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Musica al tempo del Coronavirus: i Flaming Lips suonano dentro le bolle – VIDEO

I Flaming Lips hanno offerto un live speciale  al programma tv “The Late Show” di Stephen Colbert

Ai tempi del Coronavirus succede di tutto, anche vedere musicisti suonare dentro delle bolle giganti.
Provocazione che prende spunto da situazioni e idee estreme che hanno affollato questo periodo? Una soluzione drastica per affrontare il problema del distanziamento sociale a cui la pandemia ci obbliga? Certo è che la musica live, più di ogni altro settore, sta pagando il prezzo più alto riguardo alle conseguenze dell’emergenza pandemica.

E così i Flaming Lips l’altra sera si sono presentati sul palco del “The Late Show” di Stephen Colbert ognuno chiuso nella sua bolla di plastica, con tanto di guanti e mascherine. La band a sorpresa (nella sorpresa) non ha suonato il nuovo singolo Flowers of Neptune 6 (interpretata insieme all’artista country Kacey Musgraves), ma si è esibita con il brano Race for the Prize, estratto dal loro album del 1999 The Soft Bulletin.

Insieme alla band anche il pubblico era chiuso in bolle giganti.

Flaming Lips

La band rock statunitense, che in questo modo ha sicuramente  fatto venir voglia di “pogare” all’interno di quelle bolle, si è posta in controtendenza rispetto al suonore in streaming degli altri loro colleghi.

Tra le altre non è la prima volta che il leader del gruppo si esibisce in una bolla. Lo aveva fatto in passato, in tempi non sospetti e senza Coronavirus che incombeva. Uno dei momenti classici di un concerto dei Flaming Lips è senza dubbio quello in cui Wayne Coyne entra in una gigantesca bolla di plastica e fa crowdsurfing sul pubblico.
Ma in questo caso  la realtà supera di gran lunga anche il più fantasioso meme.

Flaming Lips

Norah Jones: esce il nuovo album “Pick Me Up Off The Floor”

Esce il 12 giugno il nuovo album di Norah Jones dal titolo “Pick Me Up Off The Floor”.

Sul nuovo progetto discoglafico la Jones ha dichiarato:

“In ogni sessione ho realizzato canzoni extra che non ho pubblicato e che sono state raccolte nel corso negli ultimi due anni… Mi sono davvero innamorata di questi pezzi, avevo i mix non definitivi sul mio telefono e li ascoltavo mentre passeggiavo con il mio cane. Le canzoni hanno continuato a girarmi in testa e mi sono resa conto che erano attraversata da un surreale filo conduttore, come un sogno febbrile che si svolgeva in qualche luogo tra Dio, il Diavolo, il cuore, il Paese, il pianeta e me…Vivendo in questo paese – in questo mondo – negli ultimi anni, penso che in fondo si avverta la voglia di dire ‘Risolleviamoci da questo casino e proviamo a capire alcune cose’. Se c’è oscurità in questo album, non è pensata per raffigurare un imminente senso di sventura, è più un desiderio umano di connessione. Alcune delle canzoni più personali si possono riferire anche ai problemi che in genere tutti affrontiamo. E alcune delle canzoni che riguardano argomenti molto ampi sono adatte allo stesso tempo per situazioni personali”.

L’album, in cui si avvicendano vari stili, dal blues, al soul, jazz, è un progetto nato dopo il Day Breaks tour del 2016, a seguito di brevi session realizzate con alcuni collaboratori, lavori che poi si sono rivelati brani dal groove interessante. Così, piano piano, con una sessione al mese con un cantante, un musicista, un gruppo o un ingegnere diversi, è nato il progetto, senza un processo metodico, proprio per cogliere l’attimo fuggente dell’ispirazione.

Per i testi, invece – che racchiudono temi che vestono aderente il periodo storico che viviamo, soprattutto quello relativo alla “speranza” – la Jones si è ispirata all’amica poetessa Emily Fiskio e alle opere del Dr. Seuss e di Shel Silverstein, letture che l’artista leggeva di solito ai suoi figli.

Tracklist “Pick Me Up Off The Floor” – Norah Jones

CD standard, LP, LP colorato, Digitale

1 – How I Weep 
3 – Hurts To Be Alone
4 – Heartbroken, Day After
5 – Say No More
6 – This Life
7 – To Live
8 – I’m Alive 
10 – Stumble On My Way
11 – Heaven Above

CD Deluxe Limited Edition
contenuti extra:
– Bonus Tracks

1 – Street Strangers
2 – Tryin’ To Keep It Together
Booklet con gli spartiti di “I’m Alive”, “Flame Twin” e “Hurts To Be Alone” 

Paul McCartney contro i voucher e la replica di D’Alessandro & Galli – Il Ministro Franceschini annuncia la modifica della norma

E alla fine Paul McCartney ha preso una posizione decisa contro i voucher al posto dei rimborsi. E’ seguita la replica del promoter italiano dei concerti dell’artista, ma soprattutto è arrivato in giornata anche l’intervento del Ministro Franceschini che ha annunciato una modifica alla norma sui voucher, che varrà solo per i concerti dello stesso artista.

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Oggi Macca ha postato sui social un messaggio in italiano in cui prende una netta posizione contro la decisione dei promoter italiani di non rimborsare la gente per i live saltati a causa dell’emergenza da coronavirus, ma di optare per un voucher. Questa decisione ha scatenato molte polemiche, soprattutto per quanto riguarda i concerti saltati di Paul McCartney che si sarebbero tenuti  il 10 giugno a Napoli e il 13 giugno al «Lucca Summer Festival», live che non è stato possibile riprogrammare per l’anno prossimo.
A quel punto i fan di McCartney si sono visti costretti ad accettare dei voucher per un concerto dell’anno prossimo di un artista che a loro non interessava.

Questo quanto scritto dall’ex Beatles:

“È veramente scandaloso che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi.
Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto.
A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’estate è stato offerto il rimborso completo. L’organizzatore italiano dei nostri spettacoli (D’Alessandro & Galli, ndr) ed i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso.
Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan.”

Ricordiamo il perché della scelta dei voucher

Con il Decreto Cura Italia e il Dl Rilancio ai promoter è stata concessa la possibilità (e NON L’OBBLIGO) di emettere voucher della durata di 18 mesi da spendere in successivi eventi live. La decisione è nata per cercare di aiutare il settore della musica live in crisi di liquidità per il lockdown. E a questo si aggiunga che i tempi per un ritorno all’attività nel settore è più spostato in avanti con il tempo e molto più incerto rispetto ad altri settori. Solo dal 15 giugno, infatti, si potranno tenere concerti all’aperto con capienza massima di mille persone e al chiuso con capienza massima di 200 persone, ovviamento rispettando tutte le norme di distanziamento sociale. Per questi motivi i grandi eventi, come quello di Paul McCartney, sono stati o annullati o spostati all’anno prossimo.

Ricordiamo inoltre che nel caso delle date di McCartney, nelle scorse settimane è stata istituita una class action da parte di fan e associazioni dei consumatori.

La risposta di D’Alessandro & Galli a Paul McCartney

In giornata la D’Alessandro & Galli, l’organizzatore italiano dei concerti di Paul MaCartney, ha reso noto un comunicato ufficiale per rispondere alle dichiarazioni dell’artista inglese:

Abbiamo preso visione delle dichiarazioni di Paul McCartney da lui rilasciate questa mattina.

Comprendiamo pienamente l’amarezza dell’Artista che teneva a questi due concerti che avrebbero segnato il suo ritorno in Italia così come comprendiamo il suo dispiacere di fronte al disagio che i suoi fans dovranno sostenere non ricevendo un rimborso diretto bensì in voucher.

Questa formula di rimborso è una misura straordinaria di cui lo staff di Paul Mc Cartney era  perfettamente a conoscenza da prima della cancellazione e che, come è noto, è stata istituita dal Governo Italiano per far fronte a una crisi senza precedenti che rischiava di dare un colpo fatale all’industria della musica dal vivo e ai circa 400,000 lavoratori che ne fanno parte e che rischiano di non poter lavorare per un anno.

Crediamo che il Governo abbia identificato nel voucher lo strumento che garantisse il corretto bilanciamento tra la legittima delusione del fan che non potrà assistere ad un determinato concerto e l’esigenza vitale di sostenere l’intera filiera dello spettacolo.

Da parte nostra, per ridurre al massimo il disagio degli spettatori, a cui non faremo mai mancare il nostro rispetto, ci siamo già impegnati per il 2021 a recuperare quasi tutti gli spettacoli programmati per il 2020 e stiamo lavorando per aggiungerne altri, per offrire la più ampia scelta a coloro che dovranno spendere il voucher a seguito di un concerto cancellato.

Il Ministro Franceschini annuncia una modifica alla normativa sui voucher

Per concludere, dopo l’attacco di Paul McCarney al Governo italiano e ad Assomusica è intervenuto anche il Ministro Beni e delle attività culturali e del Turismo Dario Franceschini:

“E’ evidente che la ratio della norma è che il voucher valga solo per un concerto dello stesso artista e che se questo non si terrà, lo spettatore avrà diritto al rimborso. Il Parlamento credo potrà intervenire in conversione per togliere ogni dubbio interpretativo sulla norma”.

Per cui pare probabile una imminente modifica della normativa in oggetto che imponga anche il rimborso in denaro per concerti annullati e non riprogrammati.

 

Rivelati i nomi dei nuovi giudici di X Factor 2020


La giuria della nuova edizione di X Factor sarà formata da Manuel Agnelli, Mika, Emma Marrone e Hell Raton.

Ad annunciarlo è stato il conduttore del talent di Sky Uno, Alessandro Cattelan durante la puntata di questa sera di EPCC.

La nuova edizione del talent, che inizia a settembre, promette molte sorprese, così come raccontato dai prossimi giudici a Cattelan.

Molta è la delusione per l’assenza quest’anno di Mara Maionchi, ma felicissimi sono in molti per il ritorno di due calibri da 90, Mika e Manuel Agnelli.
New entry per Emma Marrone e per Hell Raton, fondatore della Machete Crew (insieme a DJ Slait, Salmo), che ha dichiarato:

Voglio mettermi al servizio di nuovi talenti per aiutarli a trovare l’espressione più adatta alla propria personalità artistica, con un lavoro di ricerca che esplori sempre nuove tendenze e tecnologie“.

Il collettivo C.I.A.T.U. con il singolo “Siamo Capaci” contro la mafia

“Siamo Capaci” è un brano scritto da Roy Paci e Giuseppe Anastasi e interpretato dal collettivo Collettivo Indipendente Artisti della Trinacria Uniti (C.I.A.T.U.), artisti siciliani a cui è stato affidato il compito di tradurre in musica i sentimenti di speranza, rinascita, condivisione, contro ogni tipo di mafia. Tra i musicisti che hanno partecipato al progetto ci sono, oltre a Roy Paci, Mario Biondi, Lorenzo Fragola, la Rappresentante di Lista, Frankie hi-nrg mc e Peppe Cubeta (Qbeta).

La canzone nasce in occasione delle celebrazioni del 28°Anniversario delle stragi costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo, al giudice Paolo Borsellino ed agli Agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.

Il progetto, voluto fortemente dalla Polizia di Stato e dal Ministero dell’Istruzione, è indirizzato soprattutto alle nuove generazioni perché a loro è affidato il vero cambiamento. Tutti i proventi delle vendite del singolo saranno devoluti parte ad alcune scuole di quartieri difficili di Palermo e parte all’Associazione Libera, da destinare a progetti educativi per giovani siciliani.

siamo capaci

Di seguito i nomi di tutti gli artisti che hanno collaborato al progetto.

Alle voci: Giuseppe Anastasi; Sergio Beercock; Mario Biondi; Giovanni Caccamo; Tony Canto; Nicolò Carnesi; Oriana Civileì; Peppe Cubeta(Qbeta); Roberta Finocchiaro; Lorenzo Fragola; Serena Ganci; Giovanni Gulino; Frankie hi-nrg mc; Mario Incudine; Pippo Kaballà; Patrizia Laquidara; la Rappresentante di Lista; Luca Madonia; Roy Paci; Christian Picciotto; Pippo Pollina; Nonò Salamone; Alessandra Salerno; Etta Scollo; Ivan Segreto; Shakalab; Davide Shorty; Vincenzo Spampinato; Sasha Torrisi. Per quanto riguarda la strumentazione: Roy Paci: tromba, flicorno tromba, flicorno soprano, kalimba, percussioni, arrangiamenti fiati e archi, direzione; Vincenzo Presta: arrangiamenti archi, copyst; Oneiroi Quartet; Paolo Pellegrino: violoncello; Massimo Cantone: viola; Filippo Di Maggio: violino; Marco Badami: violino; Vito Scavo: trombone; Donato Di Trapani: piano, synth; Roberta Finocchiaro: chitarra acustica; Fabio Rizzo: chitarra acustica; Finaz: chitarra acustica; Marco Pettinato: chitarra elettrica; Francesco Vitaliti: chitarra elettrica; Carmelo Drago: basso elettrico; Dario Panza: batteria.

 

Elvis Costello pubblica “No Flag”, registrato ad Helsinki, in Finlandia

Viaggiando da solo verso la capitale finlandese il 16 febbraio, Elvis Costello ha lavorato per tre giorni presso lo Suomenlinnan Studio, una sala di registrazione a venti minuti di traghetto dalla città di Helsinki.

Alla domanda su come avesse deciso questo luogo per registrare, Costello ha spiegato “Volevo andare da qualche parte dove nessuno mi conoscesse. Quindi, questo è lo ‘Helsinki sound'”.

La formazione riportata è semplicemente questa: “Elvis Costello – voce, batteria, Fender Jazzmaster, organo Hammond e basso.”

“No Flag” è stato registrato ad Helsinki da Eetu Seppälä, con l’assistenza di Tim Mikkkola e successivamente mixato da Sebastian Krys a Los Angeles.

La canzone compare anche in un nuovo clip realizzato da Eamon Singer e Arlo McFurlow.
Canzone e lyric video sono ora disponibili su Concord Records by electrical wire.

costello

Pau Dones degli Jarabe de palo è morto – Aveva solo 53 anni

Pau Dones degli Jarabe de palo alla fine ha perso la sua battaglia contro il cancro. L’artista è morto a soli 53 anni. La notizia della sua scomparsa viene riportata oggi dai giornali spagnoli e dal sito della sua band.

La famiglia di Pau Dones ha da poco rilasciato un comunicato stampa ufficiale:

La famiglia Dones Cirera comunica che Pau Dones è morto il giorno 9 giugno a seguito del cancro che gli era stato diagnosticato nell’agosto del 2015. Vogliamo ringraziare l’equipe medica e tutto il personale dell’Osedale de la Vall di Hébron, l’ospedale  Sant Joan Despí Moisès Broggi, l’Istituto Catalano di Oncologia e tutti per il lavoro e la dedizione in tutto questo tempo. Chiediamo il massimo rispetto della privacy in questo momento difficile“.

pau dones

Poche settimane fa il cantautore e chitarrista spagnolo si era fatto riprendere in un video sul balcone in cui appariva vistosamente dimagrito e stanco. Era comunque tornato a sorpresa con un nuovo brano dal titolo “Volvo” che significa, appunto, “Torno” in cui diceva di essere tornato alla musica perché la musica gli era tornata in testa:

“Torno, perché la musica è tornata di nuovo nella mia testa. Torno, perché è tempo di condividere ancora i nostri sentimenti, torno perché tornare su un palco è la sola cosa a cui penso, torno per essere quello che ho sempre voluto essere”.
Nel video girato dal balcone appariva molto dimagrito e stanco.

Jovanotti, amico di Pau Dones, sconvolto dalla notizia della morte, ha postato sui social un ricordo dell’artista:

Ho appena saputo della morte di Pau Dones, è una notizia tremenda, ci eravamo scritti 3 giorni fa e come al solito era lui a rassicurare me. Mi mancherai tantissimo amico e maestro #pau niente cancellerà i momenti bellissimi vissuti insieme, la bella musica, le mangiate e le bevute, le chiacchierate infinite, la forza che ci siamo dati reciprocamente. Conoscerti ed esserti amico è stato un grande regalo. Dove sei ora? Mi è difficile crederci“.

Pau Dones, che in passato aveva firmato successi come La Flaca e Depende, si era ammalato di cancro al colon nel 2015, ma qualche anno fa aveva annunciato di essere guarito. Purtroppo il “male” si è ripresentato nel 2017 ma lui non si è dato per vinto e ha continuato a lottare. Solo un anno fa Pau aveva deciso di intraprendere la sua carriera da solista, chiudendo con il suo storico gruppo, i Jarabe de palo. Dopo un anno di pausa dalla musica aveva deciso di tornare, ma le sue condizioni si sono di colpo aggravate.

La scorsa estate era andato in Nepal, per aiutare un’associazione non governativa a trasportare medicine e altri beni di prima necessità da un villaggio all’altro. Sembrava stesse bene e soprattutto sembrava felice. E ora invece è arrivata la notizia della sua morte.
Riposa in pace Pau…

Marco Mengoni canta Pino Daniele per I Love My Radio

Dopo Mare Mare di Luca Carboni rivisitato da Elisa, ora è la volta di Marco Mengoni che ripropone Quando di Pino Daniele.

Il brano fa parte del progetto I Love My Radio nato per festeggiare la radio. L’idea è quella di celebrare il mezzo radiofonico ognuno con un brano preferito. Alla fine la più bella canzone sarà incoronata regina delle radio. Le votazioni sono già iniziate e continueranno per le prossime settimane. Il brano di Elisa è già in radio dal 1° giugno, quello di Mengoni è invece online dall’8 giugno.

I Love My Radio unisce per la prima volta le emittenti radiofoniche italiane – RTL 102.5, RDS 100% Grandi Successi, Radio Deejay, Radio Italia solomusicaitaliana, Radio 105, Radio Kiss Kiss, Virgin Radio, Rai Radio 2, Radio 24, R101, Radio Subasio, m2o, Radio Capital, Radio Monte Carlo, Radiofreccia, Radio Norba, Radio Zeta, Radio Bruno – per festeggiare i 45 anni del sistema radiofonico.

Marco Mengoni ha spiegato il perchè della sua scelta:

“Rappresenta l’unione tra lo spirito del blues americano e la cultura napoletana, un mix che ha saputo rivoluzionare lo scenario italiano, portando sensazioni nuove che hanno lasciato una grande impronta nella storia della musica”.

Il grandissimo sassofonista Wayne Shorter chiede aiuto per potersi curare

Il jazzista filosofo Wayne Shorter è gravemente malato e non ha, purtroppo, possibilità economiche per curarsi. Accade questo oggi in una America dilaniata da una devastante epidemia e dal profondo odio razziale che danno la giusta misura della decadenza di un paese che si fregia, a torto, d’essere la più grande democrazia al mondo.

Non importa se sei stato, e sei, un grandissimo artista, forse uno dei più grandi, non importa nemmeno se hai suonato con gente del calibro di Miles Davis, con Herbie Hancock, Tony Williams, Ron Carter, perchè la “cultura”, soprattutto se si parla di musica e più di tutto di JAZZ, pare non paghi, e per questo, se non hai una assicurazione privata e sei malato, allora sei destinato a morire. Questa è l’America oggi, purtroppo.

Wayne Shorter, classe 1933, è un ARTISTA IMMENSO, un grande sassofonista, un punto di riferimento per il jazz internazionale, forse uno tra i più importanti nella storia del jazz. Ha suonato magnificamente fino allo scorso anno, all’età di 86 anni con un quartetto di giovani di grande talento.
Negli anni è stato la mente musicale dei gruppi musicali di cui ha fatto parte, come ad esempio nei Jazz Messengers, il gruppo in cui si formarono tanti grandi tra cui Miles Davis, oppure nei Report dove crebbe iltalento di Joe Zawinul, o nei Wheater Report, il gruppo Jazz più cult degli anni ’70.

Ora, all’età di 87 anni Wayne Shorter, che già nella vita ha dovuto affrontare momenti davvero difficili legati alla morte di una figlia dopo una lunga malattia e alla morte della moglie e della nipotina in un disastro aereo nel 1996, avvenuta in un viaggio fra New York e Roma, è costretto a chiedere l’aiuto ad altri per sopravvivere. Così alcuni amici, insieme  alla rivista Down Beat, hanno lanciato una sottoscrizione fra gli appassionati di Jazz per permettere a Wayne di potersi curare.

I nostri più sinceri auguri al maestro…

Paul McCartney e Ringo Starr dalla parte dei manifestanti in America

Paul McCartney e Ringo Starr non hanno tardato a dimostrare la loro vicinanza agli attivisti del #BlackLivesMatter che stanno manifestando in America per l’uccisione di George Floyd da parte della polizia e per protestare contro l’endemico problema del razzismo in USA.

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Paul McCartney
sui suoi social ha raccontato un aneddoto del 1964, quando i Beatles si rifiutarono di esibirsi per un pubblico segregato. Avvenne a Jacksonville, in Florida. Prima del concerto la band venne a conoscenza che bianchi e neri in platea erano stati separati. Alla luce di ciò i Beatles minacciarono di non esibirsi, cosa che spinse i promoter a togliere le barriere razziali del Gator Bowl Stadium. Da quell’episodio la band pretese che nei contratti firmati con i promoter locali per i loro live ci fosse una clausola che impedisse che il pubblico fosse diviso per per colore della pelle.

Mi fa arrabbiare che nonostante siano passati sessant’anni il mondo debba finire sotto shock per le orribili immagini dell’assurda morte di George Floyd per mano del razzismo della polizia. Tutti noi supportiamo e stiamo al fianco di chi sta protestando per far sentire la propria voce in questo momento. Voglio giustizia per la famiglia di George Floyd. Voglio giustizia per tutti quelli che sono morti e hanno sofferto. Restare in silenzio non è possibile”.

Ringo Starr ha invece scritto sui social:

“Come mio fratello Paul ha detto, i Beatles si sono sempre battuti per eguali diritti e giustizia. Negli anni io non ho mai smesso di battermi per la pace e per l’amore. Mando il mio supporto a tutti coloro che marciano chiedendo giustizia e un mondo migliore”.

Valerio Massaro fuori con “Un giorno di festa” – INTERVISTA

Oggi per FareMusic intervisto Valerio Massaro, artista palermitano diviso fra palco e scrittura.

Ha sempre coltivato la musica come elemento strutturante della sua vita, il sogno di fare musica lo ha abbinato, con impegno e costanza, al lavoro, cimentandosi nei ruoli più disparati, da operatore di call center alla gestione di una casa vacanze nella sua città natale, coltivando sempre con dignità il sogno di fare musica senza scendere a compromessi.

All’attivo ha tre lavori discografici: nel 2009 esce con un ep “Ritrovarsi così” da cui estrae l’omonimo inedito per poi pubblicare nello stesso anno un album con dieci inediti. Nel 2013 esce “36 giorni” un album contenente tredici inediti, nel 2018 è autore del brano “Ti dirò” che la concittadina e amica Francesca Alotta porta come inedito ad “Ora o mai più”, programma condotto da Amadeus che ha allietato, per due edizioni, i telespettatori di Rai1.

Nella sua carriera non poteva non incontrare la vulcanica discografica Mara Maionchi di cui, con le dovute censure (si fa per dire), ci racconta l’incontro, se “incontro” si può definire. Oggi Valerio è in rotazione con l’inedito “Un giorno di festa”, terzo estratto di un lavoro più ampio, dopo la pubblicazione l’estate scorsa di “Come un replay” e di, ad ottobre, “È già domani”, brani scritti a quattro mani con Leonardo Battaglia, autore, alla maniera del grande Giancarlo Bigazzi, delle musiche dei suoi ultimi lavori.

valerio massaro

INTERVISTA a Valerio Massaro

Ho raggiunto Valerio al telefono per farmi raccontare qualcosa sulla sua musica.

Ciao Valerio, benvenuto su faremusic, siamo qui per l’occasione dell’uscita del tuo nuovo singolo, “Un giorno di festa”, per parlare del tuo mondo e della tua musica. Questo brano, nonostante sia stato concepito in questo eccezionale periodo di pandemia, ha un’atmosfera e una visione positiva. Ho apprezzato l’arrangiamento, il testo, il video, mi hanno particolarmente colpito le barre di  Area, conferiscono al pezzo quell’elemento in più, lo rendono più dinamico. Intanto da dove nasce questa passione, qual è il tuo primo ricordo?

Ciao Antonino, grazie a te e un saluto ai lettori del magazine, grazie per gli apprezzamenti di “Un giorno di festa”, l’intenzione voleva essere questa, scrivere un brano che avesse una visione positiva, la voglia di tornare ad abbracciarci con la consapevolezza che se per ora non l’abbiamo fatto è per uno scopo più grande. Inciderlo è stata un’impresa, ci sono delle imprecisioni che in un altra modalità avrei evitato volentieri, ma ha prevalso la voglia di lanciare questo messaggio positivo. Registrare il video non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta, rispettando le regole imposte dai vari decreti del presidente del consiglio.

Valerio, ma quali imprecisioni? Sì, forse è vero, c’era qualche sfumatura migliorabile, ma la leggo come quelle imprecisioni che rendono unico un pezzo d’arte, che lo rendono vivo. Sei un cantante con una vocalità pazzesca, hai reso in questo brano tutta l’energia che riesci a trasmettere quando canti nei live. Comunque, ti chiedevo, qual è il tuo primo ricordo che ti lega alla musica?

Il mio primo ricordo in musica risale all’età di quattro anni, ero innamorato di un pianoforte nero verticale che c’era nel salotto di mia nonna, ho cominciato a scoprire la musica grazie a quel pianoforte, ho scoperto pian piano la musica che veniva dai tasti bianchi, quella che veniva dai tasti neri, poco alla volta e in autonomia ho scoperto le scale…

Come hai perseguito questo sogno di fare musica, qual è stato il primo passo?

Ho cominciato a scrivere le prime cose, le facevo ascoltare in giro e ho deciso, grazie alla mia amica Adriana, di trasferirmi a Milano, qui abitava suo fratello, per me è stata la prima base. Ho cercato lavoro in un call center, lavoravo e scrivevo, scrivevo e facevo ascoltare le mie cose, fino a quando ho incontrato Mario Ragni, un produttore della Ricordi che ha subito creduto in me, chi mi remava contro invece era la moglie, a lui le mie cose piacevano, la signora Holly invece mi demoliva. Lui mi diceva sempre che in Italia c’è in musica un cantante uomo e il corrispettivo donna, Vasco Rossi e Gianna Nannini, ad esempio. Con lui ho fatto tantissime cose, voleva portarmi a Sanremo, diceva che potevo essere il corrispettivo maschile di Laura Pausini, avevo scritto una canzone sulla stessa armonia de “La solitudine”, poi lui è scomparso e le cose si sono un po’ fermate, ma non ho mai smesso di fare musica, scrivere e cantare sono le ragioni della mia vita.

Dimmi un po’, quindi riesci a trascrivere ciò che provi, quello che vivi lo trasferisci nelle tue canzoni?

No, a dire il vero è difficile che scriva in maniera autobiografica, scrivo la musica, poi su quella a volte un testo a caso che mi suggerisca la melodia e che mi dia la struttura della metrica, poi scrivo il testo.

Da un anno a questa parte hai stretto una collaborazione artistica con Leonardo Battaglia, come nascono con lui le canzoni?

Lui si occupa della melodia, solitamente le fischietta, la registra, poi io la scrivo sul pentagramma.

Ah, come faceva il grande Gianfranco Bigazzi, ho sentito da racconti dei suoi collaboratori e di sua moglie che lui le melodie, e ha scritto cose incredibili, le fischiettava, poi qualcuno le trascriveva sul pentagramma.

A cosa state lavorando in questo momento?

Stiamo lavorando su diversi brani, in questi giorni è uscito “Un giorno di festa”, il terzo estratto di un lavoro più complesso, brano che nasce in questo momento di emergenza sanitaria in cui, per tutelarci, siamo costretti a stare a casa, a non vedere, per tutelarli, i nostri cari, i nostri amici. Qui in Sicilia siamo stati fortunati, non posso non pensare alla tragedia che si è consumata nelle regioni settentrionali, ho vissuto per tanti anni a Milano, lì ho comprato casa, lì ho lasciato parte del mio cuore. Questo brano vuole essere una fotografia di questo momento, ma anche un inno alla voglia di vivere con la prospettiva di potere tornare ad abbracciarci, nel testo dico «oggi è sorto un altro re, che assoggetta tutti a sé per le strade del mondo, ma il suo regno crollerà e una nuova civiltà sboccerà come un fiore dal fango, (…) saremo liberi, potremo stringerci». Ho avuto il piacere di collaborare con Area (Andrea Battaglia), un artista che ha dato col suo contributo, al brano, quella marcia emozionale in più. Era da un po’ che pensavamo di fare qualcosa assieme, credo questo sia stato il momento giusto. Non ti dico le modalità per poterlo incidere, mi sono rivolto a grandi professionisti, ce l’abbiamo fatta, con la tecnologia che abbiamo oggi a disposizione è possibile fare tutto. Il video è opera del regista Serafino Randazzo, ha fatto un lavoro incredibile, gli ho inviato alcune parti riprese col cellulare, lui ha fatto magicamente il resto.

Allora intanto grazie per averci raccontato della tua musica, del tuo percorso e di quello a cui stai lavorando, ci sentiamo nei prossimi mesi per ascoltare cose nuove.

Grazie a te e grazie ai lettori del magazine, un abbraccio…

(l’intervista potrebbe finire qui, ma Valerio, a cena, potremmo immaginare a “telecamere spente”, ci racconta di un incontro avvenuto anni prima con Mara Maionchi e Alberto Salerno…)

… Dopo aver vissuto a Milano, sono tornato a Palermo, ma senza perdere  contatti con i discografici di quella città meravigliosa. Allora, parliamo di quasi vent’anni fa Milano offriva più di quanto non offra oggi, avevo mandato diversi brani, prima alla “NiSa”, poi alla “Non ho l’età”, etichette discografiche di Alberto Salerno e Mara Maionchi, la segretaria mi aveva detto di, ogni qual volta incidevo qualcosa la inviavo, così come m’era stato detto dalla segretaria, che poi ho scoperto essere la figlia del Salerno, nella casella di posta elettronica. Un giorno ricevo una mail in cui mi chiedono il numero di telefono perché la signora Maionchi voleva parlare con me. Io, emozionato, le scrivo subito il mio numero di casa. Dopo qualche giorno squilla il telefono, era lei: «buon giorno, signor Massaro, sono la Mara», col suo modo di fare diretto e schietto, io non credevo alle mie orecchie, ma poi continua «allora, ha smesso di rompere i (omissis) e intasare la nostra casella di posta elettronica, sa quanti ce ne sono in Italia bravi come lei? Se ha voglia di farci ascoltare qualcosa, noi non veniamo a Palermo, si presenti qui a Milano e ci porti i suoi lavori!».

Non me lo sono fatto dire due volte e con la valigia piena di sogni prendo il primo volo e suono alla loro porta, mi fanno entrare come fossi uno di famiglia, ascoltano le mie cose, lei scettica, dice che sono il solito artista pop, meno scettico il Salerno che mi fa capire che apprezza quello che scrivo, da allora, comunque felice di quell’incontro anche se la sentenza è stata «per me è no!», ho smesso di mandare brani alla loro casella!

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=RtieIY5hKZ4

I Built To Spill escono con un album tributo al cantautore Daniel Johnston

I Built To Spill nel 2017 suonarono come band di supporto in diversi concerti del cantautore scomparso lo scorso settembre Daniel Johnston. Da quei live è nato un album tributo dal titolo Built To Spill Plays The Songs Of Daniel Johnston. Il disco esce il 12 giugno e contiene 11 brani registrati durante le prove da Jim Roth, con Jason Albertini al basso e Steve Gere alla batteria.

Built To Spill

La band stava preparando un tour con Johnston prima che morisse:

È stato abbastanza speciale per noi. Fondamentalmente volevamo documentare nel giusto modo quello che le prove più o meno erano state. È stata molto più dura di quanto pensassi”.

I Built To Spill sono una cult indie band sin dagli anni ’90 guidata da Doug Martsch, mentre Daniel Johnston è stato un mito “maledetto” e geniale, il più grande outsider della nuova scuola di cantautori.

Built To Spill

I suoi dischi sono letteralmente introvabili, e la sua vita è stata molto travagliata a causa diei gravi problemi mentali che lo perseguitavano.

Fu molto amato da artisti del calibro di Kurt Cobain, Sonic Youth, David Bowie, Tom Waits. Era letteralmente adorato anche da gente del cinema come Steven Spielberg e Matt Groening. Jeff Fuerzeig, nel 2005 gli dedicò il premiatissimo documentario “The Devil and Daniel Johnston”.

MAX PEZZALI E LO STATO SOCIALE presentano la superband DPCM SQUAD

DPCM SQUAD è una superband nata durante la quarantena per aiutare le migliaia di professionisti del mondo dello spettacolo in un momento di crisi senza precedenti.

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Lo Stato Sociale
 ha composto per Max Pezzali una nuova canzone che riporta al giorno d’oggi il mondo descritto ai tempi degli 883. Un vero e proprio inno multigenerazionale che condensa in una sola canzone tutto l’immaginario che ha reso celebre il songwriting di Pezzali: slogan, personaggi e luoghi tratti dai cavalli di battaglia degli 883 trovano nuova vita in quella che, ironicamente, è stata battezzata “Una canzone come gli 883“.  

Tutto è nato per un gioco tra Max e Lodo Guenzi, ma il risultato è stato tanto sorprendente da spingere i due protagonisti a coinvolgere – oltre agli altri membri de Lo Stato Sociale – un inedito super team di amici/artisti: CIMINI, EUGENIO IN VIA DI GIOIA, FAST ANIMALS AND SLOW KIDS, MARCO GIALLINI, J-AX, JAKE LA FURIA, EMIS KILLA, LA PINA, PIERLUIGI PARDO, PINGUINI TATTICI NUCLEARI, NICOLA SAVINO con la produzione di BOSS DOMS. 

“Una canzone come gli 883” esce il 5 giugno per Warner Musied è stato presentato in anteprima ieri sera a EPCC LIVE su Sky Uno (la puntata è disponibile on demand su Sky e NOW TV), con una performance di Pezzali e Lodo insieme ad Alessandro Cattelan al Museo del Novecento di Milano.

Le voci sono state registrate con i mezzi di cui ogni artista disponeva durante la quarantena: dal cellulare, al proprio home studio, sino al Forum Music Village di Roma.

Il video della canzone è stato realizzato da TITO FARACI e ROBERTO RECCHIONI, due star del fumetto (un grande amore di Max) affiancate dal noto regista GIORGIO TESTI.  La copertina, infine, è stata realizzata da PAOLO “OTTOKIN” CAMPANA, che si è anche occupato della creazione del logo di DPCM Squad. 

Tutti i proventi del brano andranno in beneficenza: il progetto supporta infatti l’iniziativa di Spotify COVID–19 Sosteniamo la musica, un fondo lanciato in tutto il mondo per individuare soluzioni a sostegno di artisti, musicisti, autori, tecnici, di coloro del settore che sono stati maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia di Coronavirus. In Italia il fondo arriva grazie a Music Innovation Hub ed è promosso da FIMI.

DPCM Squad

“Da tempo avrei voluto fare una canzone con lo Stato Sociale perché semplicemente li adoro; appena sono riuscito a comunicarglielo, Lodo in sole 24 ore aveva scritto questo pezzo. Mi piaceva da morire, parlava del mondo ai tempi degli 883; l’ho cantato, ma quelle parole pronunciate da me suonavano forse troppo autoreferenziali e celebrative, così ho pensato di metterla momentaneamente da parte in attesa dell’occasione giusta. Quando è scoppiata l’emergenza e il mondo si è fermato, è bastato un giro di telefonate per capire cosa fare: perché non riunire un gruppo di amici veri e fidati, e cantarla tutti insieme? E perché non provare ad aiutare tutti i professionisti del mondo della musica che ci hanno sempre dato la possibilità di andare in giro a far sentire le nostre canzoni, che hanno montato i nostri palchi, che hanno dato voce ai nostri impianti, che hanno illuminato le notti di tutte le città in cui siamo stati, e che hanno portato al pubblico infinite serate di festa e di allegria?
E così abbiamo fatto”.

Max Pezzali

“Sono un ragazzo cresciuto in centro, in una città di borghesia semicolta di sinistra. Sfiga quanta ne vuoi, provincia zero.

Sono vissuto per 18 anni tra casa, scuola e campo da basket, senza mai uscire dal quartiere. Bici quante ne vuoi ma moto zero.

Ho fatto la trafila di collettivi, centri sociali, concerti del 25 aprile e primo maggio, band liceali e occupazioni che in fondo ti immagini. Culo nel burro dell’Emilia di sinistra quanto ne vuoi, voglia di scappare zero. Quando è esploso il fenomeno 883 e ha travolto tutti gli adolescenti d’Italia, io facevo la prima elementare. In classe mia “Hanno ucciso l’uomo ragno” era diventata “Hanno ucciso la bidella”, con tutto il testo cambiato: era diventata un po’ il nostro inno di ribellione. Le maestre scandalizzate provavano a censurarci, ma anche i più leccaculo di noi la cantavano forte. Una sorta di battesimo del rock’n’roll.

Sono cresciuto nel cuore della città più piena di cantautori per metro quadro del mondo, odiando quello che per me rappresentavano gli 883: il disimpegno, il divertimento stupido, il mito del successo anni ’90. Tutto mi pareva così lontano dai miei Guccini e De Andrè, Jannacci e Rino Gaetano.

Poi sono andato in tour e ho capito la provincia descritta dagli 883.

Sono uscito dai miei quattro metri magici, ho suonato alla sagra della zuppa di Massarella di Firenze, a quella dell’anguria di Fara Vicentino, a quella del galletto di Gazzada Schianno, a Viterbo e a quella della birra di Fabrica di Roma. Ho visto tutta la provincia di questo Paese, spesso in festival tenuti in piedi solo con la voglia, la colla e lo sputo, da ragazzi della mia età che si facevano il culo per regalare al loro paesello una parvenza di vita. Perché “con un deca non si può andar via” e allora provi a far succedere qualcosa che ti faccia sentire un po’ più “al centro del mondo”.  Ecco che grazie al primo tour de Lo Stato Sociale, partendo dal mio quartiere nel centro di Bologna per arrivare alle sagre più improbabili, ho scoperto che due mondi così lontani non potevano che guardarsi e capirsi.  In quei festival, oltre alla colla e allo sputo, c’era il lavoro vero, duro e pieno d’amore di quel mare di tecnici che in questo Paese rendono possibile scordarsi per una sera di essere solo un ragazzo di città o uno di provincia… e sentire di far parte di un popolo che grida ai concerti… e sentire che in fondo nessuno è solo. Questo lavoro è pagato ma non è assicurato, e questi mesi senza concerti e senza paracaduti stanno mettendo in ginocchio la categoria.

Fai una cosa buona, valà”.

Lodo Guenzi

Coronavirus: morto a 34 anni Chris Trousdale, voce della boyband Dream Street

Chris Trousdale, ex voce della boyband Dream Street, è venuto a mancare ad appena 34 anni.

A darne l’annuncio è stata la sua manager, Amanda Stephan:

È con il cuore pesante che confermiamo la scomparsa di Chris Trousdale avvenuta il 2 giugno 2020 […] è stato una luce per tanti e mancherà moltissimo alla sua famiglia, agli amici e ai fan in tutto il mondo“.

L’artista era ricoverato in un ospedale di Burbank, in California, dove è morto per complicazioni legate al coronavirus.

Trousdale si accostò alla musica ad appena 8 anni, quando iniziò a esibirsi a Broadway in alcuni spettacoli come Les Misérables e The Sound of Music. A soli 13 anni divenne uno dei componenti della boyband Dream Street.

EMERGENZA CORONAVIRUS: AL VIA LE DOMANDE PER IL SOSTEGNO DEL MIBACT AGLI AUTORI, AGLI ARTISTI E AI MANDATARI

La SIAE ha avvisato tutti i suoi associati che, a seguito emergenza Coronavirus, si possono scaricare i moduli per richiedere aiuti economici, provenienti dalla quota del 10% della copia privata, per gli autori, artisti e mandatari:

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È stato pubblicato il Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, previsto dall’articolo 90 del Decreto Legge “Cura Italia”, che attribuisce ad autori, artisti e mandatari le risorse finanziarie provenienti dalla quota del 10% della copia privata, insieme al provvedimento con le modalità per le relative domande che dovranno essere presentate entro il prossimo 3 luglio.

Il Decreto Legge 18/2020, meglio noto come “Cura Italia”, è entrato in vigore il 18 marzo 2020 ed è divenuto definitivamente legge il 30 aprile 2020. All’articolo 90 ha stabilito che la quota del 10% dei compensi incassati nell’anno 2019 per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi (la cosiddetta “copia privata”) – pari a circa 13,5 milioni di euro – quest’anno venga eccezionalmente attribuita al sostegno degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori e dei mandatari (i lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore con contratto di mandato con rappresentanza sottoscritto con organismi di gestione collettiva), colpiti dalla grave crisi in atto nel settore culturale e dello spettacolo a causa dell’emergenza Covid-19. A partire dal 2016, la quota era stata destinata ogni anno all‘iniziativa “Per chi crea”, nata per finanziare i progetti dei giovani autori.

Il Decreto stabilisce la ripartizione percentuale delle somme tra le categorie di beneficiari e i requisiti per l’accesso da parte dei richiedenti, che tengono conto, per autori ed artisti, del reddito degli stessi, nonché i vari adempimenti che la Società Italiana degli Autori ed Editori e gli altri Organismi di gestione collettiva interessati dovranno attuare, una volta ricevute le domande, per poter erogare le somme.

Il Decreto stabilisce, per accedere al contributo per la parte autori, una soglia di reddito complessivo massimo pari a 20.000 euro nel 2018 ed un reddito autorale minimo del 20% del reddito e comunque pari a non meno di 1.000 euro. Il contributo potrà essere al massimo il 50% del reddito autorale maturato per un importo massimo di 3.000 euro.

Tutte le specifiche modalità con le quali le tre categorie di destinatari dovranno effettuare le domande sono, inoltre, fissate in un Decreto della Direzione Generale competente e disponibile sul sito del Mibact.

Scarica i moduli e le dichiarazioni:

Autori: Domanda Autori – Dichiarazione Autori – Informativa sul trattamento dei dati personali

Artisti Interpreti ed Esecutori: Domanda Artisti – Dichiarazione Artisti – Informativa sul trattamento dei dati personali

Mandatari: Domanda Mandatari – Dichiarazione Mandatari – Informativa sul trattamento dei dati personali

Per tutte le informazioni relative alla presentazione delle domande, si può chiamare il numero 0659902619 dal lunedì al venerdì dalle ore 8:00 alle ore 18:00 o consultare le FAQ. In alternativa inviare una email ai seguenti indirizzi:

Per gli Autori: info.art90autori@siae.it

Per gli Artisti Intepreti ed Esecutori: info.art90AIE@siae.it

Per i Mandatari: info.art90mandatari@siae.it

Kareem Abdul-Jabbar: “Il razzismo in America è come la polvere nell’aria, sembra invisibile, ma ti sta soffocando”

Oggi per la rubrica “Scritto da Voi” – in cui inseriamo i migliori scritti in giro nel web – abbiamo scelto un bellissimo articolo, pubblicato sul Los Angeles Times, del grande campione di basket Kareem Abdul-Jabbar, parole scritte a seguito la triste vicenda della morte di George Floyd in America e soprattutto dopo le proteste contro il razzismo che stanno ivestendo tutti gli States.

Kareem prova a spiegare ai “bianchi” perchè la comunità afroamericana (e non) è esplosa in una rabbia incontrollata dopo l’ennesima ingiustizia subita. Cerca di contestualizzare le violente proteste invitando il lettore a guardare quello che accade da una più ampia prospettiva, tenendo in considerazione l’aspetto culturale “razzista” che è insito nella società americana da decenni e decenni.

Kareem


Vi invitiamo a fermarvi un attimo e leggere quanto segue, perchè merita davvero:

Qual è stata la vostra prima reazione quando avete visto il video del poliziotto bianco inginocchiato sul collo di George Floyd mentre lui con voce rauca diceva “non posso respirare”?

Se siete bianchi avete probabilmente mormorato disgustati “Oh mio Dio” mentre scuotevate la testa davanti a un’ingiustizia crudele.

Se siete neri probabilmente vi siete inginocchiati, avete imprecato, forse avete lanciato qualcosa per aria (e sicuramente avreste voluto farlo) mentre gridavate: “Non di nuovo, c****”.

Poi vi siete ricordati dei due vigilanti bianchi accusati dell’omicidio di Ahmaud Arbery mentre faceva jogging nel loro quartiere a febbraio e di come, se non fosse stato per quel video uscito qualche settimana fa, l’avrebbero fatta franca. E di come quei poliziotti bianchi a Minneapolis avessero detto che Floyd stava resistendo all’arresto, salvo poi essere smentiti dai video delle telecamere di un negozio. E di come il poliziotto sul collo di Floyd non fosse esattamente lo stereotipo di un redneck arrabbiato, ma un ufficiale che sembrava calmo e senza pietà. La ‘banalità del male fatta persona’.

Vi rendete conto che non è semplicemente un presunto criminale nero che viene preso di mira, ma tutti i neri.
Vi iniziate a chiedere se non debbano essere tutte le persone nere a indossare delle body-cam, e non i poliziotti.

Cosa vedete quando vedete le persone nere che protestano arrabbiate fuori ad una stazione di polizia con il pugno alzato?
Se siete bianchi probabilmente pensate “Beh, sicuramente non mantengono il distanziamento sociale”. Poi vedete le persone nere che saccheggiano i locali e pensate, “questo fa sicuramente male alla loro causa”.

Poi vedete la stazione di polizia che va a fuoco, scuotete il dito e pensate: “La questione sta andando nella direzione sbagliata”.

Non avete torto, ma non avete nemmeno ragione.

La comunità nera è abituata a quel razzismo connaturato nei sistemi dell’istruzione, della giustizia e del lavoro, e per quanto siamo impegnati in tutte quelle attività che puntano alla sensibilizzazione politica e dell’opinione pubblica – scriviamo analisi articolate e piene di significato su The Atlantic, spieghiamo alla CNN lo stato di devastazione continua che viviamo, supportiamo i candidati che promettono il cambiamento – praticamente non cambia nulla.

Il virus ha amplificato le conseguenze di tutto questo: i nostri tassi di mortalità sono significativamente più alti di quelli dei bianchi, siamo i primi a perdere il lavoro e restiamo a guardare indifesi mentre i repubblicani cercano di non farci votare.
Proprio ora che il ventre molle del razzismo istituzionale emerge chiaramente, sembra che sia aperta la stagione della caccia contro i neri. E se mai ci fosse stato qualche dubbio, il presidente Trump con i suoi recenti tweet ha confermato l’orientamento istituzionale nel chiamare criminali i manifestanti e nel ritenere giusto che si possa sparare ai saccheggiatori.

Certo, spesso le proteste vengono strumentalizzate da qualcuno che ne trae profitto, come accade quando i tifosi celebrano la vittoria della loro squadra dando fuoco alle auto e distruggendo i negozi. Io non voglio vedere negozi saccheggiati o palazzi bruciare, ma la comunità nera vive da anni in un palazzo ardente, venendo soffocata dal fumo mentre le fiamme si fanno sempre più vicine.

Il razzismo in America è come la polvere nell’aria: sembra invisibile, anche se ti sta soffocando, fino a quando non permetti al sole di entrare. Allora, ti accorgi che è tutta intorno a te. Finché saremo in grado di mantenere viva quella luce, potremo fare pulizia e spazzare via quella polvere ovunque si posi. Ma occorre rimanere vigili, sapendo che resterà sospesa nell’aria.
Pertanto, forse la maggiore preoccupazione della comunità nera in questo momento non è se chi protesta sta a uno o due metri di distanza dall’altro, o se alcune anime disperate rubano delle magliette o persino mettono a fuoco una stazione della polizia. Piuttosto è se i loro figli, mariti, fratelli e padri saranno uccisi da poliziotti o aspiranti tali semplicemente perché si trovano in strada a camminare, a correre o a guidare. O se essere nero vuol dire rifugiarsi a casa per il resto della loro vita perchè il virus del razzismo che infetta la nazione è più letale del virus.

Ciò che dovreste vedere quando volgete lo sguardo verso i neri che protestano nell’epoca di Trump e del virus sono persone arrivate al limite non perchè chiedono che siano riaperti i bar e o i centri estetici, ma perchè vogliono vivere. Vogliono respirare.

E la cosa peggiore è che si pensa che noi dobbiamo giustificare la nostra indignazione ogni volta che il calderone ribolle. Circa 70 anni fa Langston Hughes si chiedeva nella sua poesia “Harlem” “Cosa succede ad un sogno rimandato? Forse affonda come un carico pesante oppure esplode?”

Cinquant’anni fa, in Inner City Blues, Marvin Gaye cantava: “Il modo in cui manipolano la mia vita mi fa venire voglia di urlare”. E oggi, nonostante i discorsi appassionati di benintenzionati leader politici, bianchi o neri che siano, vogliono toglierci la voce, rubarci il respiro.

Dunque, ciò che vedete quando volgete lo sguardo verso i manifestanti neri, dipende da dove vi trovate: se siete in quel palazzo ardente o piuttosto lo guardate dallo schermo della tv con una vaschetta di pop-corn mentre attendete l’inizio del prossimo episodio di NCIS.

Non voglio che si arrivi a giudizi affrettati. Ciò che mi interessa è che si vada spediti verso la giustizia

Medimex quest’anno è online: dal 3 al 21 giugno diventa “Medimex D”

Il Medimex quest’anno, a causa dell’emergenza da Coronavirus, si veste di una veste tutta nuova e digitale. Questo quanto deciso all’ente organizzatore dell’evento Puglia Sounds in collaborazione con la Regione Puglia, che ha deciso di chiamare la manifestazione Medimex D.

Questo quanto dichiarato dall’assessore al Turismo della Regione Puglia Loredana Capone.

“Adesso che tutto sembra ripartire siamo chiamati a reinventarci, a sperimentare nuove forme di fruizione, di partecipazione. Medimex rappresenta un po’ la metamorfosi verso la nuova normalità”. 

L’evento/fiera musicale si terrà quindi online, dal 3 al 21 giugno 2020, sulla pagina ufficiale del Medimex. Ci saranno workshop, approfondimenti professionali e webinar.

medimex

 

Tanti gli ospiti che hanno dato la propria disponibilità a distanza per il Medimex D:


Tommaso Paradiso
Ghemon
Francesco Sarcina (Le Vibrazioni)
Riccardo Zanotti (Pinguini tattici nucleari)
Andrea Rosi (presidente Sony Music Italia)
Claudio Ferrante (presidente Artist first)
Clemente Zard (Vivo concerti)
Massimo Bonelli
Chiara Santoro (Google Italia)
Giovanni Canitano
Marc Urselli
Claudio Simonetti
Martin Goldschmidt
Raffaele Casarano
Roberto Ottaviano

 

#TheShowMustBePaused: il mondo musicale si ferma per protesta contro il razzismo

Oggi 2 Giugno l’industria musicale si unisce alla lotta alla discriminazione, al razzismo e soprattutto all’ingiustizia in un’iniziativa senza precedenti per dire “basta”: #TheShowMustBePaused.

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Di solito nel mondo dello spettacolo e della musica, quando succede qualcosa, si dice ” The show must go on”. Ma questa volta NO… questa volta è troppo, e il mondo della musica e dell’industria musicale dice che ora, invece, bisogna FERMARSI… “The Show Must Be Paused”, perchè bisogna FERMARE l’ingiustizia, la discriminazione, il razzismo insiti nella nostra società, nella nostra cultura e nelle nostre istituzoni.

Le grandi case discografiche insieme ad altre etichette musicali che producono musica black, Motown e Atlantic in testa, si uniscono alla protesta in atto in USA nata a seguito la morte di George Floyd.

Il 2 giugno è stato scelto come giorno di black out con l’hashtag #TheShowMustBePaused, inteso non come sciopero, ma come una RIVOLUZIONE RIFLESSIVA, una occasione per il mondo musicale per unirsi tutti insieme per solidarizzare con chi sta lottando, per riflettere seriamente su quanto sta succedendo, riflettere innanzitutto sulla deriva di discriminazione, razzismo e ingiustizia a cui è arrivata la società e le istituzioni americane.

Mai come questo momento l’inustria musicale si era mossa così compatta per dimostrare la loro vicinanza alla comunità nera, a tutti gli artisti allo staff.

#TheShowMustBePaused

Alla mobilitazione si sono uniti, oltre a molti artisti, tanti addetti ai lavori, tra cui professionisti, manager e altri. Si uniscono alla protesta anche Netflix, Amazon e YouTube.

Toccante è stato il comunicato di Universal Music che ha pripresoo le parole di Martin Luther King: “C’è un momento nel quale il silenzio significa tradimento“.
Inoltre Lucian Grainge, il CEO della major ha annunciato la nomina di Jeff Harleston, capo dell’area legale, alla guida di una task force per la “social justice”.

La Columbia Records (etichetta della Sony Music) ha esortato a ripensare le strade per la solidarietà per stare vicino alla comunità nera.

Anche in Italia si è mosso qualcosa. Il presidente di Warner Music Italy, Marco Alboni, ha deciso che il 2 giugno, festa della Repubblica nel nostro paese, sarà anche per la casa discografica “un momento di pausa per dirci tutti quanti cosa dobbiamo fare per concretamente contribuire alla fine delle ingiustizie che non rispettano la vita”.

 

 

Gina Rodia esce con “TUTTO PER NIENTE” – VIDEO

“TUTTO PER NIENTE” e’ il titolo del nuovo singolo di Gina Rodia, cantautrice nata a Londra ma di origini irpine.

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Il video del singolo, girato da Stefano Vacca in piena quarantena e completa solitudine, è online su YouTube, e nasce da una collaborazione artistica con il musicista Federico Zagnoni Daniela Buonocore.

gina rodia

Il mix e master è stato affidato ai fratelli Andrea e Paolo Amati, compositori ed arrangiatori per tanti noti artisti italiani.

Ma è la stessa Gina Rodia che dalla sua pagina Facebook annuncia l’uscita del video:

“Fase 2. Abbiamo vissuto un tempo surreale e sospeso, derubati del nostro presente, dei percorsi quotidiani e dei nostri rapporti: l’unico spazio possibile percepito è stato l’isolamento dal resto del mondo, dagli affetti, dai circuiti dinamici delle vite di ognuno. Questo ha spinto tutti a scavare nelle profondità delle proprie solitudini e a guardare in faccia il male.

Così distanti fisicamente gli uni dagli altri, ma più uniti che mai dallo stesso destino di sofferenza. Enorme è stato il sacrificio a cui siamo stati sottoposti, insieme al suo bagaglio di sconfitte, di perdite, di ferite ma anche di grandi insegnamenti, con la più intima speranza che tale sacrificio non resti vano e che le strade delle nostre città, che ora si risvegliano, non tornino mai più vuote e silenziose. Fate i bravi e indossate le mascherine!!

Vi presento “Tutto per niente” che ho scritto qualche anno fa in collaborazione con Federico Zagnoni.

Il testo è della bravissima amica Daniela Buonocore e il video è stato girato da Stefano Vacca , che ha vagato in solitudine per la città in piena fase di quarantena.

Un ringraziamento speciale va ad Andrea e Paolo Amati ( Apbeat Edizioni Musicali ) per aver curato mix e master, a Radio Punto Nuovo e al Comune di Avellino.

America a ferro e fuoco – Proteste del mondo della musica contro il razzismo e Trump

In America molti personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, cinema e dello sport chiedono giustizia per la morte di George Floyd scagliandosi contro il clima di violenza e razzismo che pervade le istituzioni del paese.

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Messaggi duri e diretti arrivano da parte di Taylor Swift, Beyoncé, Rihanna, Madonna, Lady Gaga, Cardi B, Ariana Grande, Justin Bieber, Demi Lovato e altri.

A scatenare ancora più la rabbia delle star dello spettacolo è stato il tweet del presidente contro le manifestazioni a Minneapolis per la morte di George Floyd.

america

Ricordiamo i fatti che hanno portato l’America a vivere forse uno dei momenti più delicati e difficili di tutta la sua recente storia, e tutto questo succede sotto la controversa presidenza Trump, sicuramente la peggiore di tutta la storia degli Stati Uniti.

L’America – già martoriata dalla pandemia del Covid-19, mal gestita dall’attuale amministrazione presidenziale ,che ha portato il paese ad essere tra i più toccati dal virus – è messa a ferro e fuoco, ad un passo da una guerra civile, dalle manifestazioni violente scoppiate in quasi tutto il suo territori a seguito dell’ennesima vergogna perpetrata ai danni di un cittadino afroamericano da parte delle autorità. E parliamo della terribile morte di George Floyd di 46 anni, ucciso in diretta video da un poliziotto a Minneapolis.

Il video in questione è quello di alcuni passanti che hanno ripreso tutta la vicenda, lanciando successivamente in rete quanto accaduto, cosa che ha scatenato l’ira di una popolazione ormai esasperata e stanca di assistere a sopprusi quotidiani che colpiscono  almeno 200 afroamericani all’anno.

Nel video, per chi è riuscito a vederlo fino in fondo, si vede il freddo e distaccato agente Derek Chauvin, già protagonista in passato di altri abusi di potere, schiacciare con il ginocchio per circa 9 interminabili minuti il collo di Floyd, mentre quest’ultimo supplicava:

Per favore, per favore, per favore, non riesco a respirare. Per favore”.

L’agente assassino, dopo essere stato licenziato insieme gli altri tre agenti che hanno partecipato al fermo è stato successivamente arrestato e indagato per omicidio colposo, a seguito anche della cavalcante protesta cittadina. Ma ormai, a quel punto, i “buoi erano scappati dall’ovile” e a Minneapolis prima, e in altre parti dell’America poi, le proteste sono montate in modo inarrestabile, compreso davanti alla Casa Bianca, fino a sfociare nella violenza più totale.

In questo clima anche il mondo della musica si è mobilitato con vari appelli. Si sono levate alte le voci di gente come Beyoncé, Taylor Swift, Rihanna, Justin Bieber, Demi Lovato, Madonna, Cardi B, Ariana Grande, Janelle Monáe. Ma anche il mondo del cinema si è fatto sentire con Jamie Foxx, Robert De Niro, Lupita Nyong’o, Viola Davis, John Boyega, la regista Ava DuVernay e tanti altri.

america

La più “arrabbiata” è stata sicuramente Taylor Swift che in un post sui social si è scagliata contro il presidente Trump, reo di aver postato un violento tweet contro le manifestazioni a Minneapolis per la morte di George Floyd: “Quando iniziano i saccheggi, inizia la sparatoria”. Ricordiamo che lo stesso Twitter ha censurato il post in questione per “istigazione all’odio”.

Swift ha scritto: “Dopo aver alimentato il fuoco con la supremazia bianca e il razzismo per tutta la durata della tua presidenza  hai la faccia tosta di fingere superiorità morale prima di minacciare violenza? Ti cacceremo via a novembre”.
Il tweet di Taylor ha ottenuto ben 1 milione e 600mila “like”.

 

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If you want to demand more charges brought on all those involved in the death of George Floyd, click the link in my bio to sign the petition.

Un post condiviso da Beyoncé (@beyonce) in data:

Devastata dall’accaduto, Beyoncé ha realizzato un video per chiedere giustizia per George Floyd:

Abbiamo assistito tutti al suo omicidio in pieno giorno”, ha detto in un video pubblicato su Instagram venerdì scorso. “Siamo increduli e disgustati. Non possiamo metabolizzare questo dolore. Non è una questione che ha a che fare solo con le persone di colore. Se sei bianco, nero, marrone o qualsiasi altra via di mezzo, sono sicuro che ti senti sopraffatto dagli episodi di razzismo che stanno accadendo in America proprio ora.

Niente più omicidi insensati di esseri umani. Non possiamo più vedere le persone di colore essere trattate meno che umane. Non possiamo più distogliere lo sguardo. George è tutta la nostra famiglia nell’umanità. È la nostra famiglia perché è un compagno americano. Troppe volte abbiamo assistito a questi omicidi violenti senza alcuna conseguenza”.

E ha concluso dicendo: “Sì, qualcuno è stato accusato, ma la giustizia è lungi dall’essere raggiunta”. Beyoncé ha chiesto ai suoi fan di firmare una delle quattro petizioni sul suo sito Web in onore di Floyd: “Per favore, firma la petizione e continua a pregare per la pace, la compassione e la guarigione per il nostro Paese. Grazie mille.

 

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For the last few days, the magnitude of devastation, anger, sadness I’ve felt has been overwhelming to say the least! Watching my people get murdered and lynched day after day pushed me to a heavy place in my heart! To the point of staying away from socials, just to avoid hearing the blood curdling agony in George Floyd’s voice again, begging over and over for his life!!! The look of enticement, the pure joy and climax on the face of this bigot, murderer, thug, pig, bum, Derek Chauvin, haunts me!! I can’t shake this! I can’t get over an ambulance pulling up to an arrest, a paramedic checking a pulse without removing the very thing that’s hindering it! Is this that fucking normal??? If intentional MURDER is the fit consequence for “drugs” or “resisting arrest”….then what’s the fit consequence for MURDER???! #GeorgeFloyd #AhmaudArbery #BreonnaTaylor

Un post condiviso da badgalriri (@badgalriri) in data:

Durissimo anche lo sfogo di Rihanna, che si scaglia contro il poliziotto che ha soffocato Floyd, chiamandolo «Bigotto, maiale, assassino e delinquente».

Dopo giorni di silenzio, l’artista ha scritto sui social un post infuocato:

Negli ultimi giorni, la grandezza della devastazione, della rabbia e della tristezza che ho provato mi ha sopraffatta, per usare un eufemismo.
Ho il cuore gonfio di dolore nel vedere la mia gente uccisa e linciata in questo modo, giorno dopo giorno, tanto che sono stata lontana dai social, per non sentire la voce agonizzante di George Floyd, che supplicava per la sua vita.
Lo sguardo compiaciuto, la gioia nel volto, di questo bigotto, maiale assassino, delinquente, Derek Chauvin, sono immagini che mi perseguitano.
Non posso passarci sopra, non posso vedere la scena di un’ambulanza e di un medico che non fanno nulla per salvarlo. Ma è questa la ca**o di normalità? Se la morte è la giusta punizione per ‘droga’ o ‘resistenza a pubblico ufficiale’, allora qual è la giusta punizione per un OMICIDIO? #GeorgeFloyd #AhmaudArbery #BreonnaTaylor“.

 

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with his knee on his neck, handcuffed and helpless, crying for his life with his face in the street is the most sickening, heartbreaking thing ive seen in a long time. This Officer knew he was being filmed and murdered him with arrogance and Pride. This has to stop!! Until we can over come Racism in America— no one should be allowed to carry a gun. Most of all cops. God Bless you George Floyd Im so sorry for you and your family. And all the senseless killings that have gone before you. Will it ever end? 🙏🏼 I pray to GOD it does one day. Until then—Fuck The Police! Yea I said it. Im not interested in being PC. Im interested in Justice. @shaunking #georgefloyd #justice #guncontrol

Un post condiviso da Madonna (@madonna) in data:

Madonna invece ha pubblicato sui suoi social il video del poliziotto che schiaccia il collo di George Floyd. Il commento dell’artista a quelle immagini inquietanti è stato di forte sdegno e rabbia:

È la cosa più straziante e dolorosa che io abbia visto da molto tempo a questa parte. Il poliziotto sapeva che lo stavano riprendendo e l’ha ucciso con arroganza e fierezza. Questo deve finire. Finché non riusciremo a sconfiggere il razzismo negli Stati Uniti, a nessuno deve essere permesso di portare una pistola. Soprattutto ai poliziotti. Che Dio ti benedica George Floyd. Sono così addolorata per te e per la tua famiglia. Così come per tutti quelli uccisi senza motivo prima di te. Quando finirà? Prego Dio affinché ciò avvenga, un giorno. Fino ad allora, fanculo la polizia“.

 

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Un post condiviso da Lady Gaga (@ladygaga) in data:

Lady Gaga, che al momento sta promuovedo il suo nuovo album Chromatica, ha invece scritto una lettera aperta, prendendosela duramente e senza mezzi termini con Trump per aver creato un clima insopportabile in questi anni in America: “Sappiamo che Trump è razzista, sono arrabbiata”

Questo quanto scritto dalla Germanotta:

Ho un sacco di cose da dire, ma la prima cosa che voglio dire è che ho paura di dire qualsiasi cosa che possa incitare ulteriore rabbia (…) non voglio contribuire a ulteriore violenza ma a una soluzione […] come risultato di un razzismo sistematico e di un sistema corrotto che lo supporta. Le voci della comunità nera sono state silenziate per troppo tempo […] ogni giorno la gente in America è razzista, è un fatto […] Sappiamo da molto tempo che il Presidente Trump ha fallito. È nell’ufficio più potente al mondo, e continua a non offrire altro che ignoranza e pregiudizio mentre gli afroamericani continuano a morire. Abbiamo capito che è pazzo e razzista da quando ha preso il suo incarico. Sta alimentando un sistema in cui è già radicato il razzismo e le attività razziste e possiamo vedere tutti quello che sta avvenendo. È ora di cambiare […] Come donna bianca e privilegiata mi impegno a tenermi pronta. Come comunità privilegiata non abbiamo fatto abbastanza per lottare il razzismo e lottare per quelle persone che per causa sua sono state uccise (…). Sono triste, arrabbiata e userò le parole che troverò per comunicare cosa bisogna cambiare come una strada di non violenza per me“.

 

LO STUPIDARIO CULTURALE DA CATENA SOCIAL

Dato che va molto di moda postare sui social la propria classifica dei film, dischi o libri preferiti (non più di dieci per carità perché dodici o cinquanta non sono conformi) mi è venuta in mente una scena del film: “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” in cui Nino Manfredi, con aria disgustata, fa un giochino di società demenziale con amici e parenti, nel proprio salotto. Se Ettore Scola fosse ancora tra noi e scrivesse il film oggi, immaginerebbe la stessa scena con gli attori con i cellulari in mano attenti a postare il giochino delle nomine su facebook, il nuovo gioco non da società, ma da social.

Ebbene si, c’è gente che perde tempo su facebook a postare giochini inutili sui dieci dischi o i dieci film più belli della loro vita, nominandosi tra loro e facendo incazzare persino chi le catene non le ha mai sopportate fin dai tempi in cui andava alle scuole medie. Mi pregio essere tra questi ultimi.

Una volta il giochino era basato su collezionismo e sciocche superstizioni… tipo manda una cartolina o un francobollo a dieci amici ma se interrompi la catena ti capiterà un guaio. Poi qualcuno pensò che gli italiani erano così superstiziosi e fifoni che valeva la pena di abbinare alla catena il denaro, per cui lanciò l’idea di inviare mille lire a dieci amici tramite vaglia per riceverne diecimila in breve tempo.

Negli anni ottanta si arrivò alla sciagurata catena del giochino dell’aereo, che consisteva nel portare due amici nell’equipaggio che sborsassero una certa quota a testa, per poter salire di grado fino ad arrivare a essere il capitano che usciva dall’aereo con i tasca un milioncino di lire in tasca e in nero. Ricordo che si formavano feste con gruppi che spiegavano il gioco persino nei locali e nelle discoteche, oltre che nelle case private. Qualcuno prendeva il grano… gli altri che rimanevano dietro e non riuscivano a trovare amici che continuassero la catena, si incazzavano e pretendevano la restituzione della quota, così c’era gente che di quote ne comprava due o tre pur di chiudere sto equipaggio del cazzo. Stronzate megalattiche che in definitiva sostenevano il concetto della speculazione finanziaria. Tu metti i soldi, trova un paio di polli da spennare e vedrai che ci guadagni, ma se li perdi è colpa di qualcun altro.

Ora il giochino delle “nomine” su facebook è fortunatamente gratuito ma è imbarazzante ugualmente perché fa perdere un sacco di tempo e non serve a niente, tantomeno a recuperare la memoria, dato che i dischi o i film preferiti li conosciamo a menadito, nota per nota o sequenza dopo sequenza, ma sappiamo anche che non possono essere dieci ma molti di più, e qui casca la seconda demenza storica da cui siamo intossicati dagli anni sessanta in poi: vale a dire la vetusta ideologia della classifica, della top ten, della numerazione delle merci più vendute, quindi secondo il presupposto commerciale, delle merci artisticamente più valide.

Ci abbiamo creduto sempre fin da bambini, perché immaginavamo che il mercato lo decidessimo noi, senza subire alcun condizionamento distributivo o pubblicitario. Ce ne siamo vergognati solo di rado, quando ad esempio in testa alla classifica degli incassi cinematografici c’era il “Pierino” di Alvaro Vitali, dove la sceneggiatura era intrisa di rutti, scoregge, barzellette da caserma e tette e culi in bella vista. Ricordo che persino L’Espresso dedicò una copertina al fenomeno Pierino.
Oppure quando al numero uno della Hit Parade c’era una puttanata dei Ricchi e Poveri o degli Abba.

Ora nel 2020 Il mix del giochino delle nomine da social integra quindi la dipendenza da classifica con la superstizione da interruzione da catena, perché anche se non ti arriva un accidente sei accusato di aver interrotto il giochino dei tuoi amici e non è mai bello, perché è un po’ come quel deputato che dopo aver sostenuto la campagna elettorale del partito ed essere stato eletto grazie ad esso, al primo screzio passa al gruppo misto.

Poi c’è un terzo elemento, quello del narcisismo culturale da strombazzare sui social, perché fa figo postare l’album dei King Crimson o di Bob Dylan anche se poi sai a memoria le canzoni di Laura Pausini ma ti vergogni ad ammetterlo, così come è strafigo postare la locandina di “Tree of Life” di Terence Malick anche se sei un fan di Checco Zalone.

Forse tra qualche decennio le generazioni future leggeranno dei saggi di antropologia sui comportamenti digitali degli italiani scoprendo teorie rivelatrici interessanti.

Magari scopriranno che dal 2010 al 2020 la maggior parte della popolazione non si era affatto accorta che continuavano a uscire film e musiche nuove in tutto il mondo, ma che l’editoria e la discografia italiana erano praticamente fallite, cosi’ come la pay television aveva ammazzato il cinema peggio del Covid 19.

Magari scopriranno che gli articoli dei quotidiani erano pieni di errori di grammatica, di falsi storici e di notizie inventate di sana pianta e che l’unica fonte di scambio e condivisione culturale erano i post da annunci funerari quando un grande artista lasciava questa immensa valle di lacrime immersa nei rifiuti.

Magari scopriranno che a quel tempo, gli italiani nominando gli amici  sui social per “obbligarli” a postare ogni giorno la copertina di un disco, di un libro o di un film, gli  procuravano l’orchite a loro insaputa.
A proposito, per non essere da meno, nomino Mela Giannini a non postare la recensione del prossimo disco del dinosauro Albano, prima che l’uomo lo distrugga.

 

I lavoratori dello spettacolo scendono in piazza in 13 città

I professionisti e lavoratori dello spettacolo e della cultura – riuniti in un Coordinamento nazionale di realtà, collettivi e movimenti autonomi indipendenti – oggi sono scesi in piazza in 13 città italiane, da piazza Duomo a Milano a piazza Plebiscito a Napoli, da piazza Verdi a Palermo a Piazza San Giovanni a Roma fino a Bari, in piazza della Libertà.

L’appuntamento era alle ore 15.00 e tutti insieme hanno manifestato affinchè fossero ascoltate le legittime richieste di una categoria colpita dall’emergenza Covid-19 e “che ha ‘fame’ di cultura“.

La manifestazione, organizzata da “Professionisti Spettacolo e Cultura Emergenza”, ha voluto mandare un messaggio chiaro al Governo, dicendo “con fermezza e determinazione che la Cultura non può essere più secondaria a niente“.

lavoratori spettacolo

Siamo in piazza per dire a voce univoca #convocateci e finché non ci sarà un incontro, noi saremo pronti a mantenere uno stato di agitazione permanente dello spettacolo e della cultura in Italia”, scrivono gli organizzatori della protesta dei lavoratori “che si riconoscono negli art. 4, 9 e 33 della Costituzione Italiana, nella cultura etica del lavoro, nei suoi doveri e nei suoi diritti“, questo quanto detto dai manifestanti.

E ancora, come si legge in un comunicato, in cui sono elencate le richieste principali rivolte alle istituzioni:

Il 19 maggio abbiamo richiesto un incontro alle istituzioni (presidente Conte; ministro Franceschini e ministro Catalfo) e la risposta è stata: il SILENZIO.
Queste le richieste: un reddito di continuità che traghetti il comparto culturalefino alla ripresa piena dei singoli settori e ne tuteli e garantisca l’esistenza, salvaguardando i rapporti di lavoro in atto, anche attraverso incontri politici e tecnici, quindi alla presenza di ministeri e Inps. E, oltre a questo, un tavolo di confronto tecnico-istituzionale immediato sulla riapertura, fra lavoratrici, lavoratori, sindacati, governo e istituzioni, che abbia come priorità: salute per lavoratori, lavoratrici e pubblico; protocolli di sicurezza; finanziamenti pubblici; strumenti di riforma, sia per la ripartenza in presenza, che per una virtualità sostenibile e democratica“.

BRUNORI SAS CEDE I RICAVATI DEL MERCHANDISING ALLO STAFF RIMASTO SENZA LAVORO

Nobile gesto quello del cantautore Brunori sas, che cede i ricavati del merchandising del nuovo album Cip! (leggi nostro articolo) al suo staff rimasto senza concerti.

Brunori, come altri suoi colleghi, a causa dell’emergenza da Covid-19, si è visto costretto a rimandare i suoi concerti, lasciando senza lavoro tantissimi del suo staff: “Professionisti che si trovano in uno stato d’incertezza e poca tutela”.

L’artista cerca comunque di aiutare il suo staff assegnandogli i ricavati del merchandising del nuovo album, realizzato appositamente per la tournée.

Brunori ha dichiarato:

Lo avevamo preparato per il tour. In attesa di capire quale sarà il prossimo futuro per la musica live, tutto il ricavato dei vostri ordini sosterrà i professionisti/e che quotidianamente collaborano al progetto di Brunori Sas e che si trovano in questi mesi a vivere uno stato di incertezza e di poca tutela del loro lavoro. Grazie per il supporto, Dario”.

brunori

Da oggi quindi è disponibile il merchandising ufficiale di Cip!:

È possibile acquistare un set da colazione composto da 2 tazze più tovaglietta in edizione limitata da 100 pezzi, le t-shirt per adulti e bambini, i body per neonati, i bavaglini, accessori come borse e shopper, gli slipmat (il tappetino in feltro per giradischi), i fazzoletti e i quadernetti.

Nel frattempo Brunori Sas ha collezionato ben due candidature ai prestigiosi Nastri d’Argento 2020: nella categoria della miglior colonna sonora per il film Odio l’estate di Aldo, Giovanni e Giacomo, ed in quella della miglior canzone originale con il brano Un errore di distrazione, scritto appositamente per la pellicola di Duccio Chiarini L’ospite, nella quale Brunori ha anche un ruolo di comparsa.

Vecchioni: «Nessuna città, nessuna regione italiana può vivere, se muore Milano»

Vecchioni ha ragione, quando parla della “sua” Milano:
«Nessun paese, nessuna città, nessuna regione italiana può vivere, se muore Milano».

Non è superbia, Vecchioni è un intellettuale, un sognatore, innamorato di tutto ciò che è movimento, che ha un’energia costruttiva, che sa di arte e di bellezza.

Di ciò che è fermento creativo.

Suo padre era di San Giorgio a Cremano, sua madre del Vomero e “rispecchiavano il bello di Napoli”. Si sono trasferiti al Nord, durante la Guerra per vendere tessuti.

In un’intervista del 2016 su Repubblica parla della sua Napoli come “luogo della felicità”.

Parole come stille di affetto, tuffi al cuore, ritorni felici.

Il padre personificava la coloritura, la meraviglia, il divertimento napoletano, la fantasia. Vecchioni lo definisce un uomo “imprevedibile”. La madre era la cultura della dolcezza, della protezione: “Senza di lei si andava a carte 48”.

Milano per lui è come una madre, senza la quale si cade.

Milano non è la reginetta del ballo è il salone da ballo.

Vi si affollano sia i ricchi epuloni che quelli “della busecca con dent i borlott” per usare le parole del Bracchi.

Non tutti i milanesi pensano alla cosiddetta “movida”, già il nome sa di vecchio, di trapassato, di qualche cosa che serve agli altri per giudicare. È un’etichetta che ci hanno affibbiato, ma ditemi se in altre parte di Italia non si cercano i luoghi del ritrovarsi?

Una volta a Milano c’erano quegli storici locali in Brera che sfornavano artisti e talenti e con una birra ci facevi serata.

Ora sono negozi.

Per chi non compra giudizi o non fa assembramenti a grappoli sulle panchine del parco, Milano “l’è un gran Milan”, ed è sì quella Milano di Amatore Sciesa, di quel “tiremm innanz” citato da Vecchioni.

Milano è stata colpita, è in ginocchio, sospesa tra vita e morte, ma il milanese, così come il lombardo, l’emiliano, il romagnolo, l’italiano, in tutte le sue – così dissimili e affascinanti – declinazioni è coraggioso.

Milano non è una costruzione per milanesi (giacché sono in estinzione come cantava Walter Valdi).

Milano è abitata, vissuta, e tenuta in vita grazie a quella operosità, a quella capacità di interazione, di integrazione, di scambi e di relazioni. Questa è la forza di Milano.

Milano è la città dei cento appuntamenti al giorno, dell’organizzazione, dell’ottimizzazione del tempo.

Vecchioni ha ragione.
Ha ragione in parte.

«Sulla bilancia, ci sarà da una parte la possibilità di una malattia, dall’altra la necessità di riprendere vita».

No, non si può rischiare.

Ci vuole prudenza. Bisogna essere attenti. La bilancia sta in equilibrio sulla paura.
E a usare il buon senso, a partire da ogni piccola azione, non si sbaglia mai.

LADY GAGA: da oggi in tutto il mondo il nuovo album CHROMATICA

È finalmente disponibile in tutto il mondo “CHROMATICA”, il nuovo atteso sesto album di LADY GAGA (Virgin Records Italy/ Universal Music Italia). L’album ha debuttato al 1° posto su iTunes in 58 paesi ed è solo l’inizio.

Nel disco prodotto da BloodPope e Lady Gaga sono presenti collaborazioni con Elton John, Ariana Grande e le Blackpink.

Il duetto con Ariana Grande “RAIN ON ME, dal 5 giugno in radio anche in Italia e già ai vertici di tutte le classifiche digitali è la prima collaborazione tra le due artiste multiplatino e ha segnato il miglior debutto nella Global Chart di Spotify del 2020. Il brano ha raggiunto la 1° posizione di Spotify nella Global Chart e nella Chart Usa e nella classifica iTunes di 29 paesi così come nella Apple Global Chart.

RAIN ON ME” ha segnato anche il record per il maggior numero di stream in un giorno per una collaborazione femminile nella storia di Spotify.

Il video, in una settimana, a superato quota 61 milioni di views.

lady gaga

Il primo singolo tratto dal disco “STUPID LOVE” ha debuttato al n.1 di iTunes in 58 paesi e a superato quota 235  milioni di stream nel mondo diventando anche la 16ma top Ten di Gaga nella Billboard Chart.

In Italia il brano è una hit radiofonica e dopo 13 settimane di programmazione è ancora il brano internazionale più programmato nel nostro paese.

Il video è stato girato interamente con un iPhone 11 Pro e ha superato quota 85 milioni di views.

lady gaga

Ieri LADY GAGA e le BLACKPINK hanno pubblicato “SOUR CANDY”, il brano che le vede collaborare per la prima volta e che ha raggiunto la vetta della iTunes chart in 53 paesi.

lady gaga

Tracklist di “CHROMATICA” – Lady Gaga

  1. “Chromatica I”
  2. “Alice”
  3. Stupid Love”
  4. “Rain On Me” (with Ariana Grande)
  5. “Free Woman”
  6. “Fun Tonight”
  7. “Chromatica II”
  8. “911”
  9. “Plastic Doll”
  10. “Sour Candy” (with Blackpink)
  11. “Enigma”
  12. “Replay”
  13. “Chromatica III”
  14. “Sine From Above” (with Elton John)
  15. “1000 Doves”
  16. “Babylon”

lady gaga

Questi i crediti del Disco:

  1. Chromatica I – Produced by: Morgan Kibby, Lady Gaga // Written by: Lady Gaga, Morgan Kibby
  2. Alice – Produced by: BloodPop®, Axwell, Klahr // Written by: Lady Gaga, Axel Hedfors, Johannes Klahr, Justin Tranter, Michael Tucker
  3. Stupid Love – Produced by: BloodPop®, Tchami, Max Martin (Co-Producer) // Written Lady Gaga, Martin Joseph Leonard Bresso, Ely Weisfeld, Michael Tucker, Karl Martin Sandberg
  4. Rain On Me (with Ariana Grande) – Produced by: BloodPop®, BURNS and assisted by Tchami (Additional Producer) // Written by: Lady Gaga, Michael Tucker, Matthew Burns, Nija Charles, Rami Yacoub, Martin Joseph Leonard Bresso, Ariana Grande, Alexander Ridha
  5. Free Woman – Produced by: BloodPop®, Axwell, Klahr // Written by: Lady Gaga, Michael Tucker, Axel Hedfors, Johannes Klahr
  6. Fun Tonight – Produced by: BloodPop®, BURNS // Written by: Lady Gaga, Matthew Burns, Rami Yacoub, Michael Tucker
  7. Chromatica II – Produced by: Lady Gaga, Morgan Kibby // Written by: Lady Gaga, Morgan Kibby
  8. 911– Produced by BloodPop®, Madeon // Written by Lady Gaga, Michael Tucker, Hugo Pierre Leclercq, Justin Tranter
  9. Plastic Doll – Produced by BloodPop®, Skrillex // Written by Lady Gaga, Michael Tucker, Sonny Moore, Rami Yacoub, Jacob “JKash” Hindlin
  10. Sour Candy (with BLACKPINK) – Produced by BloodPop®, BURNS // Written by Lady Gaga, Matthew Burns, Rami Yacoub, Madison Emiko Love, Park Hong- jun, Michael Tucker
  11. Enigma– Produced by BloodPop®, BURNS // Written by Lady Gaga, Michael Tucker, Matthew Burns, Jacob “JKash” Hindlin
  12. Replay – Produced by BURNS // Written by Lady Gaga, Matthew Burns, Rami Yacoub, Michael Tucker
  13. Chromatica III – Produced by Lady Gaga, Morgan Kibby // Written by Lady Gaga, Morgan Kibby
  14. Sine From Above (with Elton John) – Produced by BloodPop®, BURNS, Axwell, Klahr, Liohn and assisted by Rami Yacoub (Additional Producer) // Written by Lady Gaga, Michael Tucker, Elton John, Axel Hedfors, Johannes Klahr, Rami Yacoub, Richard Zastenker, Ryan Tedder, Sebastian Ingrosso, Benjamin Rice, Vincent Ponte, Salem Al Fakir, Matthew Burns
  15. 1,000 Doves– Produced by BloodPop®, Tchami // Written by Lady Gaga, Michael Tucker, Martin Joseph Leonard Bresso, Rami Yacoub
  16. Babylon– Produced by BloodPop®, BURNS and assisted by Tchami (Additional Producer) // Written by Lady Gaga, Michael Tucker, Matthew Burns