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Pino Daniele meritava di più dalla TV di Stato – “Pino Daniele – Il tempo resterà” su Raitre

Pino Daniele celebrato con “Pino Daniele - Il tempo resterà” su Raitre. La TV di Stato non ha reso giustizia al grande talento dell'artista. L'artisticità di Pino andava rappresentata con più rispetto.

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di Alessandro Filindeu

Domenica 17 settembre alle 20.30 è andato in onda su RaitrePino Daniele – Il tempo resterà” (PER RIVEDERE LA TRASMISSIONE -> QUI), un docu-film in prima serata sul grande bluesman partenopeo diretto da Giorgio Verdelli. Nel documentario sono presenti, tra le altre Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese e Rino Zurzolo (la storica band di Vaimò). Il film era stato presentato il 19 marzo in anteprima nazionale al Teatro di San Carlo (leggi nostro articolo); quella serata è stata anche l’ultima apparizione di Rino Zurzolo, morto prematuramente il 30 aprile.

Fatta la dovuta presentazione e premessa di quanto andrò di seguito a scrivere, ora non posso esimermi dall’esprimere la mia opinione su quanto visto sulla TV di Stato.

pino daniele

Il grande Pino Daniele, talentuoso cantautore e chitarrista napoletano, è mancato prematuramente neanche tre anni fa, il suo ricordo è vivo, la sua musica è eterna.

Pino è stato un musicista di grande importanza nel panorama del pop italiano, per via di un non banale spessore artistico riconducibile al jazz, al blues e alla bossa nova, sempre attento a nuove ricerche, nuovi ascolti e studi che lo portavano a continue evoluzioni stilistiche.

La sua carriera ebbe due momenti ben distinti, uno comprendente il periodo dagli esordi fino a più o meno il 1983, il successivo fino alla sua scomparsa; in questi due spazi la sua musica ebbe un forte cambiamento, peraltro non del tutto apprezzato da una importante frangia dei suoi appassionati.

Una sintesi della vita artistica di Pino Daniele non è un’impresa facile, o meglio potrebbe essere facilissima:

è stato un gigante, sicuramente uno tra i più importanti cantautori italiani e tra le sue produzioni ci sono delle pietre miliari del panorama del pop italiano”.

Tutto facile allora? Per niente.

Nella nazione dove la più breve unione di due punti non è la linea retta ma l’arabesco (cit.) ovviamente pare che non sia possibile fare un programma di musica che sia un programma di musica, non si può prescindere dallo spezzettamento delle canzoni e dei filmati, dal sovrapporre la parola alla musica e viceversa, dal dare spazio a personaggi che con Pino o con magari con la musica stessa non hanno niente a che spartire, perlomeno con quella di qualità.

Nessuna intenzione polemica, per carità, siamo avvelenati dalle polemiche, quelle sì che hanno spazi immensi in televisione e godono di rispetto e venerazione: solo umile volontà di capire.

Siamo dei comuni ascoltatori, accendiamo la TV e siamo contentissimi che ci sia uno speciale sul grandissimo Pino: la TV di stato ci fa risentire dei brani memorabili? No, li spezzetta; ci spiega, che so, come mai James Senese suonava in quel modo così sanguigno e particolare, chi erano i suoi riferimenti, forse Wayne Shorter e gli Weather Report fra gli altri? Si possono almeno nominare o il popolino si potrebbe impressionare?

Come mai quando suonano Agostino Marangolo e Tullio De Piscopo si ha la sensazione di essere sollevati da terra, forse oltre che di tecnica si tratta di groove, swing, tiro, parole ostiche per concetti ostici, in una nazione di fruitori di Talent Show dove si ciarla di qualsiasi ignobile fregnaccia ma mai di concetti musicali. Oltretutto Agostino e Tullio sono due batteristi molto diversi eppure i risultati sono comunque magnifici, quanti spunti di commento e approfondimento si sono persi nell’ansia di non annoiare le zucche vuote…

La TV di stato forse ci spiegherà che Joe Amoruso, Ernesto Vitolo e il compianto Zurzolo hanno un gusto musicale squisito nell’accompagnare, sia dal punto di vista armonico che ritmico, ricco di talento e classe ma anche di studi e ascolti che vanno ben oltre le pur lodevoli esperienze adolescenziali in cantina?

No, la magia del continuare a divulgare la balla che ognuno nella musica può fare tutto senza studiare, ma solo acchiappando la congiuntura favorevole, non deve essere ostacolata.

La TV di stato ci farà ascoltare perle di canzoni e proverà poi a spiegare come mai quell’accordo, quella cellula melodica, quella figurazione ritmica ci affascinano così tanto? Cosa succede in quei brani?

No, siamo sommersi dai programmi di cucina ma gli ingredienti usati dai grandi musicisti, quelli che cucinano la buona musica, non abbiamo il diritto di conoscerli neanche di striscio.

Parlando di Pino ci si riferisce sempre a influenze jazz, grandissimo Bollani, meno male che ha anche questo talento di divulgatore per cui gli vengono concessi forse due minuti, subito resi inoffensivi da successive rassicuranti scemenze.

Grandi nei loro interventi anche Massimo Ranieri, Lanzetta, Peppe Servillo, Gragnaniello, tutti personaggi che hanno fatto dello spessore artistico la loro bandiera e la loro ragione di vita e si percepisce sempre. La loro presenza però inopinatamente illumina la inadeguatezza di tanti altri e la dispersività dell’impianto generale del programma.

Nessuna intenzione polemica, si ribadisce, solo umili domande rivolte a chi occupa la stanza dei bottoni: perché un documentario su un musicista e la sua musica non può semplicemente trattare di questo ma deve sempre essere annacquato con contenuti inopportuni e sfregiato da montaggi irrispettosi?

Se il problema fosse dato dal pericolo di annoiare il pubblico meno preparato forse sarebbe più corretto mettere in pratica una sorta di giustizia distributiva: esistono svariate situazioni in cui l’ignoranza trionfa e spadroneggia, per salvare la statistica almeno una volta ogni cinquanta programmi se ne potrebbe riservare uno a chi nella vita si fosse posto il problema di migliorare le proprie letture e i propri ascolti, non perché ricco ma magari in virtù di un più maturo uso del web, ad esempio la domenica pomeriggio, anziché bivaccare in un centro commerciale.

Se il problema è dato dagli inserzionisti, e la cosa è strettamente collegata al concetto precedente, la presenza di soggetti improbabili e le sovrapposizioni spezzettate sono invece rassicuranti per gli acquirenti del prosciutto cotto, dello shampoo, dei detersivi o dei biscotti? Fateci imparare qualcosa diamine, si tratta di questo o ci sono altri problemi?

Per favore, dateci delle spiegazioni voi così impegnati in questa difficile e meritoria opera di divulgazione sulla TV di stato, visto che la tassa di possesso sull’apparecchio televisivo nel frattempo si è messa la mascherina da borseggiatore e si infila periodicamente nel nostro portafogli dentro la bolletta della luce.

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Alessandro Filindeu
Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po' di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie "vesti" a partire dal 1993. Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell'ascolto presso la "Accademia Spettacolo Italia" di Roma. Ho collaborato come "ghost writer" a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni. Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell'insegnante.

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