È stato il trionfo della canzone d’autore a Ora O Mai Più. Il talent show dedicato alle meteore della canzone italiana si è chiuso con il lancio degli inediti, tra sorprese e passi falsi. A spiccare il vincitore Pierdavide Carone e i brani firmati da Giuseppe Anastasi.
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“Ora o Mai Più” 2025 si è concluso con un epilogo tanto prevedibile quanto meritato: Pierdavide Carone ha conquistato la vittoria con una prova di forza cantautorale che ha illuminato una finale appesantita da un format in bilico tra il recupero di meteore nella prima serata del sabato di Rai 1 e una narrazione che non ha mai trovato la propria coerenza. Il talent show, giunto alla sua terza edizione dopo una lunga pausa di sei anni con un nuovo conduttore, Marco Liorni, ha alternato esibizioni di interessante valore artistico a momenti infelici, con una giuria spesso più interessata a riflettere la propria immagine che a valorizzare i concorrenti.
Eppure, nonostante il calo d’ascolti e un cast non sempre centrato, questa edizione ha avuto un merito indiscutibile: dopo un Festival di Sanremo in cui Carlo Conti ha ribaltato gli equilibri a favore della canzone d’autore, sottraendo terreno al pop contemporaneo, che con Amadeus aveva monopolizzato il panorama musicale, Ora o Mai Più ha consolidato definitivamente questo cambio di rotta, celebrando la scrittura di qualità e riportando il cantautorato in primo piano.
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Gli inediti: il ritorno del pop vintage e qualche inciampo
Se c’è un dato chiaro emerso dalla finale del 1° marzo 2025, è che il cantautorato di matrice vintage ha finalmente riconquistato il suo spazio. Le proposte migliori, senza dubbio, sono state quelle di Pierdavide Carone, Loredana Errore e Carlotta, a dimostrazione che la qualità paga sempre, anche quando il palco non è quello più ambito di Sanremo.
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PROMOSSI
- Pierdavide Carone – “Non ce l’ho con te” (coach: Gigliola Cinquetti)
Il vincitore ha sfoderato un brano che conferma il suo talento di scrittore di canzoni con una profondità lirica e musicale che non lascia indifferenti. Un pezzo che tocca nel profondo senza cedere alla retorica, forte di una melodia ariosa e di un testo che racconta il dolore e la riconciliazione con il passato senza cadere nel sentimentalismo spicciolo alla Cristicchi. L’arrangiamento è essenziale e funzionale al crescendo emozionale. Se Carlo Conti avesse dato maggiore attenzione a questo brano di Pierdavide Carone per Sanremo, avrebbe avuto tra le mani un vero e proprio diamante grezzo, lontano dal glam pop contemporaneo. “Non ce l’ho con te” parla di una famiglia decostruita e poi ricostruita, che continua a vivere nonostante il tempo andato. Una riconciliazione che si riflette anche nella sua famiglia professionale, quella che lo ha visto crescere sotto la guida di Lucio Dalla, il suo papà artistico, e di Maria De Filippi, la sua mamma televisiva. Carone, con questo brano, riesce a coniugare la profondità musicale e lirica che Dalla gli ha trasmesso, con l’abilità di coinvolgere emotivamente attraverso il racconto di una storia, una qualità propria della De Filippi. Allargando questa famiglia, la “sorella” minore della canzone potrebbe essere perfettamente interpretata da Valerio Scanu, con cui Pierdavide si sarebbe riavvicinato nel tempo, nonostante Scanu si sia appropriato della sua “Per tutte le volte che” per elevarsi artisticamente, mettendosi su un gradino sopra di lui.
VOTO: 10
- Carlotta – “Il bacio” (coach: Donatella Rettore)
Ecco la vera sorpresa dell’edizione. “Il bacio”, scritto da Giuseppe Anastasi (marito della stessa Carlotta ed ex fidanzato di Arisa), è un piccolo capolavoro di raffinatezza melodica e dosata intensità interpretativa. Una ballata che evita i cliché della nostalgia, costruendo invece un racconto evocativo e potente. Le liriche riflettono la magia del momento, senza rinunciare a un’immagine diretta e senza filtri, come “il suo culo perfetto”, che si fonde perfettamente nel realismo narrativo e nella tensione fisica dell’incontro. Una canzone avvolgente ed elegantemente pop che, se fosse stata cantata sul palco del Festival di Sanremo, avrebbe potuto avere un destino diverso. È la canzone che avrebbe dato ad Arisa il giusto rilancio e che invece ci regala una Carlotta inedita, capace di concedersi anche a sfumature emotive più romantiche, con una personalità interpretativa sensibile e una vocalità raffinata.
VOTO: 9
- Loredana Errore – “In un abbraccio” (coach: Marco Masini)
Storie di baci e abbracci. Storie di delusioni e tenerezze. Storie di donne. Dopo un percorso altalenante nel programma, Loredana Errore sembra aver ritrovato la sua dimensione, con un inedito dal forte taglio cantautorale. Tra Giuseppe Anastasi, che ha cofirmato il brano insieme a Marco Colavecchio, e Marco Masini, che – con un lavoro da coach encomiabile – ha saputo limare gli eccessi espressivi e far emergere nuove, importanti potenzialità, l’interprete di “Occhi cielo” appare ora pronta per un nuovo cammino discografico. La struttura melodica di “In un abbraccio”, dolcemente pop, la tiene lontana da quegli slanci incontrollati che le giocano brutti scherzi, senza però impedirle di esplorare le cicatrici dell’anima, che le permettono di sferrare quei colpi di grazia tipici delle grandi interpreti, ai quali non può e non deve rinunciare, per non perdere la sua cifra stilistica e la sua potenza artistica.
VOTO: 8
- Valerio Scanu – “Solo con una parola” (coach: Rita Pavone)
Quando si parla di cantanti che hanno ancora uno zoccolo duro di fan su cui poter contare per ricostruire una nuova vita discografica, non si può non considerare Valerio Scanu. Le sue abilità vocali sono ben note, anche se spesso sopravvalutate durante il talent show. È fuori discussione che sappia cantare senza autotune, ma manca ancora un progetto davvero interessante. Il brano in questione, “Solo con una parola”, scritto da Elio Depasquale, è un concentrato di zuccherosità e classicismo che lo identificano perfettamente. La melodia, all’italiana, a metà strada tra Giorgia e Alex Baroni, è fatta su misura per la sua personalità e le sue potenzialità. Anche le liriche lo mettono allo specchio, con passaggi LGBT che non passano inosservati come “questa è la donna che porto, io sono la sua abitante” e il dualismo tra forza e fragilità, che si prendono per mano e ballano assieme in sentieri di romanticità. Segue la scia del pezzo che ha “scippato” a Pierdavide Carone, “Per tutte le volte che”, con cui ha vinto Sanremo. Vocalmente centrato, con alcune soluzioni nuove e interessanti, Valerio è ancora più forte a livello mediatico, quando non viene messo a tacere e quando non ha paura di esprimersi per non fare danni. Un ambito che gli si addice particolarmente è il musical, la palestra migliore in cui può crescere artisticamente.
VOTO: 7
Se questi quattro inediti hanno rappresentato il vertice della serata, gli altri quattro hanno invece mostrato le crepe del format.
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BOCCIATI
- Matteo Amantia – “Togliersi di torno” (coach: Alex Britti)
La canzone, con un ritornello che affoga nel ritmo, si muove su coordinate ormai superate, sostenuta da un arrangiamento che le conferisce una direzione precisa e da una tematica attuale. “Togliersi di torno” è opera di Matteo Amantia, Giuseppe Lo Iacono ed Emiliano Patrik Legato, e incarna la disillusione verso una società in cui la connettività maschera un profondo distacco. Smarrito in un circo di apparenze, il protagonista cerca una via di fuga verso esperienze autentiche, viaggiando e sfidando le regole per ritrovare un senso profondo nella vita. Considerato come riempitivo per un nuovo album electro-funk degli SugarFree, più solido e maturo, il brano potrebbe avere una sua validità, magari in duetto con Simona Bencini per una resa più accattivante. Tuttavia, ciò che cozza maggiormente è il percorso intrapreso nel corso del talent. Matteo è stato sempre premiato dai giudici, attratti da una voce e personalità pop-rock solista solida, anche quando ha promosso i brani del suo coach Alex Britti, distanti dal suo stile. Ora, però, si toglie di torno proprio nel momento clou, in cui avrebbe dovuto chiudere il cerchio e farsi strada nelle classifiche reali, di streaming e vendita.
VOTO: 5
- Pago – “Fa che non sia per sempre” (coach: Patty Pravo)
“Fa che non sia per sempre” è una ballad scritta da Pago con l’aiuto di Andrea Amati, Gabriele Oggiano e Lorenzo Santangelo, e parla di un legame sentimentale profondo che resiste alle difficoltà e al passare del tempo, alternando immagini di fragilità e rinascita. Un pezzo senza reale impatto, con una melodia gradevole ma senza mordente e un testo privo di un’identità forte, soprattutto oggi, in un panorama musicale ricco di cantautori puri di nuova generazione e di livello “supreme”, da Brunori Sas a Lucio Corsi, passando per Carmine Tundo e Gianluca De Rubertis. La fragilità di versi come “parole vuote come un tronco d’albero” o “ti cerco come all’alba una tabaccheria” ne è la prova più evidente. Anche l’esibizione dal vivo non è priva di scivoloni grossolani. Se la motivazione per l’assegnazione del “tesoretto” a Pago, che risente anche del suo essersi riciclato come personaggio televisivo, da parte dei tre giornalisti ospiti — Andrea Laffranchi de Il Corriere della Sera, Claudia Rossi de Il Fatto Quotidiano e Andrea Parrella di Fanpage —, ovvero che, sul piano discografico, avrebbe avuto una possibilità in più rispetto agli altri concorrenti, suonava senza capo né coda già in semifinale, oggi quella previsione è smentita dai fatti. Il singolo, rilasciato nove giorni dopo la finale, non ha toccato classifica alcuna, dimostrando che la sua volontà di resistere alle mode è stata vanificata da una fragilità compositiva, da superare, che oggi è penalizzante più di ieri.
VOTO: 4
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Anonimo Italiano – “Lupo abbandonato” (coach: Riccardo Fogli)
Un tentativo di riposizionamento attraverso la penna di due autori romani, Enrico Boccadoro e Antonio Decimo, che finisce per accartocciarsi su sé stesso. Il tema dell’abbandono dei cani, per quanto possa essere sentito e toccante, non riesce a decollare. Non si intravede un nuovo percorso artistico e la proposta di Anonimo Italiano, all’anagrafe Roberto Scozzi, sembra ancora in fase di definizione. La ricerca di un’identità autentica, che abbracci un lato più melodico e romantico, ma che finalmente abbandoni la maschera di carnevale di Claudio Baglioni, spingendo sull’acceleratore delle potenzialità vocali, è ancora lontanissima, pur restando possibile. La sovrapposizione uomo-lupo richiama alla memoria la hit “Lupi solitari” di Ivana Spagna. Entrambi i testi esplorano il tema della solitudine, ma se nella canzone di Spagna questa condizione si trasforma in una forza motrice, come una tappa necessaria nel percorso di crescita personale e di ricerca dell’amore, “Lupo abbandonato” ingabbia la solitudine nel dolore, conferendole un carattere più tragico e definitivo, ulteriormente enfatizzato da un cantato alla Baglioni.
VOTO: 4
- Antonella Bucci – “Sogni ribelli” (coach: Raf)
Passare da Leonard Cohen a un brano pop leggerissimo in stile Lollipop è un salto nel vuoto. È tutto datato, incluso lo spirito di ribellione, che avrebbe richiesto un approccio più contemporaneo, privo di cliché e slogan. La svolta lascia perplessi, risultando incoerente rispetto al percorso artistico della cantante, che ha sempre puntato sulle sue qualità vocali, sia con Eros Ramazzotti, che l’ha lanciata, sia con “Ora o mai più”, che l’ha riscoperta. Un passo indietro che appare privo di senso. Il flop è doppio, considerando che l’intento era quello di aprire le porte delle radio. Attendiamo il debutto ufficiale sul mercato per confermare questo passo falso, arrivato nel momento meno opportuno. E, come dice la canzone, “nel silenzio”, che più grande non potrebbe essere, ascoltiamo “la stella” cadere, senza riuscire a distaccarsi veramente da quell’aura da corista a cui sembra condannata. “Sogni ribelli”, scritto dalla stessa Antonella Bucci insieme a Daniele Mengali e un certo Bruno, ha un sapore di pop-dance anni ’90, decisamente diverso da ciò che ricordiamo di lei come one-hit wonder, vale a dire la splendida “Amarti è l’immenso per me”. Non si tratta di un brano classico, ma la leggerezza ne è la chiave di lettura, per una proposta orecchiabile che, però, appare lontana anni luce dal pop contemporaneo, che si distingue per l’ibridazione dei generi e un’autoconsapevolezza più introspettiva. Antonella racconta una storiella non da poco: un condivisibile invito a ribellarci ad una realtà che ci allontana dai sogni. Ma per riprenderci i sogni non basta lo spirito ribelle, bisogna essere anche capaci di rispondere alle sfide del presente.
VOTO: 3
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