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sabato, Aprile 13, 2024

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L’eccellentissimo canto di Giuliano Sangiorgi

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Giuliano ha la voce messa nell’ultimo luogo possibile, nella temperatura immobile.

Lui è in quel tempo che rimane appiccicato alle case e agli alberi, per poi diventare sapone, scivolo verso la bella libertà.

Se lo si vuole ascoltare bisogna essere pronti a sbottonarsi la camicia e a farsi squamare la pelle.

Io penso alla stanza dove lavora, al momento in cui fa infuriare le note e poi le fa sbattere nel suo petto e nel suo cuore, a lui che sembra un alcolizzato che ha appena smesso di bere. E penso a come bagna la sua mente di respiri di mare di catrame e di spavento.

Ci racconta i suoi torti, e tutte le speranze che andranno perdute, di quanto le storie siano vere ma anche false, di come ognuno di noi ha una sembianza consumata per eccesso o per debolezza di amore. E si chiede di quanto si debbano abbassare i voli, di quanto si debba affossare la bocca nel cuscino per non urlare, per non far arrivare fino alla luna la propria disperazione.

Giuliano ha la voce che è un fiore di limone, una notte carnosa fatta di topi che fuggono via dalle pozzanghere, di inni religiosi e poi ancora archi colorati e lingue secche.

E non è difficile vedere nelle sue canzoni delle rovine, e delle scale di luce, e poi acqua che prende aria e poi scassa la terra fino al sottosuolo.

Il suo canto è fatto di corpo e anima, sembra voler accomodare la messa ma anche lo sbaglio dell’inferno.

Giuliano ha lo voce del boia, è uno spacciatore di zeppole dolci, di angustie, è un acceleratore di treni. Quando canta si perde la misura del tempo, perché tutto diviene imprevedibile, e lui diventa un uccello marino capace di ingigantire le onde per diventare improvvisamente sole e vento, l’unica trasparenza che si avvicina a Dio.

Giuliano ha l’eccellentissimo canto, e non ha bisogno di sonagliere, di comode cappelliere, non ha bisogno che qualcuno gli dica dove dover tremare, non ha una posta in gioco, ma un pugnale piantato nella gola.

Giuliano è un uomo di una malinconia immensa, malandata, è di una delicatezza sentimentale che ci strizzeremmo le vene anche se tenesse le labbra chiuse.

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