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venerdì, Febbraio 3, 2023

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LA MUSICA IN TV E’ SPARITA

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Sembra passato più di un secolo dai tempi di “Segnali di Fumo” su Videomusic e “Doc” di Renzo Arbore su Rai 2, per non parlare del mitico “Mister Fantasy” su Rai uno che andava in onda persino in prima serata. Oggi la musica dal vivo in tv si restringe a “X Factor”, “Via dei matti” di Bollani e qualcosa anche su “Propaganda” a LA7 dove si riesce persino ad ascoltare musica jazz (incredibile), e ovviamente Sanremo che altro non è che uno show televisivo per una gara di canzoni.

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Per il resto buio fitto. Le tv tematiche, perlopiù quelle delle radio nazionali, trasmettono solo videoclip ma non programmi.

La musica in tv è sparita e non se ne capisce la ragione. Non è affatto un problema di ascolti, quanto la cecità dei funzionari e dirigenti televisivi nel non comprendere quanto la musica sia l’unico catalizzatore delle giovani generazioni e non solo, e che sia comprensibile a tutti. La musica è un linguaggio universale a portata di ogni orecchio, sensibile o meno.

La logica dei dirigenti televisivi è sempre la stessa da decenni. La musica serve come integrazione e rumore di fondo destinato all’intrattenimento generalista. Non è arte, non è creatività, non è nemmeno prodotto culturale ma fondo di magazzino per archivio di teche o gare a premio canore. Sembra tutto normale ma a pensarci bene, mai come ora, la musica è stata estromessa al pubblico popolare perché se parliamo di musica, non ci sono solo le canzonette ma soprattutto la musica strumentale nelle sue infinite declinazioni.

E’ come se si volesse cancellare la storia che ci appartiene. Oscurare di colpo il jazz, il blues, il rock, la canzone d’autore, la classica, la contemporanea, la world music, è un autentico genocidio culturale. Si vive nella dittatura delle canzonette pop.

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha appena nominato consigliere per la musica la nota direttrice d’orchestra (pardòn…direttore) Beatrice Venezi, una con un curriculum di tutto rispetto, rigettando la proposta di Vittorio Sgarbi di candidare Morgan.

Beatrice Venezi di area centrodestra, suo padre Gabriele Venezi fu dirigente dell’organizzazione neofascista Forza Nuova nel 2010, appartiene rigorosamente al mondo della musica classica. Non ha esperienze in altri ambiti musicali. Attendiamo curiosi le sue proposte ma forse la prima cosa da fare era sensibilizzare la Rai, azienda pubblica che deve svolgere al meglio il servizio pubblico pagato dal canone dei cittadini, ad aprire spazi alla musica dal vivo nei palinsesti delle tre reti generaliste e magari non solo con talent show stranieri di canzoni pop.

Di questo nel programma di governo, ad oggi, non c’è alcuna traccia. In compenso vedremo ancora spettacoli circensi come “Il cantante Mascherato” (format sudcoreano della MBC, quindi assolutamente non made in Italy) e il talent per sosia “Tale e Quale” (format spagnolo “Tu cara me suena”).

Di produzione nazionale in Rai, intesa come prodotto originale italiano, ideato, scritto, e venduto nel mondo, c’è pochissimo. Eppure negli intenti del Governo Meloni il “made in Italy” risulta tra gli obiettivi principali. Morgan è un personaggio scomodo, un “irregolare” come lo ha definito lo stesso Sgarbi, ma è sicuramente un artista con molte buone idee che più che pensare ai suoi dischi, ha divulgato ovunque la nobile canzone d’autore e la musica classica italiana da almeno un decennio, eppure non ha mai avuto l’opportunità di avere un suo programma nella televisione italiana.

Ma il punto non è Morgan o la Venezi, quanto invece voglia fare questo governo per la cultura e la musica made in Italy sparita dalla televisione pubblica che continua a importare e a distribuire format stranieri che hanno poco a che vedere con la nostra storia.

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