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CIRQUE DU SOLEIL, FONDATO E AFFONDATO DA MILIARDARI

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Il Coronavirus sembra travolgere anche il Cirque du Soleil che dichiara bancarotta e attua migliaia di licenziamenti.
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Verso la fine degli anni ottanta Antonio Ricci mi disse che il Capitalismo non funziona, “sembra funzionare per un po’ ma poi all’improvviso crolla come un pugile suonato”. Lì per lì pensai a una boutade dato che l’Antonio era diventato ricco nell’impero di Berlusconi e i suoi comici del Drive In mi dicevano che si era comprato una sorta di Castello in quel di Alassio… ma con il senno di poi… mettendo in fila una serie di fallimenti internazionali clamorosi, dalle banche alle multinazionali fino ai Paesi interi (Grecia e Venezuela), credo che la previsione di Ricci abbia un bel fondo di verità. L’ultimo fallimento clamoroso, che vale la pena di studiare fino in fondo, riguarda Le Cirque Du Soleil, ovvero il più grande spettacolo del mondo capace di avere entrate per un miliardo di dollari l’anno ( ultimo dato del 2019 ).

La pandemia causata dal Covid19 sembrerebbe aver causato la bancarotta della più grande impresa di attrazione mondiale dopo Hollywood. Ammonterebbero a 300 milioni di dollari gli stipendi dei 4.000 assunti e la restituzione della vendita dei biglietti di tutti gli spettacoli del 2020. L’operazione della bancarotta è stata spiegata poche ore fa come una sorta di morte e rinascita al tempo stesso.

Fallimento e poi ricostruzione sulle macerie.
Qualcosa però non torna. Per sentire puzza di bruciato, basta leggere le biografie dei due capi miliardari.

Cominciamo dal primo, il fondatore Guy Lalibertè, uno che dopo la scuola faceva l’artista di strada suonando la fisarmonica per le strade del Quebec. Uno che insieme a un gruppo di amici fondò il circo Gilles-Ste Croix e in seguito grazie al sostegno di una sovvenzione governativa per la celebrazione del 450esimo anniversario della scoperta del Canada da parte di Jacques Cartier, creò la sua creatura Cirque du Soleil.

cirque
Guy Lalibertè

Geniale imprenditore ma con un malefico vizio sulle spalle: il poker. Nell’aprile 2007, arriva quarto nell’evento del World Poker Tour al Bellagio di Las Vegas, vincendo  696.220 dollari. Ma poi un’indagine sui suoi sei conti dei cash games di poker on line: Noataima, Patatino, Marmellata di donne, Elmariachimacho, Esvedra e Zypherin, certifica che Laliberté ha perso circa 31 milioni di dollari in totale.

Il poker è una brutta bestia soprattutto quando devi garantire stipendi a 4000 dipendenti sparsi in 40 Paesi nel mondo. Al poker il miliardario Lalibertè affianca un’intensa attività benefica in varie Foundation. Attività che gli consente addirittura un viaggio spaziale costato oltre 30 milioni di dollari.

Nel settembre 2009, Laliberté  diventa così il primo turista spaziale canadese . Il suo volo spaziale era dedicato alla sensibilizzazione su questioni idriche che affliggono l’umanità, rendendolo così, nelle sue parole: “una “missione poetica sociale nello spazio”.

Nel maggio 2020, la Corte d’appello federale canadese  stabilisce invece, che il suo viaggio doveva essere considerato principalmente personale e non legato al lavoro, e che l’imposta sul reddito diretta doveva essere valutata sul 90% del costo del viaggio. Ma i vizietti del miliardario spendaccione non finiscono qui.

Nel 2007 compra l’atollo di Nukutepipi nella Polinesia francese. Lo scopo dell’acquisto lo rivela lui stesso  al Journal de Montréal : “A causa di tutto ciò che sta accadendo nel mondo, mi sono detto: quello potrebbe essere il luogo in cui, in caso di epidemia o guerra totale, potrei portare le persone che mi piacciono e la mia famiglia in modo da essere protetti. Sarà un luogo completamente autonomo a livello operativo: solare, ambientale, ecologico “.

Peccato che in attesa del cataclisma planetario, Il 13 novembre 2019, il magnate canadese venga arrestato per coltivazione illegale di cannabis nella sua residenza sull’atollo. Quattro anni prima aveva venduto il 90% delle sue azioni del Cirque du Soleil.

Riassumiamo: artista di strada, benefattore, grande imprenditore, giocatore spericolato di poker, turista spaziale, proprietario di un angolo della Terra destinato a salvare i suoi amici e parenti con erba a volontà per sfuggire alla noia.

E veniamo al secondo, attuale Presidente e amministratore delegato del Cirque du Soleil: Daniel Lamarre, ex giornalista, già presidente e CEO della rete televisiva TVA, la più grande emittente televisiva privata del Quebec, dal 1997 al 2000. Anche lui è attivissimo sul fronte delle attività benefiche, in particolare la One Drop Foundation, con la sua missione di combattere la povertà fornendo accesso all’acqua potabile, così come il Cirque du Monde, un programma mondiale di circo sociale rivolto ai giovani a rischio. È anche membro del consiglio di amministrazione della Montreal Heart Institute Foundation dal 1994. Uomo dai mille incarichi.

Cirque
Daniel Lamarre

Io non so sinceramente come fanno questi miliardari a trovare il tempo necessario per svolgere decine di attività parallele, tutte molto onerose e importanti. Non riesco nemmeno a capire perché un miliardario debba lavorare così tanto senza riuscire a godersi la vita. Il primo almeno giocava a poker e volava nello spazio, oltre a correre in Formula 1, Lamarre invece passa la maggior parte del tempo sugli aerei, tra la Silicon Valley e la Cina a fare affari per Il Cirque du Soleil. Stile di vita da Jet Lag con moglie e figli a seguito.

Gli affari vanno bene e nel 2019 il Circo totalizza entrate per un miliardo di dollari, ha sold out prenotati in 40 Paesi per tutto il 2020 e il 2021. Poi arriva il Covid e la montagna di soldi si arresta, anzi provoca valanghe a ripetizione. Basta un anno di stop e l’immenso circo fondato nel lontano 16 giugno 1984 sprofonda affogato dai debiti.

Ora, io non sono esperto di economia e per la mia salvezza di spirito, non faccio affari, ma ci vuol poco a capire che se il tuo business non ha la capacità di sopravvivere per un solo anno, vuol dire che o sei un pessimo amministratore o che il Capitalismo, come mi diceva Antonio Ricci, non funziona perché ha il fiato corto.

Ecco perché a mio modesto avviso, la bancarotta del Cirque du Soleil puzza come un intero mercato del pesce. Non ci credo io come non ci crede nessuno, ma la scusa del Covid è un succulento boccone da servire in tavola. Ed ecco che per la ricostruzione sono previsti 3.400 licenziamenti, mica solo ballerini, acrobati e giocolieri, ci sono anche segretarie, operai, commercialisti, interpreti, amministratori, assicuratori, tecnici, attrezzisti, medici, costumisti, architetti, scenografi, grafici, art director, datori luci, registi, facchini, autisti, cuochi, runner, musicisti. insomma un elenco infinito… si potrebbe far prima a escludere determinate “professioni” vale a dire giocatori di poker, turisti spaziali e spericolati speculatori che si adoperano in onorevoli attività benefiche, ma invece sono proprio questi che decidono le vite di 3400 persone, individui che investono 30 milioni di dollari per una gita spaziale e mandano sul lastrico intere famiglie.

Gordon Gekko, il famelico protagonista del film “Wall Street” di Oliver Stone, diceva spesso: “Il denaro non dorme mai”. Pare che il miliardo all’anno del Cirque Du Soleil ronfi come un orso in letargo. Chissà, forse è stato imboscato in qualche atollo in Polinesia in attesa di una guerra o di una pandemia globale.

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