Il direttore artistico della 28ma Edizione del Festival Internazionale Udin&Jazz,Giancarlo Velliscig, durante la presentazione dell’evento, organizzato dall’associazione culturale Euritmica, ha dichiarato:
“Questa sarà l’ultima edizione di Udin&Jazz a Udine, perché il jazz ha l’antifascismo nel suo Dna e dal fascismo fu bandito per questo suo presupposto genetico, quindi non intendiamo collaborare con una amministrazione comunale come quella in carica da qualche giorno, che ha chiesto i voti dei neofascisti e che li ottenuti per vincere […] Negli anni abbiamo sempre collaborato con le amministrazioni civiche indipendentemente dal loro colore ma per coerenza non possiamo farlo con un sindaco come Pietro Fontanini, che ha chiesto il sostegno dell’estrema destra cittadina e di CasaPound”.
Per quest’anno il Festival si svolgerà regolarmente a Udine dal 27 giugno al 24 luglio, visto gli accordi presi in precedenza , ma nella prossima edizione la manifestazione molto probabilmente si svolgerà in altre sedi.
Il Comune di Pesaro si è aggiudicato l’Interactive Key Award nella categoria Media & Educational, P.A.
La comunicazione messa a punto per le per le Celebrazioni Rossiniane quindi ha vinto, premiando così la strategia di comunicazione digitale messa in atto dal sito www.gioachinorossini.it, che di fatto ha aiutato a promuovere con più efficacia Rossini e la sua città, Pesaro, in Italia e in tutto il mondo.
L’Interactive Key Award, alla sua 19ma Edizione, è una iniziativa promossa dal gruppo editoriale Media Key, che ha lo scopo di stimolare la creatività e lʼinnovazione tecnologica della comunicazione online, con lʼobiettivo di migliorarne lʼefficacia, la qualità tecnica ed estetica e favorire lʼaffermazione di un made in Italy del web. Il progetto “Rossini in chiave pop: la divulgazione culturale nell’era del digitale”, presentato a febbraio al MIBACT alla presenza del ministro Franceschini, è stato quello che più ha colto nel segno il senso del premio stesso.
A ritirare il riconoscimento al Nuovo Auditorium Iulm di Milano, l’assessore alla bellezza del Comune Daniele Vimini per il Comitato delle Celebrazioni Rossiniane, e Cristian Della Chiara coordinatore del progetto insieme a tre rappresentati di Websolute, società che ha realizzato il sito.
Come anticipato recentemente sui canali social di Rockin’1000, Courtney Love sarà l’ospite internazionale della nuova edizione di Tha’s Live (sabato 21 luglio presso lo Stadio di Firenze), il grande evento dove 1500 musicisti suoneranno all’unisono con un repertorio di 18 brani iconici della Storia del Rock.
Star della musica conosciuta a livello globale, Courtney Love si esibirà insieme a 1.500 musicisti allo Stadio Artemio Franchi di Firenze sabato 21 luglio nell’ambito di That’s Live 2018, il concerto benefico di Rockin’1000, la più grande rock band del mondo.
E’ la prima volta che un’artista di fama internazionale partecipa a uno spettacolo Rockin’1000: Love eseguirà due dei suoi più grandi successi come frontwoman della band Hole, “Celebrity Skin” e “Malibu”, oltre a una speciale “cover” (per ora ancora misteriosa) accompagnata dal chitarrista Tad Kubler. Il repertorio completo di Rockin’1000 That’s Live include un totale di 18 canzoni iconiche che ripercorrono la Storia del Rock.
Una parte del ricavato del concerto, organizzato da Rockin’1000 con il sostegno della Only The Brave Foundation (che ha contribuito a garantire la partecipazione di Courtney Love), andrà a San Patrignano, la comunità di Rimini che accoglie gratuitamente coloro che hanno problemi di tossicodipendenza ed emarginazione.
“La prima volta che ho visto il video di Rockin’1000, ho pensato: ‘Voglio farlo!'”, ha detto Love. “E’ stato incredibile vedere e ascoltare migliaia di musicisti in connessione con il pubblico con questa modalità così aperta e transculturale. Mi ha ricordato la prima scena punk, dove c’era una community incentrata sulla diversità e l’accettazione. Dopo aver saputo dell’impegno di Rockin’1000 e Only the Brave Foundation verso San Patrignano, realtà che combatte le dipendenze e l’esclusione sociale, ho deciso che dovevo farne parte.”
Rockin’1000 nasce nel 2015
quando 1.000 musicisti si sono riuniti in un parco nella città di Cesena per suonare “Learn to Fly” dei Foo Fighters. Il video dell’evento è diventato virale (44 milioni di visualizzazioni e conteggi) e i Foo Fighters hanno risposto esibendosi in un concerto epico in città. Un anno dopo, i Mille si sono esibiti con Rockin’1000 That’s Live, il concerto che ha segnato la nascita ufficiale della band, riuscendo a riempire uno stadio da 14.000 posti. Nello stesso anno Sony Music Italia ha pubblicato un album del concerto, Rockin’1000 That’s Live – Live a Cesena 2016. Nel 2017, gli organizzatori hanno presentato il Rockin’1000 Summer Camp, l’iniziativa che ha unito musicisti e pubblico in Val Veny (Courmayeur), una location mozzafiato ai piedi del Monte Bianco.
“Sognavamo da tempo di assistere a un’esibizione dei Mille insieme a una star internazionale, quindi quando Courtney Love ha accettato il nostro invito ci siamo sentiti elettrizzati e onorati”, ha dichiarato Fabio Zaffagnini, General Manager di Rockin’1000. “Un grazie speciale a Renzo Rosso e Only The Brave Foundation che ci hanno presentato questa artista iconica. Siamo sicuri che sarà un’esperienza indimenticabile per lei e per tutti coloro che proveranno il brivido di assistere a questo mare di strumenti e voci”.
Call per i musicisti
Rockin’1000 è alla ricerca di batteristi, chitarristi, bassisti, cantanti, percussionisti e fiati per unirsi alla performance di That’s Live 2018. I musicisti selezionati possono confermare la loro disponibilità e unirsi all’ensemble per esibirsi a Firenze il 21 luglio. I nuovi candidati possono iscriversi attraverso il form sul sito. La call sarà ufficialmente chiusa il 30 giugno 2018. Rockin’1000 That’s Live 2018 è stato creato e promosso da Rockin’1000 con il supporto di ACF Fiorentina e Only The Brave Foundation. Charity Partner: San Patrignano. Main Media Partner: Radio DEEJAY. Media Partner: Onstage. Sponsor: Nastro Azzurro. Partner tecnico: Human Company. Network: Arezzo Wave, Ravenna Festival, Home Festival e Celtica.
Credit Photo by Terry McGinnis/WireImage
Bio – Courtney Love
Musicista. Cantautrice. Attrice. Attivista. Scrittrice. Provocatrice. Courtney Love è uno dei pochi artisti che rientrano in tutte queste categorie, una celebrità globale la cui vita e il cui lavoro sono impossibili da incasellare. Come fondatrice e frontwoman della band Hole e con il suo successivo lavoro come artista solista, ha aperto nuove strade, combinando testi di eccezionale acume intellettuale e spirito di osservazione con musica dal potere singolare e di grande intensità emotiva. Il suo lavoro è stato apprezzato dalla critica e confermato dal successo commerciale, in particolare con gli album “Live Through This” e “Celebrity Skin”. Oltre al suo impegno come attivista per questioni relative ai diritti degli artisti, Courtney continua a perseguire il suo amore per la recitazione e la produzione. Di recente ha completato la produzione del film di James Franco, The Long Home, basato sul romanzo d’esordio di William Gay con l’omonimo titolo. Ha partecipato alla stagione conclusiva della serie “Sons of Anarchy”, acclamata dalla critica, ospite negli show di successo “Empire” e “Revenge”. Dal 2015, ha recitato nella fortunata opera contemporanea di Todd Almond “Kansas City Choir Boy. “Love è apparsa di recente nel film “Menendez: Blood Brothers”. Il prossimo film vedrà Love accanto a Kristen Stewart, Laura Dern e Diane Kruger nel biopic di Justin Kelly JT su JT Leroy. La svolta nella sua carriera arriva con il ruolo tragico di Althea Flynt nel film del 1996 “The People vs. Larry Flynt” che le è valso una nomination al Golden Globe insieme ai riconoscimenti come migliore attrice non protagonista del New York Film Critics Circle e della Boston Society of Film Critics, tra gli altri onori. Courtney Love sta attualmente scrivendo un libro di memorie che sarà pubblicato da Dey Street Books.
Fabio Zaffagnini
Rockin’1000
è un’organizzazione di fama internazionale che riceve inviti e proposte di collaborazione da tutto il mondo. Il progetto nasce da un’idea di Fabio Zaffagnini (Direttore Generale) in collaborazione con Anita Rivaroli (Direttore Artistico Eventi Speciali), Claudia Spadoni (Produttore Esecutivo), Martina Pieri (Responsabile Comunicazione), Mariagrazia Canu (Media Relations e PR Manager) e Cisko Ridolfi (Sound Manager).
Only The Brave Foundation
La Fondazione del gruppo OTB (Diesel, Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori, Viktor&Rolf, Staff International, Brave Kid) è stata creata nel 2008 con la missione di lottare contro le disuguaglianze sociali e contribuire allo sviluppo sostenibile di persone e aree meno avvantaggiate in tutto il mondo. L’organizzazione seleziona i progetti in base alla loro innovazione, impatto sociale diretto e sostenibilità. Fin dalla sua istituzione, Only the Brave Foundation ha investito in quasi 200 progetti di sviluppo sociale nel mondo, incidendo direttamente sulla vita di quasi 200.000 persone.
Jimi Hendrix ricordato da giovedì 17 maggio al 3 giugno 2018 la Triennale di MILANO ospiterà la mostra “HEY JIMI – THE ITALIAN EXPERIENCE 1968”, un omaggio al più grande chitarrista della storia del rock a cinquant’anni dal suo primo e unico tour in Italia (Triennale di Milano – Viale Alemagna 6 – ingresso libero).
L’esposizione presenta una selezione dei materiali raccolti nel libro “HENDRIX ’68 – THE ITALIAN EXPERIENCE” (Jaca Book, pp. 272, euro 35), il nuovo lavoro del giornalista e storico musicale Enzo Gentile e di Roberto Crema. Un volume dedicato a quella prima e unica volta in cui Jimi Hendrix e i suoi Experience (Noel Redding e Mitch Mitchell) vennero in tour in Italia, nel maggio 1968, a Milano, Roma e Bologna. E proprio a Milano si esibirono in un indimenticabile concerto al Piper Club, situato negli spazi adiacenti alla Triennale.
Un tour di cui non esistono registrazioni audio e video ufficiali, ma solo il ricordo indelebile di chi è riuscito ad ascoltare dal vivo il “più grande chitarrista della storia del rock“.
Jimi Hendrix al Pipe – Crediti: Archivio Roberto Crema per gentile concessione di Jaca Book
È anche con questo spirito, per ricordare e documentare per chi non c’era, che, a 50 anni di distanza, nasce “HENDRIX ’68 – THE ITALIAN EXPERIENCE”. Foto inedite, testimonianze di decine di fortunati spettatori, tra cui spiccano i nomi di Renzo Arbore,Dodi Battaglia, Ricky Gianco, Fabio Treves, Maurizio Vandelli e molti altri artisti, una selezione di articoli e riviste originali, biglietti e altre memorabilia, accompagnati da contributi che fanno emergere il contesto musicale dell’epoca, internazionale e italiano, insieme a quello politico e sociale di una stagione fondamentale non solo per la cultura. L’introduzione del volume è firmata da CARLO VERDONE.
Calcutta esce con un nuovo singolo, “Paracetamolo“, il terzo estratto dal suo nuovo album in studio, “Evergreen” (per Bomba Dischi), in uscita il 25 Maggio, a due anni dall’album “Mainstream“.
Il nuovo inedito segue i singoli “Orgasmo” e “Pesto” (leggi nostro articolo), ed è corredato da un video firmato dal regista Francesco Lettieri.
Nei giorni scorsi Calcutta aveva fatto annunciato l’arrivo di un nuovo singolo, senza però specificare ne quando sarebbe uscito. Ora l’annuncio è arrivato con un semplice “Eccoci” postato sui social contemporaneamente all’uscita del brano.
Resa nota intanto anche la tracklist del nuovo album e l’ordine delle tracce fa pensare ad una storia d’amore, forse più di una intrecciate tra loro.
Ricordiamo che il cantautore di Latina il 21 Luglio si esibirà allo stadio Comunale Domenico Francioni a Latina e il 6 Agosto all’Arena di Verona (leggi nostro articolo).
TESTO “PARACETAMOLO” – CALCUTTA
lo sai che la Tachiprina 500 se ne prendi due diventa mille si vede che hai provato qualcosina parlano, parlano le tue pupille e adesso che mi prendi per la mano vacci piano che se mi stringi così
io sento il cuore a mille sento il cuore a mille
il Duomo di Milano è paracetamolo sempre pronto per le tue tonsille domani non lavoro e puoi venire un po’ da me ma poi da me non vieni mai che poi da te non è Versailles
e adesso che mi prendi per la mano vacci piano che sento il cuore a mille io sento il cuore a mille sento il cuore a mille
canto di gabbiano dentro la mia mano se siamo in metro in treno allunghi un po’ io sento il mar Mediterraneo dentro questa radio ti prego vacci piano che se mi stringi così
io sento il cuore a mille sento il cuore a mille io sento il cuore a mille mille mille sento il cuore a mille mille mille sento il cuore a mille
“Perché siamo due destini che si uniscono stretti in un istante solo che segnano un percorso profondissimo dentro di loro”
Eravamo da poco entrati nel nuovo millennio e ad un certo punto le radio cominciano a mandare in onda un brano stupendo, uno dei più belli del nuovo millennio, una canzone che diventerà uno dei capolavori dei Tiromancino nonchè colonna sonora di uno dei più bei film di Ferzan Özpetek, Le fate ignoranti. Ovviamente stiamo parlando della bellissima “Due Destini“, terzo singolo estratto dall’album “La descrizione di un attimo” del 2000 della band di Zampaglione.
Il video fu scritto e diretto all’epoca da Frankie hi-nrg mc e Riccardo Sinigallia
Quest’anno il brano compie 18 anni e Federico Zampaglione (fondatore dei Tiromancino) ha pensato bene di rendergli omaggio con una rivisitazione, un duetto con una delle voci dal timbro black più bello della nuova generazione della musica italiana, Alessandra Amoroso.
Zampaglione aveva già scritto, nel 2016, per l’Amoroso una canzone, Nel tuo disordine, il brano decisamente più bello dell’ultimo album dell’artista salentina, Vivere a Colori (leggi nostra recensione), una canzone di altri tempi che ha donato ad Alessandra una nobile connotazione artistica che la stessa ha ricambiato con una interpretazione matura e incredibilmente bella.
A novembre scorso, invece, Federico Zampaglione pubblica sui social una foto che lo ritrae assieme ad Alessandra Amoroso in studio di registrazione, e a corredo dell’immagine il cantautore scrive:
“Una delle voci più potenti e calde che abbia mai sentito in vita mia“. Da quel momento le
Ora viene resa nota la collaborazione dei due artisti che insieme ripropongono una nuova versione di “Due destini”, in radio e in digitale da venerdì 18 maggio. In merito a questa news Zampaglione scrive semplicemente su Instagram:
“Perché siamo due destini che si uniscono“.
Il duetto con l’Amoroso anticipa la pubblicazione del nuovo progetto discografico dei Tiromancino dal titolo “FINO A QUI“, in uscita il 28 settembre. Il nuovo album conterrà alcuni dei brani più significativi della band, riarrangiati e reinterpretati insieme a big del panorama musicale italiano, più alcuni brani inediti.
Per finire, le indiscrezioni dicono che il video di questo inedito duetto è stato girato in provincia di Latina, in quel di Sperlonga tra la Torre Truglia, il lido “Il Pirata”.
Pino Daniele, la sua vita e le sue canzoni, saranno i protagonisti di uno spettacolo teatrale, un musical, dal titolo i “Musicanti“, prodotto da Sergio De Angelis e diretto artisticamente da uno dei più sodali collaboratori dello stesso Danile, Fabio Massimo Colanti, che, in merito a questa iniziativa ha dichiarato:
“Il progetto nasce dal mio bisogno di colmare un vuoto artistico e personale lasciato dalla prematura scomparsa di Pino. Il mio primo dilemma è stato relativo alla scelta dei brani, visto che Pino ne ha composti tanti. Altrettanto impegnativo è stato raccontare Pino e la sua musica senza di lui, senza averlo accanto. ‘Musicanti’ è un’opera emotivamente avvincente e appassionante“.
Il tour teatrale, che partirà da Napoli, dal teatro Palapartenope, il 7 Dicembre, vedrà sul palco un cast di cantanti-attori e ballerini che si esibiranno sulle più belle melodie del cantautore partenopeo, tutte suonate dal vivo da musicisti prestigiosi (alcuni anche amici di Pino):
Alfredo Golino, batteria Mel Collins e Simone Salza, sax Dario Deidda e Jimmy Earl, basso Hossam Ramzy, percussioni Elisabetta Serio, tastiere Fabio Massimo Colasanti, chitarra
A partire dall’anno prossimo lo spettacolo teatrale toccherà varie città d’Italia:
19 e 20 gennaio, Europauditorium – Bologna 25 e 26 gennaio, Teatro Geox – Padova 14 e 15 febbraio, Obihall – Firenze 23 e 24 febbraio, Teatro Colosseo – Torino Dal 7 al 17 marzo, Teatro Arcimboldi – Milano Dal 7 al 12 maggio, Teatro Olimpico – Roma
Il produttore Sergio De Angelis ha dichiarato:
“L’idea alla base dello spettacolo teatrale i ‘Musicanti’ è quello di portare la musica di Pino a confrontarsi con un linguaggio nuovo com’è quello dell’opera teatrale. A questo progetto ci avevamo pensato, sia io che Pino, già più di venti anni fa, ed ora vede la luce”.
Ricordiamo che il 14 Maggio, in contemporanea su 9 network radiofonici, è uscito l’inedito “Resta quel che resta” di Pino Daniele, in attesa del concerto tributo al San Paolo di Napoli il 7 Giugno (leggi nostro articolo).
A due anni di pausa da “ASSIEME ALLA LUNA” il suo precedente singolo, torna il cantautore astigiano STEFANO ZONCA con un pezzo che segna il suo ritorno sulla scena musicale.
Un cantautore rock “outsider”, fuori da ogni logica di business e con un impatto live degno di nota.
Come dice STEFANO:
“Le canzoni sono storie, sono attimi, momenti ben precisi che vogliono trasmettere qualcosa. Questa canzone racconta un momento particolare, ben definito… una storia forte in un momento difficile e la forza di rialzarsi sempre e comunque quando le emozioni sono talmente forti allora bisogna raccoglierle subito. Questa emozione per me si chiama E’ ora di uscire.”
Il singolo è stato co-prodotto e co-arrangiato con Davide Ghione presso il V3Recording di Treville (AL) e masterizzato a da Pete Doell negli Stati Uniti.
Una ballata elettro-rock dove Stefano ha voluto lasciarsi contaminare da influenze elettroniche non tralasciando il suo stile personale e le sue chitarre elettriche. La batteria del pezzo è stata suonata da Dario Fiume mentre gli altri strumenti sono statti suonati da Davide Ghione e Stefano Zonca.
Il Video del brano disponibile su YouTube è stato totalmente realizzato da STEFANO ZONCA che ne ha curato personalmente riprese montaggio e regia.
Il Brano è disponibile in tutti gli Stores Digitali, in radio e sui social.
E’ una foto su facebook ad accendere le speranze dei tanti fans in attesa: Marco Mengoni sta registrando il suo nuovo album, in uscita presumibilmente in autunno.
La foto, che lo ritrae in compagnia di Ernesto Lopez Cuba (tra le altre percussionista per Laura Pausini e Gianna Nannini), è accompagnata da una didascalia che non lascia alcuna ombra di dubbio.
L’artista multiplatino, in questi giorni a Milano, è dunque pronto a tornare con un nuovo progetto tutto da scoprire, a quasi tre anni dal precedente. L’estate d’attesa per i fans può finalmente iniziare.
Da oggi, in contemporanea su 9 network radiofonici, l’inedito “Resta quel che resta” di Pino Daniele, in attesa del concerto tributo al San Paolo di Napoli il 7 Giugno.
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Quando Pino Daniele scrisse questa canzone, il riferimento del testo era indirizzato ad una storia d’amore e di un addio. Ma ora, dopo la sua scomparsa, quelle parole suonano come una premonizione, una profezia, un testamento d’amore, una lettera d’addio verso tutti quelli che lo hanno amato, pubblico compreso, che dice loro che alla fine di tutto “resta quel che resta”… e a questa frase si può tranquillamente aggiungere che, quel che resta, è l’essenza di un grande artista che non morirà mai.
Alle 11 di oggi, a reti radio unificate, Rtl 102.5, Radio Italia, Radio Kiss Kiss, Radiodue Rai, Rds, Radio Deejay, Radio Capital, Radio Montecarlo e Radio Zeta hanno trasmesso l’inedito “Resta quel che resta” del cantautore partenopeo che ci ha lasciati prematuramente quel maledetto 4 gennaio 2015, un brano dall’incipit che non lascia spazio ad equivoci nell’immaginario collettivo:
“Quando qualcuno se ne va/ resta l’amore intorno/ i baci non hanno più/ quel sapore eterno”
Le chitarre che aprono il brano sono pura magia e la voce, la voce di Pino, entra nella pelle provocando emozioni a cui è difficile sottrarsi.
Il brano, all’origine, era destinato al mini cd, di sei pezzi, “Acoustic jam” del 2009, un disco che completava il progetto iniziato con “Electric jam“, operazione che però non andò in porto per motivi di marketing. Il brano era conservato con altri provini e inediti, insieme ad una versione di “Europa” di Santana.
“Resta quel che resta”, che è stato lanciato oggi a sorpresa in radio, da venerdì sarà disponibile anche in digitale e su tutte le piattaforme streaming. Gli introiti, come quelli del concertone al San Paolo (leggi nostro articolo) “PINO È”, saranno devoluti ai progetti benefici della Pino Daniele Trust Onlus, gemellata all’Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma – OPEN Onlus e della Pino Daniele Forever Onlus gemellata con Save the Children.
Ricordiamo che al grande evento del 7 giugno allo Stadio San Paolo“PINO È”saranno presenti alcuni dei più grandi artisti del panorama musicale italiano come Alessandra Amoroso, Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Mario Biondi, Francesco De Gregori, Ron, Tiromancino James Senese, Antonello Venditti, Emma, Elisa, Tullio de Piscopo, Giorgia J-Ax, Jovanotti, Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Eros Ramazzotti, Giuliano Sangiorgi, Loredana Bertè, Raiz, Massimo Ranieri, Paola Turci, Francesco Renga, Ornella Vanoni… e tanti altri
Da oggi su www.musicraiser.com viene aperta una raccolta fondi singolare, legata alla volontà di “libertà di stampa e espressione” messa in campo da Michele Monina, e lanciata con l’hashtag #moninasimoninano.
Il crowdfunding prevede anche dei premi da parte di alcuni artisti, come di seguito viene spiegato dallo stesso critico musicale, Michele Monina, nel comunicato che segue.
Comunicato Ufficiale – Michele Monina Crowdfunding #moninasimoninano
Io, Michele Monina, vi sfido. Haters, lovers, fatevi sotto: volete che continui a scrivere o che me ne stia zitto per sempre?
Sono un giornalista scomodo, lo so. E per certi versi (forse) anche necessario. Scrivo di musica da oltre vent’anni, e da subito ho constatato quanto sia difficile esprimere la mia opinione senza sottostare a pressioni. Per questo, nel corso del tempo, ho scelto spesso di cambiare testata. È successo anche negli ultimi tempi, due volte. Ho così deciso di provare a ballare da solo, come Liv Tyler. Conscio di essere una firma che polarizza i lettori, dividendoli, che si tratti di artisti, addetti ai lavori, o semplici appassionati, tra chi mi ama e chi mio odia, ho deciso di lanciare una sfida. Metto in palio la mia libertà professionale: da un lato la possibilità di continuare a scrivere quello che voglio, dall’altro quella di ritirarmi.
Questo il senso della campagna realizzata con MusicRaiser: Monina SÌ vs Monina NO. Una campagna in cui i partecipanti potranno aggiudicarsi una serie di premi atti a finanziare la start up di un magazine (sviluppo del mio sito www.iltassodelmiele.com) o a sancire il mio definitivo ritiro dalla critica musicale. Una provocazione lanciata a chi mi ama e a chi mi odia.
A sostenere il SÌ tanti artisti – sotto trovate l’elenco – che hanno messo in palio memorabilia ed esperienze uniche da vivere con loro. Premi che verranno esposti a partire dal 15 giugno nel complesso di Borgo San Rocco, a Muggia (Trieste) e che verranno poi consegnati ad inizio settembre, nel corso di una grande festa-raduno. A sfidare il NO, per ora, me stesso, pronto a “pagare pegno” giorno per giorno con chi vorrà accettare il duello.
A decretare la vittoria del SÌ o del NO sarà la somma raccolta dall’una o dall’altra campagna. Ma siccome una sfida è una sfida, in questa campagna unica al mondo per la sua stessa natura, viene lasciata aperta la possibilità di ricevere nuovi premi da mettere in palio, e quindi nuove sfide da affrontare.
Haters, Lovers, fatevi sotto: Monina SÌ vs Monina NO. Io sono qui e vi sto già aspettando.
Si è conclusa la finale della 63ma edizione dell’Eurovision Song Contest, vinta quest’anno dall’israeliana Netta con il brano “Toy”. Al secondo posto si è piazzata la cipriota Eleni Foureira con “Fuego”. Terzo posto per l’austriaco Cesár Sampson con “Nobody but you”, e quarto posto per il tedesco Michael Schulte con “You let me walk alone”. Quinto e meritatissimo posto invece, con 308 punti, per i nostri connazionali Ermal Meta e Fabrizio Moro, che hanno presentato il brano vincitore di Sanremo 2018, “Non mi avete fatto niente“.
Netta, la vincitrice israeliana
La posizione in classifica dei due cantautori italiani è stata raggiunta soprattutto grazie al televoto che ha premiato i due come i terzi più votati con 249 punti, mentre dalle giurie sono arrivati solo 59 punti (l’unico paese che ha dato il massimo dei voti all’Italia è stata l’Albania, mentre da San Marino abbiamo ricevuto solo 4 punti).
Il voto della giuria italiana ha dato i suoi 12 punti alla Norvegia, e 10 ad Israele. La giuria italiana, la giuria italiana era composta dalle giornaliste Antonella Nesi e Barbara Mosconi, dalla soprano Silvia Gavarotti, dall’autore Matteo Catalano e dal jazzista Sandro Comini.
Classifica finale – Eurovision Song Contest 2018
1 . Israele: Netta Barzilai – Toy 2. Cipro: Eleni Foureira – Fuego 3. Austria: Cesar Sampson – Nobody but you 4. Germania: Michael Schulte – You let me walk alone 5 . Italia – Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente 6. Repubblica Ceca: Mikolas Josef – Lie to me 7 . Svezia: Benjamin Ingrosso – Dance you off 8. Estonia: Elina Nechayeva – La Forza 9. Danimarca: Rasmussen – Higher Ground 10. Moldavia: Doredos – My lucky day 11. Albania: Eugent Bushepa – Mall 12. Lituania: Ieva Zasimauskaitè – When we’re old 13. Francia: Madame Monsieur – Mercy 14. Bulgaria: Equinox – Boxes 15. Norvegia: Alexander Rybak – That’s How you write a song 16. Irlanda: Ryan O’ Shaughnessy – Together 17. Ucraina: Mélovin – Under the ladder 18. Olanda: Waylon – Outlaw in ‘em 19. Serbia: Sanja Ilic e Balkanica – Nova Deca 20. Australia – Jessica Mauboy – We got love 21. Ungheria: AWS “Viszlat Nyar” 22. Slovenia: Lea Sirk – Hvala, ne 23. Spagna: Alfred & Amaia -Tu cancion” 24. Regno Unito: Surie – Storm 25. Finlandia: Saara Aalto – Monsters 26. Cláudia Pascoal feat. Isaura: O Jardim
Questa sera, dall’Arena di Lisbona in Portogallo, ci sarà la finale della 63ma Edizione dell’Eurovision Song Contest, e sarà trasmessa in diretta su Rai 1 dalle 20.40. I commentatori italiani dell’ESC2018 saranno Federico Russo e Serena Rossi.
Come è noto, in gara per l’Italia ci saranno Ermal Meta e Fabrizio Moro, che si esibiranno con il brano vincitore di Sanremo 2018, “Non mi avete fatto niente“: l’esibizione del duo italiano verrà accompagnata dallo scorrere in sovrimpressione di estratti di testo in ben 15 lingue diverse.
Una curiosità di questa edizione è proprio relativa alla “lingua italiana”. Pare che in competizione non ci sarà solo il brano di Meta e Moro cantato in italiano, ma anche quello dell’Estonia, che si presenta all’ESC con una canzone cantata in lingua italiana dal titolo “La Forza”, brano che a detta di molti somiglia molto ai brani che propongono di solito Il Volo.
Ricordiamo che i paesi finalisti sono 26; 6 di questi sono finalisti di diritto, perchè fondatori delll’ESC (Italia, Spagna, UK, Francia e Germania più il paese organizzatore, il Portogallo) e 20 ammessi dalle due semifinali.
L’ordine di esibizione dei finalisti sarà sorteggiato poco prima dell’inizio dell’evento questa sera. E’ solo nota la posizione del paese ospitante, già sorteggiato, il Portogallo, che si esibirà per 8vo.
Scaletta – ESC 2018
1 Ucraina, Mélovin Under the Ladder
2 Spagna, Alfred & Amaia Tu canción
3 Slovenia, Lea Sirk Hvala, ne!
4 Lituania, Ieva Zasimauskaitė When We’re Old
5 Austria, Cesár Sampson Nobody but You
6 Estonia, Elina Netšajeva La forza
7 Norvegia, Alexander Rybak That’s How You Write a Song
8 Portogallo, Cláudia Pascoal feat. Isaura O jardim
9 Regno Unito, SuRie Storm
10 Serbia, Sanja Ilić & Balkanika Nova deca
11 Germania, Michael Schulte You Let Me Walk Alone
12 Albania, Eugent Bushpepa Mall
13 Francia, Madame Monsieur Mercy
14 Rep. Ceca, Mikolas Josef Lie to Me
15 Danimarca, Rasmussen Higher Ground
16 Australia, Jessica Mauboy We Got Love
17 Finlandia, Saara Aalto Monsters
18 Bulgaria, Equinox Bones
19 Moldavia, DoReDoS My Lucky Day
20 Svezia, Benjamin Ingrosso Dance You Off
21 Ungheria, AWS Viszlát nyár
22 Israele, Netta Barzilai Toy
23 Paesi Bassi, Waylon Outlaw in ‘Em
24 Irlanda, Ryan O’Shaughnessy Together
25 Cipro, Eleni Foureira Fuego
26 Italia, Ermal Meta & Fabrizio Moro Non mi avete fatto niente
COME SI VOTA
Cominciamo con il dire che Meta -Moro non possono essere votati dall’Italia, perchè nessun paese può votare il proprio concorrente;
Si può solo televotare solo i brani di altri paesi, alla fine delle 26 esibizioni, ovviamente se piacciono.
Il pubblico italiano, per televotare (al massimo 5 voti), deve inviare un SMS al 4754750 con il codice della canzone, o chiamando da rete fissa il numero 894222, seguendo le istruzioni.Si può anche usare l’app ufficiale di Eurovision.
Ma il televoto non è l’unico modo con cui determinare la classifica: quest’ultima viene stilata tenendo in considerazione vari fattori in percentuale: 50% con i voti delle giurie nazionali e il 50% con il televoto.
I Paesi che hanno aderito a questa edizione dell’ESC sono 43 e ognuno di questi ha diritto a esprimere la propria preferenza tramite una giuria composta da esperti di musica che valuteranno la voce, il brano e la performance. A disposizione delle giurie nazionali ci sono diversi set di voti: possono assegnarne da 1 a 8, più un pacchetto da 10 e uno da 12.
Ad annunciare al pubblico in Eurovisione i voti delle giurie nazionali c’è un portavoce, e per l’Italia questi sarà Giulia Valentina; la giuria italiana sarà composta dalle giornaliste Antonella Nesi e Barbara Mosconi, dalla soprano Silvia Gavarotti, dall’autore Matteo Catalano e dal jazzista Sandro Comini.
Il vincitore dell’Eurovision Song Contest 2018 verrà fuori dalla somma dei voti del televoto e quelli delle commissioni delle nazioni.
Come seguire l’ESC in tv e in streaming
Come abbiamo detto l’evento andrà in onda questa sera, dalle 20.40 su Rai 1 e Rai 1 HD (DTT, 501), oppure in diretta dalla tv di San Marino, RTV (TivùSat 73; Sky, 520; DTT, 73 in Emilia Romagna) e per chi è ai confini con la Svizzera è possibile approfittare di RSI La1.La finale sarà anche trasmessa in live streaming su Raiplay e sul canale ufficiale YouTube dell’Eurovision Song Contest.
Si potrà seguire la finale anche su Rai Radio2 col commento di Carolina Di Domenico ed Ema Stockholma.
E’ un grande ritorno quello di Federico Stragà, il cantante bellunese de L’Astronauta, e di altri successi partiti dal Festival di Sanremo nel ‘97, sotto la direzione vigile di Mara Maionchi, all’epoca ancora lontana dai riflettori. E’ uscito ieri in tutti i negozi e digital store il disco Guardare Fuori, con etichetta Alman Music. “E’ l’album numero 3 e mezzo”, come lo definisce lo stesso autore. In precedenza infatti, il suo discografico aveva pubblicato una raccolta, un album misto di brani inediti e non. Da qui, il “mezzo album” a cui allude puntualizzando, Stragà. Il disco è anche fisico, per la gioia di chi come lui, è cresciuto a cavallo tra il vinile e l’era digitale.
Dall’ultima partecipazione al Festival di Sanremo nel 2003, il lungo percorso di maturazione ha portato questo artista a confrontarsi con sé stesso e con la scrittura. Si è tolto ogni passione interpretativa, prima. Sfornando anche un disco dedicato a Sinatra, che lo ha portato a lungo in tour nel 2008, come interprete swing. Oggi Stragà è a tutti gli effetti un cantautore patentato. Questa volta siamo davanti a dieci tracce inedite, scritte di suo pugno in veste di cantautore. Il lavoro arriva dopo un lungo periodo di riflessione, e la nascita di una figlia ormai quattordicenne, alla quale si è dedicato a tempo pieno trasferendosi a Bologna. il primo singolo è uscito il 27 aprile. Si intitola Ho Esaurito la Paura.
Un giorno fa è uscito il video girato fra L’Aquila e Rocca Calascio (stesso set de il Nome della Rosa, film tratto dal famoso romanzo di Umberto Eco). L’Aquila: una città andata distrutta dal terremoto e ora in ricostruzione. Lo scenario del video non è casuale. Il messaggio è chiaro: dalle macerie si rinasce. La storia ispiratrice è vera. Il viaggio è introspettivo, e sfocia nel coraggio raggiunto dopo aver vissuto il peggio. Come racconta Stragà: “La canzone è ispirata ad un libro per ragazzi, Non Chiamatemi Ismaele, di M. Bauer, che narra di un bambino che aveva coraggio di affrontare tutti, compreso i bulli della scuola, perché anni prima, avendo provato così tanto terrore nel rischio di morire, aveva scoperto di avere esaurito la paura: lui non aveva più paura di niente! Mi piaceva questo concetto: dopo aver superato quel passaggio, tra vita e morte, il bambino era in grado di affrontare qualsiasi cosa senza paura. Nel disco ci ho messo dentro poi, alcune mie paure. La paura dell’altitudine, la paura del palco…”
La paura dell’altitudine ci sembra ben superata, a guardare il video. Ma è sulla seconda paura, che cade l’occhio.
Paura del palco?
Si. Anche se conosco i testi che canto, avevo paura di dimenticarli e così me li portavo sempre, pur non avendo bisogno di leggerli. Adesso posso stare sopra un palco senza i testi davanti perché Ho Esaurito la Paura
L’Aquila è stata lo scenario del tuo video uscito ieri. Perché?
Ho pensato di girarlo a L’Aquila perché ho pensato che una delle più grandi paure è quella del terremoto. Chi vive quella esperienza è una delle persone più titolate a dire: ho avuto la mia dose di paura, ho esaurito la paura! L’idea era quella di fare un video non basato su di una storia vera e propria, ma per legare le immagini delle macerie al concetto di paura. Coerente col tema della canzone e girato con l’intento di fare qualcosa per ricordare queste situazioni distruttive, di cui si parla molto non appena succedono. Ma poi sempre meno. Mentre nella realtà non narrata dai media, i terremotati vivono disagi per molti anni, e restano dimenticati. Abbiamo girato nella zona rossa, dove ci sono ancora delle macerie. Però abbiamo fatto vedere le macerie e la rinascita. La parte in costruzione è la città che rinasce. Questo progetto sostiene anche Ai.Bi, un’associazione per bambini, col progetto Un Paese Ci Vuole, che prevede la ricostruzione di una scuola a Montereale.
Come definisci il tuo disco?
E’ il mio primo disco da autore a 360 gradi. Ho scritto tutte le canzoni. Quando io e te ci siamo conosciuti io cantavo La Notte di San Lorenzo alle selezioni per Sanremo. La canzone non era mia: io la interpretavo. L’autore era Claudio Sanfilippo. Quando scendevo dal palco mi facevano complimenti come se l’avessi scritta io. Forse percepivano che nella mia vena artistica c’era dentro l’ascolto di molti cantautori. Non sono mai stato vissuto come un interprete, mentre spesso lo sono stato. Questo è il mio primo album da cantautore. Qui lo posso dire che è tutta roba mia.
L’ultima traccia è un singolo già pubblicato: Che Cos’è l’Arte. Come sviluppi il momento creativo?
Non cerco il momento ispiratore. Capita e basta. E’ un momento vero, intimo, tutto mio. Fatto di pensieri quotidiani e di sentimento. Per scrivere una canzone devo parlare di me: mi sono reso conto di questo. Ho messo a fuoco cose di cui non parlo mai. Cose che magari non pensavi nemmeno di dover raccontare. Il comune denominatore sono le mie sensazioni vere. La cosa che mi inorgoglisce di questo disco è il fatto che, piaccia o no, sono canzoni vere, sincere. Senza astuzie dettate da calcoli discografici. Tutto genuino. Gli arrangiamenti anche. Ho potuto fare un disco seguendo il mio gusto. Certi argomenti poi, li tratto col mio modo di sentire. La scrittura mi nasce spontanea da un giro di chitarra, da una frase automatica, che esce fuori spontanea. Quella mi indirizza verso il tema della canzone. Niente di studiato a tavolino. Anche se per finire la canzone ci vogliono mesi: se cerchi una rima, magari poi ti ci metti, a tavolino. Ma non è certo quello il motore iniziale. Le cose di cui vado più fiero sono quelle che non sono nate dal frutto di un ragionamento a monte.
“Ho esaurito la Paura” e “Guardare fuori”: c’è un nesso tra queste due canzoni?
Sono argomenti concatenati. Guardare Fuori dà il titolo al disco. E’ una canzone esistenziale. Come dice il titolo, c’è l’importanza basilare di guardarsi intorno. Nel mio caso serve anche per scrivere canzoni. Ma soprattutto per stare bene. Se ci guardiamo intorno e abbiamo interesse per le vite degli altri, stiamo meglio che non restando soli, con la nostra interiorità. Sono tornato a pensarla come facevo da bambino: il mondo è là fuori! Ci sono anche due canzoni che guardano più all’interiorità. E’ inevitabile. Si tratta di interiorità con cui fai i conti quotidianamente, in Un Giorno Magico. Indeciso, è uno sguardo sui vari tentativi di vincere i momenti bui o i momenti di indecisione rispetto alle cose.
C’è posto per l’amore?
Si, c’è qualche canzone d’amore. Una si intitola Preferisco, con un testo ironico e molti doppi sensi. L’altra, ha una atmosfera lunare. Si intitola I Primi di Marzo, e guarda l’amore da un punto di vista un po’ inedito, che comprende la dimensione della disperazione. Non ho trattato l’amore in senso classico, diciamo.
Parliamo del tuo staff di lavoro, degli arrangiamenti.
Nel disco c’è una minima parte di intervento tecnologico. Ho voluto che i pezzi fossero tutti suonati con strumenti veri: quindi c’è sempre la batteria, la chitarra, il basso. Ho ospitato amici per fare assoli di sax, armonica e violino. Ci tenevo a dare importanza alla musica anche suonata e forse per una forma di nostalgia che ho rispetto alla musica di un po’ di tempo fa. Quando i riff le intro contraddistinguevano molto le canzoni. Nel senso che te la facevano riconoscere fin dalle prime note. Adesso sembra che queste cose siano cadute in disuso. Mi piace dare importanza ai musicisti.
Con loro ti muoverai in tour, anche dopo la prima al Bravo Cafè di Bologna?
Si. A Bologna ho appena presentato il disco con un live che ha una formazione precisa. La nuova band è capitanata da Valerio Carboni: l’arrangiatore del disco.
Bologna e Carboni, viene in mente una parentela con Luca…
Lui non è parente di Luca Carboni, anche se è uno degli autori del nuovo pezzo di Carboni. E’ un ottimo autore musicista, sotto contratto con la Warner. E’ coproduttore del progetto e suona le tastiere. Poi c’è Daniele Morelli alle chitarre. Giambattista Giorgi al basso, e Alberto Paderni, il batterista attualmente in tour con Morandi.
Il 26 maggio Federico Stragà sarà ospite al Fico di Bologna, nello spazio Fonoprint di Leo Cavalli, dove Pierfrancesco Pagoda presenterà il video legato allo show case. Il live non potrà che essere coinvolgente. Almeno quanto il disco: davvero fruibile, energico, fresco; a tratti riflessivo, pur mantenendo sempre connotati radiofonici. Da ascoltare tutto d’un fiato. Si sente, che l’amore per la musica scorre nelle vene. Con l’orecchio attento alle vibrazioni degli arrangiamenti, che trasportano in un limbo variopinto coinvolgente. Un pieno di singoli, riconducibili al migliore pop nostrano. Segno che questo artista raffinato non si è risparmiato. La strada è matura, risale le correnti superando le indecisioni della vita. I messaggi si fanno importanti, nascono da interrogativi profondi. E grazie a un linguaggio diretto, arrivano immediati, giocosi o poetici. La voglia di essere utili a quella società che soffre ed è la parte reale del Paese, ci fa sentire in pace con noi stessi. E poi c’è la magnifica dote vocale. Motivo che ha fatto vincere all’artista il premio Leggio D’Oro. Il timbro è quello incantevole di sempre. La sua è una voce che incide. E da incidere tante altre volte ancora. Bentornato, Federico Stragà.
Lenny Kravitz è uscito con un singolo davvero esplosivo, “It’s Enough”, brano che anticipa il nuovo e attesissimo album dell’artista, l’undicesimo, “Raise Vibration”, in uscita il 7 Settembre per la BMG, a quattro anni di distanza da “Strut”.
“It’s Enough” è uno dei brani più potenti e di impatto di tutto il repertorio di Kravitz, anche dal punto di vista lirico, perchè è una forte denuncia sullo stato attuale dell’America dell’amministrazione Trump, divisa socialmente e in conflitto come mai negli ultimi decenni. Tutta l’imponente e severa riflessione contenuta nella canzone viene rievocata, a muso duro, in un video di forte impatto e dalle immagini crude postato nella pagina facebook di Lenny Kravitz (vedi il video sotto).
Questo quanto dichiarato da Lenny Kravitz in merito al singolo e alla condizione in cui si trova la società Americana in questo periodo storico:
“Le persone stanno facendo sentire la loro voce,” ha affermato. “Non ne posso più del razzismo e del fatto che le persone di colore vengano trattate in modo diverso e addirittura uccise. Non ne posso più della guerra. Non ne posso più della distruzione del nostro ambiente naturale. Dobbiamo risollevarci, andare avanti verso una comprensione maggiore.”
In questo nuovo 11mo album Kravitz ha creato un connubio ancora più forte e imprescindibile tra rock, soul, blues e funk, un mix irresistibile che accoglie a piene mani, anche, l’attuale cultura giovanile, unendo a quest’ultima tutta l’esperienza e l’energia che ha accompagnato l’artista in tre decenni di carriera.
Questo nuovo lavoro dona al pubblico un Lenny Kravitz profondamente ispirato, come se la creatività dell’artista abbia trovato nuova linfa, una rinascita potente e audace, tale da poter affrontare con la musica e con i testi una lotta contro le ingiustizie sociali, un richiamo artistico alle armi che questo periodo richiede affinchè si racconti quello che i media, gli editori e i politici non dicono, o non dicono chiaramente.
Intanto Kravitz ha già iniziato un tour mondiale partendo dal Messico e presto sarà anche sui palchi di mezza Europa. In Italia lo vedremo il 16 luglio a Verona, il 18 luglio al Lucca Summer Festival e il 28 luglio al Collisioni Festival di Novello.
Il nuovo album degli Arctic Monkeys,Tranquility Base Hotel & Casino, è uscito ieri 11 maggio (per la Domino Records) a cinque anni dal precedente disco “AM” del 2013.
Il gruppo musicale inglese originario di High Green, Sheffield, è l’ultima vera rock band della loro generazione, rimasti integri e fedeli a loro stessi e al loro sound, nonostante i profondi cambiamenti che sono in corso nell’ambiente musicale negli ultimi anni.
Tracklist “Tranquility Base Hotel & Casino” – Arctic Monkeys:
1. Star Treatment 2. One Point Perspective 3. American Sports 4. Tranquility Base Hotel & Casino 5. Golden Trunks 6. Four Out of Five 7. The World’s First Ever Monster Truck Front Flip 8. Science Fiction 9. She Looks Like Fun 10. Batphone 11. The Ultracheese
L’album, per scelta della band, non è stato preceduto dalla pubblicazione di nessun singolo prima dell’uscita di tutto il disco. L’unica cosa che ha preceduto l’uscita del nuovo lavoro è stato un trailer in cui emergevano atmosfere create da sintetizzatori in lontananza come se ci si trovasse in dimensioni fantascientifiche: insomma, un sorta di RIVOLUZIONE musicale.
Comunque il gruppo ha suonato in anteprima alcuni brani dell’album durante il concerto di debutto dei loro live del 2018, a The Observatory di San Diego il 2 maggio scorso.
In questi cinque anni di lontananza dalle scene, gli Arctic Monkeys hanno lavorato a progetti solisti: Alex Turner, nel 2016, ha curato il progetto “Everything You Have Come to Expect” del super-gruppo The Last Shadow Puppets; il batterista Matt Helders invece, sempre nel 2016, ha collaborato con Iggy Pop nell’album “Post Pop Depression”.
Gli Arctic Monkeys, capitanati da Alex Turner, un paio di giorni fa sono stata ospiti nell’ultima puntata del “The Tonight Show With Jimmy Fallon”, dove hanno suonato “Four Out of Five”, uno dei brani presente nel nuovo album.
Ricordiamo che, con il loro live, gli Arctic Monkeys toccheranno tutti i maggiori festival estivi, dal Southside allo Sziget (leggi nostro articolo). La band suonerà anche nel nostro paese:
26 e 27 MAGGIO AL ROMA SUMMER FEST- CAVEA AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA 4 GIUGNO AL MEDIOLANUM FORUM di Assago – MILANO
La gloriosa carriera del grande David Crosby verrà raccontata in un documentario.
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Il lungometraggio “crudo e commovente”, di cui non si sa ancora nè il titolo e nè la data di uscita, sarà prodotto da Cameron Crowe (produttore, regista e sceneggiatore americano, già vincitore del Premio Oscar per “Quasi famosi” nel 2000). A firmare la regia del docu-film sarà A.J. Eaton (già regista di documentari su Pearl Jam e Elton John).
Questo quanto dichiarato da Cameron Crowe:
“David Crosby è stato vicino alla musica e al cambiamento sociale nel corso degli ultimi quarant’anni. Ora, a 76 anni, sta inaugurando una nuova fase della sua carriera cercando musicisti più giovani, per lasciare un segno in un mondo così diverso rispetto a quello della generazione degli anni ’60. È un ritratto crudo e commovente“.
Ricordiamo che il leggendario David Crosby, co-fondatore dei Crosby, Stills, Nash & Young, si esibirà in Italia a settembre in due imperdibili concerti:
11 settembre al Teatro Dal Verme di Milano 13 settembre all’Auditorium Parco Della Musica, Sala S.Cecilia, di Roma
“Roxy: Tonight’s the Night Live” rappresenta il sunto di una serie di concerti realizzati da Neil Young assieme ai suoi collaboratori del momento (Ben Keith alla pedal steel, Nils Lofgren al piano, Billy Talbot al basso e Ralph Molina alla batteria), ovvero i Santa Monica Flyers, band con cui Young aprì le serate del Roxy Theatre di Los Angeles in un lontano settembre, con molteplici set in cui veniva proposto tutto l’album, da poco registrato. Era il 1973, ma ci sarebbero voluti altri due anni prima che “Tonight’s the Night” esplodesse, perché percepito all’epoca come eccessivamente “buio” (anche dalla stessa Reprise Records, l’etichetta discografica), nei suoni e nelle atmosfere – partendo dai colori di copertina per approdare alle sonorità “tetre”-, ed è considerato il momento topico di quella che è considerata la “Trilogia del dolore”. Racconta a questo proposito lo stesso Young nelle note di copertina:
“Avevamo perso da poco Danny Whitten e il nostro roadie Bruce Berry per overdose di eroina, ci mancavano e li sentivamo nella musica ogni sera che suonavamo. Le tracce sono state registrate dal vivo, senza ripulirle. Per quasi un mese abbiamo registrato iniziando alle undici e suonando fino alle prime ore del mattino. Qualche volta avevamo un piccolo pubblico. Una volta venne Mel Brooks con alcuni amici. Abbiamo bevuto un sacco di tequila e ho scritto le canzoni di “Tonight’s the night”. Avevamo nove canzoni e le abbiamo suonate un paio di volte tutte le sere per molto tempo fino a che non abbiamo pensato di averle imparate. Abbiamo finito di registrare e abbiamo deciso di festeggiare con un concerto in un nuovo locale aperto sul Sunset Strip, il Roxy. Siamo andati lì e abbiamo registrato per alcune sere, aprendo il Roxy. Conoscevamo davvero le canzoni di “Tonight’s the night” dopo averle suonate per un mese. Quindi le abbiamo suonate di nuovo, dall’inizio alla fine, due set a notte per alcuni giorni. E’ stato grande.”
Tracklist: Roxy: Tonight’s the Night Live – Neil Young:
“Tonight’s The Night” “Mellow My Mind” “World On A String” “Speakin’ Out” “Albuquerque” “New Mama” “Roll Another Number (For The Road)” “Tired Eyes” “Tonight’s The Night” “Walk On”
Sul palco, dal vivo, gli stessi brani si ammorbidivano e, nel processo evolutivo, assumevano un tocco più leggero e abbordabile. L’ascolto dell’album in studio provocava la sensazione che, a volte, Young e il suo team rodassero le canzoni mentre le registravano, una sorta di working in progress creativo, ma in questa testimonianza live i timbri cambiano ed emerge l’umore giusto, un buon compromesso tra arte e aspetti ludici, necessario quando si propone la propria musica. Per chiunque abbia ascoltato l’album originale è sorprendente catturare in questo live Young e il suo gruppo che scherzano sul palco, evitando ogni riferimento al lutto di cui sopra.
E alla fine la registrazione diventa la testimonianza di come la musica di Neil Young abbia subito una costante evoluzione, caratterizzata da tragedie personali, da cadute e riprese che hanno determinato per il pubblico la creazione di un brand fascinoso, un’etichetta che è rimasta appiccicato al cantautore canadese.
Il disco è prodotto da Young e dall’indimenticato collaboratore di una vita, David Briggs, ed è uscito come esclusiva del Record Store Day (legginostro articolo)il 21 aprile, per poi arrivare nei negozi in un’edizione standard in vinile, CD e digitale, a partire dalla settimana successiva.
Ma quali sono le considerazioni ufficiali relative al “Tonight’s The Night” originale? Può bastare per incuriosire il fato che nel 2003 la rivista Rolling Stone abbia inserito al 331º posto della sua lista dei 500 migliori album di sempre? Io lo consiglio vivamente in questo “abito sconosciuto” ai più!
Esce oggi “PITAGORA PENSACI TU”, il nuovo disco solo guitar del chitarrista e compositore calabrese RENATO CARUSO.
Pubblicato da iCompany e distribuito da Self, “PITAGORA PENSACI TU” (prodotto da Simone Coen) racchiude 11 composizioni inedite e 2 cover (“Quando” di Pino Daniele e “Tears in heaven” di Eric Clapton) in cui, attraverso la sua chitarra, Renato Caruso esprime la sua personalità e il suo universo musicale a 360 gradi, sperimentando con versatilità ed ecletticità nuovi orizzonti artistici.
«Pitagora, pensaci tu è composto da composizioni che chiamo piccole colonne sonore perché mi portano alla mente, quasi come in un film, ricordi, sensazioni, persone e luoghi – racconta Renato Caruso – Infatti, con ognuno di questi brani ho voluto attraversare, come in lungo viaggio immaginario nella musica, luoghi diversi che vanno da Parigi al Brasile, da Napoli a Milano. Così la bossa nova si mescola alle ballate classiche, la chitarra al pianoforte, le percussioni a una celesta. Nella valigia di questo lungo viaggio ho cercato di mettere tutto ciò che sono, ma se qualcosa ho dimenticato… Pitagora, pensaci tu».
Tracklist “PITAGORA PENSACI TU” – Renato Caruso
Aladin Samba Flatlandia Pittrice del sottosuolo Antonio’s choro Napoli caput mundi Quando Bossa de Sheila Passeggiando per New York Pitagora pensaci tu Caro mio Jobim Reggae lake Tears in heaven Ciao Roland
Renato Caruso è un chitarrista e compositore. Suona dall’età̀ di 6 anni, pianoforte e chitarra sono i suoi primi strumenti. Ha lavorato cinque anni presso l’accademia musicale di Ron, “Una Città Per Cantare”, come docente di chitarra classica, acustica ed elettrica, teoria e solfeggio, informatica musicale e responsabile web; per tre anni come responsabile didattica per l’Associazione Arteviva di Cornaredo; come web designer di interfacce per cartoline digitali per Prosincro (Mario Venuti, Mannarino, Virginio e altri). Renato Caruso si è esibito con Ron, i Dik Dik, Red Ronnie, Fabio Concato; ha organizzato stage per Biagio Antonacci e Ornella Vanoni; è stato consulente musicale Mediaset per la trasmissione “Caduta Libera” di Gerry Scotti su Canale 5.
Nel 2015 ha pubblicato il suo primo libro “LA MI RE MI”, edito da Europa Edizioni, dedicato a Pino Daniele, un breve saggio-discorso sulla musica in cui l’autore esplora alcune questioni fondamentali: dal mezzo fisico di propagazione del suono alla qualità materiale degli strumenti, dalla diversità̀ delle culture musicali all’intreccio innovativo con le tecnologie informatiche. Nell’estate 2017 ha aperto la tappa calabrese del tour di Alex Britti.
Esce oggi, venerdì 11 maggio – in radio, nei digital store e piattaforme streaming – “BRITISH” (Universal Music), il nuovo singolo della Dark Polo Gang, il collettivo romano che unisce rap e trap con uno stile totalmente disruptive, provocatorio fino a dividere l’opinione pubblica.
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“BRITISH” nasce da quello che la Gang definisce “linguaggio alieno”, uno slang giovanile che permette loro di comunicare senza filtri, in modo ossessivo e ripetitivo, servendosi di parole che si caratterizzano in un vero e proprio tormentone. Nel pezzo si rincorrono tematiche come la moda, i soldi, l’amore e la ricchezza. Le rime si alternano ai suoni tipici della trap, creando un flow unico nel suo genere. Per questo progetto la Dark Polo Gang si presenta in formazione da tre: Dark Wayne/Wayne Santana, Tony Effe e Dark Pyrex/Principe Pyrex. La produzione è curata, come per le precedenti pubblicazioni, dal beatmaker italoamericano Sick Luke.
La Dark Polo Gang sarà special guest d’eccezione all’unica data italiana dell’artista rivelazione del 2017, il cantautore rap di Los Angeles che, album dopo album, ha conquistato le vette delle classifiche, Post Malone. L’appuntamento è il 10 luglio al Rock in Roma 2018, all’Ippodromo delle Capannelle.
La Gang ha, inoltre, partecipato alla versione italiana di “Plug Walk”, il singolo estratto dall’album d’esordio di Rich The Kid, “The World Is Yours”. Ad oggi il brano conta oltre i 120 milioni di stream su Spotify e il video oltre 70 milioni di views su YouTube.
Lo scorso 5 maggio è uscita “Dark Polo Gang – La Serie”, l’attesissima docuserie in esclusiva su TIMVISION, ogni sabato con tre episodi, per quattro settimane. La serie in 12 episodipermette di conoscere, per la prima volta, la vita della band, la loro “eccezionale” quotidianità e dei loro più stretti collaboratori, fra tutti Sick Luke e Tommasino Arnaldi. I fan possono entrare nelle loro case, seguirli nei concerti, partecipare con loro a party, sfilate ed eventi, fare con loro shopping e condividere momenti sia professionali sia più privati. Una vera chicca è entrare nelle sale di registrazione e seguire in diretta la creazione dei loro brani, il modo in cui compongono i loro pezzi musicali.
INFORMAZIONI SUI DARK POLO GANG
La Dark Polo Gang è un collettivo trap italiano, nato a Roma nel 2014 e composto da Dark Wayne/Wayne Santana (Umberto Violo), Tony Effe (Nicolò Rapisarda), Dark Side (Arturo Bruni), Dark Pyrex/Principe Pyrex (Thomas Cerulli). Il loro storico produttore Sick Luke è considerabile il quinto membro del gruppo. I quattro rapper si conoscono fin dall’infanzia essendo cresciuti negli stessi quartieri romani e iniziano a fare rap per divertimento fino a quando Sick Luke, figlio di Duke Montana (membro del gruppo Black Barz e ODEI Roma Clan e fondatore dell’etichetta Golden Age Label), li spinge a produrre seriamente dei brani. Sotto una velata autoironia, il nucleo dei testi cantati dal gruppo è costituito da una critica al rap moderno, definito ormai accessibile a tutti e dal riferimento alla globalizzazione e alla necessità di adattarsi alle sue regole per guadagnare e diventare celebre, da sempre unico obiettivo del gruppo. La Dark Polo Gang è nota per essere arrivata alla ribalta senza l’aiuto e l’appoggio di una major, avendo prodotto tracce musicali e video-clip in maniera autonoma. Si appoggiano a un’emergente etichetta discografica indipendente chiamata Triplosette Entertainment, i cui fondatori altro non sono che i membri stessi della Gang, amici di lunga data. A maggio 2015 pubblicano, in free download, il primo album “Full Metal Dark”, a cui hanno fatto seguito tre album individuali: “Crack Musica” di Tony e Side (marzo 2016), “Succo di zenzero” di Wayne (maggio 2016) e “The Dark Album” di Pyrex (pubblicato nell’ottobre 2016 contiene il singolo certificato Platino “Sportswear”). La celebrità arriva con “Cavallini” brano che vede il featuring di Sfera Ebbasta (apre lo stesso pezzo e ne canta il ritornello) contenuto in “Crack Musica”. Nel 2017 viene pubblicato “Twins”, l’album di Tony Effe e Wayne Santana. L’album, certificato platino, debutta in vetta alla classifica FIMI/Gfk Album e contiene i singoli “Caramelle” (disco di platino), “Cono Gelato” (disco di platino) e “Magazine” (disco di Platino). L’album, uscito per la loro etichetta Triplosette Entertainment su tutte le piattaforme di streaming e i canali tradizionali, vede tra gli ospiti Gué Pequeno e il rapper spagnolo Kaydy Cain.A gennaio 2018 esce, a sorpresa, il mixtape “Sick Side” di Dark Side, interamente prodotto da Sick Luke, che fin da subito conquista la vetta delle classifiche di vendita e streaming. Il 13 aprile 2018 è uscito il brano “PLUG WALK” di Rich The Kid, a cui la Dark Polo Gang ha partecipato per la versione italiana.
Oggi per la rubrica “Scritto da Voi” – in cui inseriamo i migliori scritti in giro nel web – abbiamo scelto un interessantissimo articolo di Giuseppe Porrovecchio. Il testo che segue è del sito The Visionche parla del film inchiesta atipico: Comizi d’amore, l’immagine di vizi, tabù e nevrosi del nostro paese, ieri come oggi.
Di Pier Paolo Pasolini, in quanto uomo, restano soprattutto la vita e il corpo, la sua figura pubblica. La grandezza sta nel coraggio, la potenza nella sessualità libera e incontenibile, con uno slancio così simile a quella dei “ragazzi di vita” a cui amava mescolarsi. Un desiderio di ordine e appartenenza che per i tempi era in contrasto con la sua natura omosessuale e la voglia di non nasconderla, e che lo portavano spesso a scontrarsi con la società: nei mercati rionali mettevano cartelli con il suo nome sopra ai finocchi dei banchi di verdura e, entrando al cinema, la gente si allontanava, racconta Dacia Maraini, “come fosse un appestato”. Persino quando fu trovato morto, la sera del 2 novembre 1975, scambiato per un sacco della spazzatura, la stampa fece intendere che Pier Paolo Pasolini era stato ucciso dalla propria omosessualità, vittima dei suoi vizi e delle sue manie. Di Pasolini come figura intellettuale, però, è rimasto molto di più. Un patrimonio poetico, letterario, cinematografico e giornalistico; esperienze artistiche e culturali accomunate dalla stessa ferocia con cui ha vissuto e da un interesse per il mondo degli ultimi, con una critica particolare nei confronti del consumismo capitalista e dell’omologazione di massa e uno sguardo lucido, a tratti cinico, sulla società contemporanea, di cui smontare i tabù, dall’aborto alle droghe.
Alla fine degli anni Cinquanta, terminata una fase della propria carriera da regista in cui si era dedicato all’osservazione del sottoproletariato romano, Pasolini tentava sperimentazioni di vario tipo. Ispirandosi a Chronique d’un été, il documentario dell’antropologo Jean Rouch e del sociologo Edgar Morin – in cui i due indagano quanto sia possibile essere sinceri davanti a una telecamera intervistando gente comune sulla felicità e sulla società francese – offre una sua rielaborazione del cinema-verità nella forma di un film inchiesta atipico: Comizi d’amore, l’immagine di vizi, tabù e nevrosi del Bel Paese.
A Pasolini venne l’idea di intervistare uomini e donne, adulti e bambini, contadini e universitari, da Nord a Sud, per creare una sorta di sostegno didattico utile all’educazione sessuale degli italiani: come nascono i bambini, la soddisfazione nella vita matrimoniale, le differenze tra i sessi, la gelosia, l’infedeltà, l’omosessualità, le perversioni, l’onore, la prostituzione e le case di tolleranza, messe al bando con la legge Merlin. Temi avvicinati e affrontati, più che con la parola, con l’imbarazzo e la reticenza – intatti quanto le pulsioni primordiali – propri dei discorsi che ci riguardano direttamente. Come se la società dell’epoca, a cavallo tra la rigida morale cattolica e i nuovi imperativi consumistici, non avesse ancora trovato un modo per raccontare e raccontarsi il sesso. Qualcuno risponde, qualcuno si avvicina e prende la parola, altri stanno intorno, approvano o dissentono, borbottano o intervengono.
Realizzare il film equivaleva a portare avanti una crociata contro la paura e documentare l’ipocrisia della piccola borghesia, incapace di guardarsi dentro, ma abile nel mentire in pubblico parlando delle cose che la riguardano direttamente. Proprio per questo, lui sceglie di far luce sulla parte più intima dell’uomo, quella che ancora non si conosce o non viene accettata, avviando un dialogo tra gli intellettuali “che sanno” da un lato e i contadini e i piccolo borghesi “che non possono sapere”, dall’altro.
Ciò che stupisce dell’inchiesta è anche come sia stato Pasolini stesso a scendere in strada a porre le domande, vestendo i panni di un “commesso viaggiatore”, come si definì lui stesso. Da ogni domanda, posta con garbo ed eleganza, emergono il suo anticonformismo e la sua audace perspicacia. Presto, quel dialogo si trasforma nella pedagogia a cui era attaccato e con cui insegna a pensare, a far riflettere e a capire ciò che si ha davanti. Essendo stato insegnante, si poneva a tu per tu, padre e fratello, risultato del mix di cristianità, comunismo ed eredità gramsciana alla base della sua essenza. Cercando di mantenere una certa oggettività giornalistica, non si sbilancia mai in giudizi, eppure vengono fuori prepotentemente la sua morale e l’amore per l’animale uomo da conoscere, capire, indagare.
A Nord, ai frequentatori delle balere milanesi, chiede cosa ne pensano degli “invertiti”. Le risposte variano da chi fa finta di non conoscere l’argomento a chi spera che crescendo si possa guarire. Tra tutte, spicca quella del ragazzo che, dopo essersi vantato della sua intelligenza – “se sono operai o camerieri non c’è niente da fare con me” – e del suo fascino con le donne – “per andare con le ragazze sono molto più capace degli altri” – risponde senza alcuna esitazione di provare “ribrezzo” nei confronti degli omosessuali, accertandosi poi della correttezza della risposta. A Sud – dove al ribrezzo si sostituisce la pietà – prevale un sentimento di ostilità verso la chiusura delle case di piacere, ed emergono le maggiori differenze tra i sessi: alla volontà delle nuove generazioni di poter uscire da sole, si contrappongono gli usi e i costumi delle madri, che ammettono che “sì, anche la donna avrebbe il dovere di avere un po’ di svago, ma siccome l’uso è così non ci si fa tanto caso”.
Dalle interviste emerge che “non sta bene” mostrarsi disinibiti, informati sul sesso, tolleranti. In questo senso il film funziona da spia per comprendere i mutamenti in atto all’epoca e la trasformazione della mentalità e dei comportamenti individuali e collettivi che travolgerà l’Italia con un nuovo potere. Il consumismo, la televisione – e quindi l’omologazione – hanno modificato antropologicamente l’uomo, riuscendoci agendo sul piano del vissuto invece che su quello ideologico: un conto era ciò che ciascuno pensava “nella coscienza” e tutt’altro era ciò che realmente viveva “nell’esistenza”. I cambiamenti nei rapporti tra sessi, le nuove percezioni dell’amore, della sessualità e della corporeità modificheranno l’assetto della famiglia, tanto che, nonostante la gente continuasse ad andare in chiesa, era favorevole al divorzio e all’aborto: ancora cristiana nell’apparire, ma già edonista e borghese nell’anima.
Come scrive Vincenzo Cerami, aiuto-regista di Comizi d’amore, nella sua nota Il linguaggio della realtà: “Fu proprio guardando il modo di vestirsi, di pettinarsi e di parlare dei giovani che Pasolini introdusse il concetto, oggi tanto consumato, di omologazione. Fu dopo aver studiato il deperimento dei dialetti e la perdita della memoria storica che parlò di rivoluzione antropologica.”
Con la sua sensibilità di scrittore, poeta e regista, Pasolini aveva colto e denunciato questo meccanismo in un articolo intitolato La droga: una vera tragedia italiana, pubblicato sul Corriere della Sera del 24 luglio 1975 e incluso nella raccolta Lettere luterane. Negli anni in cui scriveva si era agli inizi di un processo di cui oggi vediamo i frutti più maturi. Aprendo con la domanda “Per quale ragione quei ‘diversi’ che sono i drogati si drogano?”, l’autore sostiene la tesi secondo cui la droga è un surrogato della cultura: chi si droga lo fa per riempire un vuoto. Trasformandosi da questione prettamente borghese a fenomeno di massa, questo fatto individuale è diventato nel corso degli anni di carattere collettivo a causa dell’avvento della società dei consumi. Il nuovo regime, agendo lì dove anche il fascismo aveva fallito, ha distrutto la cultura italiana – “l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre” – omologando tutti nella ricerca impossibile di uno sfrenato e assurdo edonismo consumistico che, appena pare essere raggiunto, subito sfugge.
Il punto però non è tanto la distruzione di un insieme di valori, quanto il fatto che al vecchio sistema non ne sia subentrato uno nuovo, a meno che non si assuma il consumismo come cultura. È proprio questo nuovo sistema valoriale – non molto diverso, in fondo, da un vuoto valoriale – la causa che, a detta di Pasolini, ha trasformato la droga in un fenomeno di massa: l’assenza di cultura ha infettato tramite l’omologazione consumistica anche chi una cultura ce l’aveva.
Tutti gli Italiani compiono atti identici, hanno lo stesso linguaggio fisico, sono intercambiabili. Cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma la novità è che questi atti culturali e questo linguaggio sono diventati interclassisti. Mentre la pervasione della forma-merce e l’edonismo dei consumi travolgono qualsiasi valore storico e anche le culture “minori” subiscono questo processo di erosione da parte di una generica cultura planetaria che vuole mangiare giapponese, parlare inglese, vestire italiano e pensare americano, Comizi d’amore supera il compito per cui era stato pensato.
Sono cambiate molte cose rispetto all’Italia di allora, soprattutto negli ultimi anni: abbiamo imparato (più o meno) a rispettare l’omosessualità, ad accettare il divorzio e i genitori single, a parlare di una sessualità più ampia e fluida. Abbiamo finalmente trovato, cioè, quel vocabolario che ci serviva per raccontare il sesso. Ad alcune questioni se ne sono sostituite di nuove, mentre altre sono ancora in sospeso: basti pensare al forte maschilismo ancora presente in molte zone e all’alto tasso di femminicidi, in un Paese che ha smesso di tutelare il delitto d’onore solo nel 1981. In questo senso, il documentario è un ottimo strumento per individuare, attraverso lo sguardo del passato, le variabili cardine su cui agire a livello sociale, e per acquisire una maggiore consapevolezza.
Comizi d’amore è però, soprattutto, la testimonianza più autentica e sincera di quello che eravamo, forti delle differenze proprie di ogni posto. Mentre sul piano politico, infatti, si guardava con crescente interesse ai nuovi fenomeni sociali degli Stati Uniti d’America e subentrava il mito del progresso, inteso come miglioramento della vita materiale piuttosto che come sviluppo culturale, gli italiani si appassionavano sempre più a Carosello. Proprio la televisione infatti, dal fine pedagogico che le era stato attribuito agli esordi, era finita con il diventare il mezzo di distrazione di massa che è tuttora, guidata dalla priorità assoluta di intrattenere e caratterizzata dall’uso di un’informazione volutamente manipolata e plasmata, al fine di condizionare sempre di più le scelte dei fruitori.
La nuova Italia diventa protagonista della commedia all’italiana, il felice periodo creativo in cui vengono prodotte commedie brillanti con contenuti profondi: alle scene comiche e agli intrecci tipici del genere, si affianca sempre una pungente satira di costume. Dei fermenti dell’epoca sono testimoni ironici e divertiti i maggiori talenti dell’epoca, che hanno saputo incarnare magistralmente i vizi e le virtù, i tentativi di emancipazione e gli involgarimenti degli italiani del boom: Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Vittorio De Sica e Totò sono i più simbolici, in film come I mostri di Dino Risi, Il medico della mutua di Luigi Zampa e I soliti ignoti di Mario Monicelli.
Le “dittature” di matrice culturale che si sono succedute negli ultimi decenni, amplificate dalla rivoluzione digitale e di carattere oramai globale, hanno contribuito a creare una forma egualitaria di sapere che, nei fatti, si è tramutata in non-cultura in quanto intrisa di ripetitività, facendo venire meno ogni eccezionalità. In un mondo dove si crede solo a ciò che si vede e che viene presentato come vero, la lotta per affermare la proprio identità, diversità e libertà lascia il posto all’ambizione di “essere come”.
Pasolini si era messo “fuori tempo”, aveva guardato avanti, presentendo molto della società moderna. Dopo i quasi quarant’anni che ci separano dalla sua intuizione, ora possiamo effettivamente dire che aveva ragione: il processo si è compiuto, la cultura tradizionale italiana è scomparsa. La sua feroce critica al sistema consumistico e al totalitarismo massmediatico – che al tempo poteva apparire un po’ forzata – è oggi più che mai attuale, visto il corrente dominio assoluto della società dell’immagine e la conseguente mercificazione totalizzante di tutti – o quasi – gli aspetti della vita. Le sue riflessioni possono allora servire oggi come spunto per la creazione di una società che vada oltre l’obsoleto modello consumistico e, sul campo della comunicazione, per un’informazione che sia per quanto possibile libera, indipendente e consapevole.
La Versilia, meta turistica tra le più amate d’Italia, carica di ricordi e suggestioni del periodo più rigoglioso della musica nostrana, ammalata e ammaliante passerella degli artisti più amati e ricordati, da Mina a Luis Armstrong. La Versilia, simbolo di quel boom economico che lanciò l’Italia sul podio dei paesi industrializzati economicamente più importanti. La Versilia, insomma, e in particolare, Pietrasanta, che ne è il centro geografico, che il 13 maggio si vestirà di jazz, in memoria di uno dei più grandi trombettisti del mondo, che da queste parti visse e suonò.
Il suo nome era Chet Baker, musicista e artista intenso, capace di penetrarti l’anima con ogni assolo, perché vivo nel proprio strumento, ma anche proprietario di una voce che con fragilità è delicatezza, inventava mondi. Chet, che suonava alla Bussola ingaggiato dal mai dimenticato Bernardini (e chi altrimenti?), Chet che si indignava per il pubblico della Bussola, così mondano e disattento, Chet che veniva derubato della sua tromba, che lo stesso Bernardini gli ricomprava. Chet, insomma che, da un’idea di Adolfo Lippi, noto giornalista e regista di spettacoli e concerti nonché appassionato di jazz, con l’aiuto organizzativo e la produzione sicura di Franca Dini, la direzione artistica di Gianfranco Fasano, autore storico, tra i migliori degli anni ottanta e novanta, e la conduzione di Dario Salvatori, viene commemorato in una serata che si promette di caratura nazionale.
Tra gli ospiti che ripercorreranno l’avventura del grande jazzista, vale la pena ricordare Antonello Vannucchi, già membro (vibrafonista per la precisione) de il Quartetto di Lucca, formazione che accompagnava Baker nelle esibizioni nel locale versiliese; Domenico Manzione, sottosegretario di Stato al ministero degli interni e autore del libro “Il mio amico Chet: storia un po’ vera e un po’ no, del processo a Chet Baker“; Tiberio Timperi e lo stesso Salvatori, memoria storica della musica italiana, con particolare passione per gli anni sessanta.
Ma il valore aggiunto della serata lo troviamo nel gruppo che accompagnerà musicalmente il convivio, gruppo formato da musicisti di assoluto valore, quali Rita Marcotulli, Roberto Gatto, Giovanni Tommaso, Pietro Tonolo e Alessandro Presti. Uno splendido appuntamento all’insegna del jazz quindi, che vedrà, di nuovo, la Versilia, protagonista assoluta della musica e il talento puro e cristallino di Baker ricordato come merita a trent’anni dalla scomparsa.
Elisa annuncia l’uscita del suo nuovo album di inediti in autunno.
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Il nuovo progetto discografico, il primo con l’Universal Music dopo anni con la Sugar di Caterina Caselli, è l’ideale seguito di “On” del 2016.
L’album è attesissimo visto che doveva uscire già nell’ottobre 2017, poi rinviato perchè l’artista di Monfalcone ha preferito prendersi più tempo per preparare questa nuova produzione. In occasione del concerti-evento all’Arena di Verona, a settembre 2017,la Elisa aveva detto:
“Doveva essere un album celebrativo, con cose ‘vecchie’ che non avevo mai fatto ascoltare prima. Ma mi sono resa conto che la mole di lavoro per questi concerti era enorme. Quelli della mia nuova casa discografica mi hanno detto di prendermi il mio tempo per fare il miglior lavoro possibile e ho capito che era giusto“.
Nel nuovo album diversi sono gli ospiti, soprattutto reclutati dalla nuova scena indie italiana, da Calcutta a Tommaso Paradiso (con cui ha già collaborato nel singolo di Takagi e Ketra, “Da sola in the night”).
Ricordiamo che il 13 aprile Elisa ha pubblicato un nuovo singolo inedito, “Will we be strangers” (leggi nostro articolo), brano che non è sicuro se sarà incluso all’interno del nuovo album.
In attesa di ulteriori notizie sul nuovo album, vogliamo segnalarvi le ultime date del Tour Europeo Elisa 2018:
Mentre Liberato con un post su Facebook e un pugno di videoclip ben strutturati con milioni di visualizzazioni e grazie a una campagna di marketing virale basata sostanzialmente sull’idea di Anonymous, senza passare mai attraverso i media tradizionali e bypassando ogni rapporto di corpi intermedi (recensioni, interviste, firmacopie, partecipazioni a festival, etc.) per arrivare direttamente al pubblico seguendo il modello in voga adesso anche in politica, riempiva il Lungomare di Napoli con ben 20 mila giovani provenienti da tutta Italia tutti in piedi con il telefonino in mano per fotografare e riprendere l’evento condito da una sorta di trap neomelodica in stile 4.0, da tutt’altra parte a Rimini, grazie alla notizia apparsa sul vecchio media mainstream delle generazioni più adulte, Il Resto del Carlino, nelle pagine della cronaca locale, si arrivava a conoscenza che veniva abbattuto dalle ruspe – non quelle salviniane – il Velvet, storico rock club alternative riminese che in 30 anni aveva ospitato i più importanti concerti rock italiani e internazionali, quelli con gli assoli di chitarra e batteria e con testi spesso impegnati, senza riprese coi telefonini, senza fans in lacrime, ma di fronte solo a un gruppo di operai intenti al loro “sporco” lavoro.
Credo che in queste due notizie, lontane geograficamente e generazionalmente e mediaticamente, ma mai così vicine storicamente si possa segnare una data che segna lo spartiacque tra la musica delle nuove generazioni under 30 figlie dei social e la musica indie pop rock alternative della generazione dei padri: il 9 maggio.
Nasce l’indipendenza dal mainstream e dagli indipendenti.
Segnatela in calendario. Che sia una data per la Rivoluzione musicale oppure la sua Restaurazione ce lo dirà solo la Storia, appunto. Quella la fanno i vincitori, vediamo chi vincerà. Intanto una nuova storia di un nuovo percorso indipendente è partito. Tanto che la data del 9 giugno a Milano ha cancellato tutti gli eventi precedenti e concomitanti su quella città tanto da fare apparire in modo chiaro quanto sia visto questo evento come un modello innovativo capace di superare tutti gli altri. Giusto seguirla tutta questa nuovissima scena, dunque, ascoltarla, selezionarla e parlarne. Mmh ah ah ah, come tanti Young Signorini.
Ormai sono mesi (da quando il 13 febbraio su YouTube è sbucato dal nulla un brano intitolatoNove maggio) che il mondo della rete e i fan dell’hip hop – rap italiano si chiedono chi è LIBERATO, il rapper che senza svelare la sua identità racconta Napoli in napoletano, cantando brani contemporanei immersi nella più classica tradizione partenopea.
I suoi Video hanno milioni di visualizzazioni, ma dietro il suo nome (d’arte … si suppone) non si sa se si nasconde un artista noto o sconosciuto? Quello che si sa è l’assoluto anonimato di questo personaggio che carica brani su YouTube ma non li vende su iTunes, che non pubblica album e che si nasconde in pubblico. C’è chi dice si tratti di Livio Cori, chi invece sostiene che l’anonimo sia Davide Panizza dei Pop X, e chi invece è sicuro che dietro la “maschera” non ci sia una “persona reale” ma semplicemente un ingegnoso progetto che mette insieme un team formato da cantante, produttori e comparse guidato dal regista dei video del rap anonimo, Francesco Lettieri (napoletano, classe 1985, già collaboratore di Calcutta, Thegiornalisti, Emis Killa, Motta).
Comunque sia l’anonimato paga, perchè la curiosità monta sempre di più, creata ad arte e alimentata in modo certosino con iniziative come quella di questa sera, 9 Maggio (data che poi è il titolo di una famosa canzone del rapper), sul lungo mare di Napoli, dove si è tenuto un concerto preannunciato sui social con poche e laconiche parole:
“Nove maggio – Napoli – Lungomare – Tramonto – Gratis“.
E nemmeno a dirlo, la Rotonda Diaz, sul lungomare di Napoli, protetta da duecento tra agenti della polizia, carabinieri e finanzieri, si è riempita di migliaia di ragazzi (si parla di 20mila persone). Ufficialmente l’area per il pubblico – avente due varchi d’accesso con controlli severi, metal detectore divieti d’accesso alle macchine fotografiche professionali e alle videocamere – avrebbe dovuto permettere l’accesso solo a seimila persone, ma chi non è riuscito ad entrare nell’area ha comunque assistito al concerto da fuori.
Il nostro ha anticipato il suo arrivo con una diretta su Instagram, direttamente dalla barca su cui viaggiava per arrivare sul posto, mentre sul palco a scaldare il pubblico ci pensavano i Nu Guinea. Alle 20.30 l’ANONIMO si è presentato sul palco senza svelare nuovamente la sua identità, accompagnato addirittura da sei sosia tutti incappucciati e con fazzoletto sul volto come lui, ed esclamando:
“Ue, ue, ue, comme cazz’ site bell!”, “Quanto siete belli!”
Liberato ha cantato tutti i pezzi che ha pubblicato in questi mesi, da “Nove maggio” a “Gaiola portafortuna”, “Tu t’e scurdat’ ‘e me”, “Me staje appennenn’ amò”, fino a “Intostreet” e “Je te voglio bene assaje”, compreso un omaggio a Pino Daniele con “Quanno chiove”.