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Giulia Ananìa, “Come l’oro”, un apostrofo che significa – RECENSIONE

Voto Autore

di Stefano De Maco

Giulia Ananìa, difficile definirla solo Autrice, Cantante, Poetessa. Userei a merito una parola unica: Artista. In uscita il suo ultimo Cd, “Come l’oro“. Un equivoco fonetico, forse voluto, o forse un richiamo. Anche perchè nel brano omonimo la pronuncia non si riferisce affatto al metallo. Ma graficamente l’ambiguità può rimanere, e diventare un gioco di parole. Giulia, sfugge un po’ alle facili etichette, perchè in fondo è una persona che usa vari mezzi per esprimersi. Non mi stupirei se nel suo futuro ci fosse una mostra fotografica. Visto che i suoi testi riprendono immagini come fossero clip emotive. Dopo aver contribuito alla scrittura di brani per Nek (Il singolo Differente, il cui testo è di Giulia) e soprattutto l’ultimo di Paola Turci al recente #Sanremo2017, dopo aver scritto, interpretato e realizzato spettacoli teatrali, Giulia si presenta con un disco insolito, dove canzoni e poesia si mescolano, nel senso che tra una melodia e l’altra si presenta una voce nuda che recita poesie. Fatto davvero insolito in questi tempi. Segno forse che l’Etichetta Bassa Fedeltà e soprattutto la Warner Chappell Music Italiana in lei vede un’Artista nuda e sincera. Quindi una scelta coraggiosa senza dubbio.

giulia ananìa

Una vocalità nuda

Il richiamo più forte vocalmente è quello di Gabriella Ferri, compianta voce di una romanità non da cartolina, insieme a un non mai dimenticato Califano. Ma anche la visceralità toscana di Nada, un’irruenza emotiva alla Nannini (l’ultimo brano, Il Volo). E sopratutto, una penna personale e semplice, lontana dai trucchi di mestiere. Non ci sono brani che strizzano volutamente l’occhiolino alla classifica, sopratutto di Radio livellate. Si tratta di un disco da consumarsi lentamente, i cui eventuali entusiasmi impiegheranno tempo ad accendersi, ma altrettanto lungo tempo a spegnersi. Ma solitamente, un fuoco lento brucia molto molto a lungo. Cosa che non si può dire invece di tanti successi che schizzano in orbita nel giro di pochi giorni. C’è spazio per tutti, per il Dixan e lo Champagne. Poi ognuno sceglie.

giulia ananìa
Crediti Foto Simone Mogliè

Note, parole, suoni e poesia

Colpisce il mix di sonorità a volte elettroniche a volte squisitamente acustiche. Un disco nato tra Berlino, Roma, Milano, Dublino. Un disco di viaggi e che parla di viaggi, sopratutto interiori. Un disco che raggruppa Rap (Lucci), Street Poetry (Er Pinto), attori (Michele Botrugno), Dj (Stefano 66K De Angelis) e naturalmente Musicisti. Una sorta di collettivo, dal sapore un po’ Seventies, ma senza nostalgia, quanto piuttosto di ricicli storici. Inevitabili. La realtà irrompe in RomaBombay in tutta la sua assurda contraddizione, tra spese di avocado ed eroina, senza barriere morali. O peggio, moralistiche. Una fotografia, come dicevo prima. Non a caso due città che fanno da scenario ad una umanità che si accalca, si ammassa, si mescola, si aggrappa a piccole stelle. Perchè forse davvero non è tutto oro quello che luccica Come l’oro, che sia un amore che non ti fotta, o un permesso di soggiorno. Poi si scivola nel beat elettronico, con ritornello su giro armonico semplice, come certo pop britannico anni ’80, dove Le stelle cadono, dove rimangono a fare compagnia vecchie certezze, come fotografie… Ognuno conserva il suo frammento di verità, gelosamente, di fronte ad un cielo sempre grande. Dove però le diversità non spaventano, anche se si corre il rischio di perdersi. Perchè la luna è grande, ma le stelle di più, anche se poi appunto poi cadono. Un senso di precarietà che ormai è quasi genetico in questa generazione di 30enni, una precarietà sostanziale, che va dalla quotidianità lavorativa che ormai non dà e non ha nessuna certezza, ad una affettiva, radicata nella fretta di vivere e correre. Siamo sempre più soli anche se siamo in tanti ad esserlo. Domandandosi Dove vanno gli amori quando finiscono, dato che è una certezza che finiscono, proprio come il tramonto quotidiano. E il disordine delle cose, lascia spazio ad una strana pace, suona come un mantra positivo, privo di quella disperazione che Masini cantava negli anni ’90 o Cocciante prima di lui. Il tempo viaggia, fermarsi a rimpiangere i tempi che furono fa di noi solo statue di sale. Benvenuta #NuovaMusica, non avere l’ansia da classifica, #Benvenuta Giulia. Anche noi come te crediamo Nel Mattino, nelle Persone (Il Volo)

giulia ananìa
Giulia Ananìa / Le Stelle Cadono

CREDITS

Registrato presso Studio Nero Rumore di Zona di Roma, Mono Studio di Milano (con il sound engineer Ivan Antonio Rossi), Storm Studio di Dublino di Francesco Gatti e Funkhaus Studio di Berlino.
Missato da Matteo Cantaluppi eccetto “Se ti ho mancato amore” missato da Francesco Gatti.
Mastering: Giovanni Nebbia
Distribuzione: Believe Distribution Services Italia
Foto copertina: Francesca Lucidi
Artwork: Daniele Tozzi
Per Etichetta Bassa Fedeltà e Warner Chappell Music Italiana

giulia ananìa

 

TRACKLIST

  1. Come fa questa città
  2. L’amore è un accollo – poesia al telefono di G. Ananìa
  3. Come l’oro
  4. Il Gelato – poesia al telefono di G. Ananìa
  5. Dimmi che è vero quando piangi
  6. Pagine di Er Pinto – legge F. Montanari
  7. RomaBombay
  8. Le stelle cadono
  9. Goccia di Er Pinto – legge M. Botrugno
  10. Dove vanno gli amori quando finiscono
  11. Figlia di V. Ananìa – legge M. Botrugno
  12. Se ti ho mancato amore
  13. Il muratore di V. Ananìa – legge M. Botrugno
  14. Il Volo feat Lucci
  15. La notte (last coin) – poesia al telefono di G. Ananìa – legge F. Montanari

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