14.5 C
Milano
sabato, Marzo 28, 2026

Ultimi post

QUEL GIORNO A NERVI CON GINO – UN RICORDO DI GINO PAOLI

Voto Utenti
[Total: 1 Average: 4]

Giornata uggiosa a Nervi, quasi quattro anni fa. Meta: la casa di Gino Paoli per una lunga videointervista per il mio docufilm “Nanni Ricordi, l’uomo che inventò i dischi”. A Gino piacque subito il titolo, tant’è che mi raccontò subito come insieme a Nanni avevano registrato “Sassi”, uno dei primi successi della sua carriera di cantautore.
.

“Alla Ricordi si registrava con un registratore a doppia traccia. Su una pista mettevi la batteria e il pianoforte, poi la passavi su una traccia per liberarne una per registrare altri strumenti e così via, di sovrapposizione in poi…fino alla voce, ma con tutti quei passaggi il fruscio aumentava, così Nanni pensò di enfatizzarlo con un po’ di riverbero e quel difetto tecnico divenne il suono del mare…cazzo…”.

E via di sigaretta. Quel giorno mi consumò un pacchetto perché la sua bella casa davanti al mare, era un po’ distante dal tabaccaio. Non si era affatto preoccupato di mettersi elegante, aveva su una sorta di tuta color beige. Si mise a sedere davanti al pianoforte con un portacenere accanto. Quando gli chiesi della famosa scuola genovese, mi disse:

“Scuola genovese per modo di dire, Luigi (Tenco) era nato a Cassine in Piemonte, io a Monfalcone, Bruno (Lauzi) ad Asmara. L’unico nativo genovese era Bindi. Ma stavamo tutti insieme a Genova. Io all’epoca facevo il pittore, neanche ci pensavo a scrivere canzoni, cominciai con “La Gatta” che avrà venduto si e no ottanta copie, ma spopolava nei jukebox… Pensavo che fosse tutto passeggero e invece sono ancora qui.”

Mi aveva dato disponibilità per un paio d’ore e invece andammo avanti per tutto il giorno. A telecamere spente mi raccontò di tutto: storia delle sue canzoni, la politica, le sue dimissioni dalla Presidenza della Siae dopo che era riuscito a far entrare nel conteggio Siae le musiche delle segreterie telefoniche, ricevendo di ritorno critiche e pesanti polemiche dalle compagnie telefoniche che fino allora erano riuscite a non pagare i diritti agli autori, la discografia di allora rispetto ai rottami di quella d’oggi e tanto altro. Una giornata bellissima, grazie anche alla squisita cordialità e ospitalità della moglie Paola Penzo, autrice di alcuni brani di Gino. Fu forse l’intervista più interessante tra le oltre seicento che ho avuto modo di fare nella mia lunga militanza televisiva e radiofonica, perché Gino era un asso nel mescolare ironia e cruda verità, gioie e dolori, bellezze e miserie umane. Un poeta e drammaturgo naturale. La sua casa in collina, bellissima e luminosa davanti al  mare, i suoi quadri alle pareti bianche e una foto dolcissima con la figlia Amanda Sandrelli.

“Quelli erano anni straordinari. A Milano eravamo un gruppo di amici che si incontravano quasi tutte le notti. Io sono andato a ballare rock n roll al Santa Tecla con la Fracci, e a casa di Nanni ti capitava di suonare il pianoforte a quattro mani con Leonerd Bernstein. Capitavano cose impensabili, come il tecnico della Ricordi che metteva la scossa sul mixer, tute le volte che la Vanoni toccava i cursori, per farle passare la voglia di mettere le mani su tutto quello che vedeva in giro…. Ma pensa te… e quando vidi per la prima volta Enzo Jannacci che faceva un provino alla Ricordi. Nanni non era tanto convinto, perché Enzo stava facendo una canzone su un cane coi capelli. Matto come una capra….così dissi a Nanni di fargli subito il contratto perché uno così non l’avrebbe mai trovato…e così quel giorno Enzo entrò in Ricordi”.

Quando dissi a Gino che avevo già programmato l’intervista a Ornella Vanoni mi regalò subito un assist clamoroso.

“Belìn, alla Vanoni le ho insegnato a cantare. Lei cantava già molto bene le canzoni popolari e quelle della mala, aveva una voce da soprano… e cantava sempre in battere, un po’ impostata insomma… Quando si trattò di registrare “Senza fine” andò in crisi… tre giorni di registrazioni… non ci riesco, non ci riesco…continuava a dire, così per sbloccarla le diedi una sberla… si sbloccò e venne fuori un capolavoro di interpretazione…”.

Quando risalimmo in macchina per tornare a Milano, pensavo già al montaggio, che sicuramente non sarebbe stato facile dato che Gino aveva parlato per quasi quattro ore…e spesso fumando sigarette. Pensai che la Rai avrebbe avuto da ridire invece, l’intervista andò in onda senza problemi. Una vita al massimo quella di Gino…un poeta e un cantautore, eppure nell’anima un vero rocker, anarchico e controcorrente come pochi. Due anni dopo accettò di farsi intervistare da Morgan per il suo programma “Stramorgan” senza chiedere una lira alla RAI. Fu felice di farlo perché Gino da artista puro come è sempre stato, apprezzava i suoi “colleghi”, che peraltro lui contava sulla punta delle sue mani.

Prima di salutarci mi disse:

“Umberto…(Bindi) era un grande… purtroppo la stampa lo massacrò e lo ridicolizzò per la sua omosessualità…ma ancora oggi la sua musica resta indimenticabile “  

Ciao Gino… Hai passato 91 anni alla grande. E pensavi che fosse tutto passeggero… invece sei e rimarrai sempre con noi.
Grazie.

Facebook Comments

Latest Posts

I piu' letti

Resta in contatto

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, offerte e annunci speciali.