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Barbara Cola, una regina senza corona e senza re – INTERVISTA

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Crediti Foto Francesco Desmaele
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Negli anni ’90 Gianni Morandi provò a trasformarla, in maniera repentina, da prima corista a prima donna della Canzone Italiana. Il tentativo fallì, ma oggi Barbara Cola ritorna sulle scene pop con un consenso artistico conquistato in ambito teatrale e con un singolo autobiografico, “A quando l’amore?”, presentato a Ora o Mai Più 2.

Vai a Sanremo senza passare dalle ‘Nuove Proposte’! Questo fu l’imprevisto che Gianni Morandi, come in una partita di Monopoli, prospettò alla sua allora corista Barbara Cola.

Pur di portarla con sé al Festival – dopo un tour assieme – fu disposto anche a venire a patti con Dino Vitola, produttore e organizzatore di concorsi musicali a cui la Cola era contrattualmente legata per via della sua partecipazione al Festival di Castrocaro del 1992.

Morandi gli cedette le edizioni del brano per Sanremo ’95 e fu così che la Cola piombò sul palco dell’Ariston nelle vesti di ‘Big’. Al suo fianco contò “In amore”.

Sulla musica di Bruno Zambrini, che per Morandi aveva già composto tante hit, da “Non son degno di te” a “La fisarmonica”, si cercò l’incastro ad hoc per l’occasione.

Il testo venne pertanto affidato all’autore di “Canzoni” e “Vattene amore”, Pasquale Panella, con la speranza di bissare l’effetto Minghi-Mietta di sanremese memoria. Il brano si ricorda tutt’oggi, ma l’aspirante stella della canzone italiana si spense sul nascere, come una meteora qualunque.

Nulla servì l’ardore di una voce capace di sfidare Mina sulle note tortuose e inaccessibili di “Brava”. Barbara Cola, bolognese come i suoi due pigmalioni Gianni Morandi e Mauro Malavasi, trovò il successo in ruoli da protagonista in opere teatrali come i Promessi Sposi e in musical come Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo.

E solo recentemente, dopo essersi cimentata in repertori colti, dal jazz di George Gershwin alla musica da film di Ennio Morricone, collaborando con musicisti come Stefano Di Battista e Marco Tamburini, ha riaperto i cancelli del pop.

Se nel 2018 ha pubblicato il singolo “A mezz’aria”, in questo 2019 ha rinfrescato la sua popolarità televisiva grazie a Ora o Mai Più, il talent show di Amadeus progettato proprio per chi come lei vuole ricomporre i cocci di una carriera andata in frantumi.

Il suo nuovo manager e produttore Maurizio Raimo l’ha rimessa in pista sia con “A quando l’amore?”, nuovo singolo da single frustrata co-firmato da Roberta Faccani, sia con “Tutto il bene del mondo”, brano con cui debuttò al Castrocaro di 27 anni fa e che oggi ricanta in duetto con il suo autore, Michele Pecora.

Il destino più bizzarro l’ha congiunta a lui nello stesso show televisivo e ora il cerchio si chiude con un confronto tra la Cola degli esordi e quella di oggi. Tra le collaborazioni del passato può vantare anche quelle internazionali con Luis Bacalov per “Niente è come te” e Alan Menken per il brano Disney “Ti vada o no”, e quelle tricolore con Biagio Antonacci per “Io sono come te” e Lisa, di cui oggi preferisce non parlare, per il tour “Divas live”.

Allontanandosi da radio e tv, ha poi lavorato al meglio sulle sue ampie possibilità artistiche per un ritorno che non ammette più dubbi meritocratici. Uscita dalle scene musicali da emergente, ci rientra a sorpresa da austera regina, in attesa di una corona e di un re al suo fianco.

INTERVISTA a Barbara Cola

Da primadonna di Sanremo a primadonna del sabato sera di Rai Uno. Ti aspettavi questa visibilità nazional-popolare dopo 24 anni dal tuo unico Sanremo e dopo ruoli da protagonista a teatro?

Sono stata impegnata negli ultimi cinque anni, in maniera davvero intensa. E poi non seguo molto i programmi televisivi ma molto di più le serie televisive. Ero al corrente della prima edizione del programma Ora o Mai Più tramite amici musicisti e appassionati del format. Quindi non mi aspettavo di essere chiamata perché tendo ad essere abbastanza al corrente di quanto sia difficile entrare a far parte di qualsiasi cast televisivo.

Rispetto ad allora, cosa ha acquisito la nuova Barbara Cola?

La nuova Barbara ha acquisito un po’ più di self control sull’emotività. Anche se l’emozione è capace di travolgermi sempre come se fosse la prima volta.

Perché Orietta Berti, pur essendo la tua maestra, ha ripetuto in più di una puntata di Ora o Mai Più che la voce di Jessica Morlacchi è la più bella fra tutte quelle in gara? Lo pensi anche tu?

Credo che Jessica abbia fatto un percorso ottimo e che abbia avuto un coach perfetto e competente come Red che l’ha accompagnata fino alla fine. Sulle dichiarazioni di Orietta credo siano un incoraggiamento naturale ad una giovane cantante che ha molta strada davanti a sé e alla quale farei anche io un grande in bocca al lupo.

Capovolgiamo i ruoli. Indica tu il miglior coach come giudice e il miglior coach per vocalità della seconda edizione del talent show, motivandone le scelte.

Tutti i coach avevano una loro peculiarità da me apprezzata. Potrei citare Fausto Leali perché ha una voce veramente intatta e potente che la natura gli ha donato ed è stato incredibile ascoltarlo. Poi citerei sempre Red Canzian per il suo equilibrio e la mia coach per i suoi modi eleganti ma fermi di dare il suo “Bell’ otto, nove o dieci” con grande cognizione di causa.

Sono tante le frecciatine velenose che Donatella Rettore ha riservato alle sue colleghe: Mina? “Canta come una lavandaia”. Madonna? “Da buttare nel water e poi tirare lo sciacquone”. Laura Pausini? “L’Orietta Berti di oggi”, Gianna Nannini? “Una cantante di liscio”. La Carrà? “Roba da checche anziane”. Anna Oxa? “La Rettore dei poveri”… E non ha risparmiato nemmeno te: «Ti mando a vendere i gelati in spiaggia, oppure i cocchi: Cocco bello!!!». Come trovi la sua ironia e come ti spieghi che nelle ultime puntate abbia ribaltato la sua opinione su di te, al punto da esclamare: «Divina! Personalissima! Ma chi sono le americane?!».

Donatella è piena di colori e ha visto tante cose. Devo dire che le sue frecciatine da elemento “di rottura” del buonismo o del complimento sono state puntuali e taglienti, ma non condivido nulla di ciò che ha detto dei grandi artisti citati. Condivido invece il fatto che dovevo avere il tempo di trasmetterle la mia personalità. Accanto ad un’artista come Orietta che ha un fortissimo carisma, aveva bisogno solo di tempo per chiedere “permesso?” e uscire allo scoperto con decisione al momento opportuno.

Marcella Bella ha gridato al complotto perché la sua concorrente, Silvia Salemi, sarebbe stata penalizzata nei voti dei colleghi in quanto più temuta. Sulla stessa lunghezza d’onda la Salemi: «La musica deve sempre unire, non creare polemiche» ha detto. Si può veramente auspicare questo in un programma che già di per sé vi mette l’una contro l’altra per un solo primo posto? 

Non ho seguito Marcella perché non riesco mai a concentrarmi troppo sulle polemiche. Mi distraggono dal canto e dalla musica che sono il motivo principale per cui ho accettato di partecipare.

E invece lo ha preso sin da subito una piega trash. Basti pensare all’ospitata di Amedeo Minghi. L’assalto al Maestro è inevitabilmente ritornato indietro come un boomerang e il “Trottolino amoroso”, definito da Rettore “Menata galattica” e dall’ex Pooh Red Canzian “Piccolo e fragile”, ha regalato visibilità mediatica al programma. Come mai non hai partecipato anche tu all’indignazione del pubblico sui social network per difendere la poetica tutt’altro che banale di Pasquale Panella, a cui tu stessa devi la popolarità?

Io ho difeso sui social “Vattene amore” il giorno dopo l’esibizione a Sanremo di Giò Di Tonno, Vittorio Matteucci e Graziano Galatone, il trio di straordinari interpreti di Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante. Come tutti sanno la traduzione italiana del musical è di Pasquale Panella e lì ho aggiunto che “Vattene amore” è un brano incredibile e che non parla di certo d’amore. Inoltre il giorno dopo ho ricevuto la telefonata proprio di Pasquale Panella, mio grande amico sin dal successo di “In amore”. Una telefonata di due ore, dove ciò che ci siamo detti sulle polemiche e l’attacco al brano di Minghi rimangono tra noi.

La tua carriera decolla nel 1995 con Gianni Morandi che ti presenta alla stampa come la nuova Mietta, ispirandosi al suo storico duetto sanremese e affidando il testo di “In amore” proprio all’autore di “Vattene amore”, il poeta Pasquale Panella per l’appunto. Col senno di poi pensi che questo confronto così ardito ti abbia giovato o troncato le gambe?

Nessun confronto gioverebbe. Io e Mietta, cantante che stimo tantissimo, abbiamo avuto il privilegio e la grande responsabilità di debuttare nella categoria più impegnativa che esista come giovani interpreti. Mietta ha collezionato bellissimi successi discografici ed è stata molto brava. Io ho sentito invece l’urgenza di farmi una gavetta che potesse sancire una meritocrazia che debuttando così precocemente poteva non essermi riconosciuta. Credo di avercela fatta alla grande.

In realtà il debutto sanremese di Mietta avvenne nella sezione ‘Nuove Proposte’ con “Sogno” e poi in quella denominata ‘Nuovi’ con “Canzoni”, altro brano firmato Minghi-Panella con cui vinse il Primo Posto, il Premio della Critica e il disco d’oro per le oltre 100 mila copie vendute. Indi per cui lei non ebbe nessun privilegio nell’accedere alla categoria ‘Big’ del Festival. Distinzioni a parte, quello non fu l’unico confronto nella tua carriera. L’altro fu ancora più diretto e scattò l’anno successivo a “In amore” con la tua reinterpretazione di “Brava”, brano di Bruno Canfora e tra i più difficoltosi a livello tecnico cantati da Mina.

Il fatto di aver interpretato “Brava” dal 1993 fino ad oggi è stata una coincidenza creata da un’idea di Gianni Morandi e non mia. La casualità volle che conoscessi il brano e che accettassi per gioco e non perché volevo si creasse il rumor e l’accostamento. Poi la stampa è libera di scrivere ciò che vuole. Per quanto riguarda i paragoni direi che Mina è irraggiungibile. Aveva un modo naturale di raggiungere picchi vocali e musicali che la rendevano assolutamente unica e irripetibile. Per questo e altri motivi ho scelto di interpretare solo “Brava” e solo una volta nel lontano 2008, al Teatro Comunale di Cagliari, con l’Orchestra diretta dal maestro Baggiani. Cantai ben nove brani in un’unica data, mai più ripetuta.

Per importanti occasioni televisive Gianni Morandi ha ricantato “In amore” sostituendoti prima con Alessandra Amoroso e poi con Bianca Atzei. Chi hai preferito tra le due?

Bianca Atzei e Alessandra Amoroso sono state molto brave. Però hanno scelto una tonalità più gestibile e comoda per le loro incredibili vocalità, che non era quella originale. “In Amore” è stata scritta sulla mia voce da soprano leggero. La tonalità di Sol è quella dove la giovane Cola dimostrò doti vocali. Alessandra peraltro mi somigliava non poco in scena, tanto che qualcuno l’ha scambiata per me e mi sono arrivate valanghe di notifiche che mi hanno fatto sorridere. Non sono stata sostituita ma degnamente citata dalle loro belle interpretazioni.

Ad Ora o Mai Più sei ripartita proprio da “In amore”. Hai poi proseguito nella gara cantando canzoni come “Il nostro concerto” di Umberto Bindi e “Questo nostro amore” di Luis Bacolov. La linea musicale così elegante che ha caratterizzato il tuo ritorno sulle scene televisive è stata una tua scelta?

I brani da me eseguiti erano scelti dagli autori, da Orietta e concordati con il maestro Leonardo De Amicis.

Hai provato anche a dare credibilità compositiva a Gigi D’Alessio cantando assieme a lui “Quanti amori”. Ci sei riuscita?

Gigi è il sole di una città che amo, un musicista vero, pianista abilissimo e competente. Sono stata felice di cantare con lui.

Quali sono le icone di canto che ti hanno maggiormente formato e qual è, nello specifico, il tuo profilo vocale?

Mi hanno formato inizialmente vocalità eterne come Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Nina Simone, Aretha Franklin. Non tanto per le loro vocalità ma per le loro abilità interpretative e musicali di altissimo livello. Ascoltarle e rubare i fondamentali è un dovere d’ogni cantante serio. L’eccellenza va studiata sempre. Poi il grande Frank Sinatra per l’innata eleganza e naturalezza con cui cantava, come la grande Mina. Più recenti Stevie Wonder, Sting, Annie Lennox e ancora più recenti Lady Gaga, Sia, Beyoncé, Jessie J. e Jennifer Hudson. Ma solo per ascoltare e capire. Poi ho cercato sempre di non accostarmi alle grandi vocalità e a cercare emulazione. Mi riesce molto difficile la gara perché sono una vocalmente intelligente (sì, esiste una intelligenza della voce) da non cantare mai per emulare ma per raccontare una storia.

Rita Pavone ha affermato che ad Ora o Mai Più avresti dovuto ricoprire il ruolo di coach e non quello di concorrente. Credi che in Italia si stia un po’ perdendo la tradizione del bel canto? Come la vedi quest’ondata di voci imperfette, limitate, cacofoniche o al massimo intonate che vengono inculcate come nuovi modelli di canto?

Esistono le voci degli anni Novanta educate e eufoniche. Oggi presenti con Elisa, Arisa, Annalisa, ecc. Ma all’epoca l’esempio più di successo, ancora attuale, fu Giorgia. Esistono poi le voci disfoniche come Giusy Ferreri e altre personalità. La forza di una voce propriamente “non bella” è la produzione discografica e i brani. La Ferreri, per fare un esempio tra i tanti, deve il suo grande successo a brani enormemente radiofonici e molto, molto ben scritti. Chapeau! Cambiano i gusti, cambia chi ascolta. I giovani vogliono tante sfumature. C’è posto per ogni voce, ma credo che ciò che funziona ora sia l’idea musicalmente forte e la promozione web e radio.

Se nella prossima edizione dovesse veramente verificarsi un tuo cambio di poltrona, quale meteora vorresti fosse abbinata a te e perché? 

Non chiamerei nessuno Meteora. Quale cantante, potenzialmente molto forte, vorrei mi fosse affidato? Beh, mi piacerebbe un uomo. Di più non ho da dire.

In realtà è più fattibile l’ipotesi di una tua partecipazione alla prossima edizione di Tale e Quale Show. In passato sei stata già provinata da Carlo Conti? Ora che ha co-firmato il tuo ritorno televisivo potrebbe sceglierti e magari, per rendere la gara più pepata, metterti in sfida con Lisa, collega che già l’anno scorso in una mia intervista aveva palesato il suo interesse a parteciparvi. Ti eccita l’idea?

Tale e Quale è un trasformismo che mi piace. Mi ricorda il geniale Alighiero Noschese e la recentissima Virginia Raffaele che è straordinaria. Sarei onorata di provare l’esperienza perché, venendo dall’Opera Popolare, interpretare un personaggio non mi pesa, anzi mi stimola. Non so cosa decideranno gli autori, lo scoprirò con voi.

Ha ragione Mauro Pagani, presidente della Giuria d’Onore di quest’ultimo Sanremo, nel dire che «Ultimo deve imparare a perdere e a fare il proprio mestiere» o ha fatto bene Ultimo a scagliarsi contro i giornalisti che non l’hanno sostenuto e contro Mahmood che ha vinto senza arrivare primo al televoto?

Sanremo è Sanremo. Nulla è mai completamente comprensibile ma credo che la strategia di Ultimo sia stata chiara. Far parlare di sé. La vittoria di un bravissimo musicista e interprete come Mahmood, che ha potenzialità ben più grandi del brano che ha proposto, è solo un messaggio per i giovani: studiate musica perché questo mestiere non si improvvisa.

Carlo Conti ha criticato il direttore artistico Claudio Baglioni dicendo: «Bisogna stare attenti alla composizione delle giurie dando spazio alla qualità. Quando io ho fatto la giuria, che ho chiamato d’esperti, ho cercato di mettere gli esperti della radio e i registi del cinema». Sei d’accordo?

C’è giuria televisiva e nazional popolare e giuria di esperti. La prossima volta metterei metà degli uni e metà degli altri per far contenti tutti.

Ti piacerebbe far parte della prossima giuria di qualità?

Io? Forse fra dieci anni?

Durante la conferenza stampa d’apertura del Festival Claudio Baglioni si è schierato dalla parte del pop affermando: «È una delle poche musiche in movimento, le altre (classica, jazz, folk) sono elitarie e tendono a conservarsi». Ha ragione?

Beh, non desidero contraddirlo. Credo abbia ragione. Anche se il concetto di contaminazione forse è il punto focale che rende molto più accessibile qualsiasi genere musicale. La differenza la fa il progetto, l’interprete, l’arrangiamento, il messaggio, l’idea promozionale. Per fare un esempio che riguarda la disciplina della danza classica: l’eccellenza italiana rappresentata da Roberto Bolle. La danza classica, definita elitaria, non sarebbe stata mai un linguaggio alla portata di tutti se non avessero concepito la trasmissione Danza Con Me.

E come la danza classica anche il jazz può essere contaminato e popolare. Tant’è che esiste il jazz sperimentale e contemporaneo. Però il jazz, a differenza del pop, è un genere colto che si poggia su una solida preparazione accademica. Tu con quale tipologia di musicisti e di repertorio ti senti più a tuo agio e perché?

Mi sento a mio agio con musicisti molto preparati che possono provenire da qualsiasi percorso musicale. La differenza la fa la velocità e l’efficacia con la quale riescono ad essere protagonisti carismatici sul palco e, un momento dopo, accompagnatori efficaci e misurati nel dar spazio all’artista.

Ora o Mai Più ha messo in gioco il tuo rilancio discografico. Com’è stata la scelta dell’inedito e quali fattori l’hanno determinata?

Ho accettato di fare Ora o Mai Più per cantare di nuovo su un palco televisivo dopo anni di teatro. Mancava questa dimensione solista che entra nelle case della gente. “A quando l’amore?” è stata scelta, insieme al mio manager e produttore Maurizio Raimo, perché Roberta Faccani è un’autrice molto efficace che legge dentro le persone. Io ho attraversato la disillusione tante volte. Ho perdonato, ma dopo molto tempo. Credo di non essere l’unico essere umano ad aver fatto tale difficile percorso. Per cui ciò che canto potrà far paura, ma è esattamente ciò che ho provato e vissuto in passato.

Come mai, in concomitanza con il tuo nuovo singolo, non uscirà anche un intero album? Parlaci di quello che bolle in pentola e dell’autore che più di tutti vorresti nel tuo futuro.

Non esce un album perché con il mercato discografico attuale non è facile! Ma mai dire mai… un passo alla volta…. Un autore? Direi un’autrice: Elisa.

Dei personaggi che hai interpretato fino ad ora in teatro qual è quello che più ti ha cambiato e perché?

Direi quello che mi ha vista più volte sul palco senza sosta: Lady Capuleti. Perché mi sono divertita a renderla così disperata, imperfetta, diversa e senza regole.

 

 

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