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venerdì, Giugno 18, 2021

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Pino è: Non ci si può improvvisare cantori della napoletanità – RECENSIONE

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Una Napoli “mille culure” si stringe attorno al ricordo di Pino Daniele, con uno stadio San Paolo gremito, che si offre a scenario idilliaco per omaggiare la sua musica, da sempre parte integrante della nostra storia e cultura partenopea.

Tanti gli artisti – amici ad alternarsi sul palco della lunga serata del 7 giugno, andata in onda in diretta su Rai uno e Radio due, per quello che è il più grande tributo live mai dedicato ad un artista scomparso.

Concepito con le migliori intenzioni, con un’organizzazione precisa e una partecipazione unica, il concerto evidenzia però da subito i primi “scricchiolii”, con esibizioni a volte imbarazzanti, che se paragonate alla voce di Pino definiscono senza ombra di dubbio un contrasto insuperabile. I 45mila dello stadio sembrano comunque non far caso alle sbavature, rapiti come sono dalla magia di una serata unica, in cui le canzoni di Pino risuonano forte contro il cielo, quasi a sfidare l’eternità.

pino è
Crediti Foto Mary Troisi per FareMusic

Non mancano ovviamente i momenti da ricordare, con diverse performance buone (Giorgia, Amoroso, Turci, Irene Grandi, Elisa, Zampaglione…) o addirittura da incorniciare, come quelle di Fiorella Mannoia, che usa l’immensa sua capacità interpretativa e l’eleganza della sua voce in maniera a dir poco SUBLIME. Non mancano però neanche i momenti imbarazzanti, come l’inutile passaggio di Venditti con un aneddoto quasi sbruffone (quando lui era già famoso Pino gli scaricava il pianoforte), o il rap di Jax su “Anni amari”, un pugno nello stomaco per i “nati e cresciuti con Pino”, o il totale “smarrimento” interpretativo (e non solo) della Nannini, o la presenza de Il Volo che addirittura mortifica e compromette la performance di Mario Biondi… oppure tanti altri, e la lista sarebbe decisamente lunga.

Ma a mancare al live è sicuramente qualcosa di forte, molto forte, quasi prepotente, che arriva come a soffocarlo: manca la passione, la napoletanità, quella vera, verace, degli “scugnizzi” made in Napoli come Pino, che ritroviamo nelle immagini che scorrono sugli schermi dell’altro grandissimo artista napoletano scomparso, Massimo Troisi, o in alcuni interventi parlati, e che ritroviamo soprattutto alla fine, dove messi lì quasi “per scuorno”, così l’immenso James Senese e il maestro Enzo Avitabile si ritrovano perfetti “uagliun” in “Tutta n’ata storia”. E poi ancora, all’una passata, arrivano Tullio De Piscopo, “fratello” di Pino, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, con Tony Cercola e Raiz, in “Donna Cuncetta”: ecco come si canta Pino, è questa la maniera giusta. Pino non lo può cantare nessun altro, questo è un fatto che non si discute, ma almeno facciamolo cantare a chi la napoletanità la vive e non la interpreta “malamente”.

Perchè no, non ci si può improvvisare cantori della napoletanità. No, non ci si può improvvisare Pino Daniele.

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