso personale?

“Come altalene” è quella canzone che mi ha portata a far parte di un mondo professionale rispetto a ciò che facevo prima, non è una fine ma solo l’inizio di ciò che voglio che sia la mia vita! Mi ha fatto approcciare ad un metodo di lavoro di gruppo, a conoscere tante sensibilità e personalità diverse, riascoltare questa canzone mi fa venire in mente tutti i momenti che ci sono stati durante la produzione di questa stessa

Com’è il rapporto con la tua famiglia e la musica?

La musica nella mia famiglia c’è sempre stata, sono cresciuta con mia nonna che mi cantava le classiche napoletane, essendo lei stata una cantante lirica napoletana, mi segue sempre in ciò che faccio, mia mamma mia ha sempre supportata nel mio percorso ed ha sempre cercato di essere oggettiva sui consigli, nonostante lei non abbia mai cantato (p.s. è leggermente stonata), mia sorella invece ha la passione del ballo infatti le piace molto ballare sopra le mie canzoni che suono al pianoforte

E invece il rapporto con amici, fidanzati?!

Mi è un po’ difficile in questo periodo avere delle persone che mi stiano accanto e capiscano le mie scelte di vita, da quando ho intrapreso questo percorso molte persone si sono allontanate.

Hai mai provato a partecipare a dei talent?

Il mio primo concorso l’ho vinto a 14 anni, fu una grande emozione perché fui Premio del Pubblico, con la canzone “Back to Black” della grandissima Amy Winehouse;
Nel 2017 mandai un provino online per XFactor Uk, qualche mese dopo mi chiamarono per andare a fare l’audizione all’O2 Stadium di Londra, dove in quei giorni cantava Ed Sheeran, anche questa è stata una bellissima esperienza musicale.
Sempre nello stesso anno sono arrivata alle semifinali nazionali di Area Sanremo.

A cosa aspiri?

Sicuramente continuare a fare musica nella mia vita, mi piacerebbe riuscire a raggiungere più fasce di età, e che le persone possano provare emozioni e possano rispecchiarsi nel mio percorso di vita e nella musica che faccio, mi piacerebbe che tutto ciò andasse anche oltre i confini italiani.

E noi di FAREMUSIC ti auguriamo di esaudire ogni tuo sogno!

 

erica

Come Altalene (lyrics)

Come altalene a due posti
si alternano e oscillano
a volte si incontrano si scontrano
e siamo l’incastro perfetto
in questa realtà

Cadono pezzi di nuvole
Si sfilano e scendono come coriandoli
E toccano lenti anche i giorni violenti
E amari si sa

E se viviamo su un albero
È perché c’è un mare di ghiaccio
Che copre i rumori
Lontani da qua, lontani da qua

Aspetto incostante il momento
In cui oscillo al tuo fianco a tempo nel tempo
Ritrovo il mio canto tra petali rosa
Di libertà

E se viviamo su un albero
È perché c’è un mare di ghiaccio
Che copre i rumori
Lontani da qua, lontani da qua

Come cerchi di fuoco infrangiamo le regole
Siamo fogli di carta su cui si può scrivere
La verità
La verità

E se viviamo su un albero
È perché c’è un mare di ghiaccio
Che copre i rumori
Lontani da qua
Da questa realtà
Da questa realtà 

erica

Riprese e Regia: Davide Aronica e Bruno Cirillo
Coreografia: Ettore Squillace (Set Danceworks Napoli)
Ballerini: Giosuè Carboni e Ida Marino

Prodotto da Ivan Russo & Michele Cammarota per Atollorecords Srl

Per tutte le Info:
Instagram –  Facebook

Imagine Dragons: fuori il nuovo singolo inedito “Zero”

Gli Imagine Dragons sono usciti a sorpresa con un nuovo singolo inedito dal titolo “ZERO”.

La band di Dan Reynolds e soci hanno pubblicato questo brano per la colonna sonora del nuovo film Disney Ralph Spaccatutto 2, che uscirà nelle sale cinematografiche americane il 21 novembre e il 22 novembre in quelle italiane.

Il brano è caratterizzato da un testo diretto, crudo e  disilluso, accompagnato da un sound dal ritmo incalzante.

In merito Dan Reynolds ha dichiarato:

Il film arriva nel momento ideale per diversi motivi, perchè tocca argomenti quali la solitudine e parla di identità, due problemi che sono parte integrante della nuova generazione di internauti. Il problema della propria accettazione e tormento di Ralphè è un sentimento noto a molti in questa epoca, ei l brano parla proprio di questo”.

“ZERO” è già disponibile su tutti gli store digitali e su YouTube con un lyric video. come di seguito.

Imagine Dragons

Formati nel 2009 da Dan Reynolds, il chitarrista Wayne Sermon, il bassista Ben McKee e il batterista Daniel Platzman, gli IMAGINE DRAGONS hanno guadagnato un enorme seguito dopo aver pubblicato una serie di EP indipendenti.

Questa estate la HBO Documentary Films ha pubblicato il documentario Believer (Il Credente), presentato all’ultima edizione del Sundance Film Festival.

Believer, diretto da Don Argott, cerca di scoprire assieme a Dan Reynolds come la Chiesa Mormone tratta i suoi membri LGBTQ, soprattutto i giovani, e quanto siano dannosi i suoi insegnamenti per chi cerca di conciliare fede e sessualità. Il film analizza l’ultimo anno di Reynolds, in cui la rock star ha organizzato il LoveLoud Music Festival a Orem, nello Utah, un evento a sostegno della comunità LGBTQ.

Inoltre la band di Las Vegas è reduce da un fortunatissimo concerto sotto la pioggia in Italia, all’AREA EXPO-Experience Milano (per il festival “Milano Rocks“), di fronte a 60mila persone esultanti e impavide nonostante un temporale minaccioso (leggi nostro articolo).

 

Malika Ayane esce con l’album “Domino” – A novembre parte il “Domino Tour”

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A qualche mese di distanza da “Stracciabudella“, il singolo apripista del nuovo progetto discografico della cantante di origini marocchine ed accompagnato da un videoclip girato dal regista Sam Kristofski, e dal secondo singolo estratto il 7 settembre “Sogni tra i capelli”, Malika Ayane torna sulla scena musicale dopo due anni di lavoro, presentando dal vivo il nuovo progetto nel corso del Domino Tour, che prende il nome dall’omonimo album uscito ieri 21 settembre, e che prenderà il via dal 6 novembre e toccherà i principali club e teatri di tutta Italia.

Malika Ayane debutterà a novembre dal Teatro Politeama di Genova, per poi esibirsi in diverse città d’Italia fino a dicembre, tra Torino, Roma, Milano, Firenze, Ancona e Bologna.
Oltre al nuovo progetto discografico e alle nuove canzoni prossime al rilascio, Malika Ayane riproporrà al pubblico i successi di una carriera decennale, dagli esordi con Sospesa a Ricomincio da qui ai più recenti “Senza fare sul serio” e “Tempesta”.

Così come l’album “DOMINO” è nato come un proseguo di “Naif”, anche il Domino Tour riparte da un esperimento già iniziato nel Naif Tour e nel Naif Club Tour: MALIKA AYANE presenterà gli stessi brani in modi completamente diversi, mescolando elementi di arrangiamento e andando verso strade apparentemente diversissime eppure fatte della stessa anima. I concerti nei teatri saranno caratterizzati da suoni morbidi e pieni, con una ricerca di sonorità finalizzata ad avvicinare i brani di repertorio a quelli inediti; sul palcoscenico MALIKA sarà accompagnata da: Daniele Di Gregorio alla marimba, Carlo Gaudiello al piano, Marco Mariniello al basso, Nico Lippolis alla batteria e Jacopo Bertacco alla chitarra.

I live nei club saranno caratterizzati dagli stessi brani ma riportati allo scheletro, con una concezione più ruvida ed essenziale; sul palco, in questa versione, la cantautrice milanese al synth, Jacopo Bertacco alla chitarra, Nico Lippolis alla batteria.

Malika Ayane

Concerti di Malika Ayane nel 2018 per Domino Tour, le date:

6 novembre Genova, Teatro Politeama Genovese
7 novembre Genova, Bangarang
11 novembre Venaria Reale (To), Teatro Della Concordia
12 novembre Torino, Teatro Colosseo
18 novembre Roma, Auditorium Parco Della Musica
19 novembre Roma, Monk
22 novembre Napoli, Duel Beat
28 novembre Firenze, Tenax
29 novembre Firenze, Teatro Verdi
4 dicembre Milano, Teatro Degli Arcimboldi
5 dicembre Milano, Magazzini Generali
7 dicembre Ravenna, Teatro Dante Alighieri
8 dicembre Cesena, Vidia Club
10 dicembre Ancona, Teatro Delle Muse
11 dicembre Senigallia, Mamamia
13 dicembre Assisi, Teatro Lyrick
14 dicembre Perugia, Urban Club
15 dicembre Bologna, Estragon
17 dicembre Bologna, Teatro Europauditorium

Le date aggiunte in Puglia sono mercoledì 16 gennaio 2019, dove sarà in concerto al Teatro Team di Bari,e il 18 gennaio 2019 al New Demodè di Modugno e il 20 gennaio al Teatro Politeama Greco a Lecce. Situazioni differenti, la prima e l’ultima in un teatro e la seconda in un club per un unico live versatile e dalle tante sfumature.

PREVENDITE:

Per il TEATROTEAM : www.teatroteam.it e botteghino teatro.
Per Demodè: www.ticketone.it
In collaborazione con www.vurroconcerti.net di Pasquale Vurro

Thegiornalisti escono con il novo album “LOVE” – Il 21 Ottobre il “Love Tour”

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Thegiornalisti escono oggi con il nuovo album di inediti “LOVE” (Carosello Records), che esce a due anni di distanza da “COMPLETAMENTE SOLD OUT” (pubblicato a ottobre 2016),disco anticipato dai singoli “NEW YORK“FELICITA’ PUTTANA”, brano protagonista dell’estate 2018, ultimo successo in ordine temporale della band che in soli due anni ha conquistato le classifiche di vendita e radiofoniche, diventando a pieno titolo la più importante rivelazione della musica italiana.

Con il loro sound i Thegiornalisti hanno segnato la scena musicale, abbattendo le barriere tra la scena indipendente e il mercato mainstream, inaugurando una nuova fase del pop italiano.

Thegiornalisti

Tommaso Paradiso, alla presentazione del nuovo disco a Milano, definisce questa nuova produzione come l’album dell’equilibrio, che viaggia tra una beata malinconia a una gioiosa disperazione:

Mi emoziona quando lo riascolto, è un disco innamorato con momenti che mi fanno male al punto da farmi bene“.

Il preascolto dell’album si apre con sonorità orchestrali che, traccia dopo traccia, introducono brani con un sound che inequivocabilmente evocano gli anni ’80, anche se l’intenzione è quella di raggiungere una dimensione anche classica, con tanto di melodie ben studiate e proposte, come la title track del disco, tanto cara al leader della band, come cara a quest’ultimo è la traccia New York di cui dice:

Nella mia testa New York è una canzone che potrebbe piacere a tutti e per tutti intendo dai ragazzini di quattro anni a mia nonna. È un classico per me. Il testo l’ho scritto una mattina su un taxi mentre stavo andando in studio di registrazione per un altro lavoro. L’ho tirato via di getto. Avevo tutte queste immagini nitide davanti agli occhi che sono venute fuori da sole. Forse perché avevo dormito male o ero turbato per qualcosa o mi sono sentito molto solo quella mattina. Tutte e tre le cose probabilmente. Con Dario Faini, il produttore, abbiamo scritto la musica. Ed è uscita New York. Sicuramente sia a livello di testo sia a livello di musica ha lo special migliore che abbia mai scritto”.

Ma i richiami agli anni ’80 non sono da considerarsi una mera operazione nostalgica, come spiega Paradiso

 “Riprendo suoni anni ’80, ma stavolta riprodotti con strumenti moderni, perchè sono convinto che bisogna fare dischi senza riferimenti, ‘evergreen’ in una nuova scena pop in cui la gente si innamora della musica che viene da Roma: mancava questo sing along, con i sentimenti in forma pura, quasi sbracata. Ma attenzione, lungi da me sentirmi il capofila di qualcosa, mentre invece vedo tanti cloni calcuttiani. Con Edoardo siamo amici, abbiamo scritto qualcosa insieme e altro faremo. Il sogno del nostro editore sarebbe una specie di ‘Banana Republic’, con 3 o 4 inediti e un tour, e la cosa mi divertirebbe da matti”.

Thegiornalisti
Crediti Foto: Carolina Amoretti

Un’altro brano del nuovo album che Paradiso preferisce è Dr.House,in cui la ricerca della figura paterna va di pari passo con la passione per il cinema:

“Farò fatica a suonarla dal vivo. Anche a casa da solo mi fa piangere […] Sono un nerd, guardo più film di quanto non ascolti musica. Quando vedo questi personaggi che mi hanno formato torno a stare bene, mi riportano per così dire a cena a casa con mia madre”.

Ed è proprio l’intimità di una casa, il ricordo della stessa, la ricerca del rifugio e il filo conduttore poetico che viaggia tra i testi dei brani del nuovo album e Paradiso lo spiega così:

Sono costantemente alla ricerca di serenità soprattutto quella che trovi negli affetti, perchè da solo non riesco a trovarla, ho bisogno  di un impianto che ruota attorno ad un nucleo familiare. Di solito nel mio lavoro si cerca lo sballo, ma io invece no, sono il contrario, cerco rassicurazioni attraverso gli affetti… Mi sento costantemente attaccato, non so da cosa: a volte scrivo canzoni per tenere alla larga o affrontare questi stati ansiogeni“.

Thegiornalisti puntano al successo, intergenerazionale e sempre Paradiso spiega il concetto:

Oggi i ragazzi non hanno paura di terroristi o guerre atomiche, il loro malessere è più a livello interiore. Io personalmente amo gli autori letterari e cinematografici che riempiono di psicoanalisi e ansie le loro opere, per questo credo di fare attrito su questa generazione introspettiva“.

CONSIDERAZIONI

L’impressione è che ci troviamo di fronte ad un affresco pop dai contorni nostalgici che evocano spudoratamente gli anni ’80, un groviglio di tutto un po’ di quegli anni che furono, una forzatura che porta ad una esemplificazione sia della composizione e scrittura dei brani, che dell’ascolto degli stessi. Ma oltre questo c’è sicuramente la ricerca di uno stile personalizzato, che a volte (poche) riesce nel disco, ma altre volte (molte) sembra maledettamente artefatto e furbamente e insopportabilmente superficiale…plastica indigesta che inquina il ricordo del passato e la speranza del presente.

Thegiornalisti

Tracklist “LOVE” – Thegiornalisti


“Overture”,
“Zero stare sereno”,
“New York”,
“Una casa al mare”,
“Controllo”, “Love”,
“Milano Roma”,
“L’ultimo giorno della terra”,
“Questa nostra stupida canzone d’amore”,
“Felicità puttana”,
“Dr.House”
.

“LOVE” è disponibile in streaming, nei digital store e nei negozi, nel formato CD e vinile.

TOUR

Dal 21 ottobre i Thegiornalisti saranno live nei palazzetti con il LOVE TOUR, che con quattro mesi di anticipo rispetto al suo inizio ha già registrato  numerosissimi sold out, annunciando così ulteriori date per soddisfare l’altissima domanda del pubblico. Date come quella di Milano e Bari sono state raddoppiate mentre la data di Roma, i cui biglietti sono stati polverizzati in poche settimane, è stata triplicata. Anche le nuove date di Milano e Roma sono andate sold out in pochissimo tempo.

Thegiornalisti


Date del “Love Tour”

19 ottobre 2018 – Vigevano @Arena (data zero)
21 ottobre 2018 – Torino @ PalaAlpitour
23 ottobre 2018 – Casalecchio di Reno (BO) @ Unipol Arena
24 ottobre 2018 – Firenze @ Nelson Mandela Forum  SOLD OUT
27 ottobre 2018 – Roma @ PalaLottomatica SOLD OUT
28 ottobre 2018 – Roma @ PalaLottomatica SOLD OUT
31 OTTOBRE 2018 – Bari @ Palaflorio SOLD OUT
2 novembre 2018 – Bari @ Palaflorio SOLD OUT
3 novembre 2018 – Napoli @ Palapartenope SOLD OUT
8 novembre 2018 – Genova @ RDS Stadium
10 novembre 2018 – Padova @ Kioene Arena  SOLD OUT
11 novembre 2018 – Montichiari (BS) @ PalaGeorge
18 novembre 2018 – Milano @ Mediolanum Forum SOLD OUT
19 novembre 2018 – Milano @ Mediolanum Forum SOLD OUT
21 novembre 2018 – Roma @ PalaLottomatica SOLD OUT

Il tour è organizzato da Vivo Concerti. I biglietti di LOVE TOUR sono disponibili su www.ticketone.it

Andrea Bocelli: il nuovo album “SI” esce a ottobre – All’interno un duetto con il figlio

Andrea Bocelli sta per uscire con un nuovo album pieno di sorprese.
Il titolo della nuova produzione discografica (per la Sugar Music) è semplicemente “SI”, e uscirà il prossimo 26 ottobre.

Nel nuovo disco ci saranno degli ospiti importanti, come Josh Groban, Ed Sheeran, Dua Lipa, Raphael Gualazzi (che ha suonando il pianoforte in alcuni brani dell’album) e la famosa soprano Aida Garifullina. Inoltre nel disco c’è un momento toccante, quello del duetto tra Andrea padre e Matteo figlio, un brano che parla proprio del rapporto genitore – figlio. Con questa canzone, dal titolo Fall On Me, il giovane ventenne Matteo Bocelli (coautore del brano) fa il suo debutto ufficiale nel mondo della discografia. Il duetto, inoltre, fa parte della soundtrack del film Disney “Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni”, e nello specifico è il brano che accompagna i titoli di coda della pellicola.

Altra sorpresa nel nuovo album di Bocelli è la presenza di un brano scritto a quattro mani tra il cantautore inglese Ed Sheeran e il nostro Tiziano Ferro (leggi nostro articolo): il brano si intitola “Amo soltanto te“ e il testo è firmato dal cantautore di Latina, mentre le musiche porta la firma di Ed Sheeran e di suo fratello Matthew.

Ed Sheeran torna a suonare in Italia per tre date a giugno 2019 – Anche gli stadi nelle tappe

Ed Sheeran tornerà in Italia. La notizia è arrivata oggi, confermando le voci di corridoio che si rincorrevano ormai da giorni.

L’artista britannico, a due anni di distanza dall’ultima esibizione sul suolo italico (leggi nostro articolo), si esibirà di nuovo nel nostro paese per tre date a Giugno 2019.

Il rosso cantautore di Halifax suonerà sia all’Olimpico di Roma (16 Giugno) che allo Stadio San Siro di Milano (19 Giugno). Oltre a queste due tappe, Ed Sheeran sarà uno degli headliner al Firenze Rocks 2019, alla Visarno Arena il 14 giugno venturo.

I biglietti per il concerto al Firenze Rocks saranno disponibili in anteprima tramite l’APP ufficiale del festival, dalle ore 11.00 di lunedì 1 ottobre, e in vendita generale dalle ore 12.00 di martedì 2 ottobre. Invece i biglietti per le date di Milano e Roma saranno  in vendita dalle ore 11.00 di giovedì 27 settembre 2018.

I concerti italiani sono parte integrante del nuovo tour mondiale che l’artista farà per continuare a supportare il suo ultimo album “Divide” (leggi nostra recensione). Questa nuova tournée toccherà vari continenti e stati, dal Sud Africa fino all’Europa (il 7 agosto sarà headliner allo Sziget Fetival 2019 in Ungheria), toccando anche la Russia e Islanda prima di terminare con quattro date in Gran Bretagna.

Ricordiamo che Ed Sheeran ha ultimamente collaborato con  Tiziano Ferro per un brano che sarà cantato da Andrea Bocelli nel suo nuovo album di inediti “Sì”, in uscita a fine ottobre (leggi nostro articolo).

Tiziano Ferro e Ed Sheeran insieme autori per Andrea Bocelli

E’ di qualche minuto fa la notizia che Tiziano Ferro e il cantautore britannico Ed Sheeran, insieme sono gli autori di un brano inedito per Andrea Bocelli, canzone che sarà inserita nel nuovo album di inediti di quest’ultimo,  disco dal titolo “Sì”, in uscita il prossimo 26 ottobre.

Il brano in questione si intitola “Amo soltanto te“.
Nello specifico i testi sono di Ferro e la musica di Ed Sheeran (e di suo fratello Matthew).

Il cantautore di Latina ha annunciato questa collaborazione tramite i suoi profili social, scrivendo:

HO SCRITTO UNA CANZONE CON ED SHEERAN!
Ho realizzato un sogno!
Scrivere una canzone con @edsheeran per l’immenso @AndreaBocelli è stata un’esperienza che ha rinnovato e rinvigorito il mio amore per la musica.
I sogni si realizzano, non smettete mai di sognare. #amosoltantote“.

Nel nuovo album di Andrea Bocelli (leggi nostro articolo), oltre Ferro e Sheeran, ci sono altri nomi importanti che spiccano, come quello Josh Groban e la famosa soprano Aida Garifullina. Inoltre nel disco c’è un momento toccante, quello del duetto tra Andrea padre e Matteo figlio, un brano che parla appunto del rapporto genitore – figlio.

ferro
Andrea Bocelli e Matteo Bocelli

Il giovane ventenne Matteo Bocelli, con questa canzone (di cui è coautore), dal titolo Fall On Me (canzone che fa parte della soundtrack del film Disney “Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni”), fa il suo debutto ufficiale nel mondo della discografia.

Intanto, sempre poco fa, il rosso Ed Sheeran ha annunciato invece che ritornerà a esibirsi in Italia nel 2019 per tre date dell’ “European Tour 2019”:

14 giugno al Firenze Rocks
16 giugno allo Stadio Olimpico di Roma
19 giugno allo Stadio San Siro di Milano

 

Paul McCartney: uscito il nuovo album “Egypt Station” & partito il “Freshen Up Tour” – Tracklist & Scaletta

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Paul McCartney, dopo essere tornato a suonare a luglio nel mitico Cavern Club di Londra, esce ora con il 25mo album di inediti “Egypt Station” (leggi nostro articolo), titolo che riprende uno dei dipinti dello stesso Paul.

L’album è già primo in classifica negli Stati Uniti e in altre classifiche mondiali.

In merito all’enigmatico titolo dell’album, Paul ha dichiarato:

Mi piacevano le parole Egypt Station. Mi ricordavano il tipo di album che solitamente facevamo…, Egypt Station parte dalla stazione della prima canzone e successivamente ogni canzone è una stazione diversa. Ogni brano è costruito intorno a questo concetto. Lo considero come una location da sogno dalla quale si diffonde la musica.

paul mccartney

La nuova produzione, che arriva a cinque anni di distanza dal precedente “NEW”, è stata anticipato dai due singoli appena pubblicati – la ballad “I Don’t Know” e  “Come On To Me” – Egypt Station.

Il nuovo progetto discografico è stato registrato tra il 2016 e la scorsa primavera tra lo studio personale di McCartney, l’Hog Hill Mill Studio nel Sussex, e gli Henson Studios di Los Angeles. Le tracce con coro (“Opening Station” e “Station II”) sono stati invece registrati presso la Emmanuel Presbyterian Church di Los Angeles.

Il disco, che contiene 16 brani (diciotto nell’edizione esclusiva firmata Target, con due tracce bonus “Get started” e “Nothing for free”), è stato co-prodotto da Paul McCartney e Greg Kurstin (tranne la traccia “Fuh you”, co-prodotto con Ryan Tedder e Zach Skelton), con la supervisione dei fonici Steve Orchard e Alex Pasco. Gli arrangiamenti orchestrali sono di Alan Broadbent.

paul mccartney

Negli studi KLB Studios di San Paolo in Brasile, Patriot Studios di Los Angeles, Uno Mas Studios nel Tennessee e, ovviamente, Abbey Road di Londra, sono state fatte le sovraincisioni.

Nel nuovo album Paul McCartney suona un po’ di tutto, dal pianoforte, al clavicembalo, dalle chitarre, al basso, dalla batteria, alla conga, dall’organo harmonium, alle percussioni. Gli altri musicisti che hanno accompagnato Paul nel disco sono Greg Kurstin, Brian Ray, Rusty Anderson, Pedro Eustache, Muscle Shoals, Paul Wickens, Abe Laboriel Jr.

paul mccartney
Copertina “Egypt Station”

TRACKLIST “Egypt Station” di Paul McCartney.

01. Opening Station – (00:41)
02. I Don’t Know – (04:26)
03. Come On To Me – (04:10)
04. Happy With You – (03:34)
05. Who Cares – (03:13)
06. Fuh You – (03:23)
07. Confidante – (03:04)
08. People Want Peace – (02:59)
09. Hand In Hand – (02:35)
10. Dominoes – (05:02)
11. Back In Brazil – (03:20)
12. Do It Now – (03:17)
13. Caesar Rock – (03:29)
14. Despite Repeated Warnings – (06:57)
15. Station II – (00:46)
16. Hunt You Down/Naked/C-Link – (06:22)

 Freshen Up Tour

Intanto è già partito, da Quebec City in Canada, il nuovo tour mondiale di Paul McCartney dal titolo Freshen Up Tour.

La scaletta degli show del nuovo tour (che ripropone più o meno la stessa scaletta del precedente tournée) comprende ben 39 canzoni (solo 3 brani del suo ultimo album), brani che passano in rassegna la grande e longeva carriera dello straordinario artista qual è McCartney. 

paul mccartney

SCALETTA #FreshenUpTour – Paul McCartney

1. A Hard Day’s Night
2. Hi, Hi, Hi
3. Can’t Buy Me Love
4. Letting Go
5. Who Cares
6. Come On to Me
7. Let Me Roll It
8. I’ve Got a Feeling
9. Let ‘Em In
10. Nineteen Hundred and Eighty-Five
11. Maybe I’m Amazed
12. I’ve Just Seen a Face
13. In Spite of All the Danger
14. From Me to You
15. My Valentine
16. Michelle
17. Love Me Do
18. Blackbird
19. Here Today
20. Queenie Eye
21. Lady Madonna
22. FourFiveSeconds
23. Eleanor Rigby
24. Fuh You
25. Being for the Benefit of Mr. Kite!
26. Something
27. Ob-La-Di, Ob-La-Da
28. Band on the Run
29. Back in the U.S.S.R.
30. Let It Be
31. Live and Let Die
32. Hey Jude

BIS:
33. Yesterday
34. I Saw Her Standing There
35. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise)
36. Helter Skelter
37. Golden Slumbers
38. Carry That Weight
39. The End

“LOVE and PEACE” secondo Shapiro e Vandelli – RECENSIONE

Esce il 21 settembre in formato cd e vinile l’album Love and Peace di Shel Shapiro e Maurizio Vandelli, i padri storici e i rivali del beat italiano e non solo, dato che hanno lavorato e prodotto innumerevoli dischi di artisti italiani quali ad esempio Lucio Battisti e Mia Martini.

La loro è un’operazione davvero speciale, direi più unica che rara poiché i due highlander della musica italiana sono totalmente differenti come carattere e personalità, pur avendo percorso le strade parallele del beat, delle classifiche, di Sanremo, del Cantagiro e di numerose conoscenze con artisti internazionali incredibili da Jimi Hendrix, ospite più volte nella villetta di Vandelli, a Paul Mc Cartney, Brian Jones, John Lennon e Gene Vincent e scusate se è poco.

Sulle loro storie, tra incontri, esperienze e aneddoti ci sarebbe da scrivere un libro di 1000 pagine e non è detto che non accada. Nel frattempo il disco dal titolo provocatorio: Love and Peace, provocatorio perché questa è un’epoca dove si fa guerra ideologica su ogni cosa, dalla politica al calcio, in tv e soprattutto sui social. Nel caso di Shel e Maurizio le loro differenze diventano un valore, un messaggio di unione e confronto, un’esperienza comune pur conservando due precise e distinte identità. Trovatemi un progetto del genere in campo artistico e vi regalerò il cd.

Intanto nel disco l’idea fantastica è che i due si scambiano le voci nei brani che hanno scritto e cantato. In ”Che colpa abbiamo noi” inizia a cantare Vandelli così come in “Tutta mia la città” comincia Shapiro. Uno scambio di cortesia? No. Un segno importante che fa diventare le loro hit storiche qualcosa di completamente nuovo.

I 13 brani sono tutti riarrangiati e valorizzati da suoni contemporanei da Diego Calvetti,  musicista, arrangiatore, autore e produttore per il meglio della musica italiana, che fortunato lui, ha uno studio di registrazione all’avanguardia nel cuore della Toscana, dove  tra cipressi e ulivi puoi vedere le torri di San Gimignano dove tramonta il sole. Un posto fantastico, ideale per produrre un album pensato come questo.

E’ un disco straordinariamente attuale, se si pensa che le canzoni dei due sono state composte una cinquantina d’anni fa. Soprattutto i testi sembrano scritti oggi :

Le speranze dei ragazzi sono fumo / sono stanchi di lottare/ e non credono più a niente/ proprio adesso che la meta è qui vicino”.

Ascoltando il disco in super anteprima  (l’avevo già ascoltato nel luglio scorso) mi sono imposto un giochino divertente, cioè quello di associare ai testi di Shapiro e Vandelli, immagini, facce, eventi attuali, e il gioco di fantasia funziona alla grande.

Ad esempio, in “Bisogna saper perdere” mi sono venuti in mente tutti i famosi perdenti che non hanno mai ammesso la loro sconfitta, come ad esempio il Ventura ex ct della nazionale e l’onnipresente Renzi, ex presidente del consiglio. In “Bang Bang” poi sono palesi i leoni da tastiera che si sparano post offensivi come proiettili al poligono e così via. In “Tutta mia la citta” il “deserto che conosco” diventa la Milano ad agosto. E come non associare le nostre facce di italiani delusi in “Che colpa abbiamo noi ?”. Cosa abbiamo fatto di male per meritarci un Paese in crisi come il nostro?

Insomma, in tutte le canzoni non c’è un titolo, una frase, una parola che non si possa contestualizzare nel mondo in cui viviamo e questa è la vera forza del disco. E poi le loro voci. Qui si entra nel tipico viaggio “Back to the future”.

Shel canta in italiano esattamente come negli anni sessanta, così come Maurizio conserva mirabilmente il suo tono di voce, il suo timbro, la sua estensione come se il tempo si fosse fermato. Finito l’ascolto del disco, che scorre veloce come una saetta, ti viene subito voglia di riascoltarlo di nuovo perché … lo dico a gran voce e lo scrivo in maiuscolo questo è UN ALBUM DI OGGI.

Non venitemi a parlare di nostalgia perché vi stronco. Casomai è una riflessione sulla memoria che ci riporta ai tempi attuali. Questa è una storia di un viaggio comune su strade parallele che finalmente di incontrano sulla stessa corsia. Dove si va, non si sa, l’importante è viaggiare insieme, come scriveva Jack Kerouac in “On The Road”.

L’album si chiude con la prodigiosa “You raise me up” di Brendan Graham, in una versione di grande fascino, con tanto di coro gospel femminile che fa venire i brividi sulla pelle. E c’è da immaginarsi questo lavoro in versione live nell’omonimo show che debutterà il 10 dicembre al Teatro Verdi di Firenze e poi l’ 11 dicembre a Roma all’Auditorium Parco della Musica, il 13 dicembre al Teatro Colosseo di Torino e il 15 dicembre al teatro Manzoni di Bologna e poi nel 2019 in tutt’Italia.

vandelli

TOUR

Il tour, prodotto da Trident Music, sarà sicuramente un’esperienza unica. Shel e Maurizio hanno un’energia da vendere. Sono capaci di suonare tre ore sul palco senza fermarsi un attimo e già questo vale il prezzo del biglietto.

Mistero fitto sul repertorio della strana coppia dato che in conferenza stampa si sono lasciati sfuggire che i brani live saranno una trentina circa e non tutti appartenenti al loro repertorio storico.

Io spero ardentemente che in sala non ci siano solo quelli della generazione del telefono fisso, ma anche quelli che fissano il telefono, vale a dire i giovani, perché andare a un concerto non è solo un selfie expò, ma soprattutto un’occasione unica per stare insieme, divertirsi e conoscere un pezzo di storia del nostro Paese.

La strana coppia rock Shapiro- Vandelli ci farà emozionare sul serio. Vandelli sarà Walter Matthau e Shel Shapiro Jack Lemmon, dato i caratteri diversi. Vandelli ha sempre la battuta in canna e Shel l’impegno. Così vicini e così diversi. Se non è questo “Love& Peace”, che cos’è?
Buon ascolto.

vandelli

 Tracklist “Love and Peace” – Shapiro e Vandelli

  • Che colpa abbiamo noi
  • Tutta mia la città
  • Un angelo blu
  • Bang Bang
  • E’ la pioggia che va
  • Nel cuore e nell’anima
  • Io ho in mente te
  • Bisogna saper perdere
  • When you walk in the room
  • 29 settembre
  • Io vivrò senza te
  • Piangi con me
  • You raise me up

Cure e Ed Sheeran i primi headliner del Firenze Rocks 2019 – PREVENDITE

Cominciano ad arrivare i nomi dei primi ospiti della terza edizione del Firenze Rocks, che si svolgerà dal 13 al 16 giugno 2019.

I primi nomi della line up sono quelli dei Cure e di Ed Sheeran

La band di Robert Smith e compagni si esibirà sul palco della Visarno Arena domenica 16 giugno, chiudendo di fatto il festival.
I Cure tornano a suonare in Italia dopo essersi esibiti nel nostro paese – a Bologna, Roma e due date a Milano – nell’autunno 2016.

La prevendita dei biglietti per il 16 giugno sarà disponibile, in anteprima tramite l’APP ufficiale di Firenze Rocks, a partire dalle ore 11.00 di martedì 2 ottobre. La prevendita generale sarà disponibile da mercoledì 3 ottobre, ore 12.00, su www.ticketmaster.itwww.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Altro headliner del Firenze Rocks 2019 sarà Ed Sheeran, che suonerà nel capoluogo toscano il 14 giugno 2019.

I biglietti per il concerto al Firenze Rocks di Sheeran saranno disponibili in anteprima tramite l’APP ufficiale del festival, dalle ore 11.00 di lunedì 1 ottobre, e in vendita generale dalle ore 12.00 di martedì 2 ottobre su www.ticketmaster.itwww.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

Come entrare nelle playlist di spotify?

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Ogni volta che mi appresto ad entrare in spotify, mi sento come se mi trovassi all’interno dell’armadio de Le Cronache di Narnia, una sorta di terra di mezzo che segna il passaggio dal reale all’irreale, l’area neutrale compresa tra le dogane del supporto fisico e della musica liquida, quella che segna definitivamente la fine del romanticismo di noi inguaribili nostalgici dello “scartabellamento” di vinili tra gli scaffali di un vecchio negozietto di dischi a Notting Hill.

Quando avevo vent’anni e facevo il deejay in discoteca, molti amici mi chiedevano se potevo aiutarli a farli entrare. A trent’anni mi sono specializzato nella promozione radio e gli artisti speravano che io riuscissi a traghettarli nella programmazione di un network. Ora che ne ho 54, le band e le case discografiche sono concordi nel domandarti una cosa che fino a poco tempo fa era impensabile: “Hai mica la possibilità di inserirmi nelle playlist di spotify?”. Essì, è diventato questo oramai il denominatore comune di tutti quelli che si approcciano al mondo musicale, che sia indie, mainstream non importa. Conta se stai in quante più playlist possibili all’interno di spotify. Perché è questo che contribuisce ad incrementare i tuoi ascolti. E più ascolti hai e più una radio può decidere con maggiore facilità di abbassare le linee della reticenza nei tuoi confronti. “Se hai già un milione di ascolti” pensano i programmatori radio “Quando suonerò la tua canzone avrò meno possibilità di riceverne in cambio uno zapping a favore di una emittente competitor”.

Quando apparve iTunes, per un certo periodo fummo invasi da un esercito di furbetti che acquistavano i loro stessi download musicali. Questo strano fenomeno determinò per un certo periodo, la pubblicazione di chart dove gente sconosciuta ai più, sopravanzava Vasco Rossi o i Pink Floyd, magari anche solo per un giorno.

Poi con la fruizione di YouTube, una tv on demand fatta su misura per ognuno di noi, l’inseguimento delle views ai nostri video, ha determinato i flussi delle maree sulle scelte dei teenager che hanno progressivamente abbandonato la radio per seguire fenomeni per lo più hip-hop, rap e trap che a noi comuni mortali suonavano inspiegabili.

Ora siamo nel pieno dell’era Spotify.

C’è chi venderebbe la mamma per poter entrare nella playlist indie del nuovo colosso dello streaming svedese che ha già più di 140 milioni di utenti attivi mensili (dato di Giugno 2017) e più di 70 milioni di abbonati (dati di Gennaio 2018).

Esistono band che hanno caricato su spotify mille canzoni con i nomi delle città di tutto il mondo, o chi ha depositato un milione di birthday songs cambiando solo il destinatario tipo “Happy birthday monica”, “Happy birthday maria” e così via, in modo che chi va su spotify cercando una canzone da dedicare alla fidanzata o alla amica del cuore, caschi dentro alla rete della propria opera depositata. Geniale no? Seguendo la stessa strategia c’è chi ha depositato canzoni intitolate “Giorgio vuoi sposarmi?” oppure “Jenny will you marry me?”, ma in questo caso il riscontro è stato di minor successo. C’è anche chi ha registrato chitarre distorte riproducendole in centinaia di potenziali dischi etichettati sotto la voce “Special Hard Collection nr 12” e poi 13-14-15 e così via, nella speranza di finire nelle playlist più importanti di metal. Ma i miei idoli in assoluto sono i Vulfpeck che hanno registrato e caricato su spotify migliaia di canzoni intitolate “z” e poi “zz” e ancora “zzz” fino a centinaia di zzzzzzz nel titolo: e dentro al file musicale cosa si sente? Nulla! Assolutamente nulla. Silenzio. I Vulfpeck hanno invitato i loro fans a lanciare di notte gli ascolti delle loro (non) song intitolate con tante “z” quante ne preferite. Così facendo hanno incrementato sensibilmente gli ascolti, incassando da spotify una cifra intorno ai 15mila dollari coi quali si sono pagati un tour intero. Applausi.

C’è stato un tempo nel quale alcuni irriducibili hanno resistito lungamente a non fare assorbire le proprie opere a favore di questa piattaforma. Sfruttando il fatto che per esempio Bob Seger non voleva si caricassero i suoi dischi su spotify, un tizio, che si era registrato col nome di Bob Segar e che cantava le canzoni del suo quasi omonimo, per anni raggranellò migliaia e migliaia di ascolti cavalcando il misunderstanding che negli anni ’90 aveva fatto la fortuna nel settore della dance italica specializzata in re-edit tarocchi del periodo.

Adesso hanno ceduto più o meno tutti alle lusinghe, ma nel caso foste interessati a provarci, tra i più famosi che ancora non albergano su spotify, vi segnalo Lucio Battisti (ma se accettate un consiglio girate alla larga), i Tool, i King Crimson ed alcuni album solisti di Freddy Mercury.

E quindi la conclusione di questo pippone quale sarebbe?
Nulla!

Che viviamo un momento di transizione ve l’avevo scritto prima delle vacanze (leggi articolo), ma ora l’aria sta cambiando. Con la nuova direttiva del copyright appena approvata (leggi articolo) i furbetti non vivranno sonni tranquilli. Lo ha detto anche il nostro nuovo presidente della Siae, con la cui elezione abbiamo deciso di dare una svolta definitiva e un segno di forte cambiamento: Mogol. Ebbasta.

MEI 2018: Conferenza stampa di presentazione

Si è svolta a Roma al Museo Maxxi la conferenza stampa di presentazione del MEI 2018, tre giorni dedicati alla musica indipendente italiana, che avranno luogo a Faenza il 28, 29 e 30 settembre.

A tavolo dei lavori siedono il patron Giordano Sangiorgi e tre degli artisti che si esibiranno: Gabbianelli dei Kutso, Bussoletti e il veterano Edoardo de Angelis. A sorpresa introduce i lavori l’ex Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giovanna Melandri, in qualità di Direttore del Maxxi: parla di buone prospettive di interazione tra espressioni artistiche eterogenee, “abitudine tra pubblici diversi”, per usare le sue parole, sia sotto l’egida del museo da lei diretto che magari anche in altre realtà.

Al riguardo di quest’intervento sovviene una riflessione amara: Melandri è una persona colta, di pensiero ed eloquio circostanziato, svelto ed efficace, il fatto che sia stata ministro di questa Repubblica rende ancora più inaccettabile il successivo progressivo degrado della qualità dei governi che si sono succeduti: si stava sulla rotta giusta (almeno riguardo ad alcune scelte, sicuramente non tutte…) e si è pensato bellamente di deviare verso gli scogli.

I due artisti più giovani presenti (non ce ne voglia il grande De Angelis…) sono svegli e simpatici, approfittano per promuovere la loro prossima esibizione e il proprio lavoro, ma d’altronde la meritoria ragione di esistere del MEI è proprio questa, la promozione della musica indipendente, e ci sta.

Giordano è persona appassionata, navigata e diretta, presenta efficacemente questa tre giorni in cui si alterneranno vari artisti premiati come The Zen Circus (Premio Pimi 2018), Lacuna Coil (Premio Speciale MEI), Mauro Ermanno Giovanardi (Premio Pimi Extra Progetti Esclusivi) e il veterano Edoardo Bennato, che dall’alto dei suoi oltre quarantacinque anni di carriera riceverà il Premio Radio Rai Live e assegnerà a propria volta un riconoscimento ai vincitori del contest “Non sono solo canzonette”, in occasione dei quarant’anni di “Burattino senza fili”.

Sono veramente tantissimi gli altri artisti ospiti, tra cui appunto i Kutso e Bussoletti, e gli altri premi assegnati; spiccano inoltre in un programma veramente ricchissimo il convegno “Culture e Musiche del ‘68” con Marco Boato, la presentazione in anteprima di “Infinito 200”, album antologico che ricorda il bicentenario del capolavoro leopardiano, con appunto illustre ospite Edoardo De Angelis, e il festival “Anatomia femminile” con Michele Monina, in omaggio al cantautorato femminile.

Non mancano spettacoli meta-teatrali, presentazioni di libri, vari workshop nonché la terza edizione del Forum del giornalismo musicale, diretto da Enrico Deregibus e dedicato a Mario De Luigi, che vedrà la partecipazione di Riccardo Vitanza, Michele Monina, Fabrizio Galassi e Paolo Prato.

Il programma è nutrito e invitante, d’altronde il MEI nei suoi oltre vent’anni di attività si è sempre più distinto come punto di riferimento per le produzioni indipendenti; ne sono testimoni artisti come tra gli altri gli Afterhours, Bluvertigo, Subsonica, Pitura Freska, Baustelle.

Per ora l’appuntamento è a Faenza, vera e propria città della musica nei giorni 28, 29 e 30 settembre, ma ci sono ambiziosi progetti per un imminente futuro.

Tra le altre, sabato 29 settembre al Teatro Masini di Faenza (RA), in occasione del “Premio dei Premi”, l’Officina della Musica e delle Parole offrirà una borsa di studio al vincitore.

Il meglio della canzone d’autore emergente di oggi, grazie alla partecipazione dei vincitori dei vari concorsi italiani di canzone d’autore e world music intitolati ad artisti scomparsi. Tra di loro verrà decretato un vincitore assoluto.
Fra i partner dell’evento ci sarà l’Officina della Musica e delle Parole di Milano, che, grazie ai responsabili Alberto Salerno e Tino Silvestri, offrirà al vincitore una borsa di studio del valore di 1.500 euro.
Ad maiora!

 

Goran, Dio è meno vivace di te… ti supplico, torna indietro

Non credevo mi lasciassi un martello nella testa, mi mettessi in un universo vuoto.

Mi hai piantato qui, così.

Cazzo, potevi aspettare. Opporti a Dio: Lui sa solo farci andare in polvere, metterci le pietre in faccia; potevi suonargli la tua musica nel cervello, farlo svegliare dal buio della sua stanza; potevi dirglielo che la smettesse di essere un’entità ben truccata, il vero clandestino della vita.

Noi alla fine non vogliamo saperne nulla dei suoi mirabili disegni, dei suoi vari esiti spirituali, del suo equilibrio tra terra e cielo. Lui vuole farci andare fuori di senno, e non guarda se ci riempiamo di baci se ci abbracciamo perché siamo bisognosi di vivere. Lui getta via i nostri cuori, le nostre dita, le nostre braccia e tutto il resto nel grembo della morte: Lui ha sempre un’impronta pesante quando si fa sentire.

Potessi gli tirerei una scarpata, nel pieno della fronte. E sarei implacabile. Perché Dio merita anche la nostra rabbia. Gli scompiglierei le nuvole per coglierlo nudo, senza l’elmo del giustiziere.

Dio vuole far parlare di sé, e ci uccide. È furbo, pazzo. Sta tutto chiuso, sconciato; ci appare come un dolce frutto, un essere che profuma d’amore. Lui è la bestemmia, il rompiballe.

Goran, stanotte ci sarà qualcuno che veglierà la tua forma secca. E verranno altri che ci pianteranno fiori. Altri non sapranno a chi rivolgersi per farsi ascoltare da te. Ci saranno quelli che ti chiederanno di farti più in là, per fargli posto al tuo fianco. Stanotte, Goran, apriranno i recinti perché è morto il custode. E allora le canaglie, che sanno solo ingannare, trionferanno.

Dalla tua tomba fai uscire il tuo seno, quel solo fiore con i muscoli. Fammi ancora una volta sorridere con un suono gigantesco, fammi ancora comporre un verso per una canzone.

Dio, domani o quando la legge del trapasso indica , ti farà ballare, Goran, e suonerà la chitarra. Ma non saprà essere vivace. Perché non ti somiglia. Proprio per nulla.

Ti supplico, Goran, torna indietro.
.

Brano “Confesso”, musica di Goran Kuzminac testo di Michele Caccamo

“Sulla mia pelle”, un film di una efficacia crudele dove il colpevole è l’INDIFFERENZA

Circola nelle sale e su Netflix il film “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini sulla settimana di passione del giovane geometra Stefano Cucchi, morto a trentun’anni nel 2009 a seguito di un pestaggio successivo ad un arresto per spaccio, dopo una settimana di agonia. L’interpretazione di Alessandro Borghi è straordinaria, così come quelle di Jasmine Trinca e Max Tortora. La regia è mirabilmente asciutta e diretta, la pellicola è di una efficacia crudele.

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Stefano Cucchi

Le reazioni di sdegno sono pressochè unanimi, o quantomeno risultano tali perché qualsiasi opinione contraria è talmente nauseante che probabilmente interviene una sorta di censura naturale che impedisce di riscontrarla, un po’ come quando il computer “non vede” una pennetta usb.

Il film riporta solo quanto processualmente accertato, non si vedono scene di botte, non si allarga in accuse e indicazioni di responsabilità: quello che si svolge è un normalissimo dipanarsi di scene di ordinaria normalità, di quelle che possono accadere ogni santo giorno a qualsiasi povero cristo, tossico o pulito, colto o ignorante, adulto o minorenne, che per via di un fato avverso si trovi ad incappare nella ormai non eccezione ma regola di qualsiasi rapporto coatto con qualcuno che sia stipendiato per assisterti.

Certo, stipendiato, perché quando si usufruisce delle guardie private, dei medici privati, dei fondi d’investimento, del parrucchiere, dell’insegnante di musica o del personal trainer si è rispettati, ascoltati, coccolati, seguiti, semplicemente rispettati, in virtù del potere convincente dei quattrini che interromperebbero il loro flusso nelle tasche dell’interlocutore se questi osasse essere meno che gradevole.

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Viceversa, dato che la vita normale non consente di affrancarsi completamente dai cosiddetti “servizi”, e ancora meno dalla possibilità di essere fermati dalle forze dell’ordine, il callo che ognuno è chiamato a fare sulle proprie capacità di sopportazione è destinato a diventare di durezza e dimensioni da fenomeno scientifico; nella giungla ogni animale si sveglia e automaticamente si attrezza per il proprio futuro, nel nostro terzo millennio ogni mattina dobbiamo organizzare dei riti vodoo per sperare di non incappare in un posto di blocco o nella necessità di recarci in un ufficio pubblico o in un pronto soccorso.

La sensazione di sgomento che il film induce è tardiva, siamo tutti colpevoli di non infuriarci più, prima, sempre; Cucchi è stato ucciso nove anni fa e in tutto questo tempo le notizie sul fatto sono state di dominio pubblico, in misura più che sufficiente per scatenare una reazione unanime e fiammeggiante, ma ciò non è successo.

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Ilaria Cucchi

In questi nove anni si è allegramente viaggiato dai penosi tentativi di screditare la sorella Ilaria (in un paese dove si proteggono i propri figli e fratelli in modo maniacale dalla porta dell’asilo a quella dell’Università, si osa attaccare una ragazza a cui hanno ucciso di botte il fratello) ai soliti distinguo pelosi su regolamenti, equivoci, norme e procedure in virtù delle quali tutti hanno avuto la possibilità di fare qualcosa per questo ragazzo ma tutti se ne sono ben guardati.

Il film di Cremonini ha principalmente questo merito, ci inchioda in testa in poco più di un’ora quello che abbiamo sempre saputo: Stefano è stato menato e i colpevoli vanno puniti ma poteva essere salvato, se non fosse incappato in decine di automi con lo stipendio sicuro a fine mese, ergo completamente demotivati dal prestare cortese ed efficace attenzione a chiunque, non c’entra niente se tossico ma certo questo non aiuta.

Cosa è successo in questi anni, in cui ci siamo dimenticati dei portieri dei palazzi che per mettere la posta nelle cassette e presenziare in guardiola si sbarbavano e incravattavano, dei bambini che si alzavano in piedi se entrava un insegnante, dei medici di famiglia che erano come dei parenti?

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Qualcuno aveva la risposta già nei primi anni ’70, Pasolini, il quale sostenne che il nuovo fascismo non aveva niente a che vedere con quello del ventennio ma era molto più subdolo: è la società dei consumi, il consumismo.

Oramai, a distanza di cinquant’anni, quando si è costretti ad avere a che fare con un qualsiasi burocrate in camice, in divisa o con un tesserino, le possibilità di essere considerati solamente un tedioso agente di separazione tra i bambini da prendere a scuola, la fidanzata da portare al mare o da Ikea, la settimana di ferie, il pranzo con i parenti è pericolosamente alta, bisogna sfangare l’orario applicando le regolette, così non si passano guai e si arriva a fine mese.

Giorgio Bocca ebbe ad affermare che molto spesso si leggeva nei volti di talune categorie professionali lo sgomento per trovarsi ad una scrivania o in una cassa anziché nel vociante pubblico dei programmi televisivi del pomeriggio, e qui arriviamo al nocciolo del problema: la televisione mal usata e mal digerita e la dipendenza da Internet (“la più fornita biblioteca del mondo, ma il bibiotecario è ubriaco”, disse qualcuno…) hanno portato una stragrande maggioranza di persone a vivere una vita virtuale, rigurgitante di ansia di apparire, di superfluo, di falsi miti, falsi valori e falsi rapporti, in compenso imbottita di rate.

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La pubblicità ha vinto, non per niente qualcuno in maniera molto lungimirante si laureò nel ’61 con una tesi sulla pubblicità, e qualcun altro negli stessi anni si preoccupò di studiare la “Fenomenologia di Mike Bongiorno”; la disonestà intellettuale ha vinto, l’ignoranza sta prossima al trionfale traguardo, ok perfetto, si salvi chi può.

Ma chi non può deve morire, come Stefano?

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Loredana Bertè: l’atteso ritorno si intitola Libertè

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E finalmente Loredana Bertè è tornata, finalmente per “una per cui la guerra non è mai finita” è arrivato il momento di raccogliere i frutti dopo tanto e tanto lavoro e tante porte chiuse in faccia, spesso anche per colpa del suo carattere di certo non accomodante.

Un grande e forse insperato ritorno, dopo anni in cui il suo nome era forse un po’ appannato e relegato solo ai grandi successi del passato. Il tutto è partito da quando è stata chiamata a fare il giudice ad Amici, poi è arrivata la Mannoia e il disco Amici non ne ho… ma Amiche si ed il grandioso concerto all’Arena di Verona il 19 settembre 2016 seguito dal relativo Live, premiato con il disco d’oro.

L’ultima zampata è stato il brano tormentone di questa estate, “Non ti dico no”, cantato e scritto dai salentini BoomdaBash, che sta raccogliendo premi e consensi da ogni parte. Power Hits Estate di RTL 102.5, come brano più ascoltato dell’estate, con premiazione all’Arena di Verona come successe ben 36 anni fa al Festivalbar del 1982 con la sua canzone-manifesto “Non sono una signora”.

Al Wind Summer Festival nuovo premio, anzi due: Premio Earone per la canzone più trasmessa nelle radio italiane in estate e Premio alla carriera per Loredana Bertè. Il video del brano ha superato i 28 milioni di visualizzazioni su YouTube. Non ti dico no” ha anche conquistato il disco d’oro e di platino.

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Ma l’altra grande notizia è che il 28 settembre, dopo ben 13 anni dal precedente “BabyBertè”, uscirà l’attesissimo disco di inediti della Bertèdi cui da molti mesi si parla. Il titolo sarà “Libertè”.

Prodotto da Luca Chiaravalli, nella scrittura dei brani vede la conferma come autrice della stessa artista e la partecipazione di autori che avevano già collaborato con Loredana in passato come Ivano Fossati e Maurizio Piccoli. Ed anche autori della nuova generazione come Fabio Ilacqua e Gerardo Pulli e per la prima volta c’è la collaborazione del grande Gaetano Curreri.

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Tracklist di Libertè di Loredana Bertè

1.INTRO
2.LIBERTE’
3.MALEDETTO LUNA PARK
4.BABILONIA
5.UNA DONNA COME ME
6.MESSAGGIO DALLA LUNA
7.ANIMA CARBONE
8.TUTTI IN PARADISO
9.DAVVERO
10.GIRA ANCORA
11.NON TI DICO NO
12.OUTRO

La fotografia scelta per la bellissima copertina è di Giovanni Squatriti e vede la Bertè con la sua chioma blu in posa dietro al filo spinato, una cover studiata e d’effetto come le copertine di ogni disco di Loredana.

All’album seguirà un tour teatrale.

Al momento le date in calendario sono:

17 novembre al Teatro Verdi di Montecatini,
27 novembre al Teatro Nazionale di Milano,
7 dicembre a Vicenza al Teatro Comunale,
10 dicembre al Teatro Galleria di Legnano,
15 dicembre al Teatro Colosseo di Torino.

Yoko Ono e Ringo Starr a letto a New York nel remake della protesta bed-in del 1969

“The newspapers said, say what’re you doing in bed?
I said we’re only trying to get us some peace” 

Primavera 1969. In The Ballad of John and Yoko, Lennon e la fresca sposa Yoko Ono immortalano così, in musica, parte della luna di miele appena trascorsa: per sette giorni, dal 25 al 31 marzo ’69, dalle nove di mattina alle nove di sera, i ‘signori Lennon’ hanno aperto alla stampa le porte della suite presidenziale dell’Amsterdam Hilton Hotel, dove soggiornano in attesa di volare a Vienna.

Frotte di giornalisti pronti a riprendere – chissà – una qualche scena di sesso della coppia più bizzarra della scena musicale mondiale, si trovano di fronte a un sit-in eccezionale: entrambi in pigiama, l’ex Beatles e signora inscenano un pacifico bed-in di protesta contro la guerra del Vietnam, cercando soltanto di ottenere un po’ di pace.

Le immagini dei due artisti tranquillamente distesi sul letto della suite a disquisire sull’importanza dell’amore universale, circondati da cartelli inneggianti alla pace, spalle appoggiate alla vetrata panoramica su una città che è il simbolo della rivoluzione culturale e sessuale europea degli anni Sessanta,  fanno il giro del mondo.

Niente è lasciato al caso; è così che si entra nel mito.

John e Yoko non si limitarono a occupare la camera” – riflette la storica dell’architettura Beatriz Colomina: “La riprogettarono come palcoscenico mediatico con un’immagine ben precisa in mente. Si comportarono come dei veri e propri architetti di quell’immagine”.  (Domus 1026, luglio/agosto 2018)

Yoko Ono

“It’s just another bed in bed peace for peace and love. Imagine peace”. 

Manhattan, NY, Bed-in del 14 settembre 2018.

Chi si è trovato a passare davanti al municipio di New York nel corso della mattinata deve aver pensato a una sorta di strambo déjà-vu: in mezzo a una marea di studenti, cartelli -citazione (“Bed Peace”, “Hair Peace”, “Imagine Peace”), in sottofondo una band che intona Imagine e, distesa su un grande letto di fronte all’edificio pubblico, Yoko Ono!

Accanto a lei, questa volta, l’iconico ex-Beatles Ringo Starr. Ai due si è unito anche l’attore/musicista Jeff Bridges. I tre hanno dato vita a un singolare remake della protesta del ’69 per sostenere le scuole pubbliche della Grande Mela.

Yoko Ono

Che giornata incredibile, finalmente sono a letto con Yoko!“, ha scherzato il batterista dei The Fab Four mentre si univano al sit-in il sindaco di New York Bill De Blasio e il presidente del consiglio comunale Corey Johnson. Bridges era invece presente in veste di portavoce nazionale dell’organizzazione no-profit Share Our Strenght, impegnata nel programma di nutrizione per l’infanzia No Kid Hungry.

Il richiamo esplicito alla protesta del ’69 non deve stupire, vista anche l’attuale situazione politica conflittuale, di divisione e odio creata in questi mesi dall’arrogante presidente Donald Trump: quello appena svoltosi a Manhattan è stato un evento cardine della quinta edizione del Come Together: NYC, ritorno in scena del John Lennon Educational Tour Bus.

Yoko Ono

Studio di produzione mobile teso a garantire esperienze creative a studenti di ogni età, era entrato in azione per la prima volta nel 1998 per continuare a promuovere l’unità e la pace attraverso l’arte, così come voleva l’ex-Beatles.

Forse John ci sta ascoltando”, ha concluso sorridendo la vedova di Lennon:Dai una possibilità alla pace, ricorda che stiamo creando il mondo.

Si ringrazia per il Video Reptv

Il chitarrista dei Negramaro, Lele Spedicato, colpito da una emorragia cerebrale

Il 37enne chitarrista dei Negramaro Lele Spedicato è stato ricoverato d’urgenza in ospedale dopo un malore, un forte mal di testa che lo ha portato alla perdita di conoscenza.

E’ stata la moglie, Clio Evans, che trovando il marito privo si sensi al bordo piscina nel giardino di casa, ha chiamato il 118.

Il musicista, nato a Veglie nel Salento, sarebbe stato colpito da un’emorragia cerebrale e attualmente è ricoverato nel reparto rianimazione dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce per degli accertamenti neurologici. Secondo alcune fonti il chitarrista sarebbe caduto due volte dopo il malore, battendo la testa. Fortunatamente Lele, al momento, non sarebbe in pericolo di vita, ma dovrebbe essere sottoposto ad un intervento chirurgico.

Intanto aggiornamenti sulle sue condizioni non sono ancora arrivati dai profili ufficiali social della band salentina e del chitarrista stesso.

Ricordiamo che Lele e Clio, sposati l’Ottobre scorso, aspettano il loro primo figlio, che dovrebbe nascere tra poche settimane.

Da tutta la redazione di FareMusic i più sinceri auguri a Lele e Famiglia.