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Virginio, “Cubalibre” e la libertà di sbagliare – INTERVISTA

È tempo d'estate e la discografia lancia, ahimè, il “pezzo estivo”. Non è il caso di Virginio Simonelli, che col suo nuovo singolo “Cubalibre”

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È tempo d’estate e la discografia lancia, ahimè, il “pezzo estivo”. Non è il caso di Virginio Simonelli, che col suo nuovo singolo “Cubalibre”, nonostante il titolo e l’atmosfera trascinante del brano potessero far pensare che il pezzo strizzi l’occhio ad una canzone estiva, per Virginio diventa l’occasione per ribadire concetti già espressi nelle sue ultime pubblicazioni (Semplifica e Rischiamo tutto) legate al concetto di leggerezza che non è sinonimo di superficialità.

Nei casi precedenti erano stati Italo Calvino e Freud ad ispirare i lavori precedenti, stavolta è Gandhi a dare l’input per questo nuovo testo, la sua idea incondizionata di libertà.

Sono sempre diverse le situazioni in cui sento Virginio per intervistarlo, lui a New York, io seduto in una cattedra in attesa di riunioni pomeridiane a scuola, stavolta Virginio è in giro per Milano, fanno da sottofondo musicale il caos cittadino, le sirene di questa città meravigliosa e col cuore pulsante, io sono seduto comodamente sul mio LC3, ma nell’immaginario stiamo seduti da qualche parte e bere un cuba libre…

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INTERVISTA VIRGINIO

Ciao Virginio, di nuovo bentornato, mi dispiace non avere avuto modo di venire alla presentazione alla stampa fatta il 7 giugno di “Cubalibre”, ci tenevo ad esserci, alla prossima vedrò di non mancare.

Ciao Antonino, va bene, sempre in giro per lavoro, allora ti aspetto intanto alle nuove presentazioni.

Come procede il tuo lavoro? Siamo alla terza pubblicazione in attesa di un album di inediti, mi piace ci sia una continuità, anche grafica in questo lavoro, c’è sempre un’immagine di te da bambino, qui suoni ancora il tuo tamburello.

Sì, diciamo che c’è una continuità anche nella veste grafica di tutto il lavoro, ho studiato grafica e design qui all’Accademia di Milano, siamo stati attenti ad utilizzare una grafica che potesse rappresentare il lavoro nella sua complessità, come vedi anche l’uso del font è costante nella copertina dei tre singoli usciti finora, l’esecuzione è ad opera di Rita Sposito.

Andiamo a “Cubalibre”, hai scritto un’altra canzone, dopo “Semplifica” e “Rischiamo tutto”, dal ritmo trascinante, diventa sempre più sapiente l’uso dell’elettronica. Ho temuto che il titolo nascondesse una canzone estiva, aggettivo che di mio, nell’uso specifico in musica non apprezzo, poi ho ascoltato il brano e le mie perplessità si sono frantumate, anche stavolta hai colto l’occasione per un momento di riflessione.

Sì, a dire il vero non ho mai pensato ad un “pezzo estivo”, sono scelte discografiche che non sono in linea con le mie idee, ciò non toglie però che mi piaceva l’idea di un brano leggero, abbiamo pensato ad un arrangiamento elettronico ma elegante.

Per il testo mi sono lasciato trascinare dall’idea di libertà di Gandhi, ho letto cose stupende sul suo concetto di libertà che lui considera vitale, a volte si è intrappolati e avviliti all’idea di voler controllare tutto, ma è anche giusto che, senza apparire superficiali, le cose prendano il loro corso.

Essere liberi vuol dire anche avere la libertà di sbagliare, di aver coraggio nel prendere delle decisioni, di vivere la vita.

Cubalibre è nata passeggiando per le strade de L’Avana, qui ho riscoperto la meraviglia delle cose semplici. Questo mi ha lasciato Cuba. Non puoi sempre avere il controllo di tutto, a volte devi imparare a lasciar andare. E un Cuba Libre diventa un pretesto per lasciare che le cose vadano per la loro strada, anche solo per una notte.

Ci stava che tu stavolta, dopo avere scomodato Calvino e Freud scomodassi un altro grande pensatore… Cosa intendi quando dici che balli su pezzi di un’altra estate? Su quali pezzi di un’altra estate ti piace ballare?

Qui in realtà c’è un equivoco, ma che in qualche modo è voluto, diciamo che questa frase ha una doppia valenza, non mi riferisco a pezzi in quanto brani di un’altra estate, ma a pezzi di vita vissuta in estati precedenti che ti rimangono dentro e di cui fai tesoro.

Cos’altro stai facendo per il momento, scrivi per artisti che portano poi la tua musica in tutto il mondo, hai qualcosa che bolle in pentola oltre al tuo progetto discografico?

In questo momento sto lavorando molto ma, capirai, non ti posso anticipare nulla.

Non insisto, intanto buon lavoro e ci sentiamo spero presto in autunno e magari ti auguro, penso tu con la tua musica abbia tutte le carte in regola per potere partecipare al Festival, attorno a febbraio. Un abbraccio e a presto!

Grazie Antonino, un saluto ai lettori di faremusic, un abbraccio speciale a Mela (Mela Giannini, direttore di faremusic, nda).

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