Home Musica Interviste Le Signore della Musica Italiana – MIETTA: 30 anni di carriera

Le Signore della Musica Italiana – MIETTA: 30 anni di carriera

Mietta intervistata da Brunella Vedani per la Rubrica "Le Signore della Musica Italiana". Quest'anno l'artista Pugliese, scoperta da claudio Mattone, festeggia i suoi 30 anni di carriera.

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E pensare che non voleva neanche chiamarsi così…

Anticipiamo la nostra intervista fissata per le 17,00 perché Daniela Miglietta, in arte MIETTA, oltre che artista è anche mamma di Francesco, 7 anni e lei deve assolutamente andare a prenderlo all’uscita da scuola.

Possiamo fare alle 15,30? Così sono più tranquilla e riesco ad andare a prendere Francesco”, mi chiede. Come no? Sono mamma anch’io e capisco perfettamente il problema.

Iniziamo subito, dunque, la nostra chiacchierata.

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INTERVISTA A MIETTA

Mietta, sei reduce freschissima dall’avventura di giudice in Sanremo Young su Rai 1: bilancio dell’esperienza?

Sono molto contenta dell’esperienza che ho fatto, mi sono divertita lavorando con impegno. Ho conosciuto gente nuova, ho rivisto vecchi amici, ho passato delle serate piacevoli anche con Mara Maionchi e Alberto Salerno, ho fatto amicizia con persone dell’ambiente che ancora non conoscevo: è stata una bellissima avventura. Il programma è andato anche bene in termini di ascolti, quindi siamo stati tutti contenti.

A proposito di Sanremo, anche se non si direbbe a giudicare dalla tua freschezza (poi ci spieghi i tuoi segreti), un mese fa è ricorso il trentennale della tua prima volta sul palco dell’Ariston: 1988, “Sogno” la canzone di Claudio Mattone che cantasti, presentata da un giovane Miguel Bosè che metteva tenerezza.

Ero praticamente una bambina, e si vedeva chiaramente che si muoveva e diceva esattamente cosa le avevano suggerito i produttori. Sembravo un robot: mi avevano vestito come volevano, mi avevano detto cosa dovevo fare. Claudio Mattone è stato il mio primo produttore, colui che creò il nome Mietta, dalla contrazione del mio cognome Miglietta. Io non ero per niente contenta di questa cosa: ricordo che stavo facendo le prove del Festival, lui arrivò e mi disse “Tu lo sai come ti chiamerai?” e io risposi: “No. Daniela, forse?”. “ No no, tu ti chiamerai Mietta” e io “Oh no, Claudio, non mi piace per niente! Ti prego, sembra una cosa piccola, un cioccolatino, una cosa insignificante!“, ma lui, inflessibile “E’ giusto così, va bene così e ti chiamerai così”. E da quel momento mi sono dovuta abituare a qualcosa che non mi piaceva.

Tu che hai dovuto giudicare i millennials in Sanremo Young, come ti saresti sentita nei loro panni? Com’era Mietta da ragazzina?

Tutti i giudizi che ho dato sono stati tutti improntati su ciò che io ho vissuto, cantato, pensato. Ciò che io trasmettevo loro era la mia esperienza sul palco. Anche io ho iniziato molto giovane ma i 18 anni di allora non erano come quelli di adesso. Arrivavo da una città di provincia come Taranto, andai a Milano per un provino per uno sceneggiato radiofonico, venni presa tra mille aspiranti: ero timidissima e mi sono trovata immersa in un mondo totalmente sconosciuto. Ho studiato, mi sono fatta un discreto mazzo, come si suol dire, ma le mie belle porte in faccia le ho prese anche io. Quando sono andata da Claudio Mattone, la prima volta, avevo 14 anni: gli feci sentire la mia voce ma lui mi disse che era ancora troppo presto, ero troppo giovane e che sarei dovuta ritornare più avanti. Ho poi avuto la fortuna di diventare popolare molto presto, anche se è un’arma a doppio taglio: allora non c’erano i talent, quando arrivavi in televisione avevi fatto un altro tipo di iter. Anche se io, in realtà, ci arrivai tramite un concorso del RadioCorriere che si chiamava “Nasce una stella”: i miei produttori di allora, Varano e Sanjust, che erano anche quelli di Mia Martini, mi presero con loro e la Fonit Cetra cominciò a farmi incidere dei dischi.

Tu che musica ascoltavi allora? E adesso?

Io sono sempre stata piuttosto eclettica, anche nelle scelte musicali ed è stato forse un po’ il mio danno. Da ascoltatrice spaziavo da Prince ai Queen, agli Eurythmics, gli Spandau Ballet per arrivare a Lucio Dalla, De Gregori, Pino Daniele e Anna Oxa. Ho ascoltato anche tanta musica classica e lirica perché mio papà era un grande appassionato di questi generi.

La tua cover di “Il mondo” di Jimmy Fontana, presente nella colonna sonora del film “Anche senza di te” di Bonelli, verrà inserita in qualche progetto?

Ho un paio di situazioni in ballo perché quest’anno i 30 anni di carriera li vorrei proprio festeggiare come meritano. Sono indecisa tra due progetti che mi sembrano entrambi molto interessanti: vediamo se il nuovo lavoro riuscirà a vedere la luce entro la fine del 2018. Io ci spero molto e ci lavorerò con grande abnegazione. “Il Mondo” è una bellissima canzone che, devo dire, mi è riuscita proprio bene: non pensavo, perché, comunque, è di tantissimi anni fa ma la mia versione mi piace davvero tanto e mi farebbe piacere inserirla nel progetto per i festeggiamenti. Sono tanti anni che non faccio un disco: io non amo fare qualcosa senza aver niente da dire, anche perché la discografia è un po’ finita e se non hai niente da raccontare non ha senso incidere qualcosa tanto per farlo.

Per caso hai seguito Amedeo Minghi come ballerino a Ballando con le stelle?

Guarda, sinceramente l’ho solo intravisto. Tanti anni fa, forse, Amedeo non avrebbe mai accettato una cosa del genere, ma le cose sono cambiate: tanti di noi frequentano i talent e la musica viene fruita in maniera diversa. Ci si adatta e si lascia perdere ciò che si è stati fino ad ora: bisogna ricercare una nuova versione di noi stessi, sempre mantenendo la nostra dignità di interpreti, cantanti, artisti. Per me forse è più facile perché sono nata anche come attrice ma, effettivamente, lui come ballerino è senza dubbio molto originale.

Ma tu, Mietta, vuoi ancora bene a “Vattene amore” oppure quel gattino annaffiato e quel trottolino amoroso ti risultano un po’ ostici oggi?

Devo essere sincera: come per tutti i grandi amori abbiamo avuto momenti di grande scontro. Negli ultimi 15 anni me ne sono di nuovo follemente innamorata: è un brano che mi ha aiutato molto anche se mi ha fortemente connotato. Quando ero giovane sentivo che non mi apparteneva affatto: io ero una ragazza esuberante e mi sembrava che quel brano fosse molto distante dal mio modo di essere. Ma poi, alla fine, è stato molto piacevole conviverci.

Nel ’92 tu cantasti in coppia con Francesco Nuti nel brano “Lasciamoci respirare”, scritto da Biagio Antonacci. Sei rimasta in contatto con lui, l’hai sentito ultimamente?

Francesco l’ho sentito tramite altre persone. Una volta, in un programma della D’Urso, lui era in collegamento e mi chiamarono proprio perché sapevano che avevo cantato con lui. Chiedo molto spesso di lui a Marco Masini, che è amico comune: Francesco purtroppo non riesce più a parlare. Io, in realtà, con lui non avevo un tipo di rapporto continuativo ma ci siamo frequentati molto in quel periodo. Pensa che non doveva neanche essere lui a cantare con me in quel brano, ma Biagio, solo che le case discografiche non si misero d’accordo. Biagio era decisamente meno famoso di adesso e, in accordo anche con lui, decidemmo che sarebbe stato Francesco a cantare insieme a me.

Parliamo ora del difficile ruolo della donna nella nostra società: Mietta ha mai dovuto subire prevaricazioni o umiliazioni in quanto tale?

Se mai le avessi subìte, sono molto sincera, allora non me ne sono accorta, nel senso che tutte le persone alle quali ho detto di no non sono mai andate oltre. Non ho mai subìto soprusi, forse anche perché avevo alle spalle delle persone che mi stavano molto vicino e non sono mai stata avvicinata con intenti malevoli. Di errori, se ce ne sono stati, sono stati di tipo discografico ma non perché qualcuno volesse abusare di me in qualche modo.

Ma per errori discografici che cosa intendi?

Ho accettato cose che non volevo fare. Io, per esempio, non avrei mai voluto cantare “Figli di chi”, scritta da Nek, con I ragazzi di via Meda, giovani cantanti che la Fonit Cetra di allora voleva piazzare sul mercato discografico. Mi sono quasi sentita obbligata dalla mia casa discografica a partecipare a quel progetto: io avrei preferito e dovuto cantare da sola. All’epoca ero molto famosa: Sanremo mi chiamò e io andai con questi ragazzi e quello fu decisamente un errore.

Venendo al quotidiano, visto che tra un po’ dovrai andare a prendere tuo figlio a scuola, è stato difficile essere madre e artista? Hai dovuto fare delle rinunce che ti sono pesate?

Sì, devo dire di sì, è stato molto complicato. Quando sei mamma qualcosa cambia. Senza fare nomi e cognomi di programmi, io avevo scoperto da pochi mesi di essere incinta, ed ero stata chiamata per una trasmissione quando ancora non sapevo di esserlo. Quando ci risentimmo e io dichiarai di aspettare un bambino, mi dissero : “Ah, allora no, è meglio che tu questo programma non lo faccia, metti che succeda che tu ti senta male, che sopravvengano dei problemi… No, davvero meglio di no“. Ecco, questa forse è una situazione che si sarebbe dovuta gestire diversamente: una donna con un bambino in pancia non ha delle menomazioni e deve stare immobile, anzi, forse ha ancora più energia del solito.

Tuo figlio Francesco quanti anni ha? Se volesse seguire le tue orme che cosa gli consiglieresti?

Adesso ha 7 anni ed è un bambino che ama molto la musica: la sente da quando era piccolino, anzi, l’ultimo disco che ho fatto avevo lui nella pancia! Ha una grande passione per la batteria: la suona senza che nessuno l’abbia obbligato a farlo. Io spero che lui possa perlomeno seguirla questa sua passione e se volesse farlo come mestiere io ne sarei assolutamente contenta. Però deve studiare, eh!

Mietta, tu sei anche scrittrice: toglimi una curiosità, che libro hai sul comodino?

“Il codice dell’anima” di Hillman, ma faccio una gran fatica a leggerlo. E lo dico con rammarico, non riesco a dedicarmici tutte le sere. Vado a letto molto presto quando sono con Francesco. Ecco, quello che faccio è raccontare delle grandi favole inventate da me, sono anni che le racconto, anzi, prima o poi ci farò un bel libro che le raccolga tutte, anche se sono molto lunghe: ecco, forse dovrei un po’ accorciarle!

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