Home "Il Tasso del Miele" di Michele Monina Come The Voice preferisce una maschera a un talento

Come The Voice preferisce una maschera a un talento

The Voice: un paio di cosette voglio dirle. Tanto di rotture di cazzo ne avrei anche senza questo articolo, non è che cambi molto. Dalise di talento ne ha da vendere. Non solo nel cantare, ma anche nel muoversi sul palco, nel prendere il pubblico per mano e in mano. Nel bucare lo schermo, in sostanza

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The Voice
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di Michele Monina da Il Tasso del Miele  

Fossi una persona dotata non dico di furbizia, ma anche solo di spirito di conservazione, dovrei guardami bene dallo scrivere di The Voice. Per più di un motivo.

Il primo, più banale, è che tra i Coach c’è un mio amico fraterno, Francesco Renga. Una delle persone del mondo dello spettacolo a cui voglio più bene, e anche per questo, in passato, mi sono permesso di esprimere delle perplessità su alcune sue scelte artistiche prese recentemente. Criticarlo per essere a The Voice, lo so, sarebbe gioco facile, che non voglio giocare.

Idem per la presenza tra i Coach di J-Ax, uno col quale, in passato, neanche un passato troppo remoto, ho avuto più di qualche battibecco. Criticarlo per un programma come The Voice sarebbe decidere di sfidare a duello qualcuno che tiene in mano un fioretto imbracciando un bazuka. E a me non piace vincere facile.

Questo per rimanere in superficie.

Sei poi volessi andare in profondità, invece, non posso non ricordare che nell’ultima edizione, quella di un paio di anni fa, la mia presenza dietro le quinte è stata più che visibile, col mio sostegno pubblico portato a Alice Paba, sostegno poi proseguito come è noto, con Sanremo, Immobile e tutto il resto. 

Ecco, proprio questo mio essere allora entrato a gamba tesa in quello che mi appriva come il talent con la rete dalle magli più larghe, quel mio essere in qualche modo entrato nel tessuto del programma, con un sostegno rumoroso, chiassoso, e con la vittoria finale di Alice, dovrebbe indurmi a tenermi lontanissimo da questa nuova edizione di The Voice. 

Questo mi dovrebbe dire il buon senso. O più semplicemente questo dovrebbe dirmi chi mi sta vicino, e conosce la mia storia.

Ma come tutti quelli che si occupano di musica anche io ho visto The Voice, e soprattutto ho sentito The Voice, e un paio di cosette voglio dirle. Tanto di rotture di cazzo ne avrei anche senza questo articolo, non è che cambi molto.

Ora, a prescindere dal fatto che la nuova edizione, tutta in registrata tranne la finale, perde ovviamente in immediatezza, perché un programma non dal vivo, si sa, ha una marcia in meno. A prescindere dal fatto che, ormai, ogni talent diventa la riproprosizione di giovani che già hanno tentato altri talent, finendo per andare avanti un po’ per sfinimento, come non ci fosse alternativa. A prescindere dal fatto che Costantino della Gherardesca sta a un talent come io sto a un fashion blogger, incapace non tanto di empatizzare con i parenti dei concorrenti, o coi concorrenti stessi, ma anche a fingere di credere vagamente alle gag finte e poco divertenti che deve mettere in scena, senza però avere la statura di una Maria De Filippi, che può permettersi di cagare sui suoi sponsor perché è Maria, mica perché è incapace di fare una pubblicità. A prescindere da tutto questo una cosa va detta, una cantante che poteva uscire davvero da questo talent andando a impattare nell’immaginario degli spettatori, andando, quindi, a diventare un personaggio, prima, e una artista con seguito, quindi un prodotto vincente, poi, c’era, e ovviamente se lo sono lasciati sfuggire sotto il naso, come dei polli. O meglio, come dei polli che vanno avanti palesemente a copione, almeno in questo caso. Perché Dalise, è di lei che stiamo parlando, concorrente in gara nel team Al Bano, è stata chiaramente sacrificata per dar spazio al travestito pugliese che, quest’anno, sembra destinato a ricoprire il ruolo che fu di Suor Cristina anni fa. Una Suor Cristina transgeder, chiaro, ma siamo nel 2018, e pure Rtl 102,5 sta puntando sulle diversità, figuriamoci se non lo può fare un programma condotto da Costantino della Gherardesca. Tanto più che a sceglierlo è stato Al Bano, più volte indicato dalla stampa, come un zoticone omofobo, qui invece spiazzante nel portare avanti la drag queen cresciuta a orecchiette e cime di rapa. Il tipo, di cui non citiamo il nome perché, in tutta onestà, del tipo non ci frega un cazzo, e per non avvallare una scelta degli autori che riteniamo assolutamente suicida, esattamente come Suor Cristina, è solo un vestito senza talento dentro, a differenza di Dalise, appunto, che di talento ne ha da vendere. Non solo nel cantare, e questo lo avete potuto sentire tutti, tutti quanti abbiate avuto la ventura di guardare The Voice, ma anche nel muoversi sul palco, nel prendere il pubblico per mano e in mano. Nel bucare lo schermo, in sostanza. 

Esattamente quel che un talento che voglia diventare una popstar, questo lo scopo dei talent, non può che avere come mission. Io, lo dico apertamente, avevo già puntato su di lei ai tempi del Festivalino di Anatomia Femminile, se andate nella apposita sezione potete vedere la sua partecipazione, ma a vederla lì, dentro la televisione, mi sono convinto ancora di più di quanto sia potenzialmente una popstar. E se parlo di potenzialità e non di atto, non è certo per sue mancanze, ma per mancanze del mercato, che non l’ha presa ancora in considerazione, e del sistema, che quando se la vede sotto gli occhi preferisce far passare il tizio vestito da donna che, diciamolo onestamente, ha proprio nel suo vestirsi da donna il suo plus, non esattamente gran cosa. E dire che Dalise, avesse voluto, avrebbe potuto usare la stessa carta, andando oltre lo stacco di coscia che ci ha regalato, e giocando di più sulla spregiudicatezza. Sì, probabilmente avesse fatto ancora di più sua la campagna #LaFigaLaPortoIo, a cui per altro ha in effetti partecipato durante l’ultimo Sanremo, magari giocando di scollatura, di trasparenza o quel che è, avrebbe messo definitivamente d’accordo tutti. Anche se, qui lo dico sapendo di giocare su un campo minato, temo che sia stato proprio il suo essere una così bella ragazza a aver indotto Francesco Renga a non prenderla. Perché, diciamolo altrettanto onestamente, questa faccenda che per tutte le Blind di lui si sia parlato solo come un sex symbol, uno che smuove gli ormoni delle donne, che le fa cadere ai suoi piedi, tutto vero, ci mancherebbe altro, deve avergli davvero rotto i coglioni. Quindi, conoscendolo come lo conosco, suppongo che non sceglierla sia stato più che altro un modo per allontanare altre battute stupide, altre risatine. 

Ora, cara Dalise, gioca le tue carte nel mondo reale, che oggi significa più che altro la rete, dato che la tv è appaltata ai talent e le radio ragionano su logiche che con l’arte nulla ha a che fare. E già che ci sei, siccome in rete sono i video a viaggiare, la luce più veloce del suono, osa di più. Anzi, esagera proprio. Provoca. Hai sufficiente talento per supportare e sopportare il tuo fisico.

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