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Intervista ad Enrico Nascimbeni

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Crediti Foto: Emanuele Dello Strologo

di Giuseppe Santoro

Wikipedia riporta che “è un cantautore e giornalista italiano”, ma l’impressione che da’ Enrico Nascimbeni come artista è che le etichette gli vadano davvero strette.
Documentandomi su di lui, ho scoperto che è stato davvero tante cose nella sua vita, tra cui Ambasciatore dell’Unicef e Commendatore della Repubblica italiana.
Veronese del 1959, inviato speciale a Sarajevo, ha intervistato Craxi ad Hammamet ed è un grande amico fin dalla scuola di Roberto Vecchioni.
Anche se c’è una differenza di età, di esperienza e di grandezza artistica lunga 40 anni, mi sono permesso di fargli qualche domanda.

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INTERVISTA

Ho letto da qualche parte che hai presentato il tuo ultimo libro di poesie “Sognando di vivere a trecento all’ora su una macchinina a pedali” (Rupe Mutevole Edizioni) in posti molto diversi tra loro, dalla Fiera del libro di Francoforte, fino ai campi Rom. Si può lanciare attraverso la promozione di un’opera, un messaggio di uguaglianza?

Premetto che “lanciare un messaggio” e’ cosa che non mi appartiene. O quantomeno non e’ il mio scopo quando scrivo, canto, faccio presentazioni o , oramai raramente, concerti. I luoghi della cultura, a mio parere, non sono solo quelli preposti e convenzionali. Ecco perche’ posso andare, o sono andato, a presentare il mio nuovo libro nei cosiddetti “salotti buoni”, tanto quanto vado e andrò a presentarlo nei campi del Popolo Rom o nei Centri Sociali. Le mie presentazioni sono uno scambio di culture. Non una mera esibizione di “ora vi spiego cosa e’ un poeta”o “le mie poesie sono…”. Amo ascoltare gli altri, e ironizzare su me stesso. Poi alla fine chi vuole comprare il mio libro sapraà quello che scrivo e come, secondo lui scrivo. Un libro non e’ mai di chi lo scrive. Ma di chi lo legge. Parere personale naturalmente. Che vale , per me, anche per la musica. D’autore nel mio caso.

Con questa raccolta hai avuto molti pareri positivi dalla critica.
Quanto ti interessa il parere dei tuoi colleghi giornalisti dopo che hai scritto un libro o una canzone?

Molto. Rispetto il parere dei giornalisti. Soprattutto quello dei colleghi. Che spesso, nel mio caso, diventano giornalisti. Ad esempio Roberto Vecchioni, che sulla pagina della Cultura del Corriere della Sera ha scritto un articolo su di me e sul mio libro. Anzi. Più su di me. E mi ha fatto, anche, un paiolo cosi’. Da uomo a uomo. E di questo lo ringrazio. Banalmente penso che le critiche siano sempre costruttive. Positive o negative che siano. Ovviamente se le critiche sono sulla mia persona o sul mio privato, e sto parlando dei tuttologi dei social…con quelle, in tutta sincerità, mi ci pulisco il culo. E chiedo scusa se ho scritto…pulisco.

Oltre che dalla critica sei molto apprezzato anche dagli ascoltatori comuni che da un po’ di tempo possono acquistare i tuoi dischi sul web. Nel 2009 con il tuo album “Uomini sbagliati” sei risultato l’artista italiano più scaricato da Itunes. Nell’epoca dei fenomeni da talent, forse alla gente manca il racconto dei cantautori?

Gli ascoltatori vanno dove li porta la tv. E le radio. Non tutti. Ma la maggioranza. Ed e’ non normale che sia cosi’. In questo momento bisogna prendere atto che per i giovani l’unico sbocco sono i talent. Sui quali non mi esprimo. Io sono stato fortunato negli anni Ottanta. C’erano spazi e piu’ fantasia. Nel Terzo Millennio mi sono scontrato con realtà diverse. E per arrivare in cima a una classifica mi sono limitato a usare tutti i mezzi che il web mi dava. E ho fatto qualche passaggio televisivo. Forse. Se nel 2009 sono stato il primo italiano su iTunes…e nel 2010 sono stato secondo e poi,mi pare, sesto, con due album, nella top 10 di Itunes. Beh. Magari vuole dire che anche i cantautori fanno album belli che piacciono e toccano le corde giuste. Nel mio caso le hanno toccate tanto. Ma non solo nel mio caso.

Cosa ti ha insegnato tuo padre, Giulio Nascimbeni, maestro del giornalismo culturale e signore della terza pagina del Corriere della Sera?

Lui ha provato a insegnarmi molte cose. In due ci e’ riuscito. La sintesi. E l’onesta’ intellettuale. Per il resto…Un disastro.

Tuo padre scriveva ogni giorno su un giornale importantissimo. Come giudichi oggi in Italia il livello di libertà di stampa e di opinione?

Liberta? Non pervenuta.

Nel corso degli anni hai scritto canzoni per tanti artisti importanti tra i quali Mango, scomparso recentemente. Come lo ricordi?

Una volta andai a casa sua. La cosa che mi commosse era il bene che la gente del suo paese gli voleva. E la stima della quale godeva. Pino non era un uomo facile. Ma era un UOMO. E un artista immenso.

Cos’è per te l’amore?

L’AMORE E’ UN PACCHETTO DI CARAMELLE (E.Nascimbeni)

Saro’ un sacchetto di caramelle alla menta…per te…
E se lo vuoi…saro’ un paio di pantaloni che ti stanno a pennello…eh
Saro’ un figlio che torna tardi ma torna…per te…per te
Una lampadina a basso consumo in giardino che brilla
Un luce nel verde ..eh..eh si

Saro’ matita che disegna un poco incerta
il tuo viso..per te
E se lo vorrai… colorero’ tutti i fogli di carta che ho raccolto per strada…eh
Saro’ il sorriso che si stampa come sole sul viso..per te ..per te
O un bel calcio nel culo dato con il cuore a chi da tanto tempo lo volevi dare..eh…. eh si…

Ma l’amore, l’amore , l’amore, l’amore, l’amore
Come si uccide, si ride, si sogna…..
Come si cerca, si perde, si ammazza
Ma l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore
Si acceca, si annusa, si beve, si crede
Si mescola, si azzanna, si vive, si piange…. Per amore

Saro’ il momento che apri una lattina di coca…per te
E se lo vuoi…. Saro’ l’ultima sigaretta che cercavi e hai trovato…eh
Saro’ un pezzetto di torta al limone..per te..per te
Un treno veloce che si fotte la notte e trascina le stelle con se…eh si…

Lo sento, che non ho poi tanto tempo, di restarti ancora accanto, sto finendo le bugie….
Guarda, che si sta un po’ alzando il vento, nuvole piene di pianto, che stanno arrivando qua…

Ma l’amore, l’amore , l’amore, l’amore, l’amore
Come si uccide, si ride, si sogna…..
Come si cerca, si perde, si ammazza
Ma l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore
Si acceca, si annusa, si beve, si crede
Si mescola, si azzanna, si vive, si piange…
Per amore…si vive o si muore…

La politica di oggi è lo specchio del Paese?

Assolutamente no. Non ho mai nascosto le mie idee di sinistra. E qui le confermo. Ma non la sinistra di adesso. Sono un comunista. Un anarco- comunista. Sara’ che nella mia vita ho sempre vissuto di utopie. Ma mai, e dico mai, le mie utopie hanno sfiorato la destra. Peggio il fascismo o il nazismo. Che ho combattuto, nel mio piccolo, negli anni Settanta e Ottanta nelle piazze. Che erano i nostri monti. Ed ora. Non sono cambiato. Sono anche milanista. Ma questo e’ un altro discorso.

In che misura pensi che la televisione degli ultimi venti- trent’anni abbia contribuito all’anestetizzazione delle coscienze?

In una scala da uno a dieci, Venti.

Enrico, qual è l’opera culturale, l’intervista o la canzone per la quale ti piacerebbe essere ricordato e soprattutto, ti piacerebbe essere ricordato?

Un gol in semirovesciata che feci a San Siro durante una partita di beneficenza.
Eclettico e anarcoide, indisciplinato e istintivo, Enrico Nascimbeni è un intellettuale incatalogabile, ma proprio per questo raro. Le emozioni le sa scrivere, cantare e raccontare, elementi non da poco in un tempo artistico abbastanza vuoto.

VIDEO: L’AMORE E’ UN PACCHETTO DI CARAMELLE  – E.Nascimbeni

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Giuseppe Santoro
Ricco, bello, dolce e simpatico nella vita precedente. In questa invece, nasco a Lecce il 18 luglio del 1989 da una famiglia di professori. Mia madre insegna Lettere in una Scuola Media di provincia e mio padre, adesso pensionato, era insegnante di Educazione Fisica. Dopo il diploma commerciale ho lavorato come impiegato in un Centro di Medicina Nucleare per un anno e mezzo, ma purtroppo in seguito ai tagli alla sanità pugliese, all’inizio del 2011 mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2013 ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e adesso frequento la facoltà Magistrale di Lettere Moderne. Importante è stata per la mia formazione professionale, l’esperienza come responsabile comunicazione e social per il sito Cometiveste.it, di cui sono il fondatore con altri due ragazzi. Canto in una band da due anni e adesso ci stiamo dedicando anche allo sviluppo di alcuni progetti inediti. Ho sempre scritto testi musicali, poesie, ma anche saggi brevi sugli argomenti più disparati e nei miei articoli mi piace osservare la società con occhio critico. Oltre a un’ ipotetica carriera nell’ambito dell’insegnamento, molto difficile visti i tempi che corrono, mi piacerebbe continuare a dedicarmi alla critica musicale e sociale. Non amo molto dire cose ovvie e in generale, non mi piace stare dalla parte del più forte. Da un po’ di tempo collaboro con questo blog che credo stia diventando un punto di riferimento importante per chi ama la musica e i suoi retroscena. Spero di essere all’altezza del compito e poter interessare i lettori a quelle che sono le mie idee e i miei pensieri.

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