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Piani Paralleli: il mondo musicale di Giovanni Mazzarino – INTERVISTA

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giovanni mazzarino
Crediti Foto Paolo Galletta
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di Stefano De Maco

Piani Paralleli (Jazzy Records) è una produzione multimediale (CD e film) che sta tra il leggero e il profondo, in un delicato equilibrio musicale e artistico intenso, che mi fa respirare meglio mentre passeggio per raggiungere lo showroom della Fazioli, nel centro di una Milano semideserta. Il film che ho visto in anteprima è ricco, come i solchi del cd, pardon, i bit. Molte domande avrei intesta da fare al suo autore Giovanni Mazzarino  (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo). Comincio con alcune…

giovanni mazzarino


Piani paralleli, come nasce questo titolo?

Può avere diversi significati, per esempio i piani intesi come strumento musicale, i piani di una registrazione di un disco, significa anche l’idea che la musica abbia dimensioni parallele, spazi, ma non in termini euclidei e geometrici, che non si incontrano mai, quanto piuttosto nel senso di un’estetica artistica in cui invece convergono. Non è un incontro spasmodico seguendo la mania della contaminazione che laddove dimentica i propri presupposti perde di autenticità, ma è consapevole della propria specificità. Solo così il contributo può essere reale e non meramente fittizio

Infatti nella sua suite collaborano musicisti di diversa formazione ed estrazione, dal Jazz, con Steve Swallow, Adam Nussbaum e il nostro Fabrizio Bosso, alla Classica con l’Orchestra d’Archi Arrigoni, con i raffinatissimi arrangiamenti e direzione di Paolo Silvestri: qual è stato il punto di incontro tra queste culture?

Il punto di incontro è la cantabilità. Gli Archi non possono suonare una musica diversa se non quella cantabile, perchè questa è la caratteristica precìpua dello strumento. Gli ottoni offrono altre sonorità, ma è un’altra cosa. Di conseguenza tutte le composizioni sono a carattere cantabile. Le melodie sono molto semplici, supportate da un’armonia alquanto complessa. Questa estetica terza, se così vogliamo definirla, è essa stessa una forma di contaminazione, di integrazione. Per me dove c’è integrazione c’è sempre cultura. L’integrazione implica che le persone, gli uomini, le società, le musiche, le estetiche, i fatti che si avvicendano, devono sempre mantenere le proprie peculiarità, importanti.

La coscienza di sé per potersi contaminare con ciò che è diverso da sé?

Esattamente

Come si fanno a raccontare 50 anni di vita e 30 di carriera in una suite?

Semplicemente avendo atteso questo momento. Quando si compone non è che le idee arrivano subito, perchè l’atto creativo si compone di ispirazione e di elaborazione. Non può essere un processo fatto a tavolino. Dopo che l’idea si è trasformata in “differenza” allora a quel punto io posso diventare scienziato e a quel punto organizzo la musica.

Nel film concerto che ha girato con la regia di Gianni Di Capua, Lei parla di Momento Creativo e Ispirazione: potrebbe spiegare meglio questa differenza? Nella cultura generale sono spesso sinonimi invece…

L’ispirazione per me non è altro che vivere le vicende della vita secondo una gerarchia di valori che mi sono costruito nel tempo e sopratutto nell’approfondimento delle esperienze già acquisite. Il Momento Creativo invece è un momento intellettuale che dipende da un’idea che può essere ritmica o melodica. Si potrebbe partire anche da una banale scala cromatica, e cominciare a dare un peso ad ogni nota, svincolandola dal percorso meramente melodico. Considerare un peso accordale che la sorregga, che le dia una sorta di legittimità, e quando si diventa scienziati per questo, una sorta di legittimità simmetrica. Per cui io posso pensare di fare questo [Esegue al piano alcune soluzioni armoniche]. Praticamente do un valore estetico ad ogni nota. Non esiste più il tipico rapporto tonalità-scala-accordo, ma esiste il dialogo degli intervalli. Questa è fondamentalmente l’Idea. L’Ispirazione, come quella che c’è in “Piani Paralleli“, è una serie di momenti e fasi della mia vita che ho voluto riportare in musica e dipende dai tantissimi ascolti che ho fatto. Grazie a Dio, ho potuto spaziare ascoltando molto e resistendo alla tentazione di “jazzare” Bach o i Genesis piuttosto che “rockettizzare” Charlie Parker

Non tutte le cosiddette contaminazioni in musica infatti risultano efficaci o interessanti. Tuttavia a volte può essere interessante vedere la Musica Colta andare verso la Musica Popolare e viceversa: chi può trarne maggior beneficio?

La Musica, secondo me, è sempre popolare. Cosa significa la definizione d Musica Colta? Io piuttosto farei una distinzione tra Musica Popolare e Musica di Consumo. In una recente intervista fatta in Rai per la promozione del disco e del film, mi è capitato di parlare con una giornalista con la quale consideravamo che una trasmissione sul Jazz, se fatta bene, realizza dai 2 ai 3.000.000 di ascolti, che a volte nemmeno quelle più di cassetta fanno. Eppure ancora oggi in Italia sopravvivono etichette un po’ snobistiche sui generi musicali, considerando il Jazz e la Classica generi di nicchia intellettuale. Va anche detto che il Jazz, inteso come genere musicale, ha anche esso stesso delle colpe, perchè nella sua poliedricità e varietà e facile mischiare bluff e arte. Si crea un confine altamente labile. Un bluff alimentato anche da un uso improprio fatto dagli anni ’70 in poi da una certa coloratura politica, anche perché la Politica non ha bisogno di queste cose. Tanto meno il Jazz. Questo credo possa aver contribuito ad allontanare il Jazz dalla gente, creando pretestuose barriere. Personalmente ho una visione più ampia del Jazz e i suoi cento anni di storia, lo considero un movimento principalmente culturale sempre in fermento.

Come dire che le barriere possono essere o intellettuali o culturali, le prime dividono le persone, le seconde invece si possono integrare e superare

Esattamente. Molto spesso in questi miei giri di promozioni ho incontrato persone che mi hanno detto “se questo è il Jazz, allora mi piace” oppure “questo film e la sua musica hanno colpito le parti più profonde della mia anima. E io detesto il Jazz!”. Poco dopo ho scoperto che si tratta di uno dei massimi interpreti classici di Chopin. Anche per questo motivo, per i limiti di diffusione che il Jazz ha in eredità, abbiamo scelto di realizzare un film, un approccio anche visuale, quasi narrativo e non solo acustico. Trovo assurdo che artisti, qualsivoglia disciplina usino per esprimersi, bravissimi e di talento, non abbaiano la possibilità di trasmettere e far conoscere la propria arte per meri calcoli di mercato

Leonard Bernstein, ad esempio fu spesso osteggiato se non criticato per la sua caratteristica di attingere sia dalla musica popolare americana sia dal linguaggio e grammatica della musica Classica. Eppure il suo lascito è di grandissimo valore artistico. Perchè la Critica, spesso prigioniera dei “Puristi”, ostacola l’innovazione attraverso la contaminazione per difendere un’identità di genere?”

Una volta ho visto un film, “Il Mio Amico Einstein” che narra la storia di Arthur Eddington, il quale nonostante l’ostracismo del mondo accademico e la Prima Guerra Mondiale scoppiata nel frattempo, è riuscito a presentare le rivoluzionarie tesi dell’ancora sconosciuto fisico di fronte al comitato Scientifico dell’Università di Cambridge, che per disprezzo si alzò e se ne andò. Questo per dire che l’ostilità è dentro il mondo accademico. Io non voglio distruggere il mondo accademico, ma vorrei che esso cominciasse a vivere la vita reale. Non possiamo vivere sempre aggrappati ai testi di Estetica e Grammatica delle Discipline Artistiche.

Quindi l’Artista, almeno quello vero, è in realtà un pioniere?

Assolutamente sì! Quando troviamo qualcosa che ci stupisce, che ci affascina, che reputiamo eccezionale, non ci rendiamo conto di quanta normalità invece ci sia in essa. Quando per la qualità del mio insegnamento presso il Conservatorio, ricevo gratificazioni e congratulazioni, io rispondo semplicemente dicendo che mi considero “normale”. C’è tanto bisogno di  “normalità”. L’essere Artista non sta nel ciò che uno fa, ma nel “come” lo fa. Anche un imbianchino può essere un Artista e viceversa un pittore un imbratta-tele. Essere pionieri significa andare in profondità, approfondire le esperienze già acquisite, rielaborare la propria scala dei valori, gestire i propri limiti, fa parte dell’arte e dovrebbe essere la normalità

Tecnica vs sensibilità, espressione estemporanea e conoscenza per mezzo della pratica, cosa è più importante?

Sono favorevole alla seconda ipotesi. Sono cresciuto con i Gesuiti, la conoscenza è fondamentale. Ho avuto la fortuna di crescere lentamente, insieme ai miei anni, la conoscenza attraverso l’apprendistato, ogni step conquistato è uno step che fa crescere, fa evolvere.

Recentemente ha prodotto e arrangiato “Remember”, disco di Alessandra Mirabella dedicato a Irving Berlin, (che abbiamo recensito), per la Jazzy Records, etichetta con cui collabora e con cui ha pubblicato anche il suo lavoro. Come mai non ha sentito l’esigenza dello strumento vocale in “Piani Paralleli”?

Non c’è stato un ragionamento premeditato in merito, nel senso dell’esclusione. Essendo temi cantabili, non sono esclusi eventuali future riletture in tal senso. Anche perchè penso che possa starci benissimo. Sto portando avanti un’altro progetto, che ha già ricevuto molti apprezzamenti e riconoscimenti, “Sicilian Suite” sul quale sto elaborando una rilettura che si chiama “Sicania” con Daniela Spalletta, cantante straordinaria che del Vocalese e lo Scat ha fatto al sua fortuna oltre che la sua Arte. Lei si occuperà della scrittura dei testi in lingua siciliana.

L’empatia è un tema ricorrente nei suoi discorsi: come si è trovato tra Jazzisti e Musicisti da Camera? Qual è stato il punto di incontro nel linguaggio umano e musicale?

La ringrazio per questa domanda, perchè non sempre capita di poter esplorare questi aspetti. Non nascondo che all’inizio le perplessità c’erano. Steve Swallow, Adam NussbaumFabrizio Bosso da una parte, e Paolo Silvestri che ha curato gli arrangiamenti e la direzione dell’Accademia d’Archi Arrigoni dall’altra, provengono da percorsi differenti, ma in fondo anche paralleli, per discorsi di poco fa. Stesso impegno, stessa cura, stessa sensibilità nel non fermarsi nel banale e scontato. Dialetti differenti nel grande linguaggio della Musica. Ci sono stati momenti durante la registrazione live, in cui abbiamo istintivamente il giusto equilibrio. Capire le rispettive peculiarità e valorizzarle al massimo. Steve in tal senso è veramente trasversale, attraversando il mare del jazz da Benny Goodman a Monk. Nessuno dovrebbe suonare “alla”, imitando cioè altri. Ognuno dovrebbe valorizzare ciò che è, integrandosi, contaminandosi, ascoltando. Se chiamo Steve Swallow, che senso ha chiedergli di suonare cose alla Jaco Pastorius???

La scelta di questi musicisti è frutto di ragionamento o istinto?

Assolutamente il secondo. Con Steve e Adam abbiamo un trio da ben 17 anni, conecui abbiamo suonato molto in giro in centinaia di concerti. Nessun dubbio sulla scelta.

Fazioli, cosa hanno questi pianoforti che lei ama suonare rispetto ad altri?

Conosco molto bene i Fazioli, registro da diverso tempo nel loro studio a Udine, conosco le caratteristiche del suo suono. Questo disco si basa sulla scelta del suono. Non è un caso che ci sia Steve, o Adam o Fabrizio, che qui suona in maniera diversa rispetto alle altre sue collaborazioni. Ognuno di essi ha un loro “suono”

Nella Piazza, di cui parla nel film, è meglio guardarsi indietro con nostalgia o guardare avanti con speranza?

Il mio lato malinconico non posso negarlo ma solamente gestirlo. Mi guardo indietro spesso perchè in realtà dietro ho sempre tante risposte. Se guardo in avanti non posso fare altro che sperare. Guardandomi indietro ho visto che nella mia vita ho imparato un sacco di cose. E queste mi hanno concesso, in buona parte, di andare avanti. Mi piace vivere il presente, e se devo decidere cosa guardare, mi piace guardare il mio passato. Perchè questo mi fa riflettere e mi dà la possibilità di andare avanti

Il successo che certi artisti nostrani ottengono con formule musicali più o meno minimaliste nella forma, ma a volte povere nei contenuti, può in qualche modo avvicinare le persone ad altre forme espressive della musica o la svilisce?

Credo che in realtà sviliscano la musica, perchè la pochezza del contenuto è la carenza più grave. Il contenuto è ciò che conta. L’Italia, una terra meravigliosa per tanti aspetti, ricca di talenti e musicisti con una grandissima varietà e personalità, ha la sua massima espressione musicale in fenomeni come Sanremo, un posto dove la musica viene venduta. Business e contenuti molto scarsi. Nulla contro il Business, per carità, ma questo non deve coprire tutto il resto. Altrimenti diventa tutto molto triste.

Nella sete di sangue delle Arene televisive dei Talent, che spazio ci può essere per proposte musicali di diverso genere e contenuto? Le opportunità del mondo Social, possono essere favorevoli o rischiano di frammentare il discorso artistico?

Sono un po’ testardo, penso che si debba entrare dalla porta principale. La mia franchezza mi ha sempre creato problemi. La soluzione è sempre opposta all’interesse di una casta. Penso si debba continuare con determinazione. Quando si riesce ad arrivare al pubblico con proposte di alta qualità, il pubblico reagisce positivamente. Non è un approccio intellettuale o intellettualoide. Ma naturale.L’Arte deve riunire Sacro e Profano

Perchè gli Istituti musicali stranieri, come la famosa Berkley di Boston, hanno più appeal per la formazione musicale rispetto alle nostre scuole, conservatori compresi?

Abbiamo conservatori ultracentenari, con una ricca tradizione culturale. Per come la vedo io le Scuole come la Berkley, che conosco molto bene, hanno delle lacune. Da un punto di vista strettamente didattico culturale, almeno. Ma dal punto di vista della organizzazione e delle opportunità per i giovani musicisti di talento è altrettanto innegabile che offrano molto di più rispetto a noi. Sono vincenti. Anche perchè sono un crocevia di culture. Scuole aperte h24 per studiare, fare pratica, hanno studi attrezzatissimi, indirizzano o organizzano festival. Certo hanno un costo elevatissimo, no alla portata di tutti. Ma un costo che sicuramente vale.

La scelta di registrare il concerto in un teatro vuoto da dove nasce?

Il regista Gianni di Capua, ha considerato che lo spettatore vero fosse non quello in sala che assiste al concerto, bensì quello nella sala cinematografica che assiste alla proiezione o quello inc asa davanti al televisore, quando verrà trasmesso

In cosa la Jazzy Record è differente?

Essenzialmente non vogliamo stampare dischi per il fatidico catalogo, per aumentare archivio e portfolio. Desideriamo piuttosto avere un programma, una progettualità artistica. Tutto ciò che facciamo, dalle scelte musicali al packaging, viene fatto con l’obiettivo di portare avanti un’idea più che un prodotto. E Valentina Gramazio offre un grande supporto per quanto riguarda lo sviluppo dell’area web e Social

 

giovanni mazzarino
Giovanni Mazzarino – Piani Paralleli – TRAILER

Il disco “Piani Paralleli” è una produzione della Jazzy Records, mentre il docu-film “Piani Paralleli” è una produzione Bliq Film Production, in associazione con Jazzy Records e Kublai Film, e con il prestigioso contributo della Film Commission del Friuli Venezia Giulia.

 

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