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sabato, Giugno 3, 2023

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Cramps Records 1972-2022: Storia di un concerto storico – RECENSIONE

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Grande serata live al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano per omaggiare la storia della mitica Cramps Records e Gianni Sassi. Alla conduzione c’era Jo Squillo, mentre sul palco c’erano Patrizio Fariselli, l’Area Open Project, gli Skiantos, Eugenio Finardi, Carlo Boccadoro, Lucio Fabbri & Friends e Andrea Tich. Durante la serata ci sono stati omaggi a John Cage e Franco Battiato.

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Essendo parte in causa, avendolo organizzato e diretto, non mi sprecherò in aggettivi sensazionali, ma questo concerto che ha coinvolto me e il produttore Stefano Piantini di Redshift Art and Culture Publishing meriterebbe un intero libro con Dvd integrato e chissà che non si riesca a pubblicarlo già quest’anno.

Il tutto è iniziato addirittura otto mesi fa nel luglio del 2022, quando entrambi abbiamo avuto l’idea di proporre al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, di ospitare il concerto Cramps Records 1972-2022 con l’obiettivo di festeggiare mezzo secolo della Cramps, la storica etichetta indipendente fondata da Gianni Sassi. Inizialmente il concerto era stato programmato per il 18 novembre 2022 ma siamo stati costretti a rinviarlo per vari motivi. Il primo per causa di forza maggiore perché Stefano Piantini è stato ricoverato in ospedale per due settimane proprio a ridosso del concerto, il secondo perché le prevendite erano scoraggianti.

Ogni giorno studiavo la pianta di Ticket One per monitorare l’esito della vendita dei biglietti, non certo per motivi economici dato che non avevo partecipazioni per l’eventuale utile, quanto per capire se il pubblico attuale mostrasse interesse per questo concerto, unico, straordinario e irripetibile. Purtroppo l’andamento faceva pensare al contrario, tant’è che spesso abbiamo pensato di annullarlo. Non riuscivo a capacitarmi perchè il pubblico fosse così estraneo.

C’erano ben sei anniversari in fila a risvegliare la memoria assopita: il mezzo secolo della Cramps, del primo album della Cramps: “Arbeit Macht Frei” degli Area, dell’evento “Pollution” che Gianni Sassi organizzò in Piazza Santo Stefano a Bologna dove fu ripiastrellata l’intera piazza con l’immagine della copertina dell’album omonimo di Franco Battiato.

Inoltre il 45ennale del concerto più off della seconda metà del Novecento: “Empty Words” di John Cage avvenuto il 2 dicembre 1977 proprio al Teatro Lirico di Milano, dove assistettero artisti come Franco Battiato, Demetrio Stratos e Patrizio Fariselli, e dove John Cage corse il rischio di essere aggredito sul palco da alcuni spettatori, il sessantennale del movimento Fluxus lanciato in Italia da Gianni Sassi e infine il trentennale della sua scomparsa, a cui il Comune di Milano, grazie all’iniziativa di un nutrito gruppo di firmatari, ha dedicato un’intera passeggiata a suo nome proprio accanto alla via Demetrio Stratos a City Life.

Tanti anniversari tutti a cavallo tra la fine del 2022 e il 14 marzo 2023. Eppure pochi sembravano ricordarli. Confesso che ho avuto momenti di sconforto. Possibile che una stagione artistica e culturale così intensa venisse dimenticata? Possibile aver dimenticato il concerto per la raccolta fondi per le cure mediche a Demetrio Stratos, avvenuto all’Arena Civica di Milano del 1979 che raccolse oltre settantamila persone? Possibile non ricordare tutto quello che Gianni Sassi ha prodotto nel corso della sua molteplice attività di discografico, art director, fotografo, editore, produttore culturale?

Inoltre Stefano Piantini con Luca Pollini stava pure lanciando la nuova rivista Re Nudo, in cui proprio mezzo secolo fa, ne feci parte come grafico, fumettista, recensore di dischi e redattore. Insomma una sorta di back to the future che avrebbe coinvolto i rappresentanti di almeno due generazioni, gente come Monica Palla, storico braccio destro di Gianni Sassi, Aldo Colonetti filosofo e docente di design, Patrizio Fariselli degli Area, Eugenio Finardi, Stefano Senardi, Mario Giusti e tanti altri. Stefano Piantini non ha voluto mollare, è andato avanti fino in fondo, anzi ha rilanciato l’investimento coinvolgendo l’ufficio stampa Parole e Dintorni che ha fatto un lavoro straordinario.

Il tutto è durato la bellezza di otto mesi, tra vicende alterne improvvise. Alberto Camerini che inizialmente aveva aderito entusiasticamente al progetto, ha dato forfait un mese prima del concerto, rinviato poi al 6 aprile 2023. Il cast è stato modificato almeno un paio di volte ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

Certo avremmo voluto ospitare anche gli Arti e Mestieri e altri ma non potevamo organizzare un festival in un teatro con un solo pomeriggio di prove. Alla fine la gente, di giorno in giorno, ha risposto con entusiasmo fino a riempire la platea e oltre metà della galleria del teatro, così finalmente, il pessimismo è stato vinto.

Oggi organizzare un concerto comporta oneri notevoli, un intricato sistema di permessi, di procedure burocratiche, compilazioni di decine di documenti, assicurazioni, un labirinto infinito di mail, pec, di presentazioni di visure camerali persino per noleggiare un pianoforte acustico.

Pazzesco. Tutto il contrario dei tempi della Cramps dove si organizzava un concerto in un paio di giorni e magari d’assalto come nell’aula magna della Statale o alla Palazzina Liberty di Milano. Alla fine abbiamo coinvolto Patrizio Fariselli Area Open Project, Skiantos, Lucio Fabbri & Friends, Eugenio Finardi, Carlo Boccadoro, Andrea Tich e Jo Squillo.

Venti musicisti sul palco per tre ore di concerto dove è stato messo in scena uno dei periodi più fertili e innovativi della seconda metà del Novecento. Eugenio Finardi ha riproposto i reading sperimentali di John Cage mentre Carlo Boccadoro lo ha accompagnato al pianoforte suonando sulla tastiera e sulla cordiera, Area Open Projec hanno suonato in quintetto con l’aggiunta di Stefano Fariselli ai fiati, l’intero album “Arbeit Macht Frei” mai eseguito dal 1973, gli Skiantos hanno rieseguito mezzo album “Monotono” con una potenza di suono incredibile dimostrando che sanno suonare rock meglio di qualsiasi altra band italiana, Lucio Fabbri & Friends hanno raccolto applausi a non finire con tre omaggi alla Cramps: “Pane Quotidiano” di Alberto Camerini, “Maestro della Voce” dedicato a Demetrio Stratos e “Musica Ribelle” di Finardi. Andrea Tich con la sua chitarra Martin a 12 corde, ha proposto un medley di 4 brani tratti dal suo album “MasturbatI” un gioiello discografico tra psichedelia e canzone d’autore prodotto da Claudio Rocchi per la Cramps.

Carlo Boccadoro ha eseguito “Dream” di John Cage, la composizione che ha lanciato quella che oggi viene definita musica ambient e dopo una partita a carte su un tavolo sonorizzato dei fratelli Fariselli, dove i suoni prodotti dalle carte lanciate o strisciate sul tavolo, sembravano i fruscii e gli echi di Brian Eno, è partito il gran finale con il secondo set degli Area Open Project con tanto di omaggio a Franco Battiato e alla sua “Povera Patria” mai così contemporanea e attuale come ora, con l’incantevole voce di Claudia Tellini, che personalmente ritengo la cantante italiana più brava in assoluto. Bis a luci bianche in teatro con tutto il pubblico in piedi ad ascoltare “The Wind Cries Mary “ di Jimi Hendrix e “Gioia e rivoluzione” con aggiunta di Lucio Fabbri al violino che siamo abituati a vedere nella Pfm ma mai con gli Area Open Project, altra chicca inedita del concerto.

Avrei voluto vedere tutti insieme alla fine salutare il pubblico, ma gli Skiantos erano cotti dalla fatica del viaggio, Eugenio Finardi e gli altri se ne erano andati, assenza quasi del tutto comprensibile dato che era già mezzanotte e dieci minuti. Su tutti la straordinaria presenza di Jo Squillo, bravissima e intensa conduttrice della serata, disponibilissima, generosa e attenta che dietro le quinte non si è persa un secondo dell’intero concerto. Avrebbe voluto cantare “Sono Cattiva”, il suo primo 45 giri Cramps, prodotto da Paolo Tofani ma delle Kandeggina Gang, prima band femminile punk italiana, si sono perse le tracce.

Quando Jo sul palco, ha abbracciato Dandy Bestia degli Skiantos, sembrava che il tempo si fosse fermato. Sono tornato a casa alle due e mezza. Nello zaino avevo ancora la telecamera con la scheda senza più memoria. Abbiamo filmato tutto il concerto. Dopo il docufilm “Gianni Sassi, l’occhio, l’orecchio, la gola” stiamo pensando anche di produrre un documentario su questa avventura. Una sorta de “L’ultimo valzer” di Martin Scorsese in versione Cramps.

Magari un “Ultimo tempo dispari”, perché un concerto così emozionante e intenso va conservato, anche per scongiurare la tipica memoria dei pesci rossi italiana, quella che dura solo 5 secondi e smarrisce tutta l’arte e la cultura del secolo “breve”, il meraviglioso Novecento che oggi sembra lontano anni luce.

Chiudo con un pensiero personale. I corsi e i ricorsi storici fortunatamente esistono. Sul palco mi sono rincontrato dopo 45 anni con il “meccanico del suono” Esaù Remor. Eravamo insieme al Parco Lambro nel 1976 per l’ultimo Festival di Re Nudo in cui ho prodotto il mio primo disco: Il Lambro, che guarda caso termina con la jam finale nella quale suonano Eugenio Finardi e gli Area e Demetrio urla: “Sono le cinque, le cinque”. No, non si tratta di nostalgia, ma di memoria, perché quei momenti straordinari sono ancora da vivere, oggi e possibilmente domani per chi ci sarà. Il tutto per non diventare schiavi oppressi dall’intelligenza artificiale e dall’ignoranza umanoide. Grazie a Gianni Sassi.
Senza di te questo concerto non l’avremmo mai potuto fare.

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