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domenica, Novembre 29, 2020

SFERA EBBASTA: “FAMOSO” È IL NUOVO ALBUM – Film, Mostra Fotografica, Tour

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IL TALEBANO OCCIDENTALE: IL NUOVO TREND

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Lo confesso. Le statue che raffigurano personaggi storici non mi sono mai piaciute fin da piccolo. Ricordo quando lo scultore Ceccarelli di Senigallia fece un busto di marmo a mio nonno. Era incredibilmente somigliante e forse per questo, tutte le volte che entravo nel suo studio, vedendo quel busto sull’armadio mi spaventavo non poco. Sembrava che gli avessero tagliato la testa e messa lì in bella vista come le teste degli animali appese nelle case dei cacciatori. Apparizione lugubre e per niente gratificante, anche artisticamente parlando.

Al liceo artistico Cimabue di Milano e poi al liceo Accademia di belle arti di Carrara quando buttavo le mani nelle vasche di plastilina durante l’ora di scultura, lo trovavo insopportabile perché quell’intruglio gommoso mi finiva dentro le unghie e puzzava persino. Uscivo dalle lezioni con le unghie “merdose” per dirla alla Dante Alighieri, in cerca di un chiodo o di una vite per togliermela di dosso.

Più tardi imparai ad apprezzare le sculture, ma non quelle che raffiguravano i personaggi che avevo studiato a scuola, i Garibaldi, i Cavour, persino quella del generale Lamarmora in sella a un ronzino sfigato e scheletrico in piazza Missori a Milano. Inorridii persino quando a Bologna fecero una statua a Freak Antoni quando il mio grande amico scomparve troppo presto.

Questi monumenti, quando non hanno nulla di immaginario, fantastico, visionario o surreale, li ho trovati sempre come una retorica applicazione del culto dell’immagine, feticci di mitomania, molto spesso ideologicamente devastanti soprattutto quando celebrano dittatori, capi di stato, generali, etc. Artisticamente parlando poi, queste statue non raffigurano nemmeno la personalità dei personaggi.

La statua di Giuseppe Verdi a Milano in Piazza Buonarroti ad esempio, sembra raffiguri un eroe di guerra, più che un musicista. C’è sempre un eccesso di fierezza, di gloria, di mito, di superbia e di grandezza e di manierismo accademico in queste statue. Pura assenza di poesia o di immaginazione e grande sopravvalutazione di queste “opere” anche se rappresentano pezzi di storia, religioni o civiltà dell’umanità. Infatti quando si vuole terrorizzare un Paese o prenderne il potere una delle prime pratiche in atto è la distruzione dei monumenti e delle statue, come a voler cancellare la storia precedente come accadde alle statue della valle di Bamiyan in Afghanistan, distrutte il 12 marzo 2001 dai talebani, eppure quelle erano le statue più alte del mondo, risalenti al terzo secolo dopo Cristo.

Purtroppo questa pratica talebana è arrivata in Occidente e persino a Milano.

Sull’eco delle proteste causate dall’omicidio dell’ afroamericano George Floyd, e sull’ abbattimento di alcune statue, tra cui quella del nostro Cristoforo Colombo, colonizzatore per sbaglio, ecco che a Milano ai giardini Montanelli, è stata imbrattata la statua di Indro Montanelli con tanto di scritta “fascista” a spray sulla base del monumento. Il tutto a causa dell’eco sui social del video in cui in una trasmissione Rai l’ex giornalista e direttore del Corriere confessò l’ignobile atto di aver comprato una dodicenne in Eritrea neanche fosse un cammello, durante la guerra.

Il fatto era piuttosto noto da tempo, ma chissà come mai non ha mai avuto così tanto eco come ora, nemmeno durante i bollenti anni settanta, epoca in cui le donne dettero vita al movimento femminista in tutto il mondo. Ricordo che Tinto Brass fu contestato pubblicamente dalle femministe per i suoi film erotici, molto di più dello stupratore Indro Montanelli. Strano ma accadde davvero. Ora a parte il fatto che se si ha l’accortezza di documentarsi un po’ sulla vita di Montanelli, risulterebbe che oltre al suo periodo fascista, furono proprio i fascisti a sbatterlo in galera accusandolo di essere stato un oppositore del regime e si scoprirebbe pure che Montanelli che evidentemente aveva un po’ le idee confuse, salvò la vita a un anarchico spagnolo, ma tutto questo si butta via come acqua sporca.

Tutto questo per dire che a me Montanelli non è mai piaciuto, e che a lui come a tutti gli altri però, non avrei mai dedicato una statua, perché guarda caso, le statue diventano pretesto di pratiche talebane integraliste ed oppressive.

Fabbricare statue celebrative e poi buttarle giù o danneggiarle sono facce diverse della stessa medaglia.

Sinceramente le trovo disgustose entrambi. Per omaggiare un personaggio storico ci sono mille modi diversi oltre al vetusto iperrealismo marmoreo: Una frase, un simbolo, un segno, ma evidentemente l’immaginazione dà più fastidio della retorica, per cui ci tocca vedere non solo queste brutte statue quando sono pulite e intonse, ma anche vederle più brutte dopo essere state frantumate, sporcate, verniciate e divelte. Quando diventano cioè celebrazioni materiche di fanatismo e successivamente, residui ideologici di discariche integraliste.

Sogno un mondo più intelligente e colto, un mondo senza statue, monumenti ai caduti, medaglie e bandiere. Purtroppo non lo vedremo mai, tantomeno sui social. Nel frattempo mi auguro che a Edoardo Vianello non gli venga dedicata una statua da massacrare, per aver cantato in passato : “ Siamo i Watussi, gli altissimi negri”.

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