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Diritto D’Autore: il MEI lancia una campagna di informazione rivolta a tutti gli abbonati SKY

Giù le mani dal Diritto D’Autore: il MEI – MEETING DELLE ETICHETTE INDIPENDENTI lancia una campagna di informazione rivolta a tutti gli abbonati SKY per sensibilizzarli sul comportamento della piattaforma televisiva

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Gli autori italiani, e con loro tutta la filiera creativa della musica composta dagli editori, dai produttori, dagli artisti, interpreti ed esecutori, dai videomaker e dai promoter musicali e organizzatori di eventi, stanno assistendo sbalorditi ad un attacco contro i loro diritti ed hanno appena lanciato un appello firmato da oltre mille autori contro Sky.

Da mesi incredibilmente Sky ha deciso di utilizzare i contenuti creativi frutto del lavoro degli autori ed editori italiani, realizzati poi dai produttori e dagli artisti, interpreti ed esecutori,  senza più corrispondere alcuna remunerazione per il loro sfruttamento, come invece prevede la legge sul diritto d’autore e sull’equo compenso. Tale azione sembrerebbe fare parte di un disegno che punta ad azzerare -grazie al supporto della Direttiva dell’Unione Europea Barnier che ha messo a libero mercato il diritto d’autore, quello che invece dovrebbe fare parte per sempre del patrimonio culturale di un Paese-  un diritto acquisito che garantisce la libertà degli autori, per favorire gli interessi  di gruppi internazionali che cercano di scardinare alcuni principi fondanti dell’Unione Europea: e cioè che “la creazione artistica e letteraria, compreso il settore audiovisivo” non sono oggetto di semplificazioni e armonizzazioni forzate, così come vanno tutelate la diversità culturale e il diritto degli autori ed editori italiani di scegliere liberamente se affidare le proprie opere all’estero o gestirle dall’Italia per le utilizzazioni sul territorio nazionale, come hanno dichiarato gli autori stessi nel loro recente appello.

Se Sky decidesse di perseguire tale strategia assisteremmo alla incredibile affermazione del paradosso per cui pagando meno autori ed editori si otterrebbe un aumento della produzione culturale. Mentre in realtà sarebbe vero esattamente il contrario.  Un affronto a tutti coloro i quali hanno contribuito a portare l’industria culturale al terzo posto nella nostra economia. Un’industria sana e realmente italiana, che è parte fondamentale della storia del nostro Paese e di quella ripresa economica di cui oggi tutti vogliono prendersi il merito.

Il diritto d’autore è un diritto del lavoro e per questo motivo nei giorni scorsi oltre mille autori hanno firmato un appello contro Sky affinché possa ritornare sui suoi passi relativamente a tale gravissima decisione e riprenda così a remunerare il lavoro dei creativi della filiera musicale, tutelando sia il diritto d’autore che un settore che occupa oltre 500 mila persone nel nostro paese.

Per tali motivi il MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, una realtà che riunisce ogni anno i più importanti marchi della piccola e piccolissima discografia indipendente italiana, giovane e innovativa, che si ritroverà per la sua ventitreesima edizione a Faenza, dal 28 al 30 settembre, che si trova ad essere tra le più colpite all’interno del mercato delle liberalizzazioni del diritto d’autore e connessi che hanno fatto diventare una merce uno dei beni comuni del patrimonio culturale del nostro Paese, invita gli abbonati Sky a valutare attentamente quanto sopra nel momento in cui dovranno rinnovare il loro abbonamento e invita pubblicamente Sky a un confronto su tale questione al prossimo MEI 2018 che si terra’ a fine settembre a Faenza.

La storia di Soleado è quasi surreale

La storia di Soleado, che ho raccontato del mio libercolo di insuccesso, la voglio riproporre qui perché è quasi surreale.

Soleado nasce da una canzone che si chiama “Le rose blu”. L’anno precedente Ciro Dammicco, che ha un contratto con la Emi, e con il quale già collaboro, mi chiama perchè scriva dei testi per il suo primo Lp. Scrivo alcuni testi e fra questi c’è, appunto, “Le rose blu”, la cui melodia è anche di Dario Baldan. In effetti “Le rose blu” ha anche un altro autore del testo, un certo Specchia, che si trovava nello stesso studio dove i Nomadi quel giorno missavano “Io Vagabondo”. Specchia lo coinvolgo nel momento in cui Ciro mi chiede di cambiare alcune parole del ritornello che per lui non “suonano’. Io ho solo voglia di andare nella Sala A dove, appunto, i Nomadi stanno missando il Vagabondo. Così “Le rose blu” porta sul bollettino di deposito quattro firme.

L’album di Ciro esce e scompare senza lasciare traccia. Tutto sembra finire lì, ma due anni dopo, nel 1974, mi chiamano dalle Edizioni Musicali della Emi per dirmi che devo andare da loro in ufficio a firmare il deposito di un brano che si chiama “Soleado”. Faccio notare che io non ho mai scritto un brano con quel titolo, ma loro mi spiegano l’inghippo, e cioè che Soleado è il titolo trovato da Vince Tempera per una versione solo orchestra de “Le rose blu”.

Il disco esce, i Santa Cruz partecipano al Festival bar e diventa un tormentone estivo. Siamo tutti contenti e soddisfatti, e di nuovo sembra finita lì, ma non è così. “Soleado” spacca anche all’estero e arriva a vendere fino a 25 milioni di copie, anche grazie alle versioni di Roy Eyxeo, Percy Faith, James Last, Mireille Mathieu, Paul Mauriat, Fausto Papetti, Franck Pourcel, Nini Rosso, Pino Calvi e altri ancora. Sembra finita qui, ma non è così perché qualcuno negli Stati Uniti ha l’idea di scrivere un testo chiamandolo “When a child is Born” e di pubblicare il disco ai primi di dicembre.

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Onestamente non ricordo chi fu il primo artista a cantarlo, ricordo solo quando mi arrivò a casa il 45 giri di Bing Crosby e quasi mi venne un colpo. Poi le versioni si sono succedute a ritmo serrato, e qui vi propongo solo alcuni nomi di coloro che l’hanno interpretato:

Matt Monro
Judy Collins
Kenny Rogers
Sarah Brightman
The Moody Blues
Michael Holm
Andrea Bocelli
Demis Roussos
Johnny Mathis…

Tutti nomi mostruosi, e non li ho nemmeno messi tutti.

Vi chiederete perché ho voluto scrivere tutto questo. L’ho fatto per ricordare colui che ha il maggior merito del successo di “Soleado”, e di conseguenza di “When a child is Born”, ovvero Vince Tempera. Senza di lui non sarebbe accaduto nulla e le rose sarebbero rimaste blu, nemmeno rosse.

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Amici 17 e la finale: un film già visto

Dei talent ormai s’è detto tutto e il contrario di tutto. Li si è prima osannati e poi criticati, si son creati successivamente dibattiti, poi li si è sezionati e analizzati fino nei minimi dettagli. Ma il peggio che poteva capitare ai nostri era, ed è, l’insorgere dell’indifferenza suscitata. E si l’indifferenza che, insieme alla noia, ha caretterizzato anche l’ultima finale di Amici.

Qualche anno fa parlare di talent, in piena crisi della discografia e della musica tutta, mentre lo “stato liquido” dell’era della rete tutto travolgeva (e travolge, musica compresa), creava dibattiti interminabili, vivaci, passionali. Si discuteva sui “poteri”, più o meno palesi, che muovevano le fila del mainstream e della visibilità mediatica di “spettacoli televisivi” che creano idoli usa e getta, senza nessun vero rispetto per i talenti, o presunti tali, che passano attraverso la mattanza di un talent. E questo valeva (e vale) soprattutto per il talent più ambiguo e cinico di tutti, quello con il format targato De Filippi, ossia Amici.

Di anno in anno l’interesse verso questa trasmissione/talent sta registrando una parabola discendente impressionante, al di là di una questione meramente fisiologica; sarà colpa ormai dell’assuefazione, della noia, della mancanza di idee e novità.

Di anno in anno, soprattutto durante la finale, tutto sembra un film già visto e rivisto, un copia e incolla di tante altre finali, almeno da dieci anni a questa parte: una sorta di riproposta in loop della stessa solfa, un copione che si ripete all’infinito pur cambiando i nomi di chi vi prende parte. Il format di Amici si è adattato, di volta in volta, alle esigenze di rete per poter contrastare la concorrenza televisiva, cercando nel contempo, ma non sempre riuscendoci, di star dietro ai cambiamenti che l’epoca imponeva, soprattutto a livello di gusti e tendenze musicali. Quello che alla fine ne è venuto fuori, spessisime volte, sono episodi artistici sporadici, veloci e duraturi quanto stelle cadenti, convincenti quanto un dubbio inesorabile, solidi quanto del ghiaccio sotto il sole.

E mentre il mondo musicale affronta le sue rivoluzioni e stravolgimenti epocali, soprattutto relativi alla fruizione, ma anche alla produzione di musica che poi poco “musicata” è, il carrozzone “Amiciano” nelle sua apparente “dinamicità” nel tempo, è un mostro giurassico sempre simile a se stesso, un po’ Amici che fu nei tempi d’oro, un po’ “C’è posta per te”, un po’ “Uomini e Donne”, un po’ qualcosa di insipido di difficile collocazione televisiva e  soprattutto musicale (o simil tale), un po’ spettacolo fine a se stesso – messo in piedi per esigenze legate alle inserzioni pubblicitarie – che finisce con l’essere la brutta copia svilente dell’intrattenimento alla Tonight Show americano.

La Finale poi è il sunto del peggio e del logoramento a cui ormai questo programma non può più sottrarsi e dove, al tutto il resto, si aggiunge “la voce” di una stampa sempre troppo genuflessa, sempre poco critica e oggettiva, sempre troppo “Amica degli Amici”, situazione che, tra esagerati complimenti e affermazioni inverosimili, tende a mortificare sempre più il talento (o presunto tale) dei ragazzi, offrendo a questi delle amare illusioni che sono, alla fine della fiera, un boomerang pericolosissimo per il loro futuro.

Cosa scrivere quindi di quest’ultima finale? Nulla, se non: guardate alla voce “come sopra”… come nella precedente edizione, con l’unica differenza che l’anno scorso il vincitore portava il nome di Andreas, quest’anno di Irama.
Ad una certa poi ci si stanca davvero…

AQUARIUS VA, MA IL TITANIC E’ SULLA TERRA FERMA – VINCE LA POLITICA E LA CULTURA DELL’ODIO

Nel momento in cui scrivo arriva la notizia che il primo ministro spagnolo ha dato l’assenso per ospitare la nave Aquarius ancora lontana settanta ore dal porto di Valencia e ancora in attesa di sapere dove potrà attraccare.

Lo scempio di questa disumana storia, riguarda oltre il dramma dei seicento profughi, anche l’ignobile farsa dei nostri governanti, in primis quella del ministro dell’interno Matteo Salvini che ha paragonato MALTA, un’isola grande come l’Elba, all’ITALIA che è un Paese. Basterebbe questo a dimostrare la pochezza umana e politica di colui che faceva comizi con il rosario in mano giurando sulla Bibbia per poi fare a pezzi il fondamento stesso della cristianità: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Come tanti italiani di coscienza, ho provato un misto di rabbia e vergogna. Essere rappresentato nel mondo da politici del genere è palesemente sconfortante. Ora sappiamo che i problemi sono due: uno tecnico e politico che riguarda il controllo dei flussi immigratori e uno più sostanziale che è la difesa della vita altrui. Chi si infervora solo per il primo problema, dimentica irrimediabilmente il secondo che è sicuramente più importante.

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Poniamo il caso che qualcuno bussi alla porta del vostro appartamento richiedendo aiuto, perché magari è in pericolo, o ha avuto un incidente o ha un’emergenza grave e magari non si regge in piedi. Voi che fate? Lo aiutate o gli dite “Può bussare al piano di sopra? Ho ospiti a cena”. Salvini ha più o meno risposto così ai seicento profughi. Non “bussate e vi sarà aperto” come recita il Papa in Piazza San Pietro, né “Lasciate che i bambini vengano a me”. Macchè… lui con il rosario nel cassetto, sbatte la porta: “Mi scusi ma non ho più sedie, bussi altrove”. Parallelamente invita ad aiutarli a casa loro, peccato che loro, la casa non ce l’abbiano più, perché bombardata o crollata.

Cosa vuoi dire a uno così? Fosse uno che incontri al bar non lo staresti neanche a sentire, ma lui parla a cento microfoni al giorno a nome degli italiani. Di quali? Di quelli che vanno in chiesa la domenica e contemporaneamente desiderano che qualche disgraziato affondi in mare? Bhè, nel caso, io non mi sento affatto italiano ma cittadino del mondo.

A parte questo vi offro qualche dato su cui riflettere. La fonte è di primissimo livello: UNHCFR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees): è l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, fornisce loro protezione internazionale ed assistenza materiale, e persegue soluzioni durevoli per la loro drammatica condizione. È stata fondata il 14 dicembre 1950 dall’ONU con la risoluzione n. 428/V, iniziando ad operare dal 1º gennaio del 1951. Assiste oltre 60 milioni di persone e ha vinto due Premi Nobel per la pace nel 1954 e nel 1981. Ora, se ritenete che questi dati facciano parte di una fake news mollatela lì, e smettete di leggere l’articolo, perché vi meritate la vostra ignoranza. Se invece umilmente volete saperne di più cercate di leggerli con attenzione. Questi dati mettono insieme la vastità del territorio di ogni singola nazione, la densità, e il reddito procapite dei suoi cittadini stabilendo quindi la proporzione del numero dei rifugiati. Analizzandoli, sono davvero sorprendenti e ribaltano completamente i dati che la demagogia politica butta in pasto alla gente ogni giorno mentendo spudoratamente.

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PAESI EUROPEI CON PIU’ RIFUGIATI OGNI MILLE ABITANTI (fonte Unhcfr)

Svezia: 23,4
Malta 18,3
Norvegia 11,4
Austria 10,7
Cipro 10,0
Svizzera 9,9
Germania 8,1
Paesi Bassi 6,0
Danimarca 5.9
Francia 4,6
Italia 1,4

Come noterete l’Italia è fanalino di coda anche in questo caso. Ospita il minor numero di rifugiati rispetto agli altri Paesi Europei. “MA come?” direte… non è possibile, ogni giorno leggiamo sui giornali e sentiamo alla tv i nostri governanti che si lamentano con l’Europa dicendo che siamo lasciati soli a noi stessi, che non ne possiamo più, che non sappiamo dove e come metterli… ecco. Come mai? Ora, i dati si riferiscono ai rifugiati, così i furbetti tirano fuori il trucchetto degli immigrati irregolari… per loro non sono rifugiati, sono clandestini. Così si falsificano i dati facendo passare i profughi come non rifugiati ma come una sezione diversa, tipo turisti indesiderati. Sezione che poi non comparirebbe nella classifica dell’Agenzia Onu. Vagli a spiegare che il disgraziato lo è sia in caso di un bombardamento, sia in caso che non riesca a lavorare per anni. Vagli a spiegare che il rifugiato è colui che attraversa un campo minato e non lo è chi muore di fame e i suoi bambini sono malati. Vagli a spiegare che una donna incinta che ha paura che il suo bimbo muoia dopo pochi giorni per fame o per malattia, non debba essere considerata una rifugiata ma invece una clandestina?

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Bene. E’ TUTTA UNA FARSA, UN’IGNOBILE FARSA, un ignobile pretesto per spaventare la gente, fare una campagna elettorale continua sulla paura e sull’invasione dello straniero, così da giustificare che la disoccupazione non è colpa di chi ci governa ma degli altri che vengono qui a rubare il nostro lavoro. Per questi scellerati l’evasione fiscale, la mafia dei palazzinari, la fuga dei giovani cervelli (thò… emigrano anche i nostri giovani), le tasse che ci strangolano, il debito pubblico, la corruzione dell’amministrazione pubblica, etc, etc, è sempre colpa degli altri, dell’Europa cattiva e degli immigrati che ci invadono.

Cazzate e speculazioni che fanno lo stesso danno dei proiettili, delle bombe. Il Titanic non viaggia sul mare, sta naufragando a Roma, davanti a Montecitorio.

Rileggetevi la tabella dell’ UNHCFR, affiggetevela sopra il frigorifero affinchè anche i vostri figli possano leggervela e smettete di guardare i nostri peggiori governanti alla tv che vi raccontano il lor pane quotidiano: una spudorata menzogna!
”La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere – Ciò che dovrebbe essere è una sporca bugia“ (Lenny Bruce)

 

Avion Travel: “Privè”, storie dell’età di mezzo, storie da adulti – RECENSIONE

Un disco pieno di dubbi“, con “storie dell’età di mezzo, storie da adulti“. Peppe Servillo lo racconta così “Privé“, il nuovo album degli Avion Travel, uscito dopo ben quindici anni dal precedente “Poco mossi gli altri bacini” e a distanza di uno dalla scomparsa, tragica, spiazzante, del chitarrista e fondatore, Fausto Mesolella. E infatti, l’album è fatto di lui, della sua assenza che si fa presenza, della lontananza, della latitanza di una delle migliori chitarre italiane. E di malinconia, della forza penetrante del dolore, di elaborazione del lutto, e di musica, di grande musica, ariosa, intensa, coinvolgente, convincente, alta.

Musica vera, pensata, suonata, amata prima ancora che eseguita. Musica e parole, strette, perfette, ben congegnate e oliate, capaci di dare alle note la dimensione ideale. Parole pensate per fare pensare, per dare luce, profondità al pensiero stesso. Libere e imbrigliate nello stesso tempo in metriche perfette, che “vanno e vengono così”, sorrette da una melodia leggera e sorniona che dà modo al cantante di rendere al meglio le sue qualità teatrali. Perché Servillo, davvero, non canta, racconta, interpreta, recita, fa delle canzoni le sue amanti e da esperto Casanova, le eleva, piegandole al suo dolce volere. La parola e Fausto, Fausto e la parola, questo è il corpo del lavoro e intorno a questo corpo si muovono gli attori, le arie, le danze, dividendo l’album in due, dove da una parte gioca la luce, dall’altra l’oscurità. Ma è un’oscurità fatta di pensiero, di analisi, di profondità.

Un disco per adulti si diceva, un lavoro maturo, finalmente qualcosa che ha il valore del tempo, che parla di vita senza averne paura, che dialoga con Dio, donando con i soli piano e voce, ancora più spessore al brano che già abbiamo conosciuto nella versione di Fiorella Mannoia, ovvero “Se veramente Dio esisti”.

Avion Travel

Privé ha il volto umano delle cose giuste, delle parole sincere, quelle che volevamo sentirci dire, quelle di un amico, le parole ritrovate, importanti, fatte di trovate e calembour, di idee e carezze; parole anche dolorose se necessario, vive, come vivo è il ricordo di Mesolella, coautore di ben quattro brani e voce narrante nell’intensa “Caro maestro”.

Parole su cui ci si interroga e che fanno ragionare, parole importanti, talmente importanti da diventare esse stesse, soggetto e oggetto nei testi. Come nel singolo “Come si canta una domanda”, nel quale il protagonista, partendo da una storia d’amore, si interroga sul linguaggio e sul rapporto tra musica e testo.

L’album apre il sipario con i setteminutiequaranta di “A me gli occhi/L’incanto”, un brano in perfetto equilibrio tra forma e sostanza, tra dolore e liturgia, tra l’illuminata e drammatica interpretazione del sax di d’Argenzio e la sensualità del basso, toccando forse il punto più alto della loro carriera. Una carriera illuminata da continue vette, raggiunte sia in gruppo, sia con i vari progetti paralleli portati avanti dai membri.

Riassumendo, “Privé” ha le phisyque per andare lontano e assumere col tempo, i lineamenti del capolavoro. Ascolto dopo ascolto. Provare per credere.

Avion Travel

TRACKLIST: Privè – Avion Travel

  1. A Me Gli Occhi / L’Incanto
  2. Inconsapevole
  3. Come Si Canta Una Domanda
  4. Caro Maestro
  5. Se Veramente Dio Esisti
  6. Alfabeto
  7. L’amore Arancione
  8. Il Cinghiale
  9. Privé
  10. Dolce E Amaro

Classifiche Musicali YouTube: Ascolti YouTube al 10 giugno

Vediamo insieme le visualizzazioni su Youtube dal 1° al 7 giugno (leggi classifica settimana precedente). In #10 posizione troviamo Ghali con Cara Italia, per lui 1.610mila; alla #9 Annalisa, con Bye bye conquista 1.740mila clic. Alla posizione #8 c’è Emma Marrone con Mi parli piano: 1.790mila visualizzazioni. In #7 posizione Kira e Day, Me contro te ottiene 1.860mila visualizzazioni. Supera il muro dei due milioni X (Nicky Jam e J. Balvin), nello specifico 2.040mila. In #5 posizione Dolcenera con Mmh ha ha ha, per lei 2.110mila visualizzazioni, cosa aggiungere se non un “ah ah ah”! Al #4 posto, con 2.470mila visualizzazioni, Dj Matrix con Ma anche no. 3.070mila visualizzazioni per Shade, che con Amore a prima vista, si trova in #3 posizione. In #2, con 4.690mila, ci sono J-Ax e Fedez. #1 posto per il bel Alvaro Soler con La cintura, per lui 5.310mila visualizzazioni.

Prima di chiudere diamo uno sguardo, per prima cosa, al podio dei video musicali più visti: #3 Shade, per Amore a prima vista 3.070mila visualizzazioni; al #2 posto La Cintura di Alvaro Soler, 3.250mila clic, in #1 posizione J-Ax e Fedez che con Italiana ottengono 3.690mila visualizzazioni. Poi vediamo il podio dei video musicali di tendenza: #3 posto c’è Gemitaiz con “Davide”; al #2 Shade con Amore a prima vista; in #1 posizione ci sono Kira e Ray con Me contro te. Nella classifica degli artisti più popolari ci sono: in #3 posizione J. Balvin; in #2 Fedez, in #1 posizione Alvaro Soler.

Questo è il modo oggi in cui si fruisce la musica, questo il modo in cui si fanno quadrare i conti di case discografiche e produttori. Il parallelismo con le D’Urso, o le Marie catodiche, è più che immediato, con tutte le conseguenze drammatiche che ne possono derivare. Quanto questo modo di osservare la realtà, nel nome del clic, farà bene alla musica?

Cliccate bene e alla settimana prossima!

Per visualizzare la classifica vedi QUI
Cliccando QUI potete avere le info di riferimento e l’elenco dei paesi in cui queste classifiche sono attive.
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Andrea Dessì cavalca l’onda lunga di “Non vivo più senza te” con la sua versione jazz

 

Andrea Dessì, chitarrista bolognese, ha pubblicato la versione latin-jazz del celebre brano scritto assieme a Biagio Antonacci.

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“Non vivo più senza te” (Instrumental version) è il nuovo singolo del chitarrista jazz Andea Dessì ed è disponibile a partire dall’ 11 giugno, nei digital stores e sulle piattaforme streaming.

Il singolo anticipa il relativo videoclip e l’album omonimo, il quinto della sua carriera solista e di prossima uscita per Irma Records. Le chitarre con cui Dessì sfoggia un virtuosismo non comune nell’esecuzione del brano sono due: quella ‘flamenca’ Salvador Cortez e quella ‘folk’ Mayson.

L’hit è stata scritta dallo stesso Andrea Dessì assieme a Biagio Antonacci, il cantautore che la portò al successo nell’estate del 2012. “Non vivo più senza te” viene certificata doppio disco di platino dalla FIMI per aver venduto più di 100.000 copie digitali. Ha successo anche in Germania, Francia, Svizzera, Belgio e in particolare in Grecia, dove viene cantata da Thomai Apergi con il titolo “Gine Girismos”, e nella Repubblica Ceca, dove viene invece interpretata dalla nota Helena Vondráčková con il titolo “Nemůžu bez tebe žít”. Continua dunque l’onda lunga del brano con la preziosa versione latin-jazz firmata Andrea Dessì.

Definito dalla stampa ‘Musicista di livello mondiale’, Dessì è noto nel jazz per il suo virtuosismo chitarristico e per la suo originalità compositiva. Assieme al fisarmonicista istrionico Massimo Tagliata forma i Marea, un progetto musicale jazz parallelo alla sua attività solista e aperto a sperimentazioni inedite e a contaminazioni con musica classica, blues, tango e flamenco.

In 15 anni di attività artistica ha firmato le musiche di opere teatrali come “Pulp”, colonne sonore del catalogo Warner per film come “Goodbye, Mr. Zeus!” e pubblicato 10 album, collaborando con artisti non solo nazionali, come Fabio Concato, Arnoldo Foà, Gabriele Mirabassi e Fabrizio Bosso, ma anche internazionali del calibro di Javier Girotto, Frank Marocco e Marius Sverrisson. Tra i suoi brani originali anche hit come “Semplice”, scritta per Mietta, o come  “Fuego Lento”, cantata dalla cantante ceca Helena Vondráčková.

Andrea Dessì ha vinto il Premio Internazionale alla Carriera “Nino Rota’’ e l’Ethic Award. Si è esibito anche in tour internazionali con l’Orchestra Sinfonica Ciaikovskij e per Festival come il Veneto Jazz Festival, il Bologna Jazz Festival e il Musikmesse di Francoforte. Diplomato in chitarra classica e chitarra jazz, ha studiato all’Accademia Musicale Teatro Cinghio di Parma con il Trio di Parma e maestri come Matteo Mela e Giampaolo Bandini. Tra i suoi chitarristi di riferimento spiccano Pat Metheny, Jim Hall, Sergio Assad, David Russell e Eduardo Fernandez.

Andrea Dessì

Anthony Bourdain: il rock a tavola

La morte di Anthony Bourdain mi ha profondamente colpito. Non riesci a spiegare perché un uomo di successo, felice di essere padre, con una vita piena di avventure, esperienze e talento riconosciuto in tutto il mondo, decida di suicidarsi in un giorno qualsiasi in una camera d’hotel senza lasciare nemmeno un messaggio. Se ne va, in silenzio, probabilmente consapevole di essere arrivato alla fine del suo viaggio.

Ho amato i libri di Bourdain in cui ha fatto a pezzi la vita del cuoco, tra eccessi e fatiche, sempre in bilico tra riconoscimento e delusione. In particolare il suo “Viaggio di un cuoco” da cui è nato il più bel format televisivo di cucina nel mondo. Un riconoscimento alla cucina popolare di ogni popolo della terra, dai pranzi per i matrimoni messicani, fino all’ultima trattoria in un villaggio sperduto ai confini del mondo. Cucina come cultura, identità dei popoli, simbolo della loro storia. Ricordo che convinse Barack Obama a partecipare a una sua trasmissione, cenando con lui in un ristorante asiatico non stellato, dove si preparavano piatti tradizionali deliziosi.

Bourdain

Bourdain ha portato lo stile di vita del rock a tavola.

Le vite degli chef assomigliano molto a quelle dei musicisti. Sono dei giramondo per natura. A volte si fermano un anno in un ristorante in un Paese, poi si spostano in un altro, e in un altro ancora. Cambiano abitudini, paesi, usanze, tradizioni, linguaggi e sapori attraverso il cibo. Ho conosciuto cuochi che hanno lavorato sulle navi e che una sera hanno ricevuto proposte di lavoro da un cliente conosciuto per caso, e alla fine della crociera hanno mollato tutto imbarcandosi su un aereo per un Paese lontano, già con un contratto in tasca. E’ il viaggio, l’esperienza, la voglia di conoscere gente diverse che muove la vita di uno chef, così come quella di un musicista rock.

Credo che Bourdain abbia mangiato di tutto, tranne il cervello di scimmia  che è un cibo pericolosissimo. In televisione si è prestato solo una volta come tutor in un food contest. Si vedeva che non era a suo agio come giudice con il compito di eliminare un giovane chef o aspirante tale. Ha concepito il cibo come uno strumento di conoscenza, esattamente come la musica.

Bourdain

E allora non ti spieghi il suo gesto finale, se non per il fatto che invecchiare non è mai considerato in questo mondo, un valore. Ultimamente era molto invecchiato almeno esteticamente. Lontano dal trucco televisivo, riportava sul suo volto le rughe e i segni di un’età non più giovane, che poi, come i fusti degli alberi, rivelano indelebilmente il percorso del tempo. Questa società espressione della nostra civiltà occidentale, non apprezza gli anziani, gli uomini d’esperienza, i saggi. L’ultima civiltà ad averli celebrati e consacrati è stata quella dei nativi nord americani. Poi il consumo, il denaro, il potere, il mito della gioventù perenne li ha spazzati via, chiusi nella loro solitudine. Forse Bourdain  ha sentito questo pericolo, nonostante fosse ancora attivissimo e apprezzato.

Si è tolto la vita in Francia, proprio poche ore prima di registrare l’ennesima puntata televisiva in cui era protagonista indiscusso. E allora nel suo caso fai veramente fatica a spiegare il suo gesto. Resta più comprensibile quello di Cobain o di tanti altri artisti rock che hanno amato così tanto la vita fino al punto di farne a meno. Scelte legate alla filosofia del morire giovani tra disincanto e mito.

Bourdain

Nella cultura rock, l’essere immortali ad eccezione dei Rolling Stones, non esiste. La vita è una sfida che non significa certo, eroismo di vivere in un mondo che non ti piace affatto. Non so quale grado di consapevolezza esistenziale abbia raggiunto Bourdain prima di compiere l’ultimo passo, ma non credo che il suo gesto non fosse stato profondamente analizzato e infine accettato. Nel suo caso e in molti altri, il suicidio rappresenta persino un atto d’amore, anche se rattrista tutte le persone che lo amano.

Mi piace immaginarlo davanti alla porta di un ristorante mentre bussa canticchiando “Knockin’ on Heaven’s Door”, e poi sedersi a un tavolo insieme a Jimi Hendrix ordinando nuvole di mais.
Ciao Anthony.

Fiorello: si chiude la fortunata avventura su Radio Deejay – A Novembre si torna in tv su Rai1

Dopo quasi quattro mesi termina, con l’ultima puntata, l’avventura di Fiorello con Radio Deejay, “Il Rosario della sera”, trasmissione radio scritta con gli autori Federico Taddia, Francesco Bozzi e Pigi Montebelli.

Il bilancio di questo ritorno su Radio Deejay sembra essere davvero positivo, sia dal punto di vista degli ascolti che per la qualità di idee offerte durante il corso delle puntate. Ricordiamo le ironice e esilaranti rubriche “Italia no talent”, “Momento Lexotan”, “Casa Matteo” (da una fantasiosa emittente televisiva toscana Tele Impruneta) e le divertentissime televendite del finto Matteo Renzi e dalla sua assistente, la moglie Agnese. Non da meno sono state apprezzate le tante trovate musicali ideate con il maestro Enrico Cremonesi, supportate anche, di volta in volta, dai vari ospiti che si sono susseguiti.

Tantissimi i personaggi, soprattutto politici, venuti fuori da questo nuovo laboratorio creativo capitanato da Fiorello, partendo dal prof. Cottarelli al nuovo primo ministro Giuseppe Conte, fino al senatore leghista di colore Iwobi. Sodale spalla comica femminile, come ai tempi di Viva Radio2 e di Edicola Fiore, Gabriella Germani, con le sue straordinarie imitazioni, dalla Meloni alla Merkel, da Barbara DUrso alla Dandini a Barbara D’Urso, dalla Casellati alla “first lega” Elisa Isoardi.

Questo quanto dichiarato da Firello, annunciando anche i suoi probabili progetti per il futuro:

Se ci sarà una nuova avventura in tv, sarà su Rai1 a novembre per quattro puntate. Dopo la pausa natalizia, a gennaio potremmo riprendere questa trasmissione su Radio Deejay“.

 

 

Prince: nuova uscita discografica a settembre, “21/9 Piano & A Microphone 1983”

Prince quest’anno avrebbe compiuto 60 anni e in occasione di ciò il 21 Settembre uscirà “Piano & A Microphone 1983”.

Ad annunciarlo è stata la Prince Estate (società che gestisce l’eredità artistica dell’artista), in collaborazione con Warner Bros. Records.

L’album avrà nove tracce, 35 minuti di audio estrapolati da una cassetta inedita che il genio di Minneapolis registrò, piano e voce, nel suo studio, a casa sua nel 1983. L’album sarà disponibile su cd, lp, Deluxe CD+LP, pubblicazione digitale e pre-save per lo streaming. I fan che preordineranno l’album tramite download digitale riceveranno immediatamente l’ Instant Grat download di “Mary Don’t You Weep”.

Troy Carter della Prince Estate Entertainment ha dichiarato:

La grezza, intima registrazione, che avvenne all’inizio della carriera di Prince poco prima di raggiungere la fama internazionale, è simile nella struttura al Piano & A Microphone Tour con il quale concluse la sua carriera nel 2016. Siamo entusiasti di avere l’opportunità di dare ai fan un assaggio della sua evoluzione e dimostrare come nell’ultimo periodo della sua carriera il piano e la sua voce divennero un tutt’uno“.

La copertina dell’album, scattata dal fotografo Allen Beaulieu, ritrae Prince nel backstage del “1999 tour”.

Tracklist “21/9 Piano & A Microphone 1983” – Prince

  1. 17 Days
  2. Purple Rain
  3. A Case Of You
  4. Mary Don’t You Weep
  5. Strange Relationship
  6. International Lover
  7. Wednesday
  8. Cold Coffee & Cocaine
  9. Why The Butterflies

 

Anthony Bourdain, chef di fama internazionale e fidanzato di Asia Argento, è morto suicida

Anthony Bourdain, chef di fama internazionale e fidanzato di Asia Argento, è morto suicida a 61 anni.

A riferirlo ufficialmente è stata la Cnn, per cui Bourdain lavorava. Lo chef si trovava in Francia, a Strasburgo per la precisione, per una nuova puntata della serie “Parts Unknown”, programma tv per la Cnn sulle cucine e i ristoranti del mondo.

A trovare il corpo senza vita nella sua stanza d’albergo è stato il suo amico, lo chef francese  Eric Ripert, uno chef francese. Gli inquirenti francesi hanno dichiarato che Anthony Bourdain si è impiccato:

Abbiamo appreso del decesso per impiccagione dello chef americano questa mattina all’hotel Chambard di Kaysersberg. A questo punto, non abbiamo motivo di sospettare reati“.

Nato a New York Bourdain si era diplomato al Culinary Institute of America e ha poi lavorato per alcuni tra i più famosi ristoranti statunitensi e collaborato con testate come il New York Times, Times, Observer, l’Independent e altre. Dopo la separazione dalla ex moglie, Bourdain aveva iniziato una relazione sentimentalmente con l’attrice attrice italiana Asia Argento, nuova giudice nel prossimo X Factor Italia (leggi articolo) in onda su Sky. I due si erano incontrati a fine 2016 proprio durante la lavorazione di una puntata “Parts Unknown”. Durante tutta la vicenda il caso Weinstein scatenata da Asia Argento e da altre attrici di Hollywood, Anthony Bourdain aveva sostenuto pubblicamente Asia nel corso di tutta la campagna #MeToo.

Tutta la redazione di FareMusic fa la più sincere condoglianze alla famiglia e ai parenti di Anthony Bourdain e soprattutto ad Asia Argento.

Tributi Italiani? P…ino a un certo punto

Confesso di non aver visto in tv tutto lo show del tributo a Pino Daniele per cui non posso scriverne in modo approfondito. Ho visto a zapping la Nannini, la Mannoia ed Eros Ramazzotti e purtroppo mi sono perso nel finale i Napoli Centrale, gloriosa band con Pino.

Mi limiterò quindi ad allargare il discorso sullo stato della musica italiana che ormai è diviso su due-tre fronti contrapposti.

Fronte A ) Come si sta facendo con Fabrizio De Andrè e la malaugurata fiction a lui dedicata, anche Pino Daniele sta ricevendo un normale quanto doveroso tributo da più parti : Show in prima serata-concerto evento- ristampe dei suoi album-libri-etc, etc,etc. Molti grandi della musica italiana sono purtroppo scomparsi e hanno lasciato un vuoto incolmabile per cui è normale che il ricordo venga accompagnato da celebrazioni di ogni tipo. E’ accaduto a Lucio Battisti, Rino Gaetano, Lucio Dalla, Luigi Tenco, Domenico Modugno e tanti altri e accadrà ancora in futuro. Non entro in merito sul business della nostalgia, perché è un discorso molto complicato. Non è solo frutto delle major discografiche o dei broadcast tv. Pullolano le fondazioni dei parenti degli artisti scomparsi. E’ un fenomeno internazionale. In America sono gli eredi di Jimi Hendrix, James Brown, Prince, Michael Jackson, Frank Zappa, John Lennon, che cercano di fare business del materiale in loro possesso, dai dischi ai vestiti, dalle fotografie alle fiction, fino alle memorabile e all’oggettistica. Ci sta. Il punto è come sempre cosa e come si fanno determinate iniziative. Qui in Italia il mercato vintage degli artisti scomparsi è sempre discutibile e contraddittorio. Certe volte capisco la vedova di Lucio Battisti che si oppone con forza a celebrazioni tou-court sul grande artista. Il troppo stroppia insomma. E’ uno squisito problema di sensibilità. Non vorrei mai vedere un giorno un album di figurine nelle edicole sui musicisti scomparsi, ….ma non è un fatto poi così improbabile, se si va di questo passo. Ma una cosa è chiara. La musica italiana è sprofondata in un pantano di bassissima qualità, per cui non si può arrestare la fenomenologia della qualità del passato. E’ inevitabile. Basta non trattarla come un prodotto discount. Insomma si celebri la qualità, ma con rigore e sensibilità… P INO A UN CERTO PUNTO insomma.

Fronte B )  Se guardiamo al mercato attuale, sappiamo bene che il termometro del mercato ormai non riguarda le vendite dei dischi o dei download ma il numero delle visualizzazioni. Fenomeni come Young Signorino, Sfera Ebbasta e company spiega già tutto sul livello artistico della musica italiana di oggi. Questi ragazzi sono consapevoli di essere una merce usa e getta. Fanno reddito in tempi velocissimi perché il futuro per loro non esiste. Non hanno una visione artistica proiettata nel futuro e forse non hanno nemmeno la voglia di crearsela, tanto sanno benissimo che con le visualizzazioni dei loro seguaci potranno avere contratti come testimonials di spot pubblicitari per brand di beverage, abbigliamento, telefonini, pizze fast food, oltre a contratti televisivi in qualità di tutor senza esperienze di formazione musicale. E’ il mercato dell’intrattenimento a 360 gradi. Chi può arraffa subito e poi si vedrà, perché ogni occasione è persa. Chi può non comprenderli dato che la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli da record? Certo è che la loro “musica” è davvero mediocre, musica industriale di loop programmati, senza voli di ricerca e di fantasia. Non si inventano neanche nuovi suoni. Tutto è già programmato e costruito. Si va a fare un disco con la concezione dell’assemblaggio, del mettere insieme pezzi di ricambio, magari rimessi a nuovo. Campionamenti, loop, cover di qui, cover di là, insomma una sorta di Lego musicale estratto da scatole di montaggio. Se le nuove generazioni, crescono nei centri commerciali, non ci si può aspettare qualcosa di diverso. Questa è la loro cultura: mercato!

Fronte C ) In Italia ci sono tanti bravi musicisti che sono alla canna del gas. Non parlo solo di giovani, parlo anche di grandi musicisti che hanno prodotto di tutto: dischi, colonne sonore, spot, musiche per il teatro, la danza, il cinema, gli eventi, etc. Oggi non lavorano più. Sono costretti a suonare in pub, music club, bar e matrimoni a cachet infami. Perlopiù lavorano in nero, senza contributi versati dalla committenza. Per quanto riguarda il diritto d’autore poi … assistono sgomenti al contenzioso Siae-Sky ad esempio che conta svariati milioni. Dai borderò o dai download ricevono cifre irrisorie, tipo 80 euro l’anno lorde. I più accorti si sono spostati giustamente nel settore della formazione. Insegnano, fanno corsi nelle scuole di musica o nelle università. Insomma cercano di fare reddito dalla loro competenza professionale acquisita nel tempo. Questi musicisti che hanno pensioni da fame, se ce l’hanno, vanno aiutati e sostenuti. Non possono aspettarsi certo aiuti dalle istituzioni dato che in appena un anno si è passati dalla dichiarazione del ministro Franceschini: “I testi dei cantautori dovrebbero essere insegnati nelle scuole” al discorso di un’ora e mezzo del neo presidente del consiglio Conte, in Parlamento, in cui NON HA MAI pronunciato la parola CULTURA. Cosa possono aspettarsi dalle istituzioni quando una legge sulla musica in Italia non esiste e quando il diritto d’autore non è tutelato perché soggetto a improbabili interpretazioni di mercato? Il loro disincanto ha assunto ormai proporzioni bibliche. Quindi sta a noi, a qualsiasi generazione, mica solo ai gggiovani, aiutarli e sostenerli, magari cercando di non dimenticarli e di non lasciarli soli. Non parlo ovviamente di elemosine o di donazioni, quanto di creare spazi, opportunità, visibilità, occasioni per esprimersi, dai locali alle radio, dalle tivù alle scuole, dalle associazioni all’ informazione digitale o cartacea. Se vogliamo salvare la qualità della musica italiana non c’è altra soluzione che partire dal basso, dalla gente, dagli operatori culturali ai conduttori radiofonici, dai giornalisti agli autori tv, dagli editori agli organizzatori di eventi e soprattutto le aziende. Insomma sta a noi salvare questo fronte C, sperando di equilibrarlo come importanza, agli altri due fronti A e B. Altra soluzione al momento non ne vedo, dato che la nostra classe politica della cultura e della musica se ne frega!

Far girare please, come una volta si facevano girare i vinili. Chissà che la ruota giri a loro favore e magari anche al nostro e a quello dei nostri figli che crescono con la muzik di Rovazzi e Young Signorino.

Pino è: Non ci si può improvvisare cantori della napoletanità – RECENSIONE

Una Napoli “mille culure” si stringe attorno al ricordo di Pino Daniele, con uno stadio San Paolo gremito, che si offre a scenario idilliaco per omaggiare la sua musica, da sempre parte integrante della nostra storia e cultura partenopea.

Tanti gli artisti – amici ad alternarsi sul palco della lunga serata del 7 giugno, andata in onda in diretta su Rai uno e Radio due, per quello che è il più grande tributo live mai dedicato ad un artista scomparso.

Concepito con le migliori intenzioni, con un’organizzazione precisa e una partecipazione unica, il concerto evidenzia però da subito i primi “scricchiolii”, con esibizioni a volte imbarazzanti, che se paragonate alla voce di Pino definiscono senza ombra di dubbio un contrasto insuperabile. I 45mila dello stadio sembrano comunque non far caso alle sbavature, rapiti come sono dalla magia di una serata unica, in cui le canzoni di Pino risuonano forte contro il cielo, quasi a sfidare l’eternità.

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Crediti Foto Mary Troisi per FareMusic

Non mancano ovviamente i momenti da ricordare, con diverse performance buone (Giorgia, Amoroso, Turci, Irene Grandi, Elisa, Zampaglione…) o addirittura da incorniciare, come quelle di Fiorella Mannoia, che usa l’immensa sua capacità interpretativa e l’eleganza della sua voce in maniera a dir poco SUBLIME. Non mancano però neanche i momenti imbarazzanti, come l’inutile passaggio di Venditti con un aneddoto quasi sbruffone (quando lui era già famoso Pino gli scaricava il pianoforte), o il rap di Jax su “Anni amari”, un pugno nello stomaco per i “nati e cresciuti con Pino”, o il totale “smarrimento” interpretativo (e non solo) della Nannini, o la presenza de Il Volo che addirittura mortifica e compromette la performance di Mario Biondi… oppure tanti altri, e la lista sarebbe decisamente lunga.

Ma a mancare al live è sicuramente qualcosa di forte, molto forte, quasi prepotente, che arriva come a soffocarlo: manca la passione, la napoletanità, quella vera, verace, degli “scugnizzi” made in Napoli come Pino, che ritroviamo nelle immagini che scorrono sugli schermi dell’altro grandissimo artista napoletano scomparso, Massimo Troisi, o in alcuni interventi parlati, e che ritroviamo soprattutto alla fine, dove messi lì quasi “per scuorno”, così l’immenso James Senese e il maestro Enzo Avitabile si ritrovano perfetti “uagliun” in “Tutta n’ata storia”. E poi ancora, all’una passata, arrivano Tullio De Piscopo, “fratello” di Pino, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, con Tony Cercola e Raiz, in “Donna Cuncetta”: ecco come si canta Pino, è questa la maniera giusta. Pino non lo può cantare nessun altro, questo è un fatto che non si discute, ma almeno facciamolo cantare a chi la napoletanità la vive e non la interpreta “malamente”.

Perchè no, non ci si può improvvisare cantori della napoletanità. No, non ci si può improvvisare Pino Daniele.

Rai Radio2 Indie: dal 21 giugno nasce un nuovo canale radiofonico dedicato all’indie rock e alternative

La Rai sta per dare i natali ad un nuovo canale radiofonico dedicato alla musica indie rock e alternative, Rai Radio2 Indie. E’ stato annunciato oggi dal broadcast pubblico nel corso di un incontro dal nome “r(adio)evolution”.

La nuova radio di Viale Mazzini sarà disponibile già dal prossimo 21 giugno sulla piattaforma web e mobile Rai Play Radio, sul Digitale Terrestre Tv, sul bouquet Dab+ di RadioRai.

L’obiettivo di questa iniziativa, a detta dei vertici Rai, è quella di rilanciare la radiofonia e la presentazione dello spin-off del secondo canale. Ma non sarà l’unica novità, perchè oltre a Rai Radio2 Indie, verrà lanciato un altro canale radiofonico, ossia Rai Radio 1 Sport, al suo debutto nel periodo dei mondiali di calcio.

Non è un mistero che l’indie sta vivendo un momento d’oro in Italia ed è proprio al pubblico di questo genere musicale che la Rai si rivolge. In un comunicato di Viale Mazzini viene specificato che:

Paracetamolo di Calcutta sarà il primo brano di Radio2 Indie, ma non mancheranno artisti come Ghali, Iosonouncane, Liberato, Carl Brave, Maria Antonietta, Laszlo De Simone, Pop X, Tamburo, Verdena e anche tanti artisti internazionali, in un grande flusso di musica libera, sempre nuova, di tendenza, tutto in un solo canale, che non ha preclusioni di stili e suoni, ma con un unico comune denominatore: offrire sempre prima di ogni altro tutto ciò che fa stile. Sarà anche l’occasione per proporre concerti live, approfondimenti nel segno della musica, capaci di far entrare ancor più nel vivo gli ascoltatori radiofonici. Un segmento, quello individuato da Radio2, capace di completare l’offerta musicale e, al tempo stesso, intercettare nuovi pubblici con cui dialogare anche tramite social».

Pino è: questa sera allo Stadio San Paolo il GRANDE tributo al GRANDISSIMO Pino Daniele – Tantissimi gli artisti sul palco

Manca ormai poche ore all’evento “PINO È” (leggi nostro articolo), il più grande tributo live della musica italiana a PINO DANIELE, che si terrà questa sera allo Stadio San Paolo di Napoli, lui indimenticato figlio di questa terra, alle cui canzoni sono legate generazioni di napoletani, e non solo.

Tantissimi i fan in fila dalle 8 di questa mattina dietro le porte dello stadio partenopeo. L’apertura dei cancelli è prevista intorno alle 18.

Intanto si assiste ad una Fuorigrotta blindata. E’ in atto, da parte dell’amministrazione e delle autorità competenti, una corsa contro il tempo per scongiurare il rischio caos nel post concertone. Non è ancora chiaro come le migliaia di persone che assisteranno all’evento potranno rientrare a casa con i mezzi pubblici. Il Comune di Napoli ha scritto una settimana fa alla Regione Campania per chiedere di finanziare i servizi aggiuntivi su ferro, di Cumana (Eav) e linea 2 (Trenitalia). A sua volta Palazzo Santa Lucia ha fatto richiesta alle due aziende di trasporto per tentare di capire quanti treni e fino a che ora sarà possibile garantire i servizi.

L’eventoPINO È, trasmesso in diretta in prima serata su RAI 1 alle 20.30, sarà un’occasione unica e irripetibile per omaggiare la musica di Pino Daniele nel luogo simbolo della sua città, insieme ad alcuni tra i più grandi artisti del panorama musicale, ma soprattutto AMICI del cantautore napoletano.

 

Pino Daniele
Locandina PINO È

Oltre ai già annunciati ALESSANDRA AMOROSO, BIAGIO ANTONACCI, ENZO AVITABILE, CLAUDIO BAGLIONI, MARIO BIONDI, FRANCESCO DE GREGORI, TULLIO DE PISCOPO, ELISA, EMMA, TONY ESPOSITO, GIORGIA, J-AX, LORENZO JOVANOTTI, FIORELLA MANNOIA, GIANNA NANNINI, EROS RAMAZZOTTI, RON, TIROMANCINO, GIULIANO SANGIORGI, JAMES SENESE, ANTONELLO VENDITTI, Gigi DE RIENZORosario JERMANO, Agostino MARANGOLO, ERNESTO VITOLO per questa grande occasione saliranno sul palco dello Stadio San Paolo di Napoli anche  CLEMENTINO, Teresa DE SIO, Enzo GRAGNANIELLO, Irene GRANDI, Il VOLO, NCCP – Nuova Compagnia Di Canto Popolare, RAIZ,  Massimo RANIERI, Red CANZIAN, Francesco RENGA, Paola TURCI, Ornella VANONI.

E con la testimonianza di ALESSANDRO SIANI, GIORGIO PANARIELLO, PIERFRANCESCO FAVINO, ENRICO BRIGNANO, EDOARDO LEO, VINCENZO SALEMME, MARCO GIALLINI, MARCO D’AMORE, SALVATORE ESPOSITO, MARIANGELA D’ABBRACCIO, ENZO DECARO e non solo!

Inoltre, non potranno mancare le band storiche di Pino Daniele, Vai mo’ e Nero a Metà, amici, prima che colleghi, che hanno condiviso con Pino momenti di musica e di vita negli oltre 40 anni di carriera del cantautore napoletano.

È attualmente in radio e disponibile in digitale e su tutte le piattaforme streaming, “RESTA QUEL CHE RESTA” (leggi nostro articolo), lo straordinario nuovo brano inedito di PINO DANIELE, composto e inciso oltre 9 anni fa e ritrovato solo adesso, a tre anni e mezzo dalla scomparsa del cantautore napoletano, proprio adesso che ogni singolo verso assume per tutti un significato ancora più profondo.

Pino Daniele

Tutti i ricavati dalla vendita del brano e gli introiti netti legati all’evento “PINO È” saranno devoluti ai progetti benefici della Pino Daniele Trust Onlus, gemellata all’Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma – OPEN Onlus e della Pino Daniele Forever Onlus gemellata con Save the Children.

RTL 102.5, RADIO ITALIA, RADIO KISS KISS, RADIO2, RDS, RADIO DEEJAY, RADIO CAPITAL, RADIO MONTE CARLO e RADIO ZETA, i più importanti network radiofonici nazionali, saranno eccezionalmente insieme, a sostenere l’evento “PINO È”.

Al loro fianco, a sostenere l’evento, anche le principali radio locali: Kiss Kiss Italia, Kiss Kiss Napoli, Radio Marte e Radio Marte 2.
Promoter dell’evento www.fepgroup.it.

Intanto Poste Italiane rende omaggio a Pino Daniele con un folder filatelico realizzato in occasione del concerto tributo. Il folder filatelico, realizzato da Filatelia di Poste Italiane, contiene una cartolina che mostra in primo piano Pino Daniele intento a suonare la chitarra e un pentagramma sullo sfondo, e una tessera filatelica che ritrae il volto dell’artista. La cartellina filatelica, si spiega in una nota, è stata stampata in 20 mila esemplari ed ha un costo di 10 euro.

Durante il concerto sarà attivo il numero solidale 45585 “In Aid of Children” per sostenere Open Onlus e Save the Children

Pino Daniele – PINO È: fino al 10 giugno è attivo il numero solidale 45585 “In Aid of Children” per sostenere Open Onlus e Save the Children

Medimex 2018: quest’anno la nuova edizione si tiene a Taranto – Inizia questa sera l’International Festival & Music Conference

Medimex 2018, l’International Festival & Music Conference, apre questa sera i battenti.

Il Medimex, il salone internazionale della musica è un progetto di Puglia Sounds, un programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese. Il Festival quest’anno, per la prima volta, non si terrà a Bari, come di solito, ma a Taranto, dal 7 al 10 giugno; sarà questa una occasione importante per lacittà jonica, dato che quest’ultima sarà al centro della musica internazionale per ben quattro giorni, diventando così di fatto una vetrina importante per i musicisti e operatori del settore, italiano e di tutto il mondo.

Durante la conferenza stampa di presentazione del programma della nuova edizione, tenutasi presso il museo Marta a Taranto – che ospiterà, in esclusiva italiana, la mostra “Kurt Cobain e il Grunge: storia di una rivoluzione”, a cura di ONO Arte, con foto di Charles Peterson e Michael Lavine -, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha detto:

E’ un gesto di amore intelligente di tutta la Puglia verso Taranto, perchè Taranto, più il tempo passa, più nella coscienza collettiva dei pugliesi, degli italiani, diventa un’arma fondamentale di rivoluzione gentile […] Questo è un luogo dove la creatività in qualche maniera nasce dalla rabbia e la metabolizza, la trasforma in creatività. E’ tipico di tutte le grandi città. Taranto è una grande città, non è una provincia, è un luogo dove avvengono fatti storici. Naturalmente deve riprendere l’abitudine a giocare in questo campionato, che è il campionato dell’eccellenza italiana ed europea. E noi siamo tutti al fianco di questa città […] Il Medimex è un festival di cultura musicale che Taranto si è guadagnato organizzando a mani nude il concerto del primo maggio. Si è inventata questa incredibile avventura e abbiamo compreso che questa poteva essere una città nella quale la musica potesse svolgere un ruolo ermeneutico, per tirar fuori dal cuore dei tarantini ciò che di prezioso è custodito lì dentro […] Questo è solo l’inizio e speriamo di poter lavorare bene con tutta la città e poter costruire il futuro di Taranto non solo nelle trattative difficili dell’Ilva ma anche in mille altri eventi che possono rendere noto al mondo che Taranto è una città bellissima e merita di essere anche una città turistica“.

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Il programma dei 4 giorni sarà monto articolato e si svilupperà in molti dei luoghi più suggestivi del capoluogo Jonico: La Rotonda, la Villa Peripato, il MarTa, il Molo Sant’Eligio, il Castello Aragonese.

Circa cento gli appuntamenti, tra live, confronti professionali sulle opportunità del mercato mondiale, incontri per il pubblico nel contesto della rassegna Incontri d’autore in programma alla villa Peripato, con diversi artisti, anche italiani, fra cui Diodato e i fotografi Michel Lavine e Charles Peterson, Max Gazzè, Mirkoeilcane, Ultimo, Ghemon, Renzo Rubino, Giuliano Sangiorgi, Raphael Gualazzi, Emma Marrone, Paul Cook e Nitro, protagonista anche della Raffo Fest sulla Rotonda del Lungomare, il 9 giugno.

Inoltre ci saranno dj set, proiezioni, contest, showcase, presentazioni di libri, mostre e l’ironia e attesa presenza del sito satirico più famoso d’Italia, LERCIO, che interverrà durante le pause fra un concerto e l’altro.

Ci sarà anche il Medimex Music Market, un mercato internazionale del vinile delle etichette indipendenti dedicato ai collezionisti di musica, allestito nella Villa Peripato e organizzato da PopUp The Sunday, CoolClub, Display Agency, Discipline, No-de e Fiera del Disco Sud Italia. Il tutto sarà una sorta di grande fiera con espositori provenienti da tutta Italia ed Europa con l’intervento di diversi live set, dj set, conferenze con ospiti internazionali, brunch e aperitivi musicali e laboratori dedicati ai più piccoli.

Previste anche le scuole di formazione Puglia Sounds MusicariumSongwriting Camp Musicarium Advanced. Saranno presenti figure altamente qualificate come Marc UrselliMarc Plotkin e Tommaso Colliva.

Non mancherà anche una vetrina per i musicisti e gli operatori pugliesi, con diversi showcase aperti al pubblico rivolti agli addetti internazionali del settore, al Molo Sant’Eligio. Tre le varie sezioni, jazz e world, indie-rock sono stati selezionati Li Ucci OrchestraMaria Mazzotta DuoMassimo DonnoPaolo De FalcoMaelysEugenio Macchia Dialogue Trio, La MascheraJunior VConcertoRoberto Ottaviano GriotsThe Roots of UnityEnzo Bacco Quintet. In programma anche delle finali: quella della15ma edizione dello Sziget & Home Sound Fest 2018 e quella del contest per band emergenti Rec&Play, oltre all’esibizione del vincitore del #Gazzetta Music Contest.

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Durante il programma del Medimex tarantino, con la collaborazione di Apulia Film Commission, ci saranno in Villa Peripato omaggi cinematografici al mondo del grunge: il 5 giugno la proiezione di Kurt Cobain: Montage of Heck e Pearl Jam Twenty, il 6 giugno Sound City sullo studio di Los Angeles dove i Nirvana incisero Nevermind e L’amore è un gioco di Cameron Crowe.

Il programma prevede, inoltre, la presentazione di tre libri che raccontano momenti della storia del rock: La storia del punk di Stefano GilardinoAndy Wood. L’inventore del grunge. Vivere (e morire) a Seattle prima dei Pearl Jam di Valeria Sgarella Hendrix ’68-The Italian Experiencedi Enzo Gentile e Roberto Crema.

Il festival ospiterà nel Castello Aragonese l’installazione site specific Learning How to See in the Dark, un progetto visivo dell’artista americano Arthur Duff.

Tante le figure nella sezione professional con esperti del mercato mondiale della musica in cui artisti e operatori potranno incontrare nel Circolo Ufficiali della Marina Militare direttori di festival, responsabili di agenzie, etichette discografiche e stakeholder internazionali.

Agli incontri professionali e ai vari workshop ci saranno Paola Catò (Digital Sales & Partner Development Sony Music Italy), Maila Sansaini (Nuovo Imaie), Fernando Mantovani (Itsright), Matteo Fedeli (Siae), Claudio Buja (Universal Music Publishing), Marco Ornago (SCF), Guido Scorza (Lea), Chiara Santoro (YouTube Music Content Partnerships Manager), Matteo Fedeli (direttore sezione musica Siae), Dino Stewart (BMG), Dario Giovannini (Carosello Records), Lino Prencipe (Sony Music), Claudio Ferrante (ArtistFirst), Emiliano Colasanti (42 Records), Nur Al Habash, Carlo Alberto Biasioli (Social Media Manager) e tanti altri.

Questa sera si inizia con i Kraftwerk, gli indiscussi padri dell’elettronica mondiale, che si esibiranno sulla rotonda del lungomare di Taranto con lo spettacolo “Kraftwerk 3-D”. Domani sera invece sarà la volta dei Placebo. Il prezzo dei concerti sarà di 15 euro per una serata e 25 euro per l’abbonamento a entrambi.

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COS’È MEDIMEX

L’International Festival & Music Conference nata nel segno della connessione, internazionalizzazione, formazione, accompagnamento, quest’anno si svolgerà a Tarantodal 7 al 10 giugno 2018.

Appuntamento di riferimento per il mercato musicale italiano che vuole connettersi con la scena internazionale, durante quattro giornate dedicate al confronto sulle opportunità del mercato, all’approfondimento sulle sfide che le nuove tecnologie impongono, alla creazione di reti, ed alla promozione del proprio lavoro. Gli operatori professionali potranno incontrare direttori di festival, responsabili di agenzie, etichette discografiche, stakeholder internazionali, nell’ambito di panel, workshop, keynote, face to face(s), cui si andranno ad aggiungere i numerosi appuntamenti rivolti al grande pubblico: incontri d’autore, proiezioni, djset, mostre, installazioni, mercato del vinile e delle etichette indipendenti oltre a numerosi concerti e showcase.

La sezione live ospiterà numerosi artisti del panorama internazionale e nazionale e i talenti pugliesi. Già confermati gli headliner del Medimex che si esibiranno sul Main Stage nella rotonda del lungomare: giovedì 7 giugno i Kraftwerk, i grandi padri della scena elettronica mondiale, e venerdì 8 giugno i Placebo, una delle più importanti rock band del pianeta. La prevendita dei concerti è già attiva nel circuito online e punti vendita bookingshow: euro 15,00 per singola serata e abbonamento ad entrambe le serate ad euro 25,00.

Sabato 9 giugno, invece, sarà la volta della serata speciale, una grande festa per Taranto promossa da Birra RaffoMain Sponsor del Medimex 2018.

Tornano anche le scuole della musica: il Puglia Sounds Musicarium, scuola dei mestieri con autorevoli docenti che terranno lezioni rivolte ai più giovani e quest’anno, con una versione advanced, anche ai professionisti. Confermato anche il Songwriting Camp Medimex, in cui i giovani musicisti pugliesi potranno lavorare sul versante artistico a stretto contatto con affermati autori e produttori della scena italiana.

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PROGRAMMA MEDIMEX 2018

Giovedì 7 giugno sul main stage della Rotonda del Lungomare (ingresso a pagamento), di scena il dj e producer inglese Roni Size, i nuovi protagonisti della scena brasiliana Metá Metá e lo spettacolo tridimensionale dei padri della musica elettronica Kraftwerk. La serata proseguirà al Molo Sant’Eligio dove il rapper Dj Gruff incontrerà il trombonista pugliese Gianluca Petrella (a mezzanotte).

Venerdì 8 giugno, sempre sul main stage della Rotonda (ingresso a pagamento), il set di concerti prevede il giovane talento torinese Kiol, i Casino Royale e il concerto antologico dei Placebo. Alla mezzanotte ci si sposterà al Molo Sant’Eligio per il set dei Mangaboo (ingresso libero sino ad esaurimento dei posti).

Terza giornata di concerti, sabato 9 giugno, con il Raffo Fest, serata speciale a ingresso gratuito – sino ad esaurimento dei posti disponibili – promossa da Birra Raffo, main sponsor del Medimex 2018. Ad esibirsi saranno il Canzoniere Grecanico Salentino, il trio di rapper E Green, Fido Guido e Zakalicious, la nuova stella dell’hip hop, Nitro, e Daddy G dei Massive Attack. Ci saranno anche sei scatti inediti nella mostra Kurt Cobain & Il Grunge: Storia di una Rivoluzione. Fotografie di Michael Lavine e Charles Peterson, in programma dall’8 giugno al 1° luglio al MarTa (via Cavour, 10).

La mostra, a cura di ONO arte contemporanea, comprende 38 immagini di Peterson sulla nascita dei Nirvana, i concerti live e la scena Grunge e 40 scatti di Lavine estratti da servizi posati e immagini per le riviste. Gli “Incontri d’autore” si apriranno giovedì 7 giugno con Diodato e i fotografi Michel Lavine e Charles Peterson e proseguiranno venerdì 8 con Max Gazzè, Emma Marrone, Giuliano Sangiorgi, Raphael Gualazzi e Ultimo, sabato 9 con Ghemon, Renzo Rubino, il batterista dei Sex Pistols, Paul Cook e Mirkoeilcane, per concludersi domenica 10 con il rapper Nitro.

Ricca la sezione professional, con esperti del mercato mondiale della musica in cui artisti e operatori potranno incontrare, al Circolo Ufficiali della Marina Militare, direttori di festival, responsabili di agenzie, etichette discografiche e stakeholder internazionali. Fitto il calendario di panel, workshop e keynote, realizzato in collaborazione con Rockol Biz Events e numerosi i Face to Face(s), attività di networking con operatori delle scene world, jazz, indie, pop, rock provenienti da tutto il mondo. Tornano le scuole di formazione Puglia Sounds Musicarium e Songwriting Camp, la prima dedicata a temi trasversali e significativi delle professioni del settore, la seconda pensata per apprendere e perfezionare le diverse discipline della musica, da come seguire le reference musicali alla ricerca del giusto brano per il giusto interprete. Inoltre, quest’anno si aggiunge Musicarium Advanced, spazio interamente riservato ai professionisti con lezioni avanzate tenute da personalità di assoluto rilievo internazionale.

Al Medimex ci sarà anche una vetrina per i musicisti e gli operatori pugliesi, con gli showcase in programma l’8 e 9 giugno al Molo Sant’Eligio aperti al pubblico e rivolti agli addetti internazionali del settore. Per tutta la durata del Medimex sarà allestito nella Villa Peripato il Medimex Music Market organizzato da PopUp The Sunday, CoolClub, Display Agency, Discipline, No-de e Fiera del Disco Sud Italia, uno spazio riservato al mondo delle etichette indipendenti e a quello dei collezionisti di musica per una grande fiera con espositori provenienti da tutta Italia ed Europa e un fitto programma di live, dj set, conferenze con ospiti internazionali, brunch e aperitivi musicali e laboratori dedicati ai più piccoli.

Sono previsti anche omaggi cinematografici al mondo del grunge. Il programma include, ancora, la presentazione di tre libri che raccontano altrettanti momenti della storia del rock, l’8, il 9 e il 10 giugno nella Villa Peripato. L’evento ospita, inoltre, l’installazione site specific Learning How to See in the Dark pensata da Arthur Duff per il Castello Aragonese. 

 

Medimex è un progetto Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese nell’ambito del Fondo di Sviluppo e di Coesione 2014-2020 – Patto per la Puglia Area di Intervento IV “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali. www.pugliasounds.it

Alfonso Oliver: un giovane cantautore costruttore di sogni

La storia di Alfonso Oliver inizia nella città di Reggio Emila, ma come accade  il più delle volte nelle biografie di tanti artisti, anche la sua, ha saputo varcare i confini nazionali, arrivando fino in Ucraina, dove è  riuscito a portare in altro paese europeo, la bandiera della musica pop italiana. Ma Alfonso Oliver non ha portato in Ucraina, come nella sua città natale, soltanto le sue canzoni, o meglio, tramite questo ha portato molto di più…

Ci sono molte persone che serbano dei sogni e li custodiscono negli angoli più remoti della loro quotidianità, finendo talvolta per dimenticarsene; Alfonso Oliver, invece ha la capacità, di crederci fortemente in questi sogni, e il suo ultimo singolo, uscito per il pubblico ucraino, né è un valido esempio. ”VINCEREMO” – questo il titolo del brano, accompagnato anche da un videoclip realizzato con il solo uso del cellulare – è un inno alla forza dei sogni, al coraggio di afferrare le nostre aspirazioni e di portarle avanti con la convinzione di chi non si lascia abbattere dalle circostanze spesso avverse che finiscono poi, per mettere a freno il nostro entusiasmo. Il suo entusiasmo invece Alfonso l’ha abbracciato tutto quanto e raccolto nel testo di questa canzone, la cui impostazione in parte lirica della sua timbrica, gli ha permesso di trasmettere con la carica e l’enfasi giusta, un messaggio che si imprime chiaro e diretto all’orecchio di chi ascolta. Il successo ottenuto da questo singolo, che in pochissimo tempo ha cominciato a fare il giro delle più famose radio ucraine, grazie ai sottotitoli nella lingua nazionale del paese presenti nel video, ha ottenuto anche  un notevole numero di condivisioni sui social, a dimostrazione di quanto lo sguardo positivo e il sorriso rivolto agli altri – ma soprattutto verso noi stessi- siano atteggiamenti mai scontati e ultimante sempre meno diffusi, dei quali quindi non ci si deve mai stancare di ripetere.

Ma quelle dei social non sono state le uniche condivisioni ad aver coinvolto il progetto di Alfonso, la vera condivisone -vera perché reale e non soltanto virtuale- è stata quella che mi ha portato  a realizzare il mio di sogno, proprio attraverso la sua musica e, nello specifico, una canzone di cui ho avuto la soddisfazione di esserne la co-autrice e che, proprio di questo mondo virtuale, ha voluto dare una breve panoramica svelandone ipocrisie e contraddizioni. La canzone in questione è “BIG BROTHER”, un titolo che non a caso, riprende il quel profetico “1984” di Gorge Orwell, con un riferimento, nel testo, al celebre film di Peter Weir “The truman show. Entrambi opere queste, che offrono una fotografia della società attuale, volendo evidenziare quanto il sofisticato progresso tecnologico, abbia dato libero accesso all’invasione mediatica, ledendo poco a poco la nostra privacy. Il tema portante del brano è il controllo: una supervisione dei nostri più banali comportamenti, che nello tener conto di ogni nostro movimento, è capace oramai di tracciare l’intero percorso della nostra vita. Una vita che è diventata uno spettacolo continuo (“L’occhio che mi fissa ancora, sei in diretta ad ogni ora”) e che, anziché contrastare, siamo noi stessi a mettere in scena, attraverso un’ insaziabile smania di protagonismo. Il vedere noi stessi proiettati nello schermo di qualsivoglia strumento a nostra disposizione non fa che acuire il nostro ego, alimentando di continuo il desiderio di apparire (“fotogenico…l’autoscatto mi conquista…sono io il protagonista!”) all’interno di questa  rete virtuale in cui ci troviamo intrappolati senza via d’uscita.

E proprio il testo di “BIG BROTHER”, dopo aver concretizzato il sogno che le mie  parole, potessero prendere forma attraverso la musica e diventare così una canzone, ha portato Alfonso Oliver  a ritirare un premio alla carriera e uno per il brano stesso, niente meno che sul palco del teatro del Casinò di Sanremo! Proprio il 2 dicembre 2017 si è infatti tenuta la finale del Premio Battisti, un concorso musicale, volto alla scoperta di giovani talenti che mentalmente, proseguono quello che potrebbe essere oggi l’evoluzione della musica italiana.

Una soddisfazione dietro l’altra e un sogno imbastito da chi, ai sogni non smette per un attimo di crederci, e che qualora siano incerti o assenti, non esita a rimboccarsi le mani per cimentarsi a costruirne di nuovi.

Rock In Roma 2018: Presentata oggi la 10ma Edizione del Festival – Una straordinaria line up per quattro grandi location

Presentato oggi, in una conferenza presso i Musei Capitolini, ROCK IN ROMA, che quest’anno festeggia il suoi 10 anni di vita.

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Il festival, che si svolgerà dal 20 giugno al 26 luglio, annuncia “aperture” verso le nuove tendenze, e indica prestigiose location per i live in diverse zone della città capitolina: l’Ippodromo delle Capannelle come da origini d’elezione del festival, il Circo Massimo, il Teatro Romano di Ostia Antica e la Cavea dell’Auditorium – Parco della Musica.

In questi anni il Festival si è conquistato un ruolo di primo piano tra le rassegne internazionali più attese della stagione estiva, eleggendo Roma a capitale della musica, polo attrattivo per le rockstar e città immancabile nelle loro principali tournée.

Un traguardo raggiunto per i due fondatori Sergio Giuliani e Max Bucci che sin dalle prime edizioni del Festival immaginavano una Roma “internazionale”. Musicalmente viva, competitiva, invitante.

Rock in
Press Conference presso i Musei Capitolini a Roma

La Città Eterna si conferma, infatti, tra le più rock al mondo: da giugno a luglio tanti i nomi famosi della scena musicale internazionale e nazionale.

Quest’anno, per festeggiare il 10° anniversario del Festival, Rock in Roma presenta una straordinaria e ricca line up, modulata secondo i cambiamenti nel mercato musicale globale e secondo le tendenze emergenti della musica. E non solo rock.

Perché Roma avesse una nuova edizione da ricordare, il Festival “si è fatto in quattro”, dislocato come sarà su più location: all’Ippodromo delle Capannelle, sua venue storica, suonerannoTHE KILLERS, PARKWAY DRIVE + Thy Art Is Murder + Emmure, MEGADETH + Killswitch Engage, MACKLEMORE, DE ANDRÉ CANTA DE ANDRÉ, COEZ, POST MALONE + Dark Polo Gang, CARL BRAVE x FRANCO126, LO STATO SOCIALE, CAPAREZZA + Eugenio in Via Di Gioia, THE CHEMICAL BROTHERS, SFERA EBBASTA, MANNARINO, FABRI FIBRA.

Il Circo Massimo ospiterà l’evento ROGER WATERS.

Rock in

All’Auditorium Parco della Musica approderanno gli HOLLYWOOD VAMPIRES e il Teatro Romano di Ostia Antica farà da cornice ai concerti di JEFF BECK, CIGARETTES AFTER SEX MYLES KENNEDY + Dorian Sorriaux.

Questo è uno dei tanti motivi per cui il Rock in Roma è un “marchio” ambito che si è sempre più affermato nella comunità internazionale. Un “nome” che si è storicizzato nel tempo, frutto di un lavoro continuo e di una produzione di livello internazionale a Capannelle.

Un risultato confermato dalla straordinaria affluenza di pubblico: ad oggi si conta oltre 1 milione e mezzo di spettatori, e un numero sempre crescente di turisti stranieri in movimento verso il nostro Paese (dal 3% ad oltre il 35% dello scorso anno) per assistere ai grandi live che il Festival ha presentato in questi anni: Bruce Springsteen (straordinario il suo live act all’Ippodromo), The Cure, Radiohead, Slash, Atoms for Peace, The Chemical Brothers, Sigur Ros, Franz Ferdinand, Iggy & The Stooges. Da Snoop Dogg, Mark Knopfler, Ben Harper a Robert Plant, The Beach Boys, Motorhead, Nine Inch Nails, Skunk Anansie, Toto, Korn, ZZ Top, Duran Duran. Ma anche Battiato, Caparezza, Subsonica, Elio, fino a Neil Young – tornato a Roma dopo trent’anni di assenza.

Arctic Monkeys: “Tranquility Base Hotel & Casinò?” inizia a brillare solo dopo il tramonto – RECENSIONE

Nel 2006, poco dopo l’uscita del loro debutto rivoluzionario (“Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not”), qualcuno – più di uno! – si chiese: “Ma chi cavolo sono queste scimmie artiche?”. La considerazione che presto prese forma faceva riferimento alla band più vitale e intelligente del momento. Nel 2009, con l’avvento del terzo album, “Humbug“, la risposta poteva essere leggermente cambiata, perchè dopo qualche esperienza approfondita il quartetto, originario di Sheffield, proponeva qualcosa di più maturo e, pur mantenendo l’energia tipica della gioventù, virava decisamente verso una nuova fase musicale.

Arrivati al 2013 – e al quinto e quasi perfetto album “AM” – si è arrivati ad una chiosa definitiva che asseriva semplicemente che gli Arctic Monkeys erano probabilmente una delle più importanti band al mondo.

Ora tutte queste certezze pare siano da rimettere in discussione e si sente dire: “Chi cavolo sono gli Arctic Monkeys che hanno realizzato “Tranquility Base Hotel & Casinò?”

Tra un po’ di tempo questo “episodio” potrebbe essere ricordato come il seguito di una nuova, sontuosa, fase di vita musicale, o come… l’inizio della fine. Onestamente mi pare difficile capire o prevedere il punto di arrivo.

Arctic Monkeys

Diciamo intanto che “Tranquility Base Hotel & Casinò?” è completamente differente da ciò che è stato fatto prima e tutto nasce da un regalo ricevuto da Alex Turner in occasione del suo 30esimo compleanno: un pianoforte Steinway Vertegrand.

E’ questo lo start ad una nuova creatività di Turner, perché è proprio attraverso il cadeau che si è innescata una nuova – diversa – vena autorale  che lo ha portato ad allontanarsi in modo netto dai lavori pregressi, tanto che il disco potrebbe rappresentare una sorta di linea di confine tra il prima e il dopo.

In “TBH&C” raramente le chitarre si mettono in evidenza, se si fa eccezione per le note “grevi” che aprono “Golden Trunks” e alcune linee di basso in evidenza su “She Looks Like Fun” e “Four Out Of Five“.

Non è di per sé una critica, ma dopo i commenti universalmente plaudenti e iperbolici riversati su “AM” si capisce, forse, perché l’unica mossa conseguente della band poteva essere quella di fare un passo a lato, e anche se ciò inevitabilmente renderà parte dei fan infelici per la mancanza di brani come “Mardy Bum’s” o “Do I Wanna Know’s“, confrontare “TBH & C” con uno dei precedenti dischi della band appare esercizio inutile e irrispettoso di scelte che se ne infischiano degli onori guadagnati, forse semplicemente perchè in ballo c’è l’amore per la musica, e a nulla servirebbe il tentare di frenare le evoluzioni personali.

Questo album dovrebbe essere giudicato come un’entità separata – perché è così che i suoi 50 minuti di languida musica devono essere intesi – dove tutto appare cangiante, a partire dal ritmo; le tracce fluttuano una dopo l’altra, così come probabilmente le riflessioni e i flussi di coscienza di Turner, in movimento tra una realtà un pò scolorita e atmosfere auliche, prima di culminare nell’atteggiamento solenne di “The Ultracheese“, il brano conclusivo.

Tutti questi elementi contribuiscono nel creare un disco che è senza dubbio nuovo, inaspettato e concettualmente interessante.

E i significati?

Turner racconta nel brano di apertura, “Star Treatment“: “Volevo solo diventare uno dei The Strokes, ora guarda il casino che mi hai fatto fare“; subito dopo si addentra nel pianeta immaginario di Clavius delineato su “Four Out of Five” per poi dichiarare sul già citato “She Looks Like Fun”: “Sono così pieno di merda, ho bisogno di passare meno tempo in giro nei bar a parlare con estranei sulle Arti Marziali”.

Arctic Monkeys

Scritto e registrato in gran parte dal solo cantante nel suo studio di Los Angeles, è da considerare il frutto di un genio, oppure il lavoro di un uomo che cerca di svincolarsi da abiti che non gli appartengono più, utilizzando la sua maschera attuale, forse quella che avrebbe voluto usare da sempre.

Ma questo “dilemma” si ripropone ad ogni traccia: è davvero un lavoro fantastico o è solo interessante? Una volta superata la novità e l’intrigo, queste canzoni rimarranno e tornerà il bisogno di riascoltarle? Ed è qui che le cose iniziano a vacillare.

Ci sono momenti e sfaccettature davvero geniali disseminate in “Tranquility Base Hotel & Casino“, come la classica progressione di accordi di piano che sottende “One Point Perspective” o le armonie crooning in evidenza in “Four Out Of Five“.

Ma troppo spesso occorre impegnarsi per separare le canzoni l’una dall’altra. Ci sono pochi cambiamenti di ritmo e pochi mutamenti nell’umore generale, e appare faticoso afferrare immediatamente la trama, fatto inusitato per una band che ha scritto alcuni dei più grandi tormentoni dell’ultimo decennio.

In sintesi, un album che inizia a brillare solo dopo molteplici ascolti e quindi il consiglio è quello di avere un pò di tenacia e non lasciarsi scoraggiare… il pieno gradimento potrebbe arrivare.

Certo, non è meraviglioso imporsi un ascolto nella speranza che il piacere arrivi, soprattutto se si parla di una band che ha sempre facilitato la presa immediata suscitando in molti una… quasi devozione.

E allora… “Chi cavolo sono gli Arctic Monkeys?” Sembra che soltanto  il tempo potrà darci sicure indicazioni!

 Arctic Monkeys

TRACKLIST “Tranquility Base Hotel & Casinò?” – Arctic Monkeys

Star Treatment – (05:54)
One Point Perspective – (03:28)
American Sports – (02:38)
Tranquility Base Hotel & Casino – (03:32)
Golden Trunks – (02:53)
Four Out Of Five – (05:12)
The World’s First Ever Monster Truck Front Flip – (03:00)
Science Fiction – (03:05)
She Looks Like Fun – (03:02)
Batphone – (04:31)
The Ultracheese – (03:37)

 

Arctic Monkeys

Ariana Grande: traumi alla psiche dopo l’attentato di Manchester – Presentato live un nuovo singolo

Ariana Grande ha raccontato in un’intervista all’edizioneinglese di Vogue quello che ha sortito sulla sua psiche l’attacco terroristico compiuto il 22 maggio 2017, alla fine di un suo concerto all’Arena di Manchester, nel Regno Unito.

Oltre allo shock e il sentito dolore per la strage che ha coinvolto il suo pubblico, la 24enne popstar italo-americana ha dichiarato di soffrire anche di sintomi riconducibili ad una sindrome da disordine post-traumatico, una forma di stress che comporta una componente patologica reale:
Non credo che potrò mai parlare di ciò che è accaduto senza piangere“.

Ariana Grande ha inoltre aggiunto di non averne voluto parlare prima per rispetto delle persone che hanno subito sulla propria pelle gli effetti dell’attentato di Manchester – costato la vita a 22 persone, compresi diversi ragazzi e ragazze –  per mano dello jihadista kamikaze, simpatizzante dell’Isis, d’origine libica, Salman Abedi.

Intanto il 2 giugno, nel corso di un concerto eal Banc of California Stadium, esibizione live nell’ambito del Wango Tango (il festival organizzato ogni anno da radio KIIS-FM di Los Angeles), Ariana Grande ha presentato in anteprima “The light is coming” (che segue l’uscita del singolo “No tears left to cry”), un brano del suo prossimo album “Sweetener”:

Il nuovo album uscirà ad agosto, e le prevendite inizieranno il 20 giugno. Il 20 giugno avrete una nuova canzone intitolata ‘The light is coming’, alla quale partecipa la mia sorellona Nicki Minaj, e volevamo farvela ascoltare in anteprima stasera”.

Durante l’esibizione, in assenza di Nicki Minaj la strofa di quest’ultima è stata trasmessa in playback.

Classifiche Musicali YouTube: Ascolti YouTube al 3 giugno

Com’è noto oggi le visualizzazioni su YouTube sono un elemento di vanto per gli artisti, è facile che durante un’intervista si sottinei più quante visualizzazioni ha ottenuto la tale canzone, piuttosto che quante copie abbia venduto.

I vertici del più famoso distributore di video hanno annunciato, diversi giorni fa, una nuova esperienza attualmente attiva in 44 paesi (compreso l’Italia): le classifiche musicali YouTube (leggi articolo).

Da oggi su faremusic.it parte una rubrica che, di settimana in settimana, scala la classifica dei video più cliccati della rete.

Vediamo insieme la top ten YouTube diella settimana dal 27 Maggio al 3 Giugno:

In #10 posizione troviamo Luis Fondi con Echame la culpa (feat Demi Lovato) con 1.460m; alla #9 c’è Annalisa con Bye bye, per lei 1.530m di visualizzazioni; all’#8 ci sono Thegiornalisti con Questa nostra stupida canzone d’amore: 1.610m; alla #7 c’è Ghali con Cara Italia, 1.680m; alla #6 Emma Marrone con Mi parli piano, per lei 1.890m; alla #5 c’è Nicky Jam con X (feat J. Balvin), 2.120m; in #4 posizione Me contro te, videoclip Kira e Ray versione 3, 2.780m; arriviamo in posizione podio, alla #3, Young Signorino sfonda la soglia di 3 milioni di visualizzazioni (3.190m) con Mnah ha ha ha; nella #2 posizione c’è Alvaro Soler con La cintura, per lui 4.560m. In #1 posizione, con 4.580, ci sono J-Ax e Fedez con Italiana.

 

youtube
Classifiche al 3 Giugno – da visualizzare QUI

 

Per visualizzare la classifica vedi QUI
Cliccando QUI potete avere le info di riferimento e l’elenco dei paesi in cui queste classifiche sono attive.
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Alla prossima settimana.

Firenze Rocks 2018 al via: tutti i concerti, gli orari, i trasporti, parcheggi e info vari

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Firenze Rocks, in programma dal 14 al 17 giugno alla Visarno Arena di Firenze, è indubbiamente il festival più rock dell’estate italiana (leggi nostro articolo). Quest’anno sul palco salirà una line-up straordinaria, dai Foo Fighters ai Guns N’ Roses, dagli Iron Maiden a Ozzy Osbourne. Si prevede che il festival, alla sua seconda edizione, porterà in città più di 200mila persone, non solo dall’Italia ma anche da tutta Europa.

Ricordiamo che la location del Firenze Rocks, la Visarno Arena si trova all’interno dell’Ippodromo del Visarno, alle Cascine, uno dei parchi pubblici più grandi di Firenze, in linea d’aria non distante dal centro, o dalla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, che si raggiunge con la linea 1 della tramvia scendendo alla fermata Cascine oppure a Paolo Uccello. La Visarno Arena e tutta l’area del Parco delle Cascine non può essere raggiunta in auto perchè sarà chiusa al traffico, dalle ore 9, durante i giorni del festival. I blocchi saranno attivi in via del Fosso Macinante, in piazza Puccini e in via del Barco.

Firenze Rocks

In occasione del del Firenze Rocks la tramvia sarà in servizio anche di notte (fino alle 2:30 nei giorni di giovedì 14, venerdì 15 e sabato 16 giugno e fino alle 2 domenica 17 giugno). Il punto informazioni di Firenze Rocks è attivo ogni giorno dalle 9 di mattina nel piazzale delle Cascine.

L’organizzazione sconsiglia di arrivare fino in città in macchina, per la carenza di parcheggi. E’ consigliato lascisre l’auto, per chi proviene dall’autostrada A1 e dalla Firenze/Pisa/Livorno è consigliato il parcheggio (a pagamento) scambiatore di Villa Costanza, a  cui si accede direttamente dalle due direzioni dell’A1 tra le uscite di Firenze Scandicci e Firenze Impruneta. Il parcheggio permette di parcheggiare senza uscire dall’autostrada e raggiungere in breve tempo, a piedi, il capolinea della linea 1 della tramvia che in pochi minuti arriva alla fermata Cascine.

Per i diversamente abili è previsto un parcheggio riservato nel piazzale delle Cascine, antistante il poligono di tiro, con accesso da via del Pegaso. Sempre i portatori di handicap avranno a disposizione un’area riservata al lato del palco per seguire i concerti (previa prenotazione presso info@visarnoarena.it).

Firenze Rocks

Scalette Firenze Rocks 2018

14 giugno:

21:00 · Foo Fighters
19:15 · The Kills
17:30 · Wolf Alice
16:15 · Frank Carter & The Rattlesnakes
15:15 · Mama’S Anthem
11:00 · Apertura Porte

15 giugno:

20:00 · Guns N’ Roses
18:15 · Volbeat
17:00 · Baroness
16:00 · The Pink Slips
11:00 · Apertura Porte

16 giugno:

21:15 · Iron Maiden
19:10 · Helloween
17:45 · Jonathan Davis
16:30 · Shinedown
12:00 · Apertura Porte

17 giugno:

21:15 · Ozzy Osbourne
19:15 · Avenged Sevenfold
17:30 · Judas Priest
16:00 · Tremonti
15:00 · AMPHITRIUM
12:00 · Apertura Porte

Amelie esce con il singolo “Dentro una stanza” – VIDEO in Esclusiva

Amelie, al secolo Paola Memeo, dopo una pausa di 2 anni pubblica il suo nuovo lavoro “Dentro una stanza” con la produzione artistica di Giovanni Rosina per GiroStudio

In esclusiva per FareMusic, Amelie presenta il suo nuovo video per la regia di Michele Piazza, già regista per Paola Turci, L’Aura e Arisa.

Dentro una stanza” è un brano autobiografico, una stanza dove convivono ombre e coscienza, dispiaceri e insicurezze. Il tessuto sonoro del brano rievoca gli anni ’80 e ’90 (Depeche Mode in primis) che fanno parte delle radici musicali dell’Artista. L’Ep in lavorazione e di prossima uscita è una rilettura di brani di quel periodo, in collaborazione col suo producer Giovanni Rosina.

Compaiono anche elementi realmente presenti nella camera della propria infanzia ed adolescenza (come il pianoforte, la madre e i dischi). Il timore svanisce, tutto appare meglio di quello che sembrava perché finalmente guardato attraverso la lente della consapevolezza. Dentro a questa stanza ci sono però anche elementi positivi come la musica, da sempre una grande alleata e amica.

Già vincitrice del Premio Lunezia, Amelie vanta un curriculum artistico e di partecipazioni a manifestazioni indipendenti di grande spessore (Targhe d’Autore, Premio De Andrè, Premio Poggio Bustone per Lucio Battisti, Spazio d’autore).

 Amelie

La versione audio sui digital stores è reperibile su iTunes e Spotify

Si ringrazia Francesca Zizzari per L’Altoparlante (Ufficio Stampa)


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Guns N’ Roses: partito da Berlino il tour europeo “Not in this Lifetime tour”. Il 15 giugno il concerto al Firenze Rock – Scaletta completa

Guns N’ Roses in tour in Europa. La band di Axl e Slash, dopo aver messo on-line il mega box per celebrare “Appetite for Destruction” (leggi nostro articolo) – l’usita della raccolta è prevista per il 29 giugno – ha cominciato il tour europeo, il “Not in this Lifetime tour”, dall’Olympiastadion di Berlino.

Nel loro giro nel vecchio continente, i Guns N’ Roses approderanno anche in Italia il 15 giugno, al Firenze Rocks. La band aveva già suonato in Italia nel 2017, durante il mitico concerto di Imola della scorsa estate.

La scaletta proposta sul palco dell’Olympiastadion di Berlino (stessa scaletta che si suppone verrà proposta in Italia), è composta da cover e classici della band. E’ stata suonata anche “Slither” dei Velvet Revolver, band di cui, ricordiamo, dal 2003 hanno fatto parte Slash, Matt Sorum e Duff McKagan, insieme a Dave Kushner e al cantante degli Stone Temple Pilots, Scott Weiland.

Guns N'

SCALETTA tappa Berlinese “Not in this Lifetime tour” – Guns N’ Roses

It’s So Easy
Mr. Brownstone
Chinese Democracy
Welcome to the Jungle
Double Talkin’ Jive
Better
Estranged
Live and Let Die (Wings)
Rocket Queen Attitude (Misfits)
This I Love
Civil War
Slither (Velvet Revolver)
Speak Softly Love (Tema de “Il Padrino”)
Sweet Child O’ Mine
Wichita Lineman (Jimmy Webb)
Used to Love Her
Wish You Were Here (Pink Floyd)
November Rain 
Knockin’ on Heaven’s Door (Bob Dylan)
Nightrain

I Wind Music Awards 2018 questa sera e domani sera all’Arena di Verona – In differita su Rai1 prossimamente

E’ tempo di Wind Music Awards 2018. Rai 1 si appresta a trasmettere in differita, il 5 e il 12 giugno (visibili in streaming anche su RaiPlay) quello che andrà in scena sul palco dell’Arena di Verona questa sera e domani sera, dalle 20.30.
A condurre le serate saranno Carlo Conti e Vanessa Incontrada che premieranno la musica italiana tutta per i risultati raggiunti con i live e con le vendite certificate da FIMI/Gfk.

Qundi nessuna diretta tv per le premiazioni dei #WMA18 (questo l’hastag ufficiale dell’evento) quest’anno.

Alle due serate di premiazione in onda domani e martedì prossimo sulla rete ammiraglia nazionale se ne aggiunge una terza martedì 26 giugno, condotta da Federico Russo e Marica Pellegrinelli. Quest’ultima sarà una puntata che riassumerà il meglio dell’evento e il dietro le quinte, con interviste pre e post esibizioni, immagini inedite e con il racconto di quel che non si vede in tv. Le due serate televisive saranno trasmesse in simulcast su Rai Radio 2, con il commento di Carolina Di Domenico e Melissa Greta Marchetto, e su RTL 102.5, media partner dei WMA.

I Wind Music Awards sono realizzato da Wind in collaborazione con le Associazioni del Settore Discografico FIMI, AFI e PMI e con la collaborazione di SIAE e ASSOMUSICA. L’evento è prodotto da F&P Group.

WMA 2018: Esibizioni degli artisti durante le due sere

A quanto è dato sapere, quella che segue potrebbe essere la suddivisione dei cantanti nelle due serate live. Non è certo che la stessa si quella che verrà trasmessa in differita in tv.

Scaletta 4 giugno (e in tv il 5 giugno)

    • Claudio Baglioni;
    • Laura Pausini;
    • Cristina D’Avena Ft. Noemi;
    • Francesco Gabbani;
    • Ermal Meta;
    • Baby K;
    • Benji & Fede;
    • Emma;
    • Ernia;
    • Jake La Furia;
    • Madman;
    • Nek – Pezzali – Renga;
    • Riki;
    • Rkomi;
    • Takagi e Ketra Ft. Giusy Ferreri;
    • Thegiornalisti;
    • Ultimo.
    • OSPITE INTERNAZIONALE: Alvaro Soler e forse anche Rita Ora.

Scaletta 4 giugno (e in tv il 12 giugno)

    • Gianna Nannini;
    • Fiorella Mannoia;
    • Francesco Gabbani;
    • Ermal Meta;
    • Federica Carta Ft. La Rua;
    • Elisa;
    • Il Volo;
    • Negramaro;
    • Coez;
    • Dark Polo Gang;
    • Izi;
    • Maneskin;
    • Shade;
    • Thegiornalisti.
    • OSPITE INTERNAZIONALE: Mihail.

Sul palco dell’Arena ci saranno anche altri artisti per i quali al momento non si sa la loro collocazione in scaletta: Capo Plaza, Fabri FibraGue PequenoGhali, Giorgia, J-Ax e Fedez, Levante, Fabrizio MoroMostroNitro, Noyz NarcosSfera Ebbasta, Lo Stato SocialeTedua, Antonello VendittiZucchero.

I Premi

I Wind Music Awards premiano gli artisti italiani che nel periodo maggio 2017 – maggio 2018 si sono aggiudicati, con i propri album, le certificazioni FIMI/GfK Retail and Technology Italia:

    • Oro – oltre le 25.000 copie
    • Platino – oltre le 50.000 copie
    • Multi-Platino – in particolare 
        • doppio platino – oltre le 100.000 copie
        • triplo platino – oltre le 150.000
        • quadruplo platino – oltre le 200.000
        • 5 volte platino – oltre le 250.000
      • diamante – oltre le 500.000 copie

Verranno premiati inoltre i singoli che hanno ricevuto la certificazione Platino, e il Premio Live (assegnato in base alle certificazioni SIAE e ASSOMUSICA), che verrà consegnato agli artisti che hanno raggiunto i migliori risultati in termini di numero di spettatori ai loro concerti, sempre relativo all’anno maggio 2017/maggio 2018:

    • Oro – oltre i 40.000 spettatori
    • Platino – oltre i 100.000
    • Multi platino – oltre i 200.000

Nel Premio live ci sarà una sezione riservata agli spettacoli non musicali, Cinema Italiano e Teatro, che nel periodo maggio 2017/maggio 2018 hanno ottenuto il maggior numero di ingressi-spettatori.

Nel corso della serata di apertura, Assomusica consegnerà due Premi Speciali a due grandi stelle del panorama musicale italiano.

A Claudio Baglioni sarà assegnato il Premio Assomusica “Direttore artistico del 68° Festival di Sanremo” per il suo “straordinario sostegno alla musica italiana”, mentre a Laura Pausini verrà conferito il Premio “La Prima Donna‘Live’ al Circo Massimo”.

Vincenzo Spera ha dichiarato: “Sono due premi particolari e molto diversi tra loro tutti coloro che lavorano in ambito musicale dovrebbero essere riconoscenti a Claudio Baglioni, non solo per i suoi tanti successi, ma anche per la sua attitudine a reinventarsi continuamente, sempre pronto a nuove sperimentazioni artistiche. Laura Pausini, dal canto suo, è l’artista che più di ogni altra ha saputo sfatare tutti i tabu nella musica live: la sua prossima performance al Circo Massimo di Roma la rende, di fatto, la prima donna a cimentarsi in una sfida come questa”.

Sarà assegnato anche il Premio Assomusica al “migliore performer live” tra i Giovani di Sanremo.