So che a molti sembrerà strano che io abbia deciso di affrontare l’analisi di questo grande successo di Orietta Berti, scritto da un trio di famosissimi autori – Pace, Panzeri, Pilatche – negli anni settanta, sbancavano le classifiche dei 45 giri. Ma questo testo, avendo degli aspetti inquietanti, mi ha sempre attratto molto, e alla luce dei tempi attuali, mi è venuta la voglia incontenibile di osservarlo sotto la lente di ingrandimento.
Cominciamo, dunque, ad analizzare questo “capolavoro”.
La prima strofa inizia così:
Il grillo disse un giorno alla formica: “il pane per l’inverno tu ce l’hai! Perché protesti sempre per il vino? Aspetta la vendemmia e ce l’avrai.”
Ok… sarebbe stato bello se avessero usato la cicala invece della formica. Ad ogni modo, mi chiedo perché questa formica protesta per il vino… perché dovrebbe aspettare la vendemmia quando potrebbe uscire ed andare in qualsiasi supermarket a prendersi una bottiglia? Mah! Lasciamo perdere e proseguiamo:
Mi sembra di sentire mio fratello, che aveva un grattacielo nel Perù, Voleva arrivare fino al cielo, e il grattacielo adesso non l’ha più…
Ora, ma che c’entra questo fratello con la formica? Che ci faceva in Perù? Era forse scappato dall’Italia perché pagava troppe tasse? E laggiù si è costruito un grattacielo? Era diventato forse un costruttore di immobili? Aveva aperto un’agenzia… ma come poteva pensare di arrivare fino al cielo? Quanti piani aveva sto grattacielo? Ah, ma ecco che improvvisamente il grattacielo non l’ha più. Nessuno ci spiega se è crollato oppure se glielo hanno confiscato.
Ma ecco la parte più eccitante del testo, che arriva senza avere alcun nesso e alcuna logica con quello che è stato scritto prima!
Finché la barca va lasciala andare, finché la barca va tu non remare, finché la barca va stai a guardare quando l’amore viene il campanello suonerà quando l’amore viene il campanello suonerà…
Qui siamo proprio italiani, siamo quelli che ci rimproverano tutti, dei fantasisti… ma si! Chi se ne frega… lascia che siano gli altri a lavorare, tu non sporcarti le mani, stattene lì in panciolle a fare niente, tanto tutto va avanti lo stesso. Ma ecco che, all’improvviso, salta fuori qualcuno che suona alla porta… suona il campanello… e chi è questo qualcuno? Forse Jack Nicholson del “Postino bussa sempre due volte”? Oppure il Michael Keaton di “Uno sconosciuto alla porta”? Nessuno ce lo dice, peccato!
Parte la seconda strofa…
E tu che vivi sempre sotto il sole, tra file di ginestre e di lillà, al tuo paese c’è chi ti vuol bene, perché sogni le donne di città?
Ma santiddio, uno sarà anche libero di scegliere di sognare chi gli pare, magari quelle del suo paese sono brutte, a lui non piacciono, magari gli fa schifo pure di vivere sempre sotto il sole tra i fiori, e magari gli piacerebbe una cifra stabilirsi a Milano…
Mi sembra di vedere mia sorella che aveva un fidanzato di Cantù, voleva averne uno anche in Cina e il fidanzato adesso non l’ha più…
Qui siamo partiti completamente per la tangente. Intanto c’è da rilevare che la nostra protagonista ha un fratello e una sorella che, oltre ad essere dei pirla, sono anche sfigati, soprattutto la sorella che desiderava avere come fidanzato un cinese, e quello di Cantù, avendolo saputo, ha chiuso la relazione. Ma perché non è stata zitta? Poteva prima trovarlo, no?
Ma andiamo ora sul gran finale che è un vero spettacolo!
Stasera mi è suonato il campanello, è strano io l’amore ce l’ho già, vorrei aprire in fretta il mio cancello, mi fa morire la cuoriosità, ma il grillo disse un giorno alla formica “il pane per l’inverno tu ce l’hai” vorrei aprire in fretta il mio cancello, ma quel cancello io non l’apro mai…
Ma cosa volete che aggiunga? Questa strofa è tutto un programma, totalmente slegata e illogica, non si capisce nulla… e va accettata per quel che è…
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