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“Johnny Cash: Forever words”, l’album tributo con Willie Nelson, Elvis Costello e altri – RECENSIONE

Diciotto mesi fa, il 15 novembre 2016, venne pubblicato Forever Words: The Unknown Poems, una raccolta di lettere, poesie, testi, annotazioni, pensieri scritti da Johnny Cash nel corso della sua vita, ritrovati dopo la sua morte e mai pubblicati prima di allora.

In queste pagine è possibile osservare il mondo attraverso i suoi occhi e leggere le sue riflessioni da un intimo punto di vista, toccare con mano la sua fragilità cosí come la sua forza. Versi che parlano d’amore, sofferenza, libertà e morte, che esprimono considerazioni su cultura, vita familiare, sulla propria fama e persino sul Natale; probabilmente appunti per canzoni mai portate a termine.

Oggi questa raccolta di scritti è diventato un Album Tributo di 16 canzoni in cui familiari ed amici di Johnny Cash (Rosanne Cash, Carlene Carter, Kris Kristofferson, Willie Nelson) cosí come altri artisti forse  meno vicini al suo stile musicale (Kacey Musgraves, Chris Cornell, John Mellencamp, Elvis Costello) hanno accettato la sfida di metterli in musica.

Ho scelto artisti le cui storie erano in qualche modo vincolate a quella di mio padre – dice John Carter Cash, figlio di Johnny e produttore dell’album insieme a Steve BerkowitzÈ stato uno sforzo emozionante realizzare quest’opera, metterla insieme e presentarla a personaggi diversi che l’hanno portata a termine in una forma che credo mio padre avrebbe apprezzato”.

Johnny Cash

Proprio Willie Nelson e Kris Kristofferson, che insieme a Johnny Cash e Waylon Jennings verso la metà anni ’80 diedero vita al supergruppo The Highwaymen, aprono l’album con Forever/I still miss someone, un breve brano acustico (0’47”) affidato alla chitarra del primo su cui la voce del secondo recita i versi scritti da Johnny Cash poche settimane prima della sua scomparsa:

Mi dici che devo morire come i fiori che apprezzo,
niente rimarrà del mio nome, niente sarà ricordato della mia fama,
ma gli alberi che ho piantato sono ancora giovani
e le canzoni che ho cantato si canteranno ancora”.

Nel seguente To June this morning, un delizioso brano armonizzato a due voci, Kacey Musgraves col marito Ruston Kelly mettono in musica una lettera che Johnny scrisse alla moglie June Carter, scomparsa quattro mesi prima di lui. La lettera fu scritta nel febbraio del 1970, un mese prima della nascita del loro unico figlio John Carter Cash, che in questo brano riconosce le incrollabili speranze del padre nella bellezza del destino e di tutto il buono che questo riserva.

La bella voce di Brad Paisley intona Gold all over the ground calando l’ascoltatore in una tipica atmosfera country con i suggestivi abbellimenti di slide guitar e armonica oltre ai perfetti caratteristici impasti vocali nel ritornello.

“Se ti degnassi di essere mia non so cosa farei,
ma mi siederei per farti ascoltare per un’ora, forse due.
E allora sapresti che ho bisogno di te ogni giorno che passa,
i tuoi piedi camminerebbero sul velluto e oro tutt’intorno per terra.
Tutte le tue strade sarebbero in discesa, con un leggero vento in poppa,
un cielo pieno di diamanti e le tue notti non sarebbero scure.
Sí, ti piacerebbe veramente e qualora ti sentissi giù
ti offrirei mazzi di rose e oro tutt’intorno per terra.
Ti prenderei in braccio per farti attraversare ogni corso d’acqua
e ti avvolgerei di cortesie fino a farti stringere a me
Siederemmo sotto rami robusti, con le mie braccia intrecciate a te,
trasformerei il tuo verde in smeraldo e oro tutt’intorno per terra”. 

È quindi la volta di Chris Cornell a cimentarsi con You never knew my mind, uno dei suoi ultimi lavori prima della scomparsa avvenuta il 18 maggio di un anno fa. Un’interpretazione con voce sofferta ed a tratti strascicata per raccontare un testo che parla di un rapporto incrinato dall’incomprensione.

“So che senti il modo in cui sono cambiato,
ma non puoi cambiare il modo in cui mi sento,
a volte sono un’estraneo per te, un caso a parte
e penso che in qualche modo arriverai alla fine,
ma non sai come prenderla,
a volte sei un’estranea per me, un caso a parte.
Ci sono stati tempi allegri, ti sei sentita compresa,
eravamo spensierati, aperti e onesti,
amorevoli, semplici, gentili e veri.
E suppongo tu non abbia mai dubitato
che stavamo bene insieme.
Poi hai visto il cambiamento dolorosamente
e hai capito
di non aver mai capito veramente la mia mente”. 

The Captain’s Daughter è un altro brano in puro stile country, infarcito di slide guitar, fiddle, banjo e chitarre acustiche, interpretato da Alison Krauss & Union Station.
Il testo racconta una sciropposa storia di un povero ragazzo innamorato della figlia di un ricco capitano, proprietario della nave con cui solca i mari per trasportare merci pregiate.
La figlia sembra poco disposta a rinunciare alla propria vita agiata, anche se non è insensibile al fascino del ragazzo povero, ma bello.

Non è dato a sapere come va a finire, ma nell’ultimo verso il ragazzo la ammonisce dicendole:

Tuo padre ti ha dato una casa, ma tu non hai nessuno quando è via.
Io me ne andrò e ti lascerò completamente sola se la tua risposta sarà ancora no, no, no, no, no”. 

Jellico Coal Man è una ballata scritta, per quanto riguarda la parte musicale, e interpretata da T Bone Burnett, sorretta da una chitarra elettrica grattugiata ossessivamente sugli stessi tre accordi per tutta la durata del brano. Vi si descrive un personaggio d’altri tempi (il carbonaio, l’uomo del carbone) giocando sull’assonanza tra il nome del paese (Jellico) e coal (carbone). 

“Ho un campanellino nero attorno al collo e vi venderò il carbone a ceste o al pezzo,
vi venderò il carbone a galloni o a libbre e non dovrete cercarmi, sarò lì attorno.
C’è carbone soffice o carbone duro, ve lo porterò direttamente sul retro.
Avrò torte di cioccolato o di miele, credo ne avrò una fetta quando verrò a trovarvi.
Arriva direttamente dalla miniera di Jellico e riscalderà i vostri figli durante l’inverno.
Comincio a lavorare quando sorge il sole, mi vedrete arrivare col mio carretto a due ruote”. 

Rosanne Cash, figlia di Johnny e della sua prima moglie Vivian Liberto Cash Distin, ha messo in musica e cantato The Walking Wounded, una mesta ballata che parla di feriti che camminano, di un’umanità decadente, sconfitta, alla ricerca di valori e speranze soffocate dal progresso e dal consumismo… 

“Siamo in chiesa inginocchiati, siamo nelle metropolitane sottoterra,
siamo nei bar e per le strade, guidiamo camion e camminiamo un po’,
siamo nei mulini e nelle fabbriche, facciamo l’acciaio e tagliamo gli alberi,
un migliaio di cortili fissano come un vetro, ma ti vediamo quando passi.
Abbiamo perso le nostre case e i nostri sogni,
tutti i nostri obiettivi sono tornati ad essere schemi,
ci facciamo del male vicendevolmente e a noi stessi
dopo tanti traumatici discorsi.
Noi siamo i feriti che camminano.” 

John Mellencamp propone un altro brano tipicamente country, Them Double Blues, introduzione d’armonica a bocca, intermezzo di fiddle, banjo e chitarre acustiche a volontà per 2’50” di allegra festa campagnola, tra balli e barbecue.

Nel seguente Body on body Jewel riesce a creare una melodia accattivante sui soliti quattro gradi della scala maggiore (I-V-VI-IV), ben giocata tra la strofa quasi sussurrata ed il refrain a piena voce con l’acuto sapientemente collocato al posto giusto sul titolo della canzone. Arpeggi di chitarra acustica ed elettrica s’incrociano col pianoforte sorretti da un ritmo di batteria rotondo ed incalzante.

Ti chiedi come funziona l’amore vero,
nessuno può dirlo perché nessuno lo sa.
Come pioggia su una roccia, come una piuma nell’aria,
non c’è modo di saperlo, ma va da qualche parte.
Dove, però? Nesssuno lo sa.
È cuore su cuore, anima su anima,
corpo su corpo è come funziona.
Corpo su corpo è tutto quel che sa
Ti chiedi cosa sa l’amore vero
nessuno può dire come funziona,
semplicemente scorre.
Non ha senso, è come il sole a mezzanotte
e uno su uno è solo vinto (trad. letterale di “one on one is only won” gioco di parole assonanti)
quando sei sul suo trono”. 

Tutt’altra atmosfera per la stupenda I still love you, autentico gioiello uscito dalla penna di Elvis Costello dal sapore vagamente McCartneyano. Prezioso l’arrangiamento (ci sarà lo zampino di Diana Krall? Scommetto di  sí), introduzione di un ottetto d’archi seguita dall’esposizione del tema cantato con l’accompagnamento di un pianoforte su cui si inseriscono eleganti intrecci di clarinetto e tromba, quindi ancora gli archi ad allargare le armonie; gran classe, senz’altro il brano migliore dell’album. Struggente il testo.

Uno di questi giorni salirò volando
uno di questi giorni salperò oltre il blue
Mi è stato promesso che c’è un mondo migliore là fuori
Voglio che tu sappia che quando me ne andrò
ti amerò ancora.
Non sarò un estraneo quando raggiungerò il Paradiso
perché tu mi hai già dato il paradiso qui sulla Terra.
Se supererò la tristezza col cuore d’oro, è vero,
per quel che vale, ti amo ancora.
Uno di questi giorni, quando i miei problemi saranno finiti,
uno di questi giorni, quando tutte le mie sofferenze saranno passate,
uscirò cantando, sarà un giorno per cantarlo
e prometterò per l’eternità
ti amerò ancora”.

Carlene Carter,figlia di June Carter e del suo primo marito Carl Smith, ha messo in musica i versi di un toccante ricordo della madre con un brano che potrebbe appartenere alla miglior tradizione partenopea, con un incipit che ricorda Torna a Surriento e con tanto di mandoloncello che fraseggia in sottofondo per tutta la durata del brano. 

Un altro giorno sta calando verso ovest scivolando via,
rumori di macchine, motori, uomini si acquietano, meno che tenui.
Tramonto, conta la paga, il lavoratore dà il benvenuto al grigio
Molte mogli con un bacio sulla porta,
nuovo rossetto, mai usato prima.
Tramonto, gira la ruota
un aratore fischiandoti dietro dal campo
Molte madri contano un giorno in meno al ritorno di qualcuno
Una voce per ripetere qualcosa già detto col cuore in silenzio
ho pregato perchè ricevano il pane quotidiano
Milioni di cuori battono come un solo suono
nella perfezione dell’amore, insieme al tramonto
Madri, pastori, contano la tavola attorno.
Grazie al cielo le terre ci sono ancora al tramonto.
Tramonto, sabbia del deserto,
cominciano a rinfrescare la faccia bollente dell’abbronzato
Mi ha dato il suo giorno, lascia che io viva
ad ogni tramonto renderò grazie. 

Un versetto dal Vangelo secondo Matteo (11:28) “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” introduce “He bore it all” uno scatenato gospel ottimamente interpretato da Dailey & Vincent.

Cresciuto in una famiglia Battista, nonostante gli anni turbolenti dovuti all’abuso di anfetamine e alcool che lo portarono al divorzio dalla prima moglie, Johnny Cash era un devoto cristiano e studioso dei testi biblici; nel 1977 si laureò in Teologia e venne consacrato Ministro di Culto, scrisse anche un romanzo cristiano intitolato “Man in White” sulla vita di San Paolo.

Atmosfera a cavallo tra musica tradizionale giapponese, celtica e folk americano per il seguente Chinky Pin Hill ad opera del trio femminile I’m With Her formato da Sarah Jarosz, Sara Watkins, Aoife O’ Donovan. Curioso, interessante ed inaspettato, con armonizzazioni vocali che a tratti ricordano gli Zombies di She’s not there.

Anche nel seguente brano Goin’, Goin’, Gone interpretato da Robert Glasper, Ro James, Anu Sun siamo ben lontani dal tradizionale country. Un batteria dal suono asciutto in primo piano con un serrato ritmo su cui si appoggiano quasi in sottofondo un pianoforte che arpeggia i tre accordi che costituiscono la struttura armonica del brano e un basso. Nel refrain si aggiungono una chitarra distorta e le armonie vocali. Una canzone che mette in guardia contro gli abusi di droga e alcool, come recita l’interludio parlato.

“Stavo cercando di descrivere l’inferno del tentativo di restare vivo
stressato da anfetamine e barbiturici.
Come vedi è un circolo vizioso, le anfetamine mi tirano su
poi ci vogliono i barbiturici per tirarmi giù.
Volevo solo decollare, ero un relitto,
il punto più basso in assoluto, non avrei mai più potuto affrontare nessuno
son venuto meno con chiunque così tante volte e li ho feriti mentendo
ho pensato che avrei dovuto trascinarmi in una caverna e morire”.

Con What would I dreamer do? interpretata dai Jayhawks si torna alle più tradizionali atmosfere country, una ballata in 6/8 su un giro armonico I-II-IV, niente di nuovo, ma gradevole all’ascolto.

Chiude l’album Spirit Rider  uno spiritual affidato alla calda voce di Jamey Johnson accompagnata nelle strofe da un organo cui si aggiungono. a mano a mano, il basso, un’arpa, una sezione fiati e la batteria.

Non so che impatto possa avere quest’album sul mercato italiano, probabilmente sarà destinato ad una ristretta nicchia d’intenditori, ma è sicuramente una chicca imperdibile per gli estimatori di quel grande personaggio che è stato Johnny Cash.

Johnny Cash

Tracklist: Johnny Cash: Forever words

1. “Forever/I Still Miss Someone” – Kris Kristofferson e Willie Nelson
2. “To June This Morning” – Ruston Kelly e Kacey Musgraves
3. “Gold All Over the Ground” – Brad Paisley
4. “You Never Knew My Mind” – Chris Cornell
5. “The Captain’s Daughter” – Alison Krauss e Union Station
6. “Jellico Coal Man” – T. Bone Burnett
7. “The Walking Wounded” – Rosanne Cash
8. “Them Double Blues” – John Mellencamp
9. “Body on Body” – Jewel
10. “I’ll Still Love You” – Elvis Costello
11. “June’s Sundown” – Carlene Carter
12. “He Bore It All” – Daily and Vincent
13. “Chinky Pin Hill” – I’m With Her
14. “Goin’, Goin’, Gone” – Robert Glasper con Ro James e Anu Sun
15. “What Would I Dreamer Do?” – Jayhawks
16. “Spirit Rider” – Jamey Johnson

Teatro Regio di Torino salvato con banche e fondazioni

Sembra diradarsi le nuvole sul futuro del Teatro Regio di Torino e gli stessi soci tirano un sospiro di sollievo dopo i segnali positivi emersi tra la sindaca, il sovrintendente e ministero.

La Fondazione Crt e la Compagnia San Paolo hanno deciso di affiancare il comune di Torino mettendo a “disposizione le risorse necessarie per raggiungere l’equilibrio del Bilancio consuntivo 2017 del Teatro Regio, che dovrà essere approvato entro il 30 giugno“.

Le due fondazioni bancarie hanno ribadito il “pieno appoggio” all’ente nel Consiglio di Indirizzo riunitosi il 16 maggio e presieduto dalla sindaca Chiara Appendino.

Il teatro ha potuto quindi presentare la Stagione 2018-2019. In una nota ufficiale si legge che continua, “il lavoro degli Uffici del Regio, con la supervisione del sovrintendente William Graziosi per chiudere in pareggio” oltre che il lavoro, insieme al direttore artistico Alessandro Galoppini “per realizzare un progetto triennale che garantisca alta qualità artistica e sostenibilità economica“.

Il richiamo improvviso di Neri Marcorè, o il quadro naturale di Faber – “Come una specie di sorriso”, omaggio a De Andrè

Riflessioni dallo spettacolo Come una specie di sorrisoOmaggio a Fabrizio De Andrè di Neri Marcorè.
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Ho visto gli indiani marcare il territorio, stare fermi e senza armi da fuoco parlarmi d’amore: le loro anime macchiate di sangue stendersi come ventagli davanti ai miei occhi.

Ho visto chiaramente la signorina dalla gola finta e vergine, e la sua bocca sonora come ogni volta la prima volta.

Ho visto i fucilieri colpire Fabrizio, e l’erba del Supramonte ingiallirsi, diventare arsa dalla crudeltà.

Ho sentito le virtù teologali tenute nascoste, con la negazione dei vangeli e l’elevazione del denaro. Ho visto l’immagine incantata e generosa di Rimini, e il vento sulla notte di Teresa.

Ho sentito la voce di Neri guardare indietro per recuperare il suono di ogni strumento, essere un corno da caccia un’armonica meccanica o forse un richiamo improvviso: per combattere i malamenti; che poi sono  le mele del veleno, gli scheletri di Napoli.

Ho ascoltato Neri aumentare la dolcezza e le campane della gioia per Princesa: la sua avventura a occhi bendati, e la sua figa accarezzata come fosse una foglia.

Ho visto Neri essere la neve, un albero da frutto; essere un nome di fiamma e di colomba, essere il nudo e il nulla. O il fiore immortale.

E poi avvicinarsi le carrozze del dialogo, quegli zingari così vicini e subito dopo lontani come se ogni viaggio fosse una fine, l’annullamento.

Ho sentito addensarsi il cuore di Neri, esplodere contro i brutti cieli.

Io ho tentato di recuperarlo con le mie braccia prima di mettermi a piangere, perché la sua voce era un castigo un’accusa, un fiammifero in un mucchio di grano.

Il canto di Neri quella sera aveva una forza dura, fraterna, come un coltello o un filo d’erba: era fatto di gloria, del nuovo alito della resistenza. Era la polvere felice e d’oro, una consegna di luce.

Quella sera lui avrebbe ingoiato il mondo, per poi poterne fare un dolcissimo futuro.

Neri cantava e ci chiedeva di stare in silenzio e di tacere affinché ci raggiungesse la dannazione e poi la disobbedienza e poi il sapore anarchico della vita.

Neri cantava, ed erano acqua e sole Angelica Dettori e Flavia Barbacetto.

Neri cantava ed erano sposi, lame di follia o armonie ben ricomposte gli Gnuquartet.

Neri cantava perché voleva indebolire i termini della nostra civiltà, ogni piccolo angolo dell’incoscienza. Perché voleva sperdere la nostra arroganza.

Neri cantava e imboccava le strade opposte, le ramificazioni che dalla terra vanno all’universo.

Cantava, e suonava, ed era il fine ed era l’inizio materno della vita.

E il pubblico trionfante si voleva sganciare dalla realtà, perché aveva riconosciuto in Neri e Fabrizio il vantaggio dei Poeti. E applaudiva, applaudiva.

Elio e le Storie Tese alla tappa di Bari del ‘’Tour D’ Addio” – FOTO Esclusive

FareMusic era alla tappa barese, al Palaflorio, del “Tour D’ Addio” di Elio E Le Storie Tese.
I Crediti delle foto sono di Francesca De Luisi in esclusiva per faremusic.it

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Si Ringrazia la #FePGroup e soprattutto la#VurroConcerti – www.vurroconcerti.net di Pasquale Vurro e alla sua collaboratrice Greca Colamartino 

RECENSIONE DELLA TAPPA BARESE DEL CONCERTO DI EELST

Elio e le Storie Tese: Tappa di Bari del ‘’Tour D’ Addio” – RECENSIONE

Il rivoluzionario video This is America di Childish Gambino ha spiazzato l’America -VIDEO

Da giorni si fa un gran parlare di un brano da poco pubblicato e del relativo videoclip: si tratta di This is America, di Childish Gambino, alter ego musicale del poliedrico Donald Glover.

Alle prese con l’uscita del film Solo: A Star Wars Story, impegnato nella seconda stagione dell’incredibile serie Atlanta, in Italia in onda su Sky Atlantic, Donald Glover (attore, cantante, rapper, sceneggiatore, regista e DJ statunitense) ha da poco diffuso il suo nuovo singolo e soprattutto video,This is America, che ha scioccato critica e pubblico per il modo in cui affronta il conflittuale clima socioculturale in cui è costretta la comunità afroamericana negli ultimi anni.

Per comprendere la clip bisogna guardarla più volte: le immagini suggestive, la fotografia affascinante, celano infatti una serie di rimandi metaforici con cui Glover – sorta di menestrello che a prima vista ruba la scena al nitore straniante dello sfondo – vuole mostrare cosa significhi essere black oggi.

Childish Gambino
Crediti del FotoMontaggio Immagini ©FareMusic – FMD Copyright

Nell’America di Trump, delle armi e delle violenze della polizia – disegna per noi Glover mischiando sapientemente rimandi biblici  caricature razziali e riferimenti ai fatti di cronaca d’oltreoceano – essere neri significa veder vacillare sistematicamente la propria identità, piegata dalla cultura bianca dominante.

Ecco dunque Glover, movenze eccessive da novello Jim Crow, caricatura con cui i sudisti si prendevano gioco della cultura degli ex schiavi, agitarsi sullo sfondo industriale e metropolitano solo apparentemente candido, in realtà sporco, difficile habitat dei giovani afroamericani di oggi.

È la danza stessa di Glover a svelare, incarnandola, la violenza che spacca a metà gli Stati Uniti: prima colpisce alla testa a un uomo incappucciato che abbraccia una chitarra (l’artista Charles the Second, inizialmente scambiato per il padre del ragazzo ucciso senza motivo dalla polizia, Travon Martin), poi stermina un intero coro gospel, a richiamare i sanguinosi fatti di Charleston. E di nuovo balla, Glover, attorniato da studenti di colore impegnati nel gwara gwara (danza sudafricana resa popolare da star come Rihanna); si dimena in mezzi a resti di auto, uomini che fuggono, finché lui stesso deve scappare con la polizia alle calcagna.

Childish Gambino

Il brano afrobeat di Gambino, mentre ci scorrono davanti queste potenti “fotografie” della cronaca americana, appare allora tutt’altro che una lettera d’amore; è un ambiguo, allucinato messaggio di conflitto: “vogliamo solo divertirci e fare soldi“, recita il testo, ma la realtà è dura: “This is America / Don’t catch you slippin’ up! – Questa è l’America, non farti cogliere in fallo!

A finire sotto attacco è la politica della violenza, con le armi ormai “nel quartiere” e poi  quelle aspirazioni che per la comunità black sono anch’esse armi, perché veicolo di una pericolosa, schiacciante omologazione: “Look how I’m geekin’ out / I’m so fitted / I’m on Gucci / I’m so pretty / I’m gon’ get it – Guarda come mi appassiono, sono in forma, vesto Gucci, sono carino, tutto questo sarà mio“.

È l’America della brutalità di una polizia sempre più  militarizzata che si scaglia contro gli inermi Stephon Clark, ma è anche l’America dei giovani afroamericani che come “cagnolini” si fanno abbindolare dalla falsa promessa di uguaglianza, per sbattere la testa contro il muro non appena, smessi gli abiti Gucci, smettono di ballare l’ultima coreografia cool.

This Is America è una sirena d’allarme da ascoltare e riascoltare, guardare e riguardare, per comprenderne appieno la natura dell’ atto d’accusa – l’America è un Paese intriso di violenza che avvelena la comunità black – e autoaccusa – la comunità black non è immune da “colpe”; fotografia, scattata con rabbia, delle dolorose contraddizioni di una società.

Childish Gambino

Olivia esce con il singolo d’esordio “Non ho non so” – VIDEO in Esclusiva

E’ uscito NON HO NON SO (per la Fenix Entertainment) il singolo d’esordio di Olivia (all’anagrafe Arianna Silveri), talento cresciuto al CET di Mogol e vincitrice del Premio “La Compagnia di Donida” del Premio Donida.

Il brano è accompagnato da un video che FareMusic propone in esclusiva di seguito.

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INFO SUL VIDEO

Regia: Emanuel Lo
Direzione della Fotografia: Diego Buonanno
Produzione Video: Visionarilab Con la partecipazione di Antonio Balsamo
Stylist: Valentina Davoli
Mua: Claudia Lipari
Direttore di produzione: Giampaolo Tabacchi
Assistente alla regia: Silvio Tufanari
Assistente alla fotografia: Lorenzo Lecci

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Credit Photo: Stefano Morselli

BIOGRAFIA di Olivia

Olivia, all’anagrafe Arianna Silveri, è una cantautrice pop, nata il 12 luglio 1990 sotto il segno del Cancro e l’ascendente dell’Acquario. Per capire i suoi conflitti interiori e smetterla di dare la colpa alle stelle, un giorno Olivia, inizia a scrivere canzoni. La sua vita tutto sommato tranquilla, l’ha portata a sviluppare una forte fantasia ed empatia nei confronti di quello che la circonda, nei suoi testi analizza principalmente gli stati d’animo che le appartengono e che appartengono in qualche modo anche a chi le sta intorno. Tutto inizia quando, dopo circa 10 anni di studio, improvvisamente abbandona la danza e, nel 2010 inizia a dedicarsi al canto e al pianoforte; nell’arco di un anno inizia a scrivere i suoi primi brani (“E non ci penso più” e “Cara stella”) incoraggiata dal suo giovane maestro Alessio Nelli, con il quale nascerà un feeling emotivo e musicale che li porta tutt’ora ad affiancarsi e scrivere insieme canzoni come “Non ho non so” e “Non era un film”, i primi due singoli di olivia disponibili da Agosto 2017 su tutte le piattaforme digitali. Nel 2012 Vince una borsa di studio per il corso Interpreti presso il CET di MOGOL, studia con Carla Quadraccia (in arte Carlotta) e negli anni successivi si aggiudicherà altre due borse di studio grazie alle quali frequenterà il Corso Autori con Giuseppe Anastasi e il corso Composisitori con il Maestro Giuseppe Barbera. Inizia a perfezionarsi come interprete sotto la guida di Elsa Baldini e nel frattempo collabora come autrice con il M°Mauro Lusini, compositore di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Partecipa a premi come “Premio Donida” e “Musica è”, grazie al quale, nel 2014, con “La verità va detta tutta d’un fiato”, si aggiudica il premio “Miglior brano inedito”. Vincitrice del premio “Scrivi una canzone con Cheope e Giuseppe Anastasi” indetto dalla Zanichelli Editore. Ha partecipato alla finale del Premio Donida 2016 aggiudicandosi il premio “La Compagnia di Donida” e vince la prima edizione del Premio “Totò Savio” con il brano “Come mi pare”. A Luglio ha firmato il suo primo contratto discografico con la Fenix Entertainment e un contratto editoriale con la GIURO grazie ai quali ha pubblicato i suoi primi due singoli. Attualmente sta lavorando al videoclip di “Non ho non so” che anticiperà l’uscita di altri 3 singoli in fase di produzione.

 

Radio Italia Live – Il Concerto: Svelato il cast. Spazio alla trap e ospite internazionale Mika

Si rinnova l’appuntamento ormai abituale con il Radio Italia Live – Il Concerto, evento di inizio estate che riempie Piazza Duomo a Milano. In programma sabato 16 giugno, l’evento festeggia quest’anno la sua settima edizione e, per la sesta volta, conferma al timone la coppia Luca e Paolo.

Sempre con le orecchie tese a cogliere le novità della scena musicale tricolore, l’emittente ha deciso di dedicare una sezione alla trap, genere che sta spopolando soprattutto fra i giovanissimi. E complice la fine della scuola, non c’è dubbio che saranno in moltissimi ad assieparsi sotto il palco del RILIVE.

Crediti Ufficio Stampa

Radio Italia Live – Il Concerto 2018: ecco il cast completo

Saranno proprio gli artisti della sezione rap ad aprire il concertone milanese: annunciati sul palco (in rigoroso ordine alfabetico), Capo Plaza, Ghali, Nitro e Tedua. Seconda novità è la sezione denominata Fenomeni, a indicare giovani artisti che stanno raccogliendo molti consensi. A salire on stage il 16 giugno saranno MåneskinRiki Thomas.

Ma veniamo ai “Big”, che costituiscono il nerbo centrale della manifestazione per raggiungere la più ampia fetta di pubblico. Ad annunciare i nomi del 2018 è Mario Volanti, Editore e Presidente Radio Italia: “Il cast di quest’anno è particolarmente eterogeneo: ci prefiggiamo l’ obiettivo di raggiungere tutti i target, dai più giovani agli adulti. È il cast più corposo della storia di RADIO ITALIA LIVE – IL CONCERTO, con ben 21 artisti presenti: ringraziamo in maniera particolare il Maestro Santori che quest’anno ha dovuto arrangiare più brani rispetto agli anni precedenti.“

Ecco allora il cast 2018:
  • Annalisa
  • Biagio Antonacci
  • Caparezza
  • Elisa
  • Fabri Fibra
  • Giusy Ferreri
  • J-Ax & Fedez
  • Gianni Morandi
  • Thegiornalisti
  • Le Vibrazioni
  • Il Volo

A questi artisti si aggiunge un ospite internazionale, molto legato al Belpaese, ovvero Mika. Tutti saranno accompagnati dall’ Orchestra Filarmonica Italiana e il concerto avrà inizio alle 19:10 circa per consentire la chiusura entro la mezzanotte.

Ufficio Stampa

E per chi non potrà essere in piazza, l’evento è ben coperto anche via radio e tv: Radio Italia Live – Il Concerto sarà, infatti, in diretta su Radio ItaliaRadio Italia Tv (canale 70 DTT, 725 SKY, 35 TivùSat, solo in Svizzera Video Italia HD), Real Time (canale 31), Nove e in streaming audio / video su radioitalia.it. A questi si aggiungono anche tutti i social dei canali, sotto il segno dell’hashtag ufficiale #rilive.

Dischi e promozione, una piccola giungla tra televisione, radio, rete e classifiche

Emma Marrone con un’ospitata ad Amici, la trasmissione dove è nata la sua carriera, ha risollevato le sorti del suo album “Essere qui”, uscito lo scorso gennaio e presto scomparso dalle zone alte delle classifiche di vendita. Dopo due singoli accolti freddamente dal pubblico, “L’isola” ed “Effetto domino”, si è prontamente arrivati all’uscita di un nuovo estratto “Mi parli piano”, brano richiesto a gran voce anche dai fans sui social, che lo hanno etichettato come uno dei migliori del disco.

Dopo la partecipazione di Emma Brown al talent di Canale 5 ed essere tornata all’ovile da “mamma Maria, dove abbiamo assistito ad un improbabile duetto Belen/Emma in cui Emma imitava Belen che a sua volta imitava Emma, il disco è risalito fino a tornare nella Top Ten. Su Itunes è arrivato anche al 1° posto per qualche giorno, per poi scendere in posizioni più basse. Il nuovo singolo è entrato invece al n. 89 della charts.

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Emma e Belen ad Amici

Ovviamente, ed è superfluo ricordarlo, i numeri delle copie vendute o scaricate sono da contarsi con le dita di una mano o forse di due, ma questo non è un problema solo di Emma ma un po’ di tutto il mercato e soprattutto di quei personaggi troppo “pompati” mediaticamente negli anni e ora scoppiati come una bolla d’aria.

Comunque, questo è l’ennesimo esempio di come la televisione possa influenzare i gusti del pubblico. Vedremo se il disco potrà avere una seconda giovinezza o se è solo un fuoco di paglia.

Emma insiste nel dire che secondo lei è il suo miglior disco. Sul buon gusto della signorina Brown possiamo però avere dei legittimi dubbi, soprattutto se si fa riferimento alla Marrone come autrice, ma non solo. Non lontani sono i tempi all’Eurofestival del 2014 dove la Marrone si presentò con un look e una immagine di se improponibile, posizionando l’Italia al peggior piazzamento di sempre.

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E proprio parlando del festival della canzone europea, certi dischi prodotti dai nostri aspiranti big (fortunatamente non tutti)  hanno lo stesso suono da pseudo tarantella-pop che proponevano improbabili artisti dell’est europeo, la cui carriera iniziava e finiva con il festival canoro. Volete fare un passo avanti?

Il potere del mezzo televisivo è imponente, non c’è dubbio.

Spesso durante i vari Festival estivi, dal Festivalbar in giù, si presentavano negli anni ‘80 improbabili artisti perlopiù stranieri, spacciandoli per superdivi e riuscendo a piazzarli ai piani alti delle vendite.

Logicamente la maggior parte di loro durava il tempo di una stagione o forse due, ma tanto serviva per dare ossigeno alla casse assetate delle case discografiche. Un esempio lampante fu Nick Kamen. Madonna lo vide nel famoso spot della lavanderia in mutande, e gli creò una mini carriera, più mediatica che musicale. E dopo un paio di dischi è tornato da dove era arrivato… in lavanderia!

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Nei programmi del sabato sera italico, dagli anni ‘60 i poi, i più grandi cantanti presentavano i loro nuovi lavori, sicuri che dopo pochi giorni avrebbero raggiunto la vetta delle vendite.

Ai tempi le radio non erano così influenti sul mercato discografico e la tv era l’unico mezzo per farsi pubblicità, da Sanremo a Canzonissima. Per non parlare delle sigle televisive, che permettevano a personaggi prettamente televisivi di vendere vagonate di dischi, da Alberto Lupo a Raffaella Carrà, da Corrado a Pippo Franco.

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Anche grandissimi nomi, come Battiato e Celentano sfruttarono la tv per lanciare e rilanciare i propri dischi.

Battiato pubblicò nell’ottobre del 1981 “La voce del padrone”, che sfonderà il tetto del milione di copie, primo caso in Italia. L’inizio fu difficile, il disco vendeva pochino. Dopo un po di ospitate in tv e il video di “Bandiera Bianca”, a marzo 1982 il disco approda al 1’ posto e li vi rimarrà per 18 settimane.

Celentano, nel 1984, ormai all’apice della carriera cinematografica, Adriano incide “I miei americani…”, antologia di brani standard americani. Per la promozione giusta ci vuole la tv e così avviene. Ospite a Fantastico, improvvisa un balletto sulle note del singolo “Susanna”, accompagnato da una scatenata Heather Parisi, ed il disco fa subito centro, riportando Adriano in classifica dopo anni di latitanza.

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Diversamente da tutti, i rapper o trapper, nuovo fenomeno della musica italiana, hanno evitato sia le radio che le tv, sfruttando i video, la rete e il passaparola; i loro dischi stanno occupando da settimane tutte le posizioni più alte della classifica, anche a scapito di chi la TV l’ha usata, attraverso Sanremo per esempio. Indipendentemente dai gusti, e questa è forse l’unica novità nello stagnante mondo musicale italiano.

Vedremo come si evolverà.

Se un disco vende di più quando viene presentato in TV, vuol dire che è inutile fare promozione attraverso la radio ? O non per tutti gli artisti funziona così? Ci sono i “televisivi”, figli dei talent e di qualche dio minore, ed i “Radiofonici”, più impegnati e di altro spessore?

Ci sono soluzioni a questa diatriba? Forse no, forse l’unica sarebbe fare dei bei dischi… ma questo è un altro discorso, più lungo e complicato.

Grande asta a New York di memorabilia di Michael Jackson, Prince, Elvis Presley, Bob Dylan e tanti altri

Grande asta di memorabilia all’Hard Rock Cafè a New York dal 18 e 19 maggio.

In vendita abiti da scena, testi di canzoni scritti a mano, strumenti musicali e tanto altro, oggetti appartenuti a grandi artisti come Michael Jackson, Prince, Elvis Presley, Bob Dylan.

L’asta si terrà a Times Square, in un ristorante (che è anche una catena), l’Hard Rock Cafè, famoso per le memorabilia di star appese alle pareti. Il 18 Maggio verranno messi in vendita oggetti di Prince: una Schecter White Cloud, una chitarra elettrica commissionata dall’artista 2002 simile alla chitarra usata nel film Purple Rain nell’84, un abito di scena usato per il personaggio di Christopher Tracy nel film Under the Cherry Moon nell’86, un testo dell’86 scritto a mano del brano Miss Understood, una lettera scritta con inchiostro viola alla moglie Mayte Garcia dove dove l’artista dice di scusarsi per non averla tenuta in considerazione per il video Walk Don’t Run.
Verranno venduti anche delle chitarre che sono stato suonate da George Harrison e Bob Dylan.

Il Festival Internazionale Udin&Jazz non verrà più fatto a Udine: il “Jazz è antifascista” dichiara la direzione artistica

Il direttore artistico della 28ma Edizione del Festival Internazionale Udin&Jazz, Giancarlo Velliscig, durante la presentazione dell’evento, organizzato dall’associazione culturale Euritmica, ha dichiarato:

Questa sarà l’ultima edizione di Udin&Jazz a Udine, perché il jazz ha l’antifascismo nel suo Dna e dal fascismo fu bandito per questo suo presupposto genetico, quindi non intendiamo collaborare con una amministrazione comunale come quella in carica da qualche giorno, che ha chiesto i voti dei neofascisti e che li ottenuti per vincere […] Negli anni abbiamo sempre collaborato con le amministrazioni civiche indipendentemente dal loro colore ma per coerenza non possiamo farlo con un sindaco come Pietro Fontanini, che ha chiesto il sostegno dell’estrema destra cittadina e di CasaPound”.

Per quest’anno il Festival si svolgerà regolarmente a Udine dal 27 giugno al 24 luglio, visto gli accordi presi in precedenza , ma nella prossima edizione la manifestazione molto probabilmente si svolgerà in altre sedi.

Le Celebrazioni Rossiniane fanno vincere al comune di Pesaro l’Interactive Key Award

Il Comune di Pesaro si è aggiudicato l’Interactive Key Award nella categoria Media & Educational, P.A.

La comunicazione messa a punto per le per le Celebrazioni Rossiniane quindi ha vinto, premiando così la strategia di comunicazione digitale messa in atto dal sito www.gioachinorossini.it, che di fatto ha aiutato a promuovere con più efficacia Rossini e la sua città, Pesaro, in Italia e in tutto il mondo.

L’Interactive Key Award, alla sua 19ma Edizione, è una iniziativa promossa dal gruppo editoriale Media Key, che ha lo scopo di stimolare la creatività e lʼinnovazione tecnologica della comunicazione online, con lʼobiettivo di migliorarne lʼefficacia, la qualità tecnica ed estetica e favorire lʼaffermazione di un made in Italy del web. Il progetto “Rossini in chiave pop: la divulgazione culturale nell’era del digitale”, presentato a febbraio al MIBACT alla presenza del ministro Franceschini, è stato quello che più ha colto nel segno il senso del premio stesso.

A ritirare il riconoscimento al Nuovo Auditorium Iulm di Milano, l’assessore alla bellezza del Comune Daniele Vimini per il Comitato delle Celebrazioni Rossiniane, e Cristian Della Chiara coordinatore del progetto insieme a tre rappresentati di Websolute, società che ha realizzato il sito.

Rockin’1000: Courtney Love sarà l’ospite internazionale della nuova edizione di Tha’s Live

Come anticipato recentemente sui canali social di Rockin’1000, Courtney Love sarà l’ospite internazionale della nuova edizione di Tha’s Live (sabato 21 luglio presso lo Stadio di Firenze), il grande evento dove 1500 musicisti suoneranno all’unisono con un repertorio di 18 brani iconici della Storia del Rock.

Star della musica conosciuta a livello globale, Courtney Love si esibirà insieme a 1.500 musicisti allo Stadio Artemio Franchi di Firenze sabato 21 luglio nell’ambito di That’s Live 2018, il concerto benefico di Rockin’1000, la più grande rock band del mondo.

E’ la prima volta che un’artista di fama internazionale partecipa a uno spettacolo Rockin’1000: Love eseguirà due dei suoi più grandi successi come frontwoman della band Hole, “Celebrity Skin” e “Malibu”, oltre a una speciale “cover” (per ora ancora misteriosa) accompagnata dal chitarrista Tad Kubler. Il repertorio completo di Rockin’1000 That’s Live include un totale di 18 canzoni iconiche che ripercorrono la Storia del Rock.

Una parte del ricavato del concerto, organizzato da Rockin’1000 con il sostegno della Only The Brave Foundation (che ha contribuito a garantire la partecipazione di Courtney Love), andrà a San Patrignano, la comunità di Rimini che accoglie gratuitamente coloro che hanno problemi di tossicodipendenza ed emarginazione.

“La prima volta che ho visto il video di Rockin’1000, ho pensato: ‘Voglio farlo!'”, ha detto Love. “E’ stato incredibile vedere e ascoltare migliaia di musicisti in connessione con il pubblico con questa modalità così aperta e transculturale. Mi ha ricordato la prima scena punk, dove c’era una community incentrata sulla diversità e l’accettazione. Dopo aver saputo dell’impegno di Rockin’1000 e Only the Brave Foundation verso San Patrignano, realtà che combatte le dipendenze e l’esclusione sociale, ho deciso che dovevo farne parte.”

Courtney Love

Rockin’1000 nasce nel 2015

quando 1.000 musicisti si sono riuniti in un parco nella città di Cesena per suonare “Learn to Fly” dei Foo Fighters. Il video dell’evento è diventato virale (44 milioni di visualizzazioni e conteggi) e i Foo Fighters hanno risposto esibendosi in un concerto epico in città. Un anno dopo, i Mille si sono esibiti con Rockin’1000 That’s Live, il concerto che ha segnato la nascita ufficiale della band, riuscendo a riempire uno stadio da 14.000 posti. Nello stesso anno Sony Music Italia ha pubblicato un album del concerto, Rockin’1000 That’s Live – Live a Cesena 2016. Nel 2017, gli organizzatori hanno presentato il Rockin’1000 Summer Camp, l’iniziativa che ha unito musicisti e pubblico in Val Veny (Courmayeur), una location mozzafiato ai piedi del Monte Bianco.

“Sognavamo da tempo di assistere a un’esibizione dei Mille insieme a una star internazionale, quindi quando Courtney Love ha accettato il nostro invito ci siamo sentiti elettrizzati e onorati”, ha dichiarato Fabio Zaffagnini, General Manager di Rockin’1000. “Un grazie speciale a Renzo Rosso e Only The Brave Foundation che ci hanno presentato questa artista iconica. Siamo sicuri che sarà un’esperienza indimenticabile per lei e per tutti coloro che proveranno il brivido di assistere a questo mare di strumenti e voci”. 

Call per i musicisti

Rockin’1000 è alla ricerca di batteristi, chitarristi, bassisti, cantanti, percussionisti e fiati per unirsi alla performance di That’s Live 2018. I musicisti selezionati possono confermare la loro disponibilità e unirsi all’ensemble per esibirsi a Firenze il 21 luglio. I nuovi candidati possono iscriversi attraverso il form sul sito.  La call sarà ufficialmente chiusa il 30 giugno 2018.
 
Rockin’1000 That’s Live 2018 è stato creato e promosso da Rockin’1000 con il supporto di ACF Fiorentina e Only The Brave Foundation. Charity Partner: San Patrignano. Main Media Partner: Radio DEEJAY. Media Partner: Onstage. Sponsor: Nastro Azzurro. Partner tecnico: Human Company. Network: Arezzo Wave, Ravenna Festival, Home Festival e Celtica.

Courtney Love
Credit Photo by Terry McGinnis/WireImage
Bio – Courtney Love

Musicista. Cantautrice. Attrice. Attivista. Scrittrice. Provocatrice. Courtney Love è uno dei pochi artisti che rientrano in tutte queste categorie, una celebrità globale la cui vita e il cui lavoro sono impossibili da incasellare. Come fondatrice e frontwoman della band Hole e con il suo successivo lavoro come artista solista, ha aperto nuove strade, combinando testi di eccezionale acume intellettuale e spirito di osservazione con musica dal potere singolare e di grande intensità emotiva. Il suo lavoro è stato apprezzato dalla critica e confermato dal successo commerciale, in particolare con gli album “Live Through This” e “Celebrity Skin”. Oltre al suo impegno come attivista per questioni relative ai diritti degli artisti, Courtney continua a perseguire il suo amore per la recitazione e la produzione. Di recente ha completato la produzione del film di James Franco, The Long Home, basato sul romanzo d’esordio di William Gay con l’omonimo titolo. Ha partecipato alla stagione conclusiva della serie “Sons of Anarchy”, acclamata dalla critica, ospite negli show di successo “Empire” e “Revenge”. Dal 2015, ha recitato nella fortunata opera contemporanea di Todd Almond “Kansas City Choir Boy. “Love è apparsa di recente nel film “Menendez: Blood Brothers”. Il prossimo film vedrà Love accanto a Kristen Stewart, Laura Dern e Diane Kruger nel biopic di Justin Kelly JT su JT Leroy. La svolta nella sua carriera arriva con il ruolo tragico di Althea Flynt nel film del 1996 “The People vs. Larry Flynt” che le è valso una nomination al Golden Globe insieme ai riconoscimenti come migliore attrice non protagonista del New York Film Critics Circle e della Boston Society of Film Critics, tra gli altri onori. Courtney Love sta attualmente scrivendo un libro di memorie che sarà pubblicato da Dey Street Books.

Courtney Love
Fabio Zaffagnini
Rockin’1000

è un’organizzazione di fama internazionale che riceve inviti e proposte di collaborazione da tutto il mondo. Il progetto nasce da un’idea di Fabio Zaffagnini (Direttore Generale) in collaborazione con Anita Rivaroli (Direttore Artistico Eventi Speciali), Claudia Spadoni (Produttore Esecutivo), Martina Pieri (Responsabile Comunicazione), Mariagrazia Canu (Media Relations e PR Manager) e Cisko Ridolfi (Sound Manager).

Only The Brave Foundation

La Fondazione del gruppo OTB (Diesel, Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori, Viktor&Rolf, Staff International, Brave Kid) è stata creata nel 2008 con la missione di lottare contro le disuguaglianze sociali e contribuire allo sviluppo sostenibile di persone e aree meno avvantaggiate in tutto il mondo. L’organizzazione seleziona i progetti in base alla loro innovazione, impatto sociale diretto e sostenibilità. Fin dalla sua istituzione, Only the Brave Foundation ha investito in quasi 200 progetti di sviluppo sociale nel mondo, incidendo direttamente sulla vita di quasi 200.000 persone.

“HEY JIMI – THE ITALIAN EXPERIENCE 1968” dal 17 maggio alla Triennale di MILANO, mostra dedicata a Jimi Hendrix

Jimi Hendrix ricordato da giovedì 17 maggio al 3 giugno 2018 la Triennale di MILANO ospiterà la mostra “HEY JIMI – THE ITALIAN EXPERIENCE 1968”, un omaggio al più grande chitarrista della storia del rock a cinquant’anni dal suo primo e unico tour in Italia (Triennale di Milano – Viale Alemagna 6 – ingresso libero).

Hendrix

L’esposizione presenta una selezione dei materiali raccolti nel libro “HENDRIX ’68 – THE ITALIAN EXPERIENCE” (Jaca Book, pp. 272, euro 35), il nuovo lavoro del giornalista e storico musicale Enzo Gentile e di Roberto Crema. Un volume dedicato a quella prima e unica volta in cui Jimi Hendrix e i suoi Experience (Noel Redding e Mitch Mitchell) vennero in tour in Italia, nel maggio 1968, a Milano, Roma e Bologna. E proprio a Milano si esibirono in un indimenticabile concerto al Piper Club, situato negli spazi adiacenti alla Triennale.

Un tour di cui non esistono registrazioni audio e video ufficiali, ma solo il ricordo indelebile di chi è riuscito ad ascoltare dal vivo il “più grande chitarrista della storia del rock“.

Hendrix
Jimi Hendrix al Pipe – Crediti: Archivio Roberto Crema per gentile concessione di Jaca Book

È anche con questo spirito, per ricordare e documentare per chi non c’era, che, a 50 anni di distanza, nasceHENDRIX ’68 – THE ITALIAN EXPERIENCE. Foto inedite, testimonianze di decine di fortunati spettatori, tra cui spiccano i nomi di Renzo Arbore, Dodi Battaglia, Ricky Gianco, Fabio Treves, Maurizio Vandelli e molti altri artisti, una selezione di articoli e riviste originali, biglietti e altre memorabilia, accompagnati da contributi che fanno emergere il contesto musicale dell’epoca, internazionale e italiano, insieme a quello politico e sociale di una stagione fondamentale non solo per la cultura. L’introduzione del volume è firmata da CARLO VERDONE.

Calcutta: fuori il nuovo singolo “Paracetamolo” che anticipa l’album “Evergreen” – VIDEO

Calcutta esce con un nuovo singolo, “Paracetamolo“, il terzo estratto dal suo nuovo album in studio, “Evergreen” (per Bomba Dischi), in uscita il 25 Maggio, a due anni dall’album “Mainstream.

Il nuovo inedito segue i singoli “Orgasmo” e “Pesto” (leggi nostro articolo), ed è corredato da un video firmato dal regista Francesco Lettieri.

calcutta

Nei giorni scorsi Calcutta aveva fatto annunciato l’arrivo di un nuovo singolo, senza però specificare ne quando sarebbe uscito. Ora l’annuncio è arrivato con un semplice “Eccoci” postato sui social contemporaneamente all’uscita del brano.

Resa nota intanto anche la tracklist del nuovo album e l’ordine delle tracce fa pensare ad una storia d’amore, forse più di una intrecciate tra loro.

calcutta

Tracklist “Evergreen” – Calcutta

1)Briciole
2)Paracetamolo
3)Pesto
4)Kiwi
5)Saliva
6)Dateo
7)Hubner
8)Nuda nudissima
9)Rai
10)Orgasmo

Ricordiamo che il cantautore di Latina il 21 Luglio si esibirà allo stadio Comunale Domenico Francioni a Latina e il 6 Agosto all’Arena di Verona (leggi nostro articolo).

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TESTO “PARACETAMOLO” – CALCUTTA

lo sai che la Tachiprina 500 se ne prendi due diventa mille
si vede che hai provato qualcosina parlano, parlano le tue pupille
e adesso che mi prendi per la mano vacci piano
che se mi stringi così

io sento il cuore a mille
sento il cuore a mille

il Duomo di Milano è paracetamolo sempre pronto per
le tue tonsille
domani non lavoro e puoi venire un po’ da me
ma poi da me non vieni mai
che poi da te
non è Versailles

e adesso che mi prendi per la mano vacci piano
che sento il cuore a mille
io sento il cuore a mille
sento il cuore a mille

canto di gabbiano
dentro la mia mano
se siamo in metro in treno allunghi un po’
io sento il mar Mediterraneo
dentro questa radio
ti prego vacci piano che se mi stringi così

io sento il cuore a mille
sento il cuore a mille
io sento il cuore a mille
mille mille
sento il cuore a mille
mille mille
sento il cuore a mille

I 18 anni di “Due Destini” dei Tiromancino festeggiati con un duetto tra Zampaglione e l’Amoroso

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Perché siamo due destini che si uniscono
stretti in un istante solo
che segnano un percorso profondissimo dentro di loro

Eravamo da poco entrati nel nuovo millennio e ad un certo punto le radio cominciano a mandare in onda un brano stupendo, uno dei più belli del nuovo millennio, una canzone che diventerà uno dei capolavori dei Tiromancino nonchè colonna sonora di uno dei più bei film di Ferzan Özpetek, Le fate ignoranti. Ovviamente stiamo parlando della bellissima “Due Destini“, terzo singolo estratto dall’album “La descrizione di un attimo” del 2000 della band di Zampaglione.

due destini
Il video fu scritto e diretto all’epoca da Frankie hi-nrg mc e Riccardo Sinigallia

Quest’anno il brano compie 18 anni e Federico Zampaglione (fondatore dei Tiromancino) ha pensato bene di rendergli omaggio con una rivisitazione, un duetto con una delle voci dal timbro black più bello della nuova generazione della musica italiana, Alessandra Amoroso.

Zampaglione aveva già scritto, nel 2016, per l’Amoroso una canzone, Nel tuo disordine, il brano decisamente più bello dell’ultimo album dell’artista salentina, Vivere a Colori (leggi nostra recensione), una canzone di altri tempi che ha donato ad Alessandra una nobile connotazione artistica che la stessa ha ricambiato con una interpretazione matura e incredibilmente bella.

A novembre scorso, invece, Federico Zampaglione pubblica sui social una foto che lo ritrae assieme ad Alessandra Amoroso in studio di registrazione, e a corredo dell’immagine il cantautore scrive:

Una delle voci più potenti e calde che abbia mai sentito in vita mia“. Da quel momento le

Ora viene resa nota la collaborazione dei due artisti che insieme ripropongono una nuova versione di “Due destini”, in radio e in digitale da venerdì 18 maggio. In merito a questa news Zampaglione scrive semplicemente su Instagram:

Perché siamo due destini che si uniscono“.

due destini

Il duetto con l’Amoroso anticipa la pubblicazione del nuovo progetto discografico dei Tiromancino dal titolo “FINO A QUI“, in uscita il 28 settembre. Il nuovo album conterrà alcuni dei brani più significativi della band, riarrangiati e reinterpretati insieme a big del panorama musicale italiano, più alcuni brani inediti.

Per finire, le indiscrezioni dicono che il video di questo inedito duetto è stato girato in provincia di Latina, in quel di Sperlonga tra la Torre Truglia, il lido “Il Pirata”.

Pino Daniele: parte a dicembre i “Musicanti” lo spettacolo teatrale dedicato a Pino Daniele – Tutte le date

Pino Daniele, la sua vita e le sue canzoni, saranno i protagonisti di uno spettacolo teatrale, un musical, dal titolo i “Musicanti“, prodotto da Sergio De Angelis e diretto artisticamente da uno dei più sodali collaboratori dello stesso Danile, Fabio Massimo Colanti, che, in merito a questa iniziativa ha dichiarato:

Il progetto nasce dal mio bisogno di colmare un vuoto artistico e personale lasciato dalla prematura scomparsa di Pino. Il mio primo dilemma è stato relativo alla scelta dei brani, visto che Pino ne ha composti tanti. Altrettanto impegnativo è stato raccontare Pino e la sua musica senza di lui, senza averlo accanto. ‘Musicanti’ è un’opera emotivamente  avvincente e appassionante“.

Il tour teatrale, che partirà da Napoli, dal teatro Palapartenope, il 7 Dicembre, vedrà sul palco un cast di cantanti-attori e ballerini che si esibiranno sulle più belle melodie del cantautore partenopeo, tutte suonate dal vivo da musicisti prestigiosi (alcuni anche amici di Pino):

Alfredo Golino, batteria 
Mel Collins e Simone Salza, sax 
Dario Deidda e Jimmy Earl, basso
Hossam Ramzy, percussioni 
Elisabetta Serio, tastiere 
Fabio Massimo Colasanti, chitarra

A partire dall’anno prossimo lo spettacolo teatrale toccherà varie città d’Italia:

19 e 20 gennaio, Europauditorium – Bologna 
25 e 26 gennaio, Teatro Geox – Padova 
14 e 15 febbraio, Obihall – Firenze 
23 e 24 febbraio, Teatro Colosseo – Torino 
Dal 7 al 17 marzo, Teatro Arcimboldi – Milano 
Dal 7 al 12 maggio, Teatro Olimpico – Roma

Il produttore Sergio De Angelis ha dichiarato:

L’idea alla base dello spettacolo teatrale i ‘Musicanti’ è quello di portare la musica di Pino a confrontarsi con un linguaggio nuovo com’è quello dell’opera teatrale. A questo progetto ci avevamo pensato, sia io che Pino, già più di venti anni fa, ed ora vede la luce”.

pino daniele

 

Ricordiamo che il 14 Maggio, in contemporanea su 9 network radiofonici, è uscito l’inedito “Resta quel che resta” di Pino Daniele, in attesa del concerto tributo al San Paolo di Napoli il 7 Giugno (leggi nostro articolo).

Stefano Zonca: il nuovo singolo “E’ ora di uscire” – VIDEO

A  due anni di pausa  da “ASSIEME ALLA LUNA” il suo precedente singolo, torna il cantautore astigiano STEFANO ZONCA con un pezzo che segna il suo ritorno sulla scena musicale.

Un cantautore rock “outsider”, fuori da ogni logica di business e con un impatto live degno di nota.

Come dice STEFANO:

Le canzoni sono storie, sono attimi, momenti ben precisi che vogliono trasmettere qualcosa. 
Questa canzone racconta un momento particolare, ben definito… una storia forte in un momento difficile e la forza di rialzarsi sempre e comunque quando le emozioni sono talmente forti allora bisogna raccoglierle subito. 
Questa emozione per me si chiama E’ ora di uscire.

Il singolo è stato co-prodotto e co-arrangiato con Davide Ghione presso il V3Recording di Treville (AL) e masterizzato a da Pete Doell negli Stati Uniti.

Una ballata elettro-rock dove Stefano ha voluto lasciarsi contaminare da influenze elettroniche non tralasciando il suo stile personale e le sue chitarre elettriche. La batteria del pezzo è stata suonata da Dario Fiume mentre gli altri strumenti sono statti suonati da Davide Ghione e Stefano Zonca.

Il Video del brano disponibile su YouTube è stato totalmente realizzato da STEFANO ZONCA che ne ha curato personalmente riprese montaggio e regia.

Il Brano è disponibile in tutti gli Stores Digitali, in radio e sui social.

stefano zonca

 

Marco Mengoni news: una foto con Ernesto Lopez Cuba scatena la curiosità

E’ una foto su facebook ad accendere le speranze dei tanti fans in attesa: Marco Mengoni sta registrando il suo nuovo album, in uscita presumibilmente in autunno.

La foto, che lo ritrae in compagnia di Ernesto Lopez Cuba (tra le altre percussionista per Laura Pausini e Gianna Nannini), è accompagnata da una didascalia che non lascia alcuna ombra di dubbio.

L’artista multiplatino, in questi giorni a Milano, è dunque pronto a tornare con un nuovo progetto tutto da scoprire, a quasi tre anni dal precedente. L’estate d’attesa per i fans può finalmente iniziare.

Pino Daniele: on-air lʼinedito “Resta quel che resta”, un addio profetico pieno d’amore e emozioni

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Da oggi, in contemporanea su 9 network radiofonici, l’inedito “Resta quel che resta” di Pino Daniele, in attesa del concerto tributo al San Paolo di Napoli il 7 Giugno.

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Quando Pino Daniele scrisse questa canzone, il riferimento del testo era indirizzato ad una storia d’amore e di un addio. Ma ora, dopo la sua scomparsa, quelle parole suonano come una premonizione, una profezia, un testamento d’amore, una lettera d’addio verso tutti quelli che lo hanno amato, pubblico compreso, che dice loro che alla fine di tutto “resta quel che resta”… e a questa frase si può tranquillamente aggiungere che, quel che resta, è l’essenza di un grande artista che non morirà mai.

Alle 11 di oggi, a reti radio unificate, Rtl 102.5, Radio Italia, Radio Kiss Kiss, Radiodue Rai, Rds, Radio Deejay, Radio Capital, Radio Montecarlo e Radio Zeta hanno trasmesso l’inedito “Resta quel che resta” del cantautore partenopeo che ci ha lasciati prematuramente quel maledetto 4 gennaio 2015, un brano dall’incipit che non lascia spazio ad equivoci nell’immaginario collettivo:

Quando qualcuno se ne va/ resta l’amore intorno/ i baci non hanno più/ quel sapore eterno

Le chitarre che aprono il brano sono pura magia e la voce, la voce di Pino, entra nella pelle  provocando emozioni a cui è difficile sottrarsi.
Il brano, all’origine, era destinato al mini cd, di sei pezzi, “Acoustic jam” del 2009, un disco che completava il progetto iniziato con “Electric jam“, operazione che però non andò in porto per motivi di marketing. Il brano era conservato con altri provini e inediti, insieme ad una versione di “Europa” di Santana.

“Resta quel che resta”, che è stato lanciato oggi a sorpresa in radio, da venerdì sarà disponibile anche in digitale e su tutte le piattaforme streaming. Gli introiti, come quelli del concertone al San Paolo (leggi nostro articoloPINO È, saranno devoluti ai progetti benefici della Pino Daniele Trust Onlus, gemellata all’Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma – OPEN Onlus e della Pino Daniele Forever Onlus gemellata con Save the Children.

Ricordiamo che al grande evento del 7 giugno allo Stadio San Paolo PINO È saranno presenti alcuni dei più grandi artisti del panorama musicale italiano come Alessandra Amoroso, Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Mario Biondi, Francesco De Gregori, Ron, Tiromancino James Senese, Antonello Venditti, Emma, Elisa, Tullio de Piscopo, Giorgia J-Ax, Jovanotti, Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Eros Ramazzotti, Giuliano Sangiorgi, Loredana Bertè, Raiz, Massimo Ranieri, Paola Turci, Francesco Renga, Ornella Vanoni… e tanti altri

Michele Monina: “volete che continui a scrivere o che me ne stia zitto per sempre?” – Monina SI vs Monina NO

Da oggi su www.musicraiser.com viene aperta una raccolta fondi singolare, legata alla  volontà di “libertà di stampa e espressione” messa in campo da Michele Monina, e lanciata con l’hashtag #moninasimoninano.

Il crowdfunding prevede anche dei premi da parte di alcuni artisti, come di seguito viene spiegato dallo stesso critico musicale, Michele Monina, nel comunicato che segue.

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Comunicato Ufficiale – Michele Monina
Crowdfunding #moninasimoninano

Io, Michele Monina, vi sfido. Haters, lovers, fatevi sotto: volete che continui a scrivere o che me ne stia zitto per sempre?

Sono un giornalista scomodo, lo so. E per certi versi (forse) anche necessario. Scrivo di musica da oltre vent’anni, e da subito ho constatato quanto sia difficile esprimere la mia opinione senza sottostare a pressioni. Per questo, nel corso del tempo, ho scelto spesso di cambiare testata. È successo anche negli ultimi tempi, due volte. Ho così deciso di provare a ballare da solo, come Liv Tyler. Conscio di essere una firma che polarizza i lettori, dividendoli, che si tratti di artisti, addetti ai lavori, o semplici appassionati, tra chi mi ama e chi mio odia, ho deciso di lanciare una sfida. Metto in palio la mia libertà professionale: da un lato la possibilità di continuare a scrivere quello che voglio, dall’altro quella di ritirarmi.

Questo il senso della campagna realizzata con MusicRaiser: Monina SÌ vs Monina NO. Una campagna in cui i partecipanti potranno aggiudicarsi una serie di premi atti a finanziare la start up di un magazine (sviluppo del mio sito www.iltassodelmiele.com) o a sancire il mio definitivo ritiro dalla critica musicale. Una provocazione lanciata a chi mi ama e a chi mi odia.

A sostenere il SÌ tanti artisti – sotto trovate l’elenco – che hanno messo in palio memorabilia ed esperienze uniche da vivere con loro. Premi che verranno esposti a partire dal 15 giugno nel complesso di Borgo San Rocco, a Muggia (Trieste) e che verranno poi consegnati ad inizio settembre, nel corso di una grande festa-raduno. A sfidare il NO, per ora, me stesso, pronto a “pagare pegno” giorno per giorno con chi vorrà accettare il duello.

A decretare la vittoria del SÌ o del NO sarà la somma raccolta dall’una o dall’altra campagna. Ma siccome una sfida è una sfida, in questa campagna unica al mondo per la sua stessa natura, viene lasciata aperta la possibilità di ricevere nuovi premi da mettere in palio, e quindi nuove sfide da affrontare.

Haters, Lovers, fatevi sotto: Monina SÌ vs Monina NO. Io sono qui e vi sto già aspettando.

Contatto Michele Monina: michelemonina@gmail.com

Pagina campagna: http://m.musicraiser.com/monina

Social: https://www.facebook.com/iltassomiele/?ref=settings

Instagram: https://www.instagram.com/michele_monina/

monina

Artisti che hanno aderito:

  1. Niccolò Agliardi
  2. Alteria
  3. Ambra
  4. Roberto Angelini
  5. Annalisa
  6. Enzo Avitabile
  7. Baby K
  8. Francesco Baccini
  9. Luca Barbarossa
  10. Paolo Belli
  11. Alex Britti
  12. Bungaro
  13. Federica Camba
  14. Red Canzian
  15. Caparezza
  16. Sergio Caputo
  17. Luca Carboni
  18. Renato Caruso
  19. Piero Cassano
  20. Lodovica Comello
  21. Carmen Consoli
  22. Cristina D’Avena
  23. Gigi D’Alessio
  24. Dardust
  25. Enrico Ruggeri e di Decibel
  26. Chiara Dello Iacovo
  27. Andrea Delogu
  28. Dolcenera
  29. Elio e le Storie Tese
  30. Emis Killa
  31. En?gma
  32. Romina Falconi
  33. Finley
  34. Federico Fiumani
  35. Max Gazzè
  36. Ghemon
  37. Umberto Maria Giardini
  38. Giorgia
  39. Giorgieness
  40. Mauro Ermanno Giovanardi
  41. Paola Iezzi
  42. Immanuel Casto
  43. Vincenzo Incenzo
  44. Le Deva
  45. Ligabue
  46. Ylenia Lucisano
  47. Sananda Maitreya
  48. Diego Mancino
  49. Fiorella Mannoia
  50. Marco Masini
  51. Giulia Mazzoni
  52. Ermal Meta
  53. Ministri
  54. Andrea Mirò
  55. Simona Molinari
  56. Fabrizio Moro
  57. Motta
  58. Nek
  59. Nesli
  60. Enrico Nigiotti
  61. Noemi
  62. Omar Pedrini
  63. Piero Pelù
  64. Max Pezzali
  65. Pio e Amedeo
  66. Piotta
  67. Ilaria Porceddu
  68. Eros Ramazzotti
  69. Marina Rei
  70. Francesco Renga
  71. Ron
  72. Vasco Rossi
  73. Renzo Rubino
  74. Jack Savoretti
  75. Shade
  76. Syria
  77. Thegiornalisti
  78. Tiromancino
  79. Tosca
  80. Paola Turci
  81. Ultimo
  82. Zibba
  83. Zuccheromonina

ESC 2018: Israele vince l’Eurovision Song Contest – L’Italia di Meta&Moro arriva quinta

Si è conclusa la finale della 63ma edizione dell’Eurovision Song Contest, vinta quest’anno dall’israeliana Netta con il brano “Toy”. Al secondo posto si è piazzata la cipriota Eleni Foureira con “Fuego”. Terzo posto per l’austriaco Cesár Sampson con “Nobody but you”, e quarto posto per il tedesco Michael Schulte con “You let me walk alone”. Quinto e meritatissimo posto invece, con 308 punti, per i nostri connazionali Ermal Meta e Fabrizio Moro, che hanno presentato il brano vincitore di Sanremo 2018, “Non mi avete fatto niente“.

Eurovision
Netta, la vincitrice israeliana

La posizione in classifica dei due cantautori italiani è stata raggiunta soprattutto grazie al televoto che ha premiato i due come i terzi più votati con 249 punti, mentre dalle giurie sono arrivati solo 59 punti (l’unico paese che ha dato il massimo dei voti all’Italia è stata l’Albania, mentre da San Marino abbiamo ricevuto solo 4 punti).

Il voto della giuria italiana ha dato i suoi 12 punti alla Norvegia, e 10 ad Israele. La giuria italiana, la giuria italiana era composta dalle giornaliste Antonella Nesi e Barbara Mosconi, dalla soprano Silvia Gavarotti, dall’autore Matteo Catalano e dal jazzista Sandro Comini.

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Classifica finale – Eurovision Song Contest 2018

1 . Israele: Netta Barzilai – Toy
2. Cipro: Eleni Foureira – Fuego
3. Austria: Cesar Sampson – Nobody but you
4. Germania: Michael Schulte – You let me walk alone
5 . Italia – Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente
6. Repubblica Ceca: Mikolas Josef – Lie to me
7 . Svezia: Benjamin Ingrosso – Dance you off
8. Estonia: Elina Nechayeva – La Forza
9. Danimarca: Rasmussen – Higher Ground
10. Moldavia: Doredos – My lucky day
11. Albania: Eugent Bushepa – Mall
12. Lituania: Ieva Zasimauskaitè – When we’re old
13. Francia: Madame Monsieur – Mercy
14. Bulgaria: Equinox – Boxes
15. Norvegia: Alexander Rybak – That’s How you write a song
16. Irlanda: Ryan O’ Shaughnessy – Together
17. Ucraina: Mélovin – Under the ladder
18. Olanda: Waylon – Outlaw in ‘em
19. Serbia: Sanja Ilic e Balkanica – Nova Deca
20. Australia – Jessica Mauboy – We got love
21. Ungheria: AWS “Viszlat Nyar”
22. Slovenia: Lea Sirk – Hvala, ne
23. Spagna: Alfred & Amaia -Tu cancion”
24. Regno Unito: Surie – Storm
25. Finlandia: Saara Aalto – Monsters
26. Cláudia Pascoal feat. Isaura: O Jardim

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ESC 2018: la finale dell’Eurovision Song Contest questa sera – L’Italia tifa Meta e Moro

Questa sera, dall’Arena di Lisbona in Portogallo, ci sarà la finale della 63ma Edizione dell’Eurovision Song Contest, e sarà trasmessa in diretta su Rai 1 dalle 20.40. I commentatori italiani dell’ESC2018 saranno Federico Russo e Serena Rossi.

Come è noto, in gara per l’Italia ci saranno Ermal Meta e Fabrizio Moro, che si esibiranno con il brano vincitore di Sanremo 2018, “Non mi avete fatto niente“: l’esibizione del duo italiano verrà accompagnata dallo scorrere in sovrimpressione di estratti di testo in ben 15 lingue diverse.

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Una curiosità di questa edizione è proprio relativa alla “lingua italiana”. Pare che in competizione non ci sarà solo il brano di Meta e Moro cantato in italiano, ma anche quello dell’Estonia, che si presenta all’ESC con una canzone cantata in lingua italiana dal titolo “La Forza”, brano che a detta di molti somiglia molto ai brani che propongono di solito Il Volo.

Ricordiamo che i paesi finalisti sono 26; 6 di questi sono finalisti di diritto, perchè fondatori delll’ESC (Italia, Spagna, UK, Francia e Germania più il paese organizzatore, il Portogallo) e 20 ammessi dalle due semifinali.

L’ordine di esibizione dei finalisti sarà sorteggiato poco prima dell’inizio dell’evento questa sera. E’ solo nota la posizione del paese ospitante, già sorteggiato, il Portogallo, che si esibirà per 8vo.

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Scaletta – ESC 2018

1 Ucraina, Mélovin Under the Ladder
2 Spagna, Alfred & Amaia Tu canción
3 Slovenia, Lea Sirk Hvala, ne!
4 Lituania, Ieva Zasimauskaitė When We’re Old
5 Austria, Cesár Sampson Nobody but You
6 Estonia, Elina Netšajeva La forza
7 Norvegia, Alexander Rybak That’s How You Write a Song
8 Portogallo, Cláudia Pascoal feat. Isaura O jardim
9 Regno Unito, SuRie Storm
10 Serbia, Sanja Ilić & Balkanika Nova deca
11 Germania, Michael Schulte You Let Me Walk Alone
12 Albania, Eugent Bushpepa Mall
13 Francia, Madame Monsieur Mercy
14 Rep. Ceca, Mikolas Josef Lie to Me
15 Danimarca, Rasmussen Higher Ground
16 Australia, Jessica Mauboy We Got Love
17 Finlandia, Saara Aalto Monsters
18 Bulgaria, Equinox Bones
19 Moldavia, DoReDoS My Lucky Day
20 Svezia, Benjamin Ingrosso Dance You Off
21 Ungheria, AWS Viszlát nyár
22 Israele, Netta Barzilai Toy
23 Paesi Bassi, Waylon Outlaw in ‘Em
24 Irlanda, Ryan O’Shaughnessy Together
25 Cipro, Eleni Foureira Fuego
26 Italia, Ermal Meta & Fabrizio Moro Non mi avete fatto niente

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COME SI VOTA

Cominciamo con il dire che Meta -Moro non possono essere votati dall’Italia, perchè nessun paese può votare il proprio concorrente;

Si può solo televotare solo i brani di altri paesi, alla fine delle 26 esibizioni, ovviamente se piacciono.

Il pubblico italiano, per televotare (al massimo 5 voti), deve inviare un SMS al 4754750 con il codice della canzone, o chiamando da rete fissa il numero 894222, seguendo le istruzioni.Si può anche usare l’app ufficiale di Eurovision.

Ma il televoto non è l’unico modo con cui determinare la classifica: quest’ultima viene stilata tenendo in considerazione vari fattori in percentuale: 50% con i voti delle giurie nazionali e il 50% con il televoto.

I Paesi che hanno aderito a questa edizione dell’ESC sono 43 e ognuno di questi ha diritto a esprimere la propria preferenza tramite una giuria composta da esperti di musica che valuteranno la voce, il brano e la performance. A disposizione delle giurie nazionali ci sono diversi set di voti: possono assegnarne da 1 a 8, più un pacchetto da 10 e uno da 12.

Ad annunciare al pubblico in Eurovisione i voti delle giurie nazionali c’è un portavoce, e per l’Italia questi sarà Giulia Valentina; la giuria italiana sarà composta dalle giornaliste Antonella Nesi e Barbara Mosconi, dalla soprano Silvia Gavarotti, dall’autore Matteo Catalano e dal jazzista Sandro Comini.

Il vincitore dell’Eurovision Song Contest 2018 verrà fuori dalla somma dei voti del televoto e quelli delle commissioni delle nazioni.

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Come seguire l’ESC in tv e in streaming

Come abbiamo detto l’evento andrà in onda questa sera, dalle 20.40 su Rai 1 e Rai 1 HD (DTT, 501), oppure in diretta dalla tv di San Marino, RTV (TivùSat 73; Sky, 520; DTT, 73 in Emilia Romagna) e per chi è ai confini con la  Svizzera è possibile approfittare di RSI La1. La finale sarà anche trasmessa in live streaming su Raiplay e sul canale ufficiale YouTube dell’Eurovision Song Contest.

Si potrà seguire la finale anche su Rai Radio2 col commento di Carolina Di Domenico ed Ema Stockholma.

 

 

Federico Stragà e il ritorno con “Guardare Fuori” – INTERVISTA

E’ un grande ritorno quello di Federico Stragà, il cantante bellunese de L’Astronauta, e di altri successi partiti dal Festival di Sanremo nel ‘97, sotto la direzione vigile di Mara Maionchi, all’epoca ancora lontana dai riflettori. E’ uscito ieri in tutti i negozi e digital store il disco Guardare Fuori, con etichetta Alman Music. “E’ l’album numero 3 e mezzo”, come lo definisce lo stesso autore. In precedenza infatti, il suo discografico aveva pubblicato una raccolta, un album misto di brani inediti e non. Da qui, il “mezzo album” a cui allude puntualizzando, Stragà. Il disco è anche fisico, per la gioia di chi come lui, è cresciuto a cavallo tra il vinile e l’era digitale.

Dall’ultima partecipazione al Festival di Sanremo nel 2003, il lungo percorso di maturazione ha portato questo artista a confrontarsi con sé stesso e con la scrittura. Si è tolto ogni passione interpretativa, prima. Sfornando anche un disco dedicato a Sinatra, che lo ha portato a lungo in tour nel 2008, come interprete swing. Oggi Stragà è a tutti gli effetti un cantautore patentato. Questa volta siamo davanti a dieci tracce inedite, scritte di suo pugno in veste di cantautore. Il lavoro arriva dopo un lungo periodo di riflessione, e la nascita di una figlia ormai quattordicenne, alla quale si è dedicato a tempo pieno trasferendosi a Bologna. il primo singolo è uscito il 27 aprile. Si intitola Ho Esaurito la Paura.

Un giorno fa è uscito il video girato fra L’Aquila e Rocca Calascio (stesso set de il Nome della Rosa, film tratto dal famoso romanzo di Umberto Eco). L’Aquila: una città andata distrutta dal terremoto e ora in ricostruzione. Lo scenario del video non è casuale. Il messaggio è chiaro: dalle macerie si rinasce. La storia ispiratrice è vera. Il viaggio è introspettivo, e sfocia nel coraggio raggiunto dopo aver vissuto il peggio. Come racconta Stragà: “La canzone è ispirata ad un libro per ragazzi, Non Chiamatemi Ismaele, di M. Bauer, che narra di un bambino che aveva coraggio di affrontare tutti, compreso i bulli della scuola, perché anni prima, avendo provato così tanto terrore nel rischio di morire, aveva scoperto di avere esaurito la paura: lui non aveva più paura di niente! Mi piaceva questo concetto: dopo aver superato quel passaggio, tra vita e morte, il bambino era in grado di affrontare qualsiasi cosa senza paura. Nel disco ci ho messo dentro poi, alcune mie paure. La paura dell’altitudine, la paura del palco…

La paura dell’altitudine ci sembra ben superata, a guardare il video. Ma è sulla seconda paura, che cade l’occhio.

Stragà

Paura del palco?

Si. Anche se conosco i testi che canto, avevo paura di dimenticarli e così me li portavo sempre, pur non avendo bisogno di leggerli. Adesso posso stare sopra un palco senza i testi davanti perché Ho Esaurito la Paura

L’Aquila è stata lo scenario del tuo video uscito ieri. Perché?

Ho pensato di girarlo a L’Aquila perché ho pensato che una delle più grandi paure è quella del terremoto. Chi vive quella esperienza è una delle persone più titolate a dire: ho avuto la mia dose di paura, ho esaurito la paura! L’idea era quella di fare un video non basato su di una storia vera e propria, ma per legare le immagini delle macerie al concetto di paura. Coerente col tema della canzone e girato con l’intento di fare qualcosa per ricordare queste situazioni distruttive, di cui si parla molto non appena succedono. Ma poi sempre meno. Mentre nella realtà non narrata dai media, i terremotati vivono disagi per molti anni, e restano dimenticati. Abbiamo girato nella zona rossa, dove ci sono ancora delle macerie. Però abbiamo fatto vedere le macerie e la rinascita. La parte in costruzione è la città che rinasce. Questo progetto sostiene anche Ai.Bi, un’associazione per bambini, col progetto Un Paese Ci Vuole, che prevede la ricostruzione di una scuola a Montereale.

Come definisci il tuo disco?

E’ il mio primo disco da autore a 360 gradi. Ho scritto tutte le canzoni. Quando io e te ci siamo conosciuti io cantavo La Notte di San Lorenzo alle selezioni per Sanremo. La canzone non era mia: io la interpretavo. L’autore era Claudio Sanfilippo. Quando scendevo dal palco mi facevano complimenti come se l’avessi scritta io. Forse percepivano che nella mia vena artistica c’era dentro l’ascolto di molti cantautori. Non sono mai stato vissuto come un interprete, mentre spesso lo sono stato. Questo è il mio primo album da cantautore. Qui lo posso dire che è tutta roba mia.

L’ultima traccia è un singolo già pubblicato: Che Cos’è l’Arte. Come sviluppi il momento creativo?

Non cerco il momento ispiratore. Capita e basta. E’ un momento vero, intimo, tutto mio. Fatto di pensieri quotidiani e di sentimento. Per scrivere una canzone devo parlare di me: mi sono reso conto di questo. Ho messo a fuoco cose di cui non parlo mai. Cose che magari non pensavi nemmeno di dover raccontare. Il comune denominatore sono le mie sensazioni vere. La cosa che mi inorgoglisce di questo disco è il fatto che, piaccia o no, sono canzoni vere, sincere. Senza astuzie dettate da calcoli discografici. Tutto genuino. Gli arrangiamenti anche. Ho potuto fare un disco seguendo il mio gusto. Certi argomenti poi, li tratto col mio modo di sentire. La scrittura mi nasce spontanea da un giro di chitarra, da una frase automatica, che esce fuori spontanea. Quella mi indirizza verso il tema della canzone. Niente di studiato a tavolino. Anche se per finire la canzone ci vogliono mesi: se cerchi una rima, magari poi ti ci metti, a tavolino. Ma non è certo quello il motore iniziale. Le cose di cui vado più fiero sono quelle che non sono nate dal frutto di un ragionamento a monte.

“Ho esaurito la Paura” e “Guardare fuori”: c’è un nesso tra queste due canzoni?

Sono argomenti concatenati. Guardare Fuori dà il titolo al disco. E’ una canzone esistenziale. Come dice il titolo, c’è l’importanza basilare di guardarsi intorno. Nel mio caso serve anche per scrivere canzoni. Ma soprattutto per stare bene. Se ci guardiamo intorno e abbiamo interesse per le vite degli altri, stiamo meglio che non restando soli, con la nostra interiorità. Sono tornato a pensarla come facevo da bambino: il mondo è là fuori! Ci sono anche due canzoni che guardano più all’interiorità. E’ inevitabile. Si tratta di interiorità con cui fai i conti quotidianamente, in Un Giorno Magico. Indeciso, è uno sguardo sui vari tentativi di vincere i momenti bui o i momenti di indecisione rispetto alle cose.

C’è posto per l’amore?

Si, c’è qualche canzone d’amore. Una si intitola Preferisco, con un testo ironico e molti doppi sensi. L’altra, ha una atmosfera lunare. Si intitola I Primi di Marzo, e guarda l’amore da un punto di vista un po’ inedito, che comprende la dimensione della disperazione. Non ho trattato l’amore in senso classico, diciamo.

Parliamo del tuo staff di lavoro, degli arrangiamenti.

Nel disco c’è una minima parte di intervento tecnologico. Ho voluto che i pezzi fossero tutti suonati con strumenti veri: quindi c’è sempre la batteria, la chitarra, il basso. Ho ospitato amici per fare assoli di sax, armonica e violino. Ci tenevo a dare importanza alla musica anche suonata e forse per una forma di nostalgia che ho rispetto alla musica di un po’ di tempo fa. Quando i riff le intro contraddistinguevano molto le canzoni. Nel senso che te la facevano riconoscere fin dalle prime note. Adesso sembra che queste cose siano cadute in disuso. Mi piace dare importanza ai musicisti.

Con loro ti muoverai in tour, anche dopo la prima al Bravo Cafè di Bologna?

Si. A Bologna ho appena presentato il disco con un live che ha una formazione precisa. La nuova band è capitanata da Valerio Carboni: l’arrangiatore del disco.

Bologna e Carboni, viene in mente una parentela con Luca…

Lui non è parente di Luca Carboni, anche se è uno degli autori del nuovo pezzo di Carboni. E’ un ottimo autore musicista, sotto contratto con la Warner. E’ coproduttore del progetto e suona le tastiere. Poi c’è Daniele Morelli alle chitarre. Giambattista Giorgi al basso, e Alberto Paderni, il batterista attualmente in tour con Morandi.

 

Stragà

Il 26 maggio Federico Stragà sarà ospite al Fico di Bologna, nello spazio Fonoprint di Leo Cavalli, dove Pierfrancesco Pagoda presenterà il video legato allo show case. Il live non potrà che essere coinvolgente. Almeno quanto il disco: davvero fruibile, energico, fresco; a tratti riflessivo, pur mantenendo sempre connotati radiofonici. Da ascoltare tutto d’un fiato. Si sente, che l’amore per la musica scorre nelle vene. Con l’orecchio attento alle vibrazioni degli arrangiamenti, che trasportano in un limbo variopinto coinvolgente. Un pieno di singoli, riconducibili al migliore pop nostrano. Segno che questo artista raffinato non si è risparmiato. La strada è matura, risale le correnti superando le indecisioni della vita. I messaggi si fanno importanti, nascono da interrogativi profondi. E grazie a un linguaggio diretto, arrivano immediati, giocosi o poetici. La voglia di essere utili a quella società che soffre ed è la parte reale del Paese, ci fa sentire in pace con noi stessi. E poi c’è la magnifica dote vocale. Motivo che ha fatto vincere all’artista il premio Leggio D’Oro. Il timbro è quello incantevole di sempre. La sua è una voce che incide. E da incidere tante altre volte ancora. Bentornato, Federico Stragà.

Lenny Kravitz: fuori il nuovo esplosivo singolo “It’s Enough” contro le ingiustizie sociali- Il nuovo album a Settembre

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Lenny Kravitz è uscito con un singolo davvero esplosivo, “It’s Enough”, brano che anticipa il nuovo e attesissimo album dell’artista, l’undicesimo, “Raise Vibration”,  in uscita il 7 Settembre per la BMG, a quattro anni di distanza da “Strut”.

“It’s Enough” è uno dei brani più potenti e di impatto di tutto il repertorio di Kravitz, anche dal punto di vista lirico, perchè è una forte denuncia sullo stato attuale dell’America dell’amministrazione Trump, divisa socialmente e in conflitto come mai negli ultimi decenni. Tutta l’imponente e severa riflessione contenuta nella canzone viene rievocata, a muso duro, in un video di forte impatto e dalle immagini crude postato nella pagina facebook di Lenny Kravitz (vedi il video sotto).


Questo quanto dichiarato da Lenny Kravitz in merito al singolo e alla condizione in cui si trova la società Americana in questo periodo storico:

“Le persone stanno facendo sentire la loro voce,”
 ha affermato. “Non ne posso più del razzismo e del fatto che le persone di colore vengano trattate in modo diverso e addirittura uccise. Non ne posso più della guerra. Non ne posso più della distruzione del nostro ambiente naturale. Dobbiamo risollevarci, andare avanti verso una comprensione maggiore.”

In questo nuovo 11mo album Kravitz ha creato un connubio ancora più forte e imprescindibile tra rock, soul, blues e funk, un mix irresistibile che accoglie a piene mani, anche, l’attuale cultura giovanile, unendo a quest’ultima tutta l’esperienza e l’energia che ha accompagnato l’artista in tre decenni di carriera.

Lenny Kravitz

Questo nuovo lavoro dona al pubblico un Lenny Kravitz profondamente ispirato, come se la creatività dell’artista abbia trovato nuova linfa, una rinascita potente e audace, tale da poter affrontare con la musica e con i testi una lotta contro le ingiustizie sociali, un richiamo artistico alle armi che questo periodo richiede affinchè si racconti quello che i media, gli editori e i politici non dicono, o non dicono chiaramente.

Intanto Kravitz ha già iniziato un tour mondiale partendo dal Messico e presto sarà anche sui palchi di mezza Europa. In Italia lo vedremo il 16 luglio a Verona, il 18 luglio al Lucca Summer Festival e il 28 luglio al Collisioni Festival di Novello.

Lenny Kravitz

RAISE VIBRATION TOUR 2018 DATES – Lenny Kravitz

Gli Arctic Monkeys sono usciti con il nuovo album “Tranquility Base Hotel & Casino”

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Il nuovo album degli Arctic Monkeys, Tranquility Base Hotel & Casino, è uscito ieri 11 maggio (per la Domino Records) a cinque anni dal precedente disco “AM” del 2013.

Il gruppo musicale inglese originario di High Green, Sheffield, è l’ultima vera rock band della loro generazione, rimasti integri e fedeli a loro stessi e al loro sound, nonostante i profondi cambiamenti che sono in corso nell’ambiente musicale negli ultimi anni.

Arctic Monkeys

Tracklist “Tranquility Base Hotel & Casino” – Arctic Monkeys:

1. Star Treatment
2. One Point Perspective
3. American Sports
4. Tranquility Base Hotel & Casino
5. Golden Trunks
6. Four Out of Five
7. The World’s First Ever Monster Truck Front Flip
8. Science Fiction
9. She Looks Like Fun
10. Batphone
11. The Ultracheese

L’album, per scelta della band, non è stato preceduto dalla pubblicazione di nessun singolo prima dell’uscita di tutto il disco. L’unica cosa che ha preceduto l’uscita del nuovo lavoro è stato un trailer in cui emergevano atmosfere create da sintetizzatori in lontananza come se ci si trovasse in dimensioni fantascientifiche: insomma, un sorta di RIVOLUZIONE musicale.
Comunque il gruppo ha suonato in anteprima alcuni brani dell’album durante il concerto di debutto dei loro live del 2018, a The Observatory di San Diego il 2 maggio scorso.

Arctic Monkeys

In questi cinque anni di lontananza dalle scene, gli Arctic Monkeys hanno lavorato a progetti solisti: Alex Turner, nel 2016, ha curato il progetto “Everything You Have Come to Expect” del super-gruppo The Last Shadow Puppets; il batterista Matt Helders invece, sempre nel 2016, ha collaborato con Iggy Pop nell’album “Post Pop Depression”.

Gli Arctic Monkeys, capitanati da Alex Turner, un paio di giorni fa sono stata ospiti nell’ultima puntata del “The Tonight Show With Jimmy Fallon”, dove hanno suonato “Four Out of Five”, uno dei brani presente nel nuovo album.

Arctic Monkeys

Ricordiamo che, con il loro live, gli Arctic Monkeys toccheranno tutti i maggiori festival estivi, dal Southside allo Sziget (leggi nostro articolo). La band suonerà anche nel nostro paese:

26 e 27 MAGGIO AL ROMA SUMMER FEST- CAVEA AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
4 GIUGNO AL MEDIOLANUM FORUM di Assago – MILANO