Home Rubriche Rubrica Cinema “Sulla mia pelle”, un film di una efficacia crudele dove il colpevole...

“Sulla mia pelle”, un film di una efficacia crudele dove il colpevole è l’INDIFFERENZA

“Sulla mia pelle” un film di Alessio Cremonini sulla settimana di passione del giovane geometra Stefano Cucchi morto di percosse in prigione

441
0
SHARE
sulla mia
Voto Utenti
[Total: 3 Average: 4]

Circola nelle sale e su Netflix il film “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini sulla settimana di passione del giovane geometra Stefano Cucchi, morto a trentun’anni nel 2009 a seguito di un pestaggio successivo ad un arresto per spaccio, dopo una settimana di agonia. L’interpretazione di Alessandro Borghi è straordinaria, così come quelle di Jasmine Trinca e Max Tortora. La regia è mirabilmente asciutta e diretta, la pellicola è di una efficacia crudele.

sulla mia
Stefano Cucchi

Le reazioni di sdegno sono pressochè unanimi, o quantomeno risultano tali perché qualsiasi opinione contraria è talmente nauseante che probabilmente interviene una sorta di censura naturale che impedisce di riscontrarla, un po’ come quando il computer “non vede” una pennetta usb.

Il film riporta solo quanto processualmente accertato, non si vedono scene di botte, non si allarga in accuse e indicazioni di responsabilità: quello che si svolge è un normalissimo dipanarsi di scene di ordinaria normalità, di quelle che possono accadere ogni santo giorno a qualsiasi povero cristo, tossico o pulito, colto o ignorante, adulto o minorenne, che per via di un fato avverso si trovi ad incappare nella ormai non eccezione ma regola di qualsiasi rapporto coatto con qualcuno che sia stipendiato per assisterti.

Certo, stipendiato, perché quando si usufruisce delle guardie private, dei medici privati, dei fondi d’investimento, del parrucchiere, dell’insegnante di musica o del personal trainer si è rispettati, ascoltati, coccolati, seguiti, semplicemente rispettati, in virtù del potere convincente dei quattrini che interromperebbero il loro flusso nelle tasche dell’interlocutore se questi osasse essere meno che gradevole.

sulla mia

Viceversa, dato che la vita normale non consente di affrancarsi completamente dai cosiddetti “servizi”, e ancora meno dalla possibilità di essere fermati dalle forze dell’ordine, il callo che ognuno è chiamato a fare sulle proprie capacità di sopportazione è destinato a diventare di durezza e dimensioni da fenomeno scientifico; nella giungla ogni animale si sveglia e automaticamente si attrezza per il proprio futuro, nel nostro terzo millennio ogni mattina dobbiamo organizzare dei riti vodoo per sperare di non incappare in un posto di blocco o nella necessità di recarci in un ufficio pubblico o in un pronto soccorso.

La sensazione di sgomento che il film induce è tardiva, siamo tutti colpevoli di non infuriarci più, prima, sempre; Cucchi è stato ucciso nove anni fa e in tutto questo tempo le notizie sul fatto sono state di dominio pubblico, in misura più che sufficiente per scatenare una reazione unanime e fiammeggiante, ma ciò non è successo.

sulla mia
Ilaria Cucchi

In questi nove anni si è allegramente viaggiato dai penosi tentativi di screditare la sorella Ilaria (in un paese dove si proteggono i propri figli e fratelli in modo maniacale dalla porta dell’asilo a quella dell’Università, si osa attaccare una ragazza a cui hanno ucciso di botte il fratello) ai soliti distinguo pelosi su regolamenti, equivoci, norme e procedure in virtù delle quali tutti hanno avuto la possibilità di fare qualcosa per questo ragazzo ma tutti se ne sono ben guardati.

Il film di Cremonini ha principalmente questo merito, ci inchioda in testa in poco più di un’ora quello che abbiamo sempre saputo: Stefano è stato menato e i colpevoli vanno puniti ma poteva essere salvato, se non fosse incappato in decine di automi con lo stipendio sicuro a fine mese, ergo completamente demotivati dal prestare cortese ed efficace attenzione a chiunque, non c’entra niente se tossico ma certo questo non aiuta.

Cosa è successo in questi anni, in cui ci siamo dimenticati dei portieri dei palazzi che per mettere la posta nelle cassette e presenziare in guardiola si sbarbavano e incravattavano, dei bambini che si alzavano in piedi se entrava un insegnante, dei medici di famiglia che erano come dei parenti?

sulla mia

Qualcuno aveva la risposta già nei primi anni ’70, Pasolini, il quale sostenne che il nuovo fascismo non aveva niente a che vedere con quello del ventennio ma era molto più subdolo: è la società dei consumi, il consumismo.

Oramai, a distanza di cinquant’anni, quando si è costretti ad avere a che fare con un qualsiasi burocrate in camice, in divisa o con un tesserino, le possibilità di essere considerati solamente un tedioso agente di separazione tra i bambini da prendere a scuola, la fidanzata da portare al mare o da Ikea, la settimana di ferie, il pranzo con i parenti è pericolosamente alta, bisogna sfangare l’orario applicando le regolette, così non si passano guai e si arriva a fine mese.

Giorgio Bocca ebbe ad affermare che molto spesso si leggeva nei volti di talune categorie professionali lo sgomento per trovarsi ad una scrivania o in una cassa anziché nel vociante pubblico dei programmi televisivi del pomeriggio, e qui arriviamo al nocciolo del problema: la televisione mal usata e mal digerita e la dipendenza da Internet (“la più fornita biblioteca del mondo, ma il bibiotecario è ubriaco”, disse qualcuno…) hanno portato una stragrande maggioranza di persone a vivere una vita virtuale, rigurgitante di ansia di apparire, di superfluo, di falsi miti, falsi valori e falsi rapporti, in compenso imbottita di rate.

sulla mia

La pubblicità ha vinto, non per niente qualcuno in maniera molto lungimirante si laureò nel ’61 con una tesi sulla pubblicità, e qualcun altro negli stessi anni si preoccupò di studiare la “Fenomenologia di Mike Bongiorno”; la disonestà intellettuale ha vinto, l’ignoranza sta prossima al trionfale traguardo, ok perfetto, si salvi chi può.

Ma chi non può deve morire, come Stefano?

sulla mia

SHARE
Previous articleLoredana Bertè: l’atteso ritorno si intitola Libertè
Next articleGoran, Dio è meno vivace di te… ti supplico, torna indietro
Alessandro Filindeu
Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po' di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie "vesti" a partire dal 1993. Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell'ascolto presso la "Accademia Spettacolo Italia" di Roma. Ho collaborato come "ghost writer" a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni. Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell'insegnante.

Commento su Faremusic.it