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“Le signore della musica italiana”: Donatella Rettore – INTERVISTA

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Donatella Rettore intervistata per la Rubrica: Le Signore Della Musica Italiana.

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Quando un Cancro e un Toro si incontrano, è facile che scatti l’affinità. Nasce il legame karmico: uniti da solidità di sentimenti, energici e affidabili, amanti del buon cibo e del buon vino, riescono a nutrirsi uno dell’altro.
E, in una domenica mattina piovosa e tristignaccola di marzo, un Cancro febbricitante (Donatella Rettore) e un Toro curioso (Io) chiacchierano piacevolmente per quasi un’ora come se si conoscessero da sempre.

Prima di iniziare la nostra conversazione, mi ero riguardata alcuni video di Donatella (Dada per i fans, che sono ancora tantissimi) e mi ero soffermata su una sua esibizione del 1981 a POPCORN: DIVA la canzone, lei così meravigliosamente rock, con quel fisico da modella, le gambe lunghissime e un giubbotto da delirio, una presenza scenica che lasciava senza fiato e infinite spanne sopra alcune cantanti attuali che, al massimo della performance, arrivano a strizzare gli occhi o a passare il microfono da una mano all’altra.

Lucio Dalla lo aveva già capito quando, nel 1973, le aveva affidato il ruolo di “spalla” nel suo Tour: era presente solo in tre tappe, cantava solo tre pezzi ma già si intravedeva il suo talento e il suo essere sfrontato e determinato.

Donatella Rettore

INTERVISTA A DONATELLA RETTORE

Donatella, sei una donna che , almeno nell’immaginario di noi ragazze anni ’70, rappresentava la trasgressione, la libertà e il coraggio di essere se stesse, fuori dai canoni e dai paletti tradizionali, una donna sicura che non ha mai avuto problemi a dire la verità, senza peli sulla lingua. Eri proprio così o era solo un personaggio che ti eri creata, che ti eri cucita addosso?

Ma no, io ero esattamente così, un’incosciente che non aveva paura di lanciarsi nel vuoto, che veniva cacciata da scuola per la sua intemperanza ma la verità non sono mai riuscita a trattenerla.

Figlia di un’ attrice goldoniana, tutta arte–teatro-prosa-sacrificio, che guardava con disprezzo quella musica che chiamava “leggera”, che definiva “soubrettes” quelle che io ritenevo “rockers”, e con la quale avevo un rapporto decisamente conflittuale: lei autoritaria, io figlia unica e intemperante, non potevano che nascere scintille. Mio padre, quando scoppiavano queste liti epiche, preferiva ritirarsi in buon ordine e usciva di casa.

E’ notizia di questi giorni che Paola Gallo, storica voce di Radio Italia, ha lasciato l’emittente perché non si sente più rappresentata da quella linea editoriale. Che ne pensi?

Ma evviva le donne che non si fanno più mettere i piedi in testa!
Hanno distrutto la categoria dei DJ che, un tempo, promuovevano ciò che a loro piaceva e così uscivano i grandi artisti. Si portavano a casa pile di vinili nei loro zainetti e la sera se li ascoltavano, magari facevano le 3 del mattino, ma selezionavano i migliori, secondo il loro gusto e la loro esperienza musicale. E così ci facevano conoscere i Baglioni, i De Gregori, i Venditti.

Oggi gli artisti che hanno successo, se ci fai caso, sono tutti ricchi di famiglia, vedi Noemi o Tommaso Paradiso, altrimenti non vai da nessuna parte.

Io ho fatto un feat. con Tommaso Zorzi, uno dei protagonisti di Riccanza (il reality su MTV) e che ora sta partecipando a Dance Dance Dance su Sky, che ha ottime probabilità di vittoria: è figlio di un miliardario, non può non sfondare.

Interessante disamina, non ci avevo mai pensato. Ritenevo che le storie personali tristi facessero più presa sul pubblico, tipo Marco Carta ad Amici.

No, secondo me non più. Piano piano anche AMICI prenderà un’altra piega, anche grazie all’arrivo di Luca Tommassini che, essendo un “capo”, imporrà le sue decisioni.
Maria De Filippi è un’autrice intelligente, che non teme il cambiamento, anzi, a me mette persino un po’ paura. Pensa che l’ho conosciuta sarà 20 anni fa circa, a Roma: io facevo agility con i miei cani, stavo allenandomi con Leone (il suo border collie), c’erano anche Paola Barale, Fiorello, Maurizio Costanzo e, ad un certo punto, mentre io ero concentrata e stavo facendo la ricognizione del percorso a mente, sento una voce bassa e roca che mi sussurra nell’orecchio, “Buonasera” (e qui Donatella imita perfettamente il tono di voce della De Filippi). Mi è preso un colpo!!!

A proposito, non ti hanno mai chiamata per proporti di fare il giudice in un talent?

MAI.

Tu che hai venduto più di 16 milioni di dischi, hai sentito della polemica su Spotify, la piattaforma di musica in streaming, che ha bloccato le App pirata che accedono alla versione Premium a pagamento e gli utenti illegali hanno protestato? Vorrebbero musica gratuita da ascoltare sul loro cellulare da 800 euro.

Io su Spotify pago il mio abbonamento mensile da 10 euro. Il diritto d’autore è e deve essere inalienabile. Mi ricordo che nell’85 feci un “Microfono d’Argento” e c’era Michele Mondella (il discografico morto un paio di mesi fa all’età di 70 anni) e …
[qui la voce di Donatella si incrina al ricordo dell’amico, per il quale aveva anche scritto un tweet commosso: “E così rimango più sola che mai. Il mondo della musica e dello spettacolo non hanno più lacrime. Caro Mic, ci abbiamo provato. Ora sarai certamente con tutti i nostri amici… Ti voglio bene, Dona”.]
E’ un momento tristissimo, se ne vanno tutti i migliori, forse perché non ce la fanno più.
Dopo una settimana ci ha lasciato anche David Zard, poi Bibi Ballandi: sembra che si chiamino tra di loro.

Tu hai vissuto una sorta di Golden Age della musica, hai partecipato a tanti Sanremo: a proposito, hai seguito il Festival targato Baglioni di quest’anno?

Non tutto! Era lunghissimo: ormai ci manca il dono della sintesi. Lo spettacolo non può essere troppo menoso, ma più stringato e tagliente. Purtroppo noi abbiamo in mano questa cosa che si chiama telecomando: cambi programma ed è finita, non torni più indietro.

Riascoltando i tuoi brani facevo una riflessione di questo genere: ti hanno sempre associata alla trasgressione ma tu hai affrontato anche temi importanti, come il suicidio di Tenco in “E’ morto un artista”.

No, questa è una bufala che circola: il testo non si riferiva a Tenco ma ad un attore famoso del tempo che mi piaceva. Anzi, io trovo che la morte di Tenco sia una cosa un po’ isterica.

In che senso isterica?

Sanremo è un grande baraccone e tu devi mettere in conto che esiste la possibilità che ti caccino. Io per anni ho evitato di andarci perché so che non reggo quel tipo di pressione e tutto quel chiacchiericcio che c’è intorno. Se lo soffri, stai a casa. Tenco era già famoso ma voleva a tutti i costi fare successo, ma quello non era certo il mondo giusto per lui. Né Paoli, né De Andrè sono andati a Sanremo: solo lui, che, tra l’altro, era già partito da casa con una pistola.

Invece nel brano “Caro Preside” del 1977, già affrontavi il tema della pedofilia e delle molestie sul luogo di lavoro. Sono passati 40 anni e non è cambiato nulla, dunque.

E nulla mai cambierà. Le molestie esistono everywhere, nel mondo della musica, del cinema, del teatro ma anche in quello della scuola, della banca, etc.

Il maschio è cacciatore ma dipende dal modo in cui lo fa. Se mi allunghi una mano sul culo, ti arriva un manrovescio che ti stendo.
E’ che le donne si vergognano e sono portate a tacere.

Tu hai mai subito molestie?

Non si sono mai azzardati, perché intuivano che avrei ripagato con la stessa moneta. Ho subito molestie da parte di donne, quello sì,e non ero preparata, mi spiazzavano.
Una volta successe che, molestata da una donna, reagii in modo violento, presi la porta e me ne andai immediatamente.

Ma si può sapere chi era questa donna?

No, non posso dirlo perché è un nome molto grosso.

Tu hai mantenuto amicizie nel mondo dello spettacolo?

Ma certo! Poi, da quando non si vendono più dischi, siamo diventate amiche tutte! (ride) Tranne qualcuna che è proprio fuori di melone, con le altre si è in buoni rapporti: sono amica con Marina Fiordaliso, con Ivana Spagna, con Loredana (Bertè) invece è proprio una causa persa.

Perché? Carattere difficile?

Eravamo molto amiche, poi, ad un certo momento, c’è stato un voltagabbana incomprensibile. Forse si è fatta dei film nella sua testa e ha deciso improvvisamente che non lo eravamo più. Ha fatto tutto da sola.

C’è una trasmissione su Sky con Riccardo Rossi che si chiama “I miei vinili”: la conosci?

Certo che la conosco! Io ho addirittura dei vinili in doppia copia! I vinili si conservano anche se la puntina sopra graffia o salta, e hanno tutti una storia da raccontare e un loro grande valore. Il supporto CD, oltre ad essere più piccolo, corre il rischio anche di cancellarsi per sempre: questo è il motivo del grande viale del tramonto del CD, oltre a mancare di fascino.

Ma quali sono i tuoi vinili del cuore?

Io sono innamorata dei Coldplay. C’erano anche i Maroon 5 che mi piacevano, ma poi hanno fatto un cambio di rotta che non mi ha convinto.

Sei mai andata ad un concerto dei Coldplay?

Io sono andata al primo concerto che hanno fatto in Italia nel 2009, “Viva la vida”, allo Stadio Friuli a Udine, nel loro massimo splendore. Avevo preso i biglietti 6 mesi prima.
Purtroppo non sono potuta andare all’ultimo concerto che hanno fatto a Milano perché dovevo andare ai provini di Tale e Quale. E mi sono così pentita!

Però i Coldplay sono relativamente recenti, io pensavo a qualcosa di più datato.

Va beh, vuoi mettere “Goodbye Yellow Brick Road“ di Elton John?

A proposito, hai sentito che il Popolo della Famiglia ha chiesto di vietare il suo concerto all’Arena di Verona in quanto gay e padre?

Ho sentito sì, e mi sembra tutto così assurdo! Questo rigurgito di fascismo è imbarazzante. Oltre tutto Elton John ci aveva già cantato in Arena. E allora che fanno? Vanno a ripescare cantanti, musicisti, tenori, soprani, direttori d’orchestra gay che ci hanno già suonato e li puniscono retroattivamente? Ma fatemi il piacere, dai!

Donatella Rettore

Chiudo la mia intervista facendole i complimenti per la bella foto che Donatella ha su WhatsApp in compagnia del suo cane Lupo, un border collie con gli occhi azzurri che mi dice essere la sua sveglia del mattino, ulula finchè lei non lo fa entrare nella sua stanza.

Mi confida di aver anche adottato un somarello a distanza, perché tanti di loro, adoperati per la Pet Therapy, quando invecchiano vengono mandati al macello e soppressi senza alcuna pietà.
Chi non rispetta gli animali, non rispetta neanche la vita“, mi dice. Bisogna insegnare alla gente ad amare gli animali.
Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali” diceva il filosofo Immanuel Kant, e a me Donatella sembra un cuore bellissimo.

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