Home Blog Page 127

Classifiche Musicali YouTube: Ascolti YouTube al 14 giugno

Vediamo insieme gli ascolti Youtube della settimana 8 – 14/06 (leggi classifica settimana precedente).

Le canzoni più cliccate:
al #10 posto c’è Shade con Amore a prima insta, 1.560mila. Al #9 Young Signorino, Mmh ha ha ha, ottiene 1.570mila visualizzazioni. In posizione #8 c’è Ghali, che con Cara Italia, porta a casa 1.600mila visualizzazioni. Hanno il piacere di ascoltare la voce di Emma (a ciascuno le proprie considerazioni) 1.750mila “Tube spettatori” per Mi parli piano. Alla #6 troviamo Annalisa con Bye bye, 1.800mila. Alla #5 Davide (Geremiaz feat Coez) ottiene 1.820mila visualizzazioni. 1.910mila visualizzazioni per X di Nicky Jam e J. Balvin che si trovano in #3 posizione.

Numeri decisamente da prime time di successo, se stessimo guardando la classifica dei programmi più visti in tv, per J-Ax e Fedez che con Italiana (in classifica da 6 settimane) ottengono 4.060mila visualizzazioni, piazzandosi al secondo posto. In cima, al #1 posto, questa settimana c’è ancora Alvaro Soler che con La cintura (in classifica da 11 settimane) ottiene 5.360mila visualizzazioni.

Vediamo ora la classifica degli artisti più popolari:
#3 Fedez, con 5.170 visualizzazioni; #2 J. Balvin, con 5.430mila; al #1 posto c’è sempre Alvaro Soler con 6.550mila.

I 3 video musicali di tendenza sono:
Al #3 posto Me contro te di Kira e Ray; al #2 c’è Shade con Amore a prima insta e al #1 Felicità puttana dei Thegiornalisti.

I video musicali più visti sono:
#3 posto British dei Dark Polo Gang, 1.930mila visualizzazioni; #2 posto per La cintura di Alvaro Soler, per lui 3.220mila visualizzazioni. Al #1 posto ci sono J-Ax e Fedez, che con Italiana ottengono 4.060mila visualizzazioni.

Cliccate bene e alla settimana prossima!

youtube

Per visualizzare la classifica vedi QUI
Cliccando QUI potete avere le info di riferimento e l’elenco dei paesi in cui queste classifiche sono attive.
Seguiteci sul nostro canale YouTube

Targhe Tenco 2018: i nomi dei finalisti – A luglio il nome dei vincitori e a ottobre le premiazioni

Resi noti i nomi finalisti delle Targhe Tenco 2018, riconoscimenti assegnati dal 1984 ai migliori dischi italiani di canzone d’autore usciti nel corso dell’anno trascorso, agli artisti e progetti discografici trasversali nei generi e votati dalla più ampia giuria in Italia composta da giornalisti musicali ed esperti di musica.

Le sezioni quest’anno sono sei: 4 riservate ai cantautori (canzone singola, disco in assoluto, disco in dialetto, opera prima), 1 riservata a interpreti di canzoni non proprie e 1 riservata agli album collettivi a progetto, ovvero compilation di vari interpreti costruite su un tema esplicito e dichiarato in grado di unire tutte le canzoni. In questa prima fase la giuria ha votato i finalisti delle sei sezioni, di cui il dettaglio di seguito in ordine alfabetico. Le sezioni Disco in assoluto e Canzone singola contengono più nomination in conseguenza agli ex aequo, contro le tradizionali cinque delle altre categorie.

I primi giorni di luglio, dopo una seconda votazione, verrà proclamato il vincitore di ogni sezione delle Targhe Tenco.

Non esistono candidature in quanto i giurati votano liberamente secondo quanto ascoltato nel corso dell’anno.

Disco in assoluto: Filippo Andreani (Il secondo tempo); Alessio Bonomo (La musica non esiste); Ermal Meta (Non abbiamo armi); Mirkoeilcane (Secondo me); Motta (Vivere o morire); The Zen Circus (Il fuoco in una stanza).

Album in dialetto: Francesca Incudine (Tarakè); La Maschera (ParcoSofia); Peppe Lanzetta (Non canto, non vedo, non sento); Elena Ledda (Làntias); Otello Profazio (La storia).

Opera prima: Giuseppe Anastasi (Canzoni ravvicinate del vecchio tipo); Francesco Anselmo (Il gioco della sorte); Dunk (Dunk); Andrea Poggio (Controluce); Paola Rossato (Facile).

Interprete di canzoni: Fabio Cinti (La voce del padrone – un adattamento gentile); Patrizia Cirulli (Sanremo d’Autore); Corsi / Alloisio (Luigi); Grazia Di Michele (Folli Voli); Marco Rovelli (Bella una serpe con le spoglie d’oro).

Canzone singola: Ginevra Di Marco (Ninna nanna in fondo al mare); Alessio Lega (Ambaradan); Mirkoeilcane (Stiamo tutti bene); Motta (Mi parli di te); Motta (Vivere o morire); The Zen Circus (Catene); The Zen Circus (Il fuoco in una stanza); Agnese Valle / Pino Marino (Come la punta del mio dito).

Album collettivo a progetto: Ama chi ti ama; Cantautori per Amatrice; Ko computer; La bellezza riunita; Voci per la Libertà “Una canzone per Amnesty”.

Tutte le informazioni sulle Targhe Tenco si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it.

Le Targhe verranno consegnate durante l’edizione della Rassegna della Canzone d’autore (Premio Tenco 2018), in programma al Teatro Ariston di Sanremo dal 18 al 20 ottobre.

 

Morti i rapper americani XXXTentacion e Jimmy Wopo in due diverse sparatorie

I rapper americani hanno ricominciato ad uccidersi durante delle sparatorie.
E’ accaduto prima al 20enne XXXTentacion, e alcune ore dopo al 21enne Jimmy Wopo.

XXXTentacion

XXXTentacion, all’anagrafe Jahseh Dwayne Onfroy era considerato uno degli artisti rap più promettenti della nuova generazione urban. Il rapper è stato ucciso il 18 giugno a Deerfield Beach, in Florida, nella contea di Broward dov’era nato e dove risiedeva. I fatti raccontano che XXXTentacion era in un’auto e stava uscendo da un concessionario di moto, mentre un uomo, non ancora identificato, ha sparato colpendolo a morte. L’assasssino è poi fuggito su un Suv assieme a un suo complice.

XXXTentacion aveva pubblicato nel 2017 il suo primo album “17” ottenendo apprezzamenti da parte della critica con il suo rap melodico con influenze a tratti rock. A marzo del 2018 era uscito il suo nuovo disco “?”,  finito al primo posto nella classifica di Billiboard consacrando definitivamente il suo successo americano e internazionale. Tanti dei suoi colleghi lo hanno ricordato sui social i da Lil Pump a Kanye West, J Cole e altri.

Jimmy Wopo

Poche ore dopo la morte di XXXTentacion è arrivata la notizia della morte di un altro giovanissimo rapper, Jimmy Wopo, all’anagrafe Travon Smart,morto durante un’altra sparatoria a Pittsburgh. Dal rapporto di polizia si evince che il rapper, lunedì pomeriggio, era in auto nel distretto di Hill District quando qualcuno ha aperto il fuoco.

Ironia della sorte Wopo aveva raccontato alla stampa locale di essere rimasto coinvolto in una sparatoria già due volte. Il suo avvocato, Owen Seman, ha dichiarato di aver parlato con Jimmy pochissimo tempo prima della sparatoria per discutere di un contratto con una grande etichetta rap.

 

Giornata Mondiale del rifugiato: Per capire un profugo bisogna camminare nelle sue scarpe almeno per 60 secondi al giorno

Oggi per la rubrica “Scritto da Voi” – in cui inseriamo i migliori scritti in giro nel web –, e in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, abbiamo scelto un bellissimo articolo dal sito mafedebaggis.it.

Il testo che segue vuole sottolineare l’aspetto empatico che potrebbe portare ad una maggiore comprensione del calvario che un profugo vive nel cammino verso la ricerca di un posto migliore in cui vivere, perchè dietro ogni rifugiato e immigrante c’è un ESSERE UMANO con una storia che andrebbe ascoltata e capita.

Rifugiato è chi scappa dalle guerre, dalle violenze, dalle torture, dai governi dittatoriali… ma è profugo anche chi scappa dalla fame, dalla sete, dalla povertà, dalla miseria.
Non c’è nessuna differenza tra #rifugiati politici e #migranti economici, perchè entrambi scappano per SOPRAVVIVERE.

In un momento storico in cui il concetto di SOLIDARIERTA’ sta venendo meno, ricordiamoci che l’art. 10 della nostra costituzione definisce la nostra identità, garantendo a tutte le persone le libertà che garantiamo a noi stessi: l’essenza dell’uguaglianza.

Nonostante tutto bisogna continuare a lottare per un pianeta dove nessuno si debba sentire straniero, da nessuna parte.

profugo
Crediti Photo: AP Photo/Petros Giannakouris

TESTO

Sessanta secondi da profugo

Una cosa è capire razionalmente cosa vuol dire essere un migrante, un profugo, uno “scappato da casa”, un’altra è sentirla con il corpo.

Nei prossimi giorni, quando avrai un po’ di tempo libero, preparati per una lunga camminata. Non serve molto: abiti adatti al clima, meglio se traspiranti, scarpe comode, uno zaino in cui mettere tutto quello che ti può servire lontano da casa.

Carica il telefono, prendi un po’ di soldi, un documento, una carta di credito, una bottiglia d’acqua, una barretta e un frutto; se non hai voglia di fermarti a mangiare per strada preparati un panino. Esci di casa e raggiungi il posto da cui partire, va benissimo anche se ci vai in auto o con un qualsiasi mezzo. E poi fai il primo passo e cammina, cammina finché non sei stanco.

Non è importante quanta strada fai, non importa quanto vai veloce e puoi fermarti quando vuoi, ma è importante che tu vada un po’ più lontano di quello che per te è normale. Per me, che sono appena tornata da un viaggio a piedi, sono circa venti chilometri. Per te possono anche essere due, o cinque, o cinquanta. Devi essere quasi sfinito e sentirti lontano da casa.

Quando sarai arrivato a questo punto te ne accorgerai facilmente: cominci a camminare come una papera, ti senti impolverato e accaldato, non sogni altro che di toglierti le scarpe, fare una bella doccia e poi rilassarti sul divano.

A questo punto ti chiedo di fare un piccolo sforzo. Non più fisico, ma mentale.

Immagina per sessanta secondi – un minuto – che non ci sia nessuna doccia. Nessun posto dove togliersi le scarpe. Nessun divano dove riposare, ma che dico divano? Immagina che non ci sia nessun posto dove andare e nessuna accoglienza in vista. Immagina che il tuo documento non ti permetta di andare avanti e di non poter tornare indietro. Immagina che i soldi che hai dovranno durare a lungo; immagina quanto diventa difficile scegliere come spenderli. Controlla la batteria del telefono non sapendo quando potrai caricarlo di nuovo. Sei stanco, sei sfinito e non vedi l’ora di tornare a casa, ma non hai più una casa e nessuno sembra disposto ad aprirti la sua. Immagina di non poterti nemmeno sedere sul ciglio della strada perché hai paura che ti prendano. Nello zaino, in borsa, sulle tue spalle, c’è tutto quello ti è rimasto.

Ho fatto questo piccolo esercizio ogni giorno, per sessanta secondi, sulle strade del Portogallo e della Spagna. Ogni giorno ho cercato di immedesimarmi in una persona stanca, ma non per scelta, una persona che non ha un albergo o un ostello o una tenda a cui dirigersi, qualcuno che ha solo un punto di partenza, ma non sa quando e come o dove arriverà. È insopportabile. È stato insopportabile ed era solo una simulazione.

Una cosa è capire razionalmente cosa vuol dire essere un migrante, un profugo, uno “scappato da casa”, un’altra è sentirla con il corpo. Con i piedi doloranti e la polvere della strada addosso. Se hai il minimo dubbio su come dovremmo comportarci con chi scappa da casa per venire a chiederci aiuto vale la pena di provarci.

(Dedicato a Jo Cox, una che “In what spare time she has Jo enjoys climbing Scottish munros, running and cycling.”)

.

© All right reserved – Jacopo Iacobini
Copyright © – mafedebaggis.it

Roger Daltrey: “As long as i have you” è un album di mestiere ed esperienza – RECENSIONE

A 74 anni Roger Daltrey, storico componente degli Who, si butta di nuovo nella mischia; è infatti appena uscito “As long as i have you” (leggi nostro articolo precedente), nuovo CD, avente come produttore Dave Eringa (Manic Street Preachers) e collaboratori illustri come Pete Townshend, Mike Talbot (Style Council), Sean Genockey (Suede).

Il lavoro è caratterizzato dalla presenza di tante cover, tra cui spiccano Stevie Wonder con “You haven’t done nothing” e Nick Cave con “Into my arms”.

La title track ha un arrangiamento retrò (il brano è un successo di Garnet Mimms risalente al 1964), è energica e coinvolgente; “How far” di Stephen Stills che già di suo è un bel pezzo è arricchito inoltre da belle chitarre acustiche e con basso e batteria molto efficaci.

“Where is a man to go?” è una classica canzone made in USA, ben scritta, strutturata, cantata e suonata, con bei cori di colore gospel; segue “Get on out on the rain”, di scrittura più moderna, con ancora dei cori in bella evidenza e delle belle chitarre elettriche, bella ritmica, sezione fiati e finale con solo di sax.

Veramente notevole finora il colore generale; energia, precisione, essenzialità ma massima efficacia: si tratta di un disco prodotto e suonato come si deve, alla vecchia maniera (duole dirlo…).

“I’ve got your love” compositivamente rappresenta una sorta di giusta via di mezzo tra gli ultimi due brani che l’hanno preceduta; è caratterizzata da una chitarra con crunch e vibrato e ancora da bei cori. Finalmente un cambio di colori con la celebre “Into my arms” di Nick Cave, pianoforte e voce, cantata in modo vagamente solenne, per non dire un po’ antico, comunque affascinante.

L’omaggio al grande Stevie, “You haven’t done nothing”, esordisce con un aggressivo e scuro riff di chitarre distorte che caratterizza l’intero brano, via via accompagnato dal ritorno di cori e fiati belli robusti; segue “Out of sight, out of might”, atmosfera gospel, Roger in gran forma, bei cori a tenergli compagnia  e fiati presenti su tutto la stesura, in modalità vagamente dixieland.

“Certified rose” è uno degli unici due brani originali, forse non memorabile ma comunque godibile, non foss’altro che per il grande mestiere dei musicisti in azione e del sempre sanguigno Roger.

Il CD si chiude con “The love you save”, terzinato ancora colorato di gospel con cori e fiati in gran spolvero, e con “Always heading home”, altro pezzo originale: è una conclusione riflessiva per il CD, con archi e piano a caratterizzare un’atmosfera intimista, bello.

Riflessioni urgenti, che erano già in canna ma quest’ultima canzone ne favorisce ulteriormente gli sviluppi: bel disco, suonato senza ridondanze, infinite sovrapposizioni e dipendenze da plug-in. L’ambientazione è molto primi anni ’70, rock leggero, ammorbidito da blues e gospel, eseguito con mestiere ed esperienza in modo da rispettare sempre le composizioni, i cambi di colore e dinamiche, le sonorità vintage, i contrasti timbrici tra gli strumenti. Roger esce alla grande, mai eccessivo ma sempre massiccio e padrone della situazione, e la produzione lo valorizza appieno.

Per fortuna continua questa sorta di percorso alternativo della musica, tracciato parallelamente alle più bieche operazioni esclusivamente e sfacciatamente commerciali che con la loro vacuità di contenuti stanno avvelenando ormai da troppo tempo le orecchie e l’umore degli appassionati, o almeno di quelli di gusto maturo.

roger daltrey

Tracklist “As Long As I Have You” – Roger Daltrey

1. As Long As I Have You
2. How Far
3. Where Is A Man To Go?
4. Get On Out Of The Rain
5. I’ve Got Your Love
6. Into My Arms
7. You Haven’t Done Nothing
8. Out Of Sight, Out Of Mind
9. Certified Rose
10. The Love You Save
11. Always Heading Home

 

La PDU Music&Production di Mina collaborerà con la iMean Music publishing di Roberto Mancinelli

PDU Music&Production SA e iMean Music publishing hanno dato inizio ad una collaborazione.

Il catalogo editoriale PDU Music&Production, contenente grandi successi di Mina, degli Audio 2 e altri ancora, da Giugno 2018 si avvarrà della collaborazione in esclusiva di iMean Music&Publishing di Roberto Mancinelli.

Quest’ultima, con sede a Milano e New York, avrà il compito di creare opportunità di sviluppo publishing e di sincronizzazioni audio su video al prestigioso catalogo PDU Music&Production sia in Italia che nel resto del mondo, partendo appunto dagli Stati Uniti e dal Sudamerica, notoriamente territori più sensibili allo sviluppo degli artisti italiani.

È l’esperienza maturata sul territorio americano in questi ultimi 4 anni a darmi certezza del fatto che questo catalogo -maggiormente rappresentato da un’icona mondiale che porta il nome di Mina- possa avere sviluppi inediti e fortificanti per la musica italiana” ha dichiarato Mancinelli – Ceo della iMean Music.

La Notte della Taranta: dal 2 al 23 agosto nel Salento – Concertone 25 agosto a Melpignano

La Notte della Taranta: 100 ore di live show, 360 musicisti coinvolti, 40 concerti di pizzica e musica popolare dal mondo, 3 mostre in anteprima nazionale, 19 notti da vivere dal 2 al 23 agosto nei centri storici del Salento nella più grande e diffusa Festa Popolare d’Europa.

.
Il Festival de La Notte della Taranta, sulle note della pizzica, si rinnova e si apre a nuovi linguaggi dell’arte puntando alla valorizzazione del patrimonio culturale della penisola salentina come meta del cuore, palcoscenico ideale senza confini, luogo di emozioni.

E’ il paesaggio il tema della ventunesima edizione del Festival, presentata questa mattina alle Gallerie d’Italia di Milano. Il “luogo della Taranta” con le sue stratificazioni storiche, le tradizioni culturali, i patrimoni artistici e immateriali è una risorsa da tutelare e da proteggere attraverso la conoscenza, la consapevolezza e la valorizzazione.

“Il Festival della Notte della Taranta, spiega Loredana Capone  Assessore Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia,  ha il merito di unire linguaggi artistici diversi, di legare i luoghi alle arti, la storia alla contemporaneità, la tecnologia alla bellezza del rito in un’esperienza unica. I maestri concertatori che tornano nel Festival per promuovere nuovi progetti musicali sono il simbolo del rapporto di condivisione di un percorso che conquista non solo i turisti ma anche gli stessi protagonisti“.

La ventunesima edizione del Festival punta a valorizzare i centri storici e a tutelare il paesaggio.

 “La pizzica è oggi il veicolo per accedere all’autenticità dei luoghi del nostro Salento. Chi parteciperà alle tappe itineranti avrà la possibilità di formare comunità all’impronta e di compiere un viaggio straordinario nella bellezza dei paesi coinvolti”, afferma Massimo Manera Presidente Fondazione La Notte della Taranta.

A sostenere il progetto culturale sarà Intesa Sanpaolo e Banco di Napoli. “Il nostro impegno sarà tangibile e attraverso un’iniziativa solidale lasceremo il segno concreto della nostra partecipazione, dichiara Francesco Guido, Direttore regionale per il Sud di Intesa Sanpaolo. La Banca deve diventare sempre di più motore di crescita del territorio in cui opera e la musica e la cultura sono elementi di crescita. Il Festival La notte della Taranta è un esempio illuminante del connubio tra la valorizzazione di un’importante tradizione cultura e il conseguente sviluppo turistico e ed economico del territorio”.

Si parte il 3 agosto da  Otranto e poi Corigliano d’Otranto, Nardò, Sogliano Cavour, Ugento, Cursi, Acaya, Zollino, Calimera, Alessano, Lecce, Torrepaduli, Carpignano Salentino, Galatina, Castrignano de Greci, Soleto, Martignano, Sternatia, Cutrofiano, Martano. Concertone finale a Melpignano il 25 agosto.

8 sezioni guideranno il pubblico nel viaggio tra suoni, colori, arte e musica del Festival diretto da Luigi ChiriattiEccellenze di PugliaConcerti RagnatelaConcerti Altra TelaTeatro Altra TelaBorgo RaccontaAlberi di Canto, Parole del Festival, Danza, Mostre, Il Cibo della Taranta, Fuori Festival.

Grazie a un nuovo importante lavoro di coproduzione, che per la prima volta lega alcune fra le più importanti manifestazioni culturali – il Festival della Valle d’Itria, la Notte della Taranta e il Carnevale di Putignano – per Eccellenze di Puglia, andrà in scena a Otranto (3 agosto, Porta a Mare) e a Martina Franca (21 e 23 luglio, Atrio dell’Ateneo Bruni) Figaro su, Figaro giù…! Rossini e il Barbiere: tutta un’altra storia, una libera rivisitazione del capolavoro rossiniano con la partecipazione straordinaria di Elio Francesco Micheli che proporranno uno spettacolo originale su drammaturgia di Micheli e adattamento musicale di Daniele Durante. Uno spettacolo volutamente pop in cui si fondono il sapiente ordine del ritmo rossiniano con la percussiva tradizione musicale salentina portata in scena dal Corpo di Ballo edall’Orchestra Popolare La Notte della Taranta. 

Concerti Ragnatela sono l’essenza del Festival. La pizzica, dalle radici forti e capillari che affondano in una cultura complessa, ricostruisce anno dopo anno la sua onda sonora esplorando nuovi linguaggi. Dal 5 al 23 agosto la sezione Concerti Ragnatela del Festival  proporrà un percorso sonoro e danzante con  i migliori gruppi di riproposta nel panorama della musica popolare del Centro-Sud Italia: dal Salento Antonio Amato Ensemble, Antonio Castrignanò e Fanfare di Ciocarlia, CGS Canzoniere Grecanico Salentino, Kalàscima, Officina Zoè, Alessandra Caiulo – Koinè,  Alla Bua, Stella Grande, Fonarà,  Ariacorte, Kamafei, I Calanti, Li Strittuli, Enzo Petrachi e Folkorchestra, Accademia del Folk, Ionica Aranea; dalla Puglia Ruggiero Inchingolo & Suoni dal  Mediterraneo  Project, Uaragniaun e Piero Balsamo, Circolo Mandolinistico San  Vito dei  Normanni, Pizzicati Int’Allu Core CJS, Petrameridie,  Mandatari; dall’Abruzzo Orchestra Popolare del Salatarello; dalle Marche A Renderchitte; dal Lazio Orchestra Bottoni dalla Campania I Brigranti e i Bottari  Degli Alburni.

Ad aprire ufficialmente i concerti del Festival, il 5 agosto a Corigliano d’Otranto, torna Ambrogio Sparagna, maestro concertatore dal 2004 al 2006, che dirigerà l’Orchestra Sparagnina nata dalle esperienze didattiche dell’Istituto Comprensivo del paese.

Nelle tappe di Nardò, Ugento e Sternatia protagonista sarà la celebre Orchestra Popolare La Notte della Taranta, simbolo della cultura contemporanea del Salento, ambasciatrice ufficiale della pizzica nel mondo.

Territorio e cosmopolitismo nella sezione Concerti Altra Tela che mescola ritmi e suoni del panorama tradizionale salentino con quelli della musica popolare del mondo. Altra Tela nell’edizione 2018 propone un viaggio nella musicalità femminile dalla Sardegna con Le Galanias alla Sicilia con Le Malmaritate e il ritorno di Carmen Consoli, già maestro concertatore de La Notte della Taranta nel 2016. Dal Marocco con B’Net Houariyat femme de Marrakesch alla Georgia con il Trio Mandili. E ancora il rituale adorcista e post industriale di Sidi Marzuq praticato dalla comunità della Banga con Ifriqiyya Electrique dalla Francia e dalla Tunisia. Una narrazione che è mescolanza tra tradizione e modernità.

Il Festival, nella sezione Altra Tela, festeggerà i 25 anni di attività di Officina Zoè’, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua storia in una festa di piazza alla quale prenderanno parte musicisti, scrittori e registi che racconteranno l’incontro con lo storico gruppo. Altra tela ospiterà inoltre i progetti speciali: Terra, pane e lavoro a cura di Rocco Nigro legato al mondo bracciantile e popolare del Salento; Soffio dell’otre di Nico Berardi che mescola timbri popolari con quelli classici;  dal Lazio Ribelle e Mai domata  di Bosio Teatromusica, storie e canti della famiglia antifascista romana Menichetti a cura di Costanza Calabretta e Alessandro Portelli; Note di Viaggio di Pino Ingrosso racconto musicale e teatrale capace di rievocare una civiltà ancestrale comune non solo al Sud Italia ma a tutti i Sud del mondo.

Altra Tela nel 2018 apre al linguaggio del teatro ospitando l’opera dei Pupi, patrimonio orale e immateriale dell’Umanità dell’UNESCO. Dalla Sicilia arriva Mimmo Cuticchio l’importante erede della tradizione dei cuntisti e dei pupariCuticchio porta in scena la storia de Il gran duello di Orlando e Rinaldo per amore della bella Angelica.

Nella sezione Parole dal Festival il pubblico incontrerà Luigi Cinque, regista e musicista che ha firmato il documentario The Fabulous Trickster , dedicato ad Antonio Infantino. Luigi Cinque con Hypertext O’rchestra proporrà un viaggio sonoro tra Mediterraneo ed Europa con le affascinanti voci di Petra MagoniCarles Denia e Badara Seck e un ensemble di cupa cupa guidato da Agostino Cortese per l’omaggio musicale a Infantino, l’artista lucano recentemente scomparso.

E’ dedicata a Teta Petrachi, detta La Simpatichina, la nuova sezione del Festival dal titolo Alberi di Canto affidata all’interpretazione di Enza Pagliara. Teta Petrachi, oggi novantenne, è stata grande interprete della tradizione con capacità vocali vastissime. La sua voce era di due ottave sopra la norma e si elevava nei campi come in città tra canti d’amore e di lavoro. “Albero di canto, cosi si chiamano i contadini che secondo l’opinione generale del villaggio sanno a memoria un’infinità di melodie”.  (Bela Bartòk, Scritti sulla musica popolare).

Nelle notti itineranti del Festival i borghi antichi sveleranno la loro bellezza nella sezione Borgo Racconta con un appuntamento speciale il 10 agosto a Acaya (Vernole):  la lectio magistralis dello storico dell’arte Philippe Daverio sul tema“La Puglia internazionale delle Crociate. Cavalieri e dame del Castello di Giangiacomo di Acaya”.

I visitatori avranno inoltre  la possibilità di conoscere storie e leggende attraverso le visite guidate curate dall’Università del Salento a Nardò, Alessano e Martano e attraverso il teatro con L’età dell’olio e della pietra a cura di Cantieri teatrali Koreja, viaggio alla scoperta dei frantoi ipogei di Martignano e Sternatia, e Macarìa soletana a cura di Artetika alla scoperta della leggenda del campanile di Soleto e del mago Tafuri.

Veicolo di linguaggi multipli, il Festival 2018 propone un percorso di ricerca tra passato e futuro con tre mostre in anteprima nazionale.

Nel novantesimo della sua nascita e del sessantesimo della vittoria di “Nel blu dipinto del blu/Volare” al Festival di Sanremo, il Festival de La Notte della Taranta, offre un omaggio a Domenico Modugno con una mostra audiovisiva, curata da Rudi Assuntino,  che ripercorre la giovinezza dell’artista quando a San Pietro Vernotico componeva i versi delle canzoni in dialetto salentino. La mostra Modugno Salentino è narrazione visiva e sonora  delle avvincenti vicende personali e artistiche che conducono l’artista fino alle porte del successo sanremese.  L’impareggiabile interpretazione della sua ninna nanna che si apre con il grido del compratore di olive che ha conquistato Frank Sinatra introduce il visitatore nei percorsi di colori, suoni e paesaggi che hanno ispirato Domenico Modugno. La mostra sarà inaugurata a Sternatia il 2 agosto nelle sale di Masseria Placerà.

Passato e futuro del Salento si incontrano nella mostra Menadi Danzanti  progetto realizzato grazie alla sinergia tra Assessorato alle Industrie Turistichee Culturali della regione Puglia, Polo Biblio Museale di Lecce e Fondazione La Notte della Taranta.

La mostra proporrà la visione della straordinaria collezione di ceramiche antiche, greche e magno greche, con immagini legate alla musica ed ai suoi diversi aspetti e funzioni, ai luoghi e alle occasioni in cui si suonava, agli dei che la proteggevano ed ai miti che la raccontavano. Curata dall’archeologa Anna Lucia Tempesta, punta a far conoscere, attraverso le immagini vascolari i reperti musicali e le fonti scritte, i laboratori di gestualità e la “messa in movimento” delle opere, l’importanza della musica nel mondo antico e gli incredibili legami con la contemporaneità. I reperti esposti nel Museo Castromediano di Lecce, insieme ad una selezione di vasi, eccezionalmente allestita nelle sale del palazzo marchesale De Luca di Melpignano, databili tra la fine del VI ed il I secolo a.C.,  documentano i diversi momenti di vita in cui la musica è presente e protagonista.

Il paesaggio incontaminato e prezioso di Porto Selvaggio è protagonista della mostra        I Luoghi di Renata, un viaggio fotografico curato da Palo Laku che esplora la natura e l’intima solitudine di Renata Fonte, l’assessore  alla cultura e alla pubblica istruzione di Nardò uccisa dalla mafia il 31 marzo del 1984, che pagò con la vita la difesa estrema della sua terra. Contro la speculazione edilizia e la minaccia di cementificazione dell’incantevole baia, Renata Fonte oppose la cultura della bellezza e della salvaguardia dell’ambiente.

La sequenza di immagini restituisce lo sguardo di Renata,  attraverso la testimonianza delle figlie Sabrina e  Viviana, sui luoghi che hanno determinato le scelte  nella  sua breve vita. La mostra sarà inaugurata il 6 agosto a Palazzo Personè, Nardò.

Il Festival riserverà grande spazio alla danza con i laboratori di pizzica attivi a Corigliano d’Otranto, Alessano e Carpignano salentino. Un percorso di conoscenza aperto al pubblico sulla danza tradizionale salentina nella sua complessità, curato dai danzatori del Corpo di Ballo de La Notte della Taranta.

Ed è la danza la protagonista del progetto Piccola Ronda che in collaborazione con il Comitato Festa San Rocco di Torrepaduli consente alle bambine e ai bambini di Ruffano di conoscere i codici millenari della pizzica scherma o danza dei coltelli. I piccoli saranno protagonisti del Fuori Festival il 15 agosto durante la tradizionale e autentica Notte delle Spade. E in terra grica, a Zollino, con la sezione Il Cibo della Taranta, il Festival propone un viaggio di gusto con il laboratorio sulla  sceblasti, il pane condito. Prodotto Agroalimentare Tradizionale inserito dal 2006 nell’apposito elenco del Ministero delle Politiche Agricole, la sceblasti è pane condito e senza forma che la Cooperativa di Comunità di Zollino condividerà nella preparazione e nella degustazione con i visitatori.

Il Festival è un progetto della Fondazione La Notte della Taranta, Regione Puglia, Comuni della Grecìa salentina e Istituto Diego Carpitella. Main Sponsor edizione 2018 Intesa Sanpaolo e Banco di Napoli.

Partner: Fiorucci, Costa Crociere, Mercedes Gruppo De Mariani, Canon, Acqua Orsini.

Furgone travolge fan dopo concerto di Bruno Mars in Olanda al Pinkpop Festival: 1 morto e 3 feriti

E’ successo in Olanda, al termine del Pinkpop Festival, alle 4 del mattino, alla fine del concerto di Bruno Mars. Al termine della tre giorni di musica, in una località olandese vicino al confine tedesco, a Landgraaf, un furgone ha investito diverse persone vicino a un campeggio. Il bilancio è di una persona deceduta e tre ferite. L’autista è stato arrestato. Non è chiaro se si sia trattato di un incidente o di un attentato.

Il tutto è successo alle 4 del mattino al Pinkpop Festival. È ancora da chiarire se si sia trattato di un incidente o di un gesto intenzionale. Con Pearl Jam, Foo Fighters e Bruno Mars, la 49esima edizione del festival pop, inaugurata venerdì, aveva attirato circa 67 mila fan al giorno.

Il veicolo che ha causato l’incidente è un Fiat Doblò bianco con il numero 257 nella targa. Sulla pagina Facebook del festival PinkPop gli organizzatori si sono dichiarati “profondamente scioccati”.

pinkpop

Morto il mitico chitarrista dei Blues Brothers, Matt “Guitar” Murphy

Matt “Guitar” Murphy, diventato celebre per il duetto con Aretha Franklin nella tavola calda Soul food nel film culto The Blues Brothers, è morto. A dare la notizia della scomparsa è stato il nipote, il musicista Floyd Murphy Jr.

.
Il chitarrista aveva 88 anni ed era nato in Mississipi, poi trasferitosi in Tennessee dove aveva iniziato a suonare la chitarra fino a diventare un protagonista della scena blues degli anni ’40 e ’50. La sua prima band fu quella creata da Howlin’ Wolf. Durante la sua gloriosa carriera Matt Murphy ha suonato con grandi artisti quali Etta James, James Cotton, Ike Turner, Willie Dixon e Sonny Boy Williamson.

murphy
The Blues Brothers perform in concert at Winterland Arena on December 31, 1978 in San Francisco, California – Photo by Ed Perlstein/Redferns/Getty Images

Indimenticabile resta il suo ruolo bel film The Blues Brothers in cui recitava la parte del cuoco e marito di Aretha Franklin: mitica rimane, nell’immaginario collettivo di tante generazioni, la scena cult sulle note di Think.

Alcuni anni dopo Murphy ha recitato anche nel sequel del film, Blues Brothers 2000, sempre accanto a Aretha Franklin.

Matt Murphy incontrò Dan Ackroyd e John Belushi nel ’78 e successivamente suonò prima nell’album Briefcase Full of Blues e poi recitò nel celebre film, prendendo parte anche alla colonna sonora dello stesso.

murphy

JazzMI: Tutti gli artisti della 3rza Edizione al Blue Note Milano

Dopo il grande successo delle due edizioni passate, La Triennale di Milano, Triennale Teatro dell’Arte e Ponderosa Music & Art, in collaborazione con BLUE NOTE MILANO, riportano anche quest’anno il grande jazz a Milano con la terza edizione di JAZZMI. Il festival jazz animerà la città di Milano dall’1 al 13 Novembre per 13 giorni di concerti, incontri, film, mostre, masterclass con i musicisti, e molto altro ancora! 

I primi spettacoli confermati che animeranno il Blue Note Milano durante JAZZMI vedranno alternarsi sul palco grandi artisti internazionali con la consueta varietà di stili, in un programma che attraversa le generazioni e che presenta vere e proprie icone e astri nascenti del Jazz.

JazzMI

Ecco i primi concerti confermarti al BLUE NOTE MILANO per JAZZMI 2018:

02 novembre                          VICTOR WOOTEN TRIO feat. BOB FRANCESCHINI & DENNIS CHAMBERS
03 novembre                          VICTOR WOOTEN TRIO feat. BOB FRANCESCHINI & DENNIS CHAMBERS
06 novembre                          STEVE KUHN TRIO
07 novembre                          JOHN SCOFIELD COMBO 66
08 novembre                          BILL FRISELL SOLO
11 novembre                          CHRISTIAN SANDS TRIO

 

I biglietti per i concerti in programma il 2 e il 3 novembre si possono già acquistare collegandosi al sito internet www.bluenotemilano.com. I biglietti per gli spettacoli del 6, 7, 8 e 11 novembre, invece, saranno acquistabili da lunedì 18 giugno.

Il festival porterà il grande jazz a Milano, con oltre 150 eventi in soli 13 giorni distribuiti in svariate location tra il centro e i quartieri più periferici, ospiterà nomi leggendare giovani artisti e coinvolgerà tutte le realtà cittadine che producono Jazz.

Andrea De Micheli e Luca Oddo, rispettivamente presidente e AD di Casta Diva Group, la società di comunicazione che controlla e gestisce il Blue Note Milano affermano: «JazzMi ha letteralmente bruciato le tappe, con una velocità al di sopra delle nostre aspettative. In soli due anni è diventato un punto di riferimento, anche internazionale, per il pubblico amante del jazz e per la critica più autorevole, non solo italiana. Inoltre ha coinvolto e regalato emozioni indimenticabili a un grandissimo numero di persone: circa 30.000 nell’ultima edizione, di cui 20.000 spettatori paganti. Per dare un’idea dell’importanza di questo risultato: si tratta dello stesso numero di biglietti venduti nel più famoso jazz festival italiano, che esiste da ben 45 anni».

Il BLUE NOTE MILANO, che ha aperto i battenti nel 2003si estende su una superficie di 1000 metri quadrati con 300 posti a sedere su 3 diversi livelli. L’atmosfera è quella di un elegante jazz club, e da ogni posizione della platea e della balconata lo spettatore può ascoltare le esibizioni di artisti di fama internazionale con il massimo della qualità acustica. La struttura e le dimensioni del locale permettono a tutti di essere ad un passo dai musicisti e godersi appieno il concerto.

Come vuole la tradizione ereditata dal leggendario club del Greenwich Village, una serata al Blue Note è anche l’occasione per poter vivere al meglio il binomio musica e cibo. Il servizio si effettua nella stessa sala dei concerti ed offre una cucina semplice ma raffinata, con specialità italiane ed internazionali, un’ampia selezione di vini italiani e francesi, più di 200 cocktail e liquori dal bar e quell’atmosfera speciale che solo il contatto ravvicinato con i grandi artisti, tipico del jazz club, può creare.

Ogni sera, salvo lo spettacolo unico della domenica ed eventuali variazioni di calendario tempestivamente segnalate sul sito internet (www.bluenotemilano.com), al Blue Note Milano si tengono due spettacoli (dal martedì al giovedì con inizio alle ore 21.00 e alle ore 23.00, mentre il venerdì e il sabato alle ore 21.00 e alle ore 23.30). L’apertura delle porte è alle 19.30, per permettere al pubblico di arrivare in anticipo e poter godere di un drink o della cena prima dell’inizio degli spettacoli.

 

 

Le mete imperdibili per una estate tra viaggi e musica, da Perugia a New York, New Orleans, Lisbona, Monaco…

Se siete fra coloro per i quali estate e musica, divertimento e viaggi sono elementi inscindibili non potete perdervi la nostra sintetica guida agli eventi musicali dell’estate 2018.

Anche quest’anno tante sono le capitali del jazz e della musica elettronica, i festival di musica techno e i mega-concerti rock pronti ad accogliere turisti da tutto il mondo.

New York City, USA

Non si può non aprire l’elenco con la “città che non dorme mai”, che per molti resta la meta estiva (e non solo) più eccitante grazie alla vasta offerta di locali all’avanguardia sulla scena musicale internazionale. Gli appassionati di musica elettronica non dovranno perdersi i club Tunnel, Twilo e Output, a Brooklyn, né lasciarsi scappare l’occasione di un giro al Verboten, roccaforte del genere di stanza a Williamsburg.
Per chi ama il jazz, invece, imperdibile il quartiere tra la Christopher Street Station e la 9th Street Station, con la ricca offerta di locali sotterranei d’atmosfera come lo Small Jazz Club.

musica
Small Jazz Club

New Orleans, USA

Città jazz per antonomasia, immortalata come tale dal grande cinema e da maestri della fotografia, New Orleans offre una gamma incredibile di locali da visitare e spettacoli da vedere. La città, però, ha molto da offrire anche a chi ama particolarmente il jazz; l’Essence Festival, per esempio, dal 1994 ospita 4 giorni di musica per tutti i gusti e quest’anno, dal 5 all’8 luglio, accoglierà artisti del calibro di Janet Jackson, Snoop Dogg e i The Roots. Per saperne di più: www.festival.essence.com.

Breve video di presentazione dell’Essence Festival dalla pagina fb dell’evento:

Lisbona, Portogallo

Nella vivace capitale portoghese quest’anno verrà organizzato il festival Rock in Rio, un mega evento che in passato ha attirato migliaia di amanti del rock in città come Rio de Janeiro, Las Vegas e Madrid. Considerato il più grande festival di musica rock del Brasile, organizzato dall’imprenditore Roberto Medina, il Rock in Rio Lisboa 2018 vi aspetta nello splendido Parque De Bela Vista: qui, il 23-24 giugno e il 29-30 giugno si alterneranno band e solisti di fama internazionale come The Killers, Chemical Brothers, Katy Perry e Jessie J. Tutte le info sono reperibili sul sito dell’evento.

musica
Rock in Rio Lisboa al Parque De Bela Vista

Boom, Belgio

E’ qui che, dal 2005, nel mese di luglio si tiene il più importante festival di musica dance ed elettronica del mondo, il Tomorrowland. Grazie a un’ambientazione onirica e a ben 12 palchi che ospitano in contemporanea concerti di artisti internazionali come Charlotte de Witte e Carlo Cox, le ultime edizioni dell’evento hanno richiamato oltre 180.000 presenze. Organizzato dalla ID&T nel vasto parco de Schorre, nei pressi di Boom, il Tomorrowland 2018 avrà luogo dal 20 al 29 luglio e ospiterà artisti come Axwell /\ Ingrosso, Tiësto e Sam Paganini. Nel dettagliatissimo sito web dell’evento troverete le informazioni sulle passate edizioni, sui live attesi quest’estate e su come acquistare i biglietti.

musica
Tomorrowland – Boom, Belgio

Monaco, Germania

In occasione del Rockavaria a Monaco di Baviera, il 9 e 10 giugno, suoneranno sull’enorme palco di Königsplatz alcune delle leggende viventi del rock, dagli Iron Maiden ai Limp Bizkit. Il sito www.rockavaria.de offre tutte le informazioni utili sull’evento; noi ci limitiamo dunque a rammentarvi che, nel caso in cui vogliate prendere un attimo di respiro tra un’esibizione e l’altra, a pochi minuti di strada dal palco troverete l’Englischer Gaten, splendido parco cittadino che per vastità non ha nulla da invidiare al Central Park di New York e all’Hyde Park di Londra.

musica
Rockavaria – Monaco

Perugia, Italia

Chi non ha sentito parlare almeno una volta dell’Umbria Jazz Festival? Quest’anno, uno dei più importanti festival del mondo organizzato fin dal 1973, è pronto ad ospitare, all’interno dello stadio di Santa Giuliana di Perugia (ma tanti sono anche i concerti gratuiti in giro per la città), artisti come i Massive Attack, David Byrne e Mario Biondi. Info e acquisto biglietti sul sito dell’evento: www.umbriajazz.com.

Siete pronti? Buone vacanze in musica…

Gilberto Gil torna in Italia a Luglio per far rivivere il mitico album “REFAVELA 40”

Gilberto Gil torna in Italia per far rivivere, a quarant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, il celebre album REFAVELA 40con tre imperdibili appuntamenti accompagnato da una superband arrangiata e diretta dal figlio Bem Gil (produttore artistico dell’intero tour).

Special guests CHIARA CIVELLO e MAYRA ANDRADE. 

Inciso nel 1977 dopo la sua esibizione al Festac a Lagos in Nigeria, Refavela 40rappresenta uno dei progetti più belli e coinvolgenti di tutta carriera di Gilberto Gil. L’album è dedicato alle favelas, piaga sociale del Brasile che l’artista ebbe modo di vedere, ma è anche uno dei dischi più “africani” di Gil con forti venature funk. L’esperienza africana ha permesso infatti all’artista di scoprire e assorbire ritmi e temi che hanno poi dato vita al disco, per tale ragione è considerato un lavoro ponte tra l’Africa e la parte nera del Brasile.

Oggi, dopo quarant’anni dall’uscita, Gilberto Gil ripropone sul palco i brani rivisitati di questo celebre album, come “Ilê Aiyê”, “Balafon”, oltre ad uno dei grandi classici della canzone brasiliana Samba do Aviãodel grande Tom Jobim, in uno spettacolo unico che, da settembre in tour in molte città del Brasile e adesso in Europa, sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico e critica.

La speciale band, capitanata dal figlio Bem Gil (voce e chitarra), è composta da alcuni tra i più rappresentativi musicisti della nuova scena musicale brasiliana: Domenico Lancellotti (batteria, percussioni e MPC), Bruno Di Lullo (basso), Thomas Harres (batteria e percussioni), Thiago Queiroz (sax e flauto), Mateus Aleluia Filho (tromba e flicorno), Nara Gil e Ana Lomelino (coriste) e Mestrinho (cori e fisarmonica).

Gilberto Gil

Queste le date italiane di Gilberto Gil:

Sabato 14 luglio PERUGIA – Umbria Jazz (Arena Santa Giuliana, Piazza Partigiani);
Lunedì 16 luglio VENEZIA – Veneto Jazz (Teatro Goldoni, San Marco 4650 b);
Mercoledì 18 luglio MONFORTE D’ALBA (CN) – Monfotinjazz (Arena Horszowski, Piazza Antica Chiesa). 

I concerti italiani sono prodotti e organizzati da Intersuoni Srl, divisione Booking & Management Unit BMU.

Le prevendite dei concerti sono disponibili su Ticketone.

Gilberto Gil

GILBERTO GIL non è soltanto una leggenda della Musica Popolare Brasiliana, ma anche un’icona della musica nel mondo per aver saputo incrociare le ricchissime tradizioni del suo paese, in particolare quelle di Bahia, con le radici africane da un lato e i nuovi suoni (rock, pop, reggae) dall’altro. La prima apparizione pubblica di Gilberto Gil risale al 1964, ma è nel 1965 che dopo essersi trasferito a San Paolo e aver cantato in diversi show riscuote il suo primo successo registrando “Louvaçao”. Insieme al cantautore Caetano Veloso crea il movimento del Tropicalismo, che ebbe un ruolo importantissimo non solo nella musica, ma anche nel teatro, nel cinema e nella letteratura. Fu un sussulto di vitalità e di protesta, una sorta di ’68 brasiliano, a cui la dittatura rispose con la repressione. Dopo l’esilio a Londra insieme a Veloso, la musica di Gil fu influenzata dal folklore metropolitano e, proprio in quel periodo, perfeziona la sua tecnica di chitarrista imparando il “beat”, e comincia ad incidere dischi in inglese. Torna in Brasile nel 1972 e registra “Expresso 2222”, un album in cui ritrova le sue radici samba. Da allora la carriera di Gil è un susseguirsi di successi, spesso condivisi con amici cantautori brasiliani o altri artisti di diverse, ma affini, culture musicali. Ha pubblicato 60 album, ottenuto undici dischi d’oro, cinque dischi di platino, due “Grammy Award”, due “Latin Grammy Award” e i suoi album hanno venduto più di cinque milioni di copie (“Refazenda”, “Refavela”, “Realce”, “Um Banda Um”, “Raça Humana”,Dia Dorim Noite Neon”,O Viramundo (Ao Vivo)”,Quanta”, “Eu Tu Eles”, “Kaya N`Gandaya”, “Fé na Festa”, ecc.). Nel gennaio 2003 il Presidente Lula da Silva lo sceglie come Ministro della Cultura; nel 2005 riceve in Francia la Legion d’Honneur (2005) ed è stato nominato dall’Unesco Artist for peace e Ambasciatore della FAO. Nel 2015 ha celebrato con Caetano Veloso 50 anni di carriera con uno straordinario spettacolo “Two Friends, a century of music”, prodotto e organizzato da Intersuoni Srl.

 

Beatles: i 50 anni di “Yellow Submarine” festeggiati con un singolo 7’’ picture in edizione limitata

In occasione del 50° anniversario di “Yellow Submarine”, il classico d’animazione del 1968 firmato The Beatles, sarà disponibile dal 6 luglio in edizione limitata il singolo 7’’ di “Yellow Submarine” in picture disc con “Eleanor Rigby” sul lato B.

Inoltre, Universal Music Italia in collaborazione con Beatlesiani D’Italia Associati e The Official Beatles Fan Club Pepperland offrirà l’opportunità di tornare a Pepperland, con due speciali proiezioni del film a Roma (Cinema Caravaggio, via Paisiello, 24 h.21.30) e Milano (Teatro Guanella, via Giovanni Dupré 19, h. 20.30), il 6 luglio 2018. Entrambe le proiezioni saranno gratuite e soggette alla disponibilità di posti.

Definito “rivoluzionario” da John Lasseter (direttore creativo di Walt Disney and Pixar Animation Studios), “Yellow Submarine” è un racconto fantastico ricco di pace, amore e speranza, arricchito dalle canzoni dei Beatles, tra cui “Eleanor Rigby”, “When I’m Sixty-Four”, “Lucy in the Sky With Diamonds”, “All You Need Is Love” e “It’s All Too Much”.

Beatles

Per prenotare il proprio posto al Cinema Caravaggio di Roma, via Paisiello 24-> LINK
Per prenotare il proprio posto al Teatro Guanella, via Giovanni Dupré 19-> LINK

Per Maryam Tancredi, ultima vincitrice di The Voice of Italy, è ancora tempo di festa –  INTERVISTA

La cantante bocciata a X Factor e ad Amici di Maria De Filippi festeggia la vittoria a The Voice of Italy 2018 con un concerto nel suo paese. Ospiti: I Desideri.

.
Nemmeno la drag queen Tekemaya è riuscita a strapparle la preferenza del suo coach Al Bano. E ora, dopo aver trionfato nel talent show di Rai Due con l’inedito “Una buona idea”, è pronta a rientrare negli studi della Universal Music Italia.

Smaltita l’emozione dell’ultima notte di gara, in cui veniva incoronata vincitrice della quinta edizione di The Voice of Italy con quasi il 65% dei televoti, Maryam Tancredi ritorna con i piedi per terra. Precisamente nella sua terra, in quel di Somma Vesuviana, alle porte di Napoli, dove il 16 giugno verrà accolta dai suoi concittadini in Piazza Vittorio Emanuele per una festa-concerto in suo onore sulle note di “Una buona idea”. Tra tappi volanti, firmati Al Bano Carrisi, coriandoli impazziti e fuochi d’artificio, ci saranno anche gli applausi scroscianti dei suoi bulli di paese. Se la storia della ragazza che a soli 12 anni sbaragliava i baby-talenti di Antonella Clerici ha le fattezze di una favola, il “merito” è anche loro.

Con una delle mie interviste ho voluto metterla alla prova, per prepararla alle nuove avversità del destino che si abbatteranno inesorabili su di lei. Questa volta non dovrà sfidare i canoni di bellezza imposti dalla moda, bensì la triste sorte dei vincitori di The Voice che li inchioda all’anonimato. E devo dire che la giovane aspirante cantante ha saputo abilmente schivare i miei colpi bassi, più delle palline di ping pong che si è vista arrivare in faccia a “Scanzonissima”, il musical game show di Gigi e Ross. L’”Al Bano al femminile” – così l’ha definita il suo coach – parla di punto di partenza. La carta d’identità per il Sanremo 2019 di Claudio Baglioni è stata già timbrata e il passaporto per l’Eurovision Song Contest è nel cassetto. Non ha una tunica da suora, né una parrucca come cofana, ma un messaggio importante di cui farsi portavoce e una voce invincibile che la Universal Music potrebbe, sottolineo potrebbe, portare molto lontano.

Maryam Tancredi

INTERVISTA a Maryam Tancredi

Maryam cosa ti ha spinto a partecipare ad un talent show come The Voice of Italy, che non funziona né a livello televisivo né tantomeno a livello discografico? J-Ax lo ha definito come «quel talent in cui cantanti che sperano di realizzare dischi di successo giudicano talenti musicali che i dischi di successo non li faranno mai». E Riccardo Cocciante si è espresso così a riguardo: «Ho avuto molta pena per i ragazzi di The Voice, buttati via, dopo tutti gli sforzi fatti, perché non servivano più. Non l’ho rifatto proprio perché questi interpreti, una volta finito il talent, vengono completamente abbandonati. E rimangono bruciati da quello che hanno fatto». Non hai paura che le convinzioni degli stessi coach possano essere nuovamente confermate?

Quello che mi ha spinto a partecipare a The Voice è la mia voglia di comunicare emozioni attraverso la musica ad un pubblico più vasto, dove l’aspetto fisico non viene messo in primo piano. Per quanto riguarda le dichiarazioni di Ax anche lui è tornato dopo queste ultime, di conseguenza anche lui si è ricreduto. Non ho paura che le convinzioni degli stessi coach possano essere riconfermate perché il mio intento era avere un punto di partenza, non una consacrazione!

Altro amaro disappunto di Cocciante: «Le case discografiche ormai non investono più, all’epoca ci facevano crescere. Il primo disco non era quasi mai un successo. I ragazzi ora sono scoraggiati, si salvano solo entrando a far parte di una moda, facendo canzoni ammiccanti che possono piacere al primissimo momento». E nonostante gli intenti nemmeno questi ultimi inediti di The Voice si sono trasformati in hit passeggere. Secondo te ha senso finalizzare tutto al successo immediato, a discapito della qualità, e nel tuo caso parlare di radiofonicità di “Una buona idea”, sapendo che i passaggi radio si acquistano e che le mode del momento sono l’indie pop e il trap?

So che adesso il trap e l’indie la fanno da padrona nell’ambito musicale, quindi anche artisti di un certo calibro si sono dovuti adattare alle nuove mode. Sappiamo anche però che i grandi hanno saputo tener testa alle nuove incursioni e tendenze musicali, quindi chissà.

Le tue carte vincenti erano evidenti sin da subito: una voce “invincibile” e una storia personale estremamente televisiva. La fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto? Come lo vedi questo escamotage di matrice defilippiana per comunicare ad un determinato pubblico?

Purtroppo questa è la mia vera storia, forse la versione mandata in tv è stata addirittura alleggerita. Ho voluto portare avanti questo messaggio perché ultimamente se ne sentono tantissime di ragazzi e ragazze che si tolgono la vita per questioni del genere e se questo può essere servito ben venga… l’escamotage di matrice defilippiana sarà servito a qualcosa.

Un escamotage moderno di cui sicuramente non hai bisogno è l’Auto-Tune. Quali sono le tue icone musicali e i tuoi studi?

La mia più grande icona musicale è Jessie J, a seguire Jennifer Hudson, Christina Aguilera… come vedi persone che di Auto-Tune non sanno che farsene (Ride, ndr). Studio “Voicecraft” da 7 anni con il mio insegnante Massimiliano Fausto e sono cresciuta con la musica R&B, soul, gospel… anche pop, ma prediligo la black music.

È un caso che i rivali più temibili erano tutti nel tuo team? Michele Monina di Tekemaya ha scritto che «come Suor Cristina, è solo un vestito senza talento dentro». Sei d’accordo?

Nel mio team c’erano grandi professionisti tra cui Tekemaya. Posso scrivere a lettere cubitali che non sono assolutamente d’accordo con il signor Manina… Tekemaya è un fantastico artista anche in veste di Francesco Bovino, nonché una persona eccezionale.

Momento topico del programma televisivo il famoso lancio di chitarra contro i giudici incapaci, per copione o meno, di riconoscere un talento inequivocabile. E per quanto riguarda The Voice è una costante autorale. Saverio Martucci è da definire il Tenco 2.0 in formato talent?

Chi è Saverio Martucci? (Ride, ndr).

Quali sono state le delusioni artistiche più grandi che hanno preceduto la tua ribalta televisiva? E cosa invece ne è seguito e ne seguirà?

Come per tutti i ragazzi che seguono percorsi del genere, le delusioni sono all’ordine del giorno… ci sono e ci saranno sempre. Nonostante i miei 19 anni, avendo iniziato molto presto, ho ricevuto moltissime porte in faccia… ma non le ho vissute come motivo per abbattermi, anzi, mi hanno dato l’incazzatura giusta per poter continuare.

Raccontaci la tua prima volta negli studi della Universal Music Italiana. Ti daranno un minimo di libertà artistica per il tuo album di debutto o sarai l’esecutrice perfetta?

Mi sentivo nel posto giusto!  A breve inizieremo a lavorare, quindi vedremo cosa succederà.

Elhaida Dani e Alice Paba, ex vincitrici di The Voice, hanno provato la carta dell’eurovisione, rispettivamente con l’Eurovision Song Contest e il Festival di Sanremo. Che rappresentano per te queste due storiche manifestazioni musicali, quali le performance storiche che più hai apprezzato e con che brano ti piacerebbe parteciparvi?

Inutile dire che sia Sanremo che l’Eurovision Song Contest siano ambiti da molti… io tra i primi! Di artisti italiani che mi sono piaciuti nel corso di Sanremo potrei farne un elenco, all’Eurovision invece ricordo tra le performance che mi hanno colpito di più quella di Dami Im con il brano “Sound of silence”. Cosa porterei non so… l’importante è iniziare ad arrivarci!

Al Bano, Francesco Renga, Cristina Scabbia, J-Ax: associa ad ognuno degli ultimi coach di The Voice of Italy una qualità, un difetto e una canzone.

Partiamo dai pregi. Cristina una persona fantastica, dolce e simpatica. Ax lo zio che tutti vorrebbero avere. Renga hemmm… bello! Mi limito a questo. E dulcis in fundo Al Bano il mio coach… gentile semplice altruista, ironico, affabile, simpatico… in una parola meraviglioso! Ti dico che per i difetti ci ho pensato a lungo, non per buonismo ma non sono riuscita a trovarne nessuno, sono tutti artisti con la A maiuscola da cui ho solo da imparare. Il brano che associo ad Al Bano non può non essere “È la mia vita” che mi ha accompagnata durante tutto il percorso di The Voice. A Cristina Scabbia ” You love me ‘cause i hate you”. Anche se come genere lei è molto lontana da me mi piacerebbe tanto sperimentare e, perché no, cantarla con lei. A J-Ax “Vorrei ma non posto” perché il mio fratellino di 4 anni la canta sempre. A Renga invece associo “Angelo”, brano che ho sempre amato fin da piccola.

Per gli “Omaggi Stellari” della mia pagina blog Hit Non Hit di Facebook mi piacerebbe sentirti in un omaggio a Claudio Baglioni, per i suoi 50 anni di carriera. Accetti?

Per l’omaggio a Claudio Baglioni accetto volentieri. Sarà una sorpresa ma cercherò di stupirvi.

Maryam Tancredi

Claudio Baglioni sarà il direttore artistico anche dell’edizione 2019 del Festival di Sanremo

Claudio Baglioni sarà il direttore artistico anche del prossimo Festival di Sanremo. L’ annuncio ufficiale è arrivato direttamente dal direttore generale della Rai Mario Orfeo:

Sono molto contento dell’esito positivo della trattativa sulla direzione artistica del prossimo Festival della Canzone Italiana a Sanremo. È un grande onore oltre che motivo di orgoglio per tutta la Rai essere riusciti a convincere un grande musicista e compositore come Baglioni a concedere il bis seguendo un percorso di condivisione e di costruzione del progetto artistico. Da febbraio a oggi c’è stato un vero e proprio corteggiamento e non poteva essere altrimenti considerato il successo di critica e di pubblico e i record ottenuti nella sua prima volta da direttore del Festival. A Baglioni un grande in bocca al lupo per l’edizione numero 69 e per questa seconda avventura insieme con la Rai, con lo stesso entusiasmo che ha caratterizzato quella straordinaria di quattro mesi fa“.

Reduce dal successo del 68esimo Festival di Sanremo, che si è svolto dal 6 al 10 febbraio scorso e vinto da Ermal Meta e Fabrizio Moro con Non mi avete fatto niente tra i Big e da Ultimo tra le Nuove proposte con il brano Il ballo delle incertezze, Claudi Baglioni conferma la sua presenza anche per la prossima kermesse. La Rai, dopo i risultati ottenuti dal cantautore romano relativi ad una media del 52,16% di share (la media dei telespettatori nelle cinque serate è stata di 10 milioni 869 mila), che ha fatto sì che la manifestazione canora 2018 fosse l’edizione più seguita del Festival dal 2005, non ha avuto dubbi, cercando a tutti i costi – e riusciendoci – ad avere un Sanremo targato Baglioni bis.

Spandau Ballet a ottobre in concerto in Italia con il nuovo cantante Ross William Wild

Gli Spandau Ballet hanno appena annunciato che ad ottobre saranno in Italia per tre concerti.

Dalla formazione originale, composta da Gary Kemp (basso e tastiere), Martin Kemp (chitarra), John Keeble (batteria) e Steve Norman (chitarra e sax), mancherà lo storico frontman, il cantante Tony Hadley. Nel giorno in cui quest’ultimo pubblicava il disco solista Talking To The Moon, il resto degli Spandau Ballet presentava dal vivo il suo “sostituto”, Ross William Wild in un club di Londra, il Subterania, dove nel ’78 debuttarono i Gentry, il nucleo pre-Spandau in fase post-punk.

Tony Hadley, già l’anno scorso, mediante un tweet, aveva chiarito la questione del suo allontanamento dalla band: “A causa di circostanze che non dipendono dalla mia volontà, è con grande dispiacere che devo annunciare di non essere più un membro degli Spandau Ballet e che in futuro non mi esibirò con la band“.

Spandau Ballet

Dopo il tweet di Hadley, è seguita la nota ufficiale degli Spandau: “Con nostra grande frustazione, Tony ha chiarito a settembre del 2016 che non avrebbe più voluto lavorare con la band. La situazione da allora non è cambiato e quelli del 2015 restano i nostri ultimi concerti insieme a lui. Così abbiamo deciso los tesso di continuare come band“.

Pare comunque che le “circostanze” a cui fa riferimento il cantante siano da attribuirsi a divergenze di vedute artistiche tra Gary Kemp e lo stesso Hadley.

Ross William Wild, 30 anni e voce potente, ha studiato musica e teatro all’accademia di Glasgow ed ha inciso l’album di debutto “Wild Traks”. Wild è inoltre reduce da un musical di successo in cui ha interpretato Elvis Presley, stesso spettacolo in cui Martin Kemp ha invece interpretato il discografico Sam Philips.

Spandau Ballet

I tre live italiani avranno le seguenti location:

23 ottobre al Fabrique di Milano
24 ottobre l’Atlantico Live di Roma

25 ottobre il Gran Teatro Geox di Padova

I biglietti per i concerti degli Spandau Ballet sono disponibili sul circuito Ticketone a partire dalle ore 9.00 di giovedì 14 giugno e in tutti i punti vendita Ticketone e nelle prevendite autorizzate dalle ore 9.00 di lunedì 18 giugno.

Enrico Ruggeri in concerto a San Salvo: “Oggi la vera trasgressione è salire sul palco e suonare!” -RECENSIONE

“Oggi la vera trasgressione è salire sul palco e suonare!” è quanto afferma Enrico Ruggeri ai microfoni di Vasto Web subito dopo il soundcheck a San Salvo (CH)

.

E’ partita da San Salvo(CH) domenica 10 giugno, la prima data del Summer Tour di Enrico Ruggeri con una band tutta nuova. Complice l’invito alla conclusione dei festeggiamenti in onore di San Nicola, ho l’occasione di scrivere su di lui, di rivedere e riascoltare dal vivo un artista che non si smentisce mai: un nome una garanzia.  E’ lui stesso ad annunciare sulle sue pagine social:“Stasera primo concerto con band. San Salvo, Chieti. Un’incognita, anche per noi… ma sento che ci divertiremo comunque”. E noi ci siamo divertiti con lui!

Inizia poco dopo le 22.00 con il brano “Il Capitano” ne esegue altri due prima di salutare e ringraziare i presenti; un full immersion nell’atmosfera della sua musica come a voler suggellare e porre un marchio musicale prima ancora di parlare. Una voce inconfondibile, cambi di chitarra, strette di mano, complicità e ammiccamenti per gli irriducibili del sottopalco. Non si risparmia Enrico e, sorprende quando, con la vitalità e la simpatia degna di un ventenne, sale sul soppalco elevatore e suona, con bacchette verdi fosforescenti, l’electric drum insieme al batterista, in una jam session incredibilmente coinvolgente!

Quarant’anni di carriera e non sentirli; oggi come ieri Enrico Ruggeri è un vero trascinatore e offre al suo pubblico tutto se stesso, anche firmando autografi mentre ancora è sul palco, una rarità in questi tempi ingloriosi dove si fa in fretta a definire artista chi semplicemente butta lì una traccia con un testo senza senso.

Lo rileva anche lui ai microfoni di Antonia Schiavarelli di Vasto Web dopo il soundcheck:“E’ cambiato tutto ormai. Io arrivo da anni nei quali s’investiva sulla musica, insomma la musica era di ben altra qualità”. “Oggi i dischi suonano tutti uguali, i concerti sono tutti uguali: c’è un computer che parte e gente che fa finta di suonare, per cui in realtà la trasgressione è in qualche tatuaggio, però poi hanno tutti l’intonizer per la voce, il computer eccetera … per cui oggi la vera trasgressione è salire sul palco e suonare”.

il supplente

Lo sa bene Enrico e chi come lui ha masticato polvere, viaggiato fisicamente e attraverso l’ascolto, con la curiosità di chi non si accontenta e vuole scoprire il suono di altri; lo sa bene chi non si arrende facendosi venire i calli alle mani suonando o scaricando gli strumenti per cantare in qualche locale sperduto; lo sa bene chi, provando e riprovando alla continua ricerca di un sound nuovo, inizia un suo personale percorso musicale già a quindici anni. Poi un viaggio a Londra dove, si respira musica nuova, dando un nuovo impulso creativo al nostro Enrico attraverso l’ascolto di band che dal rock, dal pop si spostano verso suoni sperimentali e verso il punk. Ed è con quello stile innovativo per l’Italia, nascono nel 1977 i DECIBEL con cui pubblica il suo primo album nel 1978. La consacrazione per questo gruppo arriva nel 1980 con il brano Contessa presentato al Festival di San Remo, entrata ormai nella storia come una canzone di svolta, fresca giovane, con un sound diverso ma con un testo che “punge”, che dice e non dice ma parla!

Un look inconfondibile: occhiali bianchi, capello corto e biondo, … eleganti, ma non troppo, lanciano una moda tra i giovani del tempo. Il brano è un cult che non perde smalto negli anni a seguire; tutti, anche oggi, conoscono Contessa dei Decibel/Enrico Ruggeri.

Quella canzone, la cui musica composta da Fulvio Muzio nell’estate del 1979 e sulla quale Enrico scrisse il testo, fu fatta ascoltare per la prima volta a Shel Shapiro nel settembre dello stesso anno in una basilica sconsacrata di Milano che fungeva da sala d’incisione e durante un intervallo di registrazione di un album di Mina. Il brano fu eseguito su due pianoforti acustici suonati rispettivamente da Muzio e Capeccia, e Shapiro ne restò tanto colpito che in seguito citò spesso l’emozione provata in quell’occasione. Durante le prove di Contessa alla serata finale del festival di Sanremo, i Decibel furono avvicinati da Keith Emerson degli Emerson Lake & Palmer che si congratulò per il brano con le seguenti parole: “Very nice, very unusual”. E’ il riconoscimento della straordinaria capacità di creare uno stile fortemente anglosassone, pur cantando in italiano, cosa riuscita a pochissimi, mentre gli altri vedono nella lingua inglese un facile passaggio attraverso lo stretto pertugio della discografia del tempo.

Enrico Ruggeri
Crediti Foto Costantina Limosani

Nel 1981 Enrico Ruggeri (il “Rouge” come affettuosamente lo chiama chi lo segue da qualche tempo), inizia la sua carriera da solista prodotto da SILVIO CRIPPA, e avviando la pluridecennale collaborazione con il chitarrista LUIGI SCHIAVONE. Contestualmente inizia anche a lavorare come autore scrivendo per altri artisti: il brano IL MARE D’INVERNO, portato al successo da LOREDANA BERTÈ lo consacra autore di grande sensibilità ed eccellenza, aprendogli la strada verso il cantautorato, pur senza rinnegare la matrice rock che lo contraddistingue da sempre. Ne seguiranno altri ancora…

Insomma i successi e i percorsi sono tanti. Per chi volesse approfondire questa e la sua biografia ufficiale.

Tornando al concerto di San Salvo, non meno sorprendenti i membri della band al loro esordio al completo, siamo orgogliosi di averli tenuti a battesimo in questa bella e calorosa piazza: Paolo Zanetti (chitarra), Fortu Sacka (basso), Francesco Luppi (tastiere) e Alex Polifrone (batteria).

La serata, in un crescendo di emozioni, ha dato vita anche ad alcuni momenti in cui il pubblico, protagonista indiscusso, ha cantato e partecipato con sentito trasporto, come sul brano: “Quello che le donne non dicono” durante il quale, un commosso Enrico, ha  sentito l’abbraccio avvolgente di un pubblico eterogeneo. Che dire, avrei voluto non finisse mai.

Grazie Enrico, grazie alla band e grazie agli organizzatori. Ci si ritrova on the road.

Enrico Ruggeri

La scaletta della serata
  1. IL CAPITANO
  2. I DUBBI DELL’AMORE
  3. QUANTE VITE AVREI VOLUTO
  4. ROCK SHOW
  5. LE VIE EN ROUGE
  6. IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI
  7. NUOVO SWING/RIEN NE VA PLUS/ NESSUNO TOCCHI CAINO (vox&piano)
  8. PRIMAVERA A SARAJEVO
  9. IL PORTIERE DI NOTTE
  10. LA PREGHIERA DEL MATTO
  11. PUNK PRIMA DI TE
  12. TI AVRO’
  13. L’ONDA
  14. LETTERA DAL DUCA
  15. IL FUTURO E’ UN’IPOTESI
  16. IL MARE D’INVERNO
  17. POLVERE
  18. BIANCA BALENA
  19. QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO
  20. POCO PIU’ DI NIENTE
  21. PETER PAN
  22. CONTESSA
  23. MISTERO
.

Roberto Saviano e Mara Maionchi sono i supplenti della prima puntata de “Il Supplente” su Rai2

Cosa accadrebbe se un giorno, in una classe di quinta superiore, l’insegnante fosse assente e, a sorpresa, si presentasse un personaggio famoso, un talent, un giornalista, uno scrittore? E’ proprio quello che accadrà ne “Il Supplente”, il nuovo programma di Rai2, ideato e prodotto da Palomar Entertainment, in onda questa sera, mercoledì 13 giugno, alle 21.20.

Il Supplente è un nuovo factual che offre l’occasione di gettare uno sguardo sul mondo della scuola e sui giovani studenti, sulle loro speranze e i loro sogni. L’inaspettata presenza in classe di un supplente sui generis, spezza la quotidianità scolastica. Il rito di scorrere il dito sul registro prima dell’interrogazione si trasforma in gioco e così, smascherata la paura, la lezione diventa occasione di un incontro che riesce a superare le barriere generazionali, offrendo spunti per un confronto autentico su temi importanti e poco frequentati dalla scuola. Anche i Supplenti si mostrano in una veste insolita: svelano sfaccettature imprevedibili della loro vita e la loro generosa condivisione di conoscenza ed esperienze si trasforma in una preziosa lezione di vita.

Per mantenere l’effetto sorpresa, agli studenti viene detto che verranno effettuate delle riprese per fini istituzionali e di documentazione. Il giorno della registrazione i ragazzi sanno che le telecamere sono lì, in classe, per riprendere una normale lezione con il loro professore. Quando invece si presenta il Supplente, i liceali e, con loro, lo spettatore a casa vivranno un’esperienza autentica e indimenticabile. Nella prima puntata entreranno in classe Roberto Saviano e poi Mara Maionchi.

Al Convitto Nazionale “Giordano Bruno” Liceo Classico di Maddaloni (Caserta), Roberto Saviano sostituirà il professore di storia, perché “è necessario avere uno sguardo che attraversa il tempo”. Si comincia con il caso Dreyfus, il j’accuse di Emile Zola, l’intellettuale che si schiera in difesa di un innocente ingiustamente accusato, e man mano l’orizzonte del confronto con i ragazzi spazia sulle periferie, la paranza dei bambini, i diritti, il proibizionismo, la libertà… lasciando spazio all’interrogativo sull’opportunità di legalizzare le droghe leggere per sottrarre alla criminalità il mondo della droga. “Una lezione di vita: questa per me è la buona scuola.”- dice uno studente, una volta terminata la lezione.

Mara Maionchi ama le sfide e non si tira indietro: sarà la Supplente di inglese al liceo linguistico “Artemisia Gentileschi” di Milano. E’ subito chiaro che l’inglese lo mastica poco, e non lo dissimula, anzi, ci scherza, ironizza e poi parla di Dorian Gray, di John Lennon e dell’immortale “Imagine”, per approdare a Charles Bukowski, lo scrittore americano che solo in età matura decise di cambiare vita e dedicarsi completamente alla scrittura. E’ il talento l’oggetto della sua lezione: ognuno deve individuare il proprio, sollecitarlo e coltivarlo, perché il talento è una conquista. Quando suona la campanella e la lezione finisce, l’entusiasmo e l’energia di Mara Maionchi ha contagiato la classe.

J-Ax ed Enrico Mentana saranno i “Supplenti” della seconda puntata, in onda su Rai2 il 20 giugno alle 21.50. Flavio Insinna sarà il supplente della terza e ultima puntata in onda il 27 giugno alle 21.50.

David Bowie raccontato in Bowienext, un film che esplora la galassia dell’artista

A circa due anni e mezzo dalla scomparsa di David Bowie e a più di trenta anni dall’apparizione live di quest’ultimo in Italia con il Glass Spider Tour, viene proposto ora un docu-film corale, Bowienext – che sarà trasmesso questa sera da Rai 5 in prima serata – con cui viene raccontata la grande e variegata galassia dell’artista formatasi piano piano a partire dai primi anni della sua carriera fino all’ultimo disco, il testamento in assoluto di Bowie, Blackstar.

Nel lungometraggio, che ha richiesto più di due anni di lavorazione e che racconta in ordine più emotivo che cronologico l’uomo David Jones e l’artista David Bowie, sono racchiusi tributi artistici da tutto il mondo, spettacoli teatrali, performance, brani originali, video, animazioni e testimonianze dei fan. La pellicola, nata da una idea della giornalista Rita Rocca, che vuol far rivivere, tra le altre, in chave italiana, quello che è stato Bowie attraverso rari filmati di repertorio dalle teche Rai, come ad esempio il mini live al Piper di Roma il 25 marzo del 1987 e l’intervista del 1977 realizzata da Fiorella Gentile per il programma L’altra domenica.

bowie
Rita Rocca

I tributi artistici a David Bowie presenti nel film, sono il frutto di un lavoro tra l’autrice e i fan che hanno inviato del materiale da tutto il mondo. Rita Rocca in merito dichiara: “L’idea era non copiarlo, non prendere dei pezzi di repertorio, ma creare qualcosa di originale ispirato a Bowie. E devo dire che sono arrivate, da tutto il mondo, delle cose molto belle e molto professionali, superiori anche alle mie aspettative“.

Bowienext raccoglie anche diverse interviste, sia a fan che a musicisti e artisti che, nel corso degli anni, hanno collaborato con il Duca Bianco, gente del calibro di Lindsay Kemp, Mike Garson, Gail Ann Dorsey, Sterling Campbell, l’ex tastierista degli Yes Rick Wakeman (“In realtà David Bowie non è mai morto“, dice nel film Rick), Earl Slick e non solo, perchè altre interviste vedono protagonisti dei critici musicali (Simon Reynolds e Francesco Donadio) e dei personaggi quali Sydne Rome e Dario Argento.

SIAE: rinviata l’Assemblea Generale per il rinnovo degli Organi Sociali

L’Assemblea Generale di SIAE per il rinnovo degli Organi Sociali, che era stata convocata per il 13 giugno a Roma, è stata rinviata a causa di problemi tecnici che si sono verificati nel corso della votazione elettronica. Il Presidente Filippo Sugar ha ritenuto che tale scelta fosse la più idonea per garantire che la volontà degli associati, espressa attraverso il loro voto, venisse rispettata.

La responsabilità di quanto accaduto ricade totalmente sulla Multimedia Animation alla quale era stata affidata la gestione delle votazioni. SIAE si è assicurata che la stessa società risarcirà tutti i danni. L’Assemblea verrà riconvocata nei prossimi giorni.

Diritto D’Autore: il MEI lancia una campagna di informazione rivolta a tutti gli abbonati SKY

Giù le mani dal Diritto D’Autore: il MEI – MEETING DELLE ETICHETTE INDIPENDENTI lancia una campagna di informazione rivolta a tutti gli abbonati SKY per sensibilizzarli sul comportamento della piattaforma televisiva

.

Gli autori italiani, e con loro tutta la filiera creativa della musica composta dagli editori, dai produttori, dagli artisti, interpreti ed esecutori, dai videomaker e dai promoter musicali e organizzatori di eventi, stanno assistendo sbalorditi ad un attacco contro i loro diritti ed hanno appena lanciato un appello firmato da oltre mille autori contro Sky.

Da mesi incredibilmente Sky ha deciso di utilizzare i contenuti creativi frutto del lavoro degli autori ed editori italiani, realizzati poi dai produttori e dagli artisti, interpreti ed esecutori,  senza più corrispondere alcuna remunerazione per il loro sfruttamento, come invece prevede la legge sul diritto d’autore e sull’equo compenso. Tale azione sembrerebbe fare parte di un disegno che punta ad azzerare -grazie al supporto della Direttiva dell’Unione Europea Barnier che ha messo a libero mercato il diritto d’autore, quello che invece dovrebbe fare parte per sempre del patrimonio culturale di un Paese-  un diritto acquisito che garantisce la libertà degli autori, per favorire gli interessi  di gruppi internazionali che cercano di scardinare alcuni principi fondanti dell’Unione Europea: e cioè che “la creazione artistica e letteraria, compreso il settore audiovisivo” non sono oggetto di semplificazioni e armonizzazioni forzate, così come vanno tutelate la diversità culturale e il diritto degli autori ed editori italiani di scegliere liberamente se affidare le proprie opere all’estero o gestirle dall’Italia per le utilizzazioni sul territorio nazionale, come hanno dichiarato gli autori stessi nel loro recente appello.

Se Sky decidesse di perseguire tale strategia assisteremmo alla incredibile affermazione del paradosso per cui pagando meno autori ed editori si otterrebbe un aumento della produzione culturale. Mentre in realtà sarebbe vero esattamente il contrario.  Un affronto a tutti coloro i quali hanno contribuito a portare l’industria culturale al terzo posto nella nostra economia. Un’industria sana e realmente italiana, che è parte fondamentale della storia del nostro Paese e di quella ripresa economica di cui oggi tutti vogliono prendersi il merito.

Il diritto d’autore è un diritto del lavoro e per questo motivo nei giorni scorsi oltre mille autori hanno firmato un appello contro Sky affinché possa ritornare sui suoi passi relativamente a tale gravissima decisione e riprenda così a remunerare il lavoro dei creativi della filiera musicale, tutelando sia il diritto d’autore che un settore che occupa oltre 500 mila persone nel nostro paese.

Per tali motivi il MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, una realtà che riunisce ogni anno i più importanti marchi della piccola e piccolissima discografia indipendente italiana, giovane e innovativa, che si ritroverà per la sua ventitreesima edizione a Faenza, dal 28 al 30 settembre, che si trova ad essere tra le più colpite all’interno del mercato delle liberalizzazioni del diritto d’autore e connessi che hanno fatto diventare una merce uno dei beni comuni del patrimonio culturale del nostro Paese, invita gli abbonati Sky a valutare attentamente quanto sopra nel momento in cui dovranno rinnovare il loro abbonamento e invita pubblicamente Sky a un confronto su tale questione al prossimo MEI 2018 che si terra’ a fine settembre a Faenza.

La storia di Soleado è quasi surreale

La storia di Soleado, che ho raccontato del mio libercolo di insuccesso, la voglio riproporre qui perché è quasi surreale.

Soleado nasce da una canzone che si chiama “Le rose blu”. L’anno precedente Ciro Dammicco, che ha un contratto con la Emi, e con il quale già collaboro, mi chiama perchè scriva dei testi per il suo primo Lp. Scrivo alcuni testi e fra questi c’è, appunto, “Le rose blu”, la cui melodia è anche di Dario Baldan. In effetti “Le rose blu” ha anche un altro autore del testo, un certo Specchia, che si trovava nello stesso studio dove i Nomadi quel giorno missavano “Io Vagabondo”. Specchia lo coinvolgo nel momento in cui Ciro mi chiede di cambiare alcune parole del ritornello che per lui non “suonano’. Io ho solo voglia di andare nella Sala A dove, appunto, i Nomadi stanno missando il Vagabondo. Così “Le rose blu” porta sul bollettino di deposito quattro firme.

L’album di Ciro esce e scompare senza lasciare traccia. Tutto sembra finire lì, ma due anni dopo, nel 1974, mi chiamano dalle Edizioni Musicali della Emi per dirmi che devo andare da loro in ufficio a firmare il deposito di un brano che si chiama “Soleado”. Faccio notare che io non ho mai scritto un brano con quel titolo, ma loro mi spiegano l’inghippo, e cioè che Soleado è il titolo trovato da Vince Tempera per una versione solo orchestra de “Le rose blu”.

Il disco esce, i Santa Cruz partecipano al Festival bar e diventa un tormentone estivo. Siamo tutti contenti e soddisfatti, e di nuovo sembra finita lì, ma non è così. “Soleado” spacca anche all’estero e arriva a vendere fino a 25 milioni di copie, anche grazie alle versioni di Roy Eyxeo, Percy Faith, James Last, Mireille Mathieu, Paul Mauriat, Fausto Papetti, Franck Pourcel, Nini Rosso, Pino Calvi e altri ancora. Sembra finita qui, ma non è così perché qualcuno negli Stati Uniti ha l’idea di scrivere un testo chiamandolo “When a child is Born” e di pubblicare il disco ai primi di dicembre.

soleado

Onestamente non ricordo chi fu il primo artista a cantarlo, ricordo solo quando mi arrivò a casa il 45 giri di Bing Crosby e quasi mi venne un colpo. Poi le versioni si sono succedute a ritmo serrato, e qui vi propongo solo alcuni nomi di coloro che l’hanno interpretato:

Matt Monro
Judy Collins
Kenny Rogers
Sarah Brightman
The Moody Blues
Michael Holm
Andrea Bocelli
Demis Roussos
Johnny Mathis…

Tutti nomi mostruosi, e non li ho nemmeno messi tutti.

Vi chiederete perché ho voluto scrivere tutto questo. L’ho fatto per ricordare colui che ha il maggior merito del successo di “Soleado”, e di conseguenza di “When a child is Born”, ovvero Vince Tempera. Senza di lui non sarebbe accaduto nulla e le rose sarebbero rimaste blu, nemmeno rosse.

soleado

Amici 17 e la finale: un film già visto

Dei talent ormai s’è detto tutto e il contrario di tutto. Li si è prima osannati e poi criticati, si son creati successivamente dibattiti, poi li si è sezionati e analizzati fino nei minimi dettagli. Ma il peggio che poteva capitare ai nostri era, ed è, l’insorgere dell’indifferenza suscitata. E si l’indifferenza che, insieme alla noia, ha caretterizzato anche l’ultima finale di Amici.

Qualche anno fa parlare di talent, in piena crisi della discografia e della musica tutta, mentre lo “stato liquido” dell’era della rete tutto travolgeva (e travolge, musica compresa), creava dibattiti interminabili, vivaci, passionali. Si discuteva sui “poteri”, più o meno palesi, che muovevano le fila del mainstream e della visibilità mediatica di “spettacoli televisivi” che creano idoli usa e getta, senza nessun vero rispetto per i talenti, o presunti tali, che passano attraverso la mattanza di un talent. E questo valeva (e vale) soprattutto per il talent più ambiguo e cinico di tutti, quello con il format targato De Filippi, ossia Amici.

Di anno in anno l’interesse verso questa trasmissione/talent sta registrando una parabola discendente impressionante, al di là di una questione meramente fisiologica; sarà colpa ormai dell’assuefazione, della noia, della mancanza di idee e novità.

Di anno in anno, soprattutto durante la finale, tutto sembra un film già visto e rivisto, un copia e incolla di tante altre finali, almeno da dieci anni a questa parte: una sorta di riproposta in loop della stessa solfa, un copione che si ripete all’infinito pur cambiando i nomi di chi vi prende parte. Il format di Amici si è adattato, di volta in volta, alle esigenze di rete per poter contrastare la concorrenza televisiva, cercando nel contempo, ma non sempre riuscendoci, di star dietro ai cambiamenti che l’epoca imponeva, soprattutto a livello di gusti e tendenze musicali. Quello che alla fine ne è venuto fuori, spessisime volte, sono episodi artistici sporadici, veloci e duraturi quanto stelle cadenti, convincenti quanto un dubbio inesorabile, solidi quanto del ghiaccio sotto il sole.

E mentre il mondo musicale affronta le sue rivoluzioni e stravolgimenti epocali, soprattutto relativi alla fruizione, ma anche alla produzione di musica che poi poco “musicata” è, il carrozzone “Amiciano” nelle sua apparente “dinamicità” nel tempo, è un mostro giurassico sempre simile a se stesso, un po’ Amici che fu nei tempi d’oro, un po’ “C’è posta per te”, un po’ “Uomini e Donne”, un po’ qualcosa di insipido di difficile collocazione televisiva e  soprattutto musicale (o simil tale), un po’ spettacolo fine a se stesso – messo in piedi per esigenze legate alle inserzioni pubblicitarie – che finisce con l’essere la brutta copia svilente dell’intrattenimento alla Tonight Show americano.

La Finale poi è il sunto del peggio e del logoramento a cui ormai questo programma non può più sottrarsi e dove, al tutto il resto, si aggiunge “la voce” di una stampa sempre troppo genuflessa, sempre poco critica e oggettiva, sempre troppo “Amica degli Amici”, situazione che, tra esagerati complimenti e affermazioni inverosimili, tende a mortificare sempre più il talento (o presunto tale) dei ragazzi, offrendo a questi delle amare illusioni che sono, alla fine della fiera, un boomerang pericolosissimo per il loro futuro.

Cosa scrivere quindi di quest’ultima finale? Nulla, se non: guardate alla voce “come sopra”… come nella precedente edizione, con l’unica differenza che l’anno scorso il vincitore portava il nome di Andreas, quest’anno di Irama.
Ad una certa poi ci si stanca davvero…

AQUARIUS VA, MA IL TITANIC E’ SULLA TERRA FERMA – VINCE LA POLITICA E LA CULTURA DELL’ODIO

Nel momento in cui scrivo arriva la notizia che il primo ministro spagnolo ha dato l’assenso per ospitare la nave Aquarius ancora lontana settanta ore dal porto di Valencia e ancora in attesa di sapere dove potrà attraccare.

Lo scempio di questa disumana storia, riguarda oltre il dramma dei seicento profughi, anche l’ignobile farsa dei nostri governanti, in primis quella del ministro dell’interno Matteo Salvini che ha paragonato MALTA, un’isola grande come l’Elba, all’ITALIA che è un Paese. Basterebbe questo a dimostrare la pochezza umana e politica di colui che faceva comizi con il rosario in mano giurando sulla Bibbia per poi fare a pezzi il fondamento stesso della cristianità: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Come tanti italiani di coscienza, ho provato un misto di rabbia e vergogna. Essere rappresentato nel mondo da politici del genere è palesemente sconfortante. Ora sappiamo che i problemi sono due: uno tecnico e politico che riguarda il controllo dei flussi immigratori e uno più sostanziale che è la difesa della vita altrui. Chi si infervora solo per il primo problema, dimentica irrimediabilmente il secondo che è sicuramente più importante.

aquarius

Poniamo il caso che qualcuno bussi alla porta del vostro appartamento richiedendo aiuto, perché magari è in pericolo, o ha avuto un incidente o ha un’emergenza grave e magari non si regge in piedi. Voi che fate? Lo aiutate o gli dite “Può bussare al piano di sopra? Ho ospiti a cena”. Salvini ha più o meno risposto così ai seicento profughi. Non “bussate e vi sarà aperto” come recita il Papa in Piazza San Pietro, né “Lasciate che i bambini vengano a me”. Macchè… lui con il rosario nel cassetto, sbatte la porta: “Mi scusi ma non ho più sedie, bussi altrove”. Parallelamente invita ad aiutarli a casa loro, peccato che loro, la casa non ce l’abbiano più, perché bombardata o crollata.

Cosa vuoi dire a uno così? Fosse uno che incontri al bar non lo staresti neanche a sentire, ma lui parla a cento microfoni al giorno a nome degli italiani. Di quali? Di quelli che vanno in chiesa la domenica e contemporaneamente desiderano che qualche disgraziato affondi in mare? Bhè, nel caso, io non mi sento affatto italiano ma cittadino del mondo.

A parte questo vi offro qualche dato su cui riflettere. La fonte è di primissimo livello: UNHCFR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees): è l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, fornisce loro protezione internazionale ed assistenza materiale, e persegue soluzioni durevoli per la loro drammatica condizione. È stata fondata il 14 dicembre 1950 dall’ONU con la risoluzione n. 428/V, iniziando ad operare dal 1º gennaio del 1951. Assiste oltre 60 milioni di persone e ha vinto due Premi Nobel per la pace nel 1954 e nel 1981. Ora, se ritenete che questi dati facciano parte di una fake news mollatela lì, e smettete di leggere l’articolo, perché vi meritate la vostra ignoranza. Se invece umilmente volete saperne di più cercate di leggerli con attenzione. Questi dati mettono insieme la vastità del territorio di ogni singola nazione, la densità, e il reddito procapite dei suoi cittadini stabilendo quindi la proporzione del numero dei rifugiati. Analizzandoli, sono davvero sorprendenti e ribaltano completamente i dati che la demagogia politica butta in pasto alla gente ogni giorno mentendo spudoratamente.

aquarius

PAESI EUROPEI CON PIU’ RIFUGIATI OGNI MILLE ABITANTI (fonte Unhcfr)

Svezia: 23,4
Malta 18,3
Norvegia 11,4
Austria 10,7
Cipro 10,0
Svizzera 9,9
Germania 8,1
Paesi Bassi 6,0
Danimarca 5.9
Francia 4,6
Italia 1,4

Come noterete l’Italia è fanalino di coda anche in questo caso. Ospita il minor numero di rifugiati rispetto agli altri Paesi Europei. “MA come?” direte… non è possibile, ogni giorno leggiamo sui giornali e sentiamo alla tv i nostri governanti che si lamentano con l’Europa dicendo che siamo lasciati soli a noi stessi, che non ne possiamo più, che non sappiamo dove e come metterli… ecco. Come mai? Ora, i dati si riferiscono ai rifugiati, così i furbetti tirano fuori il trucchetto degli immigrati irregolari… per loro non sono rifugiati, sono clandestini. Così si falsificano i dati facendo passare i profughi come non rifugiati ma come una sezione diversa, tipo turisti indesiderati. Sezione che poi non comparirebbe nella classifica dell’Agenzia Onu. Vagli a spiegare che il disgraziato lo è sia in caso di un bombardamento, sia in caso che non riesca a lavorare per anni. Vagli a spiegare che il rifugiato è colui che attraversa un campo minato e non lo è chi muore di fame e i suoi bambini sono malati. Vagli a spiegare che una donna incinta che ha paura che il suo bimbo muoia dopo pochi giorni per fame o per malattia, non debba essere considerata una rifugiata ma invece una clandestina?

aquarius

Bene. E’ TUTTA UNA FARSA, UN’IGNOBILE FARSA, un ignobile pretesto per spaventare la gente, fare una campagna elettorale continua sulla paura e sull’invasione dello straniero, così da giustificare che la disoccupazione non è colpa di chi ci governa ma degli altri che vengono qui a rubare il nostro lavoro. Per questi scellerati l’evasione fiscale, la mafia dei palazzinari, la fuga dei giovani cervelli (thò… emigrano anche i nostri giovani), le tasse che ci strangolano, il debito pubblico, la corruzione dell’amministrazione pubblica, etc, etc, è sempre colpa degli altri, dell’Europa cattiva e degli immigrati che ci invadono.

Cazzate e speculazioni che fanno lo stesso danno dei proiettili, delle bombe. Il Titanic non viaggia sul mare, sta naufragando a Roma, davanti a Montecitorio.

Rileggetevi la tabella dell’ UNHCFR, affiggetevela sopra il frigorifero affinchè anche i vostri figli possano leggervela e smettete di guardare i nostri peggiori governanti alla tv che vi raccontano il lor pane quotidiano: una spudorata menzogna!
”La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere – Ciò che dovrebbe essere è una sporca bugia“ (Lenny Bruce)

 

Avion Travel: “Privè”, storie dell’età di mezzo, storie da adulti – RECENSIONE

Un disco pieno di dubbi“, con “storie dell’età di mezzo, storie da adulti“. Peppe Servillo lo racconta così “Privé“, il nuovo album degli Avion Travel, uscito dopo ben quindici anni dal precedente “Poco mossi gli altri bacini” e a distanza di uno dalla scomparsa, tragica, spiazzante, del chitarrista e fondatore, Fausto Mesolella. E infatti, l’album è fatto di lui, della sua assenza che si fa presenza, della lontananza, della latitanza di una delle migliori chitarre italiane. E di malinconia, della forza penetrante del dolore, di elaborazione del lutto, e di musica, di grande musica, ariosa, intensa, coinvolgente, convincente, alta.

Musica vera, pensata, suonata, amata prima ancora che eseguita. Musica e parole, strette, perfette, ben congegnate e oliate, capaci di dare alle note la dimensione ideale. Parole pensate per fare pensare, per dare luce, profondità al pensiero stesso. Libere e imbrigliate nello stesso tempo in metriche perfette, che “vanno e vengono così”, sorrette da una melodia leggera e sorniona che dà modo al cantante di rendere al meglio le sue qualità teatrali. Perché Servillo, davvero, non canta, racconta, interpreta, recita, fa delle canzoni le sue amanti e da esperto Casanova, le eleva, piegandole al suo dolce volere. La parola e Fausto, Fausto e la parola, questo è il corpo del lavoro e intorno a questo corpo si muovono gli attori, le arie, le danze, dividendo l’album in due, dove da una parte gioca la luce, dall’altra l’oscurità. Ma è un’oscurità fatta di pensiero, di analisi, di profondità.

Un disco per adulti si diceva, un lavoro maturo, finalmente qualcosa che ha il valore del tempo, che parla di vita senza averne paura, che dialoga con Dio, donando con i soli piano e voce, ancora più spessore al brano che già abbiamo conosciuto nella versione di Fiorella Mannoia, ovvero “Se veramente Dio esisti”.

Avion Travel

Privé ha il volto umano delle cose giuste, delle parole sincere, quelle che volevamo sentirci dire, quelle di un amico, le parole ritrovate, importanti, fatte di trovate e calembour, di idee e carezze; parole anche dolorose se necessario, vive, come vivo è il ricordo di Mesolella, coautore di ben quattro brani e voce narrante nell’intensa “Caro maestro”.

Parole su cui ci si interroga e che fanno ragionare, parole importanti, talmente importanti da diventare esse stesse, soggetto e oggetto nei testi. Come nel singolo “Come si canta una domanda”, nel quale il protagonista, partendo da una storia d’amore, si interroga sul linguaggio e sul rapporto tra musica e testo.

L’album apre il sipario con i setteminutiequaranta di “A me gli occhi/L’incanto”, un brano in perfetto equilibrio tra forma e sostanza, tra dolore e liturgia, tra l’illuminata e drammatica interpretazione del sax di d’Argenzio e la sensualità del basso, toccando forse il punto più alto della loro carriera. Una carriera illuminata da continue vette, raggiunte sia in gruppo, sia con i vari progetti paralleli portati avanti dai membri.

Riassumendo, “Privé” ha le phisyque per andare lontano e assumere col tempo, i lineamenti del capolavoro. Ascolto dopo ascolto. Provare per credere.

Avion Travel

TRACKLIST: Privè – Avion Travel

  1. A Me Gli Occhi / L’Incanto
  2. Inconsapevole
  3. Come Si Canta Una Domanda
  4. Caro Maestro
  5. Se Veramente Dio Esisti
  6. Alfabeto
  7. L’amore Arancione
  8. Il Cinghiale
  9. Privé
  10. Dolce E Amaro