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Ritratto di “Ciaro”, Giulia Ciaroni, giovane cantautrice – INTERVISTA

Intervista alla govane cantautrice marchigiana Giulia Ciaroni, in arte “Ciaro”.
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Quando mi segnalano un nuovo artista, quasi sempre giovane, prendo sempre seriamente in considerazione la segnalazione, perché le persone che compongono il mondo musicale hanno un obiettivo comune, che ha a che fare con la condivisione dei talenti, delle professionalità, delle passioni. Ogni tanto si va incontro a qualche delusione, perché esiste la categoria dei “nati imparati”, ma quasi sempre le competenze vanno di pari passo con la giusta umiltà, e allora fa piacere mettere in evidenza le loro storie, seppur brevi… beati loro!

Anche con Giulia Ciaroni è accaduta la stessa cosa, un amico getta l’amo e io raccolgo, ascolto e, dopo aver inquadrato l’artista, provo ad approfondire, scavo un po’, nel tentativo di guardare oltre gli aspetti musicali, perché nella musica, come in ogni altra attività, non basta il genio, ci vogliono anche testa e cuore.

Giulia è un talento, non si raggiungono per caso certi traguardi, ma è anche una persona “pulita”, e la sua limpidezza colpisce tanto quanto le sue canzoni.

Per trasferire ai lettori la mia picture non resta che proporre una pillola della sua arte, anticipata da una lunga intervista nel corso della quale “Ciaro” si racconta in modo aperto, permettendoci di entrare nel suo mondo, una vita che, come spesso capita, è caratterizzata da momenti di difficoltà dai quali ne è uscita con forza della volontà e una passione innata per il canto.

Leggiamo il suo pensiero sollecitato dalle mie domande.

ciaro

La prima domanda, scontata, riguarda la tua storia: come nasce musicalmente parlando Giulia Ciaroni? Quale passione ha mosso i tuoi primi passi e quale percorso didattico hai seguito?

Sono una cantautrice marchigiana, autodidatta, cresciuta ascoltando la musica dei grandi cantautori italiani. Una cantautrice con una voglia enorme di fare musica, ma quella voglia, per lungo tempo, l’ho soffocata, perché si sa, le cose belle fanno sempre un po’ paura, e per tanti anni la musica è stata la mia paura, perché scavava nella parte più intima di me, e mi spaventava. Temevo forse, più che il confronto con il pubblico, il confronto con la vera me, fino al momento in cui, un giorno, la voglia ha vinto la paura e sono sbocciata. Il mio percorso artistico forse è iniziato un po’ tardi, rispetto a tanti, ma proprio perché ho dovuto affrontare delle lotte interiori con me stessa; essendo di carattere molto introversa, la timidezza inizialmente mi creava grossi ostacoli, ma poi, come dico sempre, arriva il momento in cui, quel desiderio di fare diventa talmente intenso che inizi a fregartene della paura, e così sono riuscita a superare questo muro e a dedicarmi alla mia passione più grande, la musica, il canto. Il tutto è iniziato quando ho deciso di partecipare ad un concorso canoro che si tiene dalle mie parti, “il Gallo D’Oro”: era il 2009 e vinsi l’edizione di quell’anno.

Poi da lì altri concorsi, dove ho sempre ottenuto bellissime soddisfazioni; diciamo che è sempre stata notata questa mia voce scura, calda, al di fuori dei soliti canoni femminili. La mia vita è musica, parte tutto da lì, ed è tutto ciò che mi muove. È          con la musica che ho trovato il mio senso in questa realtà. Una realtà da cui mi sono sempre sentita estranea, come se non riuscissi mai a trovare un posto che mi appartenesse, che perlomeno sentissi mio, anche solo un poco. Osservavo il mondo senza però entrarci dentro… la vita scorreva, e io mi sentivo sempre così lontana, fino a quando, questo silenzio dentro il quale mi ero inabissata, ha avuto bisogno di cercare uno sfogo, e ha iniziato a gridare, attraverso la musica, la mia sola fede, la mia ancora di salvezza; ho iniziato a dedicarmi alla composizione, tirando fuori quelle sensazioni che nel quotidiano non riuscivano ad uscire, e che reprimevo senza sosta. Ho un attaccamento particolare ai miei brani, in quanto li sento un po’ come dei figli… forse potrà sembrare esagerato il paragone, ma per un cantautore i propri brani sono davvero pezzi di cuore (perlomeno per me, è così); ogni canzone è legata a una persona, un momento, una sensazione, un ideale, un dolore, una gioia… e quindi ogni brano diventa la vita stessa. La musica mi ha permesso di confrontarmi con i miei dolori e combatterli, e mi aiuta ogni giorno ad esorcizzare i miei demoni, rendendomi più forte.

La tua biografia è molto nutrita, nonostante l’età, ma vorrei che provassi a sintetizzarla negli elementi chiave.

Se dovessi pensare ad elementi chiave della mia biografia senza dubbio partirei dalla nascita del brano scritto dopo la perdita di mia madre, evento e brano che hanno completamente dato la svolta a tutto, segnandomi in ogni senso; tra l’altro ho avuto la possibilità di farmi conoscere da personaggi importanti del settore musicale, che mi hanno offerto grandi possibilità.

Proseguendo direi… i primi contatti diretti – e conseguenti lavori – con produttori e realtà discografiche importanti, tra cui la Rusty Records di Davide Maggioni, Angelo Valsiglio (produttore e compositore che tra i tanti ha lanciato Laura Pausini facendole vincere il Festival Di Sanremo con un suo brano), Vittorio De Scalzi (Leader della storica band dei New Trolls), l’inserimento di un mio pezzo nella sezione “Alla Finestra”, sul sito dell’etichetta Pressing Line (di cui il grande Lucio Dalla è stato fondatore), concluderei con la Finale di Area Sanremo di quest’anno, un’emozione indescrivibile, un sogno ad occhi aperti.

Ancora non mi capacito del meraviglioso risultato ottenuto. Quando vivi gioie talmente grandi è difficile dare la giusta dimensione di ciò che ti accade dentro, perché le emozioni che senti hanno una potenza talmente forte da non poterle tradurre a parole.

Quando vedi una giuria così prestigiosa di fronte a te, cantare a memoria il tuo brano, sorridere e muoversi a tempo di musica, beh… penso di aver detto tutto. Non potrò mai dimenticare quel momento, anche perché mi ha portato a pochi passi dal tanto ambito teatro Ariston.

Il mio percorso artistico è iniziato in termini di età, come ho già detto sopra, un po’ più tardi rispetto a come siamo abituati oggi, ho aspettato prima di tuffarmi in questo mondo perché ho voluto prima sistemarmi dentro, affrontando i lati scomodi della mia vita. Essere un artista, fare una professione come quella del cantautore, credo richieda molta forza e coraggio. Quindi ho iniziato, nel momento in cui sono riuscita a fare i conti con ciò che avevo bisogno di affrontare.

Una cantautrice/cantautore, per definizione, crea e propone le sue creature ma… qual è la fase che ti dà maggiori soddisfazioni, tra il produrre e l’interpretare?

Questa è una domanda tosta a cui rispondere, proprio perché sono entrambe cose che sento nel profondo. È fondamentale per me trasportare nelle canzoni il mio vissuto senza tabù, sia cantando che scrivendo, per condividere ciò che sono, il mio bagaglio di vita, con le persone, senza filtri, con l’intento di fare del bene, utilizzando la musica come una medicina, perché penso davvero che una canzone possa concretamente salvare delle vite. Questa è una cosa che ho sperimentato su di me. L’artista ha una missione, una responsabilità molto grande a mio avviso. Tante persone possono prenderti d’esempio, possono rifugiarsi in te, in ciò che racconti, possono trarne giovamento, benessere. Per cui amo darmi al cento per cento, per far sì che chiunque si ritrovi in ciò che dico possa sentirsi meno solo, possa ricevere una sorta di pacca sulla spalla, forza e coraggio per riuscire magari a superare un momento particolarmente delicato che sta attraversando.

Ritengo che la musica sia una terapia, un qualcosa in grado di raddrizzare anche la più storta delle giornate, e come la musica in tante occasioni ha salvato me, spero ora con le mie canzoni di poter essere d’aiuto per chi mi ascolterà, è questo il mio obiettivo… dare spunti di riflessione, regalando un sorriso o anche una lacrima di commozione. In un mondo dove tutto corre più veloce di noi, dove non si trova più tempo per le cose che davvero contano, vorrei portare la gente a scuotere e risvegliare i propri animi riabilitandola alle emozioni, a godere delle stesse. Giudichiamo le persone da come si vestono, dai tatuaggi, dai propri gusti sessuali, dal luogo d’origine, dalle persone che frequentano, dall’ambiente in cui vivono… io dico che non è questo il modo. Abbiamo perso il “contatto” e la musica penso possa servire proprio a permetterci di ristabilire questa connessione, con noi stessi e con gli altri.

Impariamo ad ascoltarci di più, perché la chiave per risollevarci risiede in noi; è vero che tutto ciò comporta dolore, fatica, ma poi arriva sempre quel momento in cui ti rendi conto di quanto sarebbe stato pericoloso stare ferma. Ho passato tanto tempo ad osservare, sentendomi in un certo senso “diversa”, perché la mia sensibilità mi portava a vedere il mondo in una maniera particolare, e a captare cose che agli occhi di tanti potevano farmi sembrare una “svitata” … osservare… osservare per capire, perché la verità non è nelle parole, la verità è nell’anima, e il linguaggio dell’anima si rende comprensibile solo nel momento in cui si è disposti ad ascoltare, ma ascoltare con il cuore… e dalla musica ho imparato anche questo, e tutto ciò è quello che voglio trasmettere, ed è quello che poi, in fin dei conti, accomuna tante persone che si trovano in difficoltà per i più svariati motivi; la musica unisce tutti e non fa distinzioni, chiunque si può rivedere in un brano, e ogni singolo individuo, nella stessa canzone, può vedere i più svariati significati. Ed è proprio questo il bello della musica.

Oltre al tuo strumento personale – la voce – hai dimestichezza con altri “attrezzi musicali”?

Diciamo che utilizzo la voce come strumento, a tutto tondo. Nella fase della composizione, non sapendo suonare, la voce lavora in sostituzione degli strumenti. Produco suoni con la bocca e con il corpo che diventano vere e proprie trame musicali, così da facilitare l’arrangiatore e permettergli di capire quella che è l’identità musicale del pezzo.

Ho un’idea precisa di cosa serva ad un/una cantante per catturare il pubblico, e ritengo più importante una voce caratteristica – che si appiccica ad un nome/volto, piuttosto che una di grande potenza o estensione: prova a presentarti al pubblico che non ti conosce, evidenziando quelle che ritieni siano le tue peculiarità.

Mi trovi completamente d’accordo, e sono felice di questa domanda. Penso sia fondamentale avere una voce o meglio LA VOCE. Di certo non intesa come estensione o capacità tecniche. Ritengo sia basilare, e quindi vantaggioso, possedere una timbrica distinguibile dalla massa, avere quel qualcosa che ti permette di essere riconoscibile tra mille. Credo sia quella la vera fiamma che può scatenare l’incendio. Fondamentalmente la potenza vocale, un acuto, un virtuosismo, lasciano il tempo che trovano, ma una voce che ti rapisce, che ti si stampa dentro, non la dimentichi più. In tutto ciò, dagli addetti ai lavori e no, mi è sempre stata riconosciuta la particolarità vocale. Ho sempre ricevuto apprezzamenti per il colore della mia voce, ritenuto originale e intenso. Penso sia questo il mio punto di forza, assieme all’interpretazione.

Ascoltando i tuoi brani viene naturale inserire la tua musica in ambito pop: esistono tuoi modelli… di fiducia?

Modelli di fiducia non credo di averne, o meglio, mi spiego, più che guardarmi intorno e cercare ispirazione in ciò che già c’è, punto a scavare dentro me stessa, per far sì che possa uscire il mio mondo, ciò che sono. Ritengo che un’artista, specialmente un cantautore, debba avere la forza e il coraggio di mettersi a nudo raccontando sé stesso, la propria verità in maniera limpida e onesta. Venendo dal mondo del cantautorato italiano, essendo cresciuta ascoltando praticamente questa tipologia di brani, sicuramente la mia crescita artistica è stata molto segnata da questo genere. Ancora ricordo i vecchi nastri di mia madre che ascoltavo a memoria, ma fondamentalmente cerco di trovare la mia strada senza farmi condizionare dal resto.

Quali sono le difficoltà maggiori che hai trovato sino ad oggi, tenendo conto che ad un certo punto della tua vita hai abbandonato l’attività di famiglia e hai deciso di dedicarti completamente alla musica?

Credo che quando qualcosa ce l’hai nel sangue, per quanto tu possa non ascoltare, il richiamo prima o poi diventa talmente assordante da non poter far a meno di seguirlo. Certi istinti non possono essere repressi, almeno non a lungo. Non ho mai sentito la mia famiglia vicina alle mie scelte, non ho mai sentito il loro supporto. Per tanti anni ho tentato di conquistare mio padre provando a renderlo orgoglioso di me, seguendo le sue orme, ma quella strada era la sua, non la mia. Ho represso per tanto tempo la musica dentro me, fin quando questo bisogno è esploso e ho abbandonato il lavoro nella Ditta di Restauro di mio padre per inseguire il mio sogno, la musica. La mia famiglia sicuramente non ha mai visto di buon occhio questa mia decisione, ma come dico sempre, giusto o sbagliato, purché sia tu a scegliere, e credo sia stata la cosa migliore che potessi fare visti i risultati raggiunti. Nella vita non dobbiamo mai dar retta a nessuno se non a noi stessi. Seguiamo ciò che ci fa battere il cuore, che accende le nostre emozioni, perché saranno solo le emozioni che daranno un senso a questo nostro vivere. Lottiamo per i nostri ideali, i nostri sogni. Non lasciamo che sia qualcun’altro a scegliere per noi. Questa vita è nostra! Facciamo sì che ogni giorno sia la gioia ad accompagnarci, non la stanchezza e la frustrazione, perché siamo immersi dentro noi per vivere, non per sopravvivere. 

Cosa hai provato nell’accedere alla finale di Area Sanremo?

Arrivare alla finale di Area Sanremo è un traguardo che mi hai riempito di emozioni indescrivibili. Avere davanti una giuria composta da nomi così prestigiosi, che cantavano il mio pezzo a memoria e si muovevano a tempo di musica, è stato un vero e proprio sogno ad occhi aperti. Ci ho creduto tanto in questo obbiettivo, ma mai mi sarei aspettata che sarei riuscita ad arrivare così a fondo. Eravamo davvero tantissimi all’inizio. Ritrovarsi alla finale della competizione è stata una gioia immensa, soprattutto poi perché ho partecipato con un mio pezzo. A volte crediamo che la felicità sia irraggiungibile, quasi che non esista, ci aspettiamo sempre il peggio, e invece, quando meno te lo aspetti, se ci credi, le soddisfazioni arrivano.

ciaro

A proposito, quanto ami la fase live?

Reputo i “live” essenziali, vitali per quanto mi riguarda; il contatto con il pubblico è ossigeno puro. L’adrenalina che sale e si spande in ogni angolo del corpo… quello è il vero nutrimento per un artista. Quella botta emotiva che sale dallo stomaco non può essere spiegata. L’effetto che dà lo stare sul palco non è descrivibile… sei lì, ma sei ovunque. Ti senti come sulla vetta della montagna più alta, dove l’aria è più pura, il cielo più limpido, dove se apri gli occhi vedi il mondo intero davanti a te. Non esiste più ansia, paura, spariscono i problemi, sei solo tu, con le tue emozioni, e per quei minuti, quelle ore che sei lì, hai la consapevolezza che non devi più difenderti da niente e nessuno. Finalmente sei libera.

In conclusione, vorrei che raccontassi ai lettori i tuoi progetti imminenti e, se vuoi, qualche sogno nel cassetto.

Parlando di progetti artistici futuri, direi che ho tante cose che bollono in pentola. Ma non voglio svelare nulla, per il momento posso soltanto dirvi che c’è un singolo estivo che sta per uscire. Sicuramente ho raggiunto bellissimi traguardi, ma ora punto veramente in alto, vorrei arrivare alle Major (Sony, Universal, Warner) arrivando a portare la mia musica a quante più persone possibili, per far sì che ciò che ho da dare arrivi a tutti.

Per quanto riguarda la vita privata, l’obbiettivo è quello di prendere casa con la mia ragazza e al più presto poterci sposare. Per il resto, come dice Lucio Battisti: “Lo scoprirete solo vivendo …”.

Quindi vi aspetto sui miei Social per tutte le novità…
Un abbraccio

Premi Tenco 2020 – Vincono Brunori Sas, Tosca e Paolo Jannacci

Resi noti i vincitori delle Targhe Tenco 2020, premi riservati al mondo della canzone d’autore assegnati da critici musicali, addetti ai lavori e giornalisti.

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Alcune settimane fa fu resa nota la lista dei finalisti dei Premi Tenco divisi in sei categorie, di cui una dedicata agli interpreti, una ai progetti collettivi e quattro dedicate ai cantautori:

Disco in assoluto:
Paolo Benvegnù (Dell’odio dell’innocenza); Brunori Sas (Cip!); Diodato (Che vita meravigliosa); Luca Madonia (La Piramide); Perturbazione [(dis)amore]

Album in dialetto:
Alfio Antico (Trema la terra); Eleonora Bordonaro (Moviti Ferma); Sara Marini(Torrendeadomo); Nuova Compagnia di Canto Popolare (Napoli 1534. Tra moresche e villanelle); Daniele Sepe (Le nuove avventure di Capitan Capitone)

Opera prima:
Buva (Quarantena); Paolo Jannacci (Canterò); Liana Marino (Partenze); Lelio Morra (Esagerato); Réclame (Voci di corridoio)

Interprete di canzoni:
Beppe Dettori [(In)canto rituale – Omaggio a Maria Carta]; Peppe Fonte (Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone); Maria Mazzotta (Amore Amaro); The Niro (The Complete Jeff Buckley & Gary Lucas Songbook); Tosca (Morabeza).

Canzone singola:
Diodato (Che vita meravigliosa); Beppe Gambetta (Dove Tia O Vento); Giacomo Lariccia (Limiti); Rancore (Eden); Tosca (Ho amato tutto).

Album collettivo a progetto:
Animantiga; Calendario Civile; Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero; Note di viaggio – Capitolo 1: Venite avanti; 20 x 22.

VINCITORI:

Brunori Sas, per l’album Cip!, vince il Premio Tenco 2020 per il miglior album in assoluto.

L’album Cip! (Island Records, Universal Music Italia) di Brunori Sas ha avuto 56 voti. Gli altri finalisti, in ordine di preferenze ottenute, erano:  Paolo Benvegnù /Dell’odio dell’innocenza (48 voti); Diodato / Che vita meravigliosa (45 voti); Perturbazione /(dis)amore (24 voti); Luca Madonia / La Piramide (21 voti).

Tosca si aggiudica due premi, quello per la Miglior Canzone con Ho amato tutto (brano portato all’ultimo Festival di Sanremo e scritto da Pietro Cantarelli) e quello per Miglior Album di interprete con Morabeza.

La targa come Miglior Opera Prima se l’aggiudica l’album Canterò di Paolo Jannacci.

Il Premio Miglior album in dialetto va a Napoli 1534. Tra moresche e villanelle della Nuova Compagnia di Canto Popolare.

La targa per il Miglior album collettivo a progetto è un ex aequo: Note di viaggio – Capitolo 1: venite avanti… (raccolta di canzoni di Francesco Guccini reinterpretate da altri artisti e prodotta da Mauro Pagani) e Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero.

Le targhe verranno consegnate ai vincitori al teatro Ariston di Sanremo il 22, 23 e 24 ottobre, nel corso della prossima edizione del Premio Tenco.

 

CIRQUE DU SOLEIL, FONDATO E AFFONDATO DA MILIARDARI

Il Coronavirus sembra travolgere anche il Cirque du Soleil che dichiara bancarotta e attua migliaia di licenziamenti.
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Verso la fine degli anni ottanta Antonio Ricci mi disse che il Capitalismo non funziona, “sembra funzionare per un po’ ma poi all’improvviso crolla come un pugile suonato”. Lì per lì pensai a una boutade dato che l’Antonio era diventato ricco nell’impero di Berlusconi e i suoi comici del Drive In mi dicevano che si era comprato una sorta di Castello in quel di Alassio… ma con il senno di poi… mettendo in fila una serie di fallimenti internazionali clamorosi, dalle banche alle multinazionali fino ai Paesi interi (Grecia e Venezuela), credo che la previsione di Ricci abbia un bel fondo di verità. L’ultimo fallimento clamoroso, che vale la pena di studiare fino in fondo, riguarda Le Cirque Du Soleil, ovvero il più grande spettacolo del mondo capace di avere entrate per un miliardo di dollari l’anno ( ultimo dato del 2019 ).

La pandemia causata dal Covid19 sembrerebbe aver causato la bancarotta della più grande impresa di attrazione mondiale dopo Hollywood. Ammonterebbero a 300 milioni di dollari gli stipendi dei 4.000 assunti e la restituzione della vendita dei biglietti di tutti gli spettacoli del 2020. L’operazione della bancarotta è stata spiegata poche ore fa come una sorta di morte e rinascita al tempo stesso.

Fallimento e poi ricostruzione sulle macerie.
Qualcosa però non torna. Per sentire puzza di bruciato, basta leggere le biografie dei due capi miliardari.

Cominciamo dal primo, il fondatore Guy Lalibertè, uno che dopo la scuola faceva l’artista di strada suonando la fisarmonica per le strade del Quebec. Uno che insieme a un gruppo di amici fondò il circo Gilles-Ste Croix e in seguito grazie al sostegno di una sovvenzione governativa per la celebrazione del 450esimo anniversario della scoperta del Canada da parte di Jacques Cartier, creò la sua creatura Cirque du Soleil.

cirque
Guy Lalibertè

Geniale imprenditore ma con un malefico vizio sulle spalle: il poker. Nell’aprile 2007, arriva quarto nell’evento del World Poker Tour al Bellagio di Las Vegas, vincendo  696.220 dollari. Ma poi un’indagine sui suoi sei conti dei cash games di poker on line: Noataima, Patatino, Marmellata di donne, Elmariachimacho, Esvedra e Zypherin, certifica che Laliberté ha perso circa 31 milioni di dollari in totale.

Il poker è una brutta bestia soprattutto quando devi garantire stipendi a 4000 dipendenti sparsi in 40 Paesi nel mondo. Al poker il miliardario Lalibertè affianca un’intensa attività benefica in varie Foundation. Attività che gli consente addirittura un viaggio spaziale costato oltre 30 milioni di dollari.

Nel settembre 2009, Laliberté  diventa così il primo turista spaziale canadese . Il suo volo spaziale era dedicato alla sensibilizzazione su questioni idriche che affliggono l’umanità, rendendolo così, nelle sue parole: “una “missione poetica sociale nello spazio”.

Nel maggio 2020, la Corte d’appello federale canadese  stabilisce invece, che il suo viaggio doveva essere considerato principalmente personale e non legato al lavoro, e che l’imposta sul reddito diretta doveva essere valutata sul 90% del costo del viaggio. Ma i vizietti del miliardario spendaccione non finiscono qui.

Nel 2007 compra l’atollo di Nukutepipi nella Polinesia francese. Lo scopo dell’acquisto lo rivela lui stesso  al Journal de Montréal : “A causa di tutto ciò che sta accadendo nel mondo, mi sono detto: quello potrebbe essere il luogo in cui, in caso di epidemia o guerra totale, potrei portare le persone che mi piacciono e la mia famiglia in modo da essere protetti. Sarà un luogo completamente autonomo a livello operativo: solare, ambientale, ecologico “.

Peccato che in attesa del cataclisma planetario, Il 13 novembre 2019, il magnate canadese venga arrestato per coltivazione illegale di cannabis nella sua residenza sull’atollo. Quattro anni prima aveva venduto il 90% delle sue azioni del Cirque du Soleil.

Riassumiamo: artista di strada, benefattore, grande imprenditore, giocatore spericolato di poker, turista spaziale, proprietario di un angolo della Terra destinato a salvare i suoi amici e parenti con erba a volontà per sfuggire alla noia.

E veniamo al secondo, attuale Presidente e amministratore delegato del Cirque du Soleil: Daniel Lamarre, ex giornalista, già presidente e CEO della rete televisiva TVA, la più grande emittente televisiva privata del Quebec, dal 1997 al 2000. Anche lui è attivissimo sul fronte delle attività benefiche, in particolare la One Drop Foundation, con la sua missione di combattere la povertà fornendo accesso all’acqua potabile, così come il Cirque du Monde, un programma mondiale di circo sociale rivolto ai giovani a rischio. È anche membro del consiglio di amministrazione della Montreal Heart Institute Foundation dal 1994. Uomo dai mille incarichi.

Cirque
Daniel Lamarre

Io non so sinceramente come fanno questi miliardari a trovare il tempo necessario per svolgere decine di attività parallele, tutte molto onerose e importanti. Non riesco nemmeno a capire perché un miliardario debba lavorare così tanto senza riuscire a godersi la vita. Il primo almeno giocava a poker e volava nello spazio, oltre a correre in Formula 1, Lamarre invece passa la maggior parte del tempo sugli aerei, tra la Silicon Valley e la Cina a fare affari per Il Cirque du Soleil. Stile di vita da Jet Lag con moglie e figli a seguito.

Gli affari vanno bene e nel 2019 il Circo totalizza entrate per un miliardo di dollari, ha sold out prenotati in 40 Paesi per tutto il 2020 e il 2021. Poi arriva il Covid e la montagna di soldi si arresta, anzi provoca valanghe a ripetizione. Basta un anno di stop e l’immenso circo fondato nel lontano 16 giugno 1984 sprofonda affogato dai debiti.

Ora, io non sono esperto di economia e per la mia salvezza di spirito, non faccio affari, ma ci vuol poco a capire che se il tuo business non ha la capacità di sopravvivere per un solo anno, vuol dire che o sei un pessimo amministratore o che il Capitalismo, come mi diceva Antonio Ricci, non funziona perché ha il fiato corto.

Ecco perché a mio modesto avviso, la bancarotta del Cirque du Soleil puzza come un intero mercato del pesce. Non ci credo io come non ci crede nessuno, ma la scusa del Covid è un succulento boccone da servire in tavola. Ed ecco che per la ricostruzione sono previsti 3.400 licenziamenti, mica solo ballerini, acrobati e giocolieri, ci sono anche segretarie, operai, commercialisti, interpreti, amministratori, assicuratori, tecnici, attrezzisti, medici, costumisti, architetti, scenografi, grafici, art director, datori luci, registi, facchini, autisti, cuochi, runner, musicisti. insomma un elenco infinito… si potrebbe far prima a escludere determinate “professioni” vale a dire giocatori di poker, turisti spaziali e spericolati speculatori che si adoperano in onorevoli attività benefiche, ma invece sono proprio questi che decidono le vite di 3400 persone, individui che investono 30 milioni di dollari per una gita spaziale e mandano sul lastrico intere famiglie.

Gordon Gekko, il famelico protagonista del film “Wall Street” di Oliver Stone, diceva spesso: “Il denaro non dorme mai”. Pare che il miliardo all’anno del Cirque Du Soleil ronfi come un orso in letargo. Chissà, forse è stato imboscato in qualche atollo in Polinesia in attesa di una guerra o di una pandemia globale.

Uscito “Anelo al Nobel”, l’EP dei Colfischiosenza

E’  stato pubblicato per la “Stranamente Music”  il primo EP dei ColfischiosenzaAnelo al Nobel”.
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Il primo EP della band pugliese è un viaggio nel cantautorato a ritmo swing: cinque tracce inedite, cinque storie, cinque emozioni, cinque musicisti per un racconto vero, ironico, sensuale e talvolta strampalato, di varie forme di amore attraverso strani personaggi tra sogni, ironie e paradossi.

Il lavoro dei Colfischiosenza, cinque musicisti del sud Italia, si è inizialmente concentrato sulle composizioni di quei cantautori che si sono appropriati di ritmi ed armonie afroamericane (swing, bossa nova, tango, milonga, samba, rumba, cha cha cha, etc..) senza mai discostarsi dalla caratteristica italianità fatta di poesia, storie da raccontare, sentimenti non corrisposti, amore e tanta ironia, a voler sottolineare che la canzone all’ italiana non è soltanto quella del “bel canto.
I musicisti fanno il resto, con i loro arrangiamenti e le invenzioni ricamate per ogni singolo brano ad accentuarne il significato.

Con la voce, una chitarra, un clarinetto, un pianoforte, un contrabbasso e una batteria, nasce Anelo al Nobel: un concentrato di storie raccontate con ironia e sentimento, tra le quali emerge una ricerca di ciò che realmente si desidera dalla vita o che si vuole essere. Questo significa “anelare al Nobel”: la massima aspirazione di ognuno di noi, poiché solo essendo noi stessi raggiungiamo, in senso metaforico, i nostri più importanti obiettivi.

Sono le semplici vite quotidiane a fare la storia, ed è proprio nella semplicità che il protagonista di Anelo al Nobel trova la chiave per vincere il suo personale Nobel o come il protagonista de Il ritorno di Antoine, quell’Antoine de Saint-Exupéry, aviatore che, staccandosi dalla terra e dall’attaccamento alle cose materiali, riesce a vedere meglio la sua vita fino “a non distinguere i confini” o il tenore di Diva che vive la dura condizione di essere donna in un corpo di uomo, “chiudevi gli occhi era la voce di un maschietto, li riaprivi ed eri lì, felicemente al suo cospetto”, o come il suonatore di tango in Fango sulle scarpe che afferra lo sguardo di una donna che balla e vive quella passione effimera fatta solo di apparenza che permette di dimenticare magicamente di essere stanco.

Anelo al Nobel racconta storie improbabili, di uomini traditori e traditi come il protagonista di Jessica travolto da un amore che alterna in continuazione i suoi ruoli, “i tuoi baci erano artistici e trascendevo come quei santoni mistici e levitando mi sentivo attraversare dalla luce”.
Scrittori, sognatori, dive e uomini romantici che si nascondono dietro la maschera della superbia, storie di vinti e vincenti che soffrono, gioiscono e falliscono.
Proprio come tutti noi, possibili protagonisti dei cinque brani dell’EP.

Colfischiosenza

CHI SONO I COLFISCHIOSENZA?

Francesco Bianco, chitarra e voce
Andrea Campanella, clarinetto
Stefano Scagliuso, pianoforte
Massimo Bonuccelli, contrabbasso
Francesco Rondinone, batteria

Si sono riuniti per la prima volta nell’agosto del 2012 provenendo da progetti sempre legati al mondo del cantautorato italiano.
Il nome COLFISCHIOSENZA (letteralmente “fischiando o non fischiando”) riporta involontariamente ad un famoso intercalare di un buffo personaggio della commedia italiana e rappresenta la nostra sintesi della vita che si può decidere di affrontarla fischiettando, dimenticando i mille problemi di tutti i giorni, oppure caricandosi sulle spalle ogni preoccupazione, dimenticandosi della leggerezza, della spensieratezza, della musica. Senza fischio, per l’appunto!

 

ALANIS MORISSETTE: il 31 luglio esce il nuovo album, “SUCH PRETTY FORKS IN THE ROAD”

Uscirà il prossimo 31 luglio “Such Pretty Forks In The Road“, l’atteso nuovo album di inediti dell’artista multi-platino e vincitrice di sette GRAMMY AWARDS, ALANIS MORISSETTE.

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L’album, disponibile in pre-order (smi.lnk.to/spf), è stato anticipato dal singolo “Smiling“, scritto da Alanis Morissette insieme a Michael Farrell (Morrissey, Macy Gray) e prodotto da Alex Hope (Troye Sivan, Ben Platt, Tove Lo) e dai brani “Reasons I Drink” e “Diagnosis”. 

Tracklist Such Pretty Forks In The Road” 

1. Smiling‬
‪2. Ablaze‬
‪3. Reasons I Drink‬
‪4. Diagnosis‬
‪5. Missing The Miracle ‬
‪6. Losing The Plot ‬
‪7. Reckoning ‬
‪8. Sandbox Love‬
‪9. Her‬
‪10. Nemesis‬
‪11. Pedestal

alanis morissette

TOUR

Alanis Morissette ha anche annunciato oggi il posticipo del tour europeo al prossimo anno a causa dell’emergenza epidemiologica scaturita dal virus Covid-19. La data italiana, originariamente prevista per il 15 ottobre 2020, è riprogrammata all’8 novembre 2021 sempre al Mediolanum Forum di Milano.

Ad aprire il concerto ci sarà Liz Phair. I biglietti precedentemente acquistati restano validi per la nuova data.

Per ulteriori informazioni riguardo i biglietti già acquistati è possibile consultare le FAQ (lntvglobal.com/it/article/faq-biglietti-2020).
I biglietti per la nuova data sono disponibili per l’acquisto sulle piattaforme ufficiali Ticketmaster Italia, Ticketone e in tutti i punti vendita autorizzati.

alanis morissette

Uscita di Jagged Little Pill – Deluxe

Il 26 giugno, inoltre, uscirà una versione digitale deluxe di “Jagged Little Pill“, in cui, alle 13 tracce originariamente contenute nell’album prodotto da Glen Ballard, si aggiunge un nuovo album in acustico registrato dalla performance live che Alanis ha tenuto allo Shepherd’s Bush di Londra lo scorso marzo. “Jagged Little Pill” ha festeggiato lo scorso 13 giugno 25 anni dalla sua pubblicazione: subito dopo la sua uscita, l’album si è imposto subito come un vero fenomeno culturale, acclamato dalla critica. Di recente, inoltre, è stato certificato per la 17esima volta Platino da parte della RIAA, vendendo oltre 33 milioni di copie nel mondo e diventando il 16esimo album più venduto negli Stati Uniti.

Rossella Seno “Pura Come Una Bestemmia” – RECENSIONE

Il nuovo album di Rossella Seno, “Pura come una bestemmia” è uscito il 3 aprile: titolo forte e copertina pure di più per tematiche veramente importanti come  l’immigrazione, la violenza sui più fragili, il poco rispetto per la natura, le disuguaglianze, l’indifferenza o peggio la non accettazione delle “diversità”.

Sulla copertina una donna in croce, a simboleggiare “non solo la donna così maltrattata ma l’essere umano e la natura tutta, sacrificati in nome del dio denaro e del potere”; Rossella è una donna forte, un’artista che spazia dal canto alla recitazione sempre con grande generosità e personalità, in un affascinante equilibrio tra tecnica e passione. In questo lavoro riesce ad interpretare tredici composizioni, tutte corredate di testi molto importanti e musicalmente ben corpose, con energie sempre fresche e la massima efficacia, con impegno, musicalità e spessore artistico.

La maggior parte delle composizioni è opera di Massimo Germini, responsabile anche degli arrangiamenti: conosciuto dai più come chitarrista di Vecchioni in questa occasione si riconferma compositore, strumentista ed arrangiatore di grande perizia e musicalità.

Tutti i brani di questo CD sono valorizzati da ambientazioni ritmiche ed armoniche sempre diverse e mai banali né pretenziose, con oculata scelta degli strumenti e delle loro tessiture di dialogo, con rispetto per i testi, per la voce e anche per chi ascolta.

Apertura con un brivido, un’ottava ostinata di chitarra in Fa e la autorevolezza di Rossella espongono “Mare nostro”, parole di Erri de Luca e chiacchiere già a zero.

Sullo stesso ostinato si innesta “Ascoltami signore” di Federico Sirianni, splendido pezzo che si dipana in vari cambi di tonalità e con un graduale crescendo strumentistico. Inizia semplicemente con il raddoppio basso delle note fondamentali degli accordi, per poi introdurre una sapiente sovrapposizione armonica di varie corde, sostenute successivamente con delle spazzole “train” di supporto. La voce è ugualmente espressiva in tutti i range, il testo, bellissimo, non solo si segue agevolmente ma è sottolineato e valorizzato senza cedimenti.

Segue “Principessa”, parole di Pino Pavone su musica di Germini: ambientazione e tonalità completamente diverse rispetto al brano precedente, con un ritmo latino rispettoso della cultura d’origine, non ammiccante paraculo o peggio ancora macchiettistico come oramai d’uso.

Appare già chiara la concezione musicale di questo lavoro: la musica è prima contenuto e poi confezione, non il contrario. Nelle composizioni la melodia si sviluppa in modo sensato, le armonie hanno una logica, la struttura pure; i colori di base sono acustici, scritti nel rispetto della natura dello strumento, intrecciati con sapienza e gusto, suonati e registrati benissimo.

Le chitarre sia di accompagnamento che di commento melodico sono un piacere, violino e violoncello si inseriscono perfettamente e ci ricordano che la spasmodica ricerca del suonetto sintetico da videogioco dovrebbe essere una seconda alternativa, da ricercarsi una volta esaurite le opzioni strumentistiche primarie.

Il problema è che le parti vanno sapute scrivere, e che bisogna pagare gli archi che suonano intonati, a tempo e con una bella timbrica. Molto più facile ed economico in sede di produzione fare i leoni da tastiera.

Si nota che il CD annovera delle partecipazioni veramente eccellenti, da Pino Pavone, autore storico di Piero Ciampi, che in “La città è caduta” omaggia addirittura Quasimodo, Federico Sirianni che dopo aver magistralmente aperto il lavoro lo chiude con la title track  “Puri come una bestemmia”, Matteo Passante che con le parole di “Io che quando posso”, “Remi e ali” e “Sei l’ultimo”, offre una tale moltitudine di spunti di riflessione da dover risentire più e più volte le canzoni, con un piacere sempre più consapevole.

Compare addirittura un affascinante testo di Sanguineti, musicato con sapienza da Lino Rufo mediante una sorta di ballata popolare in La minore, “La ballata delle donne”. La carismatica voce maschile è quella di Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus.

Importante testo di Paolo Fiorucci quello di “Luna su di me”, su musica di Germini: una parte dei proventi di questo pezzo andrà ad Animals Asia per la protezione e il salvataggio degli orsi tibetani.

Autentica “guest star” dell’album è Michele Caccamo, poeta tradotto in cinque lingue e considerato il “Poeta della fratellanza” nei paesi arabi: è presente innanzitutto in “Gli occhi di Stefano” con emozionanti parole purtroppo riferite alla tragica vicenda di Stefano Cucchi. Queste si dipanano tra i colori delle tonalità di Mim e Solm su musica che è una ulteriore zampata del maestro Pintucci, a proposito del saper scrivere una canzone…

Siamo in presenza di un’ulteriore sapiente gestione armonica, non c’è una nota di troppo, sovrapposta male o gratuita: competenza e gusto regnano inattaccabili.

Testo di Caccamo invece su musica di Germini in “La chiamano strega”, singolo uscito il 31 marzo, ispirato alla storia di Simona Kossak, biologa che decise di abitare per più di trent’anni nella foresta di Bialowieza in una capanna senza acqua corrente, elettricità e nessun confort moderno, etichettata come “strega” per la sua capacità di rapportarsi con la natura e dialogare con gli animali. Composizione e arrangiamento di sapore irlandese, con violino e plettri su una ritmica danzante. Le parole di Michele Caccamo ci raccontano il mondo animale e scorrono con una musicalità che è fluida e luminosa, pur descrivendo una tematica nefasta come quella degli abusi perpetrati dall’uomo sulla natura, “finita in croce”.

Sempre Caccamo riesce ad ipnotizzare ancora una volta con un racconto dei suoi, in contrappunto con uno splendido mandolino ed una ispiratissima Rossella, in “Lasciatemi stare”: veramente notevole come un poeta prestato alle maglie metriche e melodiche della canzone riesca ad essere comunque evocativo, affascinante e descrittivo, coadiuvato magistralmente da un Germini veramente in stato di grazia.

Citazione doverosa per Lele Battista (piano e tastiere), Emiliano Cava (percussioni), Saverio Gilozzi (violoncello), Simone Rossetti (violino) mentre l’organetto di “Sei l’ultimo” è di Alessandro D’Alessandro.

Un disco di spessore musicale, di grandi contenuti e di partecipazioni importanti per una bella prova di maturità di Rossella Seno, che riconferma di appartenere a pieno titolo nel novero delle più importanti cantanti italiane.

seno

TRACKLIST “PURA COME UNA BESTEMMIA” – ROSSELLA SENO

Mare Nostro
Ascoltami O Signore
Principessa
La Ballata Delle Donne
Gli Occhi Di Stefano
La Città E’ Caduta
Luna Su Di Me
La Chiamano Strega
Io Che Quando Posso
Remi E Ali
Lasciatemi Stare
Sei L’ultimo
Pure Come Una Bestemmia 

seno

JAMES BLUNT: fuori la digital deluxe dell’album “Once Upon A Mind”

James Blunt fa uscire la digital deluxe dell’album “Once Upon A Mind (Time Suspended Edition)” con due nuovi brani e 6 sei versione acustiche dei brani dell’album.
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Nell’ultimo album, “Once upon a mind, ritroviamo il James Blunt che ci piace di più, quello che abbiamo imparato ad amare subito dal primo album.
E durante questo difficile anno ha acquisito ancora più spessore. Oggi esce la ‘Time Suspended’ deluxe edition di ‘Once Upon A Mind’.

Questa versione deluxe arriva proprio mentre quella originale sta per raggiungere la certificazione oro in UK. Contiene 2 nuovi brani, demo originali, e 6 bellissime versioni acustiche di brani dell’album.

Il suo album di debutto del 2004, ‘Back To Bedlam’ – ormai un classico della musica pop – è stato di recente nominato nella top10 degli album che hanno venduto di più in quel decennio, e con ‘Once Upon A Mind’ James Blunt ha rafforzato la sua reputazione di eccellente compositore di brani emozionanti ed onesti che arrivano dritti al cuore di ognuno di noi.

‘Once Upon A Mind’ è tutto quello che James Bunt sa fare meglio, parlare in modo semplice e diretto in un modo in cui tutti possono ritrovarsi, come il primo singolo ‘Cold’, la struggente ballata per suo padre ‘Monsters’, e l’ultimo toccante brano ‘The Greatest’ nel cui emozionante video appaiono i tanti operatori sanitari che hanno lavorato in prima linea durante la pandemia.

James Blunt ha venduto oltre 23 miioni di album nella sua carriera e negli utlimi tempi ha messo in mostra tutto il suo sagace “sense of humor” nel suo accout twitter che conta sempre più follower giorno dopo giorno.

blunt

Track Listing: Once Upon A Mind (Time Suspended Edition)

   The Truth
   Cold
   Champions
   Monsters
   Youngster
   5 Miles
   How It Feels To Be Alive
   I Told You
   Halfway
  Stop The Clock
  The Greatest

 Should I Give It All Up (demo)
 Happier (demo)
 The Truth (acoustic)
 Cold (acoustic)
 Champions (acoustic)
 Monsters (acoustic)
 5 Miles (acoustic)
 Halfway (acoustic)

Mariella Nava esce con “Povero Dio” – INTERVISTA

E’ fuori da qualche giorno in rotazione radiofonica e disponibile negli store e sulle piattaforme streaming il singolo ‘Povero Dio’ della cantautrice pugliese Mariella Nava, ed esce a tre anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo album ‘Epoca’.

Si tratta di una ghiotta anticipazione di un disco di inediti che verrà pubblicato il prossimo autunno.

’Povero Dio’ è una canzone che ha dovuto attendere il suo tempo, per venire alla luce” – spiega l’artista. “Risultava complicato trovare spazio per quel nome, così forte tanto da essere ingombrante. Una parola che torna di spesso ma che crea soggezione, perché troppo scomoda e ci mette completamente a nudo”.

nava

INTERVISTA A MARIELLA NAVA

Diciamo che questo Dio viene tirato in ballo di frequente…

Già. C’è un comandamento che dice di non nominarlo invano, eppure sembra essere presente nei posti sbagliati, piuttosto che nelle preghiere. Dio. Allah. Buddha. Mettici il concetto che vuoi. Sono traduzioni, letture diverse, ma dentro c’è l’Universo, ci siamo noi, così come siamo e soprattutto come siamo diventati. Dio. Una parola che suona stonata come le campane in un tempo frenetico che non riusciva a dare più tempo a nessuno. E allora è giusto che nello stop generale, abbia trovato il suo posto.

Mai come in questo periodo però, abbiamo avuto bisogno di invocarlo, quel nome.

Già. L’abbiamo sentito rimbombare nell’immagine di una piazza deserta, o posarsi sulle labbra, tra i denti, negli occhi, su un muro, in un pensiero, in una richiesta di aiuto, in una forza da trovare, in un perché a cui dare risposte, quando le risposte sono diventate rare, difficili, perfino inesistenti. E diventa più grande adesso, che ci dobbiamo rialzare, sicuramente più poveri.

Ma quando è nato questo singolo?

In tempi non sospetti. Era nel cassetto da un po’ ma è solo un piccolo assaggio di un album che spero di terminare presto.  

Ci può accennare qualcosa delle tracce inedite, che entreranno a far parte del cd?

Ci troverete tanta ricerca dal punto di vita musicale, molto amore come sempre e una dedica particolare per il mio papà, che è mancato lo scorso anno.

Lei era in tour con Rossana Casale e Grazia di Michele, quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus. Tre voci bellissime, tre donne in concerto insieme, sullo stesso palco. Una bella novità. Ripartirete, appena possibile?

Assolutamente sì, anche perché i live sono andati benissimo. Stiamo lavorando anche a un cd che verrà anticipato da un singolo, di imminente uscita. Io, Rossana e Grazia abbiamo tre caratteri completamente differenti, ma siamo legate da una forte amicizia e naturalmente da grande stima reciproca. Ci siamo scambiate parecchie telefonate durante il lockdown, e ora non vediamo l’ora di ripartire.

nava

MARINA REI: esce il nuovo album di inediti “PER ESSERE FELICI”

Esce oggi “PER ESSERE FELICI”, il nuovo disco di inediti di MARINA REI.

“PER ESSERE FELICI” è il titolo del nuovo album di inediti della musicista e cantautrice, che arriva a sei anni di distanza dal precedente lavoro “Pareidolia” e prosegue quell’evoluzione stilistica di Marina Rei, frutto di scelte ben precise e di un’attenzione sempre più rivolta alla parola e alla cura compositiva. 

“Per essere felici”, infatti, è un lavoro in cui la scrittura è centrale fin dalla prima nota, come ben delineato anche dalle parole usate dall’artista stessa per la presentazione dell’album: “questo disco è stato registrato quasi interamente a casa mia, con la volontà di non rincorrere alcun canone di bellezza o stereotipo sonoro.

La scrittura è stata l’unica risorsa da cui partire e a cui tornare.” 

Il disco è stato anticipato dall’uscita del singolo e video della title track, seguito dal brano “Comunque tu” e dal terzo estratto “Dimenticarci”.

marina rey

Contemporaneamente all’uscita del videoclip, annunciati i primi concerti di presentazione.

Tra questi è in programma anche un grande evento a Roma, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a settembre, in cui non mancheranno ospiti a condividere il palco con Marina Rei che, a 25 anni dall’uscita dell’omonimo primo album in italiano, torna con un nuovo importante lavoro discografico, a celebrare una lunga carriera e un percorso artistico che l’ha portata ad affermarsi come una delle poche polistrumentiste e autrici del nostro panorama musicale, una performer unica nel suo genere.

Crediti Foto Simone Cecchetti

 

TRACKLIST E CREDITI DEL DISCO

 01_CI PENSO A TE

MARINA REI: Voce, Piano, Batteria, Basso,Cori ; MATTEO SCANNICCHIO: Rhodes, Sinth, Programmazione; ANDREA RUGGIERO: Violino 

02_BELLISSIMO 

MARINA REI: Voce, Piano, Batteria, Basso, Cori; MATTEO SCANNICCHIO: Piano, Rhodes, Sinth, Programmazione; GIORGIO MARIA CONDEMI: Chitarra Elettrica; ANDREA RUGGIERO: Violino; FLAVIA MASSIMO: Violoncello 

03_PER ESSERE FELICI 

MARINA REI: Voce, Chitarra Acustica, Batteria, Cori; MATTEO SCANNICCHIO: Rhodes, Organo, Sinth, Piano, Programmazione; GIANNI MAROCCOLO: Basso; GIORGIO MARIA CONDEMI: Chitarra Elettrica; ANDREA RUGGIERO: Violino; FLAVIA MASSIMO: Violoncello

04_COMUNQUE TU 

MARINA REI: Voce, Piano, Batteria, Cori; MATTEO SCANNICCHIO: Sinth, Rhodes, Programmazione; GABRIELE LAZZAROTTI: Basso; GIORGIO MARIA CONDEMI: Chitarra Elettrica 

05_DIMENTICARCI 

MARINA REI: Voce, Piano, Batteria, Chitarra Acustica, Cori; MATTEO SCANNICCHIO: Rhodes, Organo, Programmazione; GIORGIO MARIA CONDEMI: Chitarra Elettrica, Basso; ANDREA RUGGIERO: Violino 

06_AVERTI È COME AVERE PAURA 

MARINA REI: Voce, Piano, Chitarra Acustica, Batteria, Cori; MATTEO SCANNICCHIO: Rhodes, Organo; GABRIELE LAZZAROTTI: Basso; GIORGIO MARIA CONDEMI: Chitarra Acustica Reef, Chitarra Elettrica; ANDREA RUGGIERO: Violino; FLAVIA MASSIMO: Violoncello 

07_L’OCCASIONE PER CONOSCERCI MEGLIO 

MARINA REI: Voce, Piano, Batteria, Cori; MATTEO SCANNICCHIO: Sinth, Programmazione; GIORGIO MARIA CONDEMI: Chitarra Elettrica, Basso; ANDREA RUGGIERO: Violino 

08_DEVO DIRTELO 

MARINA REI: Voce, Piano, Batteria, Cori; MATTEO SCANNICCHIO: Sinth, Programmazione, Mellotron; GABRIELE LAZZAROTTI: Basso; ANDREA RUGGIERO: Violino; FLAVIA MASSIMO: Violoncello 

Prodotto da Marina Rei e Matteo Scannicchio
Mixato e Masterizzato da Daniele Sinigallia 

Ringraziamenti di Marina Rei: 

Ringrazio Matteo Scannicchio per avermi seguito in questo meraviglioso viaggio e affiancato con intuizione e dedizione nella produzione.

Grazie a Riccardo Sinigallia per essere stato il mio mentore, per avermi sostenuto con ragionevolezza e avermi indicato la giusta direzione abbracciando le mie insicurezze in ogni momento di difficoltà.

Grazie a tutti i musicisti che mi hanno donato col cuore la propria arte affinché tutto diventasse magico:

Gianni Maroccolo, Andrea Ruggiero, Giorgio Maria Condemi, Gabriele Lazzarotti, Flavia Massimo.

Grazie a Daniele Sinigallia per aver mixato e masterizzato con pazienza e saggezza l’intero disco.

Grazie ad Alessio Bonomo, Tommaso Di Giulio, Giorgio e Fabio speranza per le preziose collaborazioni.

Grazie come sempre a Pierluigi De Palma per la sua amicizia.

Grazie ad Andrea Rapino per credere nei miei sogni e fare di tutto affinché si realizzino.

E grazie a Nico, per aver condiviso amorevolmente lo spazio e il tempo durante tutta la lavorazione.

 

Enzo Avitabile e Jovanotti in un duetto a sorpresa, “Simm’ tutt’uno”

Esce il 26 giugno per Universal Music “Simm’ tutt’uno“, nuova musica per Enzo Avitabile e I Bottari di PorticoLorenzo JovanottiAckeejuice Rockers Manu Dibango. 

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Il Jova Beach ha generato una comunità di artisti di ogni generazione proveniente da ogni luogo e da ogni suono del mondo. Gli artisti sono rimasti tutti in contatto perché le serate del Jova Beach hanno creato un legame forte, indissolubile. “Simm’ tutt’uno” nasce da quel legame profondo, da quella fratellanza musicale della serata a Castel Volturno, quando Enzo Avitabile e i Bottari di Portico hanno accompagnato Jovanotti sul palco in pieno sole e poi ancora durante la serata per una versione infuocatissima di Yes i know che poi è diventata Soul express e poi O’ Vient quando a loro si sono uniti anche Clementino e Rocco Hunt.

“Premetto che Enzo è un artista che ho sempre seguito e amato moltissimo – dichiara Lorenzo Jovanotti – dai tempi di Soul express non l’ho mai perso di vista, ma non ci eravamo mai incontrati di persona. E’ un viaggiatore della musica, un grande cerimoniere del battito universale.  Quando ha accettato l’invito a suonare insieme al Jova Beach sono stato felice e quella di Castel Volturno è stata una serata memorabile. Quando ci siamo salutati ci siamo dati appuntamento A chissà quando ma speriamo a presto. E infatti eccoci qua!” 

“Quando ho girato il video con Afrika Bambaataa ho incrociato Lorenzo nella trasmissione ‘1,2,3 Jovanotti’ sottolinea Enzo Avitabile Da allora sono passati parecchi anni e di cose ne sono successe. Ho un ricordo nitido di quel momento, Lorenzo è sempre stato un Artista, un ricercatore di nuovi linguaggi e forme espressive. Non si è mai rinchiuso in un genere, ha sempre creato un suo genere con uno stile personale e accogliente. Esattamente come in questo brano.” 

Liberamente ispirato a “Salvamm’o Munno” – titletrack dell’omonimo album di Enzo Avitabile del 2004 – il nuovo brano nasce da quell’incontro in spiaggia dove i due artisti hanno regalato un set indimenticabile scolpito nei cuori di chi c’era. Nasce da quella jam la collaborazione artistica, da oggi disponibile dappertutto, con gli Ackeejuice Rockers (anche loro ospiti fissi del Jova Beach) chiamati da Lorenzo per lavorare al pezzo come fosse destinato ai club, e con la traccia del sax del gigantesco Manu Dibango. Il leggendario musicista camerunense recentemente scomparso, infatti, grande protagonista del brano Musica di Lorenzo 2015 cc, aveva collaborato con Enzo per la versione di “Salvamm’o Munno” del 2004 e il ritrovamento di quella traccia ha ulteriormente impreziosito la jam.

Enzo:Questo brano è un inno alla vita, un mosaico di umanità, un condominio di anime che danzano a ritmo dell’Universo. Con un’aspirazione che è più di una speranza: salvare il Mondo!

Simm’ tutt’uno” è un pezzo nuovo, tutta energia, tutto groove e voglia di saltare e celebrare, nel quale si fondono le nature degli artisti mentre sul pavimento sonoro batte il ritmo ancestrale dei Bottari di Portico.

“Simm’ tutt’uno” era già pronto ad uscire all’inizio dell’anno ed Enzo pensava di inserirlo in un suo album futuro. Ma riascoltandolo nei giorni del lockdown è apparso evidente quanto fosse potente e quanto potesse rafforzare lo spirito di una comune appartenenza alla musica ed evocare lo spirito di una vera ripartenza.

Jovanotti: “Ripartire” è una di quelle parole che vogliono dire cose diverse ma che oggi sono la stessa cosa. Ripartire nel senso di ricominciare e Ripartire nel senso di dividere una cosa per distribuirne le parti.
Ripartire è fare le parti per unire, perché ce ne sia abbastanza per tutti. 
La musica non si è mai fermata, durante la quarantena era nelle case, nella rete, alle finestre, nelle cuffie, nei cuori. Mancava la danza però, la ritualità dello stare insieme nello stesso battito, e questo pezzo va in quella direzione! “Simm’ tutt’uno!”

Simm’ tutt’uno” esce in tre versioni differenti: oltre alla traccia originale saranno disponibili due nuove versioni, una firmata da Ackeejuice Rockers e un Extrafunk version di Leonardo “Fresco” Beccafichi.

Ackeejuice Rockers: “Il 13 Maggio ci ha scritto Lorenzo, chiedendoci di ascoltare un pezzo che aveva fatto con Enzo Avitabile e proponendoci di lavorare ad un remix, in allegato c’era l’mp3 della session.

Scaricato il file abbiamo schiacciato play e wow, siamo stati catapultati indietro nel tempo, al 13 luglio dell’anno scorso, Jova Beach Party a Castel Volturno. In quell’occasione, oltre ad aver goduto del calore campano abbiamo avuto il piacere di conoscere Enzo ed assistere al suo live con i Bottari e Jova.

E’ stato proprio durante quella jam che abbiamo sentito per la prima volta “Salvamm’o Munno” nella versione che sarebbe poi diventata “SIMM TUTT’UNO”.

Presi stra-bene abbiamo accettato la proposta e il nostro remix è piaciuto così tanto sia a Lorenzo che a Enzo, che hanno deciso di tenerlo come original track”. 

L’Artwork è stato realizzato da Marco Blackcap e Francesco Dibenedetto per WOW Agency. Il brano è mixato da Pino “Pinaxa” Pischetola. La produzione artistica è di Andrea Aragosa per Black Tarantella, la produzione esecutiva è di Marco Sorrentino.

Fuori la clip di “Balla per me” di Tiziano Ferro e Jovanotti – VIDEO

Fuori il video di Balla per me, brano che vede la collaborazione tra Tiziano Ferro e Jovanotti.

La canzone fa parte dell’ultimo album Accetto Miracoli di Tiziano:

Era da anni che volevo fare qualcosa con Lorenzo, ma non avevo mai avuto il coraggio di coinvolgerlo direttamente. Ora sentivo di avere la cosa giusta: se lo conosco, questa gli piace, mi dicevo. Lui era qui in California a registrare Lorenzo sulla Luna, sono andato a trovarlo in studio, ha ascoltato il provino mi ha detto subito di sì. Sembra che cantiamo insieme da trent’anni“.

La clip è stata interamente girata durante il lockdown da Tiziano a Los Angeles e da Jovanotti a Cortona. Le immagini raccontano una sorta di viaggio psichedelico nei sogni dell’artista di Latina, che all’inizio delle immagini ascolta tutti i successi della carriera del collega Jovanotti.

Balla per Me è il quinto estratto estratto da Accetto Miracoli, uscito a novembre del 2019.

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Global Citizen: un nuovo evento il 27 giugno – Ospiti Coldplay, Shakira, Miley Cyrus e altri

A due mesi dal “One World: Together at Home” – curato da Lady Gaga -, Global Citizen ha organizzato un altro concerto virtuale per il 27 giugno dal titolo “Global Goal: United for Our Future – The Concert”.

Oltre ad artisti del mondo della musica, saranno presenti anche attori famosi, tra cui Chris Rock, Charlize Theron, Hugh Jackman.
Tanti i nomi illustri e famosi in scaletta, tra cui: Coldplay, Justin Bieber (con Quavo), Miley Cyrus, Shakira, J Balvin, Chloe x Halle, Christine and the Queens, Usher e Yemi Alade.

L’evento streaming, organizzato per “combattere l’impatto sproporzionato del Covid-19 nelle comunità marginalizzate“, verrà presentato da Dwayne Johnson e da Ursula von der Leyen.

Oltre ai live ci sarao anche dibattiti su vaccino e terapie per combattere il coronavirus, che verranno alternati con dichiarazioni di altre celebrità.
Il programma ufficiale dell’evento è disponibile a questo link.

Depeche Mode pubblicano il concerto “LiVE SPiRiTS” di Berlino – In streaming il 25 giugno

I Depeche Mode manderanno in streaming audiovideo, in tutto il mondo, un intero live d’archivio, il tutto in esclusiva sui loro canali ufficiali e sul canale YouTube di Live Nation. La data stabilita è quella di Giovedì 25 giugno, alle 21.00 (ore italiane).

La band ha deciso di mettere a disposizione dei loro fan dei live che hanno realizzato nelle date finali programmate nel 2018 al Waldbühne di Berlino, in chiusura del Global Spirit Tour.

Il giorno dopo lo streaming, il 26 giugno, il live uscirà in versione home video con il titolo di SPiRiTS in the Forest.

Le speciali versioni da 4 dischi (2 DVD o Blu Ray + 2 CD audio) offrono una imperdibile esperienza di visione e di ascolto di Depeche Mode: SPiRiTs In The Forest.
Nei 2 DVD (o Blu-Ray) si trova invece il documentario “SPiRiTS in the Forest” e il video del concerto completo di “LiVE SPiRiTS”, con relative immagini registrate durante i due show finali del Global Spirit Tour alla Waldbühne di Berlino, più un filmato inedito, mai pubblicato interamente.
Nei 2 CD audio si trova la colonna sonora di LiVE SpiRiTS, ossia le registrazioni dal vivo della loro performance. I brani del documentario, comprese dei grandi successi dei Depeche Mode, e le storie di Spirits si intersecano senza soluzione di continuità, mostrando la grandezza di una band che ha unito diverse generazioni attraversando decenni senza mai perdere l’iconico smalto.

depeche mode

Tracklist dei 2 CD audio – LiVE SPiRiTS – Depeche Mode

CD1

1. Intro
2. Going Backwards
3. It’s No Good
4. A Pain That I’m Used To
5. Useless
6. Precious
7. World in My Eyes
8. Cover Me
9. The Things You Said
10. Insight
11. Poison Heart

CD 2

1. Where’s the Revolution
2. Everything Counts
3. Stripped
4. Enjoy the Silence
5. Never Let Me Down Again
6. I Want You Now
7. Heroes
8. Walking In My Shoes
9. Personal Jesus
10. Just Can’t Get Enough

 

Lady Gaga è Chromatica, un album di lacrime e ballo – RECENSIONE

 

Lady Gaga ritorna con Chromatica alle origini del suo sound, fatto di elettronica e BPM accelerati. Ma attenzione, non è per nulla sinonimo di superficialità, tutt’altro. Eclettica e dinamica, si racconta tra le sfumature di suoni, un album che nasce dalla sofferenza ma si risolleva nel ballo.

Lady Gaga, un mito in evoluzione

Dopo il respiro intimista di Joanne, dopo il successo planetario di A Star Is Born con la sua hit Shallow che ha vinto l’Oscar®, Stefani Joanne Angelina Germanotta pubblica una album che solo ai distratti può sembrare un ritorno al passato. Premetto che non sono un fan sfegatato, ma da tempo ho imparato ad apprezzare il suo peso specifico, la sua padronanza espressiva, e sopratutto la sua autenticità.

Tecnicamente Lady Gagà non scrive “Dance”, scrive canzoni, e aggiungo delle grandissime canzoni. Già all’epoca di Monster mi aveva incuriosito il suo successo, tanto da mettermi ad ascoltare con attenzione i suoi successi. Nessuna sorpresa per me quando al Gay Pride di Roma eseguì Born This Way al pianoforte e voce, senza tutti gli orpelli elettronici, toccando il cuore di tutti, dimostrando quanto il brano avesse una sua solidissima struttura e musicalità. E oltretutto dimostrando la sua autenticità, mettendosi acusticamente a nudo, di fronte ad una platea invasata che avrebbe volentieri scatenato le gambe su una base in playback.

Per le gambe basta “Y.M.C.A”

lady gaga

Chromatica, che disco è?

Essenzialmente è un disco elettronico e collaborativo. Benché lo Chef principale sia BloodPop, ci sono molte altre figure di produttori e collaboratori. E rimarreste stupiti di quanti musicisti (giovani) vi hanno partecipato. Magari già sapete che nella Musica Elettronica la stratificazione sonora (layering) è una tecnica vera e propria di ricerca timbrica. Se non lo sapete e pensate che basti un synth, una cassa in 4 e basta, tornate sotto l’ombrellone col Mottarello fresco e il secchiello a contare le onde della mare.
Altrimenti, seguitemi.

ho messo tutto il mio cuore, il mio dolore

Lady GAga

Nato quasi in parallelo a A Star Is Born, Chromatica è un disco raffinato, ponderato, con una grandissima cura nel missaggio e nell’uso degli effetti. Le voci sono spesso usate come inserti strumentali, manipolando le formanti e l’effettistisca. Non aspettatevi il solito noioso effetto Autotune, quello lo lasciamo a chi senza idee vuole per annaspare in classifica.

Immaginatevi invece un panorama multicolore, un mondo in cui i diversi colori vivono nella sonorità stratificate. Un mondo fatto di persone reali e sincere, che non sono solo bianche o nere. Ecco perché Chromatica è un titolo sensato. L’amore è sempre una spina esistenziale, dove si arriva a desiderare di avere qualcuno combattuti però dall’esigenza di rimanere liberi:

I’m not nothing without a steady hand

I’m not nothing unless I know I can

I’m still something if I don’t got a man

I’m a free woman

Free Woman

I singoli di Chromatica

Non potevano mancare delle hit, che Lady Gaga sa assolutamente come scrivere. E non tanto per i Grammy® vinti, quanto perché la gente li ha adottati quasi come fossero inni. Vedi il caso di Born this Way

Il primo singolo Stupid Love, uscito il 28 febbraio scorso, ha fatto capire la traccia in cui sarebbe andato il percorso musicale. Il testo, come glia altri non è la solita manfrina da dance floor, ma nasce dalla sofferenza. Mi viene in mente il caso analogo di un altro monumento che abbiamo ballato, I Will Survive di Gloria Gaynor, un testo su riscatto personale di rara potenza emotiva. Probabilmente Stupid Love non arriva al suo livello, ma ne condivide lo spirito.

Per sua stessa ammissione, tutti i brani sono nati da riflessioni, da una sofferenza che attraverso la musica si purifica e da disperazione diventa azione. Il brano Rain on me in duetto con Arianna Grande, secondo singolo, nasce da un confronto sulle reciproche difficoltà, sui traumi subiti. E anziché adagiarsi su un arrangiamento confortevole e morbido, reagisce in un beat sostenuto, preludio appunto ad un’azione che supera taumaturgicamente il dolore. La Musica, la Danza è anche questo.

Sour Candy è il terzo singolo, in coppia col gruppo sudcoreano femminile BlackPink. Anche qui una scelta davvero decisa, di condivisione.

Last but not least, Sine From Above in coppia con Sir Elton John, che ancora dimostra di essere un Re Leone con la zampata, quanto a personalità vocale, sebbene meno agile e cristallino di un tempo. Ma ha mica più 30 anni!

lady gaga

Il mio ascolto di Chromatica

La prima traccia strumentale è orchestrale, quasi fosse un preludio operistico. In realtà è solo una porta che si apre su un mondo che Lady Gaga stessa definisce il “suo” mondo. Possiamo battere il tempo sulla coscia o col piede, ma se ascoltiamo i brani leggendo i testi, qualcosa ci porta altrove, ci porta in un’anima tormentata. La sua voce è sempre variegata, ritmica come una lama quando serve, espressiva e drammatica al tempo stesso. L’uso di interventi corali affettati da una l luce nuova sui testi, mi ricorda certi usi che faceva Prince già molti anni fa.

E’ innegabile, almeno per me, che il disco sottenda un omaggio ad un mondo musicale anni ’80 e ’90 in cui la Regina era Madonna, vera pioniera, al di là dei gusti e delle solite banalità sulle sue doti vocali. Quasi che i produttori (davvero tanti e molti legati al mondo del Djing) avessero a cuore un suono che hanno voluto citare, più imitare banalmente. Una produzione davvero superba, bilanciata e levigata.

Personalmente non amo il duetto con Arianna, ma è un mio banale gusto personale, mentre Stupid Love mi ha preso da subito. Molto intense 911 ed Enigma

Va sottolineato che il roster di produttori abbraccia America ed Europa, quindi linguaggi che si mescolano, una fusione che rende il disco molto interessante. Che poi diventi un successo imperituro, mica lo possiamo dire qui. Saranno i nostri piedi, i nostri cuori a decretarlo. Sarà la nostra anima, non tanto le classifiche e gli streaming

Lady Gaga
Cover dell’album

Tracklist “Chromatica” – Lady Gaga

  1. Chromatica I – 1:00 (musica: Lady GagaMorgan Kibby)
  2. Alice – 2:57 (Lady Gaga, BloodPopAxel HedforsJustin Tranter, Johannes Klahr)
  3. Stupid Love – 3:13 (Lady Gaga, BloodPop, Max MartinMartin Joseph Léonard Bresso, Ely Rise)
  4. Rain on Me (with Ariana Grande) – 3:02 (Lady Gaga, BloodPop, Matthew Burns, Nija Charles, Rami Yacoub, Martin Joseph Léonard Bresso, Ariana Grande)
  5. Free Woman – 3:11 (Lady Gaga, BloodPop, Axel Hedfors, Johannes Klahr)
  6. Fun Tonight – 2:53 (Lady Gaga, BloodPop, Matthew Burns, Rami Yacoub)
  7. Chromatica II – 0:41 (musica: Lady Gaga, Morgan Kibby)
  8. 911 – 2:52 (Lady Gaga, BloodPop, Madeon, Justin Tranter)
  9. Plastic Doll – 3:41 (Lady Gaga, BloodPop, Skrillex, Rami Yacoub, Jacob “Jkash” Hindlin)
  10. Sour Candy (with Blackpink) – 2:37 (Lady Gaga, BloodPop, Matthew Burns, Rami Yacoub, Madison Emiko Love)
  11. Enigma – 2:59 (Lady Gaga, BloodPop, Matthew Burns, Jacob “Jkash” Hindlin)
  12. Replay – 3:06 (Lady Gaga, BloodPop, Matthew Burns)
  13. Chromatica III – 0:27 (musica: Lady Gaga, Morgan Kibby)
  14. Sine from Above (with Elton John) – 4:04 (Lady Gaga, BloodPop, Elton John, Axel Hedfors, Johannes Klahr, Rami Yacoub, Richard Zastenker, Ryan TedderSebastian Ingrosso, Benjamin Rice, Vincent Ponte, Salem Al Fakir)
  15. 1000 Doves – 3:35 (Lady Gaga, BloodPop, Martin Joseph Léonard Bresso, Rami Yacoub)
  16. Babylon – 2:41 (Lady Gaga, BloodPop, Matthew Burns)

fonte tracklist: Wikipedia

Ombretta Colli: “Chiedimi chi era Gaber”, il libro – RECENSIONE

Ombretta Colli con le parole se l’è sempre cavata bene. A teatro, al cinema, con le canzoni. La vera sfida era metterle sulla carta, farsi leggere e raccontare un duetto d’amore lungo 40 anni con il marito Giorgio Gaber ma anche tutto quello che in quel tempo ci è entrato dentro.

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I cambiamenti dell’Italia, la politica, Milano, la moda e le mode, il femminismo, il parto indolore, gli amici, la paura, una figlia che è tutto, la libertà e l’impegno. Più volte negli anni le era stato chiesto un libro, ma lei aveva sempre respinto l’idea pensando che portasse jella. Poi un giorno è stata presa in contropiede e d’istinto ha detto un sì diventato “Chiedimi chi era Gaber” (ed. Mondadori, 18 euro), scritto con Paolo Dal Bon, storico amico della coppia ed attuale presidente della Fondazione Gaber.

Sono pagine che partono dai mitici anni ’60 ed entrano senza timori nel nuovo millennio. La forza di Ombretta è proprio quella di aver saputo e voluto respirare tutte le arie, aiutata dalla geniale e funambolica capacità di attraversare con ironia lo spazio del cuore e le pieghe dell’anima di Giorgio Gaber. Un incontro casuale, un innamoramento folgorante, un matrimonio veloce, un’attrazione ed un desiderio tenuti accesi da un lavoro comune, interessi cosmopoliti e due caratteri talmente diversi da non poter fare a meno di dialogare, e crescere, insieme. Affrontando la quotidianità, senza il risparmio del dolore, della malattia, addirittura del timore di un rapimento.

Una storia di ordinaria eccezionalità, dove l’eccezionalità è stata proprio nella normalità del signor G e di Ombretta, capaci di concedersi senza risparmio al loro pubblico, alla gente che li aspettava al termine di uno spettacolo o li incontrava per caso. Lo spiega bene la Colli: “Siamo state due persone note e anche popolari. Abbiamo attraversato le gioie e i dolori di una coppia normale. Fino a scoprire che nulla, nel bene e nel male, è stato inutile e che tutto, nel bene e nel male, ha contribuito un pezzettino per volta a rendere unico e indissolubile il nostro rapporto”.

Cantare non quello che “sono” ma quello che “siamo”: Giorgio ha fatto questo regalandoci canzoni che avevano dentro anche la politica senza, però, una tessera a sponsorizzarle. E’ tenera Ombretta quando racconta, come dopo il suo colloquio con Berlusconi che le chiedeva di schierarsi per Forza Italia, accetta subito l’impegno politico ma non sa come dirlo al marito, etichettato dalla sinistra come un proprio simbolo. Una volta a casa è proprio Gaber a toglierla dall’imbarazzo “dicendomi che avevo fatto la scelta giusta se questa era la strada che davvero m’interessava intraprendere”.

Ombretta prende seriamente l’impegno perché il teatro le aveva insegnato “a non bluffare” e indica il periodo alla presidenza della Provincia di Milano come “il più stimolante, dinamico e gratificante. C’era davvero la possibilità d’intervenire e di fare cose concrete. Nei miei cinque anni di mandato ho sempre cercato di avvicinare l’istituzione alle persone”. Come dovrebbe essere, come non lo è quasi mai. Amore e complicità è anche ricordare come Gaber, che non votava dal 1975, ovvero “per 24 anni non si era più presentato ai seggi”, andò a farlo orgogliosamente per lei.

Le avventure più belle nascono per caso e così capitò per loro, con quelle foto insieme per la copertina del 45 giri “Benzina e cerini”, seguite da una telefonata audace e notturna in un hotel di Roma, consacrata a Milano da un pranzo in un locale lussuoso con la Colli che paga il conto perché Giorgio, come un milione di altre volte, aveva dimenticato a casa il portafoglio. Un libro scritto bene, fin troppo bene, visto che chiuso sul comodino ci resta poco: non riesci a staccarti dal ritratto di una coppia complice anche nelle diversità.

Ad Ombretta piaceva viaggiare, Giorgio non si sarebbe mai mosso da Milano  ma è proprio nei loro frequenti viaggi a Londra che hanno respirato l’aria del cambiamento, nella musica, nella moda, nelle battaglie sociali e di libertà. E le hanno fatte proprie senza mai tradire l’essenza del loro essere, rispettando se stessi e gli altri. Cercando la propria strada, fatta di libertà ma anche di solidatà nei valori che contano. Gli affetti di casa ma anche degli amici che poi fanno naturalmente parte di quella casa allargata, dove ci si sente al sicuro e rispettati. Ovvero amati. L’amore s’impara trasmettendolo.

Non a caso Ombretta conclude il libro rivelando il momento in cui lei e Giorgio avevano capito di “aver costruito qualcosa di solido, di cui essere orgogliosi”. E’ stato il giorno in cui la figlia Dalia “ci ha comunicato che aspettava un bambino. Attorno a noi, a partire proprio da noi, un uomo e una donna, continuava a nascere la vita”.  E quando ho chiesto ad Ombretta la canzone di Giorgio che preferiva, lei mi ha risposto “Così felice”, scritta nel 1965. Leggetevi il testo. Scoprirete che amore e felicità coincidono.

Sono il gioco più bello, e serio, del nostro eterno vivere perchè, come scrive Ombretta: “Io e Giorgio abbiamo condiviso quarant’anni di vita. Ma vorrei aggiungere a questi anche i sedici trascorsi dalla sua scomparsa. In fondo non ho mai smesso di dialogare con lui”.  Per sempre.

David Crosby invita Bruce Spingsteen per un concerto per Joe Biden e la sua campagna elettorale

David Crosby chiama Springsteen, Eagles e Jackson Browne per supportare il candidato democratico Joe Biden alle presidenziali statunitensi.
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In una America devastata da politiche presidenziali devastanti, dalla pandemia e dalle contestazioni razziali sempre più forti e sempre più incisive, si comincia a mobilitare il mondo musicale americano.

A cinque mesi dalle elezioni presidenziali, che vedono il sempre più discusso Trump contro il democratico Joe Biden, appoggiato dall’endorsement di Barack Obama e soprattutto traiato dalle voci che vorrebbero Michelle Obama alla vice presidenza.

Il cantautore David Crosby, qualche giorno fa, ha pubblicamente invitato sui social Bruce Springsteen e la E Street Band, a unirsi alla mitica formazione Crosby, Stills, Nash & Young (David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young), a esibirsi inun concerto a sostegno del candidato Joe Biden. Allo stesso live parteciperanno anche gli Eagles e Jackson Browne.

Si suppone che l’evento dovrebbe aver luogo in uno studio televisivo e trasmesso in tutti gli Stati Uniti.

Questo quanto scritto da David Crosby al Boss su twitter:

“Prova a pensarci… Bruce? … Che succede? … Sei un uomo rispettabile… prenderai una posizione contro questo e farai sentire la tua voce? Che ne dici di uno speciale in tv con la E Street Band e CSNY. Per Biden.”

Springsteen ancora non ha risposto, ma in molti scommettono sul fatto che l’artista accetterà l’invito, visto anche che non è un mistero lo schieramento politico dell’artista, che è assolutamente anti trumpiano e democratico.

#lamusicachegira: Flash mob di artisti a Milano per sostenere i lavoratori dello spettacolo

In occasione dell’edizione 2020 della Festa della Musica, diversi artisti in Piazza Duomo a Milano, sono stati protagonisti di un particolare flash mob.

Domenica 21 giugno, i vari cantanti, musicisti, si sono posizionati distanziati nella piazza, in silenzio e vestiti a lutto. Il tutto per sensibilizzare il governo sulla condizione dei lavoratori del settore dello spettaco, colpiti oltremodo dalle disposizioni di contenimento dell’emergenza sanitaria da coronavirus.

Tra gli artisti che hanno aderito all’evento, organizzato nell’ambito dell’iniziativa #lamusicachegira, ci sono stati Diodato, Levante, Lodo Guenzi, Ghemon, Manuel Agnelli, Cosmo e tanti altri.

Questo quanto scritto da Diodato sui social:

“Questa mattina, in piazza Duomo a Milano. Festa della musica #senzamusica. Un momento di silenzio nella giornata che celebra tutti i valori universalmente riconosciuti della Musica.

Proprio in queste ore, tanti musicisti torneranno a suonare, tanti tecnici e professionisti del nostro settore a prestare le proprie competenze, finalmente, e sono felicissimo per tutti loro. Spero siano tutti giustamente retribuiti e tutelati.
So che in tanti si uniranno a questo gesto silenzioso durante le proprie esibizioni per chiedere al nostro governo di considerare il pacchetto di emendamenti presentati che ci riguardano da vicino.

In questi mesi ho avuto modo di conoscere molti professionisti, esperti e rappresentanti di cooperative e associazioni che lavorano da anni per migliorare le condizioni dei lavoratori del mondo dell’Arte e dello Spettacolo.
Li ho incontrati nel FAS, Forum Arte e Spettacolo, a cui partecipano anche realtà come Doc Servizi, La Musica Che Gira, Note legali, e molte altre, e ho provato ad approfondire le numerose questioni e problematiche del nostro lavoro.

Ho ancora tanto da imparare, anzi, direi che sono solo all’inizio di un percorso di approfondimento che è oltretutto spesso minato dai tanti impegni, ma vedere così tanta unità, così tante persone splendide, generose, competenti e civilmente agguerrite, mi fa ben sperare per il futuro.
Non sarò certo io a risolvere i problemi del nostro settore, saranno persone come loro.
Io posso solo camminargli accanto, fiero, e chiedere a chi ha il potere di cambiare le cose, di ascoltarli”.

Con questa iniziativa gli artisti chiedono al governo di prendere in considerazione le proposte di emendamento al Decreto Rilancio che includono in sé anche un’indennità da erogare a tutti i lavoratori del settore fino a che le normative che regolano gli spettacoli dal vivo permetteranno a tutto il comparto la ripartenza.

La protesta è proseguita poi anche  sui social, con l’adesione di Luca CarboniAlessandra AmorosoRancoreMario BiondiFrancesco Bianconi e tanti altri.
Anche Jovanotti si è accodato all’iniziativa:

Bob Dylan: fuori il nuovo album di inediti “Rough and Rowdy Ways”

Bob Dylan esce con l’attesissimo nuovo album di inediti “Rough and Rowdy Ways“. Dopo i brani “Murder Most Foul” e “I Contain Multitudes”, uscito anche il singolo “False Prophet”.

Si attendeva da tempo e ora Bob Dylan è torna a pubblicare un nuovo disco, un doppio album di inediti, a otto anni di distanza dall’ultimo lavoro “Tempest” del 2012.

Il titolo del nuovo progetto è “Rough and Rowdy Ways” (la cui possibile traduzione in italiano è “Maniere ruvide e turbolente“), sicuramente un riferimento al mitico disco country, capostipide del genere, di Jimmie Rodgers, “My Rough and Rowdy Ways”.
L’album, che esce per la Columbia Records, è composto da 10 tracce ed è stato pubblicato in formato doppio CD, doppio vinile e digitale.

bob dylan
Copertina dell’album

Disponibile anche il nuovo, ed ennesimo, estratto dal disco, “False Prophet“.

Particolare e inquietante è la copertina di “False Prophet” su cui si intravede una locandina con uno scheletro vestito elegantemente – che si proietta su un muro e diventa la sagoma di un impiccato – come fosse un ciarlatano guaritore che promettecose irrealizzabili.
Ma in realtà il riferimento è a L’Uomo Ombra (The Shadow) di Walter B. Gibson del 1931 personaggio misterioso del primo magazine pulp The Shadow, precursore di personaggi cupi come Batman.

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L’annuncio dell’uscita del nuovo album, il 39mo in studio dell’artista, era arrivato dopo l’uscita a sorpresa di altri due brani mai editi prima – anche se si tratta sicuramente di vecchi brani chiusi in un cassetto – “I Contain Multitudes” (brano che apre l’album), e “Murder Most Foul” (canzone che dura circa 17 minuti).

Il nuovo album “Rough And Rowdy Ways” arriva dopo il Nobel per la Letteratura nel 2016 ricevuto dall’iconico cantautore americano, premio assegnatogli per “aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana“.

Tracklist “Rough and Rowdy Ways” – Bob Dylan

I Contain Multitudes
False Prophet
My Own Version of You
I’ve Made Up My Mind to Give Myself to You
Black Rider
Goodbye Jimmy Reed
Mother of Muses
Crossing the Rubicon
Key West (Philosopher Pirate)
Murder Most Foul

bob dylan

Neil Young: esce “Homegrown”, l’album “perduto” scritto nel 1975

E alla fine l’album “perduto” di Neil Young è stato pubblicato da Reprise Records . Parliamo di Homegrown, che più che “perduto” sarebbe più corretto definirlo “nascosto”.

Neil Young scrisse i brani del disco tra il giugno del 1974 e il gennaio del 1975, periodo che segnò la separazione dall’attrice Carrie Snodgress (per lei scrisse a A man needs a maid inclusa nel bellissimo album Harvest del 1972). L’artista all’epoca aveva giudicato “troppo personale” il contenuto di Homegrown, decidendo così di lasciarlo nel cassetto fino ad ora.

Non riuscivo proprio ad ascoltarlo. Volevo andare avanti” ha dichiarato il cantautore canadese.

La tracklist dell’album contiene 12 brani, sette dei quali non sono mai stati pubblicati ufficialmente. Invece “Love Is A Rose”, “Homegrown”, “White Line”, “Little Wing” e “Star Of Bethlehem” hanno trovato collocazione in altri album. Il disco è stato inciso insieme a Levon Helm, Robbie Robertson, Ben Keith, Karl T. Himmel, Tim Drummond e Stan Szelest, oltre a Emmylou Harris come ospite.

https://youtu.be/p5zxOWgCVbA
Copertina album

Tracklist  “Homegrown” – Neil Young

Side one

“Separate Ways”
“Try”
“Mexico”
“Love Is a Rose”
“Homegrown”
“Florida”
“Kansas”

Side two

“We Don’t Smoke It No More”
“White Line”
“Vacancy”
“Little Wing”
“Star of Bethlehem”

Dopo 45 anni il disco suona così attuale, nel mood, nei sentimenti, nello stato d’animo e nelle emozioni, soprattutto se si prende in considerazione il periodo attuale: i brani sono pregni di  senso di isolamento e smarrimento, anche se ci sono momenti più leggeri come la jam con i suoi amici Robbie Robertson e Levoln Helm, i due grandi artisti che hanno fatto parte de la “Band”.

Homegrown non è comunque l’unica sorpresa di Neil Young, perchè l’artista ha deciso di pubblicare altro materiale d’archivio come il live album “Return to Greendale” (in uscita il 17 luglio), il boxset “Archives Volume 2” (in uscita il 21 agosto), il live “Rust Bucket” (in uscita il 16 ottobre) e la performance solista del gennaio 1971 a Stratford “Young Shakespeare” (in uscita il 27 novembre).

Ricordiamo che nei giorni del lockdown il rocker è stato protagonista di set dal vivo alla luce del falò, che lo stesso Neil ha chiamato Fireside Sessions.

neil young

“STORIE DI MUSICA” DI ALBERTO SALERNO: “ADESSO”, ALBUM DI MANGO

Continua su FareMusic la nuova avventura del maestro Alberto Salerno: “Storie Di Musica“, una video rubrica a puntate che nasce sul canale You Tube dello stesso Salerno.

Con #StorieDiMusica viene raccontato come sono nati i capolavori scritti proprio da Alberto Salerno, uno degli autori più autorevoli della storia della musica leggera italiana, dai testi dei Nomadi a quelli di Mango, da quelli di Eros Ramazzotti a quelli di Zucchero, da quelli di Loredana Bertè a quelli di Anna Oxa e tantissimi altri.
Ricordiamo, inoltre, che Salerno ha scoperto, insieme a sua moglie Mara Maionchi, gente come Alberto Fortis e Tiziano Ferro e tanti altri giovani talenti, oltre ad aver prodotto tanti artisti tra cui lo stesso Mango e Alberto Fortis.

Si parla oggi di “Adesso”  uno dei migliori album di Mango, edito dalla Fonit Cetra nel 1987.

Francesco Guccini: in autunno il secondo capitolo della raccolta “Note di Viaggio”

Il 14 giugno Francesco Guccini ha spento 80 candeline, ed in occasione di questa ricorrenza la BMG annuncia la fine dei lavori relativi al secondo capitolo della raccolta Note di viaggio.

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Dopo lo straordinario successo di Note di Viaggio – capitolo 1: venite avanti…, la prima parte della raccolta delle più belle e indimenticabili canzoni del Maestro, interamente prodotte e arrangiate da Mauro Pagani e interpretate dalle grandi voci della musica italiana, BMG ha annunciato che sta volgendo al termine la preparazione del secondo volume dell’opera, che vedrà la luce in autunno e che conterrà ancora moltissime sorprese e tante nuove emozioni.

Non sarà soltanto il secondo, attesissimo capitolo del progetto, ma una vera e propria nuova pagina della musica italiana, assolutamente preziosa e da non perdere.

IL TALEBANO OCCIDENTALE: IL NUOVO TREND

Lo confesso. Le statue che raffigurano personaggi storici non mi sono mai piaciute fin da piccolo. Ricordo quando lo scultore Ceccarelli di Senigallia fece un busto di marmo a mio nonno. Era incredibilmente somigliante e forse per questo, tutte le volte che entravo nel suo studio, vedendo quel busto sull’armadio mi spaventavo non poco. Sembrava che gli avessero tagliato la testa e messa lì in bella vista come le teste degli animali appese nelle case dei cacciatori. Apparizione lugubre e per niente gratificante, anche artisticamente parlando.

Al liceo artistico Cimabue di Milano e poi al liceo Accademia di belle arti di Carrara quando buttavo le mani nelle vasche di plastilina durante l’ora di scultura, lo trovavo insopportabile perché quell’intruglio gommoso mi finiva dentro le unghie e puzzava persino. Uscivo dalle lezioni con le unghie “merdose” per dirla alla Dante Alighieri, in cerca di un chiodo o di una vite per togliermela di dosso.

Più tardi imparai ad apprezzare le sculture, ma non quelle che raffiguravano i personaggi che avevo studiato a scuola, i Garibaldi, i Cavour, persino quella del generale Lamarmora in sella a un ronzino sfigato e scheletrico in piazza Missori a Milano. Inorridii persino quando a Bologna fecero una statua a Freak Antoni quando il mio grande amico scomparve troppo presto.

Questi monumenti, quando non hanno nulla di immaginario, fantastico, visionario o surreale, li ho trovati sempre come una retorica applicazione del culto dell’immagine, feticci di mitomania, molto spesso ideologicamente devastanti soprattutto quando celebrano dittatori, capi di stato, generali, etc. Artisticamente parlando poi, queste statue non raffigurano nemmeno la personalità dei personaggi.

La statua di Giuseppe Verdi a Milano in Piazza Buonarroti ad esempio, sembra raffiguri un eroe di guerra, più che un musicista. C’è sempre un eccesso di fierezza, di gloria, di mito, di superbia e di grandezza e di manierismo accademico in queste statue. Pura assenza di poesia o di immaginazione e grande sopravvalutazione di queste “opere” anche se rappresentano pezzi di storia, religioni o civiltà dell’umanità. Infatti quando si vuole terrorizzare un Paese o prenderne il potere una delle prime pratiche in atto è la distruzione dei monumenti e delle statue, come a voler cancellare la storia precedente come accadde alle statue della valle di Bamiyan in Afghanistan, distrutte il 12 marzo 2001 dai talebani, eppure quelle erano le statue più alte del mondo, risalenti al terzo secolo dopo Cristo.

Purtroppo questa pratica talebana è arrivata in Occidente e persino a Milano.

Sull’eco delle proteste causate dall’omicidio dell’ afroamericano George Floyd, e sull’ abbattimento di alcune statue, tra cui quella del nostro Cristoforo Colombo, colonizzatore per sbaglio, ecco che a Milano ai giardini Montanelli, è stata imbrattata la statua di Indro Montanelli con tanto di scritta “fascista” a spray sulla base del monumento. Il tutto a causa dell’eco sui social del video in cui in una trasmissione Rai l’ex giornalista e direttore del Corriere confessò l’ignobile atto di aver comprato una dodicenne in Eritrea neanche fosse un cammello, durante la guerra.

Il fatto era piuttosto noto da tempo, ma chissà come mai non ha mai avuto così tanto eco come ora, nemmeno durante i bollenti anni settanta, epoca in cui le donne dettero vita al movimento femminista in tutto il mondo. Ricordo che Tinto Brass fu contestato pubblicamente dalle femministe per i suoi film erotici, molto di più dello stupratore Indro Montanelli. Strano ma accadde davvero. Ora a parte il fatto che se si ha l’accortezza di documentarsi un po’ sulla vita di Montanelli, risulterebbe che oltre al suo periodo fascista, furono proprio i fascisti a sbatterlo in galera accusandolo di essere stato un oppositore del regime e si scoprirebbe pure che Montanelli che evidentemente aveva un po’ le idee confuse, salvò la vita a un anarchico spagnolo, ma tutto questo si butta via come acqua sporca.

Tutto questo per dire che a me Montanelli non è mai piaciuto, e che a lui come a tutti gli altri però, non avrei mai dedicato una statua, perché guarda caso, le statue diventano pretesto di pratiche talebane integraliste ed oppressive.

Fabbricare statue celebrative e poi buttarle giù o danneggiarle sono facce diverse della stessa medaglia.

Sinceramente le trovo disgustose entrambi. Per omaggiare un personaggio storico ci sono mille modi diversi oltre al vetusto iperrealismo marmoreo: Una frase, un simbolo, un segno, ma evidentemente l’immaginazione dà più fastidio della retorica, per cui ci tocca vedere non solo queste brutte statue quando sono pulite e intonse, ma anche vederle più brutte dopo essere state frantumate, sporcate, verniciate e divelte. Quando diventano cioè celebrazioni materiche di fanatismo e successivamente, residui ideologici di discariche integraliste.

Sogno un mondo più intelligente e colto, un mondo senza statue, monumenti ai caduti, medaglie e bandiere. Purtroppo non lo vedremo mai, tantomeno sui social. Nel frattempo mi auguro che a Edoardo Vianello non gli venga dedicata una statua da massacrare, per aver cantato in passato : “ Siamo i Watussi, gli altissimi negri”.

Roberto Razzini esce con il libro “Dal Vinile a Spotify”

Roberto Razzini, Managing Director di Warner Chappell Music Italiana, il 25 Giugno esce con il libro “Dal Vinile a Spotify”. 

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Dal vinile come oggetto di culto all’ascolto mordi e fuggi dello streaming, da Sanremo a X Factor: cambia la fruizione, ma le canzoni e gli autori restano. Roberto Razzini, Managing Director di Warner Chappell Music Italiana, racconta l’evoluzione della musica in questi anni – dai supporti ai metodi di fruizione e promozione – con lo sguardo privilegiato di chi è stato testimone e protagonista, dietro le quinte, di molti dei maggiori successi musicali di queste tre decadi.

Dagli esordi come ragazzo di bottega alle trasferte a Los Angeles, dal primo tour con Umberto Tozzi alla collaborazione con Burt Bacharach e tanti autori e interpreti, italiani e stranieri. La storia di una passione che si è fatta mestiere, sempre dalla parte delle canzoni.

«State per leggere un racconto di vita, ma anche un piccolo manuale di storia recente della discografia italiana. Dal vinile a Spotify, certo, ma passando per qualche decennio di rivoluzioni, che ogni volta sembravano dover distruggere e ricostruire il settore da capo. Ritroverete le classifiche, le star del momento o le leggende eterne, anche con qualche gustoso dettaglio visto dal backstage: dalla costruzione dei grandi successi, alla scoperta di nuovi personaggi, alle colonne sonore delle pubblicità storiche. I momenti d’oro e quelli di crisi, del passato e del presente
Dalla prefazione di Marta Cagnola.

Si tratta del terzo volume della collana People Records, diretta da Paolo Benvegnù in collaborazione con Blackcandy Produzioni.

“Dal vinile a Spotify” sarà in libreria dal 25 giugno, ma è disponibile da subito QUI e in formato ebook nei principali store quali

Gianna Nannini replica a Paul McCartney – Ma chi replica alla Nannini?

Gianna Nannini a sorpresa interviene sulla sacrosanta protesta dell’ex Beatle contro i voucher, come da noi riportato in un recente articolo (leggi qui):

Paul, caro Paul, non abbiamo bisogno di te che bacchetti l’Italia. Invece di cancellare il tuo concerto. Cosa ci voleva a recuperarlo come facciamo noi e come fanno tanti artisti internazionali? La musica va aiutata in questo momento recuperando le date, non cancellandole. Ti aspettiamo Paul, vogliamo il tuo concerto“.

Sicuramente Macca non risponderà (a giusta ragione) alla dichiarazioni della Nannini e certamente l’immenso artista inglese non ha bisogno di difensori, perchè si sa difendere benissimo da solo. Ma comunque la replica la vorremmo fare noi alla rocker senese, sulla falsa riga della sua risposta all’ex Beatles:

Gianna, cara Gianna,
non abbiamo bisogno di te che bacchetti giganti come Paul McCartney.
Invece di supportare “cartelli” come quelli delle grandi agenzie live e spostare concerti di un anno, lasciando che quei “signori” si tengano in tasca i soldi dei fan per un anno, guadagnandoci in valuta e facendo rischiare alle persone per il proprio “rischio di impresa” (perchè le agenzie sono delle imprese private e in quanto tali soggette a rischio), e soprattutto non facendo lavorare per un anno le maestranze, perchè questa estate tu, cara Gianna, non ti metti a fare concerti all’aperto per una platea di mille persone a live?
La musica va aiutata, eccome se va aiutata. Va aiutato il settore partendo dal basso, non da chi sfrutta il “basso”, non aiutando chi il rischio di impresa lo fa pagare a chi compra i biglietti.
Ti aspettiamo Gianna… fa la cosa giusta una volta tanto“.

Boomdabash e Alessandra Amoroso di nuovo insieme con “Karaoke”

Dopo il successo di “Mambo Salentino” dell’estate scorsa, i Boomdabash e Alessandra Amoroso ci riprovano questa estate con il brano “Karaoke”, nella speranza che anche quest’ultima avventura diventi un tormentone come il precedente.

Karaoke” – un vero inno alla vita, un grido di speranza connotato da una passionale voglia di rinascita, come se fosse il primo giorno di una nuova estate – è la terza collaborazione dopo “A tre passi da te” del 2015 e, come già detto, “Mambo Salentino”.

Alessandra Amoroso in merito a questa esperienza ha dichiarato:

Questo brano nasce da un legame forte e solido di amicizia sincera basata su valori, radici e dal semplice desiderio di voler fare musica dopo un periodo difficile per tutti. È un brano fatto di felicità che spero possa donare tanta forza e entusiasmo come ha fatto con me!”.

I Boomdabash hanno invece  dichiarato:

Abbiamo deciso di richiamare la nostra amica Alessandra Amoroso mentre stavamo lavorando a Karaoke nel periodo del lockdown. È stato per tutti un periodo molto difficile, di restrizioni, di pensieri e riflessioni continue. Nonostante quest’estate si annunci diversa e dal sapore particolare nutrivamo la necessità di scambiare con lei e con il nostro pubblico un messaggio di speranza positiva per cominciare a rinascere”. Il gruppo salentino ha poi spiegato che “Karaoke” è un inno alla vita, un grido di speranza connotato da una passionale voglia di rinascita, come se fosse il primo giorno di una nuova estate.