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domenica, Luglio 12, 2020

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Valerio Massaro fuori con “Un giorno di festa” – INTERVISTA

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Oggi per FareMusic intervisto Valerio Massaro, artista palermitano diviso fra palco e scrittura.

Ha sempre coltivato la musica come elemento strutturante della sua vita, il sogno di fare musica lo ha abbinato, con impegno e costanza, al lavoro, cimentandosi nei ruoli più disparati, da operatore di call center alla gestione di una casa vacanze nella sua città natale, coltivando sempre con dignità il sogno di fare musica senza scendere a compromessi.

All’attivo ha tre lavori discografici: nel 2009 esce con un ep “Ritrovarsi così” da cui estrae l’omonimo inedito per poi pubblicare nello stesso anno un album con dieci inediti. Nel 2013 esce “36 giorni” un album contenente tredici inediti, nel 2018 è autore del brano “Ti dirò” che la concittadina e amica Francesca Alotta porta come inedito ad “Ora o mai più”, programma condotto da Amadeus che ha allietato, per due edizioni, i telespettatori di Rai1.

Nella sua carriera non poteva non incontrare la vulcanica discografica Mara Maionchi di cui, con le dovute censure (si fa per dire), ci racconta l’incontro, se “incontro” si può definire. Oggi Valerio è in rotazione con l’inedito “Un giorno di festa”, terzo estratto di un lavoro più ampio, dopo la pubblicazione l’estate scorsa di “Come un replay” e di, ad ottobre, “È già domani”, brani scritti a quattro mani con Leonardo Battaglia, autore, alla maniera del grande Giancarlo Bigazzi, delle musiche dei suoi ultimi lavori.

valerio massaro

INTERVISTA a Valerio Massaro

Ho raggiunto Valerio al telefono per farmi raccontare qualcosa sulla sua musica.

Ciao Valerio, benvenuto su faremusic, siamo qui per l’occasione dell’uscita del tuo nuovo singolo, “Un giorno di festa”, per parlare del tuo mondo e della tua musica. Questo brano, nonostante sia stato concepito in questo eccezionale periodo di pandemia, ha un’atmosfera e una visione positiva. Ho apprezzato l’arrangiamento, il testo, il video, mi hanno particolarmente colpito le barre di  Area, conferiscono al pezzo quell’elemento in più, lo rendono più dinamico. Intanto da dove nasce questa passione, qual è il tuo primo ricordo?

Ciao Antonino, grazie a te e un saluto ai lettori del magazine, grazie per gli apprezzamenti di “Un giorno di festa”, l’intenzione voleva essere questa, scrivere un brano che avesse una visione positiva, la voglia di tornare ad abbracciarci con la consapevolezza che se per ora non l’abbiamo fatto è per uno scopo più grande. Inciderlo è stata un’impresa, ci sono delle imprecisioni che in un altra modalità avrei evitato volentieri, ma ha prevalso la voglia di lanciare questo messaggio positivo. Registrare il video non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta, rispettando le regole imposte dai vari decreti del presidente del consiglio.

Valerio, ma quali imprecisioni? Sì, forse è vero, c’era qualche sfumatura migliorabile, ma la leggo come quelle imprecisioni che rendono unico un pezzo d’arte, che lo rendono vivo. Sei un cantante con una vocalità pazzesca, hai reso in questo brano tutta l’energia che riesci a trasmettere quando canti nei live. Comunque, ti chiedevo, qual è il tuo primo ricordo che ti lega alla musica?

Il mio primo ricordo in musica risale all’età di quattro anni, ero innamorato di un pianoforte nero verticale che c’era nel salotto di mia nonna, ho cominciato a scoprire la musica grazie a quel pianoforte, ho scoperto pian piano la musica che veniva dai tasti bianchi, quella che veniva dai tasti neri, poco alla volta e in autonomia ho scoperto le scale…

Come hai perseguito questo sogno di fare musica, qual è stato il primo passo?

Ho cominciato a scrivere le prime cose, le facevo ascoltare in giro e ho deciso, grazie alla mia amica Adriana, di trasferirmi a Milano, qui abitava suo fratello, per me è stata la prima base. Ho cercato lavoro in un call center, lavoravo e scrivevo, scrivevo e facevo ascoltare le mie cose, fino a quando ho incontrato Mario Ragni, un produttore della Ricordi che ha subito creduto in me, chi mi remava contro invece era la moglie, a lui le mie cose piacevano, la signora Holly invece mi demoliva. Lui mi diceva sempre che in Italia c’è in musica un cantante uomo e il corrispettivo donna, Vasco Rossi e Gianna Nannini, ad esempio. Con lui ho fatto tantissime cose, voleva portarmi a Sanremo, diceva che potevo essere il corrispettivo maschile di Laura Pausini, avevo scritto una canzone sulla stessa armonia de “La solitudine”, poi lui è scomparso e le cose si sono un po’ fermate, ma non ho mai smesso di fare musica, scrivere e cantare sono le ragioni della mia vita.

Dimmi un po’, quindi riesci a trascrivere ciò che provi, quello che vivi lo trasferisci nelle tue canzoni?

No, a dire il vero è difficile che scriva in maniera autobiografica, scrivo la musica, poi su quella a volte un testo a caso che mi suggerisca la melodia e che mi dia la struttura della metrica, poi scrivo il testo.

Da un anno a questa parte hai stretto una collaborazione artistica con Leonardo Battaglia, come nascono con lui le canzoni?

Lui si occupa della melodia, solitamente le fischietta, la registra, poi io la scrivo sul pentagramma.

Ah, come faceva il grande Gianfranco Bigazzi, ho sentito da racconti dei suoi collaboratori e di sua moglie che lui le melodie, e ha scritto cose incredibili, le fischiettava, poi qualcuno le trascriveva sul pentagramma.

A cosa state lavorando in questo momento?

Stiamo lavorando su diversi brani, in questi giorni è uscito “Un giorno di festa”, il terzo estratto di un lavoro più complesso, brano che nasce in questo momento di emergenza sanitaria in cui, per tutelarci, siamo costretti a stare a casa, a non vedere, per tutelarli, i nostri cari, i nostri amici. Qui in Sicilia siamo stati fortunati, non posso non pensare alla tragedia che si è consumata nelle regioni settentrionali, ho vissuto per tanti anni a Milano, lì ho comprato casa, lì ho lasciato parte del mio cuore. Questo brano vuole essere una fotografia di questo momento, ma anche un inno alla voglia di vivere con la prospettiva di potere tornare ad abbracciarci, nel testo dico «oggi è sorto un altro re, che assoggetta tutti a sé per le strade del mondo, ma il suo regno crollerà e una nuova civiltà sboccerà come un fiore dal fango, (…) saremo liberi, potremo stringerci». Ho avuto il piacere di collaborare con Area (Andrea Battaglia), un artista che ha dato col suo contributo, al brano, quella marcia emozionale in più. Era da un po’ che pensavamo di fare qualcosa assieme, credo questo sia stato il momento giusto. Non ti dico le modalità per poterlo incidere, mi sono rivolto a grandi professionisti, ce l’abbiamo fatta, con la tecnologia che abbiamo oggi a disposizione è possibile fare tutto. Il video è opera del regista Serafino Randazzo, ha fatto un lavoro incredibile, gli ho inviato alcune parti riprese col cellulare, lui ha fatto magicamente il resto.

Allora intanto grazie per averci raccontato della tua musica, del tuo percorso e di quello a cui stai lavorando, ci sentiamo nei prossimi mesi per ascoltare cose nuove.

Grazie a te e grazie ai lettori del magazine, un abbraccio…

(l’intervista potrebbe finire qui, ma Valerio, a cena, potremmo immaginare a “telecamere spente”, ci racconta di un incontro avvenuto anni prima con Mara Maionchi e Alberto Salerno…)

… Dopo aver vissuto a Milano, sono tornato a Palermo, ma senza perdere  contatti con i discografici di quella città meravigliosa. Allora, parliamo di quasi vent’anni fa Milano offriva più di quanto non offra oggi, avevo mandato diversi brani, prima alla “NiSa”, poi alla “Non ho l’età”, etichette discografiche di Alberto Salerno e Mara Maionchi, la segretaria mi aveva detto di, ogni qual volta incidevo qualcosa la inviavo, così come m’era stato detto dalla segretaria, che poi ho scoperto essere la figlia del Salerno, nella casella di posta elettronica. Un giorno ricevo una mail in cui mi chiedono il numero di telefono perché la signora Maionchi voleva parlare con me. Io, emozionato, le scrivo subito il mio numero di casa. Dopo qualche giorno squilla il telefono, era lei: «buon giorno, signor Massaro, sono la Mara», col suo modo di fare diretto e schietto, io non credevo alle mie orecchie, ma poi continua «allora, ha smesso di rompere i (omissis) e intasare la nostra casella di posta elettronica, sa quanti ce ne sono in Italia bravi come lei? Se ha voglia di farci ascoltare qualcosa, noi non veniamo a Palermo, si presenti qui a Milano e ci porti i suoi lavori!».

Non me lo sono fatto dire due volte e con la valigia piena di sogni prendo il primo volo e suono alla loro porta, mi fanno entrare come fossi uno di famiglia, ascoltano le mie cose, lei scettica, dice che sono il solito artista pop, meno scettico il Salerno che mi fa capire che apprezza quello che scrivo, da allora, comunque felice di quell’incontro anche se la sentenza è stata «per me è no!», ho smesso di mandare brani alla loro casella!

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=RtieIY5hKZ4

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