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Emilio Munda: Il Mestiere dell’Autore – Intervista

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di Claudio Ramponi

Emilio Munda è un giovane autore, compositore, produttore ed arrangiatore che in pochi anni ha collaborato con decine e decine di artisti e con diverse etichette.
Uno dei suoi ultimi brani, “Può succedere”, è finito nel nuovo album dei Nomadi, “Nomadi dentro” .
Il nostro Claudio Ramponi ha voluto intervistarlo e ne è venuta fuori una bella chiacchierata.

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INTERVISTA Emilio Munda

Come saprai il nostro magazine porta avanti una campagna di sensibilizzazione per dare il giusto pubblico riconoscimento agli autori, sempre più spesso ignorati o dimenticati quando si parla o si scrive di canzoni.

Come vivi tu il mestiere di autore? E, soprattutto, è possibile oggi riuscirne a viverci?

Partiamo dal fatto che la musica non è considerata un lavoro, perché a differenza di tanti altri lavori, ci si mette un impegno esagerato, da non considerare i guadagni in proporzione al tempo impiegato. Come dico sempre, se tutti lavorassero così, l’Italia sarebbe sicuramente un paese migliore. Personalmente vivo la musica come un lavoro che ripaga con le soddisfazioni più che economicamente, riuscire a viverci è possibile, ma bisogna fare dei grandi sacrifici, investire molto tempo nello studio e accettare anche di buttare molte composizioni imperfette per arrivare a grandi risultati.

Come nasce una tua canzone? Parti da una linea melodica, da un giro armonico, da una frase o che altro?

Le canzoni più belle, più genuine nascono nel momento che decidono loro. Non c’è un metodo preimpostato, a volte una canzone può nascere in macchina, o da un giro di chitarra mentre suoni con gli amici, o da una melodia che hai in testa appena ti svegli. A volte quando si decide di scrivere per un artista specifico, si prova ad analizzare il suo stile per immaginarlo in una soluzione innovativa, valorizzando le sue caratteristiche vocali pur mantenendone l’essenza; in quel caso occorre utilizzare creatività e ragionamento per raggiungere l’obiettivo.

Scrivi solo la parte musicale o anche il testo?

Quando posso cerco sempre di scrivere insieme testo e melodia, il risultato è sempre migliore. A volte se ho un’idea melodica particolarmente adatta all’artista, cerco di non snaturarla, la porto a termine tramite il classico “fake english” per poi cucire la metrica del testo in modo da mantenerne la stessa forza iniziale.

Leggo che sei sotto contratto con la SugarMusic, per cui immagino tu debba produrre un minimo di brani alL’anno. Hai dei cassetti ben forniti cui attingere o scrivi su commissione?

Ho un repertorio di oltre 250 canzoni, ma chiaramente la moda e le tendenze costringono continuamente a produrre composizioni in linea con il mercato. Quando si parla di tenersi aggiornati, non basta modernizzare un arrangiamento, ma anche rivisitare testo e melodia completamente, in quel caso si preferisce sempre puntare a nuove composizioni.

Ci sono canzoni che nascono di getto, altre che richiedono gestazioni lunghe e laboriose. Ti sei mai trovato in crisi d’ispirazione ed allo stesso tempo pressato per fornire nuovo materiale?

Se sì, come hai risolto il problema?

Quando ci sono ritmi di lavoro intensi può capitare anche questo. Il metodo migliore è staccare la spina per un po’, nonostante ci sia davvero tanta urgenza di produrre. Poi in genere preferisco spendere un po’ di tempo ascoltando musica che mi piace, che mi stimoli, per rilassare un po’ la tensione. Chiaramente come ogni lavoro artistico, “si dà quel che si ha” in quel momento. Non si può ridurre tutto a commercio e prodotti “uso e consumo”, ma il bravo compositore in casi estremi metterà oltre all’arte anche “il mestiere” che ha acquisito con il tempo.

Nell’ambiente della musica leggera sento parlare di circoli chiusi in cui è molto difficile entrare. Tu bene o male ci sei riuscito. Ti ritieni bravo, fortunato o… debitore nei confronti di qualcuno?

Vivendo nel centro Italia e quindi lontano da città come Milano e Roma, sono soddisfattissimo di tutto quello che ho costruito, perché oltre ad averlo guadagnato con fatica, posso dire che le canzoni che ho scritto hanno davvero convinto gli artisti che le hanno scelte. Ho iniziato a inviare brani tramite le varie email che trovavo via web, per cui a poco a poco, crescendo il mio curriculum ho potuto acquisire credibilità in questo ambiente. Non ho avuto privilegi, mandavo brani come un perfetto sconosciuto e ora guardando indietro, questo mi rende molto più contento e ripagato di tanti sforzi.

Che consiglio daresti ad un autore emergente che voglia farne seriamente il proprio mestiere?

Innanzitutto non bisogna mai arrendersi, all’inizio ci saranno senz’altro molte porte in faccia. Per ottenere dei buoni risultati occorre formarsi, sperimentare e contemporaneamente non sentirsi perfetti. Bisogna anche tenere d’occhio il mercato attuale per avere a fuoco i giusti criteri di composizione. Se si iniziano ad avere risultati positivi, è importante non sentirsi arrivati, altrimenti ci si perde in vaneggiamenti che rischiano di compromettere la creatività. Non avere paura di buttare via idee che non convincono e non avere fretta di terminare le canzoni.

Pensi di aver già scritto una “numero uno”?

Ogni volta che termino un nuovo brano credo sempre sia quello più bello, “il numero uno”, almeno finché non arriva il successivo… infatti poi con la giusta auto-critica vado sempre a trovare i difetti nei lavori precedenti. Ho dei lavori che chiaramente preferisco, molte volte sono lavori fermi nel cassetto da diversi anni, in cui credo molto (a volte troppo). Alcuni tra questi li ho visti arrivare a destinazione dopo molti anni.

Giusto a proposito: su FareMusic c’è un mio articolo (leggi QUI) che parla di successi a scoppio ritardato. Cosa ne pensi?

Sì, avevo letto quell’articolo… vuol dire che non basta scrivere belle canzoni, occorre anche “centrare” il giorno, il mese, l’anno e l’artista perfetto con cui farle approdare nel mercato discografico. Credo sia una bellissima sensazione vedere risorgere un brano fermo da tanti anni che solo per il suo fascino va a riprendersi il successo che gli è stato negato alla nascita. Chissà quante canzoni sono ferme negli album, sconosciute al mondo, con le potenzialità di hit internazionali.

A parte Mina, che per chi fa questo mestiere equivale ad una “Laurea cum laude”, per quale artista ti piacerebbe scrivere?

Mi piacerebbe scrivere per qualche cantautore di spessore, per tentare una scrittura ibrida tra il mio stile e lo stile storico dell’artista stesso, scoprire quale predominerebbe al termine del lavoro e se il risultato finale potrebbe rappresentare una sorpresa positiva ed edificante per entrambi. Se dovessi fare nomi direi Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Cesare Cremonini, Ligabue.

Chi sono i tuoi autori preferiti e quelli che ti hanno più influenzato? Ce n’è qualcuno che ritieni inarrivabile?

Potremmo raggruppare tutto in unica domanda, poiché gli autori che probabilmente mi hanno influenzato sono anche inarrivabili, quali Battiato, Gaetano Curreri, Mogol. Ci sono poi autori di nuova generazione che potrei ritenere inarrivabili semplicemente poiché in alcuni casi, come dicevamo precedentemente, ci sono circoli chiusi in cui è molto difficile entrare, anche semplicemente per lavorare insieme.

Progetti per il prossimo futuro?

Uscirà proprio oggi 24 novembre un mio nuovo inedito dal titolo “Il sole contro”, contenuto in “Anime di Carta – Nuove pagine”, il nuovo disco di Michele Bravi. So che Michele lo sta già cantando nel nuovo tour da poco iniziato, prima ancora dell’uscita del disco. Poi ho diversi brani opzionati da artisti in uscita da qui al prossimo anno, ma finché non escono le tracklist definitive non si può mai avere la certezza che le canzoni abbiano trovato dimora fissa.

E per il lungo termine? 

Progetti a lungo termine non ce ne sono purtroppo… si lavora nel quotidiano e si vedono i risultati forse dopo un anno, a volte due…

Le tue risposte denotano una grande maturità, quanti anni hai?

35 

Bene, ti auguro che la tua “Può succedere” scritta per i Nomadi possa darti le stesse sioddisfazioni che “Io vagabondo” ha dato ad Alberto Salerno.

 

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Claudio Ramponi

Claudio Ramponi
Cremona 08-08-1956
Comincia a studiare musica all’età di 8 anni presso la Banda Musicale Cittadina di Romagnano Sesia.
Nel 1971 forma il gruppo Pick-up con Franco Serafini e Claudio Allifranchini.
Nel 1973 sempre con i Pick-up collabora con l’Orchestra di Luciano Fineschi ed inizia a studiare basso e chitarra classica col M° Antonio Mastino.
Nel 1974 con i Museum inizia professione di musicista suonando nei principali dancing del Nord Italia.
Nel 1975 passa con i Fango (che cambieranno poi il nome in Fantastic Big Orchestra e quindi Fragola & Panna) restandoci fino agli inizi del 1978, dovendo interrompere causa servizio militare, prestato nella Fanfara della Brigata Alpina Taurinense in cui suona il trombone a coulisse.
Nel 1979 entra a far parte dei Panda appena prima della scissione del gruppo e con i fuoriusciti membri forma il gruppo Everest con cui registra per la PolyGram Italiana il singolo “Hey città / Park Hotel”.
Nel 1982 scrive gran parte dei testi per l’album di esordio di Franco Serafini, tra cui il singolo “Se ti va cosí”.
Nel 1984 si iscrive al Conservatorio Antonio Vivaldi di Novara dove studia contrabbasso per 2 anni col M° Giorgio Giacomelli e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio sotto la guida del Mº Gabriele Manca.
Dal 1986 al 1997 lavora come bassista freelance con diversi gruppi ed orchestre tra cui Kalliope, Working Brass, Cabarock, Diego Langhi Big Band, Claudio Allifranchini Big Band, Daniele Comoglio Quartet.
Collabora inoltre con la Vetriolo S.r.l. alla realizzazione di jingles pubblicitari in onda sui principali network nazionali.
Nel 1991 conosce Raffaele Fiore e con lui collabora alla realizzazione dei testi ed arrangiamenti oltre alla produzione dell’opera rock “4uattro” portata in scena in diversi teatri del novarese tra cui il Faraggiana di Novara, il Silvio Pellico di Trecate ed il Comunale di Oleggio.
Contemporaneamente collabora come polistrumentista con la Compagnia La Goccia di Novara per le rappresentazioni teatrali dei musical “Jesus Christ Superstar”, “Hair”, “Tommy” e diversi Concerti Tributo ai Beatles.
Inoltre si unisce, in qualità di corista, al gruppo A Fourty One che allestisce un mega tributo ai Queen con due gruppi contemporaneamente sul palco ed un coro di 20 persone, portato in scena in diversi palasport, teatri e locali di Piemonte e Lombardia tra il 1992 ed il 1995.

Nel 1997 si trasferisce a Tenerife, Isole Canarie, dove tuttora risiede esercitando la professione di musicista nei principali hotel.

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