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venerdì, Luglio 10, 2020

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IRENE GRANDI E LA RICERCA DELLA PACE INTERIORE – INTERVISTA

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Irene Grandi è sicuramente una delle più importanti e brave artiste dell’attuale panorama italiano. Forma e sostanza, insieme a grinta e intelligenza, sono i lineamenti che più caratterizzano questa grande donna.

Da poco uscita con un progetto discografico che celebra i suoi 25 anni di carriera, “Grandissimo” (leggi nostro articolo), Irene ora si appresta a calcare il palco dell’Ariston al prossimo Festiva di Sanremo con una canzone scritta, tra le altre, da Vasco Rossi.

L’abbiamo incontrata per una lunga e intensa intervista qualche mese fa, chiacchierata che ci ha fatto scoprire una persona fantastica, trascinante, generosa, pronta a darsi completamente in ogni risposta, situazione questa che raramente si presenta con altri artisti del suo calibro.

Di seguito l’intervista che vi invitiamo di cuore a leggere fino in fondo. Buona lettura.

INTERVISTA – IRENE GRANDI

25 anni di carriera : guardo il video di I passi dell’amore e ti trovo uguale all’Irene che era “In vacanza da una vita” (1995) , stesso sorriso accattivante, stessa grinta, stesso look rock. Segreti? Com’era Irene allora? Com’è adesso?

Ho continuato a sperimentare sulla musica cosi tanti aspetti di me, da delle canzoni più cauntorali, a canzoni più rock, a canzoni più pop o più contaminate dal blues, fino a del jazz insieme a Stefano Bollani. La mia curiosità è uguale a quanto ho iniziato, ed ora è sempre uguale a prima, non mi sono fossilizzata su una cosa che mi riusciva e questo mi ha mantenuto “fresca”, con una mente sempre curiosa verso la ricerca musicale e la ricerca di modi diversi di presentarmi al pubblico.

Io ti vidi molti anni fa in un live a Varazze, in Liguria, e rimasi colpita dalla tua grande energia e dalla potenza della tua voce, perché chi ti vede dal vivo lì capisce la grandezza della tua voce. Tra l’altro il tuo ultimo lavoro discografico contiene cinque tuoi grandi successi registrati dal vivo. Cosa significa per te la dimensione live?

E’ molto molto importante, molto particolare. E’ un periodo in cui si fanno tanti chilometri, si viaggia tanto, ci si stanca da morire, però quando si sale sul palco ci si scorda completamente tutto, si dimentica quello che si patisce tra un concerto e l’altro e soprattutto ci si dimentica dell’io, di quella parte di noi che vuole controllare tutto, e da quel momento ci si lascia andare alla musica, ci si lascia andare ad un interscambio di energia con il pubblico, in cui l’ego si annulla e il buon umore prende il sopravvento. lo vedo con i miei musicisti: si parte con l’insofferenza dei gandi viaggi ma poi finita la serata ci si abbraccia tutti, si sorride, si è tutti contenti, si mangia il gelato come dei bambini. E’ un momento molto felice che ti ridà il senso del lavoro che si è fatto… perchè sentire il pubblico che è stato toccato dalla tua musica e dal lavoro che si è fatto è davvero gratificante.

In INEDITA ci sono cinque brani inediti di cui quattro tu sei co-autrice. Ti piace coltivare la scrittura?

Mi piace molto. Mi rendo conto che mentre sul palco sono completamente tranquilla, sulla scrittura sento il bisogno di confrontarmi anche con altri autori. Comunque mi piace di più scrivere i testi che la musica. Per quanto riguarda la musica, qualcosa la scrivo, ma a livello melodico. Il momento della scrittura per me è come un “dialogo”, anche qui uno scambio. Scrivere è un modo di esprimersi, una esigenza che mi è arrivata con il tempo, con l’aver vissuto, aver fatto delle esperienze che possono essere raccontate. Per questo motivo mi sta piacendo sempre più l’aspetto della scrittura, soprattutto quando sono fuori dall’attività live, mentre si sta costruendo un album. E’ un’attività che mi riempie molto le giornate, che trascorro creativamente facendo il mio lavoro, pensando a testi e parole.

irene grandi

Quando non sei in tour cosa fai, oltre a scrivere e a lavorare sulla tua musica? So che abiti sulle colline fiorentine, che studi yoga, che ti dedichi alla ricerca spirituale. Insomma cosa fai durante le tue giornate?

Mi piace molto ascoltare insegnamenti di qualche maestro spirituale. Frequento una scuola di yoga, sto facendo un corso approfondito in merito per capire meglio questa disciplina, che è immensa, perché, attraverso l’introspezione, può trasformare la vita e il carattere di una persona. Quando ero giovane, quando ho cominciato il mio lavoro di artista, ero molto  rivolta all’esterno, ero una performer, mi veniva naturalmente esserlo. Però negli anni la parte introspettiva ha preso sempre più il sopravvento, è diventata sempre più importante, cosa questa che mi ha aiutata a crescere e a impedirmi di fossilizzarmi su aspetti come quelli del voler per forza piacere, del dover dimostrare sempre qualcosa agli altri. Invece è importante essere prima di tutto in pace con se stessi. Questa ricerca spirituale ha a che fare anche con una sorta di silenzio interiore, con la capacità di stare in solitudine, con la capacità di viaggiare anche da sola, tutte situazioni che mi hanno dato la possibilità di conoscermi meglio. Diciamo che mi dedico a queste attività quasi fossi diventata di nuovo una studentessa.

Una cosa che invece io faccio spesso è quella di riascoltare Pino Daniele, e ogni volta apprezzo sfumature nuove, bellissime nelle sue canzoni. Capita anche a te ripensarci, soprattutto alla luce di un duetto fatto con lui? Pensi ogni tanto a Pino?

Si si, ci penso a Pino. Canto sempre il pezzo del duetto (“Se mi vuoi” n.d.r.), lo ricordo davanti al pubblico, lo chiamo quasi, perché comunque è stato un maestro, un musicista così pieno di risorse, di argomenti. Lui ha fatto tanti dischi diversi uno dall’altro, aveva una grandissima capacità di reinventarsi.
Quindi si, Pino mi è rimasto nel cuore.

In INSIEME ci sono dei grandi duetti, da Sananda Maitreya a Carmen Consoli, da Mannoia a Bollani, Bertè, Levante e così via. E’ stata una scelta discografica oppure di amicizia, di stima?

Mi piaceva l’idea, visto l’importanza che per me ha sempre avuto il collaborare, piuttosto che competere. In questo disco in cui si racconta un percorso, in cui si  celebrano i miei 25 anni di carriera, mi piaceva ci fosse anche una celebrare degli incontri fatti durante il mio percorso musicale, incontri speciali che rappresentano più la condivisione invece che la competizione, così come il mondo del mercato musicale crea. Per fare una festa del 25ennale era importante invitare delle persone che hanno fatto parte della mia generazione, che hanno regalato tante belle canzoni e tante belle emozioni. Mi  piaceva anche dedicare un po’ più attenzione alle donne, perché in questi anni ho lavorato con tante persone ma meno con le donne, quindi ho voluto come “raccoglierle” in questo album artiste che ho avuto modo di frequentare un pochino di più in questi anni, donne che mi erano piaciute da sempre.

Secondo te c’è solidarietà femminile nell’ambiente? Hai delle  amiche vere tra le tue colleghe?

Diciamo che tutte noi abbiamo in comune la musica come nostro grande amore. Poi ognuna fa la sua strada. Io non sono ne’ romana, ne’ siciliana, e in Toscana non è che ci siano cosi tante donne nel mondo musicale da frequentare; si, magari c’è la Nannini, ma lei ha vissuto a lungo a Londra, per cui non è che ci si incontri così spesso. Non ci sono qui punti di ritrovo come potrebbero esserci, ad esempio, a Roma, dove magari c’è il cinema che potrebbe fare da catalizzatore o dove ci sono stati dei locali importanti che hanno unito tanti artisti. A Firenze, quando c’era il Be Bop si andava lì ad incontrarsi con altri musicisti della zona. Ecco, magari sono rimasta amica con quei colleghi musicisti. Il Be Bop era un punto di ritrovo e lì ho incontrato gente come Simona Bencini dei Dirotta su Cuba, lo stesso Saverio Lanza che ora è il mio produttore. Insomma quello è stato un punto di incontro in cui sono nate le stesse radici con cui noi artisti fiorentini ci riconosciamo. Ma aldilà di questo, frequentarsi poi risulta un po’ difficile perché siamo sempre in giro. Comunque ognuno ascolta la musica dell’altro e quando poi ti trovi a collaborare ti accorgi che il rapporto è più profondo anche se poi realmente non ci si frequenta. C’è comunque alla base un grande rispetto per la strada fatta da ognuno.

Ma Irene Grandi che musica ascolta? Riascolti in continuazione la tua?

Non credo proprio [ride]. Ci piace farla la musica, ma riascoltarla sempre no, anche perché appena la si riascolta ci si accorge di quello che si sarebbe potuto fare di diverso, di migliorie che si sarebbero potute apportare. Comunque, io ascolto soprattutto musica di cantanti un po’ più rock blues. Ad esempio ultimamente ascolto l’ultimo disco di Lenny Kravitz, oppure qualche anno fa mi innamorai di un’artista che ho ascoltato e riascoltato tantissimo, Michael Kiwanuka, un cantante soul stupendo di altissimo livello che riporta alla mente artisti di una volta. Lui tra le altre ha aperto alcuni concerti di Adele. Diciamo che io sono più portata a grandi innamoramenti, non vado a cercare tutte le novità nel panorama musicale, ho delle “fittonate” terribili per qualcuno e consumo i loro dischi.

irene grandi
Crediti Foto: Arash Radpour

Hai mai rimpianto il fatto di non essere mai ricorsa a facili hit? Sai che adesso si usa molto affiancarsi a un rapper o a un trapper e fare l’inciso poppettaro. Che ne pensi di questa moda?

Speriamo passi. Ecco, penso questo [ride] … e ho detto tutto.
Il mondo del rap tutto sommato comincia ad essere un pochino più interessante, perché non va bene neanche dire che non c’è niente di buono, che non è più musica … e poi è anche il pubblico che detta i cambiamenti, il gusto cambia, e se questi qui hanno milioni di visualizzazioni evidentemente un motivo ci deve pur essere. E’ un linguaggio che, non essendoci nati dentro ,risulta un po’ difficile sentirselo proprio. Non so se invidiare quei cantanti che si buttano in queste esperienze come se lo capissero (il rap n.d.r.)… alcune cose si sentono che sono autentiche, altre invece si vede lontano un miglio che sono operazioni commerciali … e per quanto rigiarda i contenuti sarà il tempo poi che dirà se erano progetti credibili o meno, se erano solo moda o meno. Per quanto mi riguarda, non ho la presunzione di dire che qualcosa sia bello o brutto; io ancora non ho capito questo mondo, non sono ancora riuscita a trovare qualcosa che mi lega a questo genere. Magari qualche rapper mi inviterà e troverò anche io la dimensione giusta… anche perché le persone le devi anche conoscere. Poi magari, una volta che li conosci, le cose cambiano, ti diverti pure e viene fuori anche qualcosa di bello. Però ancora non mi è successo. Comunque mi incuriosisce molto il loro successo, e mi guardo intorno per vedere se c’è qualcuno che possa “risuonarmi”, perché ormai ci sono rapper di vari tipi, quello che canta più lento, quello più introspettivo, quello più rock …

Anche quello più soul, come ad esempio Ghemon. L’ho sentito l’anno scorso a Sanremo e devo dire che con le sue sfumature soul non mi è dispiaciuto…

Hai ragione. Ghemon aveva una bellissima canzone (Rose Viola n.d.r.), aveva un ritornello che era molto molto bello e lui lo cantava con quell’”acciacco” quasi giamaicano che era molto interessante. Lui per esempio mi piace… però lì lui cantava più che reppare. Il rap mi piace più forse ballarlo … boh, non so

Ormai i nostri rapper ci infilano di tutto nelle canzoni, compreso i reggaeton per ballare, per fare la hit estiva che lasciano il tempo che trovano. Comunque, diciamo che potrebbe esserci in futuro un Ghemon featuring Irene Grandi…

Lui si, lui mi piace… è uno di quelli che sento un pochino più risuonare nelle mie corde.

irene grandi

Hai fatto altri tatuaggi Irene? Perché io sono sempre stata invidiosa del tuo tatuaggio sulla spalla destra che è fighissimo. Ne hai fatti altri?

Si, ne ho fatto un altro qualche anno fa. Ma però non sempre si vede. L’ho fatto sul polso, verso l’interno… devi girare il braccio per vederlo. E’ una piuma…

Che bello. Anche mia figlia si è tatuata una piuma… 

Si, una grande piuma di pavone, un simbolo spirituale che vuol dire eternità, bellezza. La spirale sulla spalla destra invece ho scoperto essere un simbolo di connessione verso il cielo… ed evidentemente anche l’altro tatuaggio, la piuma, è un segno di questo fascino che esercita su di me il mondo della spiritualità, del silenzio interiore, delle scoperte di possibili mondi di beatitudine all’interno di noi.

Ma  tu sei felice Irene? La felicità ha la forma delle nuvole per te?

Beh, si. La felicità ha quasi la forma delle nuvole, la tocchi e lei si muove…
Secondo me la parola felicità è quasi una parola di un altro mondo. La felicità comunque è effimera, è legata al piacere, è qualcosa che sfugge. Mentre invece la gioia è qualcosa che può restare, che è dentro di te, che provviene da dentro di noi. La felicità l’associo a qualcosa che è più fuggevole, legata a momenti. Io cerco di perseguire la gioia interiore facendo il meglio che riesco a fare delle cose che faccio, accettando i limiti che ho, mettendoci impegno, entusiasmo, desiderio di fare cose che siano il più possibile fedeli a quello che sento e che riescano a coinvolgere le persone … come la musica per esempio. Quindi cerco di perseguire questo altruismo attraverso la musica, attraverso la condivisione sul palco, nella scrittura, in tutte le cose che faccio… tutte cose che mi danno un senso di gioia.

Per riassumere, che sensazione vuoi che arrivi a chi ti ascolta? Libertà, evasione dalla realtà, ottimismo nel futuro. Che cosa vuoi che arrivi a chi ascolta in questo momento Irene Grandi? Come per dire “Sto ascoltando Irene  e mi sento…”

Vorrei che chi mi ascolta si possa sentire incoraggiato e pieno di forza interiore… pieni di quella sensazione che ti fa dire “ce la posso fare”

Ok, quindi stimolato a…

Stimolato ad essere se stesso, autentico, a voler amare la vita nonostante le difficoltà, a trovare il modo di rissollevarsi anche nei momenti di difficoltà, a sentire quella speranza figlia di una grande forza interiore. Credo che le mie canzoni abbiano un po’ quell’aspetto mentre certe altre hanno in se la leggerezza, di cui a volte abbiamo proprio bisogno… perchè siamo troppo seri, troppo concentrati sui risultati, toppo concentrati sul primeggiare. Basterebbe davvero un po’ di leggerezza a volte.

irene grandi

Irene, leggo su Instagram, su Facebook tantissimi commenti entusiasti sul tuo ultimo lavoro discografico. E’ piaciuto tantissimo. Ma poi però ‘sta gente li compra i dischi… o sono solo parole?

Sono sicura che quei ragazzi che scrivono sui miei profili social probabilmente il disco lo hanno comprato, perché vedo un affetto nei miei confronti grandissimo e sono felicissima di questa accoglienza. Magari ora ho meno pubblico di quando ho tirato fuori dei successoni, o rispetto all’inizio della mia carriera quando la gente era più curiosa. Poi magari basta una canzone che tutto ritorna fuori. In questo momento anche io sto facendo miei “I Passi dell’amore” (singolo inedito n.d.r.), sto lavorando nella direzione di essere Irene Grandi così com’è nella mia musica. Poi se il successo arriva di più o arriva di meno va bene lo stesso, non è così fondamentale. Quando ne avevo tanto non ero poi così felice, sono più felice ora che ho trovato una dimensione più serena nel fare questo mestiere. Devo dire che anche se i dischi non li comprano – perché non li comprano, diciamoci la verità – comunque avere il rispetto delle persone, sapere che gli ho dato una mano con certe canzoni mi fa stare bene. Ad esempio, prima ho parlato con una signora che mi ha detto che c’è una mia canzone che riascolta quando si sente giù, e parlo di “Lasciala andare”, che è una canzone effettivamente molto emozionante. Oppure altri che hanno detto che la mia musica li ha salvati. Per me queste sono grandi soddisfazioni, forse più grandi che avere successo commerciale. Queste sono cose che si conquistano con il tempo e questa è la cosa bella di aver fatto questo lavoro per tanto tempo. All’inizio il pubblico è spinto più dall’eccitazione, ma nel tempo si comincia ad apprezzare l’artista per quello che ha saputo dare …

Grazie Irene, grazie per la disponibilità, sei stata davvero gentilissima e disponibilissima, dote rara di questi tempi. Ti auguro davvero il meglio perché sei un’artista coerente e quello che la gente ti hanno detto di buono è tutto vero… te lo meriti tutto

 

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