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domenica, Agosto 9, 2020

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Tributi Italiani? P…ino a un certo punto

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Confesso di non aver visto in tv tutto lo show del tributo a Pino Daniele per cui non posso scriverne in modo approfondito. Ho visto a zapping la Nannini, la Mannoia ed Eros Ramazzotti e purtroppo mi sono perso nel finale i Napoli Centrale, gloriosa band con Pino.

Mi limiterò quindi ad allargare il discorso sullo stato della musica italiana che ormai è diviso su due-tre fronti contrapposti.

Fronte A ) Come si sta facendo con Fabrizio De Andrè e la malaugurata fiction a lui dedicata, anche Pino Daniele sta ricevendo un normale quanto doveroso tributo da più parti : Show in prima serata-concerto evento- ristampe dei suoi album-libri-etc, etc,etc. Molti grandi della musica italiana sono purtroppo scomparsi e hanno lasciato un vuoto incolmabile per cui è normale che il ricordo venga accompagnato da celebrazioni di ogni tipo. E’ accaduto a Lucio Battisti, Rino Gaetano, Lucio Dalla, Luigi Tenco, Domenico Modugno e tanti altri e accadrà ancora in futuro. Non entro in merito sul business della nostalgia, perché è un discorso molto complicato. Non è solo frutto delle major discografiche o dei broadcast tv. Pullolano le fondazioni dei parenti degli artisti scomparsi. E’ un fenomeno internazionale. In America sono gli eredi di Jimi Hendrix, James Brown, Prince, Michael Jackson, Frank Zappa, John Lennon, che cercano di fare business del materiale in loro possesso, dai dischi ai vestiti, dalle fotografie alle fiction, fino alle memorabile e all’oggettistica. Ci sta. Il punto è come sempre cosa e come si fanno determinate iniziative. Qui in Italia il mercato vintage degli artisti scomparsi è sempre discutibile e contraddittorio. Certe volte capisco la vedova di Lucio Battisti che si oppone con forza a celebrazioni tou-court sul grande artista. Il troppo stroppia insomma. E’ uno squisito problema di sensibilità. Non vorrei mai vedere un giorno un album di figurine nelle edicole sui musicisti scomparsi, ….ma non è un fatto poi così improbabile, se si va di questo passo. Ma una cosa è chiara. La musica italiana è sprofondata in un pantano di bassissima qualità, per cui non si può arrestare la fenomenologia della qualità del passato. E’ inevitabile. Basta non trattarla come un prodotto discount. Insomma si celebri la qualità, ma con rigore e sensibilità… P INO A UN CERTO PUNTO insomma.

Fronte B )  Se guardiamo al mercato attuale, sappiamo bene che il termometro del mercato ormai non riguarda le vendite dei dischi o dei download ma il numero delle visualizzazioni. Fenomeni come Young Signorino, Sfera Ebbasta e company spiega già tutto sul livello artistico della musica italiana di oggi. Questi ragazzi sono consapevoli di essere una merce usa e getta. Fanno reddito in tempi velocissimi perché il futuro per loro non esiste. Non hanno una visione artistica proiettata nel futuro e forse non hanno nemmeno la voglia di crearsela, tanto sanno benissimo che con le visualizzazioni dei loro seguaci potranno avere contratti come testimonials di spot pubblicitari per brand di beverage, abbigliamento, telefonini, pizze fast food, oltre a contratti televisivi in qualità di tutor senza esperienze di formazione musicale. E’ il mercato dell’intrattenimento a 360 gradi. Chi può arraffa subito e poi si vedrà, perché ogni occasione è persa. Chi può non comprenderli dato che la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli da record? Certo è che la loro “musica” è davvero mediocre, musica industriale di loop programmati, senza voli di ricerca e di fantasia. Non si inventano neanche nuovi suoni. Tutto è già programmato e costruito. Si va a fare un disco con la concezione dell’assemblaggio, del mettere insieme pezzi di ricambio, magari rimessi a nuovo. Campionamenti, loop, cover di qui, cover di là, insomma una sorta di Lego musicale estratto da scatole di montaggio. Se le nuove generazioni, crescono nei centri commerciali, non ci si può aspettare qualcosa di diverso. Questa è la loro cultura: mercato!

Fronte C ) In Italia ci sono tanti bravi musicisti che sono alla canna del gas. Non parlo solo di giovani, parlo anche di grandi musicisti che hanno prodotto di tutto: dischi, colonne sonore, spot, musiche per il teatro, la danza, il cinema, gli eventi, etc. Oggi non lavorano più. Sono costretti a suonare in pub, music club, bar e matrimoni a cachet infami. Perlopiù lavorano in nero, senza contributi versati dalla committenza. Per quanto riguarda il diritto d’autore poi … assistono sgomenti al contenzioso Siae-Sky ad esempio che conta svariati milioni. Dai borderò o dai download ricevono cifre irrisorie, tipo 80 euro l’anno lorde. I più accorti si sono spostati giustamente nel settore della formazione. Insegnano, fanno corsi nelle scuole di musica o nelle università. Insomma cercano di fare reddito dalla loro competenza professionale acquisita nel tempo. Questi musicisti che hanno pensioni da fame, se ce l’hanno, vanno aiutati e sostenuti. Non possono aspettarsi certo aiuti dalle istituzioni dato che in appena un anno si è passati dalla dichiarazione del ministro Franceschini: “I testi dei cantautori dovrebbero essere insegnati nelle scuole” al discorso di un’ora e mezzo del neo presidente del consiglio Conte, in Parlamento, in cui NON HA MAI pronunciato la parola CULTURA. Cosa possono aspettarsi dalle istituzioni quando una legge sulla musica in Italia non esiste e quando il diritto d’autore non è tutelato perché soggetto a improbabili interpretazioni di mercato? Il loro disincanto ha assunto ormai proporzioni bibliche. Quindi sta a noi, a qualsiasi generazione, mica solo ai gggiovani, aiutarli e sostenerli, magari cercando di non dimenticarli e di non lasciarli soli. Non parlo ovviamente di elemosine o di donazioni, quanto di creare spazi, opportunità, visibilità, occasioni per esprimersi, dai locali alle radio, dalle tivù alle scuole, dalle associazioni all’ informazione digitale o cartacea. Se vogliamo salvare la qualità della musica italiana non c’è altra soluzione che partire dal basso, dalla gente, dagli operatori culturali ai conduttori radiofonici, dai giornalisti agli autori tv, dagli editori agli organizzatori di eventi e soprattutto le aziende. Insomma sta a noi salvare questo fronte C, sperando di equilibrarlo come importanza, agli altri due fronti A e B. Altra soluzione al momento non ne vedo, dato che la nostra classe politica della cultura e della musica se ne frega!

Far girare please, come una volta si facevano girare i vinili. Chissà che la ruota giri a loro favore e magari anche al nostro e a quello dei nostri figli che crescono con la muzik di Rovazzi e Young Signorino.

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