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I cinquant’anni di Arbeit Macht Frei degli Area

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La Cramps Records nasce 50 anni fa con il primo album degli Area: Arbeit Macht Frei. 

Registrato negli studi Fonorama di Milano il 6 luglio 1972, fu pubblicato nel 1973. L’album figura ancora al nono posto nella lista dei 100 migliori album italiani secondo la rivista Rolling Stone. I testi furono scritti da Gianni Sassi e da Sergio Albergoni sotto lo pseudonimo Siae: Frankestein. La copertina e il titolo furono ideati da Giani Sassi che li presentò agli Area suscitando la sorpresa del gruppo.

Il titolo riprendeva il motto nazista: “Il lavoro rende liberi” che capeggiava all’ingresso di numerosi campi di sterminio. Gli Area fecero una gran fatica a spiegare il significato provocatorio del titolo dell’album dato che alcuni lo scambiarono per una apologia del nazismo senza nemmeno averlo ascoltato.

Patrizio Fariselli conserva ancora alcune registrazioni praticamente inedite e per il cinquantennale dell’album e della Cramps, lo eseguirà dal vivo per intero per la prima volta, il prossimo 6 aprile al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano con una nuova formazione in quintetto degli Area Open Project, con l’aggiunta del fratello Stefano Fariselli ai fiati.

Giudicato erroneamente un album prog, in realtà “Arbeit Macht Frei” ha influenze culturali e musicali ben diverse dalle origini prog che guardavano soprattutto al Nord Europa in particolare all’Inghilterra. Gli Area allora, amanti dei tempi dispari e alle sonorità etniche, si ispiravano alla musica balcanica e medio orientale.

L’album interessò alla Virgin ma quando i discografici ascoltarono “Luglio, agosto, settembre nero” e videro Giulio Capiozzo che indossava il kefiah palestinese, il caratteristico copricapo arabo, si rifiutarono di pubblicarlo, dato che non volevano problemi con il mondo ebraico, già forte protagonista del management musicale internazionale.
Una cosa simile accadde anche alla PFM, quando i discografici americani vennero a conoscenza che la PFM aveva partecipato a un concerto in favore della Palestina. Nel caso degli Area la loro appartenenza fu giudicata ancor più grave, dato che nel 1972 era avvenuto il massacro di Monaco di Baviera durante le olimpiadi estive, per mano di un commando dell’organizzazione terroristica Settembre Nero.

A distanza di cinquant’anni il primo album degli Area appare ancora innovativo e dirompente, soprattutto ora in cui la scena musicale è immersa definitivamente in una melassa pop che è divenuta la colonna sonora di un insopportabile rumore di fondo radiofonico. Gli Area allora, rovesciarono la scena musicale pop come un calzino. Nessun altro gruppo fu così radicale anche durante i concerti dal vivo.

Mario Lavezzi racconta che durante la tournèe di Re Nudo finanziata dalla RCA, fu costretto a modificare la scaletta dei concerti, chiedendo ad Andrea Valcarenghi, fondatore di Re Nudo, di far suonare il suo gruppo “Il Volo” prima degli Area e non dopo. Allora gli Area iniziavano il concerto con il brano “Lobotomia” puntando sul pubblico le luci delle pile elettriche mentre le casse dell’impianto diffondevano ad altissimo volume le frequenze usate per il test dell’ audio.

Il pubblico di allora rimaneva affascinato dalle loro performances perché erano uniche ed imprevedibili. Spesso Patrizio Fariselli scendeva tra il pubblico srotolando un cavo elettrico collegato all’oscillatore di un sintetizzatore. Più gente toccava il cavo, più l’oscillatore emetteva frequenze di maggiore velocità e intensità. Si creava così una partecipazione collettiva che oggi viene chiamata interattiva o immersiva. Tutto questo accadeva mezzo secolo fa. Chi c’era se lo ricorda ancora, anche se la memoria di questo Paese ormai tende a imitare a quella dei pesci rossi che non supera i 5 secondi.

“Arbeit Match Frei” è indubbiamente un album unico che non può vantare alcun tentativo di imitazione per quanto sia perfetto e straordinario. Sarà meraviglioso riascoltarlo dal vivo il prossimo 6 aprile da Patrizio Fariselli Area Open Project, insieme ad altro repertorio degli Area, per il concerto celebrativo Cramps Records 1972-2022 in cui si esibiranno anche Alberto Camerini, Eugenio Finardi con un omaggio a Gianni Sassi, Lucio Fabbri & Friends, Andrea Tich, Carlo Boccadoro che eseguirà “Dream” di John Cage, il tutto presentato da Jo Squillo fondatrice della prima band punk femminile : “Kandeggina Gang” il cui disco fu pubblicato dalla Cramps con l’etichetta Rock 80.

Sarà un concerto di circa due ore e mezza, con omaggi anche a Franco Battiato, Demetrio Stratos e John Cage, in cui si celebreranno Gianni Sassi e l’etichetta discografica più innovativa d’Italia. Prevendite su TicketOne e Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano.

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