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Anthony Bourdain: il rock a tavola

Bourdain si è tolto la vita in Francia, proprio poche ore prima di registrare l’ennesima puntata televisiva in cui era protagonista indiscusso. Anthony ha concepito il cibo come uno strumento di conoscenza, e ha inteso la cucina come cultura, identità dei popoli, simbolo della loro storia.

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La morte di Anthony Bourdain mi ha profondamente colpito. Non riesci a spiegare perché un uomo di successo, felice di essere padre, con una vita piena di avventure, esperienze e talento riconosciuto in tutto il mondo, decida di suicidarsi in un giorno qualsiasi in una camera d’hotel senza lasciare nemmeno un messaggio. Se ne va, in silenzio, probabilmente consapevole di essere arrivato alla fine del suo viaggio.

Ho amato i libri di Bourdain in cui ha fatto a pezzi la vita del cuoco, tra eccessi e fatiche, sempre in bilico tra riconoscimento e delusione. In particolare il suo “Viaggio di un cuoco” da cui è nato il più bel format televisivo di cucina nel mondo. Un riconoscimento alla cucina popolare di ogni popolo della terra, dai pranzi per i matrimoni messicani, fino all’ultima trattoria in un villaggio sperduto ai confini del mondo. Cucina come cultura, identità dei popoli, simbolo della loro storia. Ricordo che convinse Barack Obama a partecipare a una sua trasmissione, cenando con lui in un ristorante asiatico non stellato, dove si preparavano piatti tradizionali deliziosi.

Bourdain

Bourdain ha portato lo stile di vita del rock a tavola.

Le vite degli chef assomigliano molto a quelle dei musicisti. Sono dei giramondo per natura. A volte si fermano un anno in un ristorante in un Paese, poi si spostano in un altro, e in un altro ancora. Cambiano abitudini, paesi, usanze, tradizioni, linguaggi e sapori attraverso il cibo. Ho conosciuto cuochi che hanno lavorato sulle navi e che una sera hanno ricevuto proposte di lavoro da un cliente conosciuto per caso, e alla fine della crociera hanno mollato tutto imbarcandosi su un aereo per un Paese lontano, già con un contratto in tasca. E’ il viaggio, l’esperienza, la voglia di conoscere gente diverse che muove la vita di uno chef, così come quella di un musicista rock.

Credo che Bourdain abbia mangiato di tutto, tranne il cervello di scimmia  che è un cibo pericolosissimo. In televisione si è prestato solo una volta come tutor in un food contest. Si vedeva che non era a suo agio come giudice con il compito di eliminare un giovane chef o aspirante tale. Ha concepito il cibo come uno strumento di conoscenza, esattamente come la musica.

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E allora non ti spieghi il suo gesto finale, se non per il fatto che invecchiare non è mai considerato in questo mondo, un valore. Ultimamente era molto invecchiato almeno esteticamente. Lontano dal trucco televisivo, riportava sul suo volto le rughe e i segni di un’età non più giovane, che poi, come i fusti degli alberi, rivelano indelebilmente il percorso del tempo. Questa società espressione della nostra civiltà occidentale, non apprezza gli anziani, gli uomini d’esperienza, i saggi. L’ultima civiltà ad averli celebrati e consacrati è stata quella dei nativi nord americani. Poi il consumo, il denaro, il potere, il mito della gioventù perenne li ha spazzati via, chiusi nella loro solitudine. Forse Bourdain  ha sentito questo pericolo, nonostante fosse ancora attivissimo e apprezzato.

Si è tolto la vita in Francia, proprio poche ore prima di registrare l’ennesima puntata televisiva in cui era protagonista indiscusso. E allora nel suo caso fai veramente fatica a spiegare il suo gesto. Resta più comprensibile quello di Cobain o di tanti altri artisti rock che hanno amato così tanto la vita fino al punto di farne a meno. Scelte legate alla filosofia del morire giovani tra disincanto e mito.

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Nella cultura rock, l’essere immortali ad eccezione dei Rolling Stones, non esiste. La vita è una sfida che non significa certo, eroismo di vivere in un mondo che non ti piace affatto. Non so quale grado di consapevolezza esistenziale abbia raggiunto Bourdain prima di compiere l’ultimo passo, ma non credo che il suo gesto non fosse stato profondamente analizzato e infine accettato. Nel suo caso e in molti altri, il suicidio rappresenta persino un atto d’amore, anche se rattrista tutte le persone che lo amano.

Mi piace immaginarlo davanti alla porta di un ristorante mentre bussa canticchiando “Knockin’ on Heaven’s Door”, e poi sedersi a un tavolo insieme a Jimi Hendrix ordinando nuvole di mais.
Ciao Anthony.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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