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Margherita Zanin è uscita con il disco d’esordio “Zanin” – INTERVISTA

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di Athos Enrile

Ho conosciuto Margherita Zanin un anno fa, nel corso di un live abbastanza “duro”, in un club dedito soprattutto al rock blues, il Raindogs di Savona. A un certo punto della serata è stata chiamata sul palco e ha dato libero sfogo alla sua natura, di cui lei stessa parla nell’intervista a seguire. Grinta, voce e presenza scenica mi colpirono immediatamente, ma nulla sapevo dei sui recenti trascorsi e dell’avvio del suo percorso personale, quella strada che la conduce oggi al rilascio del suo album di debutto, “Zanin”, otto tracce che permettono di evidenziare le qualità della giovane Margherita ma, soprattutto, l’espressione del suo mondo attuale, frutto di esperienze precise e di cultura specifica, di idee chiare e intelligenza nel lasciarsi guidare, perché quando si è molto giovani il talento non può bastare e perdere l’orientamento è il gioco di un attimo.

Un po’ italiana e un po’ inglese, Margherita presenta la sua immagine musicale tra il blues e la dimensione intimista, tra la ruvidità ritmica e la ballad, partendo da un brano patrimonio nostrano, “Generale”, omaggio a Francesco De Gregori e al cantautorato italiano.

Un avvio convincente, lontano dalla banalità tipica di certe “creazioni prime”, fondate sulla programmazione di una scena attorno a una bella voce e al personaggio che la avvolge. Qui c’è sostanza e, tra le righe, mi piace immaginare una Margherita Zanin che batte i piedi perché il pezzo da lei scelto “va fatto così e non in altro modo”: la personalità non è mai elemento da disprezzare.

Ma per far capire meglio chi sia Margherita ho provato a farle qualche domanda e a fine articolo il video “Piove”, riassumerà il fiume di parole.

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Lo scambio di battute…

Chiedere ad una ragazza di 23 anni di raccontare la sua storia musicale sembrerebbe una forzatura ma… puoi già contare su alcune tappe significative: me ne parli?

Ho iniziato a studiare musica a 17 anni con Mauro Castellano, pianista classico e insegnante di conservatorio. Ben presto ho avuto la possibilità di partecipare a numerose serate live in Italia e all’estero, accompagnata da diversi musicisti come Pippo Matino, Gigi Cifarelli, Stefano di Battista, Jorge Bezerra e Tullio De Piscopo e di partecipare e festival musicali in Liguria. Dopo l’esperienza di Amici nel 2013 ho vissuto qualche mese a Londra ed è proprio a metà strada tra l’Inghilterra  e l’Italia che ho cominciato a pensare al mio primo album. Nel 2015 ho incontrato Roberto Costa, bassista storico di Lucio Dalla, già produttore dello stesso Dalla, Carboni, Ron, Gli Stadio, e insieme abbiamo deciso che sarebbe stato il produttore del mio disco.

Sono giovane e mi rendo conto di aver ancora tantissima strada da fare, però sento già di voler ringraziare tutti i musicisti che mi hanno aiutata ed sostenuta nel voler fare questo mestiere.

Non seguo i talent, ma ho prove concrete che mi indicano che, quando ci si arriva, ha inizio un’azione di spersonalizzazione atta a formare l’immagine dell’artista secondo i canoni standard e vincenti, voluti dai media: che cosa mi puoi dire a proposito della tua partecipazione ad “Amici”?

Credo che per partecipare ai talent si debbano avere dei requisiti caratteriali, oltre che canori. Un talent richiede un certo autocontrollo, una capacità di gestione e di adattamento a certi canoni che qualche anno fa io sicuramente non avevo. Ho preferito seguire un’altra strada, quella più in sintonia e più fedele alla mia personalità. Comunque sono curiosa, i talent li guardo e li seguo.

E’ appena uscito il tuo album di esordio, “Zanin”: mi parli della sua essenza?

L’essenza di questo lavoro è la crescita interiore, l’amore verso la vita e la consapevolezza che il passato è ormai tale. È un disco ibrido dove c’è la prima Margherita più scarna e la seconda Margherita, più consapevole. Un viaggio attraverso la mia storia, raccontata in modo semplice. Un lavoro che darà vita a nuovi progetti futuri.

Quando circa un anno fa ti ho visto ospite su di un palco “Rock”, non avrei mai pensato che un brano tipicamente cantautorale come “Generale” potesse interessarti dal punto di vista interpretativo: quante sono le anime musicali che convivono in Margherita Zanin?

Sono cresciuta con il primo blues, passando poi tra il rock, il country, il metal, il jazz, il folk, il soul, la musica classica e la musica d’autore. Canto quello che mi piace, quello che mi trasmette emozioni profonde. “Generale” mi si è presentata da sola, tra le corde della mia chitarra mentre cercavo di comporre altro. Esordire con questa cover è stata una scelta importante perché “Generale” è una pietra preziosa della musica italiana, ma mi piaceva l’idea di rendere omaggio ad un grande autore come Francesco De Gregori.

Una buona parte dei brani dell’album – sei su otto – sono cantati in lingua inglese: è quello l’idioma in cui ti trovi più a tuo agio o ciò è anche dovuto alla maggior musicalità della lingua di Albione ed è quindi elemento funzionale al progetto?

La lingua anglofona è sicuramente una lingua musicale dove la caduta degli accenti rende più semplice cantare, appoggiandosi a tanti generi diversi, ma penso che la nostra lingua, usata bene, sia una delle lingue più belle del mondo.

Anche il mio secondo singolo “Piove”, infatti è in italiano

ed è una ballata originale, in equilibrio tra il soul e il samba di Bahia. Per questo brano ho girato un videoclip in una location particolare, una centrale idroelettrica dismessa, dell’800, nel centro di Milano. Accompagnata da una piccola band apparentemente estranea e surreale, canto davanti ad una specie di astronave, una “cattedrale di metallo”, con un look anni 40. La regia è di Gabriele e Ambrogio Lo Giudice, quest’ultimo fondatore della Filmaster Clip e della Futura Film, che ha girato i video di artisti italiani come Vasco Rossi, Lucio Dalla, Laura Pausini, Luca Carboni e Jovanotti.

L’elemento “viaggio” emerge sempre quando si legge di te: quanto ti ha formato e influenzato la tua vita tra l’Italia e l’Inghilterra?

Mi piace viaggiare e scoprire tutta la bellezza che risiede nel mondo.

Conosco tante persone che non hanno avuto la possibilità di vivere altre città e mi dispiace molto perché viviamo in un pianeta pieno di meraviglie da scoprire e vivere, almeno una volta, durante il percorso della nostra vita. L’Inghilterra mi ha lasciato un segno indelebile nel cuore. Vivere a Londra è sempre stato il mio sogno e mi ha insegnato molte cose. Ogni tanto torno e la rivivo come il primo giorno, fa bene alla mia musica e fa bene al mio cuore.

Che musica ascolti quando non sei tu a proporla?

Io ascolto tanti generi diversi e mi piace anche quando si fonde insieme al teatro; ecco perché mi piace la musica d’autore. Certo, sono cresciuta prevalentemente con country/rock/metal/irish music e blues. La musica che prediligo è quella acustica, folk, dove nel suo minimalismo riesce ad arrivare in modo più chiaro e diretto. Un vero musicista deve essere anche un bravo ascoltatore ed estimatore. Il potere magico di questo linguaggio è che lega i popoli e ci insegna ad amare noi stessi. È un regalo capace di insegnarci tanto ed è per questo che io ho scelto la musica come migliore amica per il mio futuro.

La musica è speranza così come tutte le forme d’arte.

Esiste – o esistono – una cantante – o un cantante – che ritieni un modello di riferimento?

In realtà non ho mai avuto modelli musicali di riferimento. Come dicevo prima, la musica è piena di mondi speciali da esplorare ed è quindi un piacere ed un dovere rispettarla e non crearsi dei limiti.

Sei appena uscita dalla fase studio e ti chiedo: meglio il live o la registrazione?

La registrazione è emozionante, è un ricordo sicuro che rimane nel tempo. Il live è mettersi a nudo davanti alle altre persone. È un modo per raccontarsi e per raccontare la propria vita nel modo migliore senza filtri.

Come promuoverai l’album “Zanin”? Hai pianificato qualche data estiva?

Ho la fortuna di avere un team meraviglioso con cui sto facendo dei bellissimi progetti. Tra questi ci sono i miei musicisti, il mio compagno e la mia famiglia. Sto collaborando con Roberto Costa che segue la mia produzione artistica e con il quale si è creato un bellissimo rapporto anche umano. A breve presenterò il mio album durante tre serate, a Milano, Bologna e Savona e poi dopo l’estate si vedrà.

Un ultimo pensiero per la nostra città, Savona

Savona è il posto in cui sono nata ed è la mia casa. È una cittadina con enormi potenzialità, piena di artisti e giovani che hanno voglia di creare un proprio spazio. Spero che tutti possano trovare il proprio lavoro e spero che possano portare Savona nel futuro. Ci vuole, senza ombra di dubbio, tempo e voglia. Mi piacerebbe pensare a Savona fra qualche anno e poter dire: che bello, non vedo l’ora di ritornare a casa!

 

 

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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