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Viaggio nelle canzoni: Vattene amore

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di Alberto Salerno

Sono affezionatissimo a questa canzone, un vero emblema che rappresenta, insieme a poche altre, il Festival di Sanremo. Minghi e Panella ne sono gli autori, e lo stesso Minghi la presentò al teatro Ariston insieme a Mietta, e i due colsero il terzo posto, anche se poi le vendite del disco la portarono ad essere quella più amata dal pubblico. Ritengo il testo di Panella un vero capolavoro, dove estro, coraggio e fantasia la fanno da padroni.
Andiamo adesso a leggere e cercare di analizzare il testo.

Vattene amore, che siamo ancora in tempo.
Credi di no? Spensierato sei contento.
Vattene amore, che pace più non avrò nè avrai.
Perderemo il sonno“.

Fin dalle prime righe si comprende l’intento di Panella, marcando il titolo, e subito ci offre una pennellata della sua classe con quel “spensierato sei contento” e “perderemo il sonno…”.

“Credi di no? I treni e qualche ombrello pure il giornale leggeremo male,
caro vedrai, ci chiederemo come mai, il mondo sa tutto di noi.
Magari ti chiamerò trottolino amoroso e ‘Du du da da da’,
E il tuo nome sarà il nome di ogni città,
Di un gattino annaffiato che miagolerà,
Il tuo nome sarà su un cartellone che fa della pubblicità,
Sulla strada per me ed io col naso in su, la testa ci sbatterò,
Sempre là, sempre tu, ancora un altro po’, e poi ancora non lo so…”

Fantastico come prosegue, con spunti degni di un cavallo di razza. Immagini che si susseguono una dopo l’altra. Come si fa a non restare incantati da quello spudorato “trottolino amoroso” che in seguito verrà ricordato in tutte le salse, diventandone il titolo adottivo? O l’ancora più celebre  “du du du da da da”.
Bellissimo anche “Il tuo nome sarà su un cartellone che fa della pubblicità” che ci da il senso di totale rapimento del protagonista, come il tentativo di liberarsi di questo amore, che sarà una cosa del tutto inutile.

Vattene amore, mio barbaro invasore,
Credi di no? Sorridente truffatore.
Vattene un po’ che pace più non avrò nè avrai
Vattene o saranno guai“.

Qui siamo molto vicini alla classe pura… il “barbaro invasore” è un pugno nello stomaco che manda al tappeto, e ancora più spettacolare il “sorridente truffatore”. Ma vi rendete conto della potenza di queste parole?

I piccoli incidenti, caro vedrai, la stellare guerra che ne verrà,
Il nostro amore sarà lì tremante e brillante così.
Ancora ti chiamerò trottolino amoroso e ‘Du du da da da’,
E il tuo nome sarà il freddo e l’oscurità,
Un gattone arruffato che mi graffierà.
Il tuo amore sarà un mese di siccità,
E nel cielo non c’è pioggia fresca per me ed io col naso in su,
La testa ci perderò,
Sempre là, sempre tu,
Ancora un altro po’ e poi ancora non lo so…

Adesso arriviamo all’apoteosi, accompagnati da una crescente intensità troviamo dei piccoli incidenti seguiti poi da una guerra stellare… ma c’è di più; Panella ancora non si accontenta e ci scaraventa addosso un gattone arruffato e un mese di siccità.

Ancora ti chiamerò trottolino amoroso e ‘Du du da da da’,
E il tuo nome sarà il nome di ogni città,
Di un gattino annaffiato che miagolerà,
Il tuo nome sarà su un cartellone che fa della pubblicità,
Sulla strada per me ed io col naso in su, la testa ci sbatterò,
Sempre là, sempre tu, ancora un altro po’, e poi ancora non lo so“.

Il finale, stupendo, con quel “ed io col naso in su la testa ci sbatterò…“.

Bisogna anche aggiungere che entrambi, Minghi e Mietta, cantarono questa canzone al Festival con grande bravura, e che anche la melodia scritta dallo stesso Minghi ha permesso a Panella di mostrare la sua arte.

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