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Nomadi: “Nomadi Dentro” è un viaggio introspettivo attaccato alle radici più profonde- RECENSIONE

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Crediti del FotoMontaggio Immagini ©FareMusic - FMD Copyright
Voto Autore
di Athos Enrile 

E’ stato rilasciato da pochi giorni il nuovo album di inediti dei Nomadi, “Nomadi Dentro(di cui avevamo parlato in un precedente articolo).

Per un commento un po’ più ampio del disco devo obbligatoriamente partire dal mese di marzo, periodo in cui l’avvicendamento del vocalist provocò un attimo di perplessità in parte del cospicuo seguito su cui può contare la band più longeva in circolazione. Alla mia ultima domanda (leggi qui l’intervista integrale), legata ad un ipotetico futuro musicale, Beppe Carletti rispondeva più o meno così:

Siamo in salute e lasciami essere per un attimo presuntuoso, vedo che siamo tutti carichi e vogliosi di suonare, poi il successo assoluto non ha importanza, ma occorre fare questo mestiere divertendosi e noi abbiamo la fortuna di poter vivere attraverso una passione che è diventata una professione, una fortuna che auguro a tutti. Quando penso ai Nomadi vedo sempre rosa e positivo”.

Dalle parole ai fatti, dalle intenzioni alle azioni, e il risultato è questo “Nomadi Dentro”, che propone elementi che vanno colti oltre la musica, sfumature che spesso hanno valore solo per chi crea e propone, per chi vive in prima persona tutto l’iter costruttivo, ma che devono essere catturati e sottolineati per dare una corretta cornice – e chiave di lettura – ad un lavoro che è parte importante della vita, su cui si concentrano energie e aspettative, avendo bene presente, nel caso dei Nomadi, che saranno in tanti ad ascoltare, gli stessi che diventeranno parte del gioco quando si ritroveranno davanti ad un palco con i loro beniamini davanti.

Nomadi Dentroappare come viaggio introspettivo, momento di bilancio e sguardo verso il futuro, restando attaccati alle radici più profonde, quelle a cui si fa appello per riconoscenza, voglia di sicurezza e ausilio per costruire il bridge necessario per muoversi agevolmente tra periodi storici molto lontani tra loro. Mi spiego meglio. All’interno del disco sono presenti due brani composti da autori che hanno una marcata “storia nomade”: Francesco Guccini, di cui si nutrì inizialmente il gruppo di Novellara (“Dio è morto”, “Canzone per un’amica”, “Noi non ci saremo”…) e Alberto Salerno (che ha scritto la sua su questo magazine – QUI & QUI in merito alla sua presenza come autore in questo ultimo album), legato indissolubilmente ad uno dei brani più conosciuti e suonati di sempre, “Io vagabondo”.

In questa occasione Francesco Guccini prepara il brano “Nomadi”, una canzone scritta per il cinquantesimo del gruppo e quindi nel cassetto pronta ad uscire a tempo debito, una descrizione della band che propone una visione di prospettiva, allontanando disegni riferiti al passato e ad un modus celebrativo.

Alberto Salerno scrive “Terra di nessuno”, una nuova lirica per i Nomadi a 25 anni dalla scomparsa di Augusto Daolio.

Dice Salerno:

La canzone è nata prima come testo, ma è nata perché ho pensato proprio di scrivere qualcosa che solo i Nomadi avrebbero potuto interpretare. Quando ho terminato il testo ho chiamato Beppe, che mi ha detto di vederci in ufficio a Milano. Ci sono andato un po’ trepidante perché non avevo la minima idea se gli sarebbe piaciuto o meno. Poi gli ho consegnato il testo e lui lo ha letto, è stato zitto per qualche secondo interminabile e infine mi è sembrato commosso, e allora mi sono commosso anch’io. Mi ha detto… È forte come Io Vagabondo”. Non avevo parole, ci siamo abbracciati… Adesso esce questa canzone, e io posso solo ringraziare Beppe e gli altri ragazzi per come è venuta”.

Amicizia, valori comuni, rispetto per il ricordo e voglia di proseguire… sono questi gli ingredienti che impreziosiscono le relazioni umane, e il tutto si trasferisce inevitabilmente sul prodotto creativo, determinandone qualità e spendibilità.

Detto del legame col passato, rivisitato con occhio moderno, occorre soffermarsi sulla novità, sulla presenza di un nuovo vocalist catturato dall’area delle cover band – dei Nomadi naturalmente. Non conoscevo Yuri Cilloni, ma il fatto che fosse per lui abituale calarsi nel ruolo che fu di Augusto mi faceva pensare ad un ovvio tentativo di clonazione della voce, cosa spesso richiesta alle tribute band. Niente di tutto questo, Cilloni fornisce la sua visione musicale, lontana dal riferimento storico, dimostrando buona personalità… sulle sue capacità, onestamente, non si potevano avere dubbi!

Questa che ho appena descritta è la ricetta del disco, il concetto da cui si scende a pioggia su tutti i significati che ogni ascoltatore potrà dare singolarmente, perché il  legame con il passato – e chi più dei Nomadi potrebbe raccontare certe storie?! – serve solo a delineare nuove vie di percorrenza, che passano dalla filosofia di lavoro di Carletti, basata sulla certezza che un gruppo possa essere chiamato tale solo se esiste piena condivisione di scelte, compiti e obiettivi.

Sono 10 i brani che fanno parte di “Nomadi Dentro”, circa 37 minuti di musica anticipata dall’uscita del video “Decadanza” (testo di Marco Rettani, Marco Petrucci e Massimo Vecchi; musica di Beppe Carletti e Francesco Ferrandi, diretto da Gianluca Menta), brano di apertura, che pur raccontando le contraddizioni e le difficoltà della nostra società mette in campo positività e speranza nel miglioramento.

Un disco che appare moderno anche nella ricerca del messaggio, nella voglia di esprimere concetti pesanti mascherati dal mood canzonettistico, forse il metodo più efficace per rilasciare e, soprattutto, far attecchire pensieri profondi, stimolando la necessaria riflessione.

Un buon momento per i Nomadi, inossidabili al tempo che passa…

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Il video, diretto da Gianluca Menta e prodotto da Geko Lab, è stato girato nella bellissma cornice di piazza Guareschi a Zibello (PR). Protagonisti due giovani sposi che, nonostante la crisi e i tanti problemi, credono ancora nel futuro e nell’amore. Il ruolo del sacerdote è affidato a Gerardo Placido.

“DECADANZA” (testo di Marco Rettani, Marco Petrucci e Massimo Vecchi – musica di Beppe Carletti e Francesco Ferrandi) è il primo brano inedito dei Nomadi cantato da Yuri Cilloni, nuova voce della band, insieme a Massimo Vecchi. Il singolo è in radio dallo scorso 6 ottobre e disponibile in digital download e streaming.

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TRACKLIST

  1. Decadanza – (03:40)
    02. Terra di nessuno – (04:10)
    03. Ti porto a vivere – (03:50)
    04. Nomadi- (04:45)
    05. Può succedere – (03:17)
    06. Europa – (04:09)
    07. Con gli occhi di chi – (03:33)
    08. Calimocho – (02:58)
    09. Io sarò – (04:09)
    10. Io ci credo ancora – (04:05)

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