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Amici 17 e la finale: un film già visto

Amici 17: alla finale vince Irama. Dei talent ormai s’è detto tutto e il contrario di tutto. Ma il peggio che poteva capitare a questo talent era l’insorgere dell’indifferenza suscitata che, insieme alla noia, ha caretterizzato l'ultima finale

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Dei talent ormai s’è detto tutto e il contrario di tutto. Li si è prima osannati e poi criticati, si son creati successivamente dibattiti, poi li si è sezionati e analizzati fino nei minimi dettagli. Ma il peggio che poteva capitare ai nostri era, ed è, l’insorgere dell’indifferenza suscitata. E si l’indifferenza che, insieme alla noia, ha caretterizzato anche l’ultima finale di Amici.

Qualche anno fa parlare di talent, in piena crisi della discografia e della musica tutta, mentre lo “stato liquido” dell’era della rete tutto travolgeva (e travolge, musica compresa), creava dibattiti interminabili, vivaci, passionali. Si discuteva sui “poteri”, più o meno palesi, che muovevano le fila del mainstream e della visibilità mediatica di “spettacoli televisivi” che creano idoli usa e getta, senza nessun vero rispetto per i talenti, o presunti tali, che passano attraverso la mattanza di un talent. E questo valeva (e vale) soprattutto per il talent più ambiguo e cinico di tutti, quello con il format targato De Filippi, ossia Amici.

Di anno in anno l’interesse verso questa trasmissione/talent sta registrando una parabola discendente impressionante, al di là di una questione meramente fisiologica; sarà colpa ormai dell’assuefazione, della noia, della mancanza di idee e novità.

Di anno in anno, soprattutto durante la finale, tutto sembra un film già visto e rivisto, un copia e incolla di tante altre finali, almeno da dieci anni a questa parte: una sorta di riproposta in loop della stessa solfa, un copione che si ripete all’infinito pur cambiando i nomi di chi vi prende parte. Il format di Amici si è adattato, di volta in volta, alle esigenze di rete per poter contrastare la concorrenza televisiva, cercando nel contempo, ma non sempre riuscendoci, di star dietro ai cambiamenti che l’epoca imponeva, soprattutto a livello di gusti e tendenze musicali. Quello che alla fine ne è venuto fuori, spessisime volte, sono episodi artistici sporadici, veloci e duraturi quanto stelle cadenti, convincenti quanto un dubbio inesorabile, solidi quanto del ghiaccio sotto il sole.

E mentre il mondo musicale affronta le sue rivoluzioni e stravolgimenti epocali, soprattutto relativi alla fruizione, ma anche alla produzione di musica che poi poco “musicata” è, il carrozzone “Amiciano” nelle sua apparente “dinamicità” nel tempo, è un mostro giurassico sempre simile a se stesso, un po’ Amici che fu nei tempi d’oro, un po’ “C’è posta per te”, un po’ “Uomini e Donne”, un po’ qualcosa di insipido di difficile collocazione televisiva e  soprattutto musicale (o simil tale), un po’ spettacolo fine a se stesso – messo in piedi per esigenze legate alle inserzioni pubblicitarie – che finisce con l’essere la brutta copia svilente dell’intrattenimento alla Tonight Show americano.

La Finale poi è il sunto del peggio e del logoramento a cui ormai questo programma non può più sottrarsi e dove, al tutto il resto, si aggiunge “la voce” di una stampa sempre troppo genuflessa, sempre poco critica e oggettiva, sempre troppo “Amica degli Amici”, situazione che, tra esagerati complimenti e affermazioni inverosimili, tende a mortificare sempre più il talento (o presunto tale) dei ragazzi, offrendo a questi delle amare illusioni che sono, alla fine della fiera, un boomerang pericolosissimo per il loro futuro.

Cosa scrivere quindi di quest’ultima finale? Nulla, se non: guardate alla voce “come sopra”… come nella precedente edizione, con l’unica differenza che l’anno scorso il vincitore portava il nome di Andreas, quest’anno di Irama.
Ad una certa poi ci si stanca davvero…

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